È lo ‘stato di necessità’

È lo ‘stato di necessità’

Da La Regione dell’11 agosto 2016 | Il Cantone ha decretato lo stato di necessità per il Mendrisiotto: snellite le procedure per creare un unico centro di accoglienza temporaneo a Rancate, che sostituirà tre impianti di Pci – Norman Gobbi: «Occorre abbassare i toni».

Il Mendrisiotto da ieri è in ‘stato di necessità’. Davanti a una situazione straordinaria il governo cantonale ha reagito con strumenti eccezionali. Il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi rimette, però, subito il campanile al centro del villaggio. «Per la vita dei momò non cambia nulla. Non significa che c’è una emergenza o una crisi – rassicura il ministro parlando a nome del Consiglio di Stato. E spiega –: Ciò ci permette di attivare entro l’inizio di settembre un centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia, seguendo una procedura più snella e contenendo altresì i costi di allestimento». La struttura si sostituirà alle tre sedi di Protezione civile (Pci) di Chiasso, Vacallo e Coldrerio – Castel San Pietro è di riserva – che oggi accolgono le persone in attesa di essere riconsegnate alle autorità d’Oltrefrontiera. I posti a disposizione (150) non aumenteranno: «Non si creeranno un ‘Chiasso 2’ o un ‘Losone 2’». A cambiare sarà solo la loro ubicazione, sotto uno stesso tetto e lontano da «zone sensibili». Ovvero distanziati da centri abitati, scuole, case per anziani. Anche se, ammette lo stesso Gobbi, «sin qui nella gestione degli impianti non si sono registrati problemi di sorta». Nello stabile in via alla Rossa, nella zona industriale di Rancate, i migranti trascorreranno la notte che precede il loro rientro in Italia. Tutto sarà pronto per la fine del mese: gli Enti regionali di Pci provvederanno ad allestirlo sotto la supervisione del Cantone, che tramite la Polizia cantonale assicurerà la sicurezza esterna (all’interno sarà presente un servizio privato). Quanto alla Confederazione? Darà una mano nella gestione e nella copertura delle spese. Sulla ripartizione dei costi il consigliere Gobbi preferisce non sbilanciarsi, ma potrebbe avvicinarsi al 50%.

Nodo le entrate illegali

D’altro canto, davanti al numero delle entrate illegali – «fortemente aumentate nelle ultime sei settimane», ricorda il ministro – non si poteva restare a guadare. Non quando lo straordinario (come l’uso delle Pci) diventa la quotidianità e nel primo scorcio del mese si oltrepassa il totale dei soggiorni illegali di tutto l’agosto 2015. La misura attuata, in effetti, intende dare una mano pure a chi opera al fronte, a cominciare dalle Guardie di confine, che rischiano di dover distogliere l’attenzione da altre priorità (dal contrabbando alla criminalità transfrontaliera). Di fatto, annota ancora Gobbi, tra giugno e luglio gli sbarchi sulle coste dell’Italia del Sud non sono cresciuti. A salire è stata semmai la pressione alla nostra frontiera, bloccate le vie del Brennero e della Carinzia. «Questa è stata percepita come l’unica porta aperta verso il nord». I migranti, conferma, vi arrivano, per lo più, senza far capo ai passatori – molti sono senza un soldo –; in alcuni casi cercano un passaggio lungo la frontiera verde. Ma per i cittadini stranieri provenienti da Paesi extraeuropei, senza documenti e un visto Schengen o già registrati Oltreconfine, il viaggio finisce qui, o all’ombra della stazione San Giovanni a Como. «Chiariamo – sgombra il campo Gobbi –: agiamo nella legalità con le riammissioni semplificate, constatato che sono giunti dall’Italia. La Svizzera non viene meno al suo ruolo umanitario. Lo si vede dalle richieste d’asilo, raddoppiate in giugno e luglio rispetto all’anno scorso». Come dire che le leggi vengono applicate. A impensierire il Cantone, fa capire Gobbi, è altro. C’è apprensione per la situazione al di là del valico: «La problematica italiana, non facile e che comprendiamo, tocca anche noi». Come sono i rapporti con le autorità? «La collaborazione – ci risponde il ministro – non ha mai funzionato bene come oggi. Potrebbe capitare una corrente d’aria e che si cambi atteggiamento». Sulle riammissioni? «Rispetto ad anni passati in cui la situazione era anche molto difficile, ora si dimostra una grande disponibilità; si lavora 7 giorni su 7. E con i prefetti di Como e Varese ci sono contatti di amicizia». Diverso il clima politico interno. «Ci preoccupano certe posizioni contrapposte: penso ai vandalismi di oggi (ieri per chi legge, ndr) a una ditta di trasporti– precisa il direttore del Di –. Bisogna abbassare i toni; e lo dico anche ai miei».

LA CITTÀ – ‘Prevalso il senso di responsabilità’

