Ticino e Como, regole di aiuto in caso di catastrofe

Ticino e Como, regole di aiuto in caso di catastrofe

Il Canton Ticino e la Prefettura di Como hanno firmato oggi un accordo operativo che definisce le modalità di intervento in caso di emergenze, per garantire assistenza reciproca a livello transfrontaliero. La convenzione consentirà a entrambi i territori di attivarsi in maniera autonoma e più rapida di fronte a situazioni di bisogno.
In occasione dell’esercitazione internazionale ODESCALCHI, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Prefetto di Como Bruno Corda si sono incontrati questa mattina al Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso, accompagnati rispettivamente dal Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti e dal Capo Dipartimento della protezione civile italiana Fabrizio Curcio, il quale nel suo ambito ricopre il più alto grado in Italia.

Le due delegazioni hanno sottoscritto un accordo operativo che regola e ridefinisce le procedure da attivare nel caso di una catastrofe – naturale o legata all’attività umana – che interessi il nostro territorio e quello della Provincia di Como. Il nuovo testo rende operativo a livello cantonale quanto già stipulato nella convenzione del 1995, nella quale è stabilito il principio che in caso di evento maggiore le due Nazioni si offrano cooperazione nel prevenire e preparare la gestione di situazioni di emergenza assicurando assistenza reciproca. A livello operativo, tuttavia, per poter coinvolgere la parte italiana il Canton Ticino doveva finora inoltrare una richiesta al Consiglio federale, al quale era assegnato il compito di contattare il Governo italiano di Roma.

Grazie alla ratifica del nuovo accordo operativo, la procedura di mutuo soccorso sarà snellita dal profilo burocratico e consentirà al Canton Ticino di attivarsi immediatamente e in maniera più rapida direttamente con la Provincia di Como. Il nuovo sistema di gestione delle emergenze – per il quale il Canton Ticino svolgerà il ruolo di apripista – potrà in futuro servire da base per migliorare la collaborazione anche con altre Province confinanti, e potrà essere applicato anche da altri Cantoni di frontiera. La sottoscrizione dell’accordo costituisce un importante risultato collaterale dell’esercizio ODESCALCHI, organizzato grazie all’iniziativa della Regione territoriale 3 dell’Esercito svizzero e all’adesione del Dipartimento delle istituzioni, organizzato proprio con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le forze dell’ordine e quelle di primo intervento che operano a ridosso del confine.

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

Da tagesanzeiger.ch l Ab 1. Juli gilt im Tessin das Burkaverbot. Lega-Politiker und Justizdirektor Norman Gobbi sagt, wie man künftig mit verhüllten Gästen aus dem Arabischen Raum umgeht.

Norman Gobbi, wann haben Sie das letzte Mal eine vollverschleierte Frau gesehen?Letzten Sommer in Lugano.

Was hat Sie daran gestört?
Eigentlich nichts.

Frauen mit Burka oder Niqab sind in der Schweiz ein Randphänomen. Weshalb braucht es das Verhüllungsverbot, das ab 1. Juli im Tessin gilt?

Die Verschleierung gehört nicht zu unserer Kultur. Das Gesetz schützt unsere Werte, die Gleichberechtigung von Frau und Mann. Ausserdem ist das Gesicht ein wichtiges Erkennungsmerkmal. In der Schweiz besteht im Unterschied zu vielen anderen europäischen Ländern keine Ausweispflicht.

Zu den Schweizer Werten gehört auch die Religionsfreiheit.

Wir zwingen niemanden, zum Christentum zu konvertieren. Zudem geht es nicht nur um die Religion, es ist auch eine Frage der öffentlichen Sicherheit. Das Gesetz gilt nicht nur für Niqab- und Burka-Trägerinnen, sondern auch für Demonstranten oder Fussballfans, die sich vermummen.

Am Mittwoch sind Polizisten und andere Gemeindeangestellte darüber informiert worden, wie sie das Verhüllungsverbot umsetzen sollen. Werden sie eine strenge Linie fahren?

Wir haben den Gemeindepolizisten empfohlen, vorsichtig und mit guter Gesinnung zu handeln. Sie werden nicht gleich Bussen verteilen, sondern den Leuten erst nahelegen, die Verhüllung freiwillig abzulegen.

Was, wenn das nichts bringt?

