Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 11 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Intervista a partire dal minuto 10:25
Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 11 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Intervista a partire dal minuto 10:25
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 10 maggio 2018 de Il Quotidiano
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La campagna di prevenzione «Distratti mai», promossa nell’ambito del progetto «Strade sicure» del Dipartimento delle istituzioni, ha permesso durante lo scorso inverno di controllare quasi 8.000 veicoli in transito sulle strade ticinesi. Polizia cantonale e Polizie comunali hanno così potuto sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli legati alla distrazione al volante, che ogni anno provoca numerosi incidenti con conseguenze sovente molto gravi.
L’iniziativa, svoltasi a partire dal mese di novembre 2017 sull’arco di quattro mesi, si è concentrata dapprima sulla prevenzione, grazie alla distribuzione di volantini informativi agli utenti della nostra rete stradale: conducenti di veicoli, ma anche ciclisti e pedoni. In questa prima fase, la campagna è stata presente in modo massiccio anche su internet, con la diffusione di filmati e di inserzioni sui social media. Accanto a questi sforzi informativi, le polizie hanno sanzionato i conducenti di veicoli che – violando palesemente le norme sulla circolazione stradale – sono stati sorpresi mentre parlavano al cellulare o scrivevano messaggi. La seconda parte della campagna «Distratti mai» ha poi visto una maggiore presenza delle pattuglie di polizia, che hanno svolto una serie di controlli mirati della circolazione, fermando e sensibilizzando i conducenti sui potenziali pericoli legati all’uso del cellulare al volante.
Per quanto riguarda il bilancio finale della campagna, sono stati allestiti 280 posti di controllo nella prima fase, per un totale di 4’006 veicoli controllati e 263 contravvenzioni. Nella seconda fase sono invece stati organizzati 386 posti di controllo con 3’615 veicoli controllati e 336 contravvenzioni. Le pattuglie di polizia impegnate sono state 599, di cui 263 nella prima fase e 336 nella seconda fase; gli agenti hanno inoltre distribuito 7’766 volantini.
L’iniziativa di prevenzione appena conclusa ha confermato che – malgrado gli utenti della strada siano consapevoli dei pericoli provocati dalla distrazione al volante – sono purtroppo ancora numerosi i conducenti di veicoli a motore e non solo, che utilizzano il cellulare mentre guidano, incuranti delle possibili gravi conseguenze del loro comportamento.
Si tratta di uno degli sforzi intrapresi dal Dipartimento delle istituzioni per migliorare la sicurezza sulla rete stradale e autostradale. A questo proposito si rammenta che negli scorsi giorni è stato presentato il progetto “Via libera” il cui obiettivo è quello di ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale.
Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 del Corriere del Ticino
Sicurezza Sulle ditte private ci vorrà un maggior controllo
Serve un maggior controllo sulle ditte private che svolgono dei compiti per lo Stato. Lo ha ribadito il Gran Consiglio che ha accolto i rapporti di maggioranza di Matteo Quadranti (PLR) sugli atti parlamentari presentati da Massimiliano Ay (PC) e Raoul Ghisletta (PS). «È chiaro che le mozioni prendono spunto dal caso Argo 1 – ha esordito Ay – ma il tema è ben più ampio e lo Stato non dovrebbe esternalizzare dei servizi in settori delicati come la sicurezza o la scuola». Dello stesso avviso Ghisletta per il quale «è tempo di smetterla di fare capo a ditte esterne che sfruttano il precariato». E se il Parlamento si è detto favorevole a una maggiore attenzione, non ha però ritenuto necessario procedere subito a una revisione della legge che, come precisato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, «verrà comunque aggiornata». Per poi chiarire: «Lo Stato non ha disarmato i muri della sicurezza. Anzi: ad oggi non ci sono compiti primari che sono affidati a ditte private».
Tre milioni di franchi per dotare la polizia di mezzi informatici
«Quando si parla di investimenti per la polizia il timore è che la discussione si concentri solo sulla scelta di dotare gli agenti di smartphone. Per fortuna così non è stato». È con queste parole che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha ribadito in Parlamento la necessità di dotare gli agenti di mezzi informatici all’avanguardia. Un appello accolto dal Legislativo che ha avallato a un credito di 3,3 milioni di franchi per l’ammodernamento della polizia. «Investire nella sicurezza va bene – ha però ammonito il capogruppo PLR Alex Farinelli –, ma quando si parla di investimenti milionari vorremmo che in futuro venissero meglio giustificati».