Da subito l’autorità comunale di Mendrisio non si è tirata indietro. Ora, però, davanti alle garanzie consegnate dal Cantone, la Città è pronta a sottoscrivere la sua disponibilità ad accogliere a Rancate il centro temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia. Non a caso ieri pomeriggio alla Protezione civile a Rivera, al tavolo con il ministro Gobbi e lo Sato maggiore cantonale immigrazione, presente il presidente del governo Paolo Beltraminelli, c’era l’esecutivo in corpore. «Il Municipio – ribadisce il sindaco Carlo Croci – condivide l’impostazione del Consiglio di Stato, volta a dare delle risposte e sicurezza ai cittadini di tutto il Mendrisiotto». Perché non è unicamente una questione del capoluogo. «Il tema della migrazione illegale nel distretto va affrontato e gestito, e non solo a parole, ma con fatti concreti», rilancia Croci. L’organizzazione oggi in atto convince. Ma con l’apertura delle scuole, a fine agosto, si potevano acuire certe sensibilità, si fa capire. La soluzione di Rancate, in zona alla Rossa, «è fuori dalla possibilità di entrare in contatto con le popolazioni, di Rancate e al contempo di Riva San Vitale, più vicina», illustra il sindaco. «Si tratta di una logistica chiusa. Da come ci è stato spiegato le persone saranno quasi in stato di detenzione. Abbiamo, in effetti, chiesto rassicurazioni anche sulla condizione umanitaria del centro». E ora l’autorità attende solo di veder definiti i dettagli dell’operazione, condotta, peraltro, fa notare il vicesindaco Samuel Maffi , con trasparenza. «I contatti con il Cantone sono stati immediati. E fin dal primo sopralluogo abbiamo domandato assicurazioni minime, quanto a sicurezza interna ed esterna e alla Legge edilizia e quanto alla temporaneità della struttura». Richieste soddisfatte e sfociate poi nel preavviso favorevole del Municipio. «Per finire – annota ancora Maffi – ha prevalso il senso di responsabilità verso la cittadinanza di Mendrisio e del Mendrisiotto». Regione con la quale Palazzo delle Orsoline ha tenuto aperto un canale di comunicazione. A cominciare dai Comuni (ieri a Rivera era presente la capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso Sonia Colombo-Regazzoni) sede degli impianti di Pci in prima linea.

Una frontiera sotto i riflettori

Sulla realtà dei migranti alla frontiera meridionale della Svizzera si sono accesi i riflettori anche della stampa d’Oltregottardo. Ieri sia sul ‘Tages Anzeiger’ che sulla ‘Nzz’ si parlava dell’accampamento cresciuto all’ombra della stazione di Como e di quanto si sta vivendo lungo il confine. I numeri delle persone fermate e riconsegnate alle autorità italiane nelle ultime settimane, del resto, parlano da soli. Tant’è che pure nel mondo politico, cantonale e no, si è alzata l’attenzione per quella che viene percepita come una emergenza umanitaria. Sempre dal ‘Tagi’ si apprende che il consigliere di Sato Manuele Bertoli, il presidente del Ps Igor Righini, il capogruppo socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch e altri esponenti, martedì, hanno voluto vedere da vicino il campo profughi improvvisato a San Giovanni e nei giardini sottostanti. Luoghi scenario di una situazione che preoccupa, peraltro, Anja Klug, direttrice dell’Ufficio dell’Alto commissariato per i rifugiati in Svizzera, intervistata dal ‘Tagi’ e convinta che quanto si sta consumando a Como non possa essere lasciato unicamente all’iniziativa di volontari. Serve, insomma, un centro di accoglienza ufficiale in grado di assicurare un’assistenza adeguata a quanti fuggono da guerre e disperazione. Per gestire la presenza dei migranti, circa 500, alla stazione, oltreconfine si stanno trasferendo gli adulti verso l’Italia del Sud su degli autobus. Una prassi a cui ha assistito pure Lisa Bosia Mirra, presidente di Firdaus. Si stima che siano stati almeno 250 i migranti spostati a Bari, Taranto e in Sicilia. Si ipotizza altresì che chi viene respinto a Chiasso possa cercare accoglienza a Milano, in affanno.

Da Locarno al confine di Chiasso

Da Locarno al confine di Chiasso

Editoriale di Bruno Costantini, dal CdT dell’11 agosto 2016 | «Anche se le responsabilità stanno altrove, non possiamo fare finta di nulla: non dovremo essere ingenui e dovremo vigilare affinché la Confederazione non faccia con il Ticino ciò che l’Unione europea fa con l’Italia».

Nella mondanità nostrana li si trovano ovunque, belli, lisciati, con il bicchiere e il piatto in mano, quell’aria glamour da provincia soddisfatta (nonostante i continui lamenti contro quelli che ci ruberebbero il pane), il tocco sciallo-casual, lo sguardo apparentemente vispo, a volte svaporato tra le bollicine dell’ultimo brut. Ma sono trendy, nel luogo giusto al momento giusto. Sono lì, piacciono alla gente che piace. Sono loro, sono ovunque: sono i politici. Il Festival internazionale del film di Locarno, con i suoi diversi ricevimenti, i suoi luoghi di socializzazione spontanea da dove spedire tweet e selfie, il suo red carpet in piazza Grande, è una passerella imperdibile in questi giorni. La gente del Pardo ha tutto l’interesse a ingraziarsi la gente del Palazzo; la gente del Palazzo ha tutte le ragioni per andare a vedere come la gente del Pardo, pur con piena autonomia artistica, spende il denaro pubblico. E ci sta: l’unicità e l’internazionalità di Locarno, al di là dei riti scontati e consumati che fanno parte del copione qui come in qualsiasi altro Paese, hanno oggi finalmente archiviato l’annoso e noioso dibattito sui rapporti tra la rassegna e il suo territorio, anche quando, come successo nelle scorse edizioni, s’è scatenata qualche polemica. Tutti, o quasi, sono presenti. Chi non lo è, avrà sicuramente giustificati motivi: sarà su spiagge esotiche a leggere un buon libro (preferibilmente un saggio sul tramonto dell’Occidente), o in cima a una vetta per rovistare nell’intimo di se stesso (cioè in quello che la saggezza popolare definisce «spazzacà in disurdin»), o in viaggio culturale per il mondo alla scoperta dell’altro, che poi basterebbe andare a Ponte Chiasso, nemmeno a Como, per farsene un’idea. Qualcuno l’ha fatto. E infatti, l’evoluzione di quanto sta avvenendo alla frontiera, con la pressione di centinaia di migranti provenienti dall’Italia, impegna anche la politica in trasferta al Festival. Alla vigilia della decisione per il centro unico di Rancate, sul red carpet incontriamo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, pensieroso sulle garanzie, anche finanziarie, attese da una Confederazione non sempre in chiaro sulla reale portata di quanto succede al confine sud del Paese e sui compiti che il Ticino svolge a beneficio dell’intera Svizzera, come dimostrano i numeri crescenti sui respingimenti forniti dalle Guardie di confine. Ieri la decisione ufficiale è stata comunicata dal Consiglio di Stato.

