Apertura di SlowUp Ticino 2016

Apertura di SlowUp Ticino 2016

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’apertura di SlowUp Ticino

Signor Sindaco di Locarno,
Signor Sindaco di Bellinzona,
Signor Presidente del Comitato promotore,
Autorità locali,
Sponsor e organizzatori,
Gentili Signore, Egregi Signori,

per me oggi è un grande piacere portarvi il saluto del Consiglio di Stato per inaugurare ufficialmente la sesta edizione di SlowUp Ticino.

Si tratta di un appuntamento che dal 2011 è sempre più atteso dalla popolazione ticinese ma anche dai turisti che, in questo periodo dell’anno, giungono nel nostro bel Cantone.
Slow up in cinque anni è diventato uno degli eventi gratuiti dedicati al movimento più importanti e di successo del Cantone diventando una festa popolare dalle molte virtù.

In questa dinamica sana non solo per il corpo ma anche per la mente, abbiamo l’occasione di scoprire e riscoprire le bellezze del nostro territorio.
Il Cantone, grazie ai contributi di tutti i Dipartimenti, ha confermato anche quest’anno, per la sesta volta consecutiva, il suo sostegno finanziario.
Siamo infatti più che soddisfatti di poter contribuire a un evento vincente e diverso da tutti gli altri grazie a un’atmosfera unica in cui le strade non sono più ostaggio delle automobili.
Il supporto del Cantone a questa manifestazione, che è a complemento di quello offerto dai principali sostenitori a livello nazionale e regionale del progetto – che ringrazio sentitamente – si inserisce in un discorso più generale in questo ambito: ovvero l’impegno del Cantone, tramite il Dipartimento del territorio, nella pianificazione e nella promozione della mobilità ciclabile e pedonale.

Uno sforzo che si integra, grazie al mio Dipartimento e al programma “Strade sicure” e alla Polizia cantonale, con una costante prevenzione a livello di sicurezza stradale.

Non va dimenticata poi la promozione, con in prima linea il Dipartimento socialità e sanità, di uno stile di vita sano con l’invito esteso a tutte le fasce di età di svolgere un’attività fisica.
Slowup rappresenta quindi un momento straordinario di sensibilizzazione per favorire la mobilità lenta.

È anche un’azione di prevenzione sulla sicurezza stradale per gli utenti più vulnerabili della strada (ciclisti e pedoni) che, come i conducenti di veicoli, sono tenuti ad un comportamento corretto e al rispetto delle regole della circolazione stradale.
L’impegno del mio Dipartimento e delle Polizia cantonale e comunale è continuo, sia attraverso le azioni di prevenzione e informazione, sia con l’educazione stradale e il sostegno a iniziative concrete come il progetto “Meglio a piedi”.
L’utilità di queste campagne di sensibilizzazione si conferma purtroppo nelle statistiche. Ricordo a proposito che gli incidenti che hanno coinvolto persone in bicicletta e pedoni in Svizzera nel 2014 hanno causato il 41.1% del totale dei feriti gravi occorsi sulle strade e il 31.6% dei decessi.
Per le biciclette i valori registrati sono addirittura aumentati rispetto all’anno precedente.
Dati che ci confermano che occorre quindi restare vigili in questo settore e mantenere iniziative a favore di una maggiore sicurezza stradale.
E qui mi permetto di sottolineare un consiglio molto importate: indossate un casco!
Non mi soffermo sul programma di dettaglio della giornata di oggi che vi sarà presentato in seguito dal Presidente del comitato di organizzazione, Roberto Schneider.

Non mi rimane quindi che ringraziare tutti, i sostenitori, i partner regionali, i promotori, gli organizzatori e tutte le persone (agenti delle polizie comunali, personale della protezione civile e del servizio autolettiga, volontari di associazioni che grazie, ecc.) al loro impegno rendono possibile questa giornata.

Auguro a tutti buon divertimento e una splendida giornata senz’auto.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

Dal Mattino della Domenica del 17 aprile 2016
Flussi migratori: l’estate 2016 si profila calda e dovremo farci trovare pronti 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse nella nostra mente le immagini dell’emergenza migratoria dell’estate del 2015, quando il Ticino è stato confrontato con una notevole pressione causata in particolare dalle decisioni prese dagli Stati a noi confinanti, che hanno reso il Ticino l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa. Uno scenario preoccupante che potrebbe ripetersi nel 2016, con una portata se possibile ancora maggiore. Sì perché gli scenari prospettati dalla Confederazione non sono propriamente quelli previsti dall’Italia. Nella scorsa settimana ho avuto modo di discutere a Roma di questa tematica con alcuni rappresentanti del Ministero degli affari esteri e del Ministero dell’interno dello Stato italiano, i quali mi hanno confermato che nei primi mesi del 2016 il numero dei migranti è fortemente aumentato rispetto all’anno scorso; una tendenza che porterebbe al raddoppio degli arrivi rispetto al 2015. Dati che confermano tutte le mie preoccupazioni, che ho di recente portato all’attenzione del Consiglio federale e degli altri Cantoni. Il rischio è concreto, in particolare a seguito della chiusura della via balcanica. Un rischio per il quale occorre prendere delle misure al fine di prevenire delle ripercussioni negative sul nostro territorio.

Crisi reale, risposte concrete

Non si tratta affatto di falso allarmismo, ma di essere pronti a gestire situazioni di emergenza e di crisi reali; situazioni che devono essere assolutamente anticipate poiché, una volta che esse si verificano, risulta infatti essere troppo tardi. In quest’ottica, è fondamentale adoperarsi per difendere quella che, come non smetterò mai di ripetere, rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Per questo motivo sono soddisfatto della disponibilità dimostrata dal Dipartimento della difesa diretto dal Consigliere federale Parmelin, che ha deciso di adeguare la date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militare allo scopo di poter appoggiare le Autorità civili nelle gestione dell’emergenza migratoria. Un supporto essenziale, a prova della comprensione da parte del Consigliere federale UDC delle problematiche cui il nostro Cantone è confrontato. Inoltre, è pure importante che, sulla spinta delle preoccupazioni del nostro Cantone sottolineate alle Autorità federali, sia stato previsto nella pianificazione che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana, che rappresenta il periodo più caldo durante il quale si registra il maggior numero di arrivi al nostro confine.

Non solo preparare l’accoglienza, anche studiare misure drastiche

L’aspetto fondamentale è che al centro di queste discussioni vi sia sempre la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese e di tutti i cittadini, messa a repentaglio da queste situazioni d’emergenza. Situazioni che purtroppo non possono essere risolte con il solo buonismo. Per questo mi sono rivolto più volte ai Consiglieri federali titolari dei dossier specifici chiedendo spiegazioni, prese di posizione e misure concrete, tra cui anche l’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e altre misure per frenare l’afflusso dei migranti verso la Svizzera. Giovedì scorso, nell’ambito della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è stata riconosciuta la bontà delle mie riflessioni, visto che altri colleghi hanno risposto positivamente alle nostre proposte. Un passo nella giusta direzione, ma chiederò a Berna ancor di più affinché la Svizzera non rimanga l’unica porta aperta per i migranti dal Mediterraneo verso il Nord Europa. Per la sicurezza del Ticino e dell’intera Svizzera, per il benessere dei nostri cittadini.

17Norman Gobbi

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Da RT.com l Switzerland is prepared to put tanks on its border with Italy to deal with the European refugee crisis, Swiss media reports. A security director for one of the cantons said the nation must prepare for a possible “migrant onslaught.”

“We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino, as quoted by Austrian newspaper Kronen Zeitung.

The Swiss region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion on standby, all of whom have been asked to postpone vacations in order to be available at short notice, Swiss daily Blick reported.

“The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” Gobbi said, adding that 169 refugees have illegally crossed the border between Italy and Switzerland in the past week.

Gobbi’s statements come just one day after Austria’s defense minister, Hans Peter Doskozil, said that his country is prepared to close its border if Italy does not manage to bring the refugee crisis under control.

“We have to go on the offensive,” Doskozil said on Wednesday night, referring to tightened border controls. The statement was met with criticism from Italy.

It wasn’t the first time that Doskozil had made such a statement. Earlier in April, he said that Austria would deploy troops at its border checkpoint with Italy. The comment was met with protests from pro-refugee activists.

Since the beginning of the year, Italy has taken in more than 16,000 refugees – up from just over 10,000 during the same period of 2015, according to the Interior Ministry. Most were rescued from smugglers’ boats off the Libyan coast and brought ashore in Sicily by the Italian Coast Guard.

The dangerous crossing from North Africa to Sicily was the most popular route to Europe as the refugee crisis worsened in the early months of 2015, but the deteriorating situation in Libya and rise of a new smuggler train over the Aegean and through the Balkans tipped the scales to Greece by June 2015. However, refugees in Greece have been stuck there since February, after Macedonia and other Balkan countries closed their borders.

The situation in Greece and Italy are part of Europe’s wider refugee crisis, the worst since World War II. Over a million asylum seekers arrived to the continent in 2015, mostly from Syria, where a civil war has killed 250,000 people and displaced more than 12 million since 2011, according to UN figures.

The EU struck a deal with Turkey in March, under which illegal migrants reaching Greece from Turkey are returned. In response, the EU agreed to take in thousands of Syrian refugees directly from Turkey. However, the deal has since been criticized by human rights groups who have questioned whether Turkey is a safe place for migrants to be returned to. That skepticism was strengthened after Amnesty International revealed that Turkey has returned thousands of Syrian refugees to the war-torn country since mid-January.

https://www.rt.com/news/339737-switzerland-tanks-italian-border/

Swiss boarder and migrants

Swiss boarder and migrants

Da breitbart.com l Preparing for ‘Migrant Onslaught,’ Switzerland Ready to Post Tanks at Border with Italy

Macedonian police deploy their forces near the razor wire fence at Greek-Macedonian border near Gevgelija, on April 13, 2016.
Switzerland has announced it is considering stationing a tank battalion at its southern border with Italy, after news that Austria is ready to completely shut down the Brenner Pass between Italy and Austria.

In a matter of just hours, Europe’s migrant crisis has escalated following the unexpected announcement Wednesday night by Austria’s Defense Minister Hans Peter Doskozil that his country is prepared to close its border if Italy does not get its migrant problem under control.

After Italy sharply criticized the Austrian plan, Switzerland has declared it is considering posting tanks to secure its own border with Italy. “We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino.

The region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion at the ready, and they have been asked to postpone vacations in order to be available as needs may arise. As other migrant routes become more restricted or close altogether, Italy is becoming increasingly the path of choice for migrants coming both from the south and from the east. Heading north through Italy, if Austria no longer becomes an option, “many will then travel to Switzerland,” Gobbi said.

According to Gobbi, in the past week 169 refugees have crossed the border between Italy and Switzerland illegally. “The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” said the security director.

During the first part of this year Italy has taken in 50 percent more refugees than during the same period in 2015, and the Italian government is forecasting the total number of migrants this year to be double that of last year. “This will not be without consequences for Switzerland,” said Gobbi.

“We have to go on the offensive,” said Austria’s Defense Minister Wednesday night, referring to tightened border controls.

