«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

Da Libero l È assodato che la Svizzera si prepara a mobilitare l’esercito per una possibile emergenza immigrazione sui suoi confini con l’Italia. Il consigliere per la sicurezza del Canton Ticino, Norman Gobbi, ha confermato il prossimo schieramento di 2000 soldati dell’armata elvetica, per la precisione appartenenti a unità corazzate, lungo i principali valichi, pronti a chiuderli se necessario. Decisione presa dal Consiglio Federale, e in particolare dal ministro del- la Difesa Guy Parmelin, nel timore che, con la progressiva chiusura dei valichi austriaci, i rifugiati e/o clandestini, che dir si voglia, possano deviare verso ovest, scegliendo la Svizzera come terra di destinazione o anche di passaggio verso Germania o Scandinavia. «Se l’Austria chiude il Brennero – ha chiosato Gobbi intervistato dal giornale austriaco Kronen Zeitung – la Svizzera di- verrà l’unica porta d’accesso per l’Euro- pa del Nord. Prima che ciò accada, dobbiamo proteggerci».

Il Consiglio Federale prevede che in primavera ed estate gli sbarchi in Italia possano portare 30.000 migranti ad affollarsi lungo le frontiere sul versante lombardo e piemontese. Il piano operativo elvetico prevede che i soldati stiano a disposizione delle guardie confinarie in caso di rischi d’ordine pubblico e terrorismo e con un numero di domande d’asilo inferiore alle 10.000 nell’arco di un mese. Se ci fossero però 30.000 domande d’asilo in poche settimane, come teme Berna, l’esercito sarebbe auto- rizzato a intervenire per conto suo su tutto il confine, se necessario attivando un battaglione aggiuntivo di 700 uomini. Nel caso peggiore, la Svizzera potrebbe chiudere ai migranti la trentina di valichi, grandi e piccoli, distribuiti sul confine italiano, la maggioranza con- centrati nelle province lombarde di Varese, Como e Sondrio.

Per il giornale svizzero Blick, a molti militari in servizio sono state sospese licenze e ferie per le prossime settima- ne, proprio per tenersi pronti a ogni evenienza. In teoria il piano d’emergenza prevede lo schieramento per un massi- mo di tre settimane, tempo però prorogabile a volontà dal Parlamento federale. Già il 20 aprile, inoltre, il consigliere federale Ueli Maurer ha ispezionato insieme al brigadiere Jurg Noth il valico di Chiasso, uno dei possibili luoghi “caldi” in caso di crisi. Maurer ha ammesso: «Ho fatto il punto della situazione sul confine anche in relazione con eventuali ondate migratorie eccezionali». Finora la Svizzera ha ricevuto 8355 richieste d’asilo nei primi tre mesi del 2016, di cui 1992 nel solo marzo. Quantità gestibile, che però gli elvetici non vogliono si moltiplichi per dieci. Il dipartimento immigrazione del governo ha disposto che la capacità d’accoglienza nei municipi vicini al confine aumenti da 4600 a 9000 posti. Ma quando non ci sarà più spazio, si resterà oltre il confine, cioè in Italia. Di certo le manovre svizzere sono anche un monito al governo “accoglienzista” italiano. Non è impossibile una coordinazione segreta fra paesi del Nord, dato che il 14 apri- le, pochi giorni prima di predisporre il piano d’emergenza, il ministro della Di- fesa svizzero Parmelin ha incontrato a Stoccolma il collega svedese Peter Hultqvist. Ufficialmente per parlare di forni- ture di armi, ma forse toccando anche, sottovoce, l’intreccio sicurezza-immigrazione-terrorismo. In tutto il 2015 la Svizzera ha avuto 40.000 domande d’a- silo, il doppio che l’anno prima, in un crescendo che Berna non intende più subire.