Tanto per evitare equivoci, a Rancate non ci sarà un centro per richiedenti l’asilo, ma un centro unico (anziché gli attuali tre, più uno di riserva, nelle sedi della Protezione civile) per accogliere temporaneamente (una notte) i migranti che non intendono chiedere l’asilo in Svizzera, ma che vogliono raggiungere il nord Europa, e che pertanto devono essere riammessi in Italia con procedura semplificata. È difficile immaginare come una simile struttura chiusa, che rimarrà attiva soltanto sino a quando il fenomeno si sarà esaurito, possa rappresentare una minaccia per la popolazione. Il surreale polverone sollevato dal gruppo Lega-UDC-Indipendenti di Mendrisio è uno psicodramma pretestuoso, un modo come un altro per segnare il proprio territorio elettorale locale anche a costo di smentire il proprio consigliere di Stato, certamente non sospettabile di essere uno «spalancatore di frontiere», in un gioco delle parti ben conosciuto tra leghisti, ma poco utile per trovare soluzioni razionali e coerenti. Il buonismo e l’esibizionismo parolaio politicamente corretti non risolvono ma nascondono i problemi; le polemiche artificiose, invece, offuscano le menti (magari già un po’ labili, su un fronte e sull’altro) e creano un clima che fa perdere di vista la realtà. Una realtà che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, che ha invitato anche i suoi colleghi di partito ad abbassare i toni, e il Municipio di Mendrisio hanno deciso di affrontare con pragmatismo, di fronte a una situazione straordinaria che non può essere ignorata dal lato della gestione del flusso di persone che cercano di varcare la frontiera e da quello umanitario. A Como, provenienti dallo snodo centrale di Milano, arrivano famiglie, molti giovani, mamme con bambini piccoli, che fatichiamo a identificare tutti come sfaccendati, un po’ delinquenti, in viaggio di piacere. D’altra parte, la solidarietà transfrontaliera dal Ticino verso queste persone si è già attivata sul terreno, in particolare dopo l’appello dell’arciprete di Chiasso don Gianfranco Feliciani, le cui parole possono piacere o non piacere, ma hanno sempre il pregio di essere conseguenti nei fatti.

Certo, il problema riguarda l’Italia, lasciata sola da un’Unione europea la cui politica in materia di migrazioni rivela il suo totale fallimento (con l’ipoteca dei tre milioni di profughi che la Turchia minaccia di espellere se saltassero i suoi accordi con Bruxelles). Sconcerta, poi, la proposta di quel consigliere regionale lombardo del PD che, non si sa se per ignoranza o per furbesco scaricabarile, ha chiesto alla Svizzera di aprire un corridoio umanitario verso il nord Europa: una vera assurdità considerato che la Germania respinge i migranti illegali che si ritroverebbero così sul nostro territorio in un «cul de sac», come ha opportunamente commentato Gobbi.

In questo contesto, anche se le responsabilità stanno altrove, non possiamo fare finta di nulla. Non dovremo essere ingenui e dovremo vigilare affinché la Confederazione non faccia con il Ticino ciò che l’Unione europea fa con l’Italia. Il rispetto delle nostre leggi, la garanzia dell’ordine e della sicurezza per la nostra popolazione, sono valori sui quali non si può transigere, tuttavia nulla hanno a che vedere con la volontà di trovare la soluzione per gestire nel miglior modo possibile le conseguenze, su terra elvetica, di un problema anche umanitario che abbiamo a pochi metri da casa nostra. Altre bollicine?

Rancate, sì al centro migranti

Rancate, sì al centro migranti

Da RSI.ch, servizio del Quotidiano e del Telegiornale del 10 agosto 2016 | Saranno ospitati in modalità temporanea nella zona industriale gli stranieri in attesa di riammissione in Italia

Link ai video: http://www.rsi.ch/g/7858016

Il Centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione in Italia con sede a Rancate sarà attivato. Un comunicato stampa del Consiglio di Stato nella serata di mercoledì ha chiarito alcuni particolari di questa decisione, taluni trapelati già nel primo pomeriggio.

La struttura, che sarà operativa dalla fine di agosto, verrà ricavata da un capannone in disuso della zona industriale e sarà gestito completamente dal cantone, cofinanziato dalla Confederazione e soprattutto sarà provvisorio. Tema, quest’ultimo, che ha suscitato notevoli polemiche politiche nei giorni scorsi fino ad una raccolta firme da parte di UDC e Lega dei Ticinesi. Gli ospiti godranno dell’alloggio per una notte ed è per coloro che si trovano in attesa di riammissione semplificata in Italia, che non hanno formulato domanda d’asilo in Svizzera. Al contrario, il centro non supplisce in alcun modo all’accoglienza di richiedenti l’asilo.

“L’apertura della struttura di Rancate, si legge nel comunicato arrivato da Bellinzona, è in grado di rispondere alle attuali esigenze, di agevolare le questioni logistiche, di accelerare i lavori di riammissione, di migliorare la sicurezza, nonché di tenere in considerazione le necessità della popolazione e le richieste delle autorità federali”. La struttura andrà a sostituire e si farà carico dei compiti fino ad ora assunti dalle infrastrutture decentralizzate della Protezione Civile utilizzate nelle scorse settimane, rispettivamente di Chiasso, Vacallo, Coldrerio e Castel San Pietro.

Migranti a partire da fine agosto

Migranti a partire da fine agosto

Dal Corriere del Ticino dell’11 agosto 2016 | Confermato il progetto di centro unico a Rancate: accoglierà per una notte i profughi in attesa del rinvio in Italia – Giunte chiare garanzie su sicurezza e condizioni umanitarie, Norman Gobbi: «Lo facciamo per il Mendrisiotto».

