Polizia: casa-scuola in sicurezza

Polizia: casa-scuola in sicurezza

Dal Corriere del Ticino del 23 agosto 2016 | Rinnovata l’adesione alla campagna «Ruote ferme, bimbi salvi!»

Sulla scia del successo riscontrato l’anno scorso, la polizia della Città di Lugano ha deciso di rinnovare la sua adesione alla campagna di prevenzione «Percorso casa-scuola – Ruote ferme, bimbi salvi!» promossa da Touring Club Svizzero (TCS) e Ufficio per la prevenzione degli infortuni (UPI).

Il messaggio principale veicolato dalla campagna è molto semplice: se un automobilista vede un bambino sulle strisce che manifesta l’intenzione di attraversare la strada, deve fermarsi completamente. Il progetto è però ben più ampio e mira a prevenire comportamenti scorretti e pericolosi da parte di conducenti, bimbi e genitori.

In vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, fa sapere la polizia cittadina, saranno posizionati lungo le strade e nelle vicinanze delle scuole striscioni e manifesti appositamente studiati allo scopo di sensibilizzare gli utenti della strada. Inoltre, il primo giorno di scuola (lunedì 29 agosto) agli allievi di prima elementare verrà distribuita dagli istruttori del traffico un’apposita pettorina per renderli più visibili nel tragitto casa-scuola. In totale il TCS fornirà gratuitamente 80 mila gilet per gli scolari di tutta la Svizzera.

Nell’ambito della campagna verranno anche distribuiti agli automobilisti dei flyer con lo slogan «Ruote ferme, bimbi salvi!» e agenti di quartiere saranno presenti nei pressi degli istituti scolastici per fornire consigli in merito al percorso casa-scuola. A questo proposito, la polizia invita i genitori dei bambini dell’asilo e delle elementari «a non portare i propri figli con l’automobile fino all’ingresso delle scuole, intasando la circolazione e creando situazioni potenzialmente pericolose».

Per garantire la sicurezza dei piccoli prima, durante e dopo l’apertura delle scuole verranno infine effettuati diversi controlli mirati della velocità e della circolazione nei pressi delle sedi scolastiche. In particolare gli agenti presteranno attenzione alla sicurezza dei bambini, che devono sempre viaggiare con la cintura allacciata e che, se minori di 12 anni o di statura inferiore ai 150 cm, devono essere assicurati con un apposito rialzo per bambini.

Per rendere più sicura la trasferta da casa a scuola e viceversa, la polizia cittadina consiglia ai genitori di scegliere per i propri figli «il percorso più sicuro, non il più breve» e farli partire da casa con sufficiente anticipo. Se per un motivo o per un altro si ha la necessità di accompagnare i bambini e i ragazzi in auto, «fermatevi nelle aree appositamente previste per il parcheggio e fateli scendere sul lato del marciapiede». Inoltre, «prima di partire controllate che, davanti o dietro al veicolo, non vi siano bambini presenti». Ulteriori info sulla campagna: http://www4.ti.ch/di/pol/prevenzione/inizio-scuole/.

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

60 Minuti, edizione di lunedì 22 agosto | Situazione migranti delle ultime settimane alla frontiera sud della Svizzera

Ospiti in studio:

-Norman Gobbi, consigliere di Stato, capo della speciale Task force

-Marina Carobbio, consigliera nazionale Ps Ti

-Mario Lucini, sindaco di Como

-Giorgio Fonio, Granconsigliere Ti e consigliere comunale di Chiasso

-Massimiliano Robbiani, consigliere comunale di Mendrisio

La puntata su RSI.ch: http://www.rsi.ch/play/tv/60-minuti/video/60-minuti?id=7845191

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Dal Mattino della domenica l Centro di Rancate, corridoi umanitari, finti rifugiati respinti, …

