48 agenti di polizia dichiarano fedeltà

48 agenti di polizia dichiarano fedeltà

Si è tenuta sabato pomeriggio presso il Cinema Teatro di Chiasso la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte degli aspiranti e agenti e ispettori della Scuola cantonale di polizia 2014. Durante la cerimonia sono intervenuti la Consigliera nazionale e capo dicastero sicurezza del Comune di Chiasso Roberta Pantani, il Consigliere di Stato e Direttore DI Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, oltre a numerosi ospiti.

Si tratta di Stephania Ern, Giovanni Leidi, Manuel Mauri Brusa ed Edoardo Sciaroni per la Polizia giudiziaria.

Per la Polizia cantonale Andrea Alemani, Madhu Bardelli, Marco Bernardini, Vittoria D’Elia, Simone Dioli, Edoardo Fumi, Mario Gigante, Stefano Gut, Alessandro Laurenzi, Hugo Machado Borges, Donatello Mignami, Sara Milesi, Goran Milosevic, Renzo Minelli, Mirko Monighetti, Nicola Mozzettini, Daniel Panizzolo, Gabriele Paris, Simone Pellanda, Nebojsa Petrovic, Andrea Pierin, Brian Rogger, Luca Rovelli, Ilija Sicic, Marko Stevanovic, Alan Tantardini, Stefanie Wiggers e Davide Zappella.

16, infine, gli agenti che andranno a rafforzare i corpi di polizia locale. Andrea Banditelli alla Polizia Ceresio Nord; Samuel Cuni-Berzi, Jair Laffranchini Del Torchio e Ivan Stanic alla Polizia della Città di Locarno; Giuliano Barbanti, Matias Bullo, Luca Delfini, Isabella Osterwalder e Sanel Pokrklic alla Polizia della Città di Lugano; Luca Durini e Gabriel Dzinaku per la Polizia della Città di Mendrisio; Kevin Rossi e Philippe Valsangiacomo per la Polizia comunale di Giubiasco; Gregory Christen e Mauro Manzoni per la Polizia comunale di Minusio, e Fabio Lanni per la Polizia intercomunale di Gordola.

Norman Gobbi: una settimana per la sicurezza!

Norman Gobbi: una settimana per la sicurezza!

Dal Mattino della domenica. Ulteriori successi ottenuti a vantaggio dei Ticinesi 

Meno 25% di furti nelle abitazioni: questo è il dato più rappresentativo del successo della strategia per la sicurezza che il nostro Norman Gobbi ha messo in pratica in 4 anni. Ma a essere diminuiti non sono solo i furti, sono calati pure tutti gli altri reati commessi in Ticino, del 12% rispetto al 2013. 

Cifre – e non fuffole – a supporto di una costatazione indiscutibile: GRAZIE A NORMAN GOBBI IL NOSTRO TICINO È PIÙ SICURO! Ma cos’ha fatto esattamente Gobbi per arrivare a questo risultato? La risposta è semplice; innanzitutto ha subito nominato a capo della Polizia Matteo Cocchi, un uomo capace e concreto. E questo senza farsi influenzare da logiche di partito o da vergognosi favoritismi tipici di liblab, PPDog e P$. Dopodiché non ha ceduto alla facile tentazione di foraggiare a innaffiatoio il Corpo di polizia, preferendo analizzare nel dettaglio la situazione e procedere a una sua riorganizzazione, allo scopo di utilizzare in manie! ra più efficiente il personale già attivo in Polizia. Dopo aver analizzato anche le necessità di sicurezza del nostro Cantone, confrontato anche con la pressione dei criminali stranieri (ah già, tutte balle della Lega populista e razzista…), il nostro Ministro leghista si è assunto la responsabilità di chiedere un aumento del numero di agenti: da qui al 2017, la nostra Polizia potrà contare su 50 agenti in più per la nostra sicurezza. E alcuni di loro sono già all’opera. Da qualche mese difatti 3 nuovi collaboratori altamente specializzati stanno lavorando nella lotta contro i crimini finanziari. Perché il Canton Ticino non diventi il rifugio di facinorosi individui. Ricordiamo poi che è allo studio per essere messa in atto il prima possibile, la task-force presso la Polizia cantonale voluta fermamente dal Ministro Gobbi per combattere gli abusi nel mondo del lavoro. E, vista la difficile situazione cui siamo confrontati giornalmente nel nost! ro Cantone con frontalieri e padroncini (viva gli spalancatori! di fron tiere liblab, PPDog e P$!), una squadra di polizia dedita a questo scopo è più che necessaria! 

