Tante medaglie olimpiche tinte di grigio-verde

Tante medaglie olimpiche tinte di grigio-verde

Norman Gobbi: “L’esercito contribuisce in maniera determinante a dar crescere gli sportivi d’élite”

Abbiamo tutti gioito in queste ultime due settimane per i successi olimpici della nazionale svizzera ai giochi di Pechino. “Sette ori, 2 medaglie d’argento e 5 bronzi (situazione aggiornata a venerdì 18.02, ndr). Un bel bottino, che ha permesso alle nostre bandiere di sventolare in alto e di far risuonare il Salmo Svizzero nei cieli cinesi”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Forse però non tutti sanno l’importante contributo dell’Esercito a questi successi”. In che senso, ci spieghi meglio. “Il 50% degli atleti presenti in Cina – anche molti loro allenatori – sono sostenuti dal programma sportivo dell’esercito. Vuol dire 85 atleti si 167, di cui 23 donne. Corinne Suter, Michelle Gysin, Marco Odermatt, tre medaglie d’oro (e che ori!!) e un bronzo, sono soldati dell’esercito, così come il primo e secondo nelle skicross Regez e Fiva. E pure la medaglia di bronzo nello snowboard Jan Scherrer. Non male!”.
Al Direttore del Dipartimento delle istituzioni chiediamo alloro di spiegare come è organizzato questo sostegno agli sportivi d’élite. “L’esercito sostiene gli sportivi di punta con ambizioni internazionali attraverso tre opportunità: la Scuola reclute (SR) per sportivi di punta: i corsi di ripetizione e i contratti temporanei. La SR dura le tradizionali 18 settimane. Nelle prime tre vi è la formazione militare, le conoscenze di base del servizio sanitario e l’addestramento degli autisti. Seguono due settimane di formazione per diventare monitore di sport militare. Ma al pomeriggio gli atleti si allenano e alla sera fanno rigenerazione. Nelle settimane seguenti possono invece allenarsi mattino e pomeriggio e seguire la fase di rigenerazione alla sera. Durante la SR seguono poi moduli di formazione come la gestione dei media, la formazione al massaggio, lezioni di inglese, antidoping, alimentazione, pianificazione della carriera. Il tutto in modo individuale. La scuola si svolge a Macolin presso il centro di competenza sport dell’esercito, diretto dal 2020 dal colonnello Marco Mudry di Bellinzona. Si mettono così a disposizione le infrastrutture migliori e la formazione migliore affinché l’atleta sia nelle condizioni di aumentare le sue potenzialità. Sono due le SR annuali: da aprile ad agosto sono gli atleti degli sport invernali a prendervi parte; da novembre a marzo la SR è dedicata a coloro che praticano gli altri sport. I corsi di ripetizione invece di durare 30 giorni all’anno possono durare per 4 anni ben 130 giorni, durante i quali gli atleti possono allenarsi e fare le competizioni. È possibile che Corinne Suter o Michelle Gysin quando hanno vinto le loro medaglie stessero svolgendo proprio il loro corso di ripetizione. La terza opportunità messa a disposizione dall’esercito è quella del contratto temporaneo. Sono 18 gli atleti che ogni anno possono usufruire di questa possibilità. Un grande investimento per un grande successo, possiamo tranquillamente affermare”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman.
Il tutto è partito nel 1998. “Esatto e fu il consigliere federale Afdolf Ogi a gettare il seme. La prima scuola reclute per sportivi si tenne nel 2004, mentre dal 2010 è attivo il sostegno attraverso il contratto temporaneo. Dal 2019 per volontà della consigliera federale Amherd la scuola reclute ha raddoppiato la sua capacità e nel giro di 4 anni si passerà da un massimo di 70 sportivi suddivisi su 2 SR a ben 140. In un contesto sportivo internazionale che negli ultimi 30 anni è diventato sempre più competitivo il sostegno messo in campo dall’esercito ha permesso di colmare il gap con molte nazioni e ha dato la possibilità a molti ragazzi e ragazze di talento di poter arrivare ai vertici mondiali. Quando risuona il nostro Salmo svizzero nelle grandi competizioni pensiamo che un po’ di merito va anche all’esercito e al suo centro di competenza per gli sportivi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. 