Questa estate nel Ticino mediatico e politico un tema più di tutti l’ha fatta da padrone: quello della pressione migratoria alla frontiera sud. La situazione alla stazione di Como è stata prontamente portata alla luce dai media ticinesi ed è diventata il cavallo di battaglia di presunti disinteressati, che non hanno però perso l’occasione di profilarsi dapprima sui media comaschi, poi su quelli ticinesi e da ultimo su quelli nazionali. Sia ben chiaro: la situazione alla stazione di Como è la testimonianza di un fenomeno di drammatica umana disperazione, ma credo che sia necessario fare un po’ di ordine.
I migranti che si presentano giornalmente alle guardie di confine provengono da Paesi africani che non sono in guerra. Non ci sono siriani, non ci sono afgani. La stragrande maggioranza di loro non è neppure interessata a chiedere asilo in Svizzera, tant’è vero che solo un terzo dei migranti controllati dalle guardie di confine domanda l’asilo. Il resto, la stragrande maggioranza, vuole semplicemente raggiungere altri Paesi. Ebbene, lo statuto di questi, e lo dice la legge, è di “illegale” e pertanto, sulla base degli accordi, e non di prevaricazioni o abusi delle guardie di confine, deve essere riammesso in Italia. Voglio riportarvi qui una citazione “Die Schweiz will kein Transitstaat werden” (la Svizzera non vuole essere un paese di transito). Chi l’ha detto? Il solito UDC razzista? Oppure un leghista populista? No! Si tratta della signora Simonetta Sommaruga. Ora, è raro che io sia d’accordo con lei, ma questa volta non posso che darle ragione. La Consigliera Federale nel dire questa verità, non si è rifatta alla per lei tanto odiata ideologia “destroide”, ma ha dovuto attenersi agli accordi internazionali, in questo caso di Dublino. Quindi: chi non vuole domandare l’asilo in Svizzera deve essere riammesso in Italia e, lasciatemelo dire, i colleghi d’oltre frontiera stanno collaborando ottimamente. Chi da settimane giura e spergiura la possibilità di un cosiddetto corridoio umanitario, oltre a chiedere alla Germania cosa ne pensa, dovrebbe informarsi su cos’è un corridoio umanitario e dovrebbe smetterla di far finta che i trattati internazionali non esistano.

Nelle scorse settimane sono stati molti i rappresentanti del PS che si sono recati a Como a portare – soprattutto sotto i riflettori – la loro solidarietà. Il loro impegno non mi sembra essere andato oltre. Avete forse letto di una proposta costruttiva? Io no! Quello che hanno fatto è stato infangare le guardie di confine, a volte intralciare pesantemente lo svolgimento del loro lavoro, e illudere i migranti dicendo loro di premere sulla frontiera perché così facendo avrebbero sicuramente ottenuto quello che volevano.

Ci sono poi i fomentatori. La loro ultima azione è di ieri, quando è comparso questo assolutamente falso post di “Abbattere le Frontiere”: “Pare che la Svizzera abbia aperto le frontiere, almeno momentaneamente”. Questo è il comportamento di persone che si dichiarano difensori dei migranti; a me sembra un comportamento deplorevole di chi, spacciandosi dalla loro parte, li usa per i propri scopi e, soprattutto, li illude. È poi un comportamento assolutamente illegale, visto che promuove, de facto, l’immigrazione illegale. Ma torniamo ai socialisti, che si sono dati molto da fare, sottoscrivendo con firma autografata delle domande d’asilo al posto dei migranti. Non tocca certo a loro, bensì ai postulanti dichiarare di voler iniziare le procedure per richiedenti l’asilo. Il risultato? Una volta capito che se avessero richiesto l’asilo in Svizzera non avrebbero più potuto lasciare il paese, che la loro vera meta, il nord, sarebbe stata irraggiungibile, improvvisamente l’interesse cambiava e ritiravano la richiesta fatta. 

Vorrei dire al Dottor Cavalli, già capogruppo PS alle Camere federali, che nel blog del Tagesanzeiger ha espresso la sua opinione affermando che chi scrive le richieste per i migranti è da lodare e che la procedura di riammissione è paragonabile a quanto avveniva durante la seconda guerra mondiale con gli ebrei, che forse è necessario dare le giuste misure e fare attenzione con le similitudini. Durante la seconda guerra mondiale gli ebrei rinviati alla frontiera svizzera si ritrovavano in un regime che aveva come obiettivo il loro sterminio. Se Cavalli ritiene di paragonare la vicina Penisola alla Germania nazista, è libero di farlo, basta che si prenda la responsabilità delle sue dichiarazioni. Se lui vuole lodare il lavoro della signora Bosia Mirra perché scrive e firma di suo pugno le richieste dei migranti, non è un problema. Il fatto che la maggior parte di loro non postula la domanda d’asilo quando ne comprende le implicazioni, l’obbligo a rimanere in Svizzera, mi fa concludere che i primi a non apprezzare lo sforzo sono i migranti stessi. Un media elettronico negli scorsi giorni ha citato la signora Bosia Mirra, che afferma che secondo lei ‘[…] al di sopra di ogni legge, ci sono i diritti umani’ (non male per una deputata, che le leggi le vota!) e che ‘ Aiutare i migranti è un affare personale, più che un lavoro’; rischia però di diventare una patologia: la sindrome di Polle.

NORMAN GOBBI

Rancate, precisati i costi

Rancate, precisati i costi

VIDEO Da RSI.ch e dal Quotidiano del 18 agosto 2016 | Oneri logistici nell’ordine di 300’000 franchi per la struttura destinata ai migranti in attesa di rinvio

Saranno nell’ordine di 300’000 franchi i costi logistici legati alla nuova struttura di Rancate destinata ad ospitare i migranti in attesa di riammissione in Italia.

