9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

È dannoso e controproducente mettere in discussione la volontà del Popolo. Il 9 febbraio 2014, il Popolo svizzero si è espresso in modo chiaro: basta all’immigrazione di massa! Un segnale forte e soprattutto un mandato ben preciso, che obbliga le Autorità politiche a dover agire per rispettare la volontà dei cittadini. In Ticino – lo ripeto, visto che in talune occasioni qualcuno sembra esserselo dimenticato –, quasi il 70% della popolazione ha accettato l’iniziativa, contribuendo in maniera decisiva all’esito finale della votazione federale. Le trattative per mettere in pratica la volontà popolare sono iniziate, non senza qualche difficoltà dato l’atteggiamento scontroso dell’Unione europea e l’approccio fin troppo remissivo dei rappresentanti del nostro Paese. Il Canton Ticino, in particolare nella sua presa di posizione in merito al progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo, ha già detto la sua: occorre rivedere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso siano previste delle limitazioni per quanto concerne i cittadini degli Stati UE, che creano anche delle distorsioni al nostro mercato del lavoro. Questo è il punto centrale della discussione; questo è il mandato del Popolo svizzero che le Autorità politiche devono perseguire con tutte le loro forze.

Ora, proprio nel bel mezzo delle trattative, qualcuno ha pensato bene di mettere in discussione la volontà del Popolo svizzero che, a detta dei promotori dell’iniziativa RASA (“Fuori dal vicolo cieco”) porterà la Svizzera alla rovina. Ma siamo sicuri che nel vicolo cieco non ci stiano portando proprio i promotori di questa campagna per riportare i cittadini alle urne? Mentre la congiuntura economica sfavorevole, unita agli effetti negativi sul nostro mercato del lavoro dovuti alla libera circolazione delle persone, mette in ginocchio l’occupazione e la piazza finanziaria del nostro Cantone, chi sta pensando a tutelare gli interessi dei Ticinesi? Chi sta pensando al Ticino, che negli ultimi tempi ha dovuto pure assumersi l’onere – dato il fallimento dimostrato dall’Unione europea in questo ambito – riguardante la gestione dell’emergenza migranti? Non di certo coloro che hanno promosso la raccolta delle firme per ritornare a votare e che ignorano la realtà ticinese! Voglio essere schietto e sincero come mio solito: un nuovo voto non risolverà i nostri problemi! Anzi, rischia di mettere il nostro Paese in una posizione di svantaggio al tavolo delle trattative, con gli euroburocrati di Bruxelles che avrebbero il coltello dalla parte del manico.

Questo è il momento in cui dobbiamo restare uniti, senza dare l’idea di essere divisi su una questione così fondamentale per il futuro della Svizzera. I Ticinesi l’hanno capito, e difatti le firme a sostegno dell’iniziativa RASA provenienti dal nostro Cantone sembrerebbero essere poche. I Ticinesi vogliono risposte chiare e concrete alle loro preoccupazioni: questo è l’obiettivo sul quale dobbiamo focalizzarci. La volontà del Popolo è un principio cardine della democrazia svizzera e, di conseguenza, metterla in dubbio, come ha fatto l’iniziativa RASA, è dannoso. Con il voto del 9 febbraio, tanta gente ha nutrito la speranza di poter cambiare le cose nel nostro Paese e nel nostro Cantone: non sarà quindi certo annullando le decisioni prese senza nemmeno aver provato ad attuarle che i problemi dei Ticinesi troveranno una soluzione. Dobbiamo provarci; e non dobbiamo mollare! Io continuerò ad impegnarmi e a lottare, in particolare difendendo la volontà del 68% dei Ticinesi ogniqualvolta sarò chiamato – come nel caso degli innumerevoli incontri con le Autorità federali – a rappresentare il nostro Cantone e gli interessi dei suoi cittadini.

Norman Gobbi
(Mattino della domenica, 23.08.2015)

