Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Tutti sul “Maximus”

Tutti sul “Maximus”

Norman Gobbi, Matteo Cocchi, Marie Polli, Mattia Carrucciu e persino il Vescovo Valerio hanno partecipato al varo della nuova imbarcazione della polizia lacuale
Oggi a Locarno si è tenuto il varo della nuova imbarcazione della Polizia lacuale, battezzata “Maximus”, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del Vescovo della diocesi di Lugano Monsignor Valerio Lazzeri, della madrina della cerimonia, la sportiva Marie Polli, e dell’ingegnere nautico Mattia Carrucciu.

La cerimonia si è svolta in un clima cordiale allietato dalle note della Musica Militare Ticinese. Il varo della seconda imbarcazione, che solcherà le acque del Ceresio, si terrà nel corso dell’estate.

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

Permessi: il Ticino tiene duro e non si ferma!

Non sarà di certo l’interrogazione sottoscritta da alcuni parlamentari italiani del Partito democratico a fermare l’importante misura adottata dal mio Dipartimento a inizio aprile, relativa al rilascio e al rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri). Una misura che si giustifica, visti i casi emersi negli ultimi mesi e sfociati nella rapina di Novazzano di fine marzo, dove, tra i presunti autori, vi erano anche alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una decisione più che necessaria per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone.

La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti non viola l’Accordo di Schengen, cosa che viene invece messa in dubbio dall’interrogazione dei parlamentari italiani. Questo Accordo si riferisce infatti al passaggio fisico delle persone alle frontiere; un aspetto che non viene assolutamente toccato dal provvedimento varato dal Canton Ticino, come ha giustamente rimarcato Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi a Berna e a Milano e già negoziatore degli Accordi bilaterali. La misura introdotta dal mio Dipartimento rappresenta invero un provvedimento straordinario per salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone e si giustifica dai fatti concreti degli ultimi mesi. La minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza è difatti reale, come constatato anche da altri partiti politici.

Questa mia decisione coraggiosa va oltre i limiti restrittivi della libera circolazione delle persone, oltre i molti “no, non si può fare”; una decisione in linea con il voto del 9 febbraio 2014. Ho sempre messo al centro del mio operato la sicurezza del Canton Ticino e di ogni singolo cittadino; ed proprio per questo che non posso permettere che alcune persone con precedenti penali significativi anche in corso, sfruttino l’ampia libertà concessa loro dagli accordi internazionali per venire nel nostro Paese a commettere dei reati, come pure ad abusare della nostra ospitalità. Il provvedimento straordinario da me voluto, è un atto di rispetto non solo nei confronti dei Ticinesi ma anche di tutti i cittadini onesti di altri Paesi che intendono dimorare o lavorare in Svizzera. Per questi motivi, continuerò a difendere la necessità della misura introdotta dal mio Dipartimento, che, unitamente a tutte quelle altre già implementate presso la Sezione della popolazione, permetterà di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Da TIO.CH l Noseda si appella al proscioglimento dell’ex docente. I fatti risalgono al 2012, giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un nulla di fatto motivato dall’ipotesi che vi fosse stato uno scambio di persona.

Tutto da rifare nelle due vicende giudiziarie che riguardarono l’ex docente autore dei volantini “Norman Gobbi-Göring” e dei disordini No-Tav avvenuti all’USI. Giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un proscioglimento.
A far riavvolgere il nastro è proprio quest’ultima sentenza, contro cui, come riporta il Corriere del Ticino, il procuratore generale John Noseda ha deciso di appellarsi. Il legale di Norman Gobbi, Aron Camponovo, potrebbe inoltre, come sembra intenzionato a fare, presentare un appello adesivo, ossia un appello incidentale e aggiuntivo a quello del PG, contro la sentenza che vide l’uomo condannato solo per diffamazione e non anche per ingiuria.

Perciò, come detto: tutto da rifare, si torna in aula. I fatti risalgono al 2012, da un lato c’è la vicenda con al centro il ministro Norman Gobbi, paragonato al gerarca nazista Hermann Göring. Alla comparsa del volantino, appeso all’ospedale Civico, Gobbi sporse denuncia portando all’identificazione dell’autore: l’ex docente, che si scoprì in seguito aver preso anche parte ai disordini dell’USI.