Circa la metà di questa somma, corrisponde ai costi per l’affitto del capannone appartenente ad una società. Questa parte dell’ ammontare sarà di fatto coperta dal contributo versato dall’autorità federale.

“Il Ticino è purtroppo esposto a questo tipo di fenomeni molto più di altri cantoni ed è per questo che abbiamo chiesto un sostegno alla Confederazione”, ha dichiarato in proposito il direttore del Dipartimento cantonale delle Istituzioni, Norman Gobbi.

L’intervista al Quotidiano: http://www.rsi.ch/g/7898864

«Flüchtlinge kommen mit einem ausgefüllten Blatt über die Grenze»

«Flüchtlinge kommen mit einem ausgefüllten Blatt über die Grenze»

Da Tages Anzeiger, 17 agosto 2016 | Asylsuchende werden angeblich an der Südgrenze abgewiesen, ohne dass sie ein Gesuch stellen können. Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi nimmt Stellung.

Herr Gobbi, werden Flüchtlinge nach Italien zurückgeschafft, ohne dass sie ein Asylgesuch stellen können?
Die Schlussfolgerung, die Schweiz verhindere den Zugang zum Asylrecht, ist nicht korrekt. Das Grenzwachtkorps übergibt alle Personen, die klar und deutlich Asyl verlangen, dem Staatssekretariat für Migration. Viele Asylsuchende wollen ihr Gesuch im Empfangs- und Verfahrenszentrum aber wieder zurückziehen. Diese Personen werden durch das Grenzwachtkorps nach Italien zurückgeschafft.

Der «SonntagsZeitung» und Radio SRF sagten Sie aber, dass nur noch «glaubwürdige Asylgesuchsteller» ins Land gelassen würden, und dass Flüchtlinge, die mehrfach über die Schweiz nach Deutschland zu gelangen versuchten, auch dann nach Italien zurückgeschickt würden, wenn sie beim dritten oder vierten Mal plötzlich Asyl verlangen würden. Was stimmt nun?
Unglaubwürdig sind Migranten, die bei einer Überprüfung durch das Grenzwachtkorps ihre wahre Absicht zugeben, nach Deutschland zu wollen. Ebenso unglaubwürdig sind Personen, die ihr Asylgesuch wieder zurückziehen.

Flüchtlinge beklagen sich, sie hätten kein Asylgesuch stellen können, obwohl sie dies verlangt hätten. Wie erklären Sie sich das?
Wer dies klar und deutlich verlangt, kann ein Gesuch stellen. In manchen Fällen kommen Flüchtlinge mit einem von Hilfsorganisationen ausgefüllten Blatt über die Grenze. Ein Asylgesuch muss aber direkt von der betroffenen Person gestellt werden, und nicht von Dritten. Zudem stimmen diese Papiere nicht immer mit ihren wahren Absicht überein.

Das Grenzwachtkorps kontrolliert die Züge von Italien in die Schweiz derzeit stärker als früher. Wieso?
Die Züge wurden immer schon kontrolliert. Heute vielleicht etwas häufiger, weil der Andrang auch grösser ist. Die Kontrolle der Südgrenze ist auch für die Sicherheit des restlichen Landes wichtig, wenn etwa Diebe oder Bettler aus Mailand über das Tessin einreisen.

Was soll nun mit den Menschen geschehen, die in Como und in Mailand festsitzen?
Die italienische Behörden sind daran, Lösungen zu suchen. Es stimmt also nicht, dass diese nichts unternehmen. Die Migranten in Ventimiglia an der Grenze zu Frankreich aber auch jene in Como werden in Verfahrenszentren der italienischen Behörden gebracht werden. Letzlich handelt es sich aber um ein ungelöstes Problem der Europäischen Union.

Regime an der Südgrenze wird kritisiert

Regime an der Südgrenze wird kritisiert

Da NZZ.ch, 14 agosto 2016 | Können in Chiasso alle asylwilligen Migranten einen Antrag stellen, oder bringt man zu viele von ihnen gleich nach Italien zurück? Dies ist einer der Streitpunkte an der Schweizer Südgrenze.