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 de La Regione
Sicurezza, più mezzi alla polizia. E rapporti più chiari con le agenzie private
La sicurezza dei cittadini, «il compito principale dello Stato» per dirla con Alex Farinelli, capogruppo Plr, che così ieri si è espresso sulla bontà dell’intervento (un investimento di 3,3 milioni di franchi necessario a potenziare i mezzi informatici della Polcant), ma resta pur sempre la «necessità di quantificare gli obiettivi» ha aggiunto l’esponente liberale radicale. Che poi, a ben guardare, è quanto sostengono coloro che chiedono una chiara e vincolante relazione nella collaborazione con le agenzie private di sicurezza, ausiliarie quanto si vuole ma pur sempre impegnate in un settore delicato. E quest’ultima questione sempre ieri è stata affrontata – accogliendo solo una parte dei suggerimenti – grazie a due mozioni e un’iniziativa parlamentare presentate (separatamente) da Ps e Pc. Tornando al potenziamento degli strumenti a disposizione della Polizia cantonale, tutti hanno concordato che si tratta di adeguare prevenzione e repressione del crimine alle esigenze della modernità. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha citato la geolocalizzazione delle pattuglie, come i lettori elettronici delle targhe automobilistiche che, posti negli assi stradali principali, potranno fornire indicazioni immediate di reato grazie all’iscrizione in un’apposita banca dati. Poi «a tutti i poliziotti verrà dato uno smartphone, ma non certo per i ‘giochini’» ha precisato Gobbi, che molto probabilmente stava pensando ai soliti commenti sui social… Insomma, il potenziamento s’ha da fare, mentre le relazioni fra pubblico e privato sulla sicurezza devono essere almeno in parte riscritte. Ci sono problemi nella definizione dei rispettivi ruoli, obiettivi e compiti. Per non parlare della precarietà professionale diffusa, hanno ricordato Ivo Durisch, capogruppo socialista, Raoul Ghisletta, deputato Ps, e Massimiliano Ay (Pc). A maggioranza è passata la linea più moderata del relatore di maggioranza, Matteo Quadranti (Plr), che comunque chiede maggior attenzione. Rassicurante Gobbi: «Si direbbe che lo Stato abbia disarmato a favore del privato. Non c’è un compito delegato ai privati, solo di supporto». E ha poi aggiunto che la legge in questione «sarà senz’altro rivista».
Nella giornata di ieri, domenica 6 maggio 2018, i cittadini patrizi di Faido e della v in Piano sono stati chiamati ad esprimersi, in assemblea popolare, sul progetto di aggregazione dei loro Enti nel nuovo Patriziato di Faido.
L’oggetto in votazione è stato accettato all’unanimità dai cittadini patrizi. Le assemblee dei due Enti patriziali hanno espresso un voto unanime favorevole all’aggregazione, confermando pertanto di condividere il progetto elaborato dall’apposita Commissione di studio e approvato dal Consiglio di Stato.
Il risultato nelle singole assemblee è stato il seguente:
– Patriziato di Faido:
o Votanti 32
o Favorevoli 32
– Degagna di Tarnolgio in Piano:
o Votanti 9
o Favorevoli 9
Il Dipartimento delle istituzioni si rallegra dell’esito di queste votazioni consultive, che confermano la volontà di mantenere in vita e rendere più dinamiche e propositive le realtà patriziali, e sottoporrà pertanto nelle prossime settimane al Consiglio di Stato il decreto governativo di aggregazione dei due Enti nel nuovo Patriziato di Faido.
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino
La necessità di informare più efficacemente la popolazione sul ruolo delle forze armate, il sostegno ad una maggiore presenza della componente femminile nell’esercito nonché la risoluta opposizione ad un servizio civile inteso come «libera opzione» per i reclutanti. Sono solo alcuni dei temi discussi nel corso dell’assemblea della Società ticinese degli ufficiali (STU), riunita negli scorsi giorni al Teatro sociale a Bellinzona. Ad aprire l’incontro, uno sguardo sull’attività dello scorso anno segnato – come ha evidenziato il presidente della STU Marco Lucchini – dallo scioglimento della brigata fanteria di montagna 9 e dall’elezione del socio maggiore Ignazio Cassis in Consiglio federale. L’attenzione dell’assemblea si è poi spostata sui temi di stretta attualità. In particolare, il presidente della Società svizzera degli ufficiali Stefan Holenstein ha ribadito la necessità di «implementare l’ultima riforma dell’esercito, passando poi all’ammodernamento dell’armamento tramite l’acquisto del nuovo aereo da combattimento e il rafforzamento della difesa antiaerea», precisa una nota della società. Ma non solo. Nel suo intervento, Holenstein ha poi «stigmatizzato la “debolezza scandalosa” manifestata dal mondo politico sul servizio civile, che invece di essere quell’alternativa necessaria ma limitata per i casi di reale conflitto di coscienza è diventato una sorta di “opzione libera” che sottrae effettivi alle forze armate, rischiando di sguarnire importanti settori». Presente ai lavori, anche il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato «l’importanza della presenza militare in Ticino». Una presenta che è stata definita «sostanziale» dal consigliere di Stato che ha infine rimarcato «la necessità di mantenere alto il livello di preparazione per far fronte, con un efficace “gioco di squadra” fra militari e forze cantonali alle nuove minacce alla sicurezza».