Il centro unico a Rancate per alloggiare i migranti in attesa di essere riammessi in Italia si farà e potrà accogliere fino a 150 persone. A partire da fine agosto – «la struttura sarà agibile al più tardi la sera del 27 agosto» ha garantito il consigliere di Stato Norman Gobbi durante la conferenza stampa organizzata ieri in serata a Chiasso – sostituirà le protezioni civili di Chiasso, Vacallo, Coldrerio e Castel San Pietro utilizzate attualmente e ubicate in zone sensibili dei paesi.

Le conferme sono giunte dopo un summit tra gli attori coinvolti, in particolare Dipartimento delle istituzioni e Municipio di Mendrisio, che si è tenuto ieri pomeriggio nella sede della PCi di Rivera. Incontro seguito da una conferenza stampa.

«Il nuovo centro semplificherà le questioni logistiche, razionalizzerà i costi di gestione, migliorerà la sicurezza e terrà in considerazione le necessità della popolazione e le richieste di Mendrisio» ha spiegato Gobbi. In effetti, sin dal suo primo contatto con il Cantone, l’Esecutivo del capoluogo ha chiesto delle garanzie, prima su tutte la lontananza della struttura dagli abitati e dalle zone sensibili. E di contatti con la popolazione infatti non ce ne saranno. I migranti che alloggeranno per una notte al centro saranno quasi in un regime di detenzione: «Ci saranno un dispositivo di sicurezza interno (garantito da una ditta privata) ed esterno (dala polizia), inoltre l’area sarà videosorvegliata. Capisco i timori, ma dobbiamo un po’ abbassare i toni, lo dico anche ai miei colleghi di partito – ha proseguito Gobbi facendo riferimento alla petizione lanciata nei giorni scorsi nel distretto – . Lo stiamo facendo per il Mendrisiotto».

Da parte del Municipio invece «è prevalso il sentimento di responsabilità nei confronti della popolazione del Mendrisiotto» ha spiegato il vicesindaco Samuel Maffi . «Abbiamo chiesto sin da subito garanzie – ha invece detto il sindaco Carlo Croci – anche umanitarie. Il Municipio a Rivera era presente al completo, questo testimonia l’attenzione che abbiamo riservato al dossier».

Il progetto, economicamente di responsabilità cantonale, sarà parzialmente sostenuto dalla Confederazione, sia per quanto concerne l’investimento, sia per i costi di gestione. Le cifre restano però segrete.

LA SITUAZIONE – «Non c’è emergenza e nemmeno crisi, è stato decretato lo stato di necessità»

«Ad oggi non c’è emergenza, non c’è crisi: c’è invece uno stato di necessità». Durante la conferenza stampa indetta ieri a Chiasso, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha tracciato il profilo della situazione attuale relativa ai migranti. Le cifre riguardanti gli sbarchi in Italia non parlano di un aumento importante: la situazione è pressoché uguale allo stesso periodo dello scorso anno. La pressione è però aumentata alla frontiera tra Italia e Svizzera a causa della chiusura dei confini a Mentone e al Brennero. «La Svizzera è percepita come l’unica porta aperta verso il Nord. Nonostante le informazioni circolate finora infatti non è corretto dire che i valichi in Svizzera sono chiusi: di fatto le richieste d’asilo quest’anno sono raddoppiate rispetto al 2015», ha spiegato Gobbi. È così dunque che molti dei flussi migratori si sono fatti strada lungo l’Italia fino ad arrivare a Milano e a Como, nel tentativo di riuscire a passare i valichi con successo. «Il numero di ingressi illegali è aumentato nelle ultime sei settimane – ha detto il consigliere di Stato – lo dimostrano le cifre della Regione IV delle guardie di confine, dove giornalmente si registrano le entrate di cittadini provenienti dall’Africa o dall’Asia sprovviste di un documento di identità valido». Se nel mese di giugno dello scorso anno gli ingressi illegali registrati dalla Regione IV sono stati 1.835, nello stesso mese di quest’anno sono saliti a 3.487, con un un aumento del 90%. La crescita è poi del 274% se si confrontano le cifre del mese di luglio (nel 2015 ci furono 1.679 entrate illegali, nel 2016 se ne sono registrate 6.289). E nei soli primi dieci giorni di agosto quest’anno sono entrate illegalmente in Ticino 2.018 persone, 370 in più rispetto a quelle fermate lo scorso anno in tutto il mese.

«Serve fare chiarezza»

«Finora si è fatta un po’ di confusione tra i concetti di richiedente l’asilo e migrante in attesa di riammissione semplificata», ha puntualizzato Gobbi. I primi infatti non avranno nulla a che vedere con il centro previsto a Rancate (vedi articolo a lato): si tratta di persone che confermano oralmente di voler depositare una richiesta d’asilo. «Non bastano bigliettini redatti a mano. La domanda deve essere formulata verbalmente», ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. In seguito alla registrazione da parte della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), i richiedenti l’asilo vengono spostati in strutture federali (come quella di Chiasso o quella di Losone) e in seguito attribuiti ai cantoni secondo una chiave di riparto. «A differenza di queste persone, i migranti in attesa di riammissione semplificata in Italia non chiedono asilo in Svizzera» ha chiarito Gobbi.

Container a Como

Intanto il Ministero dell’interno italiano ha ufficializzato ieri la decisione di inviare a Como container attrezzati, con bagno e posti letto, per la gestione dei migranti. Non si sa ancora quando e dove saranno posizionati, ma è certo che sarà individuato un luogo a ridosso della stazione, e che i tempi non dovrebbero essere lunghissimi. Amnesty International nel frattempo ha chiesto spiegazioni a Berna dopo informazioni secondo cui sono stati respinti dei bambini che volevano raggiungere i propri genitori in Svizzera.