By all accounts, Switzerland agrees.

http://www.breitbart.com/london/2016/04/14/preparing-refugee-onslaught-switzerland-ready-post-tanks-border-italy/

Follow Thomas D. Williams

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

Dal Corriere del Ticino del 15 aprile 2016 un’intervista a cura di Giovanni Galli

Per la Svizzera è uno scenario, per il Ticino una quasi certezza. Nei prossimi mesi è «altamente probabile» che si ripeta una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia, «interessando in particolar modo il Cantone», ha detto Norman Gobbi ai colleghi direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. E questo è motivo per nutrire «forti preoccupazioni». Gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016, passando da 11 mila (nello stesso periodo del 2015) a 18 mila. Nei primi 12 giorni di aprile gli arrivi sono stati 22.140, contro i 16.063 di 12 mesi prima, sull’arco di 30 giorni. Bellinzona dice di aver appreso con soddisfazione della decisione del Dipartimento della difesa di cambiare le date dei corsi di ripetizione di quattro battaglioni per eventualmente appoggiare le autorità civili. Ma apprezza anche che la Sezione della migrazione si sia detta disposta, in caso di emergenza, ad operare durante il fine settimana, periodo in cui a Chiasso si registrano per ora gli arrivi maggiori. Inoltre è stata condivisa la proposta ticinese di valutare scenari di intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti. Una lettera con queste richieste sarà inviata al Consiglio federale dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia.

Lei esprime forte preoccupazione. A livello svizzero non sembra essercene?
«La situazione mi sembra sottovalutata. Per questo ho illustrato le informazioni di prima mano sugli arrivi di migranti raccolte in questi giorni a Roma».

Ma in Svizzera le domande sono diminuite nel primo trimestre. Come lo spiega?

«Queste domande sono inferiori agli ultimi tre mesi ma non allo stesso periodo del 2015. Si cerca di abbellire una situazione, che invece va presa seriamente. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà».

Nel complesso come giudica il piano?
«Il piano serve innanzitutto a gestire le competenze fra tutti gli attori coinvolti, dalla Confederazione ai Comuni. Resta certo qualche domanda aperta, ad esempio come gestire i migranti dal punto di vista dei trasporti dalla frontiera sud verso gli altri centri. C’è anche un problema di ordine finanziario: da parte di più Cantoni è stata evocata l’esplosione dei costi».
Ma la Svizzera è pronta o no ad affrontare un’emergenza? Questi piani l’anno scorso non c’erano.
«L’anno scorso eravamo pronti a gestire una situazione straordinaria, come quella vissuta tra maggio e giugno in Ticino e fra novembre e gennaio nella Svizzera orientale. Il piano discusso ieri invece fissa i parametri per gestire una situazione d’emergenza, quando le strutture ordinarie collassano velocemente: 10 mila domande d’asilo in 30 giorni, 10 mila al mese per tre mesi, 30 mila attraversamenti irregolari del confine in pochi giorni».

In concreto com’è la prontezza?
«Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza. In Ticino la nostra pianificazione è molto avanti. Mentre molte delle domande critiche da noi sottoposte a Berna, dai trasporti alla gestione dei migranti, restano ancora aperte. Attendiamo una risposta».

Ci sono posti a sufficienza? Quelli nuovi come verranno creati?
«Abbiamo chiesto di portarli da 4.600 a 9 mila, per lo scenario peggiore. Questi posti verrebbero occupati solo brevemente, giusto il tempo per avviare la procedura. Poi i richiedenti verrebbero attribuiti ai Cantoni. La Confederazione ha promesso di non requisire i centri di Protezione civile e di lasciarli ai Cantoni. In via prioritaria si ricorrerà quindi ad infrastrutture militari. In questo momento però in Ticino abbiamo già tutte le caserme occupate».

Riuniti contro l’emergenza

Riuniti contro l’emergenza

Dal Giornale del popolo del 15 aprile 2016

Definiti ieri gli scenari possibili e la ripartizione dei compiti. Gobbi: «Le preoccupazioni del Ticino ascoltate a Berna».

Malgrado l’importante calo di domande d’asilo presentate in Svizzera in marzo, la situazione futura nei territori di conflitto resta imprevedibile. Ecco perché, Confederazione, Cantoni e Comuni si sono riuniti ieri in un’assemblea con lo scopo di valutare i possibili scenari e attribuire i compiti. Nell’incontro si sono riuniti i direttori cantonali di Giustizia e Polizia compreso il ticinese Norman Gobbi, la relativa consigliera federale Simonetta Sommaruga, alcuni direttori cantonali della Socialità, rappresentanti di Città e Comuni, membri del dipartimento della Difesa, della Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e del Corpo delle guardie di confine (CDGF). Nel corso dell’assemblea, sono stati presi in considerazione tre scenari che si potrebbero verificare nel prossimo futuro: 10mila domande d’asilo in 30 giorni; 10mila domande al mese per tre mesi; 30mila passaggi irregolari attraverso le frontiere in pochi giorni. L’obiettivo primario, si legge nel comunicato nazionale, resta quello di riuscire a registrare tutti i richiedenti prima della loro assegnazione ai Cantoni, e questo continuerà ad essere compito della Confederazione. A questo scopo, la SEM potenzierà l’alloggio, offrendo 6mila posti invece degli attuali 4.600 rinunciando, nel limite del possibile, alle strutture della protezione civile. I Cantoni, dal canto loro, assicurano alloggio e assistenza ai richiedenti assegnati loro dalla SEM e provvedono al rimpatrio di quelli respinti. Compito delle guardie di confine sarà invece intensificare i controlli alle frontiere nazionali più sensibili. Aspetto, quest’ultimo, da tempo invocato da Cantoni come il nostro: «Il Ticino è un po’ la Grecia o l’Italia della Confederazione», ha commentato a tal proposito Gobbi. Il Dipartimento ticinese delle istituzione ha poi ricordato di aver ripetutamente sollecitato Berna in merito alla situazione cantonale e alla tratta migratoria mediterranea che, dopo la chiusura della rotta balcanica, sta – seppur lentamente – riacquisendo vigore. Ora che l’Austria ha di fatto bloccato il passaggio dei migranti al proprio interno, chiudendo l’entrata dal Brennero, l’attenzione potrebbe con tutta probabilità tornare sui valichi di Svizzera, a Chiasso, e Francia, a Ventimiglia. Ma le preoccupazioni ticinesi sono state recepite Oltralpe, ha assicurato Norman Gobbi. Bellinzona si è poi detta soddisfatta anche della decisione presa dal Dipartimento della difesa di adeguare le date dei corsi di ripetizione con lo scopo di offrire maggior appoggio nella gestione di un’eventuale situazione migratoria straordinaria. Intanto, sempre ieri, la SEM ha pubblicato anche i dati relativi alle cifre della migrazione del primo trimestre dell’anno. Periodo nel quale sono state presentate 8.315 domande (3.618 in gennaio, 2.705 in febbraio, 1.992 in marzo) e, sebbene siano 3.826 in più rispetto allo stesso periodo del 2015, sono comunque in netto calo nel confronto con i mesi precedenti. Ossia il 45% in meno dell’ultimo trimestre 2015 (15.311 domande). Come detto, la chiusura della rotta balcanica ha influito, ma anche il periodo invernale ha fatto sì che gli spostamenti rallentassero. I principali Paesi di provenienza sono l’Afghanistan nonostante una flessione del 65% delle domande (a 2.041), seguito da Siria (-64%, a 873 domande) e Iraq (-54% a 731 domande). In leggero aumento sono invece gli arrivi da Marocco, Algeria e Tunisia: il motivo è riconducibile al fatto che anche questi rifugiati hanno intrapreso la rotta balcanica ma, essendo per loro il tragitto più lungo, sono arrivati solo ora. Nel periodo da gennaio a marzo sono state liquidate 7.976 richieste d’asilo in prima istanza, il 16% in più rispetto all’ultimo trimestre del 2015 e il 7,8% in più del primo trimestre del 2015. L’asilo è stato accordato a 1.658 persone. Le domande respinte sono state 2.480, mentre 993 prive di oggetto sono state archiviate.

