Successo per la cena di Gala dei Corpo Pompieri Melide

Successo per la cena di Gala dei Corpo Pompieri Melide

Articolo pubblicato sul portale Ticinonews.ch.

L’evento, al quale ha preso parte anche Norman Gobbi, ha segnato la chiusura dell’attività 2017

Erano circa un’ ottantina tra Autorità politiche, ospiti, pompieri, ex pompieri, colleghi Vigili del Fuoco di Como, il Comandante Dott Tumbiolo della polizia Locale di Campione d’Italia , Il Comandante della polizia intercomunale Ceresio Sud Reggazoni Marco il Comandante del Corpo Civici Pompieri Lugano Mauro Gianinazzi e famigliari, presenti alla cena del Corpo Pompieri Melide tenutasi venerdì 13 aprile 2018, che ha chiuso l’attività 2017 e ha proiettato i militi nel 2018.

Alla serata era presente il Consigliere di Stato On. Norman Gobbi direttore del Dipartimento delle istituzioni. Il Consigliere di Stato ha voluto portare i saluti delle Autorità Cantonali e il ringraziamento per quanto fanno i militi del Corpo Pompieri Melide durante l’anno 2017 e per quanto faranno nel 2018, collaborando con la polizia e la PCi enti che il suo Dipartimento dirige. Inoltre ha elogiato quanto fatto in questi 118 anni d’intesa attività garantendo la sicurezza nel comprensorio di competenza.

Durante la parte ufficiale ha preso anche la parola il Capo dicastero Pompieri On.Daniele Faustinelli del comune sede del Corpo Pompieri Melide, ringraziando tutti i militi presenti per la loro dedizione nello svolgere questa attività essenziale per la sicurezza della comunità, mettendo a disposizione molte ore del tempo libero per la continua e costante istruzione che permette loro di aumentare le proprie capacità e la propria sicurezza nel salvare persone, animali e beni, riconoscendo la grande professionalità e capacità del Corpo Pompieri Melide e del Comandante. Dando un incentivo di continuare su questa strada visto che anche per il 2017 durante l’intensa attività non si sono registrati infortuni, questo a dimostrare l’ottima preparazione dei militi e dell’istruzione sulla sicurezza personale impartita durante le esercitazioni mensili.

l Comandante I ten. Marzio Riva ha portato il saluto a tutti i presenti, ha voluto ringraziare di cuore tutti i militi del Corpo per l’attività svolta durante l’anno appena trascorso, sacrificando molto del loro tempo libero. Sempre più per far fronte alle chiamate di soccorso i militi devono seguire diverse giornate d’istruzione per garantire un servizio professionale a titolo volontario. Nel contempo ha esteso i ringraziamenti anche ai famigliari che sono sempre a fianco ai militi al loro rientro dopo ogni intervento dando quel supporto morale fondamentale per superare alcuni interventi particolari. Inoltre ha ringraziato il Comandante Mauro Gianinazzi del Corpo pompieri Lugano per la collaborazione avuta nel 2017, a sua volta il Comandante di Lugano ha portato il saluto da parte del suo Corpo e ha evidenziato l’ottimo lavoro svolto dai militi di Melide e dal suo Comandate, ricordando anche che Marzio Riva ricopre con impegno e abnegazione la funzione di Vice Presidente della Federazione Cantonale Ticinese dei Corpi pompieri, al termine del suo intervento ha rinnovato gli auspici di una sicura ottima collaborazione anche per l’anno 2018.

Marzio Riva ha voluto ricordare in modo significativo i 10 anni trascorsi dai festeggiamenti del 100° di Fondazione del Corpo pompieri Melide (2008- 2018). In particolar modo ha evidenziato i molteplici cambiamenti intercorsi in questi anni in ambito di organico di attività superando la soglia di 100 chiamate d’urgenza, ha ripercorso momenti felici della vita di questa grande famiglia come pure momenti tristi per la dipartita di colleghi e come pure dell’allora Comandante Rezzonico Ferruccio Comandante storico per il Corpo e del Capo dicastero Mario Mantese. Ha pure gettato uno sguardo sul futuro pieno di novità e nuove sfide che i pompieri di Melide saranno chiamati ad affrontare, il Comandante Marzio Riva è sicuro che queste nuove sfide miglioreranno ulteriormente il Coro pompieri Melide e saranno affrontate con spirito propositivo.

Al termine ha voluto ringraziare ed a evidenziare l’ottima collaborazione con la polizia locale di Campione d’’Italia, ricordando l’ultimo intervento del 8 aprile del corrente anno per un incendio di un autovettura a Campione. Dopo il rapporto di segnalazione da parte del Comando dei Pompieri di Melide per un probabile incendio doloso le forze di polizia Campionesi si non messi all’opera con un indagine celere che ha portato all’arresto del piromane in brevissimo tempo.