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino
Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano
Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.
Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».
Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.
L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.
Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano
Gordola 6 maggio 2018
– Fa stato il discorso orale –
Consigliere nazionale Fabio Regazzi,
Sindaco di Gordola Damiano Vignuta,
Capo Dicastero sicurezza René Grossi,
Presidente del CC Leonardo Matasci,
Comandante della Polizia intercomunale Alberto Sargenti,
Sindaci e Capi Dicastero dei comuni convenzionati,
Comandanti delle Regioni di Polizia 6 e 7,
Guardie di confine,
Prete di Gordola Don Lo Prinzi,
Cittadine e cittadini,
sono particolarmente onorato di partecipare oggi all’inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano e di portarvi il saluto del Consiglio di Stato.
Quello odierno è un momento significativo, poiché la sede che festeggiamo, consentirà di dare nuovi impulsi all’attività di polizia in questa regione. Un corpo di polizia il vostro, che negli ultimi anni è cresciuto di organico e ha sempre garantito con un buon lavoro la sicurezza dei cittadini.
La nuova struttura, che ha richiesto un importante sforzo finanziario, mette ora a disposizione degli spazi moderni, dove trovano posto gli strumenti necessari per lo svolgimento del lavoro di prevenzione e repressione. La logistica è diventata più funzionale, l’impiego delle persone sarà ottimizzato e la collaborazione tra i corpi sviluppata.
Sono convinto che questa struttura saprà fornire nuovi stimoli ai collaboratori e rafforzerà in loro lo spirito di squadra e il senso d’appartenenza. E’ innegabile che poter operare in un contesto favorevole incida positivamente sulle prestazioni lavorative.
La società evolve velocemente e tutti noi siamo sempre più confrontati con nuove necessità e aspettative. Purtroppo, a cambiare non è soltanto la società, ma pure le minacce e la criminalità. Questo scenario non ci lascia indifferenti, indipendentemente dal fatto che finora questi fenomeni abbiano toccato soltanto realtà lontane dalla nostra. Non dobbiamo cedere alla paura: si tratta però di predisporre in maniera intelligente le giuste contromisure per ridurre il rischio.
La Polizia cantonale e le Polizie comunali hanno adottato nuove strategie per stare al passo con i tempi. In particolare penso ad un incrementato presidio e alla presenza più capillare di agenti sul territorio. I recenti successi operativi e i dati del bilancio d’attività 2017 della Polizia cantonale mostrano che il nostro Cantone è oggettivamente sicuro. Tutti i crimini, a parte rare eccezioni, sono in diminuzione ormai da tempo e questo fatto rafforzare la percezione soggettiva di sicurezza in ognuno di noi. E’ ovvio però, che quando si parla di sicurezza, la certezza assoluta non esiste mai e le situazioni possono mutare rapidamente.
Il lavoro svolto dalle forze dell’ordine in Ticino è molto apprezzato dalla popolazione. Spesso è agevolato dalle segnalazioni dei cittadini – che abitualmente definisco sentinelle – perché conoscono bene il territorio, facilitando il lavoro quotidiano dei corpi di polizia. Oggi ci troviamo a festeggiare l’inaugurazione della Polizia intercomunale del Piano, che rientra nel discorso più ampio della polizia del Locarnese. I contatti regolari e costanti tra la vostra Polizia Intercomunale del Piano, le Gendarmerie di Locarno e Magadino e la Polizia cantonale agevolano il lavoro di tutti i giorni e le operazioni più impegnative di interesse regionale.
La vostra Polizia dovrà coprire un territorio ampio nel quale vive una popolazione numerosa, che fortunatamente, a parte rari e gravi eventi legati alla vita notturna, non presenta apparentemente particolari problemi di sicurezza e di ordine pubblico.
Un comprensorio caratterizzato da vari scenari d’intervento: si va dal lago Maggiore alle montagne della Valle Verzasca, passando per la pianura.