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Personalmente non pensavo che il quotidiano La Regione utilizzasse la lettera di risposta che il sottoscritto ha inviato al Segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker per strumentalizzare la misura introdotta dal mio Dipartimento lo scorso aprile relativa all’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo e il rilascio dei permessi di dimora B e di lavoratore frontaliere G. Innanzitutto, tengo a spegnere il taglio ironico con cui La Regione ha tendenziosamente impostato l’intero articolo pubblicato oggi. Dire infatti che “si scopre solo oggi” la natura straordinaria e temporanea della mia decisione è falso, dato che più volte ho ribadito la straordinarietà della misura, legata appunto al contesto straordinario vissuto negli ultimi mesi a livello di sicurezza. Sicurezza, un argomento messo in dubbio dal quotidiano, che cita alcuni passaggi dell’editoriale con il quale, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, introducevo ad inizio anno il Rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale.
Le cifre estrapolate dal Rapporto e riportate nell’articolo sono parziali e non dicono tutto. Ad esempio, non considerano la criminalità economica, che non è diminuita rispetto al 2013, e che danneggia fortemente l’immagine della nostra piazza finanziaria. E soprattutto ben si son guardati di indicare la provenienza degli autori di questi reati quali truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti: il 61% di loro sono cittadini stranieri, con oltre la metà di questi reati commessi da persone di nazionalità italiana; inoltre, non considerano che la criminalità in generale è diminuita solo grazie ai notevoli sforzi messi in campo dal nostro Cantone nel globale, e dal Dipartimento diretto dal sottoscritto nel particolare. 

Non sto ad elencare le misure introdotte perché sono sicuro che tutti se le ricordano; i media le hanno riportate più volte e sono state parte integrante del dibattito politico della scorsa legislatura cantonale e dell’attuale legislatura federale. Aggiungo però che fra quelle misure è integrato anche l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti. Analizzare quest’ultimo come se fosse un provvedimento a sé rappresenta un esercizio miope e fuorviante. Il provvedimento è, e così è sempre stato dichiaratamente, una misura straordinaria. Di fronte a situazioni come quelle vissute dal Ticino negli ultimi mesi, le misure introdotte devono poter essere accompagnate – e questo è un aspetto che ho ricordato alle Autorità federali – da misure straordinarie che permettano di continuare a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e di tutti i suoi cittadini.

Sulla sicurezza non bisogna mai abbassare la guardia. In qualità di responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel nostro Cantone, il sottoscritto deve pensare alla tranquillità di tutti i cittadini, messa a repentaglio da persone che approfittano del contesto d’apertura – ahimè causato dagli accordi internazionali firmati dal nostro Paese – per entrare a delinquere sul nostro territorio. Sicurezza e tranquillità che, nel caso di questa misura, fanno rima con rispetto. Rispetto per tutti i Ticinesi ma anche per tutti i cittadini stranieri che vogliono dimorare o lavorare onestamente nel nostro Cantone, e che sono quindi anch’essi tutelati dalla mia decisione (prova ne è che nessuno si è lamentato, anzi). Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare; ed è proprio per questo che ho difeso e continuerò a difendere la mia decisione presso le Autorità federali, così come presso quelle europee e italiane.

Se questo mio comportamento non trova l’approvazione di alcune testate giornalistiche come La Regione o Il Caffé, pazienza. La sicurezza e il benessere del Popolo ticinese sono sempre state fra le mie priorità. Obiettivi a cui mi sono dedicato nella passata legislatura (durante la quale ho deciso l’introduzione di questo provvedimento, e se ne stiamo ancora discutendo significa che non si è trattato, come supposto da qualcuno, di una manovra elettorale), assicurando al cittadino che lo avrei fatto anche se mi avesse concesso un secondo mandato. Il Popolo ticinese mi ha confermato la sua fiducia, al di là di ogni dubbio. Non tenere fede a quanto detto in campagna elettorale sarebbe stato deludente e irriverente per chi mi ha sostenuto con il suo voto. È per questo che adotterò ogni provvedimento che riterrò necessario, anche se scomodo ad alcuni ambienti, per aumentare il livello della sicurezza nel nostro Cantone.

Norman Gobbi

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

È stata mostrata loro l’area di confine e s è parlato della questione migranti. Giovedì 20 e venerdì 21 agosto i membri del Comitato della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia si sono riuniti a Chiasso, su invito del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’invito era finalizzato a mostrare direttamente “i problemi cui, specialmente negli ultimi tempi, si trova confrontato, il Canton Ticino”.

L’accento è stato posto in particolare sui flussi migratori, una questione già evidenziata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, che nel mese di giugno scorso aveva reso partecipi i membri del Comitato sulla criticità della situazione. Le preoccupazioni ticinesi sono state sostenute dalla Conferenza, che aveva postulato alle Consigliere federali Eveline Widmer-Schlumpf e Simonetta Sommaruga un rafforzamento dei controlli alla frontiera associato a un aumento del numero delle guardie di confine in Ticino.

I rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso e del Corpo delle guardie di confine hanno illustrato la situazione attuale e hanno poi guidato i membri del Comitato in una visita alla dogana della stazione ferroviaria di Chiasso e al Centro di registrazione situato in Via Motta.

“Queste visite hanno permesso di rendere attenti i membri del Comitato della Conferenza sull’onere significativo di cui si fa carico il Canton Ticino nell’ambito della difesa e del controllo di quella che è la Porta Sud della Svizzera”. Si tratta di un onore, aggiunge il Dipartimento delle istituzioni, “che presuppone una stretta collaborazione tra le Autorità cantonali e quelle federali, che dovrà essere ulteriormente rafforzata in modo da continuare a garantire la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese”.

Oggi, infine, si è tenuta la consueta riunione del Comitato presso il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale.

Gobbi risponde picche a Berna

Gobbi risponde picche a Berna

Da ticinonews.ch l Il consigliere di Stato ha risposto a Mario Gattiker. “Le comunico che sui permessi non intendo fare marcia indietro”.

“Le comunico che non intendo farlo.” Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha risposto al segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, che con una missiva inviata a Bellinzona durante lo scorso mese di giugno gli aveva chiesto di abolire la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio dei permessi B (dimoranti) e G (frontalieri).

Nella sua risposta, riportata oggi dal Corriere del Ticino, Gobbi fa presente a Gattiker che “occorre relativizzare la portata discriminante della misura – un aspetto fin troppo enfatizzato dalle autorità italiane – in quanto essa si applica a tutti i cittadini UE/AELS, indipendentemente dalla loro nazionalità.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ricorda inoltre che la misura è volta a tutelare la sicurezza e non a limitare l’esercizio di libera circolazione: “Quale responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel Canton Ticino, non posso permettere che vengano a ripresentarsi situazioni di disagio come quelle vissute negli scorsi mesi, situazioni che, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone, denotano una mancanza di rispetto sia nei confronti dei cittadini del nostro Paese, sia delle persone straniere che vogliono dimorare e lavorare onestamente sul suolo elvetico.”

Gobbi conclude ribadendo che si tratta di una misura a titolo provvisorio “che verrà rivalutata nel corso dell’autunno, quando disporremo di elementi oggettivi e dati statistici riscontrabili”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/247560/gobbi-risponde-picche-a-berna

Tessiner Offroader gegen das Ferrari-Land

Da BERNERZEITUNG.CH l Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) verärgert mit seinen Massnahmen gegen italienische Grenzgänger Bundesbern und Rom gleichzeitig. Kein Problem für ihn.

Norman Gobbi (38) ist ein Brocken von einem Mann, mächtig und schwer wie die Felsen über dem Dorf Piotta, wo er mit seiner Frau und den beiden kleinen Kindern lebt. Im Moment ist er in den Ferien – in der Leventina, wie jeder echte Leventinese, im Rustico hoch über dem Talboden.

Auch von dort aus twittert der Tessiner Regierungspräsident täglich, und einmal die Woche steigt er hinunter nach Bellinzona, um Pendenzen zu erledigen. Er sei «ein 4×4 der Politik», sagt der studierte Kommunikationsexperte von sich, geländegängig wie ein Jeep, der selbst offroad in seiner Spur bleibt – besonders dann, wenn er aus dem Ferrari-Land Italien angegriffen wird.

Den verstorbenen Lega-Gründer Giuliano Bignasca hat Norman Gobbi einst begeistert, weil er schon als Teenager Feuer und Flamme war für die populistische Bewegung. Heute, 20 Jahre später, ist Gobbi immer noch der Jungstar der Lega, aber mit staatsmännischem Auftritt. Die derzeit immer unfreundlicheren Attacken aus Rom und Bern lässt er regungslos abprallen.

Im April verfügte Gobbi, dass Grenzgänger, die ihre Bewilligung erneuern, einen Strafregisterauszug sowie einen Beleg über allfällige laufende Verfahren vorlegen müssen. Norditalienische Politiker reagierten postwendend mit tiefer Entrüstung, Gobbi tat das cool als «Sturm im Wasserglas» ab.

«Keinen Millimeter»

Danach kanzelte das eidgenössische Staatssekretariat für Migration Gobbi ab: Es taxierte das Vorgehen des Tessiner Regierungspräsidenten als Verstoss gegen die Regeln der Personenfreizügigkeit mit der EU. Das Tessin weiche «keinen Millimeter» von seiner Position ab, reagierte Gobbi.