LIBERO24APRILE2016

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Dal Mattino della Domenica del 22 aprile 2016
Importante incontro istituzionale a Roma con la Direzione Antimafia italiana

Nel corso della mia recente visita a Roma, insieme ad una delegazione ufficiale del Canton Ticino, ho avuto la possibilità di intrattenere importanti contatti istituzionali con alcune Autorità italiane, in cui sono stati approfonditi diversi aspetti che si rilevano fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto, in relazione al tema dei flussi migratori, i rappresentanti del Ministero dell’interno e del Ministero degli affari esteri mi hanno riferito le statistiche degli arrivi nei primi mesi del 2016, così come i probabili scenari futuri. Scenari che ho sottolineato immediatamente alle Autorità federali, chiedendo che siano intraprese delle azioni concrete per difendere la frontiera ticinese, che rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Provvedimenti necessari in particolare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo attualmente, con la chiusura della via Balcanica che implicherà uno spostamento dei flussi verso l’Italia e di riflesso verso il nostro Cantone.

Ed è sempre in ottica di accrescere la sicurezza sul nostro territorio che si è inserito l’interessante incontro avuto a Roma con il Generale di Divisione della Direzione Antimafia italiana Nunzio Antonio Ferla. Interessante poiché la Mafia costituisce un fenomeno che tocca purtroppo da vicino anche il nostro Paese, come dimostrano i recenti arresti di alcuni presunti membri di una cosca della ’ndrangheta, la Mafia calabrese, i quali si aggiungono a quelli effettuati nell’agosto 2014 a Frauenfeld, sempre inerenti alla medesima cosca. Episodi che devono farci riflettere circa le possibili ramificazioni della criminalità organizzata in Svizzera; riflettere ma soprattutto agire alfine di contrastare con incisività questo fenomeno. Da questo punto di vista, l’Italia dispone di strumenti maggiormente efficaci per combattere la Mafia, sia a livello operativo che dal profilo delle leggi, molto più severe se confrontate con quelle svizzere. Un aspetto, quello della necessità di inasprire la nostra normativa, che ho evidenziato più volte e che ritengo essenziale alfine di poter combattere in maniera decisa le organizzazioni criminali.

Nell’incontro con la Direzione Antimafia italiana è pure emersa la notevole evoluzione conosciuta dalla Mafia nel corso degli anni rispetto ai cambiamenti della nostra società. La Mafia oggi infatti non è più quella di una volta ma tocca altri campi – dal settore finanziario alla ristorazione passando dalla socialità – cercando sempre di trarre il maggior guadagno possibile. Proprio per questo motivo la Svizzera deve fare di più! Dobbiamo infatti assolutamente dotarci di strumenti, in primo luogo nelle nostre leggi, che permettano di combattere efficacemente la Mafia, adattandoci ai suoi cambiamenti e andando a colpirla laddove fa più male, a cominciare dalle risorse, finanziarie e non, a sua disposizione. Un obiettivo che consentirà di incrementare la sicurezza sul nostro territorio e che presuppone pure la conoscenza approfondita delle persone che giungono nel nostro Paese. Una conoscenza favorita da misure come ad esempio quella riguardante l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Una misura straordinaria introdotta lo scorso aprile dal mio Dipartimento proprio allo scopo di accrescere, a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone, la sicurezza del Ticino e di tutti i Ticinesi. Un bene primario che, quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono chiamato a garantire a tutti i cittadini!

Norman Gobbi

Sicurezza nazionale: la CG MPP prende posizione

Sicurezza nazionale: la CG MPP prende posizione

In occasione della riunione plenaria della Conferenza gover- nativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), i Cantoni han- no preso posizione in merito all’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs) e all’Esercizio della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19).

I rappresentanti dei Cantoni hanno preso atto del voto delle Camere federali, che il 18 mar- zo 2016 hanno approvato le basi legali che permettono l’introduzione dell’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs), deplorando il lancio di un referendum. I Cantoni sottolineano infatti l’importanza di poter aumentare la prontezza dell’esercito a partire dal 2018, di migliorare l’istruzione e l’equipaggiamento e di rafforzare i legami a livello regionale. L’attuazione dell’USEs ottimizzerà altresì il rapporto fra prestazioni e mezzi finanziari necessari all’Eser- cito.