Un’attività che viene gestita e garantita in contemporaneità e collaborazione con la Polizia cantonale, anche in ragione della valenza turistica di questa porzione di Ticino, che da aprile a ottobre si popola densamente con la presenza di turisti e l’apertura di tutti i servizi e delle strutture ricettive. Il turismo significa indotto economico ma pure un impegno più gravoso di controllo.
Il progetto di riorganizzazione della polizia con la nuova logistica non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti di polizia consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino. La Polizia Intercomunale del Piano non deve finire con i confini territoriali ma deve tener conto della realtà dell’intera regione. Per le sfide future serve una visione più ampia. E il vostro corpo potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione.
Ringrazio quindi la Polizia Intercomunale del Piano per la professionalità e la sua attività che permette di garantire al meglio i compiti che la legge attribuisce alle polizie comunali.
Nuova misura di prevenzione voluta dal DI”
Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato – approvando la richiesta del mio Dipartimento – ha deciso di istituire una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Un gruppo di lavoro composto da dodici persone e presieduto dal coordinatore del mio Dipartimento Luca Filippini.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione è sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Gli attentati si susseguono purtroppo con una certa regolarità, ma fortunatamente non hanno mai colpito il territorio svizzero. Il Canton Ticino non può di conseguenza essere definito un obiettivo sensibile.
Non possiamo tuttavia attendere che il problema si concretizzi per affrontarlo. Le minacce possono giungere da gruppi ben strutturati oppure, come spesso accade, anche da persone insospettabili con una vita normale.
Gli attentati terroristici ottengono ampia visibilità sui media di tutto il mondo e per questo possono generare in qualcuno il condannabile desiderio di emulazione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un’adeguata attività di prevenzione mentre la Polizia cantonale continua nel monitoraggio della situazione attraverso lo scambio regolare di informazioni sensibili a livello nazionale e internazionale.
Il processo d’integrazione e la volontà di essere integrati
La radicalizzazione potrebbe rappresentare una minaccia alla sicurezza del nostro paese, fondato sui valori della democrazia, del rispetto delle tradizioni e della legalità. Chi li rispetta è bene accetto, chi li denigra e li minaccia non ha diritto di permanenza sul nostro territorio. Il processo di integrazione, per essere uno strumento efficace di inclusione deve quindi basarsi su questi valori, così da favorire il duraturo inserimento nella nostra società. Diversamente la coesione sociale non sarà raggiunta e il rischio di future minacce continuerà ad esistere.
Un portale internet e diverse attività di prevenzione
Per favorire l’integrazione, è stata decisa la realizzazione in particolare di un portale internet. Il gruppo di lavoro dovrà accompagnare e supportare la creazione di questo nuovo strumento, che permetterà di avvicinare più rapidamente un’ampia porzione di popolazione, soprattutto quella più a rischio dei giovani. Verrà data priorità alla scelta dei contenuti informativi e alla modalità di gestione delle domande in entrata. Lo scopo è di riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto della popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto. Un’attività dinamica e flessibile che deve saper cogliere puntualmente le trasformazioni in atto sul territorio. Altre misure concrete di prevenzione verranno adottate e monitorate secondo necessità e con l’avanzamento dei lavori. Sarà inoltre fondamentale aggiornare la formazione specifica del personale coinvolto nelle varie attività per favorire un’azione più incisiva.
Per tutte queste attività i servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – avranno un ruolo centrale. E’ pure prevista la collaborazione con il Centro d’informazione sulle credenze di Ginevra.