Gobbi aveva chiesto un risarcimento di mille franchi, da devolvere in beneficenza, ma la pretesa venne giudicata eccessiva e la vicenda giudiziaria si concluse con una condanna simbolica: il pagamento di un franco di risarcimento e 10 aliquote da 100 franchi (sospese per 2 anni). Sentenza che il giudice Mauro Ermani giustificò sottolineando la tiratura limitata del volantino e l’attitudine del partito di appartenenza del bersaglio del volantino, la Lega, non proprio “immacolato” in quanto ad attacchi.

Parallelamente, l’ex docente era finito in aula anche per i disordini scoppiati all’USI durante una conferenza del procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che alcuni giorni prima aveva ordinato l’arresto di una ventina di manifestanti No-TAV. L’uomo era infatti stato individuato dal Pg Noseda, anche sulla base delle testimonianze di alcuni agenti, come uno degli autori della manifestazione che degenerò poi in scontri con la polizia accusandolo di sommossa e violenza contro le autorità. Il riesame dei filmati portò il giudice Ermani a notare delle incongruenze rispetto alla versione fornita dagli agenti. Il giudice decise quindi di prosciogliere l’ex docente ritenendo vi fosse stato uno scambio di persona.

http://www.liberatv.ch/articolo/29587/volantini-gobbi-g%C3%B6ring-e-scontri-all%E2%80%99usi-tutto-da-rifare-noseda-si-appella-al

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Da TIO.CH l Nonostante il “no” alla mozione di Quadri, resterà l’obbligo per i cittadini italiani di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso B o G in Ticino.

Lorenzo Quadri, nella sua mozione parlamentare in cui chiedeva la richiesta sistematica di un estratto del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione europa, che intendono risiedere o lavorare in Svizzera, aveva ricordato il caso di Raffaele Sollecito. Il giovane pugliese aveva ottenuto un permesso di dimora “B” in Ticino, nonostante l’accusa di omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre del 2007. Nel frattempo Sollecito è stato prosciolto da ogni accusa, mentre nel nostro cantone, recentemente, è entrato in vigore l’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che intendono richiedere il rilascio di un permesso di tipo “B” o “G”.

In Ticino il tema riguardante il rilascio di permessi di soggiorno a persone con precedenti penali o sotto inchiesta giudiziaria è molto sentito. Prova ne sono le numerosi interrogazioni parlamentari susseguitesi nel corso di questi ultimi anni. Atti pubblici che non si limitano al caso Sollecito (si ricorda l’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio). Anche quello di Michele Antonio Varano, ricercato in Italia per contrabbando internazionale di sigarette, costituitosi lo scorso dicembre a Genova, aveva suscitato dubbi sul fatto che viveva in Ticino con regolare permesso di soggiorno grazie all’aiuto sociale elargito dallo Stato consistente in 90mila franchi di contributi sociali. E che dire del “frontaliere della ‘ndrangheta”, l’ex operaio delle officine FFS di Bellinzona sospettato dalla procura distrettuale antimafia di Milano di essere a capo di una cellula locale dell’associazione criminale calabrese?

Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, come detto, è molto sentito in Ticino e l’emersione dei casi citati ha sollevato strascichi polemici sfociati in quello che alcuni media ticinesi avevano definito “i permessi facili”. Anche il gruppo parlamentare del PLRT chiedeva ad inizio 2015, di migliorare, rendendola più severa, la procedura di rilascio dei permessi di dimora, in particolare quelli “B” e quelli per i frontalieri “G”.

A dire la verità la richiesta risale già al settembre del 2013 e nel dicembre del 2014 il Governo cantonale rispondeva, sostanzialmente, che l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per gli stranieri che chiedono permessi dimora (B) o di lavoro (G) non era possibile. Tuttavia, su decisione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di dimora o di lavoro per frontalieri, da inizio aprile 2015 è d’obbligo il casellario giudiziale.

Un obbligo che vige unicamente per i cittadini italiani. La bocciatura del Nazionale alla mozione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, quindi non riguarderà il canton Ticino.

Norman Gobbi: “Abbiamo preso questa decisione perché, nonostante i proclami fatti a Berna, i problemi del Ticino non vengono presi in considerazione. E quindi non ci resta altro che risolverli da soli, a livello cantonale”.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1030003/Gobbi-Berna-non-ci-ascolta-E-allora-i-problemi-ce-li-risolviamo-da-soli/

Chiusura dei valichi secondari: bene, ma il Ticino vuole di più!

Chiusura dei valichi secondari: bene, ma il Ticino vuole di più!