L’assemblea plenaria della CG MPP ha ratificato la decisione presa durante la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) del 14 marzo 2016, inerente agli ambiti dell’Esercizio di condotta strategica 2017 (ECS 17) e dell’Esercizio della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19). Sarà il terrorismo il tema principale dell’ECS 17, durante il quale verranno in particolare valutate la comunicazione e la collabo- razione politico-strategica a livello federale. Sulla base dell’ECS 17 verrà in seguito svilup- pato l’ERSS19, che, in una situazione caratterizzata da attentati terroristici, eserciterà l’ambito della crisi d’approvvigionamento elettrico del Paese.

Nel corso dell’assemblea plenaria, il Consigliere federale Guy Parmelin, Capo del Diparti- mento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), ha informato i rappresentanti dei Cantoni sull’avanzamento dei progetti riguardanti i sistemi d’allarme e la telematica, rilevanti nel campo della protezione della popolazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) sta elaborando una decina di progetti che da giugno a settembre 2016 saranno sottoposti ai Cantoni mediante una procedura di consultazione.

In considerazione della maggiore probabilità che l’Esercito venga impiegato sussidiaria- mente a favore dei Cantoni nella gestione dei flussi migratori, il Comandante di corpo An- dré Blattmann, Capo dell’esercito, ha illustrato le misure introdotte per garantire la prontez- za dell’impiego. In caso di necessità, 2000 militari sono a disposizione per un servizio d’appoggio (1300 a supporto del Corpo delle guardie di confine e 700 per altri compiti). Se la situazione dovesse oltremodo aggravarsi, è pure prevista la possibilità di chiamare in servizio un battaglione supplementare.

Benno Bühlmann, Direttore dell’UFPP, ha riferito in merito alle sfide future nel contesto del- la protezione della popolazione, fra le quali spicca la realizzazione dei contenuti del Rap- porto sulla strategia della protezione della popolazione e della protezione civile 2015+. Da segnalare vi è una maggiore coordinazione del sistema integrato, la designazione di organi centrali di contatto a livello federale e cantonale, il disciplinamento di interfacce tra le orga- nizzazioni, la verifica e l’adeguamento degli effettivi, l’elaborazione di criteri di interoperabi- lità e la creazione di basi di appoggio intercantonali. Il rapporto sarà ultimato nel mese di maggio.

Asyl: Kantone fordern Zugangsbeschränkung

Da Bazoline.ch l Zwei der BaZ exklusiv vorliegende Briefe fordern vom Bundesrat Massnahmen, mit welchen die unbegrenzte Asylzuwanderung begrenzt werden kann.

Die drei Sicherheitsdirektoren der Kantone Graubünden (Christian Rathgeb, FDP), Tessin (Norman Gobbi, Lega) und Wallis (Oskar Freysinger, SVP) fordern vom Bundesrat Massnahmen, um notfalls eine anhaltend hohe Zuwanderungszahl von Asylsuchenden steuern und begrenzen zu können. Dasselbe fordert der Berner FDP-Regierungsrat Hans-Jürg Käser im Namen der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). Beide unmissverständlich formulierten Briefe an den Bundesrat liegen der BaZ vor.

In beiden Schreiben loben die Verfasser eingangs die Notfallplanungen, auf die sich Bund, Kantone, Städte und Gemeinden vergangene Woche einigten. Dabei geht es um Aufnahme, Unterbringung und Betreuung einer im Vergleich zu heute bedeutend höheren Anzahl Asylbewerber. Die beiden Briefe vom 15. April (KKJPD) und vom 18. April (GR, TI, VS) machen nun aber deutlich, dass diese Notfallplanungen den Sicherheitsverantwortlichen in den Kantonen nicht genügen. Sie wollen wissen, wie der Bundesrat die Asyl­zuwanderung steuert und nötigenfalls begrenzt, sollte eine starker Asylstrom über längere Zeit anhalten.

«Alle Möglichkeiten prüfen»

In seinem Brief an den Bundesrat unterstreicht Käser vorab, «alle beteiligten Akteure demonstrierten eine bemerkenswerte Einigkeit in der Absicht, die Unterbringung und Registrierung einer grossen Zahl von Asyl­suchenden im Fall einer Notlage pragmatisch und schnell sicherzustellen». In der Diskussion sei aber auch Kritik laut geworden, «dass die Notfallplanung keine Massnahmen zur Steuerung und allenfalls auch zur Begrenzung der Zahl der einreisenden Asylsuchenden enthält». Die KKJPD sei der Ansicht, dass die Schweiz auch in diesem Bereich Vorbereitungen treffen müsse. Sie ersucht deshalb den Bundesrat, «unter Einbezug der Kantone alle denkbaren Möglichkeiten für eine Steuerung oder zahlenmässige Begrenzung der Zugänge im Asylbereich zu prüfen».