La mossa del Consiglio di Stato per la Città della Giustizia

La mossa del Consiglio di Stato per la Città della Giustizia

Il Governo pone alcune domande alla Commissione gestione e finanze e propone un incontro per chiarire i punti in sospeso sull’acquisto dello stabile EFG
Spunta l’ipotesi di mantenere a Locarno il Tribunale d’espropriazione

Sull’acquisto dello stabile EFG di Lugano il Governo ritiene opportuno un allineamento con la Commissione gestione e finanze, «nell’ottica di conseguire una condivisione della strategia logistica della Giustizia ». A scriverlo, nero su bianco, è lo stesso Consiglio di Stato in una lettera, inviata alla Gestione il 16 febbraio, in cui – tra le righe – è contenuta anche una «controproposta » ad alcune criticità sollevate dalla politica. L’obiettivo dello scritto? Trovare un accordo, atteso ormai dal 2006, per acquistare lo stabile progettato da Mario Botta per insediarvi il nuovo Palazzo di giustizia. Un accordo, scrive il Consiglio di Stato, quanto mai necessario visto il polverone mediatico e, soprattutto, alla luce di aspetti chiave quali « l’importanza dell’investimento finanziario complessivo, la presenza delle Autorità giudiziarie sul territorio e la necessità di occupazione completa» dello stabile EFG, del Palazzo di Giustizia in via Pretorio e dello stabile in Via Bossi.

Vertice decisivo
Nella lettera, il Consiglio di Stato pone quattro quesiti alla Commissione gestione e finanze le cui risposte – il Governo ne è convinto – «contribuiranno in modo determinante e conclusivo all’adesione della Commissione alla strategia logistica per il comparto giudiziario del Luganese » e che andranno idealmente condivise «durante un’audizione alla quale parteciperebbero i consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi e i loro collaboratori ». Insomma, nelle intenzioni del Consiglio di Stato vi è un incontro – si spera decisivo – per chiarire gli annosi punti in sospeso. Tra i quesiti posti dal Governo si intravede una sorta di controproposta ai dubbi sollevati da parte delle forze politiche rappresentate in Gestione, riguardanti l’occupazione degli spazi e l’eccessiva centralizzazione della Giustizia in riva al Ceresio.
Ma andiamo con ordine e passiamo ai quesiti posti dall’Esecutivo. Domanda 1: «Si ritiene indispensabile dover fornire un aggiornamento in merito all’utilizzazione degli spazi anche presso l’attuale Palazzo di Giustizia di Via Pretorio e lo stabile di Via Bossi (fermo restando che un approfondimento di dettaglio, per i tempi che implica, potrà essere effettuato soltanto in sede di progettazione), in modo da meglio comprendere l’ottimizzazione logistica dei vari servizi cantonali oggi allocati in varie strutture in affitto?». Domanda 2: «Si ritiene necessario mantenere la Pretura penale a Bellinzona (collocabile presso il Pretorio in fase di ristrutturazione, che presuppone una nuova sistemazione della Pretura civile unitamente alla futura Pretura di protezione)? ». Domanda 3: «Si ritiene opportuno mantenere un’autorità giudiziaria cantonale nel Locarnese, ad esempio il Tribunale cantonale d’espropriazione, in uno stabile del Cantone che non sia il Pretorio per il quale gli spazi sono già tutti occupati?». Domanda 4: «Ci sono ulteriori richieste da parte della lodevole Commissione?».

L’ipotesi sul tavolo
Ed è proprio nelle domande 2 e 3 che traspare la controproposta del Governo. Come ricorderete, infatti, a Lugano sarà insediata la sede della Pretura penale (oggi situata in spazi in affitto all’ex Swisscom di Bellinzona), del Tribunale d’appello e della Corte d’appello e di revisione penale (temporaneamente collocata a Locarno). Uno scenario che era stato criticato in particolare dal PPD. Ebbene, dalle domande del Consiglio di Stato traspare la possibilità di mantenere a Locarno il Tribunale d’espropriazione. I distretti, come noto, manterranno le proprie Preture civili e ospiteranno le nuove Preture di protezione. Basterà per convincere gli scettici?