Il valico di Pizzamiglio non deve essere un caso isolato. Ieri il Governo ha approvato la risposta alla procedura di consultazione inerente la chiusura notturna dei valichi secondari preparata dal mio Dipartimento. Obiettivo ultimo: far sì che altri 9 valichi secondari vengano chiusi durante la notte, come accade oggi al valico di Pizzamiglio.

In questa mia prima legislatura, mi sono impegnato, tra le altre cose, per accrescere la sicurezza nel nostro Cantone, dotando la Polizia cantonale delle risorse umane e dei mezzi necessari. Al termine di una campagna in cui da tutte le parti si chiede concretezza, ecco i fatti: diminuzione dei furti nel 2014, collaborazione interforze accresciuta, ritorno ad una maggiore prossimità con la riapertura di posti regionali di Gendarmeria, aumento del numero degli agenti della Polizia cantonale nei prossimi anni. Se non si riesce a vedere la concretezza in tutto questo, vi rimando all’ottimo lavoro svolto da tutti nel caso della rapina di Novazzano. Più concreto di così!

Aver vinto le importanti battaglie di cui sopra non deve farci pensare di aver vinto la guerra contro la criminalità; si possono e si devono studiare e decidere altri provvedimenti che vanno a collocarsi nella visione, e nelle susseguenti strategie, messe in atto dal 2011. La chiusura dei valichi secondari rappresenta uno dei tasselli di questa strategia volta ad incrementare la nostra sicurezza. Già il 5 febbraio dello scorso anno, avevo formalmente proposto all’Amministrazione federale delle dogane di chiudere, durante le ore notturne, una serie di valichi secondari. Una prima proposta non condivisa da Berna per svariati motivi, tra essi le obbligazioni della Svizzera nel quadro dell’Accordo di Schengen. Ispirata dalla della serata organizzata dal mio Dipartimento a Mendrisio sull’emergenza furti che ha toccato il Mendrisiotto a inizio 2014, la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani ha quindi presentato il 5 marzo 2014 la mozione “Chiusura dei valichi secondari tra Svizzera e Italia”. Il 14 maggio il Consiglio federale ha poi accolto la mozione. A contribuire a questo importante risultato, è stata anche la visita in Ticino, avvenuta il 7 maggio 2014 sull’onda della votazione sull’immigrazione di massa, della Consigliera federale Widmer-Schlumpf, dove ho potuto renderla attenda sulle nostre preoccupazioni circa la gestione e la difesa dei confini nazionali, sulla necessità di rafforzare il Corpo delle Guardie di confine e sui margini di manovra legali che permettono la chiusura dei valichi secondari.

10 valichi secondari da chiudere
Il Consiglio di Stato si è quindi espresso ieri in merito allo studio preliminare redatto dalle Guardie di confine per l’attuazione della mozione Pantani. E, confermando quanto da me indicato alla Consigliera federale Widmer-Schlumpf il 7 maggio 2014, ha proposto la chiusura notturna (dalle ore 23.00 alle ore 05.00) dei seguenti valichi: Novazzano, Ponte Faloppia, Pedrinate, Pizzamiglio, San Pietro di Stabio, Ligornetto, Arzo, Ponte Cremenaga, Cassinone e Indemini. Rispetto al rapporto delle Guardie di confine, il Governo propone di chiudere anche i valichi di Ponte Faloppia, Ligornetto e Indemini, così da poter sviluppare una strategia di sicurezza maggiormente efficace. La richiesta, anticipata il 7 maggio 2014 dal sottoscritto alla Consigliera federale Widmer-Schlumpf, si basa sul fatto che questi tre valichi sono già stati utilizzati in passato da bande di delinquenti per aggirare i controlli; inoltre, la loro chiusura non corre il rischio d’impedire il traffico residuo, visti gli altri passaggi aperti nelle vicinanze. Ed è proprio quest’ultimo aspetto derivante da un accordo in materia doganale concluso tra Svizzera e Unione europea che va valutata l’implementazione della mozione Pantani.