Dann können Bussen ausgesprochen werden. Wie hoch diese ausfallen, können die Gemeinden selber entscheiden. Die Verordnung der Regierung sieht in ordentlichen Fällen eine Busse von 100 bis maximal 1000 Franken vor.

Aus Frankreich, wo seit einigen Jahren ein Burkaverbot gilt, sind Fälle bekannt, in denen verschleierte Frauen alle paar Wochen angehalten und gebüsst werden. Das ist wenig nachhaltig.

Damit dies nicht passiert, werden bei uns alle kontrollierten Personen in das kantonale Polizeiregister eingetragen. So erkennen wir, ob eine verschleierte Person bereits einmal kontrolliert wurde. In schwerwiegenden Fällen oder im Wiederholungsfall gibt es die Möglichkeit, höhere Bussen bis 10’000 Franken festzulegen. Grundsätzlich ist auch ein Einschreiten der Staatsanwaltschaft denkbar.

In Frankreich kommt es auch immer wieder vor, dass verschleierte Frauen sich heftig wehren, wenn sie kontrolliert werden.

Ich war letztes Jahr in Frankreich. Viele arabische Frauen waren nicht verschleiert. Das zeigt mir, dass nur diejenigen, die provozieren wollen, sich nicht an die Regeln halten. Und solche Provokationen werden wir bestrafen. Nora Illi (die Frauenbeauftragte des Islamischen Zentralrats, Anm. d. R.) etwa hat bereits angekündigt, dass sie am 1. Juli vollverschleiert nach Bellinzona kommen werde, um gegen das Verbot zu protestieren.

Die französische Polizei legt das Verbot grosszügig aus gegenüber vollverschleierten Touristinnen, die sich nur ein paar Tage im Land aufhalten. Wird es auch im Tessin Ausnahmen geben – etwa für saudische Familien, die nach Lugano zum Shoppen kommen?

Nein, bei uns gibt es keine Ausnahmen für Touristinnen. Das Gesetz gilt für alle.

Sie könnten damit zahlungskräftige Gäste verärgern.

Touristen, die sich verschleiern, werden vielleicht künftig nach Como gehen. Das tut mir leid, aber deswegen dürfen wir dem Druck von aussen nicht nachgeben. Bei uns zählt der Souverän, und dieser hat an der Urne entschieden, dass die Vollverschleierung nicht toleriert werden darf. Die Leute sind klug genug, sich anzupassen. Wenn wir nach Saudiarabien oder in den Iran fliegen, halten wir uns auch an die lokalen Kleiderregeln.

Werden nun im Tessin Tafeln aufgestellt, die darauf hinweisen, dass keine Burkas und Niqabs getragen werden dürfen?

Nein, informieren werden vor allem die Tourismusbüros. Zudem haben wir gemeinsam mit dem Aussendepartement des Bundes eine Sprachregelung formuliert. Die saudische Botschaft hat ihre Staatsangehörigen bekanntlich bereits über die neue Kleiderregelung im Tessin informiert. Andere Reaktionen gab es bisher nicht.

Vollverschleierte Frauen sind für die meisten Schweizer etwas Unvertrautes. Haben Sie einmal mit einer Frau gesprochen, die Burka trägt?

Nein.

(Tagesanzeiger.ch/Newsnet)

Sicurezza La catastrofe è servita

Sicurezza La catastrofe è servita

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, a cura di Lidia Travaini

Presentati a Rivera i dettagli dell’esercitazione Odescalchi che si terrà dal 19 al 21 giugno Saranno simulati un incidente ferroviario, una fuga di sostanze chimiche e un incendio