Norman Gobbi non si ferma 

Il nostro 4×4 della politica per la sicurezza non si accontenta però di questi importanti successi. Un altro risultato è stato portato a casa questa settimana, con il Gran Consiglio che ha dato luce verde alla Centrale cantonale d’allarme (CECAL). La Centrale migliorerà la gestione delle urgenze che giungono ai numeri di telefono d’emergenza della Polizia – 117 – e dei pompieri – 118 – e accrescerà la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Guardie di confine, pure presenti nel nuovo stabile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio gli interventi sul terreno sempre in favore della nostra sicurezza. Sarà anche migliorato il lavoro delle Polizie comunali, grazie a uno specifico programma informatico: ciò che ridurrà ancor di più i tempi d’intervento. 

Aspetto, quest’ultimo, molto importante per tutti i cittadini! 

Risposte concrete ai Ticinesi 

Norman Gobbi ha dato delle risposte concrete ai Ticinesi, che da tempo chiedevano misure a favore della loro sicurezza. Le risposte del nostro Norman si sono tradotte in una strategia chiara e concreta, che ha consentito di raggiungere risultati importanti. Una strategia volta a riportare le forze dell’ordine sul terreno, togliendole dalle scrivanie, e quindi maggiormente vicine ai cittadini, migliorando nel contempo l’efficacia degli interventi. 

Una strategia che Norman Gobbi vuole continuare a portare avanti, per un Ticino più sicuro e per dei Ticinesi più tranquilli! 

MDD 

Qualche dato significativo attività Polizia 2014: 

-25% furti negli appartamenti 

-20% truffe 

0 truffe dei falsi nipoti su 116 tentativi! 

-13.5% inchieste su reati finanziari 

-4% di rapine 

-18% omicidi, assassini, lesioni gravi

Collaborazione al servizio della sicurezza

Collaborazione al servizio della sicurezza

Quest’anno il vostro invito mi è ancora più gradito visti i dati sulla sicurezza che sono stati presentati ieri durante la conferenza stampa annuale sul rapporto di attività della Polizia cantonale. Risultati positivi per il nostro Ticino a cui anche voi avete contribuito.

Le Polizie comunali costituiscono infatti un partner fondamentale nel garantire la sicurezza e l’ordine pubblico attraverso, in modo particolare, l’espletamento dei compiti di prossimità. La sicurezza è un gioco di squadra e il 2014 premia l’importante lavoro svolto negli ultimi anni sia a livello strategico che operativo.
Questi risultati sono dovuti a una costante presenza capillare sul territorio, grazie all’impegno nel pattugliamento da parte degli agenti della Polizia cantonale, alla incrementata collaborazione con i partner della sicurezza, polizie comunali e Guardie di confine. Un lavoro prezioso che spesso si rivela determinante anche per l’avvio di inchieste giudiziarie.

Le sinergie sempre più strette tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali concretizzano l’obiettivo politico, sancito nella Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), di istituire un sistema volto a migliorare il coordinamento degli interventi in modo da conferire al funzionamento generale del dispositivo di sicurezza maggiore efficacia operativa e copertura di intervento sull’intero territorio cantonale.
In questo contesto, entro il 1. settembre 2015, i Municipi, unitamente ai propri legislativi, dovranno conformarsi a quanto stabilito dalla LCPol concludendo al più presto la riorganizzazione delle Polizie comunali in modo che possano diventare Corpi strutturati e svolgere tutti i compiti di base, rispettivamente a stipulare le convenzioni di collaborazione con un Comune che dispone di una simile struttura.

La collaborazione interforze è considerata la migliore soluzione per lottare in maniera ancora più efficace contro puntuali fenomeni criminali che interessano il Ticino: l’incremento del coordinamento, lo scambio di informazioni delle forze in campo e il rafforzamento della presenza preventiva delle forze dell’ordine in una determinata regione colpita da un fenomeno puntuale, sono tutte attività indispensabili.
L’obiettivo è di dare maggiore visibilità alle forze dell’ordine sul territorio, scoraggiando al contempo il ripetersi dei fenomeni criminali.