Das Flüchtlingscamp vor Chiassos Toren

Das Flüchtlingscamp vor Chiassos Toren

Dal Neuer Zürcher Zeitung del 10 agosto 2016 | Die Zahl der Gestrandeten an der Grenze zur Schweiz wächst rasch Etwa 500 Migranten biwakieren am Bahnhof der italienischen Grenzstadt Como. Sie alle hoffen auf Weiterreise in die Schweiz.

«Como San Giovanni»: So heisst der erste Bahnhof auf italienischem Boden. Diesen passieren alle Zugreisenden Richtung Süden, wenn sie die Schweizer Grenzstadt Chiasso hinter sich gelassen haben. Der etwas verlotterte Bau dient aber auch immer mehr Flüchtlingen auf ihrem Weg nach Mittel- und Nordeuropa als Zwischenstation.

Dass Migranten in Como landen, ist nichts Aussergewöhnliches – doch heuer campieren sie zuhauf beim Bahnhof, weil ihre Zahl so rasch zunimmt. Vor zwei Wochen waren es noch schätzungsweise 250 Personen, die unter dem Dach des Bahnhofeingangs oder im angrenzenden Park auf Matten die Nacht verbrachten. «Am Montagabend haben wir schon 500 Portionen Abendessen ausgegeben», sagt auf Anfrage Roberto Bernasconi, Diakon des Hilfswerks Caritas Como. Dies sei die einzige Möglichkeit, die Zahl der Flüchtlinge einigermassen zuverlässig festzustellen. Es zeichne sich ab, dass noch mehr Menschen kämen.

 

De facto ein Notstand

Laut Bernasconis Worten schlafen die meisten Migranten unter freiem Himmel. De facto herrsche in Como ein Notstand. Doch Rom wolle keinen ausrufen, solange alles unter Kontrolle sei. Und auch der kürzliche Besuch einer Uno-Flüchtlingsdelegierten habe daran vorerst nichts geändert. Der Diakon sorgt sich, wie lange dies noch gutgehen könne. Er schliesst eine massive Zuspitzung der Lage nicht aus. Auch Comos Stadtpräsident ist beunruhigt: Die Situation könne angesichts der Flüchtlingszahl nicht mehr lange so gehandhabt werden, wird er im «Corriere del Ticino» zitiert. Es fehle mittelfristig an Platz. Man erwäge die Errichtung einer Zeltstadt im Park vor dem Bahnhof.

Die meisten Flüchtlinge wollen weiter nach Chiasso, und zwar mit dem Zug. Aber nicht, um in der Schweiz zu bleiben: Ihr Ziel seien Deutschland, Belgien, Holland oder Skandinavien, sagt Bernasconi. Nach seiner Einschätzung besteht das Flüchtlingscamp am Bahnhof ungefähr zu gleichen Teilen aus Neuankömmlingen – meist aus dem süditalienischen Auffanglager in Taranto – und aus Personen, die von der Schweizer Grenzwacht nach Italien zurückgebracht worden sind. Die italienische Polizei schicke zweimal wöchentlich etwa fünfzig dieser Personen nach Taranto zurück, doch nach zwei Tagen tauchten manche wieder in Como auf, fügt Bernasconi an.

Laut der Eidgenössischen Zollverwaltung sind an der Schweizer Südgrenze in der ersten Augustwoche 1681 Flüchtlinge als rechtswidrige Aufenthalter identifiziert worden. Dabei handelt es sich um Personen, welche die Einreisebedingungen für die Schweiz bzw. den Schengen-Raum nicht erfüllen und auch kein Asyl suchen. Es sind mehr als doppelt so viele wie Ende Mai; zu jenem Zeitpunkt begann die Zahl der Flüchtlinge rasch zuzunehmen. Die hohen Migrationszahlen im Sommer entsprächen den Erwartungen des Grenzwachtkorps, sagt dessen Sprecher David Marquis. Der Grund dafür sei, dass im Sommer wegen der besseren Witterung deutlich mehr Boote mit Flüchtlingen in Italien landeten.

 

Viele versuchen es erneut

1275 Migranten, die in der letzten Woche angehalten worden sind, sind gemäss Abkommen nach Italien zurückgebracht worden – so viele wie noch nie in diesem Jahr. Ende Mai waren es nur 77 Personen gewesen. Und wie viele der Weggewiesenen versuchen nach einer Verschnaufpause in Comos Bahnhof wieder ihr Glück in Chiasso? Laut Marquis gibt es dazu keine Statistik. Aber man stelle fest, dass Migranten wiederholt versuchten, in die Schweiz einzureisen.

Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi fordert von Bundesbern, die Grenzwacht mit Militärpolizisten zu unterstützen. Dies, obschon die Grundbedingung von mindestens 10 000 Asylanträgen pro Monat nicht erfüllt ist – er argumentiert mit der Dimension der Migration an der Südgrenze. Weiter solle der Bund international klar signalisieren, dass man keinen humanitären Transitkorridor geöffnet habe. Die falschen Hoffnungen der Migranten müssten zerschlagen werden. Apropos Transit: Wie Diakon Bernasconi vermutet auch Gobbi, dass die meisten Migranten weiter Richtung Norden reisen und die Schweiz nur durchqueren wollen. Gerade darum werde die Mehrzahl der in Chiasso Ankommenden nach Italien zurückgeführt. Das Phänomen des Transits sei neu und müsse näher betrachtet werden.