Polizia cantonale, Guardie di confine, pompieri di Chiasso, Mendrisio e Como, Ferrovie Federali Svizzere, Protezione Civile, Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, Ente Ospedaliero Cantonale e RSI. È davvero lungo l’elenco degli enti che parteciperanno all’esercitazione Odescalchi tra domenica 19 e martedì 21 giugno, la prima di questo genere messa in atto in Ticino, che si terrà tra il Mendrisiotto e il Comasco. In totale le persone presenti sul campo saranno oltre 3.000, a cui si aggiungeranno 2 mila uomini nelle retrovie. Gli ultimi dettagli dell’esercitazione sono stati presentati ieri dai rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni e della Regione territoriale 3 dell’esercito durante una conferenza stampa che si è tenuta al Centro istruzione della protezione civile di Rivera.
Quello che sarà provocato per collaudare la reazione degli enti di primo intervento e dei partner internazionali è un incidente ferroviario con fuga di sostanze chimiche nella galleria di Monte Olimpino. Un evento che provocherà anche un incendio sulla collina del Penz. Per la prima volta dalla sua sottoscrizione nel 1998 sarà testata la convenzione tra Italia e Svizzera riguardante le misure da attuare in caso di catastrofe di portata internazionale. In questo contesto domenica è anche prevista la firma di una nuova convenzione tra il Ticino e la Provincia di Como riguardante le modalità di intervento transfrontaliere, un documento che consentirà di attivarsi in maniera autonoma in caso di necessità.
L’esercitazione coinvolgerà tutto il distretto, delle strutture saranno infatti presenti in svariate località: al Parco delle Gole della Breggia ci sarà il Centro logistico dell’esercito, al Mercato coperto di Mendrisio il Posto collettore per i senza tetto, a Capolago il Centro ritenzione per reati minori, a Balerna il Villaggio Macerie Esercizio ferroviario e alla Casa Giardino di Chiasso e in piazza Municipio a Vacallo due Centri di raccolta per i senza tetto. La frazione di Pizzamiglio sarà infine coinvolta perché lì sarà realizzato in tempo record (circa 4 ore) un ponte sulla Breggia che unirà la sponda svizzera e quella italiana, un collegamento che sarà il simbolo dell’esercitazione.

Un altro ponte con l’Italia

Un altro ponte con l’Italia

Da LaRegione del 16 giugno 2016, un articolo di Paolo Ascierto

Esercizio Odescalchi: con soccorritori ed esercito, per la prima volta impiegate forze d’oltreconfine. In seguito a un incidente ferroviario (simulato) a Chiasso, entreranno in azione da domenica i soccorritori civili e militari. Il divisionario Cantieni: ‘Servirà anche per conoscere i nostri vicini.

«Quel ponte sarà il simbolo dell’esercizio». Ore 9.45. O, per dirla in grigioverde, zeronovecentoquarantacinque. Il bunker in cui si tiene la conferenza stampa è verniciato di fresco e, quindi, più che di piedi e di muffa odora di pittura. È il luogo in cui, in caso di emergenza, si riunirebbe il Consiglio di Stato. Fass90 in spalla, fuori i militi della Territoriale 3 impegnati nel corso di ripetizione controllano l’accesso all’area. Penne e fogli in mano, dentro si affinano i dettagli in vista dell’esercizio ‘Odescalchi’. Prenderà il via domenica e durerà fino a martedì, simulerà un grave incidente con tanto di nube tossica alla stazione di Chiasso, coinvolgerà tremila uomini di Protezione civile, Polizia cantonale, pompieri, esercito, Pronto soccorsi e via dicendo. Si svolgerà soprattutto nel Mendrisiotto e per il divisionario Marco Cantieni , Comandante della Regione territoriale 3, sarà simboleggiato da un ponte sul fiume Breggia «che verrà costruito in tre o quattro ore» dai militi. Perché quel ponte collegherà Svizzera e Italia. Geograficamente e metaforicamente: per la prima volta in occasione dell’esercizio Odescalchi lavoreranno spalla a spalla gli enti d’intervento locali e partner provenienti da oltreconfine, nello specifico i vigili del fuoco di Como e il Genio zappatori ferrovia. E non solo. A margine dell’esercizio sarà firmata una convenzione fra Ticino e Provincia di Como che in futuro permetterà di snellire le procedure per collaborare in casi di urgenza, simili a quelli simulati nel corso del weekend.

Verso altre convenzioni

«La collaborazione tra autorità civili e militari – ha sottolineato nella conferenza stampa di ieri Cantieni – non è qualcosa di strano». I contatti sono quotidiani, così come le esercitazioni congiunte. «Era dal 2011 – ha confidato l’alto ufficiale – che volevo farne una transfrontaliera». Prenderà il via domenica. «Un’occasione per tutti quelli che verranno impiegati», un’occasione per conoscersi e per comprendere come funzionano «le teste della parte oltreconfine» in un simile contesto. Anche perché se un giorno davvero dovesse verificarsi un’emergenza senza frontiere, ha concluso Cantieni, «non ci sarà tempo per conoscersi». «Anche nell’ambito della protezione della popolazione – ha rilevato pure il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è importante comprendere come funziona di là». Così come è importante disporre di chiare ‘regole del gioco’. Da qui la sottoscrizione della Convenzione tra Ticino e Provincia di Como. Anche in questo campo, ha ricordato Gobbi, gli accordi sono presi tra Roma e Berna. Ma simili convenzioni tra ‘vicini di casa’ «permetteranno di snellire le procedure» e di attivare più velocemente il soccorso transfrontaliero. Sulla falsa riga, per intendersi, di quanto avviene grazie al Centro di cooperazione polizia e doganale di Chiasso. E quanto verrà sottoscritto fra tre giorni «farà da apripista» per trovare forme di collaborazione con le altre province confinanti. Si vedrà. Per intanto sotto con l’esercizio Odescalchi che nonostante l’esodo dei primi vacanzieri e l’impiego di migliaia di uomini «non influenzerà» eccessivamente, ha assicurato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli , la mobilità sulle strade del Mendrisiotto. Anche perché, ha detto Pizolli, è «prevista la gestione del traffico in modo funzionale alle esigenze della popolazione».

Burqa, istruzioni ai Comuni

Burqa, istruzioni ai Comuni

Da LaRegione del 16 giugno 2016. Un articolo di Andrea Manna

Perugini: agire anche con buon senso. I privati? Non sono tenuti a segnalare le infrazioni.

Il Tribunale federale non accorda l’effetto sospensivo ai ricorsi inoltrati da Filippo Contarini, assistente universitario in storia e teoria del diritto, e da Martino Colombo, studente di giurisprudenza, contro la riformata legge sull’ordine pubblico e contro la nuova normativa sulla dissimulazione del viso in pubblico, varate lo scorso novembre dal Gran Consiglio. Entreranno pertanto in vigore, unitamente al relativo regolamento, il prossimo 1° luglio, come stabilito dal governo. Fra un paio di settimane scatterà quindi anche la messa al bando di burqa e niqab. La decisione dei giudici di Mon Repos – che devono ancora pronunciarsi nel merito delle contestazioni di Contarini e Colombo, vertenti in particolare sulle disposizioni delle due leggi che proibiscono di celare il volto negli spazi pubblici – è pervenuta ieri alle parti. Decisione resa nota, tramite comunicato, nel primo pomeriggio dal Dipartimento istituzioni. E ricordata qualche ora dopo dal consigliere di Stato Norman Gobbi aprendo l’incontro «informativo e formativo» con i Municipi e le polizie comunali, cioè con le principali autorità che saranno chiamate a far rispettare entrambe le leggi. Le quali, ha tenuto a puntualizzare il capo del Dipartimento, non contemplano solo il divieto di coprirsi la faccia.

Vero. Il grosso delle domande fatte dalla sala riguardava però l’applicazione delle disposizioni che proibiscono di indossare il burqa negli spazi pubblici. Ovvero «in tutte quelle aree pubbliche come strade, piazze eccetera e nei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico» o che offrono servizi al pubblico, ha ricordato il giurista del governo Francesco Catenazzi alla cinquantina di presenti alla riunione indetta dal Dipartimento istituzioni. Il divieto di dissimulare il viso (con burqa, passamontagna, casco…) vale dunque anche nei luoghi privati aperti al pubblico, per esempio i centri commerciali. Questi ultimi come qualsiasi altro privato, ha rilevato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini, «non sono tenuti a segnalare l’infrazione: possono farlo, ma per loro non vi è alcun obbligo di legge». Che invece vige per la polizia, la quale denuncerà l’avvenuta violazione con un rapporto all’organo – il Municipio – preposto a sanzionare l’infrazione con una multa. Le regole sulla dissimulazione del volto (sono previste eccezioni al divieto) puniscono altresì chi costringe terzi a celare il viso. «L’agente di polizia che ferma in uno spazio pubblico una persona col volto coperto non deve limitarsi a constatare l’infrazione, deve evitare il persistere della violazione della legge – ha sottolineato il magistrato –. Se la persona non ne vuole sapere e continua a tener nascosto il viso, c’è allora un reato da Codice penale: quello di impedimento di atti dell’autorità». In questi casi, ha aggiunto il sostituto pg, «la competenza istruttoria è della Polizia cantonale e del Ministero pubblico». L’agente della Comunale «fa così intervenire, possibilmente subito, la Cantonale cui trasmette un rapporto di segnalazione dell’accaduto». Perugini ha invitato ad agire comunque con «buon senso», anche «per evitare eventuali incidenti diplomatici», nel far osservare il divieto di indossare burqa o niqab in pubblico. Oltre all’attività repressiva, «bisogna far passare, soprattutto nei primi mesi di applicazione delle disposizioni, il messaggio che in Ticino ci sono delle norme che proibiscono di dissimulare il volto nei luoghi pubblici». Questo «per motivi di sicurezza e per motivi di interazione sociale», ha indicato Catenazzi richiamando gli obiettivi delle due leggi votate dal parlamento. Di qui un consiglio di Perugini alle polizie comunali, quello «di procurarsi copia del recente comunicato in arabo dell’ambasciata saudita a Berna, che informa delle novità legislative ticinesi, e di esibirlo ai potenziali contravventori».