Per ulteriormente meglio coordinare l’attività di Polizia cantonale sul territorio con le Polizie comunali e le Guardie di confine, all’inizio del mio mandato è stata avviata la nuova organizzazione della Polizia cantonale ticinese, con lo scopo di garantire sul medio-lungo termine un elevato grado di sicurezza nel Canton Ticino e per permettere di adeguare le strutture ai nuovi fenomeni e alle mutate condizioni quadro.
Per incrementare qualità, efficienza e rapidità delle prestazioni della Polizia cantonale, dal
1. luglio prossimo, l’attività della Gendarmeria sarà riorganizzata sul territorio cantonale in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino.

Oltre alla sicurezza oggettiva comprovata dai dati concreti, per il benessere dei Ticinesi è anche importante la sicurezza percepita. E voi con la vostra presenza garantite sempre maggiore sicurezza in risposta alla situazione di disagio percepita dai cittadini.
Negli scorsi anni sono state promosse diverse operazioni congiunte con Polizia cantonale, Guardie di Confine e Polizie comunali (DISCOMO, PREVENA, SUD, BLU) che hanno raggiunto lo scopo non solo di diminuire i reati, identificare e fermarne gli autori, ma di migliorare il contatto e la fiducia tra il cittadino e le forze dell’ordine. Il vostro impegno sul campo si rinnova quotidianamente per mantenere alta la qualità della vita in questo territorio, con un lavoro costante ed attento, mirato ad aumentare e potenziare la sicurezza reale, ma anche percepita.

Per proseguire su questa importante strada bisogna dotarsi inoltre di risorse tecniche e informatiche atte ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia dell’operato.
Il nuovo sistema di condotta operativa (FUELS) permetterà di meglio coordinare l’interventistica a favore di una riduzione dei tempi di intervento, grazie anche al coinvolgimento delle Polizie comunali nel sistema. Il progetto è in fase di implementazione presso la Polizia cantonale e le Guardie di Confine e si vorrebbe estenderlo infatti anche alle comunali attraverso un progetto pilota. All’installazione del nuovo sistema integrato di aiuto alla condotta per tutte le forze dell’ordine coinvolte nel progetto, gli addetti ai lavori avranno a disposizione mezzi tecnici adeguati e i cittadini potranno contare su una gestione delle urgenze ancor più flessibile e organizzata. In particolare, il progetto permetterà di razionalizzare le risorse in gioco (personale, apparecchiature, investimenti) garantendo la presenza sull’arco della giornata di operatori di centrale professionisti in grado di rispondere agli allarmi provenienti da settori diversi; di utilizzare tecnologie d’avanguardia e al passo con i tempi; di uniformare le misure d’urgenza adottate e migliorare la qualità degli interventi.

I successi raggiunti costituiscono una solida base con cui affrontare le sfide future che attendono il Ticino, uno stimolo per prodigarsi ulteriormente a favore della sicurezza del nostro territorio. Perché sono i risultati a migliorare la percezione di sicurezza nella popolazione.
La sicurezza è una condizione quadro dell’attrattività di uno Stato, un elemento centrale per la stabilità del nostro Ticino, un valore per la nostra economia e una garanzia per il suo funzionamento.
Il filosofo Thomas Hobbes, già nel Seicento, vedeva nello Stato l’entità il cui principale compito era appunto quello di garantire la sicurezza dei cittadini. Per Hobbes, laddove non ci sia un’autorità riconosciuta che faccia rispettare i patti “non è possibile alcuna industria, perché il suo frutto è incerto, e quindi non c’è agricoltura, né navigazione, né calcolo della superficie terrestre, né calcolo del tempo, né arti, né lettere, né società; e quel che è peggio, dominano la continua paura ed il pericolo di morte violenta, e la vita dell’uomo è corta, solitaria, povera, sordida e bestiale”.

Un personale ringraziamento a tutti voi che con il vostro impegno e la vostra professionalità contribuite alla sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale APCTi.  25 marzo 2015 – Lugano
– Fa stato il discorso orale –

Più sicurezza anche per il Mendrisiotto

Dal Mattino della domenica, 22.03.2015. La riorganizzazione della Polizia voluta da Norman Gobbi rafforzerà la sicurezza dei Ticinesi.