La serata è stata occasione per festeggiare alcuni importanti traguardi:

Appuntato Cometta Giorgio per i sui 30 anni di servizio dal 1988 al 2002 in qualità di Comandante del Corpo pompieri Arogno, in seguito nei ranghi del Coro pompieri Melide dopo l’unione dei di Corpi pompieri.
Il Caporale Lott Simone per i sui 20 anni di attività, dal 1998 sino al 2001 in seno al Corpo pompier Morcote poi dopo l’unificazione dei due Corpi in forza al Corpo pompieri Melide quale sostituto responsabile dell’istruzione.
Il Caporale Porretti Chrys per i 20 anni di servizio nel Corpo pompieri Melide, quale responsabile del gruppo i manutenzione.
Inoltre ha ringraziato i famigliari presenti in sala per la loro comprensione e vicinanza al Corpo soprattutto quando i loro cari sono impegnati nell’attività pompieristica a titolo volontario mettendo in secondo piano la famiglia.

Sulla strada, ‘rifletti’

Sulla strada, ‘rifletti’

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357469

 

Articolo pubblicato nell’esibizione di sabato 14 aprile 2018 de La Regione.

Dipartimento delle istituzioni e associazioni d’accordo: la prevenzione è responsabilità di tutti

Nel 2017 l’82 per cento degli incidenti ha visto il coinvolgimento di almeno un’automobile. Dimostrazione del fatto che la prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale sono fondamentali. Con la campagna ‘Rifletti’ – promossa dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato ‘Strade sicure’ e finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale – si è deciso di andare oltre. Innanzitutto, come notato con soddisfazione da Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), «sono coinvolti tutti gli attori in gioco». E infatti a sottoscrivere il messaggio della campagna – prestare più attenzione quando si è alla guida e, nel caso della mobilità lenta o quando si è piedi, farsi vedere e dedicare la medesima attenzione – oltre alle istituzioni ci sono anche l’Automobile club svizzero sezione Ticino (Acs), l’Associazione traffico ambiente (Ata) e l’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi). Con l’obiettivo, rileva Gobbi, di ridurre sì le vittime, ma anche tutte le conseguenze che può avere un incidente. «Quando fortunatamente non si parla di morti o feriti, ci sono comunque danni economici da tenere in linea di conto, che portano un impatto negativo sul vivere comune». Il tutto, continua il direttore del Di, «ricordando come in Ticino ci siano più incidenti rispetto alla media nazionale». Un motivo in più per capire cosa c’è dietro un incidente, quali siano davvero le cause. Spesso la risposta è semplice, seppur forse banale: la disattenzione. «Quando si guida, ad esempio, usare lo smartphone è come avere un’arma carica in mano – afferma Cristiano Canova, presidente della Commissione ‘Strade sicure’ e capo della Sezione della circolazione – ma nonostante questa consapevolezza molti insistono a usarlo, provocando pericoli per sé e per gli altri». In un contesto, quello delle strade ticinesi, dove «stress e traffico contribuiscono senza dubbio a rendere la situazione ancora più pericolosa». Come intervenire, quindi? «Non abbiamo bisogno di molto, dobbiamo solo prestare tutti più attenzione e usare più prudenza e saggezza. Sembrerà moralistico magari, ma è veramente tutto quello che serve». Accendere il cervello, insomma. Riflettere. Da qui, infatti, nota Fabienne Bonzanigo, capo progetto della campagna, si è partiti. «Abbiamo l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone. Lo faremo partecipando a manifestazioni come il Tour de Suisse quando farà tappa a Bellinzona e proponendo eventi dove ci saranno anche momenti esperienziali da cui le persone potranno uscire, speriamo, arricchite». Persone che saranno sensibilizzate anche tramite spot televisivi e al cinema, come in radio, sulla carta stampata e su internet. «Saranno proposte anche attività ludico-didattiche nelle scuole – conclude Bonzanigo – perché i bambini saranno i conducenti di domani» e, riprende Gianmarco Balemi, direttore dell’Acs, perché «non hanno ancora una percezione completa del pericolo. La sensibilizzazione va sviluppata sempre, e questa proposta va nella giusta direzione». La responsabilità è di tutti, come afferma lo slogan della campagna. E lo ripete Bruno Storni, presidente dell’Ata, notando come «pedoni e ciclisti sono gli utenti della strada più esposti agli incidenti con gravi conseguenze, ed è per noi di grande importanza che automobilisti e motociclisti riflettano sui propri comportamenti, sul rispetto delle regole e degli altri utenti del traffico». Per Pascal Agostinetti, capo delegato presso l’Ufficio della prevenzione degli infortuni per la Svizzera meridionale, è positivo che «questa sia una campagna regionale, visto che sono state riscontrate differenze sul numero di incidenti che avvengono a Sud delle Alpi. In Ticino, infatti, c’è un rischio doppio di possibilità d’incidente rispetto al resto della Svizzera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 aprile 2018 del Corriere del Ticino.