Dal 1° luglio polcomunali e Municipi non dovranno solo far rispettare il divieto di celare il viso in pubblico: dovranno occuparsi di perseguire anche le altre contravvenzioni alla rivista Legge sull’ordine pubblico. La ‘formularistica’ è pronta e ieri il responsabile della sezione Polizia amministrativa, il tenente Elia Arrigoni , ha spiegato come allestire i rapporti. Il conto alla rovescia è cominciato.

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Guardia Svizzera in città

Guardia Svizzera in città

Da Gdp.ch del 6 giugno 2016. Un articolo a cura di Don Rolando Leo

È stata una mattinata composta in Collegiata quella di ieri, con un’impostazione semplice; sobria la celebrazione che ha portato il vescovo di Lugano, mons. Lazzeri, a benedire il vessillo sotto il quale si riconoscono tutte le ex-guardie elvetiche della Svizzera italiana. Riconoscersi sotto una bandiera comune, ha affermato il Vescovo, significa «un’esperienza, più o meno prolungata, di servizio alla Chiesa nella Guardia Svizzera Pontificia! Sono certo che non avete dimenticato l’emozione profonda con cui avete afferrato un giorno la bandiera e avete sollevato il braccio, giurando dedizione e fedeltà».

Questa emozione era palpabile in chiesa, significata dal religioso silenzio e dall’attenzione degli astanti durante tutta la liturgia, in modo particolare ascoltando le parole di mons. Lazzeri e seguendo il breve rito di benedizione del vessillo, trasferito sull’altare a passo cadenzato da alcune guardie. La radice profonda di quel gesto non può essere cancellata. In un certo senso, è la verità del cuore umano. “Acriter et fideliter”, “con coraggio e fedeltà”, è il motto che accompagna la Guardia svizzera. «Continuate a portarlo nel vostro cuore e, soprattutto, fatelo conoscere attraverso la qualità della vostra vita, nella famiglia, nel lavoro, nella Chiesa e nella comunità civile!», così ancora il Vescovo.

«Non conosce una vera ragione di vivere se non colui che ha trovato la ragione per cui vale la pena donare la propria vita fino al sangue, se necessario». Il teologo tedesco Dietrich Bonhöffer ha lasciato questo testamento che corrisponde all’animo che ha mosso originariamente tanti giovani attraverso questo slancio di vita e di donazione di sé, ognuno a suo tempo.

In chiesa sono comparsi a fine celebrazione una sessantina di cresimandi di tutta la zona, invitati per una giornata speciale dedicata a loro, ai quali il Vescovo ha rivolto parole di saluto, richiamandoli a valori veri legati al servizio per gli altri.

Le guardie hanno lasciato la chiesa in parata, accolti in piazza Collegiata da amici e simpatizzanti. Poi sono salite in corteo fino a Castelgrande, attirando l’attenzione ammirata di turisti e passanti. Insomma, una bella mattinata in cui la città di Bellinzona si è colorata con le stupende divise delle ex Guardie Pontificie ed è stata richiamata dalla musica della banda che le ha accompagnate.

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Da NeueLuzernerZeitung.ch l Streng bewacht: Um eine reibungslose Feier zu gewährleisten, waren Tessiner und Urner Polizeikräfte schon vor dem grossen Tag an den Tunneleingängen und auf dem Festgelände präsent. (Archivbild)
Durch Aufklärungs- und Kontrollarbeiten sei im Vorfeld die Grundlage für eine sichere Feier geschaffen worden, teilte die Gesamteinsatzleitung am Mittwoch in einem Communiqué mit. Vom 31. Mai bis 1. Juni galt ausserdem im “Grossraum Gotthard” eine Verkehrssperre für die Zivilluftfahrt und für die Luftwaffe.