Norman Gobbi, il nostro 4×4 della politica per la sicurezza, non si ferma e alle parole preferisce sempre i fatti. A chi in questa lunga campagna elettorale lo accusa del fatto che il Ticino non sia più un posto sicuro a causa dell’amministrazione leghista, il nostro Norman risponde con i dati oggettivi (- 20% di furti tra il 2013 e il 2014, come ha riferito la R$I !!!) e soprattutto con la realizzazione dei progetti che rafforzano la sicurezza sul nostro territorio. Progetti portati avanti in questi quattro anni dal ministro Gobbi e frutto della tenacia che ha sempre contraddistinto il suo operato. 

Rafforzare la sicurezza dei Ticinesi

L’obiettivo di Norman Gobbi è sempre stato quello di aumentare la sicurezza del Canton Ticino, sia oggettiva – quella delle statistiche per intenderci – che soggettiva, ovvero quella che ognuno di noi percepisce. E per farlo in questi quattro anni ha dotato la Polizia cantonale di mezzi tecnologici migliori, perché possa intervenire ancor più in maniera efficace per tutelare noi cittadini. Ha inoltre deciso sul medio-lungo termine, come organizzare le sedi di polizia sul territorio cantonale e non da ultimo, il nostro ministro ha dato più agenti alla Cantonale, ma non per star dietro alle scrivanie, ma per essere sul campo a fronteggiare i delinquenti stranieri che pensano di venire a delinquere indisturbatamente nel nostro Paese e tornarsene poi a casa loro in libertà. Ah già. Tutte balle della Lega populista e razzista (e da qualche settimana anche “fascista”) che siamo invasi anche dai criminali stranieri! Ebbene, anche per far fronte all’ondata di criminalità d’importazione, Norman Gobbi ha promosso la nuova organizzazione della Gendarmeria della Polizia cantonale. Se fino ad oggi le unità mobili partivano dalle sedi cantonali di Camorino e Pambio-Noranco, dal 1. luglio l’attività della Gendarmeri verrà regionalizzata a favore di una maggior presenza degli agenti sul territorio e suddivisa in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino, Stradale. Una nuova organizzazione che permetterà di aumentare l’efficacia e la rapidità degli interventi della Polizia; una nuova organizzazione che riporterà gli agenti di Polizia vicino ai cittadini!

Una misura a favore del Mendrisiotto

Il Mendrisiotto vive da alcuni anni una situazione non facile, in particolare a causa della sua vicinanza con le frontiere che gli europeisti – liblab, PPDog e P$ – hanno voluto aprire con i Bilaterali (grazie!). Una decisione scellerata a cui solo la Lega dei ticinesi si è sempre opposta, fin dal principio! Per questo motivo Norman Gobbi è voluto tornare ad un maggior presidio del territorio, anche in questa regione, costituendo il I° Reparto della Gendarmeria proprio nel Mendrisiotto. Una misura che consentirà di ottimizzare pure la collaborazione tra la Polizia cantonale, le Comunali e le Guardie di confine, fondamentale, con queste ultime in particolare, alfine di tenere sotto controllo le nostre frontiere. 

Continuare a lavorare per la nostra sicurezza

Norman Gobbi in questi quattro anni ha sempre lavorato per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi:  ha aumentato il numero di agenti presenti sul territorio, riorganizzando la Polizia cantonale e dotandola di mezzi moderni per compiere il suo importante lavoro, stimolando pure la collaborazione interforze. La chiusura notturna dei valichi secondari, spinta a Berna dalla nostra Roberta Pantani e sostenuta fermamente dal ministro leghista Gobbi, sarà un’altra importante misura che renderà più sicuri i nostri confini. Tutti i leghisti sono dunque in campo per migliorare la sicurezza del Canton Ticino, capitanati dal nostro “4×4 della politica per la sicurezza” Norman Gobbi che, in questi quattro anni, si è impegnato con dedizione alfine di accrescere la sicurezza di ogni singolo Ticinese!  Avanti così!

Lega dei Ticinesi

Mit Vollgas gegen Polizisten

Mit Vollgas gegen Polizisten

Auch im Tessin steigt die Zahl der Gewalttaten gegen Beamte. Staatsrat, Stadträte und Polizeigewerkschaft fordern eine grundsätzlich härtere Bestrafung der Täter.

