Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Da Cdt.ch l Due ore e mezza d’auto – 205 chilometri – per disinnescare due possibili ordigni (o semplicemente per appurare che di bombe assolutamente non si trattava). È successo ieri a Lugano, dove due falsi allarmi bomba hanno creato parecchia agitazione. Dal primo gennaio la Svizzera si è dotata di un nuovo sistema d’intervento che prevede la concentrazione degli artificieri in tre centri di competenza nazionale: Ginevra, Berna e Zurigo (che si occupa del Ticino). Tre ore. Troppo tempo? Abbiamo chiesto un parere al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Si tratta – ci spiega – di una decisione presa dalla Conferenza dei direttori e noi avevamo già sollevato dubbi viste le distanze che ci separano da Zurigo. L’intervento di ieri dimostra che le preoccupazioni erano corrette. Chiederemo dunque soluzioni alternative per il Ticino».
Dalle brigate rosse all’ISIS. I tempi sono cambiati
Ci sono anche aspetti pratici. Ieri gli allarmi sono scattati in zona Maghetti (pedonalizzata) e in una via non molto trafficata di Molino Nuovo. Decisamente problematico – e caotico – sarebbe stato dover chiudere al traffico per 3 o 4 ore, a causa di una valigia vuota, una strada principale o addirittura la stazione. Dietro la scelta di centralizzare tutto c’è comunque una motivazione logica. «I tempi – sottolinea Gobbi – sono cambiati. Con le brigate rosse, l’IRA o l’ETA lo strumento dell’allarme bomba veniva utilizzato per fare pressione politica. Oggi, come accaduto a Bruxelles, chi organizza un attacco lo compie pochi minuti dopo aver piazzato l’ordigno e anche avendo in casa i migliori artificieri non si riuscirebbe a disinnescarlo. Non siamo in un film hollywoodiano in cui salta fuori un eroe e salva tutti. Dobbiamo purtroppo ammettere che lo Stato non può evitare ogni rischio».

La situazione elvetica non è unica
«Quella elvetica – aggiunge il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi – non è comunque una situazione eccezionale. In Austria e in Belgio c’è un unico servizio per tutto il paese. Si è deciso di creare centrali altamente specializzate per essere più efficienti e chiaramente l’addestramento e i mezzi a disposizione di questi specialisti sono molto costosi».

Quasi un’isola felice

Quasi un’isola felice

Da LaRegione del 23 marzo 2016 di Andrea Manna

Gobbi: territorio più sicuro grazie anche a riforme che stanno dando i risultati sperati, ma manterremo alta l’attenzione

Meno illeciti in generale. Soprattutto meno furti e meno rapine, reati cosiddetti ansiogeni, poiché suscitano apprensione nella popolazione. Ticino isola felice? Non esageriamo. Il numero delle infrazioni alle varie leggi continua comunque a scendere. Una tendenza, in linea più o meno con quella a livello nazionale, che si registra in particolare dal 2013 e che trova conferma pure nei dati, illustrati ieri ai media, sull’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «Anche nel 2015 si è registrata una forte riduzione di quasi tutti i reati», sottolinea il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Gli illeciti constatati in Ticino sono stati complessivamente «21’539»: rispetto al 2014, precisa il comandante della Cantonale Matteo Cocchi , «c’è stato un calo del 9 per cento». Sono diminuiti quelli previsti dalla normativa sugli stranieri e dalla Legge stupefacenti, rispettivamente dell’8,5 e del 5,6 per cento. Così come sono diminuiti – dell’11,6 per cento – i reati contemplati dal Codice penale. Fra cui quelli contro il patrimonio: meno 14,7 per cento. E sempre con riferimento a questa tipologia di reati, vi è stata una marcata riduzione sia delle rapine sia dei furti con scasso. Questi ultimi sono scesi del 25 per cento. Un dato piuttosto importante visto che i furti «rappresentano ancora il grosso dei reati registrati», puntualizza Paolo Bernasconi , responsabile, in seno alla Polizia cantonale, del Nucleo statistica e controlling. La diminuzione ha interessato «tutto il territorio ticinese, ad eccezione del Mendrisiotto, dove però la percentuale dei furti con scasso è rimasta, per rapporto al 2014, sostanzialmente stabile». Non sempre poi i colpi vanno a segno. «Il trentacinque per cento dei furti con scasso denunciati l’anno passato concerneva tentativi di effrazione in abitazioni – segnala Bernasconi –. Questo dimostra che pure i cittadini possono fare molto sul piano della prevenzione». L’unica nota dolente del bilancio d’attività 2015 della Polcantonale riguarda i reati contro l’integrità della persona, «leggermente aumentati, anche se dal 2009 il trend è in flessione». Bisogna inoltre considerare la situazione nel suo insieme. E alla luce della tendenza al ribasso degli illeciti in generale, il Ticino «è oggi più sicuro di quattro, cinque anni fa», tiene a evidenziare Gobbi.