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha preso parte oggi a Berna alla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e Polizia (CDDGP), durante la quale sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che interessa direttamente il Canton Ticino e che desta forti preoccupazioni considerando il probabile ripetersi di una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia.

Nel corso dell’incontro odierno sono state discusse la pianificazione e la suddivisione dei compiti tra Confederazione, Cantoni e Comuni. Si tratta di misure che potrebbero diventare operative nel caso in cui si verificasse una situazione di emergenza, ovvero al presentarsi di uno dei seguenti scenari:
1. 10 000 domande d’asilo in 30 giorni;
2. 10 000 domande al mese per tre mesi;
3. 30 000 attraversamenti irregolari delle frontiere nell’arco di pochi giorni.

Nelle scorse settimane il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sollecitato a più riprese i Consiglieri federali Sommaruga, Maurer e Parmelin nel voler prestare attenzione alla situazione migratoria. Secondo gli scenari ipotizzati, infatti, è altamente probabile che si verifichi una situazione straordinaria al sud della Svizzera interessando in particolar modo il Canton Ticino.
Di fatto, gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016 passando dai circa 11mila del 2015 18mila; tendenza confermata anche nel mese in corso, dove nell’aprile 2015 approdarono 16’063 persone mentre nei soli primi 12 giorni del 2016 gli arrivi sono stati ben 22’140.

A questo proposito si rammenta che a livello cantonale il Dipartimento delle istituzioni collabora con profitto unitamente ai servizi del Dipartimento della sanità e della socialità nell’affrontare attivamente e preventivamente le misure da adottare su suolo ticinese. Tutto ciò a stretto contatto con il Corpo delle guardie di confine e la Segreteria di Stato della migrazione, allo scopo di gestire la situazione anche in caso di forti afflussi alla frontiera sud e garantire che lo svolgimento dei diversi compiti venga assolto in modo efficace.
Nei giorni scorsi il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di adeguare le date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militari con la finalità di poter appoggiare le autorità civili nella gestione di un’eventuale situazione straordinaria. In questo senso, è stata mostrata una particolare sensibilità al problema dei flussi migratori recependo anche le preoccupazioni manifestate dal Canton Ticino a riguardo.

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha quindi potuto oggi esprimere durante i lavori della Conferenza le preoccupazioni del Ticino all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, nonché delle colleghe e dei colleghi degli altri Cantoni presenti. Preoccupazioni che sono state recepite, ad esempio prevedendo nella pianificazione in caso d’urgenza che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana (periodo nel quale si registrano per il momento il maggior numero di arrivi a Chiasso); inoltre la proposta, già formulata peraltro dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, di voler valutare scenari per un’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e per altre misure per frenare l’afflusso dei migranti è stata condivisa da diversi Cantoni, portando la CDDGP a scrivere prossimamente una lettera al Consiglio federale con questa richiesta.

Ref, in vista nuovi rinforzi

Ref, in vista nuovi rinforzi

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna l Gobbi: alla Sezione reati economico-finanziari della Polcantonale saranno assegnati altri tre analisti

Si profila un nuovo potenziamento della Ref, la sezione della Polizia cantonale che in stretta collaborazione con la magistratura inquirente indaga sui reati economico-finanziari. «Come Dipartimento e come governo abbiamo accolto la richiesta del procuratore generale di un adeguamento del numero di specialisti chiamati a cooperare con il Ministero pubblico nelle inchieste sugli illeciti di natura finanziaria: abbiamo così deciso di attribuire alla Ref tre analisti», dice alla ‘Regione’ il ministro di Giustizia e polizia Norman Gobbi . I tre, aggiunge il capo del Dipartimento istituzioni, «verranno reclutati all’esterno del Corpo di polizia e dovrebbero essere assunti, questa perlomeno è la mia intenzione, nel corso dell’anno. La durata del loro mandato sarà definita nella risoluzione che il Consiglio di Stato sta formalizzando, tenendo conto anche dei parametri fissati nell’annunciata manovra di risparmio da 180 milioni».

