Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Guardia Svizzera in città

Guardia Svizzera in città

Da Gdp.ch del 6 giugno 2016. Un articolo a cura di Don Rolando Leo

È stata una mattinata composta in Collegiata quella di ieri, con un’impostazione semplice; sobria la celebrazione che ha portato il vescovo di Lugano, mons. Lazzeri, a benedire il vessillo sotto il quale si riconoscono tutte le ex-guardie elvetiche della Svizzera italiana. Riconoscersi sotto una bandiera comune, ha affermato il Vescovo, significa «un’esperienza, più o meno prolungata, di servizio alla Chiesa nella Guardia Svizzera Pontificia! Sono certo che non avete dimenticato l’emozione profonda con cui avete afferrato un giorno la bandiera e avete sollevato il braccio, giurando dedizione e fedeltà».

Questa emozione era palpabile in chiesa, significata dal religioso silenzio e dall’attenzione degli astanti durante tutta la liturgia, in modo particolare ascoltando le parole di mons. Lazzeri e seguendo il breve rito di benedizione del vessillo, trasferito sull’altare a passo cadenzato da alcune guardie. La radice profonda di quel gesto non può essere cancellata. In un certo senso, è la verità del cuore umano. “Acriter et fideliter”, “con coraggio e fedeltà”, è il motto che accompagna la Guardia svizzera. «Continuate a portarlo nel vostro cuore e, soprattutto, fatelo conoscere attraverso la qualità della vostra vita, nella famiglia, nel lavoro, nella Chiesa e nella comunità civile!», così ancora il Vescovo.

«Non conosce una vera ragione di vivere se non colui che ha trovato la ragione per cui vale la pena donare la propria vita fino al sangue, se necessario». Il teologo tedesco Dietrich Bonhöffer ha lasciato questo testamento che corrisponde all’animo che ha mosso originariamente tanti giovani attraverso questo slancio di vita e di donazione di sé, ognuno a suo tempo.

In chiesa sono comparsi a fine celebrazione una sessantina di cresimandi di tutta la zona, invitati per una giornata speciale dedicata a loro, ai quali il Vescovo ha rivolto parole di saluto, richiamandoli a valori veri legati al servizio per gli altri.

Le guardie hanno lasciato la chiesa in parata, accolti in piazza Collegiata da amici e simpatizzanti. Poi sono salite in corteo fino a Castelgrande, attirando l’attenzione ammirata di turisti e passanti. Insomma, una bella mattinata in cui la città di Bellinzona si è colorata con le stupende divise delle ex Guardie Pontificie ed è stata richiamata dalla musica della banda che le ha accompagnate.

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Da NeueLuzernerZeitung.ch l Streng bewacht: Um eine reibungslose Feier zu gewährleisten, waren Tessiner und Urner Polizeikräfte schon vor dem grossen Tag an den Tunneleingängen und auf dem Festgelände präsent. (Archivbild)
Durch Aufklärungs- und Kontrollarbeiten sei im Vorfeld die Grundlage für eine sichere Feier geschaffen worden, teilte die Gesamteinsatzleitung am Mittwoch in einem Communiqué mit. Vom 31. Mai bis 1. Juni galt ausserdem im “Grossraum Gotthard” eine Verkehrssperre für die Zivilluftfahrt und für die Luftwaffe.

Zudem wurde im Tessin eine Hauptstrasse in der Nähe des Festgeländes bei Pollegio für den Verkehr gesperrt und der gesamte Verkehr auf die Autobahn A2 umgeleitet. Deshalb wurde auf einem Teilabschnitt die Vignettenpflicht aufgehoben.

Im längsten Tunnel der Welt waren ebenfalls Vorkehrungen getroffen worden. Die 57 Kilometer lange Röhre war auf kompletter Länge mit Spürhunden abgesucht worden, wie der Sprecher der Urner Kantonspolizei, Gustav Planzer, auf Anfrage sagte.

Am Tag der Eröffnungsfeier selbst mussten alle Gäste eine von Flughäfen bekannte Sicherheitszone passieren, um auf das Festgelände zu gelangen. Gemäss dem Verteidigungsdepartement (VBS) waren 2000 Armeeangehörige beim Gross-Anlass im Einsatz.

“Wir sind sehr zufrieden, dass die Zusammenarbeit bei den Polizeikräften so gut funktioniert hat”, sagte der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi (Lega) am Mittwoch auf Anfrage. Er erinnerte daran, dass eine derart enge Kooperation zwischen dem Tessin und Uri in Sicherheitsfragen ein Novum darstelle. (sda)

http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/zentralschweiz/ur/uri/Keine-Zwischenfaelle-bei-Eroeffnungsfeier;art97,749296

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

La 10. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza – convocata oggi a Palazzo delle Orsoline – ha permesso di fare il punto sulla situazione attuale in Ticino, in particolare per quanto riguarda lo stato dei lavori della riforma che ha interessato la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali, la strategia in materia di controlli radar e l’entrata in vigore delle nuove disposizioni concernenti l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici.

La riunione ha consentito anzitutto di verificare il grado di attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – entrata a regime lo scorso 1. settembre – negli otto circondari istituiti sul territorio cantonale. Attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono infatti 111 i Comuni convenzionati con un Comune dotato di un corpo di polizia comunale (strutturato o polo), tramite accordi ratificati dal Consiglio di Stato. Non vi sono invece variazioni sulla situazione della Regione delle Tre Valli e dei Comuni della Verzasca che hanno ratificato – come già annunciato – l’accordo transitorio con la Polizia del Piano. Sono quindi stati illustrati i prossimi passi e l’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di voler procedere con l’ulteriore accorpamento di alcune regioni soprattutto nell’ottica di poter ottimizzare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi aggiornato i rappresentanti dei Comuni sull’entrata in vigore del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, prevista per il 1. luglio 2016 e i relativi lavori preparatori. Al momento, si rammenta, è pendente un ricorso sulla dissimulazione del volto inoltrato al Tribunale federale che dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane sull’eventuale effetto sospensivo di tali norme. Il Dipartimento delle istituzioni sta comunque procedendo con i necessari lavori preparatori e a questo proposito è stata indetta il prossimo 15 giugno una serata informativa per Municipi e Polizie comunali .

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha infine aggiornato sulle conseguenze della decisione politica sui radar. È in corso un’analisi interna al Dipartimento delle istituzioni per definire la strategia di attuazione decisa dal Parlamento cantonale. I risultati di tali approfondimenti saranno presentati al Governo entro la fine del 2016. Obiettivo delle riflessioni sarà quello di ottimizzare il coordinamento in materia di controlli stradali tra la Polizia cantonale e le comunali.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 21 ottobre 2016.

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Da LaRegione.ch del 1. giugno 2016

«Un po’ di tensione è inevitabile e direi normale in simili eventi. Tutto comunque è stato pianificato nei minimi dettagli», dice il comandate della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

A garantire la sicurezza a Pollegio e dintorni ci sono «diverse centinaia di agenti»: poliziotti della Cantonale, agenti urani, della Svizzera centrale e dei cantoni romandi, nonché specialisti di altri cantoni.

«Abbiamo iniziato a pianificare il dispositivo dalla fine dello scorso mese di settembre», spiega Cocchi.

Sicurezza e segnali dal territorio

Sicurezza e segnali dal territorio

Da La Regione del 19 maggio 2016

Norman Gobbi all’assemblea dell’Associazione polizie comunali: controllo abitanti, compito importante – Dimitri Bossalini: «La criminalità organizzata sta erodendo il tessuto economico ticinese».

Preoccupa il terrorismo, «ma mi preoccupa maggiormente la criminalità organizzata, che secondo me sta erodendo il tessuto economico ticinese e non solo. Qui qualcosa in più si potrebbe fare». Dimitri Bossalini , presidente dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali, è uno che soppesa le parole. Così ha fatto ieri a Bellinzona, in occasione dell’assemblea. Poche, chiare parole con cui Bossalini, alla testa della Polizia del Vedeggio, ha voluto richiamare l’attenzione dei colleghi comandanti su uno dei principali temi attuali in materia di sicurezza interna. Il crimine organizzato di stampo mafioso. Che oggi vuol dire soprattutto ’ndrangheta. La quale, come attestano in questi ultimi anni diverse inchieste giudiziarie italiane ed elvetiche, movimenta denaro e propri affiliati anche al di qua del confine. E allora cosa potrebbero fare le polcomunali, abbiamo chiesto al responsabile dell’Apcti, per fronteggiare la criminalità organizzata? «Dobbiamo vigilare, dobbiamo essere in grado di cogliere certi segnali, di analizzare determinate informazioni e passarle poi alle autorità di perseguimento competenti, in primis la Polizia giudiziaria federale».

Vigilare sul territorio. Per contrastare, fra l’altro, «la realtà dei finti dimoranti e delle società di comodo», ha sottolineato il capo del Dipartimento istituzioni intervenendo all’assemblea. «Il controllo abitanti è un compito che va preso seriamente dai municipi e dalle polizie comunali», ha aggiunto Norman Gobbi . Non solo. Per rispondere alle «grandi e piccole» minacce «è fondamentale la collaborazione» tra le forze dell’ordine. Fra comunali, Polcantonale, guardie di confine… e «partner istituzionali» anche di altri Paesi, nel nostro caso gli investigatori «italiani». La cooperazione, dunque. Concetto che ha ispirato la messa a punto della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le polcomunali, entrata in vigore a tutti gli effetti lo scorso settembre. E che contempla otto regioni di polizia comunale facenti capo ad altrettanti Comuni polo. Una riforma «epocale», l’ha definita Bossalini nella sua relazione, che «concretizza la polizia di prossimità». Una riforma «ideale di polizia ticinese», difesa a spada tratta (con successo) dall’Apcti quando il Gran Consiglio era chiamato a pronunciarsi sulla proposta, sostenuta dal governo, del deputato liberale radicale Giorgio Galusero di dar vita in Ticino a un solo corpo di polizia, unendo Cantonale e comunali. Il modello introdotto dalla LcPol potrebbe tuttavia essere affinato, ha rilevato Bossalini. Il comitato dell’Associazione delle polcom «ha infatti intravisto delle opportunità di ottimizzazione, con una possibile riduzione, previo consenso dei municipi e dei consigli comunali coinvolti, del numero di Poli e la fusione tra alcune polizie strutturate (almeno sei agenti, comandante compreso, ndr)». Operazione che «dovrà comunque tener conto dell’ampiezza del territorio e della densità di popolazione».

Sotto la lente dell’assemblea anche la petizione lanciata online in marzo a livello svizzero dall’associazione ticinese ‘Amici delle forze di polizia’ (guidata da Stefano Piazza ) per un inasprimento delle sanzioni nei confronti degli autori di aggressioni, fisiche e verbali, a danno dei funzionari pubblici. «Quasi settemila», ha fatto sapere Piazza, le firme sinora raccolte. Per incrementarne il numero, il comandante della polcomunale di Locarno Silvano Stern ha suggerito anche la versione cartacea della petizione.

SEGNALAZIONE RADAR MOBILI – ‘Occhio ai rischi’

La segnalazione della presenza di radar mobili «inciderebbe negativamente» sulla sicurezza stradale, «poiché quei pochi conducenti che sono soliti non osservare i limiti di velocità rallenterebbero unicamente in prossimità della postazione». E «rimarrebbero così impuniti». Con «un aumento del rischio di messa in pericolo per loro e per gli altri utenti della strada». Ovvero, con un possibile conseguente «aumento degli incidenti dovuti alla velocità». Quanto dichiarato in un’intervista alla ‘Regione’ pochi giorni prima della decisione del Gran Consiglio (seduta del 18 aprile) di introdurre l’obbligo di indicare le postazioni radar mobili, Bossalini lo ha ribadito ieri nel corso dell’assemblea dell’Apcti. Assemblea in cui si è parlato pure delle nuove disposizioni sull’ordine pubblico, in vigore dal prossimo primo luglio. Fra cui quella che vieta di celare il volto in pubblico: saranno quindi messi al bando anche burqa e niqab. Le violazioni della legge saranno punite con multa decisa dai municipi, ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini : «Una volta constatata dall’agente di polizia l’infrazione, bisognerà evitare che quest’ultima venga perpetuata: se la donna che indossa il burqa si oppone, ricordo che c’è un reato perseguibile d’ufficio, quello di impedimento di atti dell’autorità».