Das wilde Flüchtlingscamp in der norditalienischen Grenzstadt Como scheint zu wachsen: Sprach man letzte Woche von 500 Migranten, berichten regionale Medien nun von weiteren hundert Ankömmlingen, die am Bahnhof Como San Giovanni biwakieren – vor knapp einem Monat waren es noch wenige Dutzend gewesen. Jetzt erheben einige Regionalpolitiker ihre Stimme gegen die Schweiz. Die meisten Migranten wollten weiter nach Deutschland oder Skandinavien, also sollte man ihnen die Durchreise gewähren – doch der Kanton Tessin blockiere sie, lautet beispielsweise der Vorwurf des Regionalparlamentariers Francesco Dotti von den nationalkonservativen Fratelli d’Italia.
Im Verlauf des Sonntagvormittags habe die Schweizer Grenzwacht bis zwölf Uhr 102 sich illegal in Chiasso Aufhaltende aufgegriffen, sagt der Tessiner Polizei- und Justizdirektor Norman Gobbi (Lega), um die Situation zu illustrieren. Laut seinen Worten stellte etwa ein Drittel von ihnen einen Asylantrag, der Rest wurde nach Italien zurückgebracht. Dies erfolgt gemäss dem Dublin-Abkommen sowie dem schweizerischen Ausländergesetz. Rückweisungen von etwa 50 Prozent bis zu zwei Dritteln sind nach Gobbis Einschätzung der derzeitige Trend. Im Juli hätten von rund 6300 aufgegriffenen rechtswidrig Eingewanderten etwa 2700 ein Asylgesuch gestellt.

Eine Massenabfertigung?
Doch einige SP-Exponenten hegen Zweifel. Ihr Eindruck sei, dass sehr viele Migranten in Chiasso abgewiesen würden, die nachweislich Verwandte in der Schweiz hätten, meint die Tessiner SP-Vizepräsidentin Beatrice Reimann. Sie hat kürzlich alt Bundesrätin Ruth Dreifuss für einen Augenschein nach Como begleitet. Die Abweisungen seien trotz vorgezeigten Schweizer Adressen und korrekten Reisedokumenten erfolgt. Hierzu habe die in Como tätige Tessiner Hilfsorganisation Firdaus etliche Belege gesammelt.
Wie alt Bundesrätin Dreifuss findet auch Reimann, dass an der Südgrenze eine Massenabfertigung im Gange sei. Obschon Migranten den Begriff «Asyl» erwähnt hätten, seien sie vielfach nicht angehört worden. In den Augen der Tessiner SP-Vizepräsidentin scheint die Grenzwacht überfordert wegen der schieren Menge der Migranten, die jeden Tag in Chiasso ankommen. Im Hinblick auf die unbegleiteten Minderjährigen ist Reimann der Ansicht, dass sehr viele von ihnen mehrere Versuche in Chiasso hinter sich haben und wieder an Comos Bahnhof stranden. Selbst diese würden oft unregistriert und unbegleitet zurückgewiesen, lautet die Kritik seitens linker Politikerinnen wie auch verschiedener Hilfsorganisationen. Daher begleiten freiwillige Tessiner Helfer Migranten nach Chiasso bis zur Kontrollprozedur durch die Grenzwächter, um laut Reimann zu gewährleisten, dass sie einen Asylantrag stellen können. Die Südgrenze scheint also aus linker Sicht dichter zu sein als erlaubt.

Widersprüchliche Angaben
Gemäss Polizeidirektor Gobbi macht das Gesetz keinen Unterschied zwischen Voll- und Minderjährigen, wenn es um illegale Aufenthalte geht. Dies im Unterschied etwa zu Frankreich. Auch bis zu zwei Drittel der Minderjährigen weise man zurück – aber jeder einzelne werde persönlich angehört und betreut, betont Gobbi. Das Problem sei allerdings, dass viele junge Migranten ohne Papiere bei der ersten Registrierung in Chiasso angäben, volljährig zu sein; bei einem späteren Aufgreifen erkläre sich dieselbe Person dann für minderjährig. Vom geplanten einheitlichen Rückführungszentrum in Mendrisio-Rancate erhofft sich Gobbi eine Minderung solcher Schwierigkeiten.
Zur Vermutung der «Sonntagszeitung», die von einer möglichen Flut von Asylanträgen spricht, weil kein Transit möglich ist, sagt Gobbi: Diese Hypothesen seien plausibel, müssten aber verifiziert werden. Und SP-Frau Reimann spricht generell davon, dass die Flüchtlingsmisere in Como erst der Anfang sein könnte.

Asylbeamte befürchten gewaltsamen Durchbruch an der Grenze

Asylbeamte befürchten gewaltsamen Durchbruch an der Grenze

Da SonntagsZeitung.ch, 14 agosto 2016 | Vertraulicher Lagebericht warnt vor Schreckensszenarien – die Ordnungskräfte sind auf eine Eskalation vorbereitet

Offiziell gaben Justizministerin Simonetta Sommaruga und ihre Asylbeamten Entwarnung. Von rückläufigen Asylzahlen war diese Woche die Rede und davon, dass die Schweiz für Asylsuchende immer mehr vom Zielland zum Transitland werde.

Intern tönt das anders: Man fürchtet sich vor dem Anschwellen der Asylgesuche und gar vor Grenzdurchbrüchen. In einem vertraulichen Bericht zur «Migrationslage Schweiz und Europa» wälzt das Analysezentrum im Staatssekretariat für Migration (SEM) Krisenszenarien. Im «Lageupdate #19 vom 9.08.16» für die Kantonsregierungen ist von grossen Unsicherheiten und von erneut 40 000 Asylgesuchen bis Ende Jahr die Rede: «Aufgrund der aktuellen Migrationslage ist die Erstellung einer verbindlichen Prognose der Asylgesuche zurzeit nicht möglich», schreiben die Analysten. «Im Sinne einer Planungsannahme » sprechen sie dennoch davon, dass 2016 mindestens gleich viele neue Asylgesuche gestellt werden wie im Vorjahr (fast 40 000).

Gross ist die Befürchtung, dass die Schweiz wieder zum Zielland wird: «Der Druck auf die Südgrenze der Schweiz hält an.» So könne «eine Zunahme» der Asylgesuche «nicht ausgeschlossen» werden. Dies vor dem Hintergrund, dass ein Transit in Richtung Deutschland unmöglich scheine oder dass so zumindest der Rücküberstellung nach Italien entgangen werden könne. Im Klartext: Wenn die Migranten in Italien einsehen, dass die Schweiz sie an der Weiterreise hindert, wird die Schweiz wieder zum Zielland.

SEM befürchtet 4000 Gesuche pro Monat

Wollten die Migranten wieder zum grossen Teil in der Schweiz bleiben, hätte das Konsequenzen: «Sollte sich der Rückstau in Norditalien ganz oder zu einem grossen Teil in Richtung Schweiz entladen, so ist es möglich, dass die Zahl der Asylgesuche innerhalb kurzer Zeit deutlich ansteigt und während einem oder zwei Monaten Werte von über 4000 Gesuchen erreicht.»

Die Asylbeamten können sich sogar vorstellen, dass Migrantengruppen sich den Eintritt in die Schweiz erzwingen: «Aktionen wie der Durchbruchsversuch bei Ventimiglia», so steht im Bericht, «könnten sich in den kommenden Monaten häufen. Die Zahl der an einem Versuch beteiligten Migranten könnte ansteigen.» Vor einer Woche durchbrachen zwischen 150 und 300 Migranten eine Sperre der italienischen Polizei bei Ventimiglia an der Grenze zu Frankreich. Auslöser dafür war eine Protestaktion von mindestens 100 No-Borders-Aktivisten.

Der Analysestab hat ernst zu nehmende Gründe für seine Szenarien: Der Migrationsdruck auf Italien und dessen Nachbarstaaten ist ungebrochen. Gemäss den Asylspezialisten seien alleine in der ersten Augustwoche 3800 Migranten im Seegebiet südlich von Italien aufgegriffen worden. «Seit Anfang 2016», so der Bericht, «gelangten bisher rund 100 300 Migranten auf dem Seeweg nach Italien.» Und weil die innereuropäischen Grenzen für Migranten immer häufiger geschlossen sind, registriert man einen «Stau» in Norditalien: «Im Raum Mailand stauen sich mindestens 3300 Migranten, die auf eine Weiterreise warten.» In Como seien es 600 Personen. Asylpolitiker wie CVPChef Gerhard Pfister halten die Szenarien für «durchaus realistisch». Der Bund müsse sich «vorbereiten».

Das ist bereits geschehen. Die Südgrenze ist für Flüchtlinge faktisch geschlossen – und zwar nicht nur für Migranten, die illegal durch unser Land reisen wollen. Diese werden seit langem nach Italien zurückgeführt. Neuerdings werden aber auch Migranten, die in der Schweiz ein Asylgesuch stellen wollen, abgewiesen – obwohl sie nach Schweizer Recht und nach den Bestimmungen des Dubliner Abkommens in der Schweiz ein Asylverfahren erhalten müssten.

Diese Praxis bestätigt der Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega): «Wenn ein Flüchtling mehrfach von den Schweizer Grenzwächtern aufgehalten wurde, er aber nach Deutschland reisen will, wird er vom Grenzwachtkorps auch dann nach Italien zurückgeschickt, wenn er plötzlich vorgibt, Asyl zu wollen.» Man müsse verhindern, dass Flüchtlinge unsere Asylstrukturen missbrauchen, um abzutauchen, begründet er dies. «Sonst würden wir uns ja zu Helfern der Schleuser machen.» Hilfswerksvertreter kritisieren, man nehme Asylsuchende nicht mehr ernst. Sie geben den Flüchtlingen deshalb schriftliche Asylgesuche.