Temporanei o meno, rinforzi comunque in arrivo per la Sezione reati economico-finanziari guidata dal commissario Fabio Tasso. Sezione che lo scorso anno è stata confrontata con un incremento del “24 per cento” del numero di inchieste “rispetto alla media degli incarti trattati dal 2010 al 2014”, si legge nel rapporto, pubblicato l’altro ieri dalla Cantonale, riguardante i risultati del lavoro svolto dalla Ref nel 2015. In ballo soprattutto “grosse inchieste”. Che implicano l’esame “di una notevole mole di documenti e informazioni”, si puntualizza nel rendiconto. «I tre analisti – riprende Gobbi – dovranno coadiuvare gli investigatori della Ref e i magistrati del Ministero pubblico nel vagliare la documentazione acquisita nel corso delle indagini e quindi nella ricostruzione – estremamente importante per l’esito dei procedimenti penali – dei flussi contabili».

Le inchieste in Ticino «su reati finanziari e fallimentari sono in crescita», sottolinea, da noi interpellato, il pg John Noseda . Ed è ciò che il procuratore generale ha scritto in gennaio al governo nel trasmettergli il bilancio dell’attività 2015 del Ministero pubblico. “Si conferma l’evoluzione, già segnalata nei rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014, nel settore dei reati finanziari con un costante aumento dei procedimenti penali aventi per oggetto reati fallimentari, abusi societari, malversazioni nel settore bancario o fiduciario e riciclaggio nonché nel settore dell’edilizia e in altri ambiti di lavoro con impiego di persone prive di permesso, con sfruttamento della manodopera e con evasione o frode degli oneri sociali e fiscali”. Dal profilo quantitativo, prosegue il pg, “questa tendenza è confermata dall’incremento delle decisioni emanate nel settore finanziario (da 541 a 786) e soprattutto degli atti e dei decreti d’accusa (da 240 a 378). Il maggior onere derivante dai procedimenti di carattere finanziario è peraltro confermato dall’importante incremento del numero dei casi che richiedono inchieste laboriose da parte di specialisti dell’Efin (l’Equipe finanziaria del Ministero pubblico) e della Ref, anch’essi purtroppo confrontati con un sovraccarico di lavoro per carenza di effettivi”.

Nel 2015 alla Ref, ricorda Gobbi, «erano già stati attribuiti due specialisti con una solida esperienza in ambito bancario, prossimamente a questa sezione della Polizia cantonale saranno assegnati altri tre analisti, dopo aver valutato anche i profili che ci perverranno dagli uffici di collocamento». Il contrasto alla criminalità economica, rileva il direttore del Dipartimento istituzioni, passa però anche dalla cooperazione tra settori dell’Amministrazione. «La maggior collaborazione, voluta dal Dipartimento, tra uffici esecuzione e fallimenti, uffici dei registri, Procura e polizia sta dando – sostiene il consigliere di Stato – i suoi frutti».

Sicurezza, accordo siglato

Sicurezza, accordo siglato

Dal Giornale del Popolo del 7 aprile 2016

Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per gestire la dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato martedì sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per la gestione della sicurezza in occasione dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo. L’accordo costituisce una prima a livello nazionale e prevede una delega di competenze su entrambi i territori cantonali. Il Cantone Ticino e il Canton Uri – con il supporto di vari partner, fra cui altre polizie cantonali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio Federale di Polizia – dovranno garantire la sicurezza e l’ordine pubblico durante i festeggiamenti di inaugurazione della nuova galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2016. Grazie all’accordo sottoscritto – che formalizza la dichiarazione d’intenti firmata a Erstfeld il 10 dicembre 2015 e resterà in vigore sino al 30 giugno 2016 – sarà possibile contare su una gestione congiunta per lo svolgimento dei compiti di polizia. Il testo definisce i compiti assunti dallo Stato Maggiore Gottardo 16 (SMG16), che dovrà tra l’altro assicurare la protezione delle numerose personalità presenti ai festeggiamenti. A dirigere le operazioni sarà un unico Capo impiego generale, il tenente colonnello Lorenzo Hutter della Polizia cantonale ticinese; il suo sostituto sarà il capitano Ruedi Huber della Polizia cantonale urana. Grazie al meccanismo della direzione unica e alla competenza decisionale che si estende oltre i confini cantonali, Ticino e Uri sono certi di potere contare su una gestione più diretta e uniforme della sicurezza rispetto a quanto sarebbe stato possibile fare in passato.