L’accordo PLR-Lega
Il dossier, lo ricordiamo, è pendente in Commissione gestione e finanze dal novembre 2019 e in questi due anni un accordo politico ancora non è stato trovato, con solo PLR e Lega intenzionati ad avallare l’acquisto e a presentare un rapporto ( relatori Matteo Quadranti e Michele Guerra). A preoccupare invece PS, PPD e Verdi – che hanno più volte indirizzato una serie di domande al Consiglio di Stato – sono in particolare due aspetti sopra citati: l’occupazione degli spazi e la centralizzazione della Giustizia a Lugano. Da parte dell’UDC non vi è invece alcuna preclusione al progetto anche se, vista l’entità della spesa, i democentristi chiederanno verosimilmente al Parlamento di portare i cittadini alle urne, come previsto del referendum finanziario obbligatorio indiretto. «La proposta di lasciare a Locarno il Tribunale cantonale d’espropriazione è interessante e vedremo se basterà a spostare gli equilibri », commenta Quadranti al CdT. «In ogni caso, per arrivare al sì finale sarà importante che sia lo stabile EFG sia l’attuale Palazzo di giustizia siano occupati».

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«Un piano B non esiste: questa è l’unica soluzione»

La posizione del Governo
Per il Governo – lo ha ribadito più volte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – un Piano B non c’è. L’obiettivo del progetto della Città delle Giustizia, ricorda infatti l’Esecutivo nella lettera, è «rispondere alle necessità del Terzo potere dello Stato, riconoscendo finalmente alla Magistratura una sede istituzionale di rilevanza storica che la cittadinanza possa associare alla Giustizia cantonale, acquisendo nel contempo uno stabile di indubbio pregio che porta la firma dell’architetto ticinese di fama internazionale Mario Botta, inserito nel patrimonio architettonico cantonale».

Le cifre
La spesa totale per l’acquisto dello stabile EFG ammonta a 80 milioni di franchi, mentre per la sua ristrutturazione e i relativi adeguamenti sarebbero necessari altri 55,9 milioni. Inoltre, per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’attuale Palazzo di Giustizia in via Pretorio servirebbero 83 milioni, nonché altri 5 milioni per l’adeguamento della sede provvisoria nello stabile di via Bossi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 febbraio 2022 del Corriere del Ticino

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Comunicato stampa

Avrà luogo giovedì 17 marzo 2022 all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni. Dopo il successo delle due passate edizioni, il Dipartimento delle istituzioni ripropone l’evento rivolto ai Municipali, ai Consiglieri comunali, alle autorità politiche cantonali e ai funzionari dell’amministrazione cantonale e di quelle locali. La partecipazione al pomeriggio di studio è gratuita ed è possibile iscriversi compilando il modulo online sul sito www.ti.ch/eventisel entro l’11 marzo 2022.

Quali strumenti e procedure adottare per assicurare un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune? Come coinvolgere i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio? Cosa significa responsabilità sociale per un Comune?
Queste e altre domande aiuteranno a definire il perimetro dentro il quale possono operare nel contesto istituzionale odierno gli enti locali e animeranno il dibattito della terza edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni, dopo la pausa forzata dello scorso anno a causa dall’emergenza sanitaria. Un momento privilegiato di scambio tra gli attori dei due livelli istituzionali – quello cantonale e quello comunale – per provare a definire insieme le regole alla base del Buon governo dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).
Il pomeriggio prenderà avvio alle ore 14.30 e sarà strutturato in due parti. Dopo i saluti ufficiali delle Autorità politiche cantonali e comunali, verranno presentati i risultati dei quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  1. Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  2. La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  3. Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  4. La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori riprenderanno con una tavola rotonda alla quale parteciperanno una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio.
Il programma dettagliato dell’evento è consultabile sul portale www.ti.ch/eventisel. Il simposio avrà luogo alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona e lo si potrà seguire anche in diretta streaming.
Per ragioni organizzative gli interessati a partecipare sono pregati di iscriversi entro l’11 marzo 2022 compilando il formulario online sul sito www.ti.ch/eventisel.   