Noch deutlicher werden die drei Regierungsräte Rathgeb, Gobbi und Freysinger in ihrem Schreiben. Sie verweisen auf die neusten Asylzahlen aus Italien. Diese deuteten aufgrund des ersten Quartals 2016 auf eine Zunahme von 300 Prozent für das gesamte Jahr hin – dies im Vergleich zu 2015. Hätten im April 2015 noch 16’068 Asyl­suchende Italien erreicht, seien es allein in den ersten zwölf Apriltagen dieses Jahres bereits 22’140 gewesen.

Die drei Sicherheitsdirektoren wollen vom Bundesrat Auskunft über dessen Massnahmen, um die Asylzuwanderung in die Schweiz begrenzen zu können. Sorge bereitet den drei Sicherheitsdirektoren insbesondere der Umstand, dass Österreich und Frankreich abhaltende Grenzkontrollen planen oder bereits eingeführt haben. Damit bliebe für Migranten nur noch das Tor zur Schweiz offen, lautet die Befürchtung. Nötig sei deshalb die Planung von Massnahmen, um Migrationsflüsse begrenzen zu können.

Gestern hat der Bundesrat das Verteidigungsdepartement beauftragt, Massnahmen für die Unterstützung ziviler Behörden in einer Asylnotlage zu treffen. Im Vordergrund stehen dabei gemäss Bundesratsmehrheit um Justizministerin Simonetta Sommaruga (SP) aber vor allem Logistik-Aufträge an die Armee, nicht aber notfalls die Verhinderung illegaler Grenzübertritte in Zusammenarbeit mit der Grenzwache.
(Basler Zeitung)

Von Beni Gafner, http://bazonline.ch/news/standard/asyl-kantone-fordern-zugangsbeschraenkung/story/16100657

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

Da IlGiornale.it l Se i flussi migratori dall’Italia aumenteranno 2mila uomini dell’esercito pronti a intervenire

L’emergenza migranti spaventa l’Europa. Se l’Italia si prepara ad una nuova ingente ondata di sbarchi e l’Austria ha deciso di mettere una barriera al valico del Brennero, ora anche la Svizzera cerca di premunirsi. Dopo la chiusura del corridoio balcanico e l’inasprimento dei controlli al confine tra Italia e Austria, la Svizzera si cautela tenendo pronti duemila militari da inviare lungo al confine nel corso dell’estate se la situazione dovesse precipitare.

Il piano è stato discusso nei giorni scorsi dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e dal suo omologo federale Guy Parmelin che ha fornito rassicurazioni sulle misure da adottare. Il confine ticinese infatti potrebbe diventare molto caldo alla luce degli ultimi sviluppi specie se con la bella stagione gli arrivi di barconi sulle coste italiani si moltiplicheranno come da previsioni. Per questo è stato rivisto il piano ferie di duemila militari, appositamente sospeso in modo tale da tenere pronto un contingente di uomini da impiegare lungo il confine per coadiuvare gli agenti doganali nelle eventuali operazioni di filtraggio e smistamento. «L’esercito deve essere in grado di appoggiare le autorità civili nella gestione di una situazione straordinaria causata da un aumento del flusso migratori. Per tale ragione vengono adeguate le date di quattro corpi di truppa», si legge sul sito internet ufficiale dell’esercito della confederazione svizzera. Il piano al vaglio del governo elvetico prevede una suddivisione dei compiti tra Cantoni, dipartimenti e Comuni e sarà pronto a scattare nel momento in cui le richieste di asilo dovessero diventare troppe e quindi difficili da gestire.