Migranti a Como, la polemica politica non conosce confini

Migranti a Como, la polemica politica non conosce confini

Da tio.ch, 9 agosto 2016 | Alla richiesta del consigliere regionale PD Luca Gaffuri di fare passare i migranti attraverso un corridoio umanitario risponde Gobbi: «Politica del bla bla, la Germania non lo permetterebbe»

Mentre da Como vi è ancora un nulla di fatto sui provvedimenti da adottare per fronteggiare l’emergenza migranti, a livello politico la polemica non conosce confini. Alla richiesta di un corridoio umanitario espressa alla Rsi dal consigliere regionale lombardo del PD, Luca Gaffuri, per fare in modo che i migranti accampati alla stazione ferroviaria di Como abbiano la possibilità di transitare, attraverso la Svizzera, verso la Germania, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, su Facebook, risponde a tono all’esponente politico lariano, accusandolo di fare una «politica fatta di bla bla» che di fatto, vorrebbe «semplicemente scaricare tutto sulle spalle della Svizzera». Una richiesta, infatti, che non sarebbe possibile da accogliere, visto che la «Germania ha allestito a Costanza un centro per il rinvio dei migranti illegali provenienti dalla Svizzera, simile a quello previsto nel Mendrisiotto».

«Quindi – prosegue Gobbi, non un corridoio bensì un “cul de sac” che termina la sua via in Svizzera».

Preferisco la politica dell’azione – «A questo bla bla illusorio della sinistra – conclude il Consigliere di Stato leghista – preferisco la politica dell’azione che garantisce il rispetto dell’ordine e della legge sul nostro territorio, con un rinvio sistematico dei migranti illegali».

«Rafforzati i controlli alla frontiera tedesca»  Intanto in Germania è stato rafforzato il dispositivo di polizia alla frontiera con la Svizzera. In particolare a Weil am Rhein, al confine con Basilea, dove tre settimane fa è stata istituita un’unita di “controllo e sorveglianza mobile” per contrastare il fenomeno dell’immigrazione irregolare.

La legge tedesca – La Costituzione tedesca prevede condizioni molto restrittive per il riconoscimento dello statuto di profugo. Se il richiedente asilo raggiunge uno Stato terzo ritenuto sicuro, per legge la Germania non è tenuta a prendere in esame la domanda di asilo e quindi la sua richiesta non è ritenuta ammissibile. Inoltre, per essere considerato profugo, il richiedente deve dimostrare di essere perseguitato dalle autorità dello Stato da cui proviene a livello individuale. Non basta che il richiedente arrivi da uno Stato in cui vi è una guerra civile in corso.

La Convenzione di Ginevra – Come ha ricordato in un recente seminario l’Ifo, l’Istituto di ricerche economiche tedesco, per bocca del suo ormai ex presidente, Hans Werner Sinn, (è andato in pensione nel marzo di quest’anno a 68 anni per raggiunti limiti di età) la Convenzione di Ginevra sui rifugiati prevede che siano gli Stati confinanti allo Stato in guerra ad ospitare coloro che ricercano protezione. Infatti, secondo la Convenzione di Ginevra, la Germania, (come tutti gli altri Paesi), non avrebbe l’obbligo giuridico di ospitare i richiedenti asilo provenienti da Paesi lontani, in questo caso specifico siriani, afghani o iracheni.

La Convenzione di Dublino – Infine c’è la Convenzione di Dublino. In Germania la legge prevede che «il richiedente asilo che arriva in Germania attraverso Stati terzi sicuri è da espellere». Una formulazione chiaramente restrittiva, ma che il Governo della Cancelliera ha voluto cambiare, con il nuovo corso deciso nell’estate dell’anno scorso per motivi umanitari.

Lo stato di urgenza  – Infatti la legge tedesca sull’asilo prevede un’eccezione che dà la possibilità al Governo di sospendere a titolo eccezionale e provvisorio il regolamento sull’accettazione e il riconoscimento dei profughi. Una sospensione che sta comunque dividendo i giuristi. Infatti c’è chi sostiene che lo “stato d’urgenza” sia da adottare per un breve periodo e non così a lungo come sta facendo in questo ultimo anno il Governo tedesco che, nelle ultime settimane sta conoscendo un calo di popolarità proprio a causa della politica sull’asilo.

Una mela, un migrante

Una mela, un migrante

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna e Daniela Carugati l Gli uomini e le donne in attesa alla stazione ferroviaria di Como sono ormai 500. Aumentano i migranti assistiti dai volontari di Firdaus. E sale la pressione alla frontiera ticinese. Il ministro Gobbi intende infatti incontrare i prefetti di Como e Varese e chiedere a Berna l’intervento della Polizia militare a supporto delle Guardie di confine. Nodo, la gestione dei respingimenti.

Le mele sono diventate ormai una sorta di unità di misura. Restituiscono, giorno dopo giorno, la realtà della stazione di San Giovanni, a Como. Ieri ne sono state distribuite cinquecento. Tante quante le persone in attesa tra lo scalo ferroviario e i giardini sottostanti. Quel frutto assieme a un piatto di riso (o di pasta) e a un pezzo di pane costituiscono, del resto, il pasto che i volontari dell’Associazione Firdaus di Genestrerio garantiscono ogni mezzogiorno.

Sale il numero delle mele quotidiane. Aumentano i migranti che aspirano a passare la frontiera. E cresce così la pressione alle porte del Ticino. Il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi intende incontrare i prefetti di Como e di Varese. «Stiamo prendendo i necessari contatti per vedere la loro disponibilità», dice alla ‘Regione’ il consigliere di Stato. «Si tratterà di fare il punto della situazione, anche per coordinarci al meglio al di qua e al di là della frontiera, visto che il problema è comune – aggiunge Gobbi –. Al momento la collaborazione con l’Italia, per quanto riguarda le procedure di riammissione, funziona bene». La situazione nel capoluogo lariano tuttavia si aggrava col passare dei giorni. «Proprio per questo vorrei sapere dai due prefetti come intendono gestire il fenomeno nell’immediato futuro – afferma il ministro ticinese –. Quello che sta avvenendo a Como potrebbe peraltro innescare problemi di ordine pubblico: alcuni migranti potrebbero infatti diventare manovalanza di organizzazioni criminali o facili prede di passatori che lucrano sulla disperazione altrui». Per il direttore del Dipartimento, servirebbe però anche «un segnale» da Berna: «La Confederazione dovrebbe finalmente dire in maniera chiara che la Svizzera non è un corridoio di transito, che nessun corridoio umanitario è stato aperto. Altrimenti c’è chi continuerà ad alimentare nei migranti false illusioni». D’altronde, continua Gobbi, «ho i miei dubbi che la Germania, Paese che i migranti desiderano raggiungere, voglia un simile corridoio: pensiamo a quello che succede in questi giorni a Costanza (Germania), dove quanto a respingimenti, e con un numero di migranti decisamente più basso di quello con cui noi siamo confrontati, le autorità tedesche stanno facendo con la Svizzera ciò che noi stiamo facendo con l’Italia».