«Verstehen nichts»

Letzte Woche musste der Schweizer Botschafter in Rom, Giancarlo Kessler, im italienischen Aussenministerium antraben und sich Italiens Entrüstung über die von Norman Gobbi dekretierte «diskriminierende Behandlung italienischer Staatsbürger» anhören. Während Botschafter Kessler versprach, dem Bundesrat den italienischen Wunsch nach einer raschen Beseitigung des Problems ans Herz zu legen, feuerte Gobbi rhetorisch zurück: «Italienische Politiker verstehen nichts von den Problemen ihrer Landsleute. Sie würden sich besser Gedanken darüber machen, warum jeden Tag mehr als 60000 italienische Grenzgänger ins Tessin zur Arbeit kommen.»

Jetzt, am Telefon, atmet Gobbi erst einmal tief durch. Dann aber redet er sich in seinem sehr tiefen Bass sehr schnell warm. Ihm werde vorgeworfen, mit seinen politischen und administrativen Massnahmen im Grenzgängerdossier bewusst zu provozieren, um die Lega dei Ticinesi für den National- und Ständeratswahlkampf zu positionieren. «Falsch», sagt Gobbi, «ich mache nicht Polemik, ich reagiere auf reale Probleme.»

Man verlange das Vorweisen des Strafregisterauszugs aus sicherheitspolitischen Überlegungen. Beispielsweise, um zu verhindern, dass die organisierte Kriminalität den Grenzgängerkanal dafür nutze, im Tessin Fuss zu fassen. Man müsse dazu wissen, sagt Gobbi, dass heute jedes zweite Delikt, das auf dem Tessiner Finanzplatz aufgedeckt werde, von Italienern an Italienern begangen werde.

Da sei es doch logisch zu versuchen, präventiv etwas dagegen zu unternehmen – zumal es dabei auch um den Schutz der schweizerischen Sozialversicherungen vor unrechtmässigen Bezügen gehe.

Breiter Support im Tessin

Noch vor ein paar Jahren sei das Vorweisen des Strafregisterauszugs die normalste Sache der Welt gewesen, aber im aufgeheizten Klima zwischen Italien und der Schweiz werde das «heute sofort zur diskriminierenden Massnahme hochgekocht».

Es beruhige ihn sehr, sagt Gobbi, dass er mit seinem Vorgehen von vielen Tessinern unterstützt werde – auch von ausserhalb der Lega dei Ticinesi. Das bestärkt ihn, gegenüber Bundesbern nicht von seinem Kurs abzuweichen. Er werde darauf drängen, dass die Tessiner Regierung baldmöglichst erneut mit dem Bundesrat reden könne.

Grösser als Fiat

Die Leiden des Tessins an der Personenfreizügigkeit würden in Bern nach wie vor nicht richtig wahrgenommen. Der Auslöser der wachsenden Grenzgängerzahl sei die anhaltende Krise der italienischen Wirtschaft, hervorgerufen durch die zentralisierte Bürokratie. «Wir müssen nichts tun und haben einen gigantischen Standortvorteil.» 63000 italienische Grenzgänger fahren heute täglich ins Tessin zur Arbeit, damit sei, so Gobbi, «das Tessin inzwischen der grösste italienische Arbeitgeber», grösser etwa als der Fiat-Konzern, zu dem auch Ferrari gehört.

Natürlich habe die Personenfreizügigkeit dem Tessin Wirtschaftswachstum gebracht. Aber diese Sicht sei trügerisch, warnt Gobbi. Das Tessin sauge ungewollt Substanz aus den schwächelnden Nachbarregionen ab, und deshalb sei die wirtschaftliche Situation aus der Sicht vieler Tessinerinnen und Tessiner fragiler als man oft denke: Baue eine Firma im Tessin Stellen ab, würden heute zuerst die Tessiner entlassen, und die Grenzgänger könnten bleiben. Das sei die schmerzhafte Realität des Tessiner Wirtschaftswunders.

Der Leventiner Bergler Gobbi mag nicht mit schriller Lega-Rhetorik einfache Rezepte heraustrompeten. Man müsse ehrlich sein: Nachhaltige Entspannung auf dem Tessiner Arbeitsmarkt brächte nur ein wirtschaftlicher Aufschwung in Italien. Dafür gebe es aber keine sichtbaren Anzeichen. Und deshalb habe er keine andere Wahl, als Bern und Rom gleichzeitig zu ärgern. Jürg Steiner>
(Berner Zeitung)

Erstellt: 10.08.2015, 09:22 Uhr

http://www.bernerzeitung.ch/schweiz/standard/Tessiner-Offroader–gegen-das-FerrariLand/story/30541460

Tessiner Hilferuf als Stimmenfänger

Tessiner Hilferuf als Stimmenfänger

Da NZZ.CH l Zum grossen Ärger Italiens müssen Grenzgänger im Tessin seit April Auszüge aus dem Strafregister vorweisen. So setzt Lega-Staatsrat Gobbi ein typisches Malaise geschickt in Szene – auch mit Blick auf die nationalen Wahlen.

«Avviso» (Hinweis) steht mit augenfällig roter Schrift auf der Internet-Seite der Tessiner Einwohnerkontrolle. Alle Ausländer, die eine Aufenthaltsbewilligung B oder G erhalten oder erneuern wollen, müssen seit April mehr Aufwand betreiben. Sie haben einen Auszug aus dem Strafregister ihres Landes in Kombination mit einem Beleg über laufende Verfahren vorzulegen; beide Papiere dürfen höchstens drei Monate alt sein. «B» steht für eine zunächst befristete Aufenthaltsbewilligung für Ausländer, die länger in der Schweiz bleiben wollen, «G» steht für Grenzgänger. In beiden Fällen sind vor allem Italiener betroffen – insbesondere die «Frontalieri», da über 60 000 von ihnen täglich zur Arbeit ins Tessin strömen.

Die Verschärfung verfügte in eigener Kompetenz der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements Norman Gobbi. Der beliebte Exponent der Lega dei Ticinesi begründete dies mit dem Missbrauch des freien Personenverkehrs. Gobbi erwähnte unter anderem einen der Mafia nahestehenden italienischen Arbeiter sowie einen vorbestraften B-Aufenthalter, der an einem Raubüberfall teilgenommen haben soll. Damit stellte der Tessiner Magistrat einen Zusammenhang her mit der seit langem bestehenden Angst vor Kriminaltourismus aus Italien, aber auch mit der Masseneinwanderungsinitiative. Ausserdem müssen die Grenzgänger mehr Quellensteuer bezahlen: Letztes Jahr hatte der Tessiner Grosse Rat entschieden, den betreffenden Steuerfuss auf Gemeindeebene von 78 auf 100 Prozent zu erhöhen, um Mehreinnahmen von jährlich 20 Millionen zu generieren.

Italien reagiert verstimmt
Kein Wunder gibt es zwischen dem Tessin und Italien wieder laute Misstöne. Rom lud den Schweizer Botschafter vor, und die beiden Exponenten der lombardischen Lega Nord, Roberto Maroni und Lara Comi, zeigten sich hoch erbost: Beide stammen aus dem Grenzgebiet zur Schweiz und zählen viele Grenzgänger zu ihren Wählern. Italien wirft der Schweiz vor, dass der Kanton Tessin Bestimmungen zur Personenfreizügigkeit missachte und die Grenzgänger gängle. Daher strengt Rom bei der EU-Kommission ein Verfahren gegen die Schweiz an. Als Präsident der Region Lombardei erinnerte Maroni das Tessin an dessen starke Abhängigkeit von den Frontalieri, und EU-Parlamentarierin Comi drohte als ultima ratio mit einem Gang vor den Europäischen Gerichtshof.

Vor allem Letzteres bleibt aus juristischer Sicht bloss heisse Luft. Doch der Ärger Italiens zeigt die Sensibilität, mit welcher man jede Änderung bei der Behandlung der Grenzgänger im Tessin reagiert. Dies weiss auch Bern, das seit der Unterzeichnung des Doppelbesteuerungsabkommens mit Italien letzten Februar das Tauwetter zwischen den beiden Staaten weiter fördern will. Das Staatssekretariat für Migration erklärte Gobbis Vorgehen als unvereinbar mit dem europäischen Gemeinschaftsrecht und forderte diesen auf, seine Massnahme rückgängig zu machen. Bundespräsidentin Simonetta Sommaruga betonte Anfang Juli während des Bundesratsausfluges in Bellinzona, eine Konfrontation ergebe keinen Sinn.

Gobbis Antwort hat das Zeug zum Bonmot: Kein Grenzgänger habe bisher Rekurs gegen die systematische «vorläufige Polizeimassnahme» eingereicht. Weiter ermutigt fühlt sich Gobbi laut dem «Corriere del Ticino» durch die Rechtskommission des Kantonsparlaments. Diese erwägt die Empfehlung, einen Vorstoss des Lega-Nationalrats Lorenzo Quadri von 2008 wieder aufzugreifen und nach Bern zu tragen, der Ähnliches verlangte – mit dem Hintergedanken, diesen Punkt in die Verhandlungen mit Brüssel über die Umsetzung der Einwanderungsinitiative einzubringen. Doch das wirkt gar sehr optimistisch, hat doch der Nationalrat im Mai eine Motion Quadris abgelehnt, in welcher der Legist seinen eigenen Vorstoss von 2008 aufgreifen wollte. Dazu kommt, dass 2013 auch die Tessiner FDP eine ähnliche Motion auf Kantonsebene einreichte, die vom Staatsrat und damit auch Gobbi abgewiesen sowie von Bundesbern kritisiert wurde.

Gobbi macht gezielt Druck
Regierungsrat Gobbi gehört zum pragmatischen Flügel der rechtspopulistischen Lega und gilt als umsichtiger Staatsmann. Warum also prescht er heuer auf diese Weise vor? Er gibt dem typischen Tessiner Malaise Ausdruck: Jede vierte Arbeitsstelle im Südkanton wird von einem «billigen und willigen» Grenzgänger besetzt, und die stetig wachsende Zahl der Frontalieri bewirkt immer massiveres Dumping punkto Lohn- und Arbeitsbedingungen – auch für heimische Arbeitskräfte. Dazu gesellen sich der zunehmende Kriminaltourismus aus Italien sowie das Gefühl, Bundesbern stehe den Forderungen des Tessins, dessen spezifische Probleme zu lösen, wieder einmal ablehnend gegenüber. Weil zudem das Tessin am 9. Februar 2014 die Einwanderungsinitiative mit 68,2 Prozent am deutlichsten von allen Kantonen annahm, haben besagte Forderungen seither zugenommen. Es handelt sich um verklausulierte Hilferufe an Bundesbern.

Mit seinem neuesten Hilferuf übt Staatsrat Gobbi aber auch Druck aus, was die konkrete Ausarbeitung des neuen Grenzgängerabkommens betrifft. Dieses ist an das Doppelbesteuerungsabkommen gekoppelt, welches Bern und Rom Ende Februar 2015 unterschrieben, und soll aufgrund einer rigoroseren Besteuerung möglichst viele Frontalieri abschrecken. Für Tessiner Begriffe geht die Ausarbeitung zu schleppend voran. Weil nun die Lega und die Tessiner SVP punkto nationale Wahlen im Herbst eine Listenverbindung eingehen und den Schwerpunkt auf die Umsetzung der Einwanderungsinitiative legen, erscheint Gobbis Vorpreschen als geschickter Schachzug im Wahlkampf. Doch den Hilferuf auch als Stimmenfänger einzusetzen hat indes einen Nachteil: Kaum hat sich dank dem Steuerabkommen die langjährige Verstimmung zwischen Bern und Rom gemildert, erklingen neue Misstöne – die Lega frönt bei internationalen Befindlichkeiten ihrer alten Provokationslust.

Eine erste Bilanz über seine vorläufige Massnahme will Gobbi im Herbst ziehen. Ob vor oder nach dem nationalen Wahlsonntag, bleibt abzuwarten.

http://www.nzz.ch/schweiz/tessiner-hilferuf-als-stimmenfaenger-1.18590207

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

La Lega dei Ticinesi ha lanciato una petizione a sostegno della misura del Consigliere di Stato Norman Gobbi riguardo la richiesta del casellario giudiziale per tutti gli stranieri che richiedono un permesso di dimora o di lavoro transfrontaliero (permessi B e G). Misura osteggiata da Berna e da Roma, ma ampiamente condivisa dalla popolazione ticinese.

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf


 

PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA MISURA INTRODOTTA DAL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI
Obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri)

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha introdotto nel mese di aprile la misura oggetto della presente petizione. Quest’ultima si è resa necessaria dopo diversi episodi gravi verificatisi in Ticino, come ad esempio quello relativo alla rapina di Novazzano dello scorso marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura quindi più che giustificata, che persegue l’obiettivo di evitare che alcune persone malintenzionate approfittino della situazione per entrare nel nostro Paese mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini.

I sottoscritti cittadini chiedono quindi al Consiglio federale, per il tramite del Consiglio di Stato del Canton Ticino, che la misura introdotta dal Ministro Norman Gobbi relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, venga mantenuta.
I sottoscritti cittadini ritengono la misura più che necessaria per continuare a garantire l’ordine pubblico del Cantone, dato il contesto difficile cui il Ticino è confrontato, e chiedono pertanto che le Autorità federali non si pieghino alle pressioni delle Autorità italiane ed europee, mettendo al centro la sicurezza e il rispetto di tutti i cittadini.