‘Lavoro di squadra’
Il che, rileva Cocchi, è da ricondurre anche «al lavoro di squadra dei vari operatori della sicurezza»: Polcantonale, polizie comunali, Polizia dei trasporti, Guardie di confine. Collaborare per meglio presidiare il territorio. Cosa che si traduce per esempio nel controllo dell’identità delle persone («55’620» quelle ‘verificate’ nel 2015 dalla Cantonale). E nel mantenimento dell’ordine pubblico in occasione fra l’altro di grossi eventi sportivi: l’anno scorso la polizia «ha effettuato 36 interventi: 13 per partite di calcio, 23 per incontri di hockey». Costo totale delle operazioni, circa 1,5 milioni di franchi. Se oggi il Ticino è più sicuro lo si deve pure, riprende Gobbi, «a decisioni strategiche prese dal Dipartimento istituzioni». Insomma, le riforme «stanno producendo i risultati sperati». E una di queste è la ‘regionalizzazione’, scattata la scorsa estate, della Gendarmeria. Una riorganizzazione voluta per rendere ancor più celeri gli interventi in caso di urgenza e per pattugliare maggiormente il territorio. Senza dimenticare la progettata Centrale cantonale di allarme, la Cecal. Proprio l’altro ieri, con la posa della prima pietra, è stato inaugurato a Bellinzona il cantiere. Una volta in funzione (nel 2018), la Cecal sarà, per dirla con le parole del direttore del Dipartimento, «il cuore e il cervello dell’apparato di sicurezza ticinese». Sotto lo stesso tetto opereranno «Polizia cantonale e Comando delle guardie di confine, insieme con il segretariato della Federazione dei corpi pompieri». La Centrale d’allarme consentirà fra l’altro un miglior coordinamento tra le forze dell’ordine nelle emergenze. Gobbi: «Il Ticino è più sicuro, ma manterremo sempre alta l’attenzione».

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Dal Corriere del Ticino del 23 marzo 2016 di Viola Martinelli

L’emergenza profughi e la lotta al terrorismo tra le sfide che occuperanno quest’anno la Polizia cantonale Il bilancio 2015 fotografa un calo dei reati – Fa eccezione il Mendrisiotto dove i furti con scasso sono stabili