Per quanto tempo ancora è gestibile questa situazione? «Stando agli ultimi dati forniti dal Comando delle Guardie di confine, in luglio ci sono stati 6’289 ingressi in Ticino, poco meno del doppio di quelli di giugno e più di tre volte e mezzo di quelli del luglio dello scorso anno – evidenzia Gobbi –. Quando si ha a che fare con oltre quattromila respingimenti in un mese, strutture e organizzazione del personale preposto a questo compito ne risentono parecchio. Il Corpo delle Guardie di confine della Regione IV ha dovuto chiedere rinforzi. Li ha ottenuti, ma nel contempo sono state sguarnite altre Regioni a nord». Tramontata l’ipotesi di un intervento dell’Esercito alla frontiera sud della Svizzera, e meglio della truppa di milizia attraverso una diversa pianificazione dei corsi di ripetizione, Gobbi si appresta a interpellare i consiglieri federali Guy Parmelin e Ueli Maurer, responsabili rispettivamente del Dipartimento della difesa e di quello delle finanze (dal quale dipendono anche le Guardie di confine). «Sto scrivendo infatti a Maurer e Parmelin – spiega Gobbi – per chiedere l’impiego della Polizia militare a supporto delle Guardie di confine della Regione IV per gestire i respingimenti. L’impiego della truppa era previsto qualora ci fosse stata un’impennata delle domande d’asilo, almeno diecimila, cosa che però non è sin qui accaduta. Sono invece nettamente aumentate le entrate illegali: ritengo quindi necessario un supporto all’attività al Corpo delle Guardie di confine. Un supporto che potrebbe essere fornito, in questa fase, dalla Sicurezza militare (Polizia militare), composta di professionisti dell’Esercito».

Domenica alla frontiera si è sfiorato un record di ingressi illegali: ben oltre 300 (e prossimi ai 400) i casi registrati dagli agenti a fronte dei 1’700 delle ultime settimane. Un’altra cifra che mostra quanto la situazione sia difficile. Un po’ di preoccupazione, di fatto, c’è anche nelle autorità locali, ammette il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni . «Abbiamo fiducia, in ogni caso, nel Cantone e nella Confederazione – precisa –, che non sono rimasti con le mani in mano, ma si sono dimostrati propositivi per ovviare a un eventuale aumento delle entrate». Certo uno scenario quale è quello comasco sulla soglia di casa fa un certo effetto. «Si vuole evitare di riprodurre una tale situazione. Siamo informati costantemente. I contatti con il Dipartimento delle istituzioni e la Segreteria di Stato della migrazione sono settimanali. L’ultimo punto lo abbiamo fatto martedì scorso e avremo un nuovo incontro con i nostri interlocutori cantonali questa settimana», ci conferma ancora Arrigoni.

Nel frattempo, anche la stazione di Chiasso si è andata un po’ trasformando, ma a livello strutturale. I divisori sistemati lungo il marciapiede sono pronti per fronteggiare un flusso migratorio più importante. Mentre entro fine mese (al massimo a inizio settembre, spiega il sindaco) si valuterà se adibire altri spazi dello scalo cittadino alle procedure di registrazione, qualora i locali al Centro federale non bastassero più per sbrigare le pratiche nello spazio delle 36 ore, come previsto. Alcune scelte logistiche, come la futura struttura di Rancate, stanno, però, già diventando un nodo della politica locale. I giovani leghisti del Mendrisiotto e l’Udc di Mendrisio hanno fatto sapere che non la vogliono.

“Grazie Ticino per aver vietato il burqa e aver dato un segnale all’Europa e all’Occidente”

Da Liberatv.ch l  L’editorialista della Sonntagszeitung elogia la scelta popolare: “Una scelta coraggiosa e all’avanguardia. Pensiamo a come sarebbe se anche gli altri Paesi facessero lo stesso” Bettina Weber: “Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio”

L’editorialista della Sonntagszeitung Bettina Weber ha scritto oggi sul domenicale un elogio dl divieto del burqa che non passerà inosservato. E che si allinea del resto con la posizione espressa nel suo discorso ufficiale dal presidente del Festival del film Marco Solari. Basta con ‘ste accuse di xenofobia a una popolazione che ha deciso di vietare la dissimulazione del volto.
Ecco i passaggi più significativi dell’editoriale di Bettina Weber.

“Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio. Si può anche dire che sono all’avanguardia. E pensare a come sarebbe se tutta l’Europa seguisse l’esempio del Ticino, e come sarebbe se tutti i paesi occidentali lo facessero. Se i loro governi dicessero, educatamente ma con fermezza, ai turisti e ai residenti arabi: noi non tolleriamo che le donne siano spersonalizzate, non tolleriamo che camminino come fantasmi neri, senza un volto riconoscibile, per le nostre strade. Perché questo è in contrasto con i nostri valori. Il mondo occidentale dovrebbe dunque dire: consideriamo la vostra apartheid nei confronti delle donne altrettanto intollerabile e inaccettabile come la segregazione razziale in Sud Africa. Non possiamo vietare alle donne di portare il burqa nel vostro paese ma possiamo vietarlo quando venite da noi. Sarebbe un potente segnale importante. Un segnale di umanità e di solidarietà. Un segnale a tutte le donne. Il piccolo Ticino ha dato questo segnale. Grazie”.