Es ist Anfang März in Lugano-Paradiso: Zwei Polizisten kontrollieren abends ein Fahrzeug. Dieses steht im Parkverbot. Der Besitzer kommt hinzu, die Beamten wollen eine Personenkontrolle durchführen. Daraufhin beschimpft sie der 26-Jährige, steigt ins Auto, setzt zurück – um plötzlich mit Vollgas auf die beiden Polizisten zuzusteuern. Der eine Beamte zieht sich mittelschwere Verletzungen an Beinen und Schultern zu, der andere kann rechtzeitig zur Seite springen. Der Lenker wird etwas später von anderen Polizisten angehalten und verhaftet.

Ähnliches geschah eine Woche zuvor in Brissago. Ein Taxifahrer wollte sich in den frühen Morgenstunden durch Flucht einer Kontrolle entziehen. Dabei geriet ein Polizeibeamter unter das Auto, wurde 30 Meter mitgeschleift und trug dennoch nur eher leichte Verletzungen davon. Der Taxifahrer aus Locarno raste rücksichtslos davon, weil er über keine Konzession für die Region verfügte. Er wurde nach einer Verfolgungsjagd gestoppt und wegen Strassen-Piraterie und Gewalt gegen Beamte verzeigt.

Die beiden Fälle lassen aufhorchen. Es handle sich um Gewaltakte im Rahmen banaler Vorgehen, die mit Problemen des Strassenverkehrs zu tun hätten, sagt Andrea Pomponio, Ko-Präsident der Sektion Polizei der Gewerkschaft VPOD. Laut seinen Worten ist dies beunruhigend, weil sich die tätlichen Aggressionen nicht mehr auf Sondersituationen wie Handgemenge oder Sportanlässe beschränken. In Pomponios Augen ein deutlicher Beweis für die «Eskalation» der Gewalt gegen Polizisten.

Immer banalere Gründe

Klar ist auch der Standpunkt des Verbandes Schweizerischer Polizeibeamter (VSPB): Die Situation könne schon bei normalen Verkehrskontrollen heftig werden, sagt Generalsekretär Max Hofmann. Die zwei Tessiner Fälle seien keine Seltenheit, seit Jahren registriere man landesweit steigende Zahlen, was massive Drohungen und Gewalt gegen Polizisten angehe. Im Jahr 2000 wurden 774 solcher Fälle verzeichnet, letztes Jahr waren es 2776 – dies stellt einen Anstieg von 259 Prozent dar. «Das Problem ist explodiert», so Hofmann. Sein Verband fordert bessere Prävention und Massnahmen der Abschreckung. Für Pomponio gehört auch härtere Bestrafung zur Prävention: Ihm schweben statt Bussgelder unbedingte Haftstrafen vor. Diese Forderungen stossen beim Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements auf offene Ohren: Die Wiedereinführung kurzer Haftstrafen wäre ein wichtiges erstes Abschreckungsmittel, erklärt Norman Gobbi (Lega). Er sieht die Zahl Gewaltakte nicht nur gegen Polizisten, sondern generell gegen Beamte im Steigen begriffen. Dies interpretiert Gobbi als Ausdruck einer gewissen gesellschaftlichen Verwahrlosung und des fehlenden Respekts gegenüber dem Staat. Daher sollte das Image des Polizisten-Berufes gezielt «aufgewertet» werden.