«È il momento di ricucire le divisioni»

«È il momento di ricucire le divisioni»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta il “liberi tutti” confermato oggi dal Consiglio federale.
E, a chi non è convinto: «Si può mantenere le misure di protezione di propria spontanea volontà».
Liberi tutti. Domani è ufficialmente Freedom Day. E se in molti sprizzano felicità per la fine del certificato Covid e, in buona parte, delle mascherine, c’è anche chi cova mille timori per il brusco cambio di rotta.
«Può spiazzare chi non brama la libertà», commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni di Radio Ticino, «ma il ritorno alla normalità è atteso da molti. Chi lo desidera può poi continuare ad applicare le misure di protezione di propria spontanea volontà».
In Ticino non ci saranno restrizioni extra rispetto a quanto deciso dal Governo federale, assicura poi Gobbi: «Il Consiglio di Stato non porrà ulteriori misure. È giusto allinearci e dare la libertà che in molti aspettano da tempo».
La ripartenza, dunque, è qui. Ma il popolo, durante gli ultimi due anni di restrizioni, ne ha passate tante, conferma Gobbi. «È il momento di ricucire le divisioni che si sono create all’interno della popolazione, tra chi è pro misure e chi contro, chi sostiene il vaccino e chi no, chi è scettico e chi non lo è. È importante tornare uniti come comunità, recuperare quella voglia di stare insieme e condividere».

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Comunicato stampa

L’allentamento delle misure di contenimento del coronavirus, annunciato oggi dal Consiglio federale, segna l’entrata in una nuova fase della pandemia. Il Consiglio di Stato saluta positivamente la decisione e guarda con fiducia al futuro: grazie a un buon grado di immunità, alla responsabilità individuale e all’esperienza acquisita possiamo ora continuare a convivere con il virus senza ulteriori provvedimenti. Occorre tuttavia ricordare che la pandemia non è terminata e che la prudenza rimane essenziale. Il cambiamento viene pertanto sottolineato con il passaggio al colore «blu» della campagna cantonale di sensibilizzazione e con un aggiornamento delle raccomandazioni. Particolare attenzione andrà posta nei confronti delle persone più vulnerabili che dovranno continuare a proteggersi ed essere protette attraverso i comportamenti ormai noti: uso della mascherina, igiene, distanziamento, arieggiamento dei locali e vaccinazione. In caso di sintomi, rimane inoltre fondamentale porsi immediatamente in isolamento e sottoporsi a un test. Sempre oggi il Consiglio di Stato ha deciso di abrogare il decreto esecutivo del 3 gennaio 2022 sui provvedimenti in materia di contenimento del contagio da COVID-19 nelle scuole. Cade di conseguenza, da domani 17 febbraio 2022, anche l’obbligo dell’uso della mascherina a scuola.

L’evolvere della situazione epidemiologica ha permesso oggi al Consiglio federale – dopo consultazione con i Cantoni – di stabilire l’abbandono delle misure per contenere la diffusione del coronavirus in Svizzera. Questa decisione segna l’avvio di una nuova fase di convivenza con il virus e decreta la fine di un sistema di provvedimenti che si è rivelato efficace ed equilibrato, evitando di limitare in maniera sproporzionata la libertà personale, sociale e economica nella nostra società.  
Il Consiglio di Stato guarda con fiducia ai prossimi mesi, conservando tuttavia la necessaria prudenza. Le persone più vulnerabili al virus devono infatti continuare a proteggersi e a essere protette, grazie ai comportamenti personali che ogni cittadina e ogni cittadino ha imparato e applicato in questi due anni. Alla luce del nuovo quadro normativo, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna da oggi al colore «blu», con una serie di raccomandazioni aggiornate che mettono particolare attenzione alla protezione delle persone vulnerabili.    
Il Governo ticinese coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di gratitudine a tutta la popolazione ticinese che durante tutta la crisi ha dimostrato responsabilità personale e collettiva e si è distinta per il proprio spirito di adattamento. Un ringraziamento particolare va al personale delle strutture ospedaliere e, più in generale, al sistema sanitario ticinese che ha profuso uno sforzo immenso, tuttora in corso. Non vanno infine dimenticati gli altri settori della nostra economia e della nostra società, che hanno contribuito –  direttamente o indirettamente – alla buona gestione di questa situazione del tutto eccezionale. Il Governo ricorda con cordoglio le molte persone decedute in questi lunghi mesi e rivolge un pensiero di vicinanza – a nome di tutta la collettività – alle loro famiglie e a tutte le persone ancora ospedalizzate e a quelle toccate dagli effetti a lungo termine della malattia.  
Al di là degli aspetti sanitari ed economici, il Consiglio di Stato auspica che i prossimi mesi siano l’occasione per avviare un lavoro, personale e collettivo, di ricucitura anche delle divisioni che si sono create durante la pandemia. Il ritorno a una nuova normalità passerà anzitutto dal recupero del sentimento di coesione che è indispensabile al buon funzionamento del Paese. Si tratta di un impegno che spetta a ognuno di noi, anche per onorare chi ha sofferto e continua a soffrire a causa delle conseguenze della crisi.