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Dal Mattino della domenica l La misura ha permesso di vietare l’entrata in Ticino a 33 potenziali criminali

33. È questo il numero di criminali a cui nell’ultimo anno è stato negato il permesso di soggiorno per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. Tra queste persone figurano persone condannate per reati quali appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Leggendo quest’ultimo termine mi sono chiesto a cosa si riferisse. Sono andato a verificare. Questa persona a cui abbiamo negato il permesso di entrata in passato aveva strangolato un anziano di 90 anni e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Non propriamente reati lievi, quindi, che permettono di comprendere l’importanza della misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per frontalieri G.
Una misura pienamente sostenuta dai cittadini in particolare attraverso le 12’192 raccolte mediante la petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del nostro Cantone e di tutta la popolazione.

Più sicurezza sul nostro territorio! È questo il risultato che abbiamo ottenuto grazie all’introduzione di questa misura straordinaria. Un provvedimento che ha fatto discutere, soprattutto oltre confine, ma che si è rivelato molto efficace. Un’efficacia riconosciuta da tutto il Governo, che ha deciso di mantenere questa misura in vigore, incaricando il Dipartimento delle istituzioni da me diretto di approfondire possibili misure alternative che consentano di ottenere analoghi risultati. Una misura, tengo a sottolineare, di sicurezza e di ordine pubblico, non economica, come qualcuno ha voluto far credere. Inoltre, non si tratta assolutamente di un atto discriminatorio, come dimostrano i dati statistici riferiti al primo anno della sua applicazione. Su un totale di 17’468 domande esaminate dall’Autorità cantonale, 17’276 hanno portato infatti al rilascio o al rinnovo del permesso. Insomma, come ho sempre ripetuto: chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere! Proprio per questo motivo la misura ha trovato pure la comprensione da parte dei cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente sul nostro territorio.

Il mantenimento della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale è da salutare positivamente, poiché permetterà di continuare a salvaguardare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. I fatti ci dicono che la conoscenza approfondita di una persona che vuole entrare nel nostro Paese è di vitale importanza per tutelarci anche di fronte a fenomeni gravi e preoccupanti come ad esempio il crimine organizzato oppure le attività terroristiche; fenomeni che oggi purtroppo possono toccare da vicino anche la Svizzera. Il concetto è molto semplice: chi farebbe entrare a vivere nella propria casa una persona senza conoscere meglio il suo vissuto? Credo proprio nessuno. E questo non per una chiusura tout court, come indicano i soliti fautori del “buonismo” a tutti costi, che a livello pratico non consente però di trovare delle soluzioni concrete ai problemi ai quali siamo confrontati. Fin dal mio primo giorno in Consiglio di Stato ho messo la sicurezza al centro del mio operato; un obiettivo che continuerò a perseguire anche in futuro. Perché la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale del nostro Paese. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire ogni giorno, anche attraverso decisioni come quella da me presa nell’aprile 2015. Una decisione efficace, un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini!

Norman Gobbi

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

Giovedì 12 e venerdì 13 maggio l’USI ha ospitato gli Ufficiali della Polizia cantonale, che hanno frequentato un breve corso e un workshop ideati appositamente per loro dal prof. Paulo Gonçalves, direttore all’USI del Master of Advanced Studies in Humanitarian Logistics and Management (MASHLM). Il workshop aveva come obiettivo quello di trasferire al contesto ticinese alcune tecniche e metodologie di lavoro finora adottate nel campo dell’aiuto umanitario internazionale con lo scopo di applicarle concretamente in un altro settore, ossia nel miglioramento dei processi di collaborazione fra le diverse forze di polizia in Ticino.

L’iniziativa nasce dalla volontà del Comandante Matteo Cocchi di «trovare nuove metodologie di leadership per la Polizia cantonale, approfittando della qualità e dell’offerta che l’USI può vantare a tutto beneficio degli enti presenti sul territorio cantonale». Il corso, che per buona parte si è svolto nella forma di un workshop interattivo, si è basato su un approccio, ideato dal Prof. Gonçalves nell’ambito del suo programma di Master, grazie al quale le competenze e le esperienze dei partecipanti possono fungere da motore per lo sviluppo di soluzioni di pianificazione strategica. La particolarità di questo workshop interattivo è stato il suo carattere competitivo e cooperativo: i gruppi di partecipanti hanno formulato soluzioni che sono state messe a confronto e selezionate. Per il Prof. Gonçalves, «l’obiettivo di questa sorta di ‘torneo’ è di ottenere l’1% di idee ‘eccezionali’, per poi attuarle concretamente. Si arrivano ad esempio a stimolare fino a 300-400 idee per poi ricavarne tre o quattro che possono in seguito essere davvero applicate per migliorare la gestione delle situazioni di intervento. Più in generale, sviluppare processi e soluzioni significa imparare anche a stabilire delle priorità di azione». Gradita la visita durante i lavori del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha salutato positivamente questa iniziativa di collaborazione tra l’USI e il Comando della Polizia cantonale.

Campagna informativa «Acque sicure»

Campagna informativa «Acque sicure»

In vista dell’estate 2016 ha preso avvio la campagna informativa «Acque sicure», con la quale il Dipartimento delle istituzioni intende tutelare la sicurezza dei residenti e dei turisti che frequentano fiumi e laghi del nostro Cantone.

La costante diminuzione di incidenti e morti nei corsi d’acqua ticinesi – legata anche alle campagne promosse negli ultimi 15 anni dalla Commissione cantonale «Fiumi ticinesi sicuri» – si è confermata anche nel 2015. Per quel che concerne i corsi d’acqua le statistiche hanno registrato un unico decesso contro una media di 5/6 negli anni peggiori; un calo particolarmente importante, alla luce dell’aumento dei bagnanti. Per contro, è rimasto elevato il numero degli infortuni: se da un lato desta attenzione l’aumento dei praticanti di sport estremi (canyoning, immersioni, canoa, tuffi grandi altezze, ecc.), anche nei laghi va mantenuta sotto controllo la condivisione delle acque tra le più svariate utenze, anche queste in crescita. I quattro annegamenti verificatisi nel 2015 nei laghi Ceresio e Verbano, con un andamento in controtendenza, indicano la necessità di mantenere alta la vigilanza. In generale, preoccupa infatti la noncuranza verso le regole basilari della sicurezza.
Da inizio 2016, nell’ambito del rinnovo delle Commissioni consultive del Consiglio di Stato per il quadriennio 2016-2019, il Governo – con l’intento di estendere la prevenzione anche alla balneazione nei laghi – ha costituito la nuova commissione “Acque sicure”, in sostituzione della Commissione cantonale “Fiumi ticinesi sicuri” che per più di un decennio si è dedicata con impegno e serierà alla sicurezza dei bagnanti su tutto il territorio cantonale.
È quindi partita in questi giorni la campagna di sensibilizzazione «Acque sicure», con affissioni in quattro lingue lungo le strade di tutto il Cantone. L’azione di prevenzione, che beneficia del patrocinio di Swisslos e si protrarrà sino all’inizio di ottobre, è organizzata dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Società di salvataggio svizzera, Ticino Turismo, l’associazione mantello delle aziende elettriche della Svizzera italiana (ESI), la SUVA e il Dipartimento della sanità e socialità. Il programma di prevenzione «Acque sicure» prevede – accanto ai manifesti – l’invio entro il mese di giugno di un opuscolo informativo a tutti gli attori turistici (alberghi, campeggi, enti turistici locali, cancellerie comunali, ecc.) e una campagna di informazione nei luoghi di ristoro durante tutta l’estate.
Per i mesi di luglio e agosto 2016 è stato poi confermato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca, a Ponte Brolla e a Lavertezzo. Una misura coordinata già da alcuni anni dall’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli, che si è rilevata molto efficace. Grazie alla collaborazione con le Officine idroelettriche, gli amanti del canyoning potranno sempre annunciare a infolines telefoniche la propria presenza nei torrenti per poter svolgere la propria attività in tutta sicurezza. A questo proposito si rammenta che il sito www.hydrodaten.admin.ch fornisce aggiornamenti in tempo reale sulla portata d’acqua di quasi tutti i fiumi in Svizzera.
Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia lacuale colgono l’occasione per invitare tutti i bagnanti alla prudenza: più che dalle leggi, la sicurezza dipende soprattutto dal buon senso e dalla responsabilità di ogni persona.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.ti.ch/acque-sicure.