Gobbi unterstützt die Forderungen des Polizisten-Verbands. Er erinnert an die Petition des VSPB von 2009 zuhanden von Bundesrat und Parlament, die eine härtere Bestrafung fordert und trotz positiven Reaktionen noch immer der definitiven Behandlung seitens der Parlamentskommissionen harrt. Zudem reichte im Januar 2014 das Tessin eine kantonale Initiative ein: Sie gesellt sich zu jenen der Kantone Waadt und Genf. Das nationale Parlament will diese Vorlagen, die eine entsprechende Gesetzesverschärfung verlangen, heuer behandeln. Über die Notwendigkeit politischer Sofortmassnahmen gehen die Meinungen allerdings auseinander. – Auch Luganos Polizeivorstand, der freisinnige Stadtrat Michele Bertini, mag keine Milde mehr walten lassen. Gemäss dem «Corriere del Ticino» hatte er kurz vor Weihnachten gefordert, die behördliche «Gutwilligkeit» gegenüber Gewalttätern zu beenden. Dies, nachdem an drei Wochenenden hintereinander in Lugano Polizeibeamte tätlich angegriffen worden waren – ein eher städtisches Phänomen. Bertini erinnerte auch an die Prügel-Aktion gegen zwei Polizisten während des Eishockeyspiels Lugano gegen Ambri-Piotta im Herbst 2013 und jene während der Fasnacht 2014 in Montagnola. Es brauche nun eine gewisse Strenge, so Bertini. Derlei Vorfällen könne man nicht mehr mit normaler Prävention Einhalt gebieten.

Seelische Schäden

Pomponio und Hofmann erinnern auch an die psychischen Folgen bei den betroffenen Beamten. Laut ihren Worten gibt es Polizisten, die dauerhafte körperliche oder seelische Versehrungen davontragen und das Erlebte immer vor Augen haben. Auch Drohungen seien nicht zu unterschätzen, weil ein Beamter bereits dann ein Gefühl der Unsicherheit entwickeln kann. Und dieses findet seinen Widerhall im Berufs- wie auch Privatleben.

http://www.nzz.ch/schweiz/mit-vollgas-gegen-polizisten-1.18503536

Peter Jankovsky, Bellinzona 17.3.2015 (NZZ) – Bild: Gabriele Putzu / Keystone

Gendarmeria: Mendrisiotto meglio presidiato

Gendarmeria: Mendrisiotto meglio presidiato

Oggi, martedì 17 marzo, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Mendrisio Carlo Croci, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e del Comandante della Polizia comunale di Mendrisio Patrick Roth, si è volto un incontro con i media per presentare la nuova organizzazione della Gendarmeria della Polizia cantonale ticinese.

Per incrementare qualità, efficienza e rapidità delle prestazioni della Polizia cantonale, dal 1. luglio prossimo, l’attività della Gendarmeria sarà riorganizzata sul territorio cantonale in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino, Stradale. Rispetto all’attuale strutturazione, verrà costituito nella Regione del Mendrisiotto il I° Reparto di Gendarmeria. Nella prima fase della regionalizzazione esso troverà la propria sede principale al posto di gendarmeria di Chiasso, nella seconda fase, presso l’edificando Centro di Pronto Intervento di Mendrisio.

La creazione del nuovo Reparto nel Mendrisiotto è giustificata non solo dalla critica situazione di questa regione di confine, interessata da fenomeni criminali e confrontata quotidianamente con una difficoltosa mobilità stradale che complica gli interventi di polizia, ma anche dalla necessità di meglio coordinare l’attività di polizia sul territorio con le Polizie comunali e le Guardie di confine.

Questa riorganizzazione rappresenta il corollario di una più ampia rivisitazione strategica in materia di sicurezza implementata nel quadriennio dal Dipartimento delle istituzioni. Oltre a definire gli indirizzi strategici del settore logistico della Polizia e a dotarla di risorse tecniche e informatiche atte ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia, il Governo ha anche approvato lo scorso anno l’adeguamento del numero di agenti entro il 2017; ed è in particolare grazie a quest’ultima decisione che è stato possibile concretizzare il nuovo reparto nel Mendrisiotto.

La realizzazione del Centro di Pronto Intervento di Mendrisio è un progetto di grande rilevanza territoriale che rientra peraltro nelle linee strategiche definite in ambito di sicurezza sia del Cantone, sia della Città di Mendrisio. Il nuovo Centro, che riunirà sotto un unico tetto polizia, pompieri e protezione civile, ha lo scopo di creare sinergie, complementarità e soluzioni logistiche a vantaggio di un migliore servizio a favore della popolazione. Un esempio di collaborazione proficua a favore della sicurezza di tutti.

Per non restare così esposti ai rischi!

Per non restare così esposti ai rischi!

Permettere la posa di cimici e telecamere, consentire sorveglianza della corrispondenza postale come pure le intercettazioni telefoniche preventive al di fuori dei procedimenti penali, raccogliere e conservare informazioni su persone potenzialmente pericolose per il nostro Paese e per altre Nazioni: tutte queste azioni a tutela della nostra sicurezza oggi in Svizzera non sono possibili. La motivazione? La nostra attuale legge non ce lo permette. Ma da questo pomeriggio, qualcosa potrebbe cambiare. Nella seduta odierna, il Consiglio nazionale dibatterà difatti proprio sulla nuova legge sul Servizio delle attività informative della Confederazione, ovvero i nostri 007.

Pensata ancor prima degli attentati di matrice islamica perpetrati in Europa all’inizio di quest’anno, la nuova Legge federale sulle attività informative persegue lo scopo di contribuire a garantire i fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto della Svizzera, oltre che incrementare la sicurezza della popolazione svizzera e degli svizzeri all’estero, sostenere la capacità d’azione del nostro Paese e, non da ultimo, contribuire a salvaguardare gli interessi internazionali in materia di sicurezza. Una legge importante quindi, perché permetterà – assieme alla nuova Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni che verrà verosimilmente discussa nel corso della prossima sessione parlamentare – una più incisiva attività di intelligence, affinché la Confederazione possa essere indipendente dai servizi segreti esteri nel garantire la propria sicurezza interna e nel contempo possa affiancare gli altri Stati europei nella valutazione e prevenzione delle minacce e dei possibili pericoli.

Senza queste nuove norme di legge, il nostro Paese non dispone di capacità di controllo per rispondere efficacemente a situazioni potenzialmente pericolose oppure alla prevenzione di reati gravi, lasciandoci così esposti a situazioni a rischio, come la presenza di seguaci di organizzazioni terroristiche sul nostro territorio. Grazie alle nuove misure di acquisizione di informazioni previste dalla nuova legge, la Svizzera disporrà dunque di strumenti efficienti che permetteranno di prevenire atti legati al terrorismo, all’estremismo violento ma anche al furto di dati personali su internet, alla proliferazione di armi di distruzione di massa oppure ad attacchi a infrastrutture critiche. Sarà difatti possibile raccogliere informazioni a titolo preventivo, monitorando situazioni o individui di cui già si sospetta la pericolosità attingendo a molteplici fonti, così da poter garantire un’individuazione tempestiva e una valutazione completa delle minacce per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese. È il caso per esempio dei controlli sui 64 “foreign fighters” registrati in Svizzera nel febbraio scorso, ovvero europei e stranieri residenti in Europa che si recano per combattere nei territori oggetto di conflitti armati in cui l’ISIS è coinvolta, ma non solo.
Con la revisione della Legge sulla sorveglianza delle telecomunicazioni sarà poi possibile verificare anche il traf¬fico via social media e app, penso in particolare alle comunicazioni via Skype oppure via Whatsapp. Questi ulteriori strumenti contribuiranno a ridurre il rischio in maniera importante, nella consapevolezza che il rischio zero non potrà tuttavia mai esistere. Come ha ricordato Markus Seiler, Capo del Servizio delle attività informative della Confederazione, che nel mese di febbraio è stato mio gradito ospite per una conferenza sul tema, la Svizzera non è un’isola. Anche il nostro Paese è confrontato con le minacce che ho elencato sopra. In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, dobbiamo poter disporre di mezzi efficaci capaci di tutelare la nostra sicurezza. Ecco perché la nuova legge che verrà discussa quest’oggi alla Camera bassa deve essere sostenuta.

È pur vero, come hanno fatto notare alcuni, che le nuove norme limiteranno i diritti fondamentali e le libertà individuali di taluni. Tuttavia, l’importanza di agire a titolo preventivo, nel pieno rispetto del principio della proporzionalità e con la necessaria autorizzazione da parte di un tribunale ad agire, permetterà di ossequiare le nostre garanzie costituzionali. Per la sicurezza di tutti, limitiamo la libertà di alcuni, ricordando nondimeno, che in una società libera come la nostra, la sicurezza assoluta non esiste. Dotarsi degli strumenti adeguati per operare, come quelli della nuova Legge federale sulle attività informative è un passo urgente più che necessario, oltre che obbligatorio. Solo così potremo difatti ridurre le minacce e i pericoli con i quali anche il nostro Paese è confrontato.