http://www.liberatv.ch/it/article/33125/grazie-ticino-per-aver-vietato-il-burqa-e-aver-dato-un-segnale-all-europa-e-all-occidente-l-editorialista-della-sonntagszeitung-elogia-la-scelta-popolare-una-scelta-coraggiosa-e-all-avanguardia-pensiamo-a-come-sarebbe-se-anche-gli-altri-paesi-facessero-lo-stesso

Konsequentes Burka-Verbot: Erstmals Kuwaiterin in der Schweiz wegen Gesichtsverhüllung bestraft

Konsequentes Burka-Verbot: Erstmals Kuwaiterin in der Schweiz wegen Gesichtsverhüllung bestraft

Da Zuerst! Deutsches Nachrichtenmagazin del 5 agosto 2016 | Im Kampf gegen die alltägliche Islamisierung unserer Lebenswelt sind die Nachbarländer viel konsequenter. Im Schweizer Kanton Tessin etwa gilt seit 1. Juli ein Verbot, sein Gesicht im öffentlichen Raum zu verhüllen. Am vergangenen Wochenende wurde das „Anti-Burka-Gesetz“ erstmals konsequent angewendet: Eine Frau aus Kuwait muß 100 Franken (92 Euro) für das verbotene Burka-Tragen bezahlen.

Die Kuwaiterin stand vor einem Restaurant in der Stadt Chiasso. Das Lokal ist nur wenige Hundert Meter von der Grenze zu Italien entfernt. Polizisten erklärten der Frau, daß das Burka-Tragen per Gesetz verboten sei und sie daher 100 Franken zahlen müsse. Nachdem sie die Buße bezahlt hatte, legte sie ihren Schleier ab.

Laut dem Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi war dies der erste Fall, in dem ein Bußgeld eingefordert wurde. Gobbi zeigte sich zufrieden mit den bisherigen Erfahrungen und wird von Medien mit den Worten zitiert: „Die arabischen Touristen sind intelligenter als viele Gegner des Burka-Verbots.“ Auch der Luganer Stadtrat Michele Bertini erklärte: „Wenn man den arabischen Touristen gut erklärt, daß das Parlament dies beschlossen habe, wird das Verhüllungsverbot gut befolgt.“

Das „Anti-Burka-Gesetz“ wurde im Kanton Tessin 2013 per Volksabstimmung beschlossen. Wird eine Frau mit Burka erstmalig erwischt, ist ein Bußgeld in der Höhe von umgerechnet 92 bis 924 Euro fällig. Im Wiederholungsfall droht eine Geldstrafe von bis zu 9240 Euro. Verboten sind sowohl die Burka als auch der unter arabischen Touristinnen gängigere Niqab. Ein Burka-Verbot gibt es auch in Frankreich seit Mitte 2014. In Österreich und Deutschland sehen die Regierungen bislang keinen Handlungsbedarf.

Muslima lüften den Schleier

Muslima lüften den Schleier

Da Blick.ch del 3 agosto 2016 | Tessiner Polizei zieht Bilanz nach einem Monat Burka-Verbot. Seit Anfang Juli ist im Tessin ein Verhüllungsverbot in Kraft. Zu Problemen hat dies bisher nicht geführt, zumindest nicht bei der Polizei.

Dies berichtet der Polizeivorsteher und Vize-Präsident der Stadt Lugano, die von arabischen Touristinnen im Tessin am häufigsten besucht wird.

Laut Michele Bertini (FDP) gab es im Juli sechs Fälle, bei denen die Polizei verschleierte Frauen angehalten habe. Und alle Fälle seien problemlos verlaufen. Die Frauen seien von der Polizei angesprochen und mit einem arabischen Flugblatt informiert worden.

«Alle sechs Frauen haben dann den Schleier abgelegt», sagt Bertini. Und manche hätten sich auch entschuldigt. Eine Busse habe die Luganeser Polizei im letzten Monat nicht aussprechen müssen.

«Wenn man den arabischen Touristen gut erklärt, dass die Autorität des Kantons – das Parlament – dies beschlossen habe, wird das Verhüllungsverbot gut befolgt», sagt der FDP-Politiker. Darum liess er die Polizei auch speziell schulen. Ein Experte der Universität Zürich habe dem ganzen Polizeikorps erklärt, wie man am besten auf die arabischen Touristinnen zugehe.

Arabische Touristen passen sich mehrheitlich an

Auch der kantonale Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) ist zufrieden: «Die arabischen Touristen sind intelligenter als viele Gegner des Burkaverbots.» Sie würden sich mehrheitlich anpassen. Der Kanton habe die Einführung des Verbots auch vorbereitet und mit dem EDA die Botschaften in Bern informiert. Man habe lediglich ein Problem mit einer Vertreterin des Islamischen Zentralrates gehabt, die Anfang Juli provozieren wollte, so Gobbi.

Auch bei den Hoteliers haben sich die Befürchtungen nicht bewahrheitet. Laut dem Präsidenten des Tessiner Hotellerieverbandes, Lorenzo Pianezzi, sind die Erfahrungen mit dem Verhüllungsverbot bisher sehr gut.

«Ich bin positiv überrascht», sagt Pianezzi, der in Lugano ein Hotel führt. «Die arabischen Gäste sind gut informiert und zeigen eine grosse Bereitschaft, die Regeln zu respektieren.» Er habe nur einmal einem Gast, der die Regel noch nicht kannte, das Flugblatt gegeben. «Danach hat die Frau sofort auf den Schleier verzichtet», so Lorenzo Pianezzi.

Auch die Übernachtungszahlen stimmen die Tessiner Touristiker zuversichtlich. Trotz des viel diskutierten Burkaverbots sind die Logiernächte von Gästen aus dem arabischen Raum laut Pianezzi dieses Jahr rund 20 Prozent höher als im vergangenen Jahr. Und 2015 verzeichnete der Kanton bereits 45’000 Logiernächte von arabischen Gästen.