Aktivisten stören die Arbeit des Grenzwachtkorps

Derzeit sei die Situation nicht mit jener in Ventimiglia vergleichbar, sagt Gobbi. «Einige No-Borders-Aktivisten haben aber versucht, die Arbeit des Grenzwachtkorps zu stören.» Man beobachte die Lage und sei auf eine Eskalation vorbereitet. Sowohl das Grenzwachtkorps wie auch die Tessiner Polizei hätten Ordnungsdienste.

Unklar ist, ob die Praxisverschärfung nur im Tessin stattfindet. An der Südgrenze wird diese offenbar in Abstimmung mit der italienischen Seite durchgeführt. Es ist fraglich, ob das mit anderen Grenzbehörden auch möglich wäre. Und unsicher ist, ob Bund und Kantone die Tessiner Verschärfung abgesegnet haben und sie heute gängige Asylpolitik ist.

Unterstützung findet die Verschärfung allemal. So sagt Christoph Neuhaus (SVP), Berner Justizdirektor und Mitglied der für Asyl zuständigen Konferenz der kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren: «Diese Praxisverschärfung ist angesichts der realistischen Risikoszenarien richtig.» Man könne das Wasser nicht einfach ins Boot laufen lassen und müsse handeln, bevor es zu spät sei.

Erfüllen sich die Schreckensszenarien aber nicht, könnten bis Ende Jahr einige Tausend Gesuche weniger eingehen als 2015. Das will das SEM kommende Woche in Aussicht stellen – aber offenbar ohne darauf hinzuweisen, dass Szenarien bestehen, laut denen alles ganz anders kommen kann.

Auch Deutsche wollen Burka-Verbot

Auch Deutsche wollen Burka-Verbot

Da Blick.ch, 13 agosto 2016  | Aufgrund der jüngsten Anschläge in Deutschland sollen die Sicherheitsvorkehrungen verstärkt werden. Die neusten Ideen sind das Burkaverbot und die Abschaffung der doppelten Staatsbürgerschaft. 

Nach den Terrorattacken wollen die Deutschen die Zuwanderung bremsen und die Sicherheitsvorkehrungen verstärken. Nebst mehr Videoüberwachung und Polizei sind zwei weitere – brisante – Vorschläge auf dem Tisch: ein Burkaverbot sowie die Abschaffung der doppelten Staatsbürgerschaft.

Die Ideen stammen von den acht CDU/CSU-Innenministern der Bundesländer. Die detaillierten ­Inhalte dieser «Berliner Erklärung» werden am 18. August vorgestellt, so der Plan.

Erste Reaktionen auf ein ­Burkaverbot sind positiv. Der Präsident des Zentralrats der Juden, Josef Schuster, hält die Vollverschleierung der Frau für «kein Zeichen einer offenen, demokratischen Gesellschaft».

Auch dem Religionswahn wollen die Innenminister einen Riegel schieben: «Für religiösen Extremismus und den Missbrauch religiöser Symbole ist in Deutschland kein Platz.» Das Land brauche eine Rückbesinnung auf bürgerliche Tugenden wie Respekt, Höflichkeit und Rücksichtnahme.

Die Minister sehen vor allem die Zuwanderung als Problem: «Eine unkontrollierte Zuwanderung und die damit verbundene Schleuserkriminalität verunsichern die Bevölkerung und erleichtern Straf­tätern und islamistischen Gewalttätern den heimlichen Zugang nach Europa.»

Die Verfasser des Berichts schlagen auch vor, die doppelte Staatsbürgerschaft abzuschaffen: «Sie ist ein grosses Integrationshindernis. Wir lehnen diese gespaltene Loyalität ab.» Wer sich für die Politik ausländischer Regierungen engagieren wolle, dem werde nahegelegt, Deutschland zu verlassen.

Von einer 2014 eingeführten Regelung des Doppelpasses profitieren vor allem die in Deutschland lebenden Türken. Geduldet wird der Doppelpass auch bei Migranten, deren Herkunftsländer keine Ausbürgerung akzeptieren. Dazu zählen Marokko, Iran, Algerien und Syrien. Davor mussten sich Einwanderer bis zum 23. Geburtstag für einen Pass entscheiden.

Im Tessin, wo seit 1. Juli ein Burkaverbot gilt, ist man überzeugt, dass ein solches Gesetz auch Deutschland nützen würde. Lega-Staatsrat Norman Gobbi: «Es ist ein sehr aktuelles Thema, deswegen muss es die Politik anpacken.» Gobbi bietet den Deutschen Nachhilfe an: «Wir sind gerne bereit, um das Gesetz und die verschiedenen nötigen Massnahmen zu erklären.»