«Quella che stiamo vivendo è una guerra asimmetrica e gli attacchi avvenuti questa mattina a Bruxelles lo dimostrano. Dobbiamo quindi restare vigili di fronte ad una minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle e si presenta sotto mentite spoglie». Commenta così il presidente del Governo Norman Gobbi , gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale belga e che, nel corso dell’annuale conferenza stampa sul bilancio dell’operato della Polizia cantonale, non hanno mancato di catalizzare l’attenzione dei presenti. «Per il momento non c’è nessuna minaccia concreta per il nostro Paese», ha da parte sua rassicurato il comandante Matteo Cocchi , sottolineando tuttavia come «anche alle nostre latitudini restiamo vigili e pronti ad intervenire in caso di necessità. Le sfide che ci attendono sono infatti sempre più globali e, in questo senso, per poter agire in maniera celere la collaborazione e il dialogo tra le parti rappresentano degli elementi indispensabili». E tra le sfide globali che attendono al varco le forze dell’ordine vi è in primis l’emergenza migranti, un allarme questo divenuto ancora più imminente in seguito alla chiusura della rotta balcanica che ha dirottato il flusso di rifugiati verso le coste italiane. «Il controllo sistematico alle frontiere rimane una priorità» ha dichiarato Gobbi, «a tal proposito ho scritto più volte a Berna per evitare che il Ticino venga lasciato solo a gestire il massiccio afflusso di migranti che potrebbe presentarsi alla Porta sud della Confederazione, il nostro cantone». Il ricordo di quanto accaduto nello scorso mese di giugno – quando a Chiasso si sono presentati quasi 1.800 richiedenti d’asilo – è infatti ben presente alle autorità che, vista la difficile situazione sul piano internazionale e la tendenza che si è andata delinarsi in questi primi mesi dell’anno, temono un nuovo boom di arrivi. «La sicurezza è un bene primario del cittadino – ha aggiunto Gobbi – e l’emergenza migratoria dev’essere affrontata senza tabù politici o ideologici, considerando ogni possibile scenario». E giugno sarà un mese caldo anche perché si terrà «l’operazione dell’anno», come definita da Cocchi. Nome in codice: Gottardo 16, ovvero l’apertura della trasversale alpina e le manifestazioni previste sul territorio. Eventi questi che solleciteranno su più fronti le polizie.

«Ma non ci fermeremo»
Se guardando al futuro il lavoro certo non manca, lanciando uno sguardo all’attività svolta sull’arco del 2015 la fotografia è chiara: il numero di reati commessi sul nostro territorio è in netta diminuzione. A cominciare dai furti con scasso, che si attestano a quota 1.811 pari ad una flessione del 25% rispetto al 2014. Unica eccezione è però il Mendrisiotto dove «il tasso di infrazioni è rimasto stabile negli ultimi anni», ha evidenziato Paolo Bernasconi , responsabile statistica.
In calo anche i reati contro il patrimonio (–14,7%), il Codice penale (–11,6%), la Legge sugli stranieri (–8,5%) nonché la Legge sugli stupefacenti (–5,6%). Unica nota fuori dal coro i reati contro la persona, aumentati del 4,6%. Insomma, dati alla mano le forze dell’ordine non possono che dirsi soddisfatte del lavoro svolto e, come puntualizza Cocchi, «queste cifre rappresentano un risultato importante poiché contribuiscono a far sentire il cittadino più sicuro nella sua sfera privata». Soddisfazione condita da un pizzico d’orgoglio è infine stata espressa anche dal direttore delle Istituzioni: «La riduzione delle infrazioni è figlia delle misure messe in atto dal dipartimento, che hanno portato i loro frutti. Questo però non significa che abbasseremo la guardia, anzi: l’impegno politico per garantire maggior sicurezza ai cittadini continuerà anche in futuro».

“Europa sotto attacco”

“Europa sotto attacco”

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Gobbi si esprime sugli attentati di Bruxelles: “Per scongiurare nuovi assalti bisogna collaborare”

Gli attentati di martedì mattina a Bruxelles hanno lasciato il segno anche in Ticino. Norman Gobbi, nel corso dell’annuale conferenza stampa di bilancio della polizia cantonale, ha colto l’occasione per ricordare che: “L’Europa è nuovamente sotto attacco”.

Il presidente del Governo ticinese ha espresso la sua vicinanza ai parenti delle vittime degli attacchi e ha aggiunto: “Per sconfiggere il terrorismo, che in passato ha causato vittime anche in Ticino, occorre una maggiore collaborazione a livello nazionale e internazionale”.