I compiti della Piattaforma interdisciplinare sono chiari e complementari a quelli delle autorità politiche e delle forze dell’ordine. La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci. Da oggi abbiamo a disposizione un nuovo strumento di prevenzione, grazie alla reattività del mio Dipartimento nell’adattarsi ai cambiamenti della società, per ridurre l’esposizione alle minacce e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 de La Regione
Dal 1° maggio la polizia è presente con pattuglie ‘dedicate’ negli orari di punta a sud del Monte Ceneri
Obiettivo del progetto: ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti sull’autostrada
Traffico scorrevole in autostrada a sud del Monte Ceneri durante le ore di punta? Ormai un’utopia… Ma evitare certi collassi, con colonne chilometriche, questo sì. Questo per Polizia cantonale, Dipartimento delle istituzioni e Ufficio federale delle strade si può fare. Grazie al progetto (una prima nazionale) che porta un titolo eloquente, oltre che ottimista: “Via libera”. «Non significa togliere traffico dalla rete autostradale perché la bacchetta magica non ce l’abbiamo ancora, ma liberare la carreggiata il prima possibile». Parole del direttore del Dipartimento Norman Gobbi, che alla stampa ha presentato i contenuti del piano d’intervento. «Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, perché ogni minimo intoppo porta spesso al collasso della mobilità». Quindi? «L’obiettivo di “Via libera” è ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti». Evidentemente non per quelli particolarmente gravi, o addirittura letali, quando gli accertamenti tecnici prendono giocoforza molto tempo. Ma per tutto il resto, comprese le panne (basta un’auto ferma in una galleria a generare il caos), la polizia sarà più veloce. «Garantiremo la presenza di pattuglie ‘dedicate’ in autostrada negli orari di maggior traffico – spiega il comandante della Polca Matteo Cocchi –. Lo scopo è agire tempestivamente dove possibile e liberare il campo stradale in tempi brevi, agevolando le operazioni di soccorso e di sgombero». Di principio saranno presenti due pattuglie, la mattina in direzione nord, e la sera in direzione sud. Non staranno ferme in un punto preciso, ma si adatteranno alla situazione. Anche nel numero: in caso di necessità, le pattuglie ‘dedicate’ potrebbero aumentare. Così come potrebbero varcare il Monte Ceneri in direzione nord, quando ad esempio in estate il traffico di transito causa problemi anche in quella zona. Evidentemente nel loro “monitorare” il traffico è compreso il rilevamento di eventuali comportamenti scorretti… Come quello di scegliere la corsia di emergenza per tagliare la coda. Una “furbata” che costa tempo prezioso agli “enti luci blu”, ambulanza e pompieri. Soprattutto a loro serve il corridoio centrale libero, tra le due corsie di marcia, che i mezzi in colonna devono sempre garantire: se la corsia d’emergenza si intasa, il rischio è che non vi sia sufficiente spazio per consentire a chi è in colonna di spostarsi e creare il passaggio. Il progetto “Via libera” – realtà dal 1° maggio e della durata di tre anni – si pone anche come obiettivo di «ottimizzare e ancor meglio coordinare gli interventi del soccorso stradale», aggiunge Cocchi. Il nuovo concetto gode del finanziamento federale: è infatti coperto al cento per cento dall’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il suo vicedirettore, Guido Biaggio, evidenzia come nel breve termine «lo spazio di manovra per migliorare la viabilità sulle strade nazionali concerne proprio quei tempi di attesa generati dalle colonne per incidente». Il sovraccarico della rete in quanto tale, infatti, è un problema sotto gli occhi di tutti e per cui la soluzione è orientata al lungo termine. Il Consiglio federale ha previsto ampliamenti infrastrutturali per un totale di 28,5 miliardi di franchi. Bisognerà capire come suddividersi le fette della torta: per il comparto del Sottoceneri, l’orizzonte temporale attuale è quello del 2040.
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 del Giornale del Popolo
MOBILITÀ SULLA A2 Presentato il progetto pilota Via Libera
Pattuglie pronte a liberare le strade
Siglato un accordo tra Cantone e Confederazione (USTRA) volto a ridurre i tempi di intervento in caso di incidente sull’autostrada. Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Nei giorni scorsi Cantone e Confederazione hanno così compiuto un primo passo siglando un accordo – della durata di tre anni – per inizializzare il progetto denominato «Via libera». L’obiettivo ricercato è quello di ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso, in caso di incidente e di panne sulla rete autostradale ticinese, soprattutto sulla
tratta a sud del tunnel del Monte Ceneri.
Concretamente, da ieri pattuglie “dedicate” della Polizia cantonale saranno attive ogni giorno negli orari critici al mattino in direzione nord e la sera in direzione sud. «Si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone, ma che non li risolverà globalmente », ha affermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando il ruolo cruciale della collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha poi presentato un ritratto del sistema viario del nostro Cantone, mettendone in evidenza le peculiarità e segnalando che il progetto «Via libera» potrebbe poi essere esteso anche ad altre parti della rete delle strade nazionali. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato «l’importanza di armonizzare diverse misure che vanno dal comportamento dell’utente alla rapidità di intervento dei vari attori al fronte in caso di necessità».
È stato infine ricordato che il progetto «Via libera» da solo non potrà fare la differenza. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, occorrerà una combinazione fra diverse azioni: fra queste figurano l’aggiornamento delle convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e le campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento
delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure ”, passando nuovamente anche da operazioni di sensibilizzazione
verso gli utenti della strada. Da notare che il dispositivo, attivo dal 1. maggio, in modalità ridotta allo scopo di affinare il
coordinamento iniziale tra la Polizia cantonale e la Centrale del traffico di Emmen, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale.