Il Cantone acquista due apparecchi per il controllo della velocità

Il Cantone acquista due apparecchi per il controllo della velocità

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
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Sull’edizione odierna del Foglio ufficiale è stato pubblicato il bando di concorso per l’acquisto di due postazioni semi-stazionarie di rilevamento della velocità; saranno così sostituiti nove dei dieci impianti installati dalla Polizia cantonale, a partire dal 2006, sulle strade cantonali e le autostrade ticinesi. Il Dipartimento delle istituzioni informa inoltre che, in un’ottica di prevenzione, in futuro anche i rilevamenti semi-stazionari sulle strade cantonali saranno comunicati alla popolazione come avviene già per i controlli mobili della velocità.

I dieci apparecchi semi-stazionari di rilevamento della velocità in funzione su strade cantonali e autostrade ticinesi – installati a partire dal 2006 – risultano ormai vetusti, e la loro manutenzione richiede ogni anno investimenti per circa 120.000 franchi. Le trasformazioni del traffico alle quali abbiamo assistito negli ultimi dodici anni impongono inoltre un ripensamento della strategia delle forze dell’ordine, con una diversificazione dei controlli.

Il Dipartimento delle istituzioni ha dunque deciso di sostituire nove delle attuali dieci postazioni, acquistando due nuovi apparecchi che saranno utilizzati come postazioni semi-stazionarie: i dettagli del bando di concorso sono pubblicati sull’edizione odierna del Foglio ufficiale. Rimarranno per contro in funzione l’apparecchio situato sul tratto autostradale nel territorio di Balerna – installato nel 2016 – e quello posizionato sull’autostrada in territorio di Collina d’Oro.

Come dimostra la prassi oggi adottata nell’utilizzo degli apparecchi mobili, i controlli di velocità rimangono l’ultima opzione, da impiegare solo nei punti nei quali altre misure di prevenzione risultano inefficaci. Per questa ragione, anche l’attività dei nuovi dispositivi sarà segnalata attraverso i canali di comunicazione della Polizia cantonale. In quest’ottica, prossimamente la Polizia cantonale informerà inoltre sul momento a partire dal quale non saranno più in servizio le attuali postazioni fisse – che tuttavia, a scopo preventivo e dissuasivo, non saranno fisicamente rimosse.

“Strade sicure”: presentata la nuova campagna prevenzione “Rifletti!”

“Strade sicure”: presentata la nuova campagna prevenzione “Rifletti!”

Il Dipartimento delle istituzioni lancia oggi una nuova campagna di sensibilizzazione per proseguire con le attività volte a ridurre il numero di incidenti sulle strade. “Rifletti!” è una campagna di supporto alla campagna nazionale “Made visible”, che è stata adeguata alle specificità del nostro Cantone e agli utenti che circolano sulle strade ticinesi. Un’azione interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, che ha premiato il progetto presentato dalla Commissione consultiva “Strade sicure”.

In mattinata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato a Paradiso la nuova campagna di prevenzione “Rifletti!”. Un’azione interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale (FSS), che ha scelto di premiare – tra le varie candidature – il concetto presentato dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”. Alla candidatura hanno collaborato tutti i membri in essa rappresentanti e che sono i principali enti e le associazioni attive nell’ambito della sicurezza stradale a livello cantonale.
Nel nostro Cantone si verificano un numero di incidenti superiore alla media svizzera. Le cause sono spesso riconducibili ad errori umani e la distrazione è tra le cause principali di incidenti e di violazione del codice stradale. Un altro problema sono gli utenti della mobilità lenta (pedoni e ciclisti), che spesso non guardano la strada e sono poco visibili.
L’attività di sensibilizzazione dei conducenti, che tocca i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida, si arricchisce di un’ulteriore iniziativa. “Rifletti!” è una campagna di supporto, adattata alle esigenze del nostro territorio e ai bisogni della popolazione, che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible”.
Con questa campagna si vuole informare tutti gli altri utenti della strada sull’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico. Si tratta di una responsabilità individuale che contribuisce a un comportamento socialmente positivo. Proprio l’ambivalenza del nome scelto per la campagna è significativo: ingloba l’idea di riflessione intesa come comportamento responsabile e pure quella di riflesso legata alla scelta di indossare materiali rifrangenti.
“Rifletti!” prevede numerose attività di comunicazione: dalle affissioni all’utilizzo dei differenti canali multimediali con particolare sensibilità per i social media. Sono stati realizzati anche dei video e alcuni testimonial, così come tutte le associazioni e gli enti della commissione, contribuiranno a veicolare ulteriormente i messaggi della campagna. E’ pure prevista la presenza di stand informativi ad eventi e manifestazioni per i due anni di validità del progetto.
II Dipartimento delle istituzioni con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti!” prosegue nella sua attività responsabilizzazione degli utenti della strada avviata nel 2002.
Le informazioni di dettaglio sul progetto sono reperibili sul sito www.rifletti.ch dove sono indicati i partner della campagna.