Nessuna misura imminente quindi e nemmeno un allarme preciso o dettagliato. Solo la volontà da parte svizzera di non farsi cogliere impreparata in caso la situazione al confine si facesse complicata nel corso dei prossimi mesi. Soprattutto avere un piano concreto ed efficace per l’identificazione, la registrazione e l’accoglienza dei profughi anche in caso di forte afflusso. «Vogliamo evitare che i profughi siano costretti a trascorrere la notte sotto i ponti», ha detto il consigliere di Stato bernese Hans-Jürg Käser. Riguardo all’utilizzo dell’esercito, Käser spiega che il compito dei militari sarebbe esclusivamente di supporto alle guardie di confine e di gestione delle attività di logistica e trasporto.

«Nei giorni lavorativi della scorsa settimana si sono presentate a Chiasso una cinquantina di persone; fra sabato e domenica 113. Serve un approccio adatto alla situazione», ha detto Gobbi, che ha espresso preoccupazione per quello che potrebbe accadere nel corso dell’estate. Lo scorso anno i richiedenti asilo in Svizzera sono stati 40mila ma la cifra potrebbe aumentare di molto. A preoccupare in particolare la chiusura della rotta balcanica che era stata finora utilizzata per i migranti in arrivo dal Medioriente, la barriera in fase di costruzione al valico del Brennero con una sorta di recinzione lunga 250 metri ed annessi controlli molto più accurati sui mezzi in transito ed anche, o soprattutto, l’incremento degli sbarchi in Italia. Con l’estate infatti è previsto l’arrivo di migliaia di profughi dal Nord Africa e il confine svizzero potrebbe diventare la porta principale dei migranti verso il Centro Europa.

Matteo Basile, http://www.ilgiornale.it/news/politica/svizzera-teme-uninvasione-militari-controllare-confine-1248796.html

Apertura di SlowUp Ticino 2016

Apertura di SlowUp Ticino 2016

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’apertura di SlowUp Ticino

Signor Sindaco di Locarno,
Signor Sindaco di Bellinzona,
Signor Presidente del Comitato promotore,
Autorità locali,
Sponsor e organizzatori,
Gentili Signore, Egregi Signori,

per me oggi è un grande piacere portarvi il saluto del Consiglio di Stato per inaugurare ufficialmente la sesta edizione di SlowUp Ticino.

Si tratta di un appuntamento che dal 2011 è sempre più atteso dalla popolazione ticinese ma anche dai turisti che, in questo periodo dell’anno, giungono nel nostro bel Cantone.
Slow up in cinque anni è diventato uno degli eventi gratuiti dedicati al movimento più importanti e di successo del Cantone diventando una festa popolare dalle molte virtù.

In questa dinamica sana non solo per il corpo ma anche per la mente, abbiamo l’occasione di scoprire e riscoprire le bellezze del nostro territorio.
Il Cantone, grazie ai contributi di tutti i Dipartimenti, ha confermato anche quest’anno, per la sesta volta consecutiva, il suo sostegno finanziario.
Siamo infatti più che soddisfatti di poter contribuire a un evento vincente e diverso da tutti gli altri grazie a un’atmosfera unica in cui le strade non sono più ostaggio delle automobili.
Il supporto del Cantone a questa manifestazione, che è a complemento di quello offerto dai principali sostenitori a livello nazionale e regionale del progetto – che ringrazio sentitamente – si inserisce in un discorso più generale in questo ambito: ovvero l’impegno del Cantone, tramite il Dipartimento del territorio, nella pianificazione e nella promozione della mobilità ciclabile e pedonale.

Uno sforzo che si integra, grazie al mio Dipartimento e al programma “Strade sicure” e alla Polizia cantonale, con una costante prevenzione a livello di sicurezza stradale.

Non va dimenticata poi la promozione, con in prima linea il Dipartimento socialità e sanità, di uno stile di vita sano con l’invito esteso a tutte le fasce di età di svolgere un’attività fisica.
Slowup rappresenta quindi un momento straordinario di sensibilizzazione per favorire la mobilità lenta.

È anche un’azione di prevenzione sulla sicurezza stradale per gli utenti più vulnerabili della strada (ciclisti e pedoni) che, come i conducenti di veicoli, sono tenuti ad un comportamento corretto e al rispetto delle regole della circolazione stradale.
L’impegno del mio Dipartimento e delle Polizia cantonale e comunale è continuo, sia attraverso le azioni di prevenzione e informazione, sia con l’educazione stradale e il sostegno a iniziative concrete come il progetto “Meglio a piedi”.
L’utilità di queste campagne di sensibilizzazione si conferma purtroppo nelle statistiche. Ricordo a proposito che gli incidenti che hanno coinvolto persone in bicicletta e pedoni in Svizzera nel 2014 hanno causato il 41.1% del totale dei feriti gravi occorsi sulle strade e il 31.6% dei decessi.
Per le biciclette i valori registrati sono addirittura aumentati rispetto all’anno precedente.
Dati che ci confermano che occorre quindi restare vigili in questo settore e mantenere iniziative a favore di una maggiore sicurezza stradale.
E qui mi permetto di sottolineare un consiglio molto importate: indossate un casco!
Non mi soffermo sul programma di dettaglio della giornata di oggi che vi sarà presentato in seguito dal Presidente del comitato di organizzazione, Roberto Schneider.

Non mi rimane quindi che ringraziare tutti, i sostenitori, i partner regionali, i promotori, gli organizzatori e tutte le persone (agenti delle polizie comunali, personale della protezione civile e del servizio autolettiga, volontari di associazioni che grazie, ecc.) al loro impegno rendono possibile questa giornata.

Auguro a tutti buon divertimento e una splendida giornata senz’auto.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

Dal Mattino della Domenica del 17 aprile 2016
Flussi migratori: l’estate 2016 si profila calda e dovremo farci trovare pronti 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse nella nostra mente le immagini dell’emergenza migratoria dell’estate del 2015, quando il Ticino è stato confrontato con una notevole pressione causata in particolare dalle decisioni prese dagli Stati a noi confinanti, che hanno reso il Ticino l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa. Uno scenario preoccupante che potrebbe ripetersi nel 2016, con una portata se possibile ancora maggiore. Sì perché gli scenari prospettati dalla Confederazione non sono propriamente quelli previsti dall’Italia. Nella scorsa settimana ho avuto modo di discutere a Roma di questa tematica con alcuni rappresentanti del Ministero degli affari esteri e del Ministero dell’interno dello Stato italiano, i quali mi hanno confermato che nei primi mesi del 2016 il numero dei migranti è fortemente aumentato rispetto all’anno scorso; una tendenza che porterebbe al raddoppio degli arrivi rispetto al 2015. Dati che confermano tutte le mie preoccupazioni, che ho di recente portato all’attenzione del Consiglio federale e degli altri Cantoni. Il rischio è concreto, in particolare a seguito della chiusura della via balcanica. Un rischio per il quale occorre prendere delle misure al fine di prevenire delle ripercussioni negative sul nostro territorio.

Crisi reale, risposte concrete

Non si tratta affatto di falso allarmismo, ma di essere pronti a gestire situazioni di emergenza e di crisi reali; situazioni che devono essere assolutamente anticipate poiché, una volta che esse si verificano, risulta infatti essere troppo tardi. In quest’ottica, è fondamentale adoperarsi per difendere quella che, come non smetterò mai di ripetere, rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Per questo motivo sono soddisfatto della disponibilità dimostrata dal Dipartimento della difesa diretto dal Consigliere federale Parmelin, che ha deciso di adeguare la date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militare allo scopo di poter appoggiare le Autorità civili nelle gestione dell’emergenza migratoria. Un supporto essenziale, a prova della comprensione da parte del Consigliere federale UDC delle problematiche cui il nostro Cantone è confrontato. Inoltre, è pure importante che, sulla spinta delle preoccupazioni del nostro Cantone sottolineate alle Autorità federali, sia stato previsto nella pianificazione che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana, che rappresenta il periodo più caldo durante il quale si registra il maggior numero di arrivi al nostro confine.

Non solo preparare l’accoglienza, anche studiare misure drastiche

L’aspetto fondamentale è che al centro di queste discussioni vi sia sempre la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese e di tutti i cittadini, messa a repentaglio da queste situazioni d’emergenza. Situazioni che purtroppo non possono essere risolte con il solo buonismo. Per questo mi sono rivolto più volte ai Consiglieri federali titolari dei dossier specifici chiedendo spiegazioni, prese di posizione e misure concrete, tra cui anche l’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e altre misure per frenare l’afflusso dei migranti verso la Svizzera. Giovedì scorso, nell’ambito della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è stata riconosciuta la bontà delle mie riflessioni, visto che altri colleghi hanno risposto positivamente alle nostre proposte. Un passo nella giusta direzione, ma chiederò a Berna ancor di più affinché la Svizzera non rimanga l’unica porta aperta per i migranti dal Mediterraneo verso il Nord Europa. Per la sicurezza del Ticino e dell’intera Svizzera, per il benessere dei nostri cittadini.

17Norman Gobbi

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Da RT.com l Switzerland is prepared to put tanks on its border with Italy to deal with the European refugee crisis, Swiss media reports. A security director for one of the cantons said the nation must prepare for a possible “migrant onslaught.”

“We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino, as quoted by Austrian newspaper Kronen Zeitung.

The Swiss region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion on standby, all of whom have been asked to postpone vacations in order to be available at short notice, Swiss daily Blick reported.

“The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” Gobbi said, adding that 169 refugees have illegally crossed the border between Italy and Switzerland in the past week.

Gobbi’s statements come just one day after Austria’s defense minister, Hans Peter Doskozil, said that his country is prepared to close its border if Italy does not manage to bring the refugee crisis under control.

“We have to go on the offensive,” Doskozil said on Wednesday night, referring to tightened border controls. The statement was met with criticism from Italy.

It wasn’t the first time that Doskozil had made such a statement. Earlier in April, he said that Austria would deploy troops at its border checkpoint with Italy. The comment was met with protests from pro-refugee activists.

Since the beginning of the year, Italy has taken in more than 16,000 refugees – up from just over 10,000 during the same period of 2015, according to the Interior Ministry. Most were rescued from smugglers’ boats off the Libyan coast and brought ashore in Sicily by the Italian Coast Guard.

The dangerous crossing from North Africa to Sicily was the most popular route to Europe as the refugee crisis worsened in the early months of 2015, but the deteriorating situation in Libya and rise of a new smuggler train over the Aegean and through the Balkans tipped the scales to Greece by June 2015. However, refugees in Greece have been stuck there since February, after Macedonia and other Balkan countries closed their borders.

The situation in Greece and Italy are part of Europe’s wider refugee crisis, the worst since World War II. Over a million asylum seekers arrived to the continent in 2015, mostly from Syria, where a civil war has killed 250,000 people and displaced more than 12 million since 2011, according to UN figures.

The EU struck a deal with Turkey in March, under which illegal migrants reaching Greece from Turkey are returned. In response, the EU agreed to take in thousands of Syrian refugees directly from Turkey. However, the deal has since been criticized by human rights groups who have questioned whether Turkey is a safe place for migrants to be returned to. That skepticism was strengthened after Amnesty International revealed that Turkey has returned thousands of Syrian refugees to the war-torn country since mid-January.

https://www.rt.com/news/339737-switzerland-tanks-italian-border/

Swiss boarder and migrants

Swiss boarder and migrants

Da breitbart.com l Preparing for ‘Migrant Onslaught,’ Switzerland Ready to Post Tanks at Border with Italy

Macedonian police deploy their forces near the razor wire fence at Greek-Macedonian border near Gevgelija, on April 13, 2016.
Switzerland has announced it is considering stationing a tank battalion at its southern border with Italy, after news that Austria is ready to completely shut down the Brenner Pass between Italy and Austria.

In a matter of just hours, Europe’s migrant crisis has escalated following the unexpected announcement Wednesday night by Austria’s Defense Minister Hans Peter Doskozil that his country is prepared to close its border if Italy does not get its migrant problem under control.

After Italy sharply criticized the Austrian plan, Switzerland has declared it is considering posting tanks to secure its own border with Italy. “We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino.

The region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion at the ready, and they have been asked to postpone vacations in order to be available as needs may arise. As other migrant routes become more restricted or close altogether, Italy is becoming increasingly the path of choice for migrants coming both from the south and from the east. Heading north through Italy, if Austria no longer becomes an option, “many will then travel to Switzerland,” Gobbi said.

According to Gobbi, in the past week 169 refugees have crossed the border between Italy and Switzerland illegally. “The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” said the security director.

During the first part of this year Italy has taken in 50 percent more refugees than during the same period in 2015, and the Italian government is forecasting the total number of migrants this year to be double that of last year. “This will not be without consequences for Switzerland,” said Gobbi.

“We have to go on the offensive,” said Austria’s Defense Minister Wednesday night, referring to tightened border controls.

By all accounts, Switzerland agrees.

http://www.breitbart.com/london/2016/04/14/preparing-refugee-onslaught-switzerland-ready-post-tanks-border-italy/

Follow Thomas D. Williams

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

Dal Corriere del Ticino del 15 aprile 2016 un’intervista a cura di Giovanni Galli

Per la Svizzera è uno scenario, per il Ticino una quasi certezza. Nei prossimi mesi è «altamente probabile» che si ripeta una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia, «interessando in particolar modo il Cantone», ha detto Norman Gobbi ai colleghi direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. E questo è motivo per nutrire «forti preoccupazioni». Gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016, passando da 11 mila (nello stesso periodo del 2015) a 18 mila. Nei primi 12 giorni di aprile gli arrivi sono stati 22.140, contro i 16.063 di 12 mesi prima, sull’arco di 30 giorni. Bellinzona dice di aver appreso con soddisfazione della decisione del Dipartimento della difesa di cambiare le date dei corsi di ripetizione di quattro battaglioni per eventualmente appoggiare le autorità civili. Ma apprezza anche che la Sezione della migrazione si sia detta disposta, in caso di emergenza, ad operare durante il fine settimana, periodo in cui a Chiasso si registrano per ora gli arrivi maggiori. Inoltre è stata condivisa la proposta ticinese di valutare scenari di intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti. Una lettera con queste richieste sarà inviata al Consiglio federale dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia.

Lei esprime forte preoccupazione. A livello svizzero non sembra essercene?
«La situazione mi sembra sottovalutata. Per questo ho illustrato le informazioni di prima mano sugli arrivi di migranti raccolte in questi giorni a Roma».

Ma in Svizzera le domande sono diminuite nel primo trimestre. Come lo spiega?

«Queste domande sono inferiori agli ultimi tre mesi ma non allo stesso periodo del 2015. Si cerca di abbellire una situazione, che invece va presa seriamente. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà».

Nel complesso come giudica il piano?
«Il piano serve innanzitutto a gestire le competenze fra tutti gli attori coinvolti, dalla Confederazione ai Comuni. Resta certo qualche domanda aperta, ad esempio come gestire i migranti dal punto di vista dei trasporti dalla frontiera sud verso gli altri centri. C’è anche un problema di ordine finanziario: da parte di più Cantoni è stata evocata l’esplosione dei costi».
Ma la Svizzera è pronta o no ad affrontare un’emergenza? Questi piani l’anno scorso non c’erano.
«L’anno scorso eravamo pronti a gestire una situazione straordinaria, come quella vissuta tra maggio e giugno in Ticino e fra novembre e gennaio nella Svizzera orientale. Il piano discusso ieri invece fissa i parametri per gestire una situazione d’emergenza, quando le strutture ordinarie collassano velocemente: 10 mila domande d’asilo in 30 giorni, 10 mila al mese per tre mesi, 30 mila attraversamenti irregolari del confine in pochi giorni».

In concreto com’è la prontezza?
«Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza. In Ticino la nostra pianificazione è molto avanti. Mentre molte delle domande critiche da noi sottoposte a Berna, dai trasporti alla gestione dei migranti, restano ancora aperte. Attendiamo una risposta».

Ci sono posti a sufficienza? Quelli nuovi come verranno creati?
«Abbiamo chiesto di portarli da 4.600 a 9 mila, per lo scenario peggiore. Questi posti verrebbero occupati solo brevemente, giusto il tempo per avviare la procedura. Poi i richiedenti verrebbero attribuiti ai Cantoni. La Confederazione ha promesso di non requisire i centri di Protezione civile e di lasciarli ai Cantoni. In via prioritaria si ricorrerà quindi ad infrastrutture militari. In questo momento però in Ticino abbiamo già tutte le caserme occupate».