“Dobbiamo rimanere vigili come società e come forze dell’ordine per contrastare questa minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle ”, ha aggiunto il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese.

Matteo Cocchi, al fianco del consigliere di Stato, ha dal canto suo rassicurato: “Per la Svizzera e per il Ticino al momento non vi sono segnali di possibili attacchi terroristici paragonabili a quelli messi a segno in novembre a Parigi o a quelli di questa mattina a Bruxelles”.

“Certo che quanto accaduto ha avvicinato tutte le forze di polizia spronandole a collaborare maggiormente tra loro”, ha aggiunto il comandante della polizia cantonale stando al quale: “Dobbiamo essere pronti a intervenire in qualsiasi momento, anche in Ticino”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CEuropa-sotto-attacco%E2%80%9D-7075343.html

Reati in calo in Ticino nel 2015

Reati in calo in Ticino nel 2015

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Il 2015 è stato un anno un po’ meno impegnativo per la polizia ticinese che ha rilevato 21’539 reati, in calo del 9% rispetto a un anno prima. La flessione, è stato reso noto martedì a Bellinzona nel corso della tradizionale conferenza stampa di bilancio, è stata riscontrata un po’ in tutti gli ambiti e la tendenza è simile a quella già emersa a livello nazionale.Tra i dati più rilevanti vi sono i furti con scasso (1’811, -25%) e i reati contro il patrimonio (10’993, -14,7%). Tra le sfide che impegneranno le autorità figurano l’emergenza migratoria e la minaccia terroristica che, ha sostenuto il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Puo toccare chiunque”.

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Da LaRegione.ch del 22 marzo 2016

«Esprimo il cordoglio dell’autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale dei cittadini ticinesi alle popolazioni colpite», così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sui sanguinosi attentati di Bruxelles. Tra i bersagli dei terroristi l’aeroporto della capitale belga. Massima allerta intanto negli altri scali internazionali. Suscitare paura in chi si mette in viaggio è peraltro fra gli obiettivi di coloro che seminano morte. «Il valore più forte dell’Europa, e degli svizzeri in particolare, è la libertà, alla quale – dice Gobbi – non dobbiamo rinunciare. E libertà significa anche spostarsi, viaggiare. Viaggiare adottando ovviamente delle precauzioni. Ma, ripeto, non dobbiamo rinunciare a priori a questa forma di libertà per colpa dei terroristi. Nel contempo come Stati dobbiamo continuare a collaborare per contrastare la minaccia terroristica, una minaccia vigliacca». Fondamentale quindi il lavoro di intelligence. Prossimamente il popolo svizzero sarà però chiamato alle urne per pronunciarsi sulla nuova legge federale sul servizio informazioni dopo la riuscita del referendum lanciato dalla sinistra. «Se dovesse essere bocciata, cosa che ovviamente non mi auguro, le conseguenze potrebbero essere devastanti: rimarremmo ‘sordi’ – afferma Gobbi –. Questa legge è indispensabile e garantisce un equilibrio fra sicurezza e tutela della sfera privata privata».

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

da Liberatv.ch del 22 marzo 2016

Ministro Gobbi qual è la sua prima analisi rispetto ai tragici eventi di Bruxelles?

“Innanzitutto esprimo il cordoglio dell’Autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale del nostro Cantone alle popolazioni colpite. Siamo vicini al popolo belga in questa difficile situazione. Popolo belga che è stato colpito diritto al cuore, nei luoghi dove le persone vivono la loro quotidianità: penso alla metropolitana che sicuramente questa mattina era affollata di lavoratori che si stavano recando in ufficio o all’aeroporto dove ci saranno di certo state persone in partenza per le vacanze pasquali. Si tratta di una minaccia vigliacca, quella che incombe sull’Europa perché non si manifesta indossando l’uniforme, un distintivo o un segno di riconoscimento: come accaduto a Parigi colpisce i luoghi in cui i cittadini si divertono e trascorrono il loro tempo libero”.

A differenza di Parigi ad essere colpiti sono stati due obbiettivi oggettivamente prevedibili: l’aeroporto e la metro. A suo avviso il Belgio dimostra ancora una volta di avere un sistema di sicurezza debole oppure la verità è che è molto difficile difendersi da questo genere di attacchi quale che sia il luogo preso di mira?
“Qualche mese fa è stata colpita da questi attacchi la Francia. Uno Stato che dispone di uno dei servizi informazioni più strutturati a livello internazionale nonché di un’importante presenza di polizia e di forze armate molto forti. Ciò nonostante non è stato possibile fermare questi attacchi terroristici. Ancora una volta dobbiamo riflettere sull’importanza di consolidare la collaborazione tra le forze dell’ordine internazionali e ottimizzare lo scambio d’informazioni tra Stati per contrastare questi fenomeni”.

Crede che anche il nostro Paese possa diventare un obbiettivo di un attentato terroristico?
“Il rischio zero, purtroppo non esiste, nemmeno noi siamo esenti da attività terroristiche. Alle nostre latitudini però la minaccia si presenta sotto un’altra forma. Negli scorsi giorni si è tenuto a Bellinzona il primo processo del Tribunale penale federale: non si trattava di persone che avevano commesso un atto terroristico ma stavano invece architettando alcuni attacchi che avrebbero poi messo a segno altrove. Il loro covo era un paesino di periferia, uno scenario non tanto diverso da quello dei nostri centri di valle. Per contrastare questo genere di attività riveste pure un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e delle comunali ma anche, e soprattutto, la vigilanza della popolazione. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini, le nostre sentinelle sul territorio, è possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici”.


Lei ha recentemente chiesto la chiusura delle frontiere in relazione all’ondata migratoria prevista per le prossime settimane. Una misura che ritiene utile anche in ottica anti-terroristica oppure le due cose sono slegate perché il problema ce lo abbiamo già in casa, come dimostrano gli attentati di Parigi compiuti da cittadini in possesso di una passaporto europeo?

“L’intensificazione dei controlli alle frontiere, rendendoli più mirati, ha l’obiettivo di garantire la sicurezza sul nostro territorio. Vogliamo evitare che entrino illegalmente persone nel nostro Paese, senza essere registrate e tra le quali potrebbero celarsi criminali a piede libero sulle nostre strade. Fortunatamente esiste un’ottima collaborazione sia interna alla Confederazione tra forze dell’ordine. Dopo gli attacchi di Parigi la Confederazione ha rafforzato la collaborazione con le autorità cantonali per coordinare le attività in caso di eventi maggiori nonché la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise da tutti i partner. Occorre collaborare per essere pronti in caso di necessità a reagire”.


Che tipo di politica dovrebbe adottare la Svizzera con la comunità musulmana presente nel nostro Paese?

“Nel nostro Cantone dobbiamo lavorare sulla politica d’integrazione affinché i cittadini stranieri che giungono sul nostro territorio facciano loro i valori di libertà e democrazia. Grazie a questo importante sforzo collettivo possiamo evitare il rischio di emarginazione e di ghettizzazione dal tessuto socio-culturale locale di queste persone. Rischio che potrebbe tradursi nel reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche”.

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Da RTS.ch l Avec le quasi blocage de la route des Balkans, la voie de la Méditerranée pourrait conduire à nouveau les migrants vers l’Italie, puis la Suisse, avec une pression accrue sur la frontière sud, à Chiasso.
Cette crainte habite le léguiste Norman Gobbi, qui a adressé trois missives respectivement aux conseillers fédéraux Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer et Guy Parmelin pour leur demander de suspendre provisoirement l’accord de Schengen, voire de bloquer la frontière.