«Das darf es in Europa nicht mehr geben»

«Das darf es in Europa nicht mehr geben»

Dal Tages Anzeiger del 12 agosto 2016 | Simonetta Sommaruga zeigt sich betroffen über die Flüchtlingscamps in Como. Alle Dublin-Staaten müssten ihren Teil der Verantwortung übernehmen.

Im Juni waren es mehr als 100 pro Tag, Männer, Frauen, Kinder, die nach einer zum Teil lebensgefährlichen Flucht im Tessin aufgegriffen wurden. Weil sie weder über die nötigen Papiere verfügten noch einen Asylantrag stellten, schickten sie die Grenzwächter umgehend nach Italien zurück. Einige versuchen es immer wieder, verstecken sich in Zügen, die nach Chiasso fahren, nur um wieder erwischt zu werden. Derzeit halten sich rund 350 von ihnen in Como in einem Camp auf, werden am Mittag von Freiwilligen mit Mahlzeiten versorgt und stellen sich auf eine weitere Nacht unter freiem Himmel ein.

«Kein Transitland»

«Es ist schwer erträglich, solche Zustände zu sehen. Das darf es in Europa nicht mehr geben», sagte Justizministerin Simonetta Sommaruga gestern in der Orangerie Elfenau in Bern. Hätte sie dieses herrschaftliche Anwesen für einen Medientermin zur Flüchtlingskrise ausgesucht, hätte man ihr Zynismus vorgeworfen – immerhin empfing die russische Grossfürstin Anna Feodorowna dort vor 200 Jahren die bessere Berner Gesellschaft. Tatsächlich waren Ort und Termin schon lange festgelegt und der Anlass bloss als informeller Austausch mit Bundeshausjournalisten geplant. Doch dann wurde Sommaruga von der Aktualität überrollt.

Der Tessiner Justizminister Norman Gobbi (Lega) forderte gestern im TA, der Bundesrat müsse nun signalisieren, dass Migranten nicht durch die Schweiz nach Nordeuropa reisen dürften. Auch Sommaruga lehnt einen Korridor für legale Durchreisen entschieden ab. «Die Schweiz will kein Transitland werden. Das wäre nicht rechtmässig und gegenüber Deutschland nicht zu rechtfertigen», sagte Sommaruga. Ausserdem pochte Sommaruga auf die Einhaltung der Regeln des Dubliner Übereinkommens. Jeder Asylsuchende müsse in der Schweiz oder einem anderen europäischen Land ein Asylgesuch stellen können. Wo das Verfahren durchgeführt werde, sei aber nicht Sache der Asylbewerber.

Trotz der angespannten Lage vor der Schweizer Grenze: Im Juli wurden weniger Asylgesuche gestellt als im Juli des Vorjahres. Dies geht aus der Asylstatistik hervor, die gestern publiziert wurde. Knapp 2500 Asylgesuche wurden gestellt, 150 mehr als im Vormonat, aber 1400 weniger als im Juli 2015. Das erklärt das Staatssekretariat für Migration (SEM) in erster Linie damit, dass markant weniger Asylbewerber aus Eritrea in die Schweiz kommen. In den ersten sieben Monaten des Jahres sind ungefähr halb so viele Eritreer in Süditalien gelandet wie im Vorjahr. Ausserdem werden laut SEM in Deutschland mehr Eritreer registriert als bisher.

Der starke Rückgang ist allerdings nur eine Momentaufnahme. Seit Jahresbeginn registrierte das SEM total 16 800 Gesuche – 1000 mehr als in derselben Periode des Vorjahres. «Der Grund ist, dass Anfang Jahr die Asylzahlen höher waren als in üblichen Wintermonaten. Wir verzeichneten überdurchschnittlich viele Asylsuchende aus Afghanistan, Syrien und dem Irak, die über die Balkanroute in die Schweiz gelangten», sagt Léa Wertheimer vom SEM.

Folgt man den Erläuterungen der Justizministerin, war der Rückgang im Juli aber kein Zufall. Die Zusammenarbeit mit Italien funktioniere heute besser als bisher. Konkret: Italien registriere heute deutlich mehr Migranten als bis anhin. Diese seien sich immer häufiger bewusst, dass ein Asylgesuch in der Schweiz deshalb aussichtslos sei, sagte Bundesrätin Simonetta Sommaruga. Deshalb würden viele Migranten nicht hierbleiben wollen, sondern nach Deutschland oder Nordeuropa weiterreisen.

Hart ins Gericht ging Sommaruga mit den Dublin-Partnern: «Europa hat nach wie vor keine überzeugende Antwort auf die Herausforderungen in dieser Flüchtlingskrise.» Alle Dublin-Staaten müssten ihren Teil der Verantwortung übernehmen. Es brauche einen allgemeingültigen, dauerhaften Verteilschlüssel, nach dem die Flüchtlinge zugeteilt werden. Nur: «Diese Lösung wird sich höchstwahrscheinlich nicht durchsetzen», sagte Sommaruga.

‘La Svizzera non è un corridoio’

‘La Svizzera non è un corridoio’

Da LaRegione del 12 agosto 2016 | Norman Gobbi attendeva un cenno da Berna, e la consigliera federale Simonetta Sommaruga l’ha dato: «Segnale timido, ma c’è» – Incontro confidenziale con i prefetti di Como e Varese.

Lui, il ministro ticinese Norman Gobbi , si attendeva un cenno da Berna. Lei, la consigliera federale Simonetta Sommaruga , rimasta colpita dalla scena aperta di Como – «è difficile da sopportare» –, lo ha dato. «Simili condizioni in Europa non dovrebbero esistere», ha commentato ieri la ministra di Giustizia e polizia incontrando i media nella capitale. Molti migranti, ha osservato, «non vogliono presentare una domanda d’asilo in Svizzera, ma solo attraversare il Paese per recarsi in altri Stati europei, ma il nostro Paese non vuole diventare una via di transito». Per questioni di sicurezza «dobbiamo poter registrare chiunque entri in Svizzera, specialmente nell’attuale contesto. Dobbiamo sapere chi si trova qui da noi». Era il segnale che si attendeva?, chiediamo al consigliere di Stato. «Lo chiamerei un timido segnale. Che va nella giusta direzione. Ha confermato la realtà. Poteva essere un po’ più esplicita e chiara, anche per giungere ai media a noi vicini. Ciò aiuterebbe a ridurre la pressione alla frontiera. Anche perché – annota Gobbi – se lo dice un leghista è una cosa, se lo dice una consigliera federale, e socialista, ha un altro peso. Del resto, la Svizzera non può diventare un corridoio umanitario, perché non ci sarebbe lo sbocco a nord». La questione germanica? «Rispetto all’anno scorso le autorità tedesche hanno cambiato atteggiamento: hanno compreso che aprire le porte senza controllo crea dei problemi. Ricordo – esemplifica Gobbi – come a novembre 2015 ci fosse circa mezzo milione di migranti non registrati e questo ha creato preoccupazione e un rischio latente, che si evidenzia con i singoli casi successi». Per Sommaruga in Europa mancano soluzioni standard da applicare in comune. «Sappiamo che l’Italia non può permettersi gli standard che possono garantire Svizzera o Germania, ha altri problemi da risolvere come Stato-nazione – richiama Gobbi –. Va rilevato piuttosto che da parte anche delle autorità federali si condivide che la Confederazione non può essere e non è un corridoio di transito». Spostandosi di nuovo a sud, l’incontro con i prefetti di Como e Varese – anticipato da ‘laRegione’ di martedì – alfine c’è stato. E giusto mercoledì, quando è stato formalizzato il progetto di aprire a Rancate un centro temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia (cfr. l’edizione di ieri). Gobbi si appella alla riservatezza. «È stato un incontro amichevole, di scambio reciproco di informazioni su quanto sta avvenendo nei rispettivi territori – si limita a confermarci il direttore del Di –. Io ho presentato il centro. Loro hanno illustrato quanto stanno approntando». Come si pensa di gestire la situazione a Como? «Non posso dirlo».

Rancate, chiesta ‘chiarezza’

All’indomani della conferma che il centro si farà, tre granconsiglieri pipidini – Maurizio Agustoni , Giorgio Fonio eLuca Pagani – hanno inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato. “La maggior parte dei gruppi politici di Mendrisio ha accolto positivamente questa iniziativa – scrivono –, sottolineando in particolare il senso di responsabilità nei confronti di un’emergenza umanitaria sempre più drammatica”. La “disponibilità all’accoglienza è però legata alla piena trasparenza sulle condizioni in cui lo Stato garantisce il rispetto degli impegni umanitari”. Anche per questo motivo i tre deputati hanno deciso di chiedere “chiarezza sul futuro”, in considerazione del fatto che risulta essere “fondamentale che la popolazione di Mendrisio e del Mendrisiotto possa disporre in modo completo ed esaustivo delle informazioni riguardanti l’effettiva situazione nella regione”. Viene chiesto al Cantone quali saranno precisamente le funzioni della struttura, chi ha assunto l’iniziativa e chi si occuperà di gestione e sicurezza. Inoltre, Agustoni, Fonio e Pagani chiedono quante saranno le persone ospitate e per quanto tempo. Si domanda infine se il governo abbia considerato altre opzioni e quale prassi viene seguita quando si presentano migranti che intendono chiedere asilo, soprattutto se minori non accompagnati.