I venti di guerra in Ucraina e la sicurezza della Svizzera

I venti di guerra in Ucraina e la sicurezza della Svizzera

I venti di guerra che nelle ultime settimane soffiano sull’Ucraina – al di là di quelli che possono essere gli accordi che escludono un intervento armato della Russia – arrivano anche sul nostro collo e devono interrogarci sul grado di sicurezza del nostro Paese. Soprattutto se si considera la fragilità del sistema difensivo europeo e la potenza che può mettere in campo una nazione come la Russia. Assodato che gli Stati Uniti – a di là delle apparenze – mai vorrebbero entrare in questo conflitto, al nostro interno dobbiamo essere pronti ad affrontare un’eventuale crisi, che diverrebbe globale e ci riguarderebbe da vicino. Come ci ha dimostrato la pandemia legata al coronavirus, nei casi estremi la Svizzera è chiamata a risolvere i problemi in modo autonomo e sovrano. Anche di fronte a un eventuale conflitto armato non potremmo illusoriamente aspettarci che qualcuno ci tolga le castagne dal fuoco, gettandosi in una difesa della Svizzera.

In una seria e dettagliata analisi della situazione, il comandante di corpo Thomas Süssli, capo dell’Esercito svizzero, sulla NZZ del 15 febbraio mette in evidenza le diverse minacce che possono nascere da questa crisi – molto più vicina a noi di quanto taluni potrebbero credere – e le capacità di risposta che può dare il nostro esercito. Tra le caratteristiche positive figura sicuramente la grande possibilità di azione delle nostre forze armate, che fa leva anche sulla milizia e sulle competenze che molti soldati portano in dote. Un esercito che, anche grazie ai futuri aerei da combattimento, sarebbe in grado di dare una risposta a 360 gradi alle attuali e future minacce. Per questo una Svizzera neutrale e armata è essenziale per assicurare l’autonomia del nostro Paese, visti i tempi che corrono!

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 16 febbraio 2022 del Corriere del Ticino

 

Per l’uniforme la cittadinanza conta

Per l’uniforme la cittadinanza conta

Poliziotti con permesso C: sono già una realtà da anni in alcuni cantoni, ma la federazione di categoria esprime perplessità e in Ticino Norman Gobbi dice no

Stranieri con permesso C nei ranghi della polizia: sono già in servizio da anni in alcuni cantoni, come Basilea Città, Svitto e Neuchâtel. E il dibattito sul tema è stato di recente rilanciato a Basilea Campagna, dove l’opzione è ora al vaglio dell’Esecutivo cantonale.
Questa apertura agli stranieri domiciliati ha i suoi sostenitori, ma naturalmente suscita anche riserve o aperte critiche. La Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP), ad esempio, non è contraria ad un reclutamento di stranieri domiciliati ma, come afferma il suo portavoce Max Hofmann, esige anche la loro naturalizzazione prima del giuramento.
Quanto al Ticino, l’ipotesi è perentoriamente esclusa da Norman Gobbi: per il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) è essenziale che determinate funzioni pubbliche, come quelle di polizia debbano essere esercitate unicamente da cittadini svizzeri.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Per-luniforme-la-cittadinanza-conta-15091118.html

www.rsi.ch/news

Cellulare alla guida, oltre mille multe in due mesi

Cellulare alla guida, oltre mille multe in due mesi

Da segnalare, il caso di un conducente di autocarro sorpreso mentre effettuava una videochiamata con WhatsApp
La polizia segnala anche l’episodio di un automobilista che stava impostando il navigatore e di un autista con licenza in prova al cellulare.

Si è chiusa a inizio febbraio la campagna di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni.
Gli agenti hanno in particolare portato a termine un’azione di prevenzione sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida, effettuando delle azioni di sensibilizzazione, ma anche dei controlli mirati che hanno portato a numerose sanzioni nei confronti dei conducenti sorpresi al volante e contemporaneamente al telefonino.
Come già emerso in occasione di analoghe azioni effettuate in passato, l’uso di questi apparecchi durante la guida continua a essere una pratica frequente. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e degli altri utenti della strada.
Appare quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, oltre che essere un comportamento illegale allunga fortemente i tempi di reazione.
Oltre mille multe – Accanto all’attività di sensibilizzazione, la campagna appena conclusa ha permesso di effettuare sull’arco di due mesi (dicembre e gennaio) 375 controlli della circolazione durante i quali sono state elevate 1.018 contravvenzioni che possiamo distinguere in 853 multe disciplinari (OMD) e 165 contravvenzioni intimate con procedura ordinaria tramite l’Ufficio giuridico della circolazione.
Da segnalare, tra le varie denunce, quelle inoltrate nei confronti di un conducente di autocarro sorpreso mentre effettuava una videochiamata con WhatsApp, di un conducente d’auto che stava manipolando un navigatore e di un autista con licenza in prova che stava manipolando il cellulare.
Analoghe attività di prevenzione e repressione da parte della Gendarmeria della Polizia cantonale saranno effettuate anche nei prossimi mesi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1565263/guida-multe-cellulare-mille-due

Da www.tio.ch

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Circolazione, oltre 1’000 contravvenzioni in due mesi
Sono state emesse nel corso di 375 controlli eseguiti durante la campagna di prevenzione “Distrarsi mai”, volta a sensibilizzare sui pericoli di telefonare alla guida

Si è chiusa a inizio febbraio la campagna di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni. Gli agenti hanno in particolare portato a termine un’azione di prevenzione sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida, effettuando delle azioni di sensibilizzazione, ma anche dei controlli mirati che hanno portato a numerose sanzioni nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usavano il telefonino.

Un’abitudine frequente
Come già emerso in occasione di azioni simili effettuate in passato, l’uso di questi apparecchi durante la guida continua a essere una pratica frequente. “Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e degli altri utenti della strada. Appare quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, oltre che essere un comportamento illegale, allunga fortemente i tempi di reazione”, si legge in un comunicato.

I numeri delle multe
Accanto all’attività di sensibilizzazione, la campagna appena conclusa ha permesso di effettuare sull’arco di due mesi (dicembre e gennaio) 375 controlli della circolazione, durante i quali sono state emesse 1’018 contravvenzioni, suddivise in 853 multe disciplinari (Omd) e 165 contravvenzioni intimate con procedura ordinaria tramite l’Ufficio giuridico della circolazione.

Contravvenzioni particolari
Tra le varie denunce, si segnalano quelle inoltrate nei confronti di un conducente di autocarro sorpreso mentre effettuava una videochiamata con WhatsApp, di un conducente d’auto che stava manipolando un navigatore, e di un autista con licenza in prova che stava manipolando il cellulare. Analoghe attività di prevenzione e repressione saranno effettuate anche nei prossimi mesi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/circolazione-oltre-1-000-contravvenzioni-in-due-mesi-HB5175810

Da www.ticinonews.ch

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Quando i selfie possono diventare molto pericolosi
Oltre 1.000 le contravvenzioni rilasciate in due mesi agli automobilisti, a causa dell’uso del telefonino alla guida – Nonostante la campagna di sensibilizzazione «Strade sicure» il fenomeno non accenna a diminuire

1.018 contravvenzioni, distinte in 853 multe disciplinari (OMD) e 165 contravvenzioni intimate con procedura ordinaria tramite l’Ufficio giuridico della circolazione. Sono questi i numeri forniti dalla Polizia cantonale, ottenuti dai 375 controlli della circolazione effettuati sull’arco dei mesi di dicembre e gennaio, che hanno visto puniti molti automobilisti che utilizzavano il cellulare alla guida.
Proprio negli ultimi giorni si è chiusa la campagna di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni. Gli agenti hanno in particolare portato a termine un’azione di prevenzione sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida, effettuando delle azioni di sensibilizzazione oltre che i controlli mirati, culminati in numerose sanzioni nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usavano il telefonino. Come già emerso in occasione di simili azioni effettuate in passato, l’uso di questi apparecchi durante la guida continua a essere una pratica frequente degli automobilisti. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e degli altri utenti della strada. Le autorità ritengono quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, oltre che essere un comportamento illegale allunga fortemente i tempi di reazione. Tra le varie denunce, sono state segnalate in particolare quelle inoltrate nei confronti di un conducente di autocarro sorpreso mentre effettuava una videochiamata con WhatsApp, di un conducente d’auto che stava manipolando un navigatore e di un autista con licenza in prova che stava manipolando il cellulare. Analoghe attività di prevenzione e repressione da parte della Gendarmeria della Polizia cantonale saranno effettuate anche nei prossimi mesi.

Da www.cdt.ch

“Quel muro era un basello”

“Quel muro era un basello”

Nel commentare l’esito della domenica elettorale, il consigliere di Stato svela i retroscena di un incontro con la cellula sanitaria ticinese: “Gli ho detto che sono consulenti, non comandanti”
Prima di Natale gli esperti lanciavano l’allarme di fronte all’ondata di variante Omicron, che rischiava di mettere in ginocchio il sistema sanitario. Quello scenario, però, non si è avverato. Quella degli esperti, secondo alcuni, una visione troppo drammatica. Tra questi il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni lo ha raccontato oggi su Teleticino nel commentare l’esito del voto sui media. Infatti, secondo Gobbi, a pesare sul voto odierno potrebbero essere state alcune prese di posizione su alcuni temi in Svizzera interna e l’eccessivo allarmismo in alcuni fasi della pandemia, ha detto il consigliere di Stato.

Il basello Omicron
Media che avrebbero seguito, ha detto, il parere degli esperti. “Ricordo come prima di Natale si parlasse di come in Ticino si andasse contro un muro. Come ho detto anche davanti alla cellula sanitaria, il muro era un basello, che in ticinese significa un gradino. Lo abbiamo superato, è vero con qualche difficoltà, ma senza la drammaticità che i sanitari paventavano”.

A comandare sono gli eletti
Di fronte alla cellula sanitaria, Norman Gobbi ha raccontato di aver chiarito anche quali siano le gerarchie decisionali in Svizzera: “L’ho ricordato anche a loro, loro sono lì come consulenti, non sono lì come decisori o comandanti. Comandanti sono coloro che sono stati eletti nei vari consessi. Punto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-contro-gli-esperti-quel-muro-era-un-basello-NI5183438

Tra Lega e UDC c’è l’intesa: «Uniti per le cantonali»

Tra Lega e UDC c’è l’intesa: «Uniti per le cantonali»

Chiacchierata con il consigliere di Stato Norman Gobbi in vista delle elezioni del prossimo anno: «Qualche mal di pancia può anche rimanere ma il 2019 ha dimostrato che la strategia è vincente»

L’accordo c’è: Lega e UDC correranno assieme in occasione delle elezioni cantonali del 2023 e l’intesa concernerà anche le elezioni federali dell’autunno dello stesso anno. I dettagli verranno definiti nelle prossime settimane. Ad annunciare che a destra si andrà a braccetto anche in futuro è stato il consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi, ospite ieri sera di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere per un’intervista ad ampio respiro sotto il titolo “Norman o SuperNorman?”. Su Lega-UDC Gobbi ha aggiunto che «i contatti ci sono stati e la disponibilità di entrambe le parti è stata immediata, anche perché il 2019 ha dimostrato che la strategia è stata vincente. Per la Lega che ha mantenuto i due seggi in Governo ma anche per l’UDC che ha conquistato anche grazie all’elettorato leghista (come candidato unico) un seggio al Consiglio degli Stati con Marco Chiesa. Il quale, successivamente, è diventato presidente dell’UDC nazionale ». Gobbi ha ammesso che «qualche mal di pancia può anche rimanere in alcune frange dei due partiti, ma i frutti ci sono per consolidare un’area politica che, separata, non avrebbe la stessa forza nel portare avanti certe politiche». Manca da definire la suddivisione dei cinque posti nella corsa per il Governo: «È stato definito comunque che i due uscenti, il sottoscritto e il collega Claudio Zali ci saranno». Sarà lista unica per il Governo e liste distinte per il Gran Consiglio.