Demande de soutien de l’armée

Les deux conseillers fédéraux UDC devraient présenter mercredi un plan similaire à leurs collègues, qui selon la presse alémanique s’articulerait sur trois points: un contrôle systématique aux frontières, la possibilité pour les gardes-frontière de renvoyer les migrants provenant d’Etats tiers, considérés comme sûrs, et le déploiement de troupes de l’armée pour seconder les gardes-frontière dans ces tâches.

Cette même proposition, lancée en juin 2015 au Tessin, avait suscité une polémique. Aujourd’hui, elle semble faire son chemin jusqu’à Berne.

Nicole della Pietra/lgr
http://www.rts.ch/info/regions/autres-cantons/7589338-norman-gobbi-demande-la-fermeture-provisoire-de-la-frontiere-si-necessaire.html

Migranti «Si chiudano le frontiere»

Migranti «Si chiudano le frontiere»

Dal Corriere del Ticino del 21 marzo 2016

Il presidente del Governo Norman Gobbi torna ad auspicare la sospensione di Schengen Lettere a Sommaruga, Maurer e Parmelin per lanciare un appello – Il precedente del 2015

L’estate scorsa aveva sollevato un polverone, facendo nascere alcuni attriti in seno al Consiglio di Stato e prestando il fianco a due interrogazioni parlamentari. Parliamo della richiesta di chiusura temporanea delle frontiere per ovviare a un’eventuale forte afflusso di migranti, tornata ieri d’attualità e sempre per bocca del presidente del Governo Norman Gobbi. Sì perché i festeggiamenti per i 25 anni della Lega (vedi il fototesto a lato) sono stati teatro di una nuova presa di posizione risoluta del direttore del Dipartimento delle istituzioni, destinata – visto il precedente del giugno 2015 – a fare ancora discutere. Ma non è tutto, poiché come rivelato dalla SonntagsZeitungs nel giro di alcune settimane Gobbi ha inviato tre lettere ai consiglieri federali Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer e Guy Parmelin, lanciando l’allarme per la situazione straordinaria che potrebbe venire a crearsi al confine sud della Svizzera dopo lo sbarramento della rotta balcanica. Il tutto chiedendo per l’appunto di considerare anche la chiusura in via provvisoria della frontiera ticinese ai migranti in arrivo, con anche la mobilitazione dell’esercito a supporto delle guardie di confine.
Appoggiandosi all’idea avanzata nel 2011 da Giuliano Bignasca «di creare un muro al confine sud per difendere i ticinesi», Gobbi ieri ha dunque rispolverato la declinazione operativa di quella proposta: la temporanea sospensione di Schengen e di conseguenza la reintroduzione dei controlli sistematici alle frontiere. «A suo tempo – ha dichiarato il consigliere di Stato leghista – il Nano era stato criticato per questa idea ritenuta folle. Ora però sempre più Paesi attorno a noi stanno mettendo in atto questa iniziativa. Mentre in Svizzera ciò non ci viene permesso perché Sommaruga (direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ndr) non vuole».
Un chiaro riferimento alle decisioni prese dapprima dall’Austria, e poi da Macedonia, Croazia, Slovenia e Serbia. Provvedimenti che potrebbero tradursi in un importante afflusso di migranti dall’Italia. Fermi al confine tra Grecia e Macedonia, questi potrebbero infatti decidere di raggiungere la Penisola attraversando l’Adriatico, per poi risalire verso nord in direzione della frontiera ticinese.
L’intervista e il polverone
Come detto non è la prima volta che Gobbi auspica una provvisoria chiusura delle frontiere. Lo stesso concetto era stato espresso in un’intervista rilasciata alla NZZ lo scorso mese di giugno, quando le domande d’asilo registrate a Chiasso erano quasi triplicate nel giro di due mesi, passando dalle 613 di aprile alle 1.766 di giugno. Le dichiarazioni a mezzo stampa del presidente del Governo avevano creato qualche malumore tra i consiglieri di Stato, con Paolo Beltraminelli e Christian Vitta che si erano detti «sorpresi di simili dichiarazioni», mentre Manuele Bertoli aveva parlato di affermazioni fatte all’insaputa dell’Esecutivo lamentandosi per la mancata informazione.
A seguito dell’intervista alla NZZ erano inoltre scattate due interrogazioni. La prima, firmata Natalia Ferrara Micocci (PLR), chiedeva al Consiglio di Stato se condividesse il parere di Gobbi e se quest’ultimo, in qualità di presidente, fosse legittimato a prendere posizione su temi di competenza federale. Da parte sua Lisa Bosia Mirra (PS) aveva sollecitato l’Esecutivo sulla «ragionevolezza» o meno delle affermazioni in questioni. Le risposte governative erano poi giunte tra l’ottobre e il dicembre scorsi. A Ferrara Micocci era stato chiarito come le dichiarazioni di Gobbi fossero da interpretare quali «opinioni di natura personale». Per altro precisando che sebbene la Costituzione cantonale «attribuisca all’Esecutivo il compito di dirigere collegialmente gli affari di sua competenza, ciò non significa che al singolo membro sia preclusa qualsiasi possibilità di esprimere la propria opinione». In merito alla legittimità delle considerazioni il Governo aveva però dato parzialmente ragione a Gobbi. Rispondendo a Bosia Mirra era in effetti stato precisato che «le preoccupazioni espresse dal nostro collega lo scorso mese di giugno, sull’impatto di questo fenomeno sul nostro Cantone apparivano legittime, anche in ponderazione del fatto che in questi casi è assai difficile prevedere l’evolversi di un fenomeno di una tale portata».