La paura s’incunea in città

La paura s’incunea in città

Da La Regione del 1. aprile 2016

Due falsi allarmi bomba hanno scosso ieri la città e provocato un ingente dispiegamento di forze: le segnalazioni hanno riguardato la chiesa di San Rocco e l’intersezione tra via delle Aie e via Ciani – Norman Gobbi: «In Ticino non c’è un pericolo accresciuto di attentati».

Una prima chiamata, poco dopo le 9.30, ha allertato la Polizia comunale di Lugano: «Pacco sospetto in chiesa». A un’ora e mezza di distanza, diverse auto della Polcom sfrecciano a sirene spiegate verso Molino Nuovo. È, in estrema sintesi, il racconto di quant’è successo ieri mattina a Lugano, quando la città è stata percorsa da un brivido a causa di due allarmi bomba, rivelatisi poi fortunatamente falsi. Il primo è giunto dalla chiesa di San Rocco in via Canova, che è stata prontamente evacuata e isolata. La seconda segnalazione, arrivata anch’essa da un cittadino, ha riguardato l’incrocio tra via delle Aie e via Ciani. Un tratto di circa trecento metri di quest’ultima è stato chiuso al traffico, per permettere di accerchiare in sicurezza l’oggetto sospetto: una valigia abbandonata.

In totale sono stati una trentina gli agenti schierati nelle due operazioni dal sapore hollywoodiano. Oltre alla Comunale, è stata coinvolta anche la Polizia cantonale e tre uomini dell’omologa zurighese. Questi ultimi hanno portato con sé un’apparecchiatura indispensabile per questo tipo di segnalazioni: un robot. Dall’inizio dell’anno è entrata infatti in vigore una convenzione a livello nazionale che ha creato tre centri (a Berna, Ginevra e Zurigo), per una riorganizzazione sì finanziaria, ma anche amministrativa e di competenze. E di sicurezza: fra le novità previste dal nuovo protocollo, l’impiego di robot nei casi di sospetti allarmi bomba, per garantire l’incolumità dell’artificiere a cui non è più consentito un contatto diretto con l’oggetto che desta sospetti. Poco dopo le 13.30, la valigia è stata neutralizzata con un gettito d’acqua, provocando un boato udito nel quartiere, e si è scoperto essere vuota. La borsa rinvenuta in chiesa invece non è stata fatta esplodere. Grazie a un radar è stato appurato che al suo interno non vi era esplosivo, ma effetti personali, e gli inquirenti stanno ora cercando di capire a chi appartengono.

Se da un lato Lugano ha tirato in poche ore un sospiro di sollievo, d’altro canto quanto accaduto ha inevitabilmente fatto tornare alla mente i recenti fatti di Bruxelles e sorgere degli interrogativi. «Non c’è in Ticino un accresciuto pericolo di attentati terroristici – rassicura Norman Gobbi –, ma la guardia non va abbassata». L’imponenza dell’intervento è quindi dovuta alla procedura, non a una reale minaccia. «Che serva però da lezione – ammonisce il capo del Dipartimento delle istituzioni –, bisogna rendere attenti i distratti e soprattutto i buontemponi che questo genere di operazioni rischiano di innescare una psicosi. E hanno un costo non indifferente».