Giornale del popolo
Opinione CdS Gobbi 16 marzo 2015
Revisione Legge federale sulle attività informative

Più poliziotti in Svizzera

Più poliziotti in Svizzera

Aumento globale degli effettivi delle forze dell’ordine del 2%. In Ticino l’incremento in due anni è stato del 7%. Il numero degli agenti di polizia attivi in Svizzera è aumentato di 400 unità a livello nazionale durante il 2014, di cui 59 solo in Ticino. A segnare la maggior progressione in termini numerici il Ticino che ha visto gli agenti delle polizie comunali e di quella cantonale crescere dalle 871 unità di fine 2013 a 930 di inizio 2015, ossia un incremento del 7%.

Globalmente, progredendo del 2%,il numero di poliziotti è di 17.700. Ne danno notizia i domenicali svizzero-tedeschi sulla base di una pubblicazione della Conferenza svizzera di comandanti delle polizie cantonali. In tutti i cantoni e comuni svizzeri si è assistito ad una crescita degli effettivi. Solo i cantoni di Lucerna, Svitto e Uri sono in controtendenza.

Pure in netto aumento gli agenti attivi nei cantoni Argovia (da 886 a 925), Ginevra (da 1.374 a 1.431) e Vaud (da 1.840 a 1.916). Meno pronunciate gli aumenti negli altri cantoni romandi. Malgrado questa lievitazione numerica, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ritiene che sul territorio nazionale manchino 7.000 effettivi.

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Pi%C3%B9-poliziotti-in-Svizzera-4059854.html

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Dal Mattino delle domenica.

Norman Gobbi ha detto basta alle situazioni di degrado vissute a Galbisio e altrove

Il Caffè della Peppina – proprio loro, quelli che pontificano e danno dei piangina a tutti i cittadini di questo sfigatissimo Cantone – aveva gridato allo scandalo, quando Norman Gobbi, a pochi mesi dalla sua entrata in Governo, aveva deciso di dire basta alle aree di sosta per i nomadi stranieri. Non contento, il Caffè della Peppina – sempre loro, quelli della morale a due velocità, per cui è sem­pre tutta colpa della Lega – aveva pure paventato l’apocalittico scena­rio: intere carovane di zingari che at­traversano il Cantone e si fermano ovunque sul nostro territorio, senza nessun controllo. Uella! Verrebbe da dire oggi. Un uella accompagnato da una semplice domanda: chi si la­menta oggi per la chiusura delle aree di sosta per i nomadi stranieri? Rispo­sta: nessuno!

Un’azione chiara e decisa

Nonostante il sinistreggiante can can mediatico iniziale, la decisione presa dal ministro Gobbi e portata avanti dal Dipartimento delle istituzioni da lui diretto non ha posto nessun problema; anzi, è stata una decisione che ha fi­nalmente dato, dopo molto anni, una risposta concreta ai Ticinesi.

Un’azione chiara e inequivocabile, anche a livello di comunicazione, che ha permesso di evitare che situazioni di degrado come quelle vissute a Gal­bisio o altrove si ripetessero ancora.

Oggi, grazie all’intervento di Norman Gobbi, in Ticino non vi sono più aree di sosta per i nomadi stranieri, che in passato avevano creato non poche problematiche alla Popolazione tici­nese. Un intervento, quello del nostro Norman, che ha pure permesso di eli­minare la Commissione cantonale no­madi, una delle tante commissioni inutili create negli anni dai partiti sto­rici solamente per fare posto a nuove cadreghe (sempre quelle!).

Gobbi guarda alla concretezza

L’azione di Norman Gobbi nell’am­bito dei nomadi stranieri è una delle tante misure portate avanti in questi quattro anni dal nostro ministro. Nel suo lavoro, Norman Gobbi non si è mai lasciato influenzare dai finti mo­ralisti, ma ha sempre cercato – senza scorciatoie – vie percorribili che por­tassero a delle soluzioni concrete a beneficio del Ticino e dei Ticinesi.

Il fatto che nessuno si lamenti oggi per la mancanza delle aree di sosta per i nomadi stranieri è la prova di come il lavoro del nostro Norman sia sempre stato incentrato sulla concre­tezza e non su facili consensi. Alla faccia dei moralisti da quattro soldi del Caffè della Peppina, sempre pronti a decretare la fine del Ticino per colpa della Lega.

MDD