Difendere la porta sud della Svizzera
L’ho ripetuto più volte: il Ticino è la porta sud della Svizzera! Un Cantone confrontato con fenomeni d’importazione preoccupanti (criminalità transfrontaliera, passatori, ecc.), acuiti dalla vicinanza con l’Italia, che fatica, e non poco, a combattere la criminalità e ad avere un controllo sui flussi migratori. La chiusura dei valichi, da me sempre sostenuta, è una risposta chiara ai Ticinesi, che da tempo chiedevano misure più restrittive nel controllo dei nostri confini. Una risposta che s’impone, dato il momento storico in cui viviamo e visto che gli Accordi bilaterali hanno reso più difficile il presidio di queste zone. Per questo il Consiglio di Stato ha chiesto un’ulteriore chiusura dei valichi; ed è per questo che, con la fiducia dei Ticinesi, continuerò a sostenere questa misura, così come tutte quelle volte a rafforzare la sicurezza sul suolo ticinese. Perché la sicurezza è un bene primario che va salvaguardato e difeso, a favore della tranquillità di ogni singolo cittadino!

Norman Gobbi

‘Non si fa, si è pompieri’

‘Non si fa, si è pompieri’

L’importante ricorrenza è stata sottolineata anche con un libro commemorativo e con l’inaugurazione della nuova bandiera in Piazza Grande. In questa occasione si sono presentati in alta tenuta: i quadri in completo grigio, camicia bianca e cravatta rossa, i militi (almeno in parte) con la divisa della festa e con i guanti bianchi. Non siamo certo abituati a vederli così i cir- ca millesettecento militi iscritti alla Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri (Fctcp). Uomini (e qualche donna) che durante tutto l’an- no dedicano al volontariato la maggior parte del loro tempo libero con dedi- zione e non senza sacrifici per formare un fronte altamente professionale d’intervento. La loro specialità è porta- re aiuto in tutte le situazioni dove gli eventi colpiscono la popolazione o feriscono l’ambiente.

Ma sabato era giorno di festa e Piazza Grande a Locarno ha accolto dirigenti e militi provenienti da tutto il Cantone e il festoso dispositivo scenico per sottolineare i 75 anni di vita della Fctcp: cerimonia d’inaugurazione della nuova bandiera, concerto della Musica dei pompieri ticinesi e veicoli e mezzi d’intervento. Di prima mattina si è tenuta anche l’assemblea della Federazione e la presentazione del libro evocativo per i 75 anni “Di fuoco e di fatiche” cu- rato da Aldo Morosoli, svoltesi nella sala della Sopracenerina. “Pompieri in Piazza” è la cornice che ha accolto per tutta la giornata centinaia di persone che hanno voluto conoscere l’alto grado di preparazione, ammirare veicoli e mezzi e seguire dal vivo le varie esercitazioni; molti i bambini che si sono divertiti trasformandosi in Grisù in erba nel “villaggio 118” allestito dai pompieri.

Impegno esemplare
L’assemblea – presieduta dal presidente della Fctcp, nonché comandante del Corpo pompieri di Locarno maggiore Alain Zamboni – si è caratterizzata an- che per il riconoscimento di fedeltà a vari pompieri (da 15 a 35 anni di appartenenza), attaccamento sottolineato anche dall’intervento di Margrit Elbert (delegazione Compagnie assicurazioni svizzere) che ha definito «eccezionale e inestimabile la fedeltà e la dedizione dei militi ticinesi, ben più dure- vole rispetto alla media svizzera». È seguita la presentazione del volume “Di fuoco e di fatica”. «Un testo di grande storia – ha detto il presidente Alain Zamboni – sono pagine che ci riempio- no di orgoglio».

Poi, sulla piazza affollata, un grande applauso ha salutato il nuovo vessillo. Un “battesimo” che ha avuto per madrina e padrino il sindaco di Locarno Carla Speziali e il maggiore Ivan Weber; la benedizione è stata impartita dal vicario episcopale don Claudio Mottini. Nel suo intervento il consigliere di Stato Norman Gobbi si è rifatto allo spirito che 75 anni or sono ha animato il dire del generale Henri Guisan, invitando (allora i soldati, oggi i pompieri) a essere uniti e a impegnarsi per il bene comune: «Questo gonfalone è il simbolo dell’unione di tanti cuori» ha detto, aggiungendo: «Non si fa, si è pompiere».
Il significato della nuova bandiera è stato illustrato dal comandante ten col Alain Zamboni: «È un elemento di identificazione che riassume le peculiarità che ci caratterizzano; fondo rosso e blu (i colori del Ticino) con cinque fiammelle ondeggianti di diverso colore a rappresentare le varie casisti- che d’azione: incendio, inquinamenti, danni della natura, incidenti stradali e di natura diversa».

di Fausta Pezzoli-Vedova, LaRegione Ticino, 13.04.2015

LR Pompieri

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Dal Mattino della domenica, 12.04.2015
Vuoi il permesso B o G? Prima mostra l’estratto del casellario giudiziale

Il consigliere nazionale leghista, autore già nel 2013 di una mozione al Consiglio federale per il ritorno ai controlli sistematici dei prece­denti penali dei cittadini UE che vogliono dimorare in Svizzera: “Finalmente si ha il coraggio di dare la priorità agli interessi dei ticinesi e non all’applicazione pedissequa di clausole balorde che siamo i soli a rispettare”

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha preso una decisione impor­tante. Da inizio aprile, per ottenere un permesso B (dimora) o G (frontaliere) il richiedente deve allegare un estratto del casellario giudiziale, datato di al massimo tre mesi. Niente estratto? Niente permesso.

Il tema non è nuovo in casa Lega. Nell’aprile 2013 il Consigliere nazio­nale leghista Lorenzo Quadri depo­sitò una mozione al Consiglio federale chiedendo per l’appunto il ritorno alla richiesta sistematica del casellario giu­diziale, decaduta a seguito della deva­stante libera circolazione delle persone.

Come valuta Quadri la decisione del Direttore del dipartimento delle Isti­tuzioni?

In modo molto positivo, ovviamente. E’ una decisione benvenuta e necessaria. Gobbi ha avuto il coraggio di infran­gere il muro del “sa po’mia”. Forse la novità introdotta non sarà del tutto in linea con i disposti della devastante li­bera circolazione delle persone. L’ap­posita direttiva UE prevede infatti che la richiesta di informazioni sui prece­denti penali dello straniero che chiede di dimorare in Svizzera non può essere sistematica. Ma poco importa. La si­curezza del Ticino è evidentemente prioritaria rispetto all’applicazione pedissequa di accordi che il popolo ti­cinese non ha mai approvato. Quindi, si cominci a richiedere sempre l’estratto del casellario giudiziale. Che non sarà una garanzia assoluta, visto che le modalità d’iscrizione ed i tempi di cancellazione variano da paese a paese; ma è comunque un bell’aiuto in più. Del resto, qualsiasi paese UE nella nostra posizione avrebbe fatto ciò che ha fatto Gobbi. Spero che, in generale, questo sia solo un primo passo. Basta con il garan­tismo autolesionista. Si abbia il coraggio di pren­dere delle decisioni nel­l’interesse del paese. Anche a costo di perdere qualche ricorso.

Appunto: i ricorsi. E se ce ne fossero?

Si vedrà se ce ne saranno. Del resto, voglio proprio vedere chi adirà le vie le­gali per non presentare l’estratto richiesto. Solo chi ha qualcosa da na­scondere. Quindi, giusto che gli venga negato il permesso. Del resto sap­piamo bene che una volta concesso, il permesso B o G è assai difficile da riti­rare. Anche quando si scopre che i titolari hanno commesso gravi reati in patria. Si impone dunque estrema prudenza al mo­mento del rilascio.

Lei ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo il ri­torno alla richiesta sistematica del­l’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio del permesso. A che punto è l’esame?

La mozione è del 17 aprile 2013. Il go­verno, “naturalmente”, ha espresso parere contrario. Il Consiglio nazio­nale non l’ha ancora esaminata. E non è detto che esprima una posizione di­versa rispetto a quella dell’esecutivo.

Il PLR accusa Gobbi di aver “copiato” una sua mozione…

Il PLR, abituato a fare po­litica con la Xerox (prima denigra le proposte “po­puliste e xenofobe” della Lega, poi le fotocopia) ha perso un’occasione per tacere. Allora io dico che il PLR ha copiato la mia mozione a Berna, visto che quella inoltrata dal­l’ex partitone in Gran Consiglio è del settembre 2013, mentre la mia è di 5 mesi prima.

Questo tanto per mettere i puntini sulle “i”. Comun­que, al di là dei diritti di primogenitura, l’impor­tante è che i controlli si facciano. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, la libera circolazione delle persone ha mandato a ra­mengo non solo il nostro mercato del lavoro, ma anche la nostra sicurezza. Pretendere di far fede ad autocertificazioni in mate­ria di precedenti penali è una barzelletta. Ogni delinquente stra­niero che, grazie alla nuova prassi in­trodotta da Norman Gobbi, non otterrà di trasferirsi in Svizzera, sarà un suc­cesso.