 

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf

oppure sottoscrivete la petizione online >
http://www.activism.com/it_IT/petizione/obbligo-di-presentazione-dell-estratto-del-casellario-giudiziale-e-del-certificato-dei-carichi-pendenti-per-il-rilascio-e-il-rinnovo-dei-permessi-b-dimora-e-g-frontalieri/65796

 

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Da letemps.ch l Le canton exige un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier). Pour Rome, cette décision est discriminatoire. L’Italie a convoqué l’ambassadeur de Suisse
La tension entre l’Italie et le Tessin est à son paroxysme depuis quelques jours. Pour Rome, la décision de Bellinzone d’exiger un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier) est discriminatoire. Le président du Conseil d’Etat, Norman Gobbi (Lega) – à l’origine de cette demande –, minimise: «Aucune discrimination, une simple mesure de sécurité, qui ne s’adresse pas uniquement aux travailleurs italiens!»

«Deux éléments de discorde ont créé la tension», explique jeudi Norman Gobbi, contacté par Le Temps sur les monts de la Léventine où il passe ses vacances. «Premièrement, l’approbation, le 5 novembre dernier par le Grand Conseil de la hausse du multiplicateur communal des impôts prélevés à la source aux frontaliers, de 78 à 100% – une mesure destinée à combattre le dumping salarial –, et ensuite la demande de l’extrait du casier judiciaire pour toute personne désirant obtenir un permis B ou G.»

Le président du gouvernement tessinois et directeur du Département de la justice précise: «La requête du casier judiciaire ne concerne pas seulement les Italiens mais quiconque fait la demande d’un tel permis de travail. Je l’ai introduite le 2 avril à la suite de graves épisodes de violence, dont une attaque à main armée commise fin mars à Novazzano (sud du canton, ndlr) et dont certains des auteurs se sont avérés être au bénéfice d’un permis B, échu pour l’un d’eux! La mesure a aussi pour but de contrer l’infiltration de membres de la’Ndrangheta notamment [mafia calabraise] au Tessin.»

Norman Gobbi insiste sur un point: «Il va de soi que le canton ne va pas refuser d’octroyer un permis à une personne qui a de petits antécédents pénaux. Preuve en est que le nombre des frontaliers (60 000 au Tessin) n’a pas diminué depuis l’introduction de la mesure, au contraire. La demande d’un extrait du casier judiciaire se fait communément en Suisse, que ce soit pour briguer un emploi ou louer un appartement, et il en va de même en Italie.»

Rome ne l’entend pas de cette oreille: en signe de protestation, l’ambassadeur de Suisse, Giancarlo Kessler, a été convoqué mardi par le secrétaire général de la Farnesina (Ministère des affaires étrangères), Michele Valensise, qui a évoqué une «violation de l’accord sur la libre circulation des personnes de 1999».

Le président du Conseil d’Etat tessinois rétorque: «Pour l’heure, aucun recours n’a été déposé contre notre décision. Notre délégué pour les relations avec l’Italie nous a avertis de la convocation, mais nous n’avons encore reçu aucune prise de position formelle de la part de Rome ou de Berne.» Norman Gobbi est d’avis que «l’Italie a voulu faire pression sur la Suisse. Nous attendons désormais la réaction officielle de la Confédération.»

Stefano Modenini, directeur de l’Association des industries du canton du Tessin (AITI), approuve la mesure cantonale pour des raisons de sécurité territoriale, explique-t-il. Il se demande toutefois si, «juridiquement, il s’agit seulement d’une formalité ou plutôt d’une décision qui viole le principe de la libre circulation des personnes. Aucun de nos associés n’a réagi à cette nouvelle exigence du canton. J’estime personnellement que l’Italie, un pays connu pour ses lourdeurs bureaucratiques aurait pu éviter d’enfler la polémique à ce point.»

La députée de Forza Italia au Parlement européen Lara Comi ne mâche en revanche pas ses mots: «Je soumettrai la question à Bruxelles», a-t-elle dit mercredi dans la presse italienne. «Les décisions du canton du Tessin sur les frontaliers sont inacceptables: le gouvernement doit revenir sur ses pas, il s’agit d’une question de bon sens et de respect de l’accord européen sur la libre circulation des personnes.»

http://www.letemps.ch/Page/Uuid/2b0e8fba-36eb-11e5-a242-ec54c1dd3068/Entre_Rome_et_le_Tessin_le_conflit_sur_les_frontaliers_se_durcit

Tessin geht beim Grenzgänger-Streit auf Konfrontationskurs

Da SRF.CH l Italienische Grenzgänger müssen einen Strafregisterauszug vorweisen, wenn sie im Tessin arbeiten wollen. Mit dieser Vorgabe werde die Personenfreizügigkeit in Europa missachtet, empören sich italienische Politiker. Sie verlangen, dass Brüssel und Bern eingreifen. Das Tessin zeigt sich unbeeindruckt.

Die Kritik aus Italien lässt den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi (Lega) kalt. Die Regelung mit dem Strafregisterauszug ist sein Wahlkampf-Versprechen und soll das Tessin sicherer machen. Gobbi will sich von niemandem reinreden lassen: «Wir sind der Meinung, dass der Grosse Rat und mein Departement Entscheide gefällt haben, die in unseren Kompetenzen liegen – und nicht in denjenigen von Bern oder Brüssel.»

Regierungspräsident Norman Gobbi bleibt beim Beschluss des Grossen Rats und seinem Departement. Keystone
Auf die Frage, ob das Vorlegen eines Strafregisterauszugs diskriminierend sei, antwortet Gobbi: «Diejenigen, die direkt betroffen sind – also Ausländer, die eine B-Bewilligung und einen Grenzgänger-Ausweis beantragen – haben nie Rekurs eingelegt oder ein Verfahren angestrengt.»

«Wir haben keine Angst vor Italien»

Die Grenzgänger wehren sich nicht gegen die einzigartige Regel im Tessin. Für den Regierungspräsidenten Beweis genug, dass die Regel rechtens ist. In den sozialen Medien findet sie tatsächlich kein Widerhall – umso mehr aber bei italienischen Politikern. Einer von ihnen äusserte sich kürzlich, die 60’000 Grenzgänger, die täglich ins Tessin arbeiten gehen, sollten einfach einen Tag zuhause bleiben. So werde man die Tessiner schon in die Knie zwingen.

Eine Drohung, aber in den Ohren von Regierungspräsident Gobbi reine Polemik: «Wir haben keine Angst. Italien ist bereits in einer finanziellen Notlage. Monatlich belaufen sich die Löhne auf etwa 200 Millionen Euro – dieses Geld haben die Region Lombardei und Italien nicht.»

Auch Bundesbern ist düpiert

Aus Sicht des Lega-Politikers ist klar: Die reiche Schweiz, das verhältnismässig reiche Tessin, sitzt am längeren Hebel, weil hier Arbeitsplätze vorhanden sind, die in Italien fehlen. Gobbi betont, er habe keine Angst. Auch nicht von allfälligen Massnahmen des Bundes. Dieser ist gar nicht erfreut über diese eigenwillige Tessiner Sonderregel.

Im Gegenteil: Sie verletze das Personenfreizügigkeits-Abkommen mit der EU und sollte darum eingestellt werden. «Wir stehen mit Bern im Dialog», sagt Gobbi. Der Regierungspräsident macht aber klar, dass das Tessin nicht klein beigeben wird.

http://www.srf.ch/news/schweiz/tessin-geht-beim-grenzgaenger-streit-auf-konfrontationskurs

“Il Ticino si difenda da solo”

“Il Ticino si difenda da solo”

Da RSI.CH l La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni. Rapporti con l’Italia, la Lega lancia una petizione e denuncia: Berna non ha spiegato le nostre ragioni.

La convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore svizzero, e soprattutto la mancata difesa della posizione ticinese da parte di quest’ultimo, irritano la Lega dei Ticinesi, che denuncia la “debolezza elvetica nei confronti dell’Italia” e lancia una petizione.

“Invece di scusarsi”, si legge in un comunicato, “Kessler avrebbe dovuto difendere le motivazioni che hanno portato il consigliere di Stato Norman Gobbi ad introdurre l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che vogliono vivere o lavorare in Ticino.

La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni e sarà volta a esprimere sostegno al contestato provvedimento: “il Ticino si deve difendere da solo”, tuona il movimento di Via Monte Boglia.

L’UDC, “Italia inadempiente”: Sulla vicenda ha preso posizione anche l’UDC, a “a bocca aperta” per il passo diplomatico intrapreso da Roma e “interdetta” per l’atteggiamento di Berna, “sempre più in balia delle minacce di uno Stato inadempiente su svariati dossier”.