Nuova Lega, vecchie abitudini
Ma Gobbi ha pure detto che entro la fine della primavera è atteso il varo formale della nuova organizzazione in seno alla Lega, pianificata, ma poi rinviata a causa della pandemia e per l’improvviso decesso di Marco Borradori. « Ora dobbiamo dare stabilità alla struttura, che è già pianificata, ma vista la fase d’uscita dalla pandemia, riprendere con gli incontri popolari che hanno sempre contraddistinto la nostra azione e il nostro modo di stare in contatto con elettori e simpatizzanti», ha aggiunto Gobbi. Insomma, «risotto e luganiga prima di ogni altra cosa?», ha chiesto Righinetti. «Il contatto con la gente è sempre stato nel nostro DNA, lo voleva già Giuliano Bignasca e dovrà sempre essere così a mio modo di vedere».

Uscita per direttissima
La chiacchierata a La domenica del Corriere ha preso le mosse dalla volontà del Consiglio di Stato di uscire velocemente dalla pandemia, «i sacrifici, la sofferenza e le difficoltà che abbiamo vissuto ci hanno portato a prediligere un’uscita piuttosto veloce, a optare per la prima variante proposta dal Consiglio federale che ora dovrà esprimersi », ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Ticino «terra rifugio»?
«Ticino bello e sicuro per vivere e rifugiarsi?», ha chiesto Righinetti. «Da un lato la sicurezza è data, i reati commessi sul territorio cantonale sono diminuiti notevolmente. Anche chi compie rapine sa che ha poche possibilità di farla franca, lo stesso vale per i furti nelle abitazioni. E siamo molto attenti anche per correggere le deviazioni date dalla violenza domestica. Ma oggi la stessa, da fatto privato, è diventata un tema pubblico. Se ne parla e si fa prevenzione nonché intervento puntuale». Insomma, il Ticino è bello per gli onesti e troppo sicuro per i disonesti? «No. Credo che il Ticino abbia le antenne più attive sul territorio e un ordinamento svizzero con leggi molto liberali e permissive. La libertà c’è, ma se penso alla dimensione della criminalità è dimostrato che il Ticino è presente e attivo: la coscienza del fenomeno c’è. Non per tutti i Cantoni è così, vi sono alcuni che credono che la criminalità organizzata si esprima solo in italiano. Evidentemente non è così, i fenomeni della criminalità organizzata toccano tutti, anzi, in maniera preponderante i Cantoni svizzero tedeschi e francesi».

Bastone e carota
Norman Gobbi non ha mai nascosto il suo rigore nella gestione dell’immigrazione, con il socialista Manuele Bertoli che aveva dichiarato: «L’arrivo di Norman alle Istituzioni ha reso più difficile la vita degli stranieri in Ticino». Insomma un consigliere di Stato brutto e cattivo? « Fosse così sarei SuperNorman, l’apprezzamento per paletti più stretti è dato, ma le leggi e la giurisprudenza talvolta limitano l’apprezzamento. Quello che abbiamo applicato è un certo rigore perché assicuro che ci sono casi che, se riportati in pubblico, farebbero accapponare la pelle ». Però recentemente abbiamo visto un Gobbi morbido, nel caso di India che negli scorsi giorni ha ottenuto dalla Segreteria di Stato della migrazione il permesso di restare in Svizzera con la sua famiglia. «Ricordo che la richiesta per il riconoscimento del caso di rigore non è stato del Governo ma dell’Ufficio della migrazione, quindi di rango amministrativo e non politico e strategico». Ma Gobbi si è esposto pubblicamente in prima persona. «Ho commentato la decisione dell’Ufficio e dico che occorre evitare di politicizzare questi casi. Ogni situazione è diversa, India e i suoi cari sono rimasti sul nostro territorio per 10 anni per via della procedura e dei numerosi ricorsi. D’altra parte hanno dimostrato di impegnarsi nel processo di integrazione. Questo è il mio giudizio obiettivo, non è questione di essere più o meno morbido. Nei confronti di chi si comporta diversamente il mio auspicio rimane sempre che lascino il nostro territorio». Ma che peso hanno avuto le parole della società civile, di partiti e movimento progressisti e anche del Vescovo? «Penso pari a zero. Se posso essere brutale, la Segreteria di Stato della migrazione valuta secondo il dossier, valuta tecnicamente e non in base alle lettere che riceve a sostegno».

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