Riuniti contro l’emergenza

Riuniti contro l’emergenza

Dal Giornale del popolo del 15 aprile 2016

Definiti ieri gli scenari possibili e la ripartizione dei compiti. Gobbi: «Le preoccupazioni del Ticino ascoltate a Berna».

Malgrado l’importante calo di domande d’asilo presentate in Svizzera in marzo, la situazione futura nei territori di conflitto resta imprevedibile. Ecco perché, Confederazione, Cantoni e Comuni si sono riuniti ieri in un’assemblea con lo scopo di valutare i possibili scenari e attribuire i compiti. Nell’incontro si sono riuniti i direttori cantonali di Giustizia e Polizia compreso il ticinese Norman Gobbi, la relativa consigliera federale Simonetta Sommaruga, alcuni direttori cantonali della Socialità, rappresentanti di Città e Comuni, membri del dipartimento della Difesa, della Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e del Corpo delle guardie di confine (CDGF). Nel corso dell’assemblea, sono stati presi in considerazione tre scenari che si potrebbero verificare nel prossimo futuro: 10mila domande d’asilo in 30 giorni; 10mila domande al mese per tre mesi; 30mila passaggi irregolari attraverso le frontiere in pochi giorni. L’obiettivo primario, si legge nel comunicato nazionale, resta quello di riuscire a registrare tutti i richiedenti prima della loro assegnazione ai Cantoni, e questo continuerà ad essere compito della Confederazione. A questo scopo, la SEM potenzierà l’alloggio, offrendo 6mila posti invece degli attuali 4.600 rinunciando, nel limite del possibile, alle strutture della protezione civile. I Cantoni, dal canto loro, assicurano alloggio e assistenza ai richiedenti assegnati loro dalla SEM e provvedono al rimpatrio di quelli respinti. Compito delle guardie di confine sarà invece intensificare i controlli alle frontiere nazionali più sensibili. Aspetto, quest’ultimo, da tempo invocato da Cantoni come il nostro: «Il Ticino è un po’ la Grecia o l’Italia della Confederazione», ha commentato a tal proposito Gobbi. Il Dipartimento ticinese delle istituzione ha poi ricordato di aver ripetutamente sollecitato Berna in merito alla situazione cantonale e alla tratta migratoria mediterranea che, dopo la chiusura della rotta balcanica, sta – seppur lentamente – riacquisendo vigore. Ora che l’Austria ha di fatto bloccato il passaggio dei migranti al proprio interno, chiudendo l’entrata dal Brennero, l’attenzione potrebbe con tutta probabilità tornare sui valichi di Svizzera, a Chiasso, e Francia, a Ventimiglia. Ma le preoccupazioni ticinesi sono state recepite Oltralpe, ha assicurato Norman Gobbi. Bellinzona si è poi detta soddisfatta anche della decisione presa dal Dipartimento della difesa di adeguare le date dei corsi di ripetizione con lo scopo di offrire maggior appoggio nella gestione di un’eventuale situazione migratoria straordinaria. Intanto, sempre ieri, la SEM ha pubblicato anche i dati relativi alle cifre della migrazione del primo trimestre dell’anno. Periodo nel quale sono state presentate 8.315 domande (3.618 in gennaio, 2.705 in febbraio, 1.992 in marzo) e, sebbene siano 3.826 in più rispetto allo stesso periodo del 2015, sono comunque in netto calo nel confronto con i mesi precedenti. Ossia il 45% in meno dell’ultimo trimestre 2015 (15.311 domande). Come detto, la chiusura della rotta balcanica ha influito, ma anche il periodo invernale ha fatto sì che gli spostamenti rallentassero. I principali Paesi di provenienza sono l’Afghanistan nonostante una flessione del 65% delle domande (a 2.041), seguito da Siria (-64%, a 873 domande) e Iraq (-54% a 731 domande). In leggero aumento sono invece gli arrivi da Marocco, Algeria e Tunisia: il motivo è riconducibile al fatto che anche questi rifugiati hanno intrapreso la rotta balcanica ma, essendo per loro il tragitto più lungo, sono arrivati solo ora. Nel periodo da gennaio a marzo sono state liquidate 7.976 richieste d’asilo in prima istanza, il 16% in più rispetto all’ultimo trimestre del 2015 e il 7,8% in più del primo trimestre del 2015. L’asilo è stato accordato a 1.658 persone. Le domande respinte sono state 2.480, mentre 993 prive di oggetto sono state archiviate.

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha preso parte oggi a Berna alla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e Polizia (CDDGP), durante la quale sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che interessa direttamente il Canton Ticino e che desta forti preoccupazioni considerando il probabile ripetersi di una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia.

Nel corso dell’incontro odierno sono state discusse la pianificazione e la suddivisione dei compiti tra Confederazione, Cantoni e Comuni. Si tratta di misure che potrebbero diventare operative nel caso in cui si verificasse una situazione di emergenza, ovvero al presentarsi di uno dei seguenti scenari:
1. 10 000 domande d’asilo in 30 giorni;
2. 10 000 domande al mese per tre mesi;
3. 30 000 attraversamenti irregolari delle frontiere nell’arco di pochi giorni.

Nelle scorse settimane il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sollecitato a più riprese i Consiglieri federali Sommaruga, Maurer e Parmelin nel voler prestare attenzione alla situazione migratoria. Secondo gli scenari ipotizzati, infatti, è altamente probabile che si verifichi una situazione straordinaria al sud della Svizzera interessando in particolar modo il Canton Ticino.
Di fatto, gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016 passando dai circa 11mila del 2015 18mila; tendenza confermata anche nel mese in corso, dove nell’aprile 2015 approdarono 16’063 persone mentre nei soli primi 12 giorni del 2016 gli arrivi sono stati ben 22’140.

A questo proposito si rammenta che a livello cantonale il Dipartimento delle istituzioni collabora con profitto unitamente ai servizi del Dipartimento della sanità e della socialità nell’affrontare attivamente e preventivamente le misure da adottare su suolo ticinese. Tutto ciò a stretto contatto con il Corpo delle guardie di confine e la Segreteria di Stato della migrazione, allo scopo di gestire la situazione anche in caso di forti afflussi alla frontiera sud e garantire che lo svolgimento dei diversi compiti venga assolto in modo efficace.
Nei giorni scorsi il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di adeguare le date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militari con la finalità di poter appoggiare le autorità civili nella gestione di un’eventuale situazione straordinaria. In questo senso, è stata mostrata una particolare sensibilità al problema dei flussi migratori recependo anche le preoccupazioni manifestate dal Canton Ticino a riguardo.

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha quindi potuto oggi esprimere durante i lavori della Conferenza le preoccupazioni del Ticino all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, nonché delle colleghe e dei colleghi degli altri Cantoni presenti. Preoccupazioni che sono state recepite, ad esempio prevedendo nella pianificazione in caso d’urgenza che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana (periodo nel quale si registrano per il momento il maggior numero di arrivi a Chiasso); inoltre la proposta, già formulata peraltro dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, di voler valutare scenari per un’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e per altre misure per frenare l’afflusso dei migranti è stata condivisa da diversi Cantoni, portando la CDDGP a scrivere prossimamente una lettera al Consiglio federale con questa richiesta.

Ref, in vista nuovi rinforzi

Ref, in vista nuovi rinforzi

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna l Gobbi: alla Sezione reati economico-finanziari della Polcantonale saranno assegnati altri tre analisti

Si profila un nuovo potenziamento della Ref, la sezione della Polizia cantonale che in stretta collaborazione con la magistratura inquirente indaga sui reati economico-finanziari. «Come Dipartimento e come governo abbiamo accolto la richiesta del procuratore generale di un adeguamento del numero di specialisti chiamati a cooperare con il Ministero pubblico nelle inchieste sugli illeciti di natura finanziaria: abbiamo così deciso di attribuire alla Ref tre analisti», dice alla ‘Regione’ il ministro di Giustizia e polizia Norman Gobbi . I tre, aggiunge il capo del Dipartimento istituzioni, «verranno reclutati all’esterno del Corpo di polizia e dovrebbero essere assunti, questa perlomeno è la mia intenzione, nel corso dell’anno. La durata del loro mandato sarà definita nella risoluzione che il Consiglio di Stato sta formalizzando, tenendo conto anche dei parametri fissati nell’annunciata manovra di risparmio da 180 milioni».

Temporanei o meno, rinforzi comunque in arrivo per la Sezione reati economico-finanziari guidata dal commissario Fabio Tasso. Sezione che lo scorso anno è stata confrontata con un incremento del “24 per cento” del numero di inchieste “rispetto alla media degli incarti trattati dal 2010 al 2014”, si legge nel rapporto, pubblicato l’altro ieri dalla Cantonale, riguardante i risultati del lavoro svolto dalla Ref nel 2015. In ballo soprattutto “grosse inchieste”. Che implicano l’esame “di una notevole mole di documenti e informazioni”, si puntualizza nel rendiconto. «I tre analisti – riprende Gobbi – dovranno coadiuvare gli investigatori della Ref e i magistrati del Ministero pubblico nel vagliare la documentazione acquisita nel corso delle indagini e quindi nella ricostruzione – estremamente importante per l’esito dei procedimenti penali – dei flussi contabili».

Le inchieste in Ticino «su reati finanziari e fallimentari sono in crescita», sottolinea, da noi interpellato, il pg John Noseda . Ed è ciò che il procuratore generale ha scritto in gennaio al governo nel trasmettergli il bilancio dell’attività 2015 del Ministero pubblico. “Si conferma l’evoluzione, già segnalata nei rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014, nel settore dei reati finanziari con un costante aumento dei procedimenti penali aventi per oggetto reati fallimentari, abusi societari, malversazioni nel settore bancario o fiduciario e riciclaggio nonché nel settore dell’edilizia e in altri ambiti di lavoro con impiego di persone prive di permesso, con sfruttamento della manodopera e con evasione o frode degli oneri sociali e fiscali”. Dal profilo quantitativo, prosegue il pg, “questa tendenza è confermata dall’incremento delle decisioni emanate nel settore finanziario (da 541 a 786) e soprattutto degli atti e dei decreti d’accusa (da 240 a 378). Il maggior onere derivante dai procedimenti di carattere finanziario è peraltro confermato dall’importante incremento del numero dei casi che richiedono inchieste laboriose da parte di specialisti dell’Efin (l’Equipe finanziaria del Ministero pubblico) e della Ref, anch’essi purtroppo confrontati con un sovraccarico di lavoro per carenza di effettivi”.

Nel 2015 alla Ref, ricorda Gobbi, «erano già stati attribuiti due specialisti con una solida esperienza in ambito bancario, prossimamente a questa sezione della Polizia cantonale saranno assegnati altri tre analisti, dopo aver valutato anche i profili che ci perverranno dagli uffici di collocamento». Il contrasto alla criminalità economica, rileva il direttore del Dipartimento istituzioni, passa però anche dalla cooperazione tra settori dell’Amministrazione. «La maggior collaborazione, voluta dal Dipartimento, tra uffici esecuzione e fallimenti, uffici dei registri, Procura e polizia sta dando – sostiene il consigliere di Stato – i suoi frutti».

Sicurezza, accordo siglato

Sicurezza, accordo siglato

Dal Giornale del Popolo del 7 aprile 2016

Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per gestire la dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato martedì sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per la gestione della sicurezza in occasione dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo. L’accordo costituisce una prima a livello nazionale e prevede una delega di competenze su entrambi i territori cantonali. Il Cantone Ticino e il Canton Uri – con il supporto di vari partner, fra cui altre polizie cantonali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio Federale di Polizia – dovranno garantire la sicurezza e l’ordine pubblico durante i festeggiamenti di inaugurazione della nuova galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2016. Grazie all’accordo sottoscritto – che formalizza la dichiarazione d’intenti firmata a Erstfeld il 10 dicembre 2015 e resterà in vigore sino al 30 giugno 2016 – sarà possibile contare su una gestione congiunta per lo svolgimento dei compiti di polizia. Il testo definisce i compiti assunti dallo Stato Maggiore Gottardo 16 (SMG16), che dovrà tra l’altro assicurare la protezione delle numerose personalità presenti ai festeggiamenti. A dirigere le operazioni sarà un unico Capo impiego generale, il tenente colonnello Lorenzo Hutter della Polizia cantonale ticinese; il suo sostituto sarà il capitano Ruedi Huber della Polizia cantonale urana. Grazie al meccanismo della direzione unica e alla competenza decisionale che si estende oltre i confini cantonali, Ticino e Uri sono certi di potere contare su una gestione più diretta e uniforme della sicurezza rispetto a quanto sarebbe stato possibile fare in passato.

La paura s’incunea in città

La paura s’incunea in città

Da La Regione del 1. aprile 2016

Due falsi allarmi bomba hanno scosso ieri la città e provocato un ingente dispiegamento di forze: le segnalazioni hanno riguardato la chiesa di San Rocco e l’intersezione tra via delle Aie e via Ciani – Norman Gobbi: «In Ticino non c’è un pericolo accresciuto di attentati».

Una prima chiamata, poco dopo le 9.30, ha allertato la Polizia comunale di Lugano: «Pacco sospetto in chiesa». A un’ora e mezza di distanza, diverse auto della Polcom sfrecciano a sirene spiegate verso Molino Nuovo. È, in estrema sintesi, il racconto di quant’è successo ieri mattina a Lugano, quando la città è stata percorsa da un brivido a causa di due allarmi bomba, rivelatisi poi fortunatamente falsi. Il primo è giunto dalla chiesa di San Rocco in via Canova, che è stata prontamente evacuata e isolata. La seconda segnalazione, arrivata anch’essa da un cittadino, ha riguardato l’incrocio tra via delle Aie e via Ciani. Un tratto di circa trecento metri di quest’ultima è stato chiuso al traffico, per permettere di accerchiare in sicurezza l’oggetto sospetto: una valigia abbandonata.

In totale sono stati una trentina gli agenti schierati nelle due operazioni dal sapore hollywoodiano. Oltre alla Comunale, è stata coinvolta anche la Polizia cantonale e tre uomini dell’omologa zurighese. Questi ultimi hanno portato con sé un’apparecchiatura indispensabile per questo tipo di segnalazioni: un robot. Dall’inizio dell’anno è entrata infatti in vigore una convenzione a livello nazionale che ha creato tre centri (a Berna, Ginevra e Zurigo), per una riorganizzazione sì finanziaria, ma anche amministrativa e di competenze. E di sicurezza: fra le novità previste dal nuovo protocollo, l’impiego di robot nei casi di sospetti allarmi bomba, per garantire l’incolumità dell’artificiere a cui non è più consentito un contatto diretto con l’oggetto che desta sospetti. Poco dopo le 13.30, la valigia è stata neutralizzata con un gettito d’acqua, provocando un boato udito nel quartiere, e si è scoperto essere vuota. La borsa rinvenuta in chiesa invece non è stata fatta esplodere. Grazie a un radar è stato appurato che al suo interno non vi era esplosivo, ma effetti personali, e gli inquirenti stanno ora cercando di capire a chi appartengono.

Se da un lato Lugano ha tirato in poche ore un sospiro di sollievo, d’altro canto quanto accaduto ha inevitabilmente fatto tornare alla mente i recenti fatti di Bruxelles e sorgere degli interrogativi. «Non c’è in Ticino un accresciuto pericolo di attentati terroristici – rassicura Norman Gobbi –, ma la guardia non va abbassata». L’imponenza dell’intervento è quindi dovuta alla procedura, non a una reale minaccia. «Che serva però da lezione – ammonisce il capo del Dipartimento delle istituzioni –, bisogna rendere attenti i distratti e soprattutto i buontemponi che questo genere di operazioni rischiano di innescare una psicosi. E hanno un costo non indifferente».

Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Da Cdt.ch l Due ore e mezza d’auto – 205 chilometri – per disinnescare due possibili ordigni (o semplicemente per appurare che di bombe assolutamente non si trattava). È successo ieri a Lugano, dove due falsi allarmi bomba hanno creato parecchia agitazione. Dal primo gennaio la Svizzera si è dotata di un nuovo sistema d’intervento che prevede la concentrazione degli artificieri in tre centri di competenza nazionale: Ginevra, Berna e Zurigo (che si occupa del Ticino). Tre ore. Troppo tempo? Abbiamo chiesto un parere al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Si tratta – ci spiega – di una decisione presa dalla Conferenza dei direttori e noi avevamo già sollevato dubbi viste le distanze che ci separano da Zurigo. L’intervento di ieri dimostra che le preoccupazioni erano corrette. Chiederemo dunque soluzioni alternative per il Ticino».
Dalle brigate rosse all’ISIS. I tempi sono cambiati
Ci sono anche aspetti pratici. Ieri gli allarmi sono scattati in zona Maghetti (pedonalizzata) e in una via non molto trafficata di Molino Nuovo. Decisamente problematico – e caotico – sarebbe stato dover chiudere al traffico per 3 o 4 ore, a causa di una valigia vuota, una strada principale o addirittura la stazione. Dietro la scelta di centralizzare tutto c’è comunque una motivazione logica. «I tempi – sottolinea Gobbi – sono cambiati. Con le brigate rosse, l’IRA o l’ETA lo strumento dell’allarme bomba veniva utilizzato per fare pressione politica. Oggi, come accaduto a Bruxelles, chi organizza un attacco lo compie pochi minuti dopo aver piazzato l’ordigno e anche avendo in casa i migliori artificieri non si riuscirebbe a disinnescarlo. Non siamo in un film hollywoodiano in cui salta fuori un eroe e salva tutti. Dobbiamo purtroppo ammettere che lo Stato non può evitare ogni rischio».

La situazione elvetica non è unica
«Quella elvetica – aggiunge il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi – non è comunque una situazione eccezionale. In Austria e in Belgio c’è un unico servizio per tutto il paese. Si è deciso di creare centrali altamente specializzate per essere più efficienti e chiaramente l’addestramento e i mezzi a disposizione di questi specialisti sono molto costosi».

Quasi un’isola felice

Quasi un’isola felice

Da LaRegione del 23 marzo 2016 di Andrea Manna

Gobbi: territorio più sicuro grazie anche a riforme che stanno dando i risultati sperati, ma manterremo alta l’attenzione

Meno illeciti in generale. Soprattutto meno furti e meno rapine, reati cosiddetti ansiogeni, poiché suscitano apprensione nella popolazione. Ticino isola felice? Non esageriamo. Il numero delle infrazioni alle varie leggi continua comunque a scendere. Una tendenza, in linea più o meno con quella a livello nazionale, che si registra in particolare dal 2013 e che trova conferma pure nei dati, illustrati ieri ai media, sull’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «Anche nel 2015 si è registrata una forte riduzione di quasi tutti i reati», sottolinea il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Gli illeciti constatati in Ticino sono stati complessivamente «21’539»: rispetto al 2014, precisa il comandante della Cantonale Matteo Cocchi , «c’è stato un calo del 9 per cento». Sono diminuiti quelli previsti dalla normativa sugli stranieri e dalla Legge stupefacenti, rispettivamente dell’8,5 e del 5,6 per cento. Così come sono diminuiti – dell’11,6 per cento – i reati contemplati dal Codice penale. Fra cui quelli contro il patrimonio: meno 14,7 per cento. E sempre con riferimento a questa tipologia di reati, vi è stata una marcata riduzione sia delle rapine sia dei furti con scasso. Questi ultimi sono scesi del 25 per cento. Un dato piuttosto importante visto che i furti «rappresentano ancora il grosso dei reati registrati», puntualizza Paolo Bernasconi , responsabile, in seno alla Polizia cantonale, del Nucleo statistica e controlling. La diminuzione ha interessato «tutto il territorio ticinese, ad eccezione del Mendrisiotto, dove però la percentuale dei furti con scasso è rimasta, per rapporto al 2014, sostanzialmente stabile». Non sempre poi i colpi vanno a segno. «Il trentacinque per cento dei furti con scasso denunciati l’anno passato concerneva tentativi di effrazione in abitazioni – segnala Bernasconi –. Questo dimostra che pure i cittadini possono fare molto sul piano della prevenzione». L’unica nota dolente del bilancio d’attività 2015 della Polcantonale riguarda i reati contro l’integrità della persona, «leggermente aumentati, anche se dal 2009 il trend è in flessione». Bisogna inoltre considerare la situazione nel suo insieme. E alla luce della tendenza al ribasso degli illeciti in generale, il Ticino «è oggi più sicuro di quattro, cinque anni fa», tiene a evidenziare Gobbi.

‘Lavoro di squadra’
Il che, rileva Cocchi, è da ricondurre anche «al lavoro di squadra dei vari operatori della sicurezza»: Polcantonale, polizie comunali, Polizia dei trasporti, Guardie di confine. Collaborare per meglio presidiare il territorio. Cosa che si traduce per esempio nel controllo dell’identità delle persone («55’620» quelle ‘verificate’ nel 2015 dalla Cantonale). E nel mantenimento dell’ordine pubblico in occasione fra l’altro di grossi eventi sportivi: l’anno scorso la polizia «ha effettuato 36 interventi: 13 per partite di calcio, 23 per incontri di hockey». Costo totale delle operazioni, circa 1,5 milioni di franchi. Se oggi il Ticino è più sicuro lo si deve pure, riprende Gobbi, «a decisioni strategiche prese dal Dipartimento istituzioni». Insomma, le riforme «stanno producendo i risultati sperati». E una di queste è la ‘regionalizzazione’, scattata la scorsa estate, della Gendarmeria. Una riorganizzazione voluta per rendere ancor più celeri gli interventi in caso di urgenza e per pattugliare maggiormente il territorio. Senza dimenticare la progettata Centrale cantonale di allarme, la Cecal. Proprio l’altro ieri, con la posa della prima pietra, è stato inaugurato a Bellinzona il cantiere. Una volta in funzione (nel 2018), la Cecal sarà, per dirla con le parole del direttore del Dipartimento, «il cuore e il cervello dell’apparato di sicurezza ticinese». Sotto lo stesso tetto opereranno «Polizia cantonale e Comando delle guardie di confine, insieme con il segretariato della Federazione dei corpi pompieri». La Centrale d’allarme consentirà fra l’altro un miglior coordinamento tra le forze dell’ordine nelle emergenze. Gobbi: «Il Ticino è più sicuro, ma manterremo sempre alta l’attenzione».

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Dal Corriere del Ticino del 23 marzo 2016 di Viola Martinelli

L’emergenza profughi e la lotta al terrorismo tra le sfide che occuperanno quest’anno la Polizia cantonale Il bilancio 2015 fotografa un calo dei reati – Fa eccezione il Mendrisiotto dove i furti con scasso sono stabili

«Quella che stiamo vivendo è una guerra asimmetrica e gli attacchi avvenuti questa mattina a Bruxelles lo dimostrano. Dobbiamo quindi restare vigili di fronte ad una minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle e si presenta sotto mentite spoglie». Commenta così il presidente del Governo Norman Gobbi , gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale belga e che, nel corso dell’annuale conferenza stampa sul bilancio dell’operato della Polizia cantonale, non hanno mancato di catalizzare l’attenzione dei presenti. «Per il momento non c’è nessuna minaccia concreta per il nostro Paese», ha da parte sua rassicurato il comandante Matteo Cocchi , sottolineando tuttavia come «anche alle nostre latitudini restiamo vigili e pronti ad intervenire in caso di necessità. Le sfide che ci attendono sono infatti sempre più globali e, in questo senso, per poter agire in maniera celere la collaborazione e il dialogo tra le parti rappresentano degli elementi indispensabili». E tra le sfide globali che attendono al varco le forze dell’ordine vi è in primis l’emergenza migranti, un allarme questo divenuto ancora più imminente in seguito alla chiusura della rotta balcanica che ha dirottato il flusso di rifugiati verso le coste italiane. «Il controllo sistematico alle frontiere rimane una priorità» ha dichiarato Gobbi, «a tal proposito ho scritto più volte a Berna per evitare che il Ticino venga lasciato solo a gestire il massiccio afflusso di migranti che potrebbe presentarsi alla Porta sud della Confederazione, il nostro cantone». Il ricordo di quanto accaduto nello scorso mese di giugno – quando a Chiasso si sono presentati quasi 1.800 richiedenti d’asilo – è infatti ben presente alle autorità che, vista la difficile situazione sul piano internazionale e la tendenza che si è andata delinarsi in questi primi mesi dell’anno, temono un nuovo boom di arrivi. «La sicurezza è un bene primario del cittadino – ha aggiunto Gobbi – e l’emergenza migratoria dev’essere affrontata senza tabù politici o ideologici, considerando ogni possibile scenario». E giugno sarà un mese caldo anche perché si terrà «l’operazione dell’anno», come definita da Cocchi. Nome in codice: Gottardo 16, ovvero l’apertura della trasversale alpina e le manifestazioni previste sul territorio. Eventi questi che solleciteranno su più fronti le polizie.