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Il 2017 della Gendarmeria della Polizia cantonale è stato caratterizzato dal consolidamento dell’attività derivante dalla struttura organizzativa implementata dal 2015 e da un sensibile incremento degli interventi per violenza domestica. Sono inoltre state integrate alcune nuove mansioni legate a riorganizzazioni di altri uffici dell’Amministrazione cantonale, in particolare il nuovo compito legato alla verifica dei documenti di identità dei lavoratori dipendenti che hanno richiesto un permesso G (frontaliere). In quest’ambito fra i mesi di luglio e dicembre 2017 sono state eseguite 7’044 verifiche. Nel 2017 gli interventi della Gendarmeria della Polizia cantonale relativi ad incidenti stradali, in collaborazione con le polizie comunali, sono stati 3’880 (-2.8% rispetto al 2016), mentre gli incarti evasi in provenienza dalla Magistratura 1’722 (-7%). I nominativi controllati hanno invece raggiunto quota 81’985 (+37%). Gli arresti effettuati sono stati 928.

Gli interventi in ambito di violenza domestica nel 2017 sono stati 1’080 (+23%), di cui 225 per reati d’ufficio. L’aumento degli interventi assume un aspetto preoccupante, soprattutto in considerazione di un chiaro segnale di degrado. Non è ancora dato a sapere se l’aumento è dovuto ad una maggior propensione a denunciare o se è a tutti gli effetti un aumento di casi di violenza tra le mura domestiche. Sono state registrate 798 infrazioni, il 19% in più rispetto al 2016, in massima parte lesioni personali semplici, minacce o ingiurie. Rappresentano il 46% di tutte le infrazioni di violenza prese in considerazione dalla Statistica criminale di polizia. In maggioranza (75%) si tratta di violenza fra coniugi o ex-coniugi; nel 31% di questi casi entrambe le parti sono svizzere, mentre le relazioni svizzero-straniero e straniero-straniero ricorrono rispettivamente nel 38% e nel 31% delle coppie.

Lo scorso anno i controlli sulla manodopera estera sono sensibilmente aumentati raggiungendo quota 852 (646 nel 2017). Pure le persone controllate, 3’191 (2’749), hanno subito un incremento, di queste 136 (192) sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico. I datori di lavoro denunciati sono invece stati 35 (35). Lo scorso anno sono state rilevate 1’027 infrazioni (-14%) alla Legge federale sugli stranieri, la maggior parte concernono l’entrata/soggiorno/uscita illegale (629,-12%) e l’attività lucrativa/impiego di stranieri senza autorizzazione (180,-42%). Le riammissioni semplificate dalla Svizzera verso l’Italia, vista la diminuzione dell’afflusso di migranti alla frontiera a Chiasso, sono scese a circa 12’800 mentre quelle dall’Italia verso la Svizzera sono state solo 4. Le attività di contrasto della clandestinità, fenomeno che vede coinvolti i richiedenti l’asilo che si sono visti respingere la loro domanda, hanno comportato 99 (128) carcerazioni amministrative in attesa di rimpatrio, 104 (170) rimpatri senza scorta e altri 28 (18) voli con scorta o estradizioni. Al capitolo flussi migratori nel corso dello scorso anno si prevedeva uno scenario simile al 2016. In realtà la pressione migratoria si è rivelata nettamente inferiore rispetto al crescente aumento degli ultimi due anni. In quest’ambito è stato pianificato un possibile rinforzo di polizia per il settore del Mendrisiotto nel caso in cui si fosse verificata una forte pressione migratoria da sud. Per limitare il fenomeno dell’accattonaggio sono stati organizzati vari servizi di contrasto in collaborazione con le polizie comunali. Le persone controllate in tutto il Ticino sono state 828 (634). Questo risultato è stato ottenuto in particolare grazie al lavoro svolto dalle polizie comunali, con le quali sono stati organizzati diversi servizi speciali in determinate fasce orarie e in luoghi sensibili.

Nel 2017 sono stati effettuati numerose attività di controllo, con 81’985 nominativi verificati (+37%), e attività di prevenzione di furti in cantine, in centri commerciali e di biciclette di valore. In particolare in quest’ambito si segnalano controlli richiedenti l’asilo e strutture adibite ad ospitarli, di esercizi pubblici, di distributori di benzina e commerci vari, sui mezzi pubblici e per uso dispositivi mani libere. Per quanto riguarda i controlli sulla vendita di bevande alcoliche ai minorenni ne sono stati effettuati 207 (+109 rispetto al 2016), con 20 minorenni controllati (1 fermato con alcol) e 1 commerciante denunciato al Ministero pubblico.

Gli impieghi di Mantenimento ordine (MO) sono stati 63 (di cui 25 per il calcio e 38 per l’hockey) e hanno visto impegnati 2’901 agenti (totale cumulato) per un costo di circa 3.3 milioni di franchi. In questo specifico settore di attività non diminuisce la violenza nei confronti degli agenti impegnati nel mantenimento dell’ordine come pure nei confronti degli spotter in Ticino. Gli atti violenti non hanno subito grandi variazioni numeriche, ma può preoccupare la loro intensità ed il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone. Sono state emesse: 16 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società ticinesi (-2), 18 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società svizzere, 17 misure di polizia DAA divieti di perimetro dalla Polizia cantonale (+14), 6 misure di polizia DAA divieti di perimetro emanate da polizie di altri cantoni (+2), 1 misura di polizia DASPO-I (diffida italiana calcio) dalla Questura di Varese (+1) e 17 registrazioni nella banca dati Hoogan da parte del Centro controllo tifoseria violenta (CCTV).

Le tendenze e i fenomeni emergenti in ambito giovanile rilevati lo scorso anno non si discostano da quanto già verificato nel 2016. Vi è invece stato un aumento delle richieste di intervento da parte di famiglie e privati con problemi di gestione dei figli, in particolare legati all’utilizzo di strumenti informatici. Gli specialisti della Polizia cantonale hanno pure analizzato il fenomeno “Blue Whale”, che ha suscitato forte interesse mediatico e preoccupazione tra genitori e docenti. Preoccupazioni rivelatesi finora infondate. Sempre d’attualità le violazioni in Internet commesse dai giovani legate alla sfera sessuale (pubblicazione di foto personali intime, produzione inconsapevole di materiale pedopornografico, accesso a siti pornografici e sexting).
Infine, nel 2017 si e osservato un aumento del 7% degli interventi di polizia AED per rianimazioni cardiopolmonari. La percentuale delle persone decedute è rimasta stabile al 57%, come pure consolidato è risultato il dato del 12% delle persone salvate. La percentuale delle persone riprese con un battito cardiaco sul luogo d’intervento è sostanzialmente stabile al 20% di tutti gli interventi.

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Articolo apparso all’interno dell’edizione di giovedì 12 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Dopo la consultazione il Governo corregge il tiro – Incentivi senza limiti temporali e apertura a progetti alternativi Rimane però la visione di un Ticino a 27 Comuni – Norman Gobbi: «Spazio alle iniziative che nascono dal basso»

La marcia del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) prosegue. L’esito della seconda fase di consultazione con i Comuni, i partiti e le associazioni interessate ha spinto però il Consiglio di Stato a correggere il tiro. Come? Se la visione strategica di un Ticino a 27 rimane, nei prossimi anni agli enti locali e alle iniziative aggregative sarà concessa maggiore libertà. Sì perché rispetto agli scenari presentati nel giugno del 2017, l’Esecutivo – come illustrato ieri a Bellinzona – ha deciso di eliminare alcuni vincoli e di rendere più flessibili gli strumenti a disposizione dei Comuni. Una mossa, questa, che nel Luganese – distretto dal quale si sono levate le voci più critiche – è stata accolta con tiepida soddisfazione.

A riprova della delicatezza del tema, la partecipazione alla seconda consultazione generale – dopo quella del 2013 – è stata importante. «Un esito significativo e soprattutto rappresentativo» ha sottolineato il neocapo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, precisando come a prendere posizione siano stati 97 dei 115 Comuni (corrispondenti al 96% della popolazione). E sempre in questo quadro il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha tenuto a precisare: «Il PCA non è una riforma imperativa. La parola d’ordine è condivisione, dando in particolar modo spazio alle iniziative aggregative che nascono dal basso e che, come dimostra l’esperienza di Bellinzona, si rivelano poi progetti solidi». Non sorprende quindi che tra le proposte sul tavolo ad aver ottenuto maggiori consensi siano state quelle meno invasive rispetto all’agire comunale e viceversa. E ciò nonostante le resistenze regionali più o meno importanti a fronte di quanto delineato a Palazzo delle Orsoline: come risaputo gli scenari aggregativi Luganese e Collina Nord hanno infatti subito sbarramenti trasversali nei Comuni interessati, alla stregua delle entità Locarnese e Mendrisiotto. «Anche se – ha rilevato Della Santa – quando 20 anni fa è stato dato avvio ai primi processi aggregativi, i mal di pancia furono gli stessi. Oggi possiamo però affermare che gran parte degli scenari di allora è diventata realtà».

A disposizione aiuti per 74 milioni
Ma torniamo agli strumenti messi in campo dall’Esecutivo per spronare gli enti locali a unire le forze. Bellinzona ha ingranato la retromarcia soprattutto su due misure. Non condivisa da oltre il 50% dei rispondenti alla consultazione, la limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata scartata. «Così da eliminare la pressione temporale a quei progetti pronti a germogliare dal basso», ha indicato Della Santa. Da Gobbi è tuttavia giunto un monito: «È vero, il credito quadro unico da 120 milioni è messo a disposizione senza termini temporali. Ma evidentemente, nell’ottica di allettare la realizzazione di un progetto aggregativo, resta valido il principio del “chi prima arriva meglio alloggia”». Sì perché dedotti i contributi già decisi, a oggi sono 73,8 i milioni sfruttabili dai Comuni. E a proposito di soldi, il Governo ha proceduto a stralciare anche i collegamenti tra il rispetto del PCA e la partecipazione al sistema di perequazione, mentre la chiave di riparto dei contributi finanziari verrà definita di volta in volta a seconda delle specificità delle località interessate.

Sulle modalità di concretizzazione del piano, dalla consultazione sono invece arrivate diverse conferme ma anche nuove aperture. Innanzitutto resta intatta la possibilità di attuare gli scenari aggregativi in più tappe. «Cruciale, in un progetto che non vuole essere calato dall’alto, sarà dunque la volontà di autodeterminazione comunale e popolare» ha affermato Gobbi. Da qui il parziale dietrofront del Governo sulle proposte di aggregazione sostanzialmente divergenti dal PCA. Queste – a differenza delle intenzioni iniziali e vista la posizione dei Comuni – verranno esaminate e avviate a condizione che ciò non implichi ricadute rilevanti sugli altri scenari. E in merito è stato fatto l’esempio di un’ipotetica micro-aggregazione tra Muralto e Orselina. È inoltre stata confermata, seppur in via eccezionale, l’ammissione di aggregazioni tra Comuni non contigui. In ogni caso, ed è l’ultima misura avanzata dall’Esecutivo e accolta dai Comuni, non andrà indetta una votazione cantonale con lo scopo di attuare nel suo insieme del PCA. «Che rimane uno strumento strategico in mano alla politica, ma con il quale non si vuole fare alcuna imposizione», ha ribadito Gobbi.

I prossimi passi
L’intenzione del Consiglio di Stato è quella di dare luce verde al progetto definitivo dopo l’estate. Il messaggio dovrà poi ricevere l’avallo del Gran Consiglio. A tal proposito è stato ricordato come risulti ancora in sospeso l’iniziativa popolare della Vpod che chiede un Ticino suddiviso in 15 Comuni. La decisione del Parlamento, che aveva ritenuto irricevibile il testo, è in mano al Tribunale federale.

Intervista all’interno de Il Quotidiano
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Piano cantonale delle aggregazioni

Piano cantonale delle aggregazioni

Esito della seconda consultazione e proseguimento del progetto

I risultati raccolti durante la seconda fase della consultazione del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) sono stati presentati oggi a Bellinzona. Il Consiglio di Stato ha inoltre illustrato gli orientamenti futuri del progetto, che confluiranno nel rapporto definitivo e nel relativo messaggio i quali saranno sottoposti al Gran Consiglio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnato dal nuovo capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa – ha presentato stamattina in conferenza stampa il rapporto sulle risposte raccolte durante la seconda fase della consultazione sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Comuni, partiti politici e associazioni di comuni erano stati sollecitati a prendere posizione sulle modalità di attuazione e sugli incentivi cantonali proposti per sostenere la realizzazione di questo piano, che si inserisce quale strumento di indirizzo strategico nel vasto progetto di riforma del comune.
Alla consultazione hanno risposto 97 dei 115 comuni ticinesi, nei quali risiede il 96% della popolazione, due associazioni di comuni e 5 partiti politici rappresentati in Gran Consiglio. Per il seguito del progetto, il Consiglio di Stato ha risolto di integrare per quanto possibile le indicazioni più largamente condivise da comuni ed enti consultati, adattando o non confermando quelle misure che invece hanno suscitato contrapposizione delle risposte o poca adesione. In questo senso gli orientamenti per la stesura definitiva del PCA prevedono che:

  • Gli scenari aggregativi del PCA possono essere attuati in tappe successive.
  • Eccezionalmente e a condizioni restrittive possono essere approfondite eventuali aggregazioni tra comuni non contigui, inseriti  nello stesso scenario PCA.
  • Progetti promossi dalle collettività locali ma sostanzialmente divergenti dal PCA possono essere avviati, purché non implichino    conseguenze rilevanti sulla congruenza, l’equilibrio e la sostenibilità degli altri scenari aggregativi.
  • Vengono stralciate le misure collegate alla perequazione.
  • Gli incentivi finanziari all’attuazione del PCA sono confermati, mantenendo la dotazione proposta (120 milioni lordi, pari a 73,8   mio netti deducendo i contributi già decisi), e sono riuniti in un unico credito quadro.
  • Gli incentivi finanziari non hanno una durata limitata e verranno definiti di volta in volta, tenuto conto delle specificità dei comuni coinvolti.

Dopo l’estate verrà presentato il rapporto definitivo e il relativo messaggio da sottoporre al Gran Consiglio.

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Il Governo posticipa il termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione

Il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio concernente il posticipo del termine di decadenza organizzativa, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018, delle Autorità regionali di protezione. Contestualmente, il Governo ha richiesto al Parlamento lo sblocco dei crediti per procedere all’unificazione degli strumenti informatici in uso nelle Autorità di protezione. Queste decisioni rientrano nella riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, inserita nel progetto generale denominato “Giustizia 2018”, per la quale il Governo presenterà una proposta di “cantonalizzazione” del settore. Ciò alfine di permettere al Parlamento di determinarsi definitivamente sulla futura organizzazione – amministrativa o giudiziaria – delle Autorità di protezione.

Il Governo, prendendo atto degli approfondimenti effettuati dal Dipartimento delle istituzioni su espressa indicazione della Sottocommissione tutele e curatele del Gran Consiglio, ha fatto propria la variante concernente il mantenimento del modello amministrativo per il settore della protezione del minore e dell’adulto, con “cantonalizzazione” dello stesso all’interno dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Una variante esposta in maniera sommaria nel Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014 – la cui proposta principale verteva sull’accorpamento delle Autorità di protezione presso le Preture –, che rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all’ipotesi giudiziaria, nonché il modello organizzativo maggiormente condiviso dagli attori coinvolti.
Un modello che permette di far capo a strutture esistenti e che risulta più flessibile data la snellezza delle procedure – che devono comunque rispettare la legislazione in materia – e la prossimità alle persone, queste ultime perno di un settore da sempre caratterizzato da uno stretto legame con il territorio.

Il Consiglio di Stato istituirà a breve un gruppo di progetto con il compito di presentare alla sua attenzione un rapporto che illustri nel dettaglio la proposta di “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, evidenziando in particolare le conseguenze in termini finanziari, logistici, informatici e di risorse umane. Un rapporto che consentirà al Governo di presentare una proposta completa al Parlamento, che potrà così procedere a una decisione definitiva circa l’organizzazione del settore. La proposta di modello amministrativo “cantonalizzato” è quindi da intendersi quale complemento al Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014.
Una proposta che permetterà di definire le implicazioni di una riorganizzazione che in ogni caso comporterà il passaggio di competenza comunale a quello cantonale, sia esso amministrativo o giudiziario. Un’analisi che si rileva dunque necessaria qualsivoglia orientamento organizzativo deciderà il Gran Consiglio.

Le decisioni del Governo, frutto altresì delle indicazioni fornite dalla competente Sottocommissione parlamentare, implicano giocoforza il posticipo del termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018. Un termine che, con il Messaggio in questione, si intende legare direttamente all’entrata in funzione del nuovo assetto organizzativo. In tal senso, indipendentemente dai tempi di trattazione del Messaggio da parte del Parlamento, le Autorità regionali di protezione continueranno, come oggi, ad assicurare i compiti ad esse attribuiti dalla legge e a svolgere le proprie importanti funzioni. Ciò vista segnatamente la natura prettamente organizzativa del termine di decadenza, pensato e voluto già a suo tempo nell’ottica della concretizzazione della nuova struttura.

Nel contesto della riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, l’Esecutivo ha voluto anticipare uno degli ambiti della medesima ritenuto da più parti prioritario. Il Messaggio prevede quindi da subito anche lo sblocco dei crediti per l’unificazione degli strumenti informatici a disposizione delle Autorità di protezione, che verranno dotate dell’applicativo informatico AGITI/Juris già in uso presso le Autorità giudicanti del Cantone. Un aspetto fondamentale per facilitare un’implementazione celere della nuova organizzazione.

Il Consiglio di Stato è cosciente della vasta portata e dell’unicità della riorganizzazione delle Autorità di protezione, inserita nel più ampio progetto di riassetto dell’organizzazione giudiziaria cantonale denominato “Giustizia 2018”, che sta richiedendo un impegno significativo da parte dei Dipartimenti interessati. Un impegno dovuto, ritenuto come la riorganizzazione sia volta a migliorare l’attività di uno degli ambiti pubblici maggiormente addentro al nostro tessuto sociale. Un’attenzione accresciuta e che si impone in ossequio alla legislazione federale in materia, alla natura e alle caratteristiche di un settore confrontato quotidianamente con delle decisioni che toccano da vicino i diritti fondamentali dei cittadini e delle persone a loro vicine. In quest’ottica, la convergenza sul futuro assetto del settore registrata negli ultimi mesi è da salutare positivamente, in quanto permette oggi di dare, finalmente, uno slancio decisivo a questa importante quanto delicata riorganizzazione.

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF) anche nel 2017 ha coperto tutte le principali attività del settore economico terziario e del settore secondario, in particolare quello dell’edilizia, che ha comportato denunce per illeciti a causa di gravi violazioni nella gestione di società. Nel 2017 la sezione ha proceduto a 14 arresti (17 nel 2016) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 267.

Come negli scorsi anni i reati maggiormente denunciati sono stati la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro. Una buona parte delle inchieste della REF ha avuto una connotazione transfrontaliera. L’internazionalità delle inchieste finanziarie comporta anche l’assistenza con atti coercitivi a richieste rogatoriali di autorità penali estere.

Alcune attività in cifre
• 139 perquisizioni sia domiciliari sia presso uffici di varia natura
• 107 inchieste nelle quali sono state fornite alla Magistratura dettagliate informazioni  di polizia su persone o società inquisite
•   35 inchieste che hanno richiesto complesse e approfondite ricostruzioni finanziarie
•   23 inchieste minori per cui le indagini di Polizia hanno permesso ai Magistrati di  decidere in merito alle denunce sporte
• 491 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali
•   14 persone arrestate a vario titolo nei procedimenti penali

Da alcuni anni le banche non denunciano più illeciti penali commessi sia da collaboratori interni a danno di clienti sia da persone esterne. Le cause sono da ricondurre al danno d’immagine che ne deriva e alla lunghezza del procedimento penale. Molte delle inchieste in questo settore riguardano piuttosto intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un Organo di auto disciplina (OAD), che hanno amministrato infedelmente il patrimonio affidatogli dai clienti, o se ne sono appropriati.

Resta ampia l’offerta di locazione di cassette di sicurezza da parte di società che non sottostanno alla Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) e a un’autorità di controllo e vigilanza. Un cliente che voglia sfuggire alle regole di compliance lo può fare affittando uno spazio al di fuori del circuito bancario, molto più discreto, e dove le autorità penali faticano ad arrivare.
Dalle inchieste emerge ancora la presenza di società estere con conti bancari in Svizzera che apparentemente si occupano di trading di beni di consumo, ma che in realtà sono delle “cartiere” (società non operativa con il solo scopo di creare fatture false per giustificare il trasferimento di denaro) con il solo scopo di frodare l’IVA di uno stato estero. Le cosiddette “truffe carosello” comportano un danno economico ingente nei riguardi degli Stati europei. Per l’IVA svizzera questa truffa è quasi inesistente essendo l’aliquota non attrattiva per i truffatori rispetto a quella dei paesi europei. La piazza finanziaria ticinese è sovente utilizzata come sponda per la circolazione del denaro e dell’IVA che non verrà pagata, perché le autorità di controllo estere non hanno modo di monitorare con rapidità il flusso del denaro in arrivo nel nostro Paese.

Restano numerose le truffe commesse ai danni delle assicurazioni sociali e di quelle private, la maggior parte delle quali rimangono sconosciute perché non scoperte. In molti casi gli assicurati intascano illecitamente indennità di varia natura presentando documentazione falsa. In altri casi dietro a questi fenomeni ci sono gruppi più organizzati, con basi all’estero, che fanno della truffa alle assicurazioni una vera e propria professione.

La maggior parte dei fallimenti chiusi per mancanza di attivi, di principio, comporta il reato di cattiva gestione. L’analisi dei fallimenti di società “usa e getta” porta spesso all’identificazione di altri abusi perpetrati sul territorio, anche per quanto riguarda l’ottenimento di permessi di residenza con annesse le relative prestazioni sociali. Sono numerosi gli abusi riscontrati attraverso l’uso di società ticinesi in molti casi già al momento della costituzione. Gli autori spaziano da improvvisati imprenditori sprovvisti delle necessarie conoscenze sulle normative che regolano la gestione di una società, a persone che vivono grazie a fallimenti a ripetizione a stranieri che scientemente le utilizzano per compiere reati all’estero (frodi fiscali, bancherotte fraudolenti).

Sul fronte della falsa moneta si segnalano 49 casi di spaccio. I tagli più ricorrenti sono la moneta da 5 franchi con un sequestro di 328 pezzi, e la banconota da 50 euro con 354 banconote sequestrate. La falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura perché molto spesso effettuata da tipografie dislocate nel Sud Italia, ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi svizzeri è piuttosto scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori.

Più prevenzione, meno incidenti

Più prevenzione, meno incidenti

Presto attivo il progetto pilota per limitare i disagi sulla A2

In Ticino nel 2017 il numero di incidenti stradali è diminuito. La Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con soli danni materiali. Il numero di vittime aumenta invece lievemente con 945 ferimenti (+2.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le cause di incidenti sono spesso riconducibili ad errori umani: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. Le statistiche, pubblicate di recente, confermano come la distrazione, spesso associata all’uso improprio del telefonino e di altri dispositivi elettronici, è tra le principali cause di incidenti e di violazioni del codice stradale con la velocità e il consumo d’alcool.

L’effetto educativo delle campagne di sensibilizzazione
Su mia iniziativa e per combattere i comportamenti sbagliati, il Dipartimento promuove da anni delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione per i conducenti, che toccano i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida. Le campagne sono promosse in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”, e sono complementari alle azioni di prevenzione svolte sul territorio dagli agenti di polizia per responsabilizzare gli utenti della strada e ridurre così il numero di incidenti. Sono state ideate le campagne “Distratti mai”, “Se bevi non guidi” e altre ancora sull’equipaggiamento adeguato durante la stagione invernale, sull’attenzione necessaria quando ricominciano a circolare i mezzi a due ruote in primavera e sul rispetto verso i bambini sulle strade con l’inizio delle scuole. Per ogni campagna è sempre previsto un momento informativo seguito da uno repressivo, dove le infrazioni sono punite.

La funzione preventiva dei controlli
La riorganizzazione della Polizia cantonale degli scorsi anni e la forte diminuzione della criminalità hanno permesso di svolgere una maggiore attività di prevenzione anche nel settore della circolazione stradale. I controlli del traffico sono estremamente importanti per migliorare la sicurezza e per assicurare il rispetto delle normative sul trasporto delle merci e di passeggeri. Altrettando necessari sono i rilevamenti di velocità, che hanno una funzione principalmente preventiva: la Polizia cantonale ha effettuato 334 controlli con radar mobili. Su 271’876 veicoli controllati il 6.74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13.5 milioni di veicoli di cui lo 0.97 in infrazione (con 2’389 revoche). I nuovi test con l’etilometro probatorio hanno permesso di raddoppiare le verifiche (dalle 5’368 del 2016 alle 9’736 del 2017) e le infrazione per abuso di alcool sono state 910.

Il progetto pilota “Via libera”
L’intenso traffico che caratterizza le strade ticinesi ha delle forti ripercussioni sulla mobilità e anche sulla sicurezza stradale. Con il progetto “Via libera”, si intendono ridurre i rischi di paralisi del traffico per incidenti ed eventi straordinari con un nuovo dispositivo, che prevede delle pattuglie della Polizia cantonale attive sulla A2 nelle tratte più sollecitate. L’obiettivo è di poter garantire un grado di prontezza tale da limitare i disagi, in particolare nelle fasce orarie più critiche, riducendo il pericolo di incidenti.

Per il mio Dipartimento la sicurezza stradale è un bene primario e va quindi tutelata con una comunicazione mirata e la giusta attività di prevenzione. I cittadini devono essere coscienti che il corretto modo di proporsi nel traffico può contribuire a salvare delle vite. La sicurezza dei ticinesi passa anche dal comportamento dei conducenti che circolano sulle nostre strade, che auspico sempre più animato da buon senso e dalla responsabilità.