Zudem wurde im Tessin eine Hauptstrasse in der Nähe des Festgeländes bei Pollegio für den Verkehr gesperrt und der gesamte Verkehr auf die Autobahn A2 umgeleitet. Deshalb wurde auf einem Teilabschnitt die Vignettenpflicht aufgehoben.

Im längsten Tunnel der Welt waren ebenfalls Vorkehrungen getroffen worden. Die 57 Kilometer lange Röhre war auf kompletter Länge mit Spürhunden abgesucht worden, wie der Sprecher der Urner Kantonspolizei, Gustav Planzer, auf Anfrage sagte.

Am Tag der Eröffnungsfeier selbst mussten alle Gäste eine von Flughäfen bekannte Sicherheitszone passieren, um auf das Festgelände zu gelangen. Gemäss dem Verteidigungsdepartement (VBS) waren 2000 Armeeangehörige beim Gross-Anlass im Einsatz.

“Wir sind sehr zufrieden, dass die Zusammenarbeit bei den Polizeikräften so gut funktioniert hat”, sagte der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi (Lega) am Mittwoch auf Anfrage. Er erinnerte daran, dass eine derart enge Kooperation zwischen dem Tessin und Uri in Sicherheitsfragen ein Novum darstelle. (sda)

http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/zentralschweiz/ur/uri/Keine-Zwischenfaelle-bei-Eroeffnungsfeier;art97,749296

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

La 10. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza – convocata oggi a Palazzo delle Orsoline – ha permesso di fare il punto sulla situazione attuale in Ticino, in particolare per quanto riguarda lo stato dei lavori della riforma che ha interessato la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali, la strategia in materia di controlli radar e l’entrata in vigore delle nuove disposizioni concernenti l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici.

La riunione ha consentito anzitutto di verificare il grado di attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – entrata a regime lo scorso 1. settembre – negli otto circondari istituiti sul territorio cantonale. Attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono infatti 111 i Comuni convenzionati con un Comune dotato di un corpo di polizia comunale (strutturato o polo), tramite accordi ratificati dal Consiglio di Stato. Non vi sono invece variazioni sulla situazione della Regione delle Tre Valli e dei Comuni della Verzasca che hanno ratificato – come già annunciato – l’accordo transitorio con la Polizia del Piano. Sono quindi stati illustrati i prossimi passi e l’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di voler procedere con l’ulteriore accorpamento di alcune regioni soprattutto nell’ottica di poter ottimizzare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi aggiornato i rappresentanti dei Comuni sull’entrata in vigore del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, prevista per il 1. luglio 2016 e i relativi lavori preparatori. Al momento, si rammenta, è pendente un ricorso sulla dissimulazione del volto inoltrato al Tribunale federale che dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane sull’eventuale effetto sospensivo di tali norme. Il Dipartimento delle istituzioni sta comunque procedendo con i necessari lavori preparatori e a questo proposito è stata indetta il prossimo 15 giugno una serata informativa per Municipi e Polizie comunali .

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha infine aggiornato sulle conseguenze della decisione politica sui radar. È in corso un’analisi interna al Dipartimento delle istituzioni per definire la strategia di attuazione decisa dal Parlamento cantonale. I risultati di tali approfondimenti saranno presentati al Governo entro la fine del 2016. Obiettivo delle riflessioni sarà quello di ottimizzare il coordinamento in materia di controlli stradali tra la Polizia cantonale e le comunali.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 21 ottobre 2016.

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Da LaRegione.ch del 1. giugno 2016

«Un po’ di tensione è inevitabile e direi normale in simili eventi. Tutto comunque è stato pianificato nei minimi dettagli», dice il comandate della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

A garantire la sicurezza a Pollegio e dintorni ci sono «diverse centinaia di agenti»: poliziotti della Cantonale, agenti urani, della Svizzera centrale e dei cantoni romandi, nonché specialisti di altri cantoni.

«Abbiamo iniziato a pianificare il dispositivo dalla fine dello scorso mese di settembre», spiega Cocchi.