«Ma non ci fermeremo»
Se guardando al futuro il lavoro certo non manca, lanciando uno sguardo all’attività svolta sull’arco del 2015 la fotografia è chiara: il numero di reati commessi sul nostro territorio è in netta diminuzione. A cominciare dai furti con scasso, che si attestano a quota 1.811 pari ad una flessione del 25% rispetto al 2014. Unica eccezione è però il Mendrisiotto dove «il tasso di infrazioni è rimasto stabile negli ultimi anni», ha evidenziato Paolo Bernasconi , responsabile statistica.
In calo anche i reati contro il patrimonio (–14,7%), il Codice penale (–11,6%), la Legge sugli stranieri (–8,5%) nonché la Legge sugli stupefacenti (–5,6%). Unica nota fuori dal coro i reati contro la persona, aumentati del 4,6%. Insomma, dati alla mano le forze dell’ordine non possono che dirsi soddisfatte del lavoro svolto e, come puntualizza Cocchi, «queste cifre rappresentano un risultato importante poiché contribuiscono a far sentire il cittadino più sicuro nella sua sfera privata». Soddisfazione condita da un pizzico d’orgoglio è infine stata espressa anche dal direttore delle Istituzioni: «La riduzione delle infrazioni è figlia delle misure messe in atto dal dipartimento, che hanno portato i loro frutti. Questo però non significa che abbasseremo la guardia, anzi: l’impegno politico per garantire maggior sicurezza ai cittadini continuerà anche in futuro».

“Europa sotto attacco”

“Europa sotto attacco”

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Gobbi si esprime sugli attentati di Bruxelles: “Per scongiurare nuovi assalti bisogna collaborare”

Gli attentati di martedì mattina a Bruxelles hanno lasciato il segno anche in Ticino. Norman Gobbi, nel corso dell’annuale conferenza stampa di bilancio della polizia cantonale, ha colto l’occasione per ricordare che: “L’Europa è nuovamente sotto attacco”.

Il presidente del Governo ticinese ha espresso la sua vicinanza ai parenti delle vittime degli attacchi e ha aggiunto: “Per sconfiggere il terrorismo, che in passato ha causato vittime anche in Ticino, occorre una maggiore collaborazione a livello nazionale e internazionale”.

“Dobbiamo rimanere vigili come società e come forze dell’ordine per contrastare questa minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle ”, ha aggiunto il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese.

Matteo Cocchi, al fianco del consigliere di Stato, ha dal canto suo rassicurato: “Per la Svizzera e per il Ticino al momento non vi sono segnali di possibili attacchi terroristici paragonabili a quelli messi a segno in novembre a Parigi o a quelli di questa mattina a Bruxelles”.

“Certo che quanto accaduto ha avvicinato tutte le forze di polizia spronandole a collaborare maggiormente tra loro”, ha aggiunto il comandante della polizia cantonale stando al quale: “Dobbiamo essere pronti a intervenire in qualsiasi momento, anche in Ticino”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CEuropa-sotto-attacco%E2%80%9D-7075343.html

Reati in calo in Ticino nel 2015

Reati in calo in Ticino nel 2015

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Il 2015 è stato un anno un po’ meno impegnativo per la polizia ticinese che ha rilevato 21’539 reati, in calo del 9% rispetto a un anno prima. La flessione, è stato reso noto martedì a Bellinzona nel corso della tradizionale conferenza stampa di bilancio, è stata riscontrata un po’ in tutti gli ambiti e la tendenza è simile a quella già emersa a livello nazionale.Tra i dati più rilevanti vi sono i furti con scasso (1’811, -25%) e i reati contro il patrimonio (10’993, -14,7%). Tra le sfide che impegneranno le autorità figurano l’emergenza migratoria e la minaccia terroristica che, ha sostenuto il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Puo toccare chiunque”.