Massimo Solari

Centrale cantonale di allarme – Posa della prima pietra

Centrale cantonale di allarme – Posa della prima pietra

Nel primo pomeriggio si è svolta a Bellinzona la cerimonia di posa della prima pietra dello stabile che ospiterà in futuro la Centrale cantonale di allarme (CECAL). Una cassa con un vecchio fucile mitragliatore e una vecchia autoradio sono stati depositati nell’area di cantiere, per simboleggiare il legame fra il passato e il futuro del comparto dell’ex Arsenale militare e la nuova centrale operativa.

Alla cerimonia hanno partecipato i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il Direttore del Segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri Francesco Guerini e i rappresentanti del Corpo delle Guardie di confine Stephan Lanz e Fabio Giussani.

La Centrale cantonale di allarme (CECAL) troverà posto nell’area dell’ex Arsenale militare – accanto alla sede del comando della Polizia cantonale – e permetterà di migliorare la gestione delle urgenze che giungono ai numeri di telefono d’emergenza della Polizia (117) e dei pompieri (118). La nuova struttura, che sarà ultimata entro la fine del 2017 e che potrà quindi essere operativa nel corso del 2018, favorirà inoltre la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Guardie di confine, anch’esse ospiti del nuovo stabile insieme al segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri. Sempre in quest’ottica, in parallelo alla costruzione dello stabile, la Polizia è stata dotata di un sistema integrato di condotta condiviso con i partner, per favorire l’operatività tra gli attori della sicurezza che operano quotidianamente sul territorio del nostro Cantone. Inoltre, grazie al nuovo programma informatico migliorerà anche il lavoro e la collaborazione con le Polizie comunali.

Queste misure permetteranno di coordinare al meglio l’operato degli enti di primo intervento sul territorio, a favore della sicurezza della popolazione ticinese. Sicurezza che rimane il presupposto necessario per garantire un’adeguata qualità di vita ai cittadini.

I costi di investimento del progetto ammontano a 15’905’000 franchi. A questo totale vanno aggiunti i costi delle infrastrutture informatiche e telematiche per un totale di 1’964’000 franchi. Si arriva dunque ad un investimento totale complessivo di 17’869’000 franchi.