Troppi incidenti, serve un cambio di marcia

Quando si tratta di mettersi alla guida, il Ticino si smarca dal resto della Svizzera. Ma non c’è da esultare. Statistiche alla mano, alle nostre latitudini si registra infatti un tasso di incidenti stradali superiore del 20% alla media nazionale. Allo stesso tempo, il Ticino si classifica al terzo posto della classifica dei cantoni con il più alto tasso di motorizzazione: ovvero 638 automobili ogni mille abitanti. Per cercare di invertire il senso di marcia e riportare il nostro cantone al di sotto della media nazionale, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi deciso di scendere in campo e – facendo fronte comune con le principali associazioni attive nel ramo – ha lanciato la campagna di sensibilizzazione «Rifletti». «L’obiettivo di questa azione è molteplice – ha esordito il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – non solo vogliamo rendere più sicure le strade per i nostri utenti ma, allo stesso tempo, l’intenzione è quella di diminuire drasticamente il numero delle vittime». Vittime che, solo l’anno scorso, sono state 945. Pari a quasi tre feriti al giorno. «Sulle strade occorre imparare a convivere», ha continuato Gobbi che non ha mancato di lanciare una frecciatina: «Se in Ticino si registra un numero più elevanto di incidenti in confronto alla media svizzera è anche perché sulle nostre strade circola una maggior densità di auto». E non solo con targhe ticinesi. «Rispetto ad altri cantoni il Ticino presenta un numero maggiore di lavoratori frontalieri che, va da se, quando attraversano la dogana portano con loro anche un’altra modalità di guida – ha sottolineato il consigliere di Stato – questo fattore, associato ad una guida più latina e ad una diversa geografia del territorio che rende le nostre strade un po’ più tortuose di quelle dell’Altipiano, contribuisce a rendere la realtà ticinese più delicata». Da qui la volontà di dare avvio ad una campagna di sensibilizzazione ad hoc che si inserisce sì nella più ampia azione di prevenzione avviata a livello nazionale ma che, come spiegato dalla responsabile del progetto Fabienne Bonzanigo, è stata ripensata in salsa ticinese. «“Rifletti’’ è una campagna di supporto adattata alle esigenze del nostro territorio che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible’’. Ma se nel resto del Paese si punta più su un messaggio di attenzione a ciclisti e pedoni, da noi serviva un concetto diverso». Da qui «Rifletti», inteso sia come un invito a ragionare quando si è alla guida, sia come un’allusione agli abiti catarifrangenti. Un adattamento in chiave ticinese che ha fatto breccia nel Fondo federale di sicurezza stradale che ha deciso di stanziare 590 mila franchi per finanziare il progetto fino alla fine del 2019. Dalle giornate nelle scuole alle campagne sui media, passando poi dalle manifestazioni alle giornate cantonali, sono tanti i volti che assumerà la campagna. Un’iniziativa vista di buon occhio anche dall’Associazione traffico e ambiente, per la quale «troppo spesso, a pagare le conseguenze di una disattenzione alla guida sono pedoni e ciclisti», ha rimarcato il presidente Bruno Storni, che ha poi invitato gli utenti della strada «a prendere coscienza delle proprie responsabilità». «La verità è che si tende a sminuire la pericolosità dell’uso dello smartphone al volante», ha ribadito da parte sua Cristiano Canova, presidente della Commissione strade sicure che ha poi posto l’accento sui pericoli che corrono i bambini, vittime nel 2017 di 44 incidenti. «Occorre avere un occhio di riguardo per i più piccoli – gli ha fatto eco Gianmarco Balemi, direttore della sezione ticinese dell’Automobile Club Svizzero – che non solo vivono la strada in modo diverso ma che, alla fine, saranno gli automobilisti di domani». Infine, a sottolineare l’impellenza della campagna è stato Pascal Agostinetti, dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, per il quale «le cifre sugli incidenti parlano chiaro: occorre mettere in campo tutte le forze possibili per ribaltare la situazione in Ticino ed incrementare così la sicurezza».

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357310

 

Si è tenuto questo pomeriggio all’Università della Svizzera italiana di Lugano il consueto incontro semestrale tra il Dipartimento delle istituzioni e i Presidenti delle Magistrature permanenti del Cantone. Sul tavolo molteplici temi di attualità tra i quali il rendiconto di attività 2017 del Potere giudiziario. In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che, anche a seguito delle risultanze del Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura, nelle prossime settimane richiederà formalmente alle singole Autorità giudiziarie un’analisi relativa alla situazione attuale, corroborata da eventuali proposte di natura organizzativa.

All’incontro hanno preso parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal responsabile del Controllo cantonale delle finanze Giovanni Cavallero e da altri funzionari cantonali. Per quanto attiene al Potere giudiziario, oltre al Consiglio della Magistratura e ai Presidenti delle Magistrature permanenti, l’invito è stato esteso alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello e alla Direzione del Ministero pubblico.

Sull’arco del pomeriggio sono state discusse numerose tematiche d’interesse comune. Particolare rilevanza ha assunto il rendiconto di attività 2017 della Magistratura, che ha evidenziato l’evoluzione preoccupante del carico di lavoro di alcuni Uffici giudiziari (Tribunale di appello – in particolare Prima e Seconda Camera civile, Camera civile dei reclami, Tribunale cantonale amministrativo e Tribunale penale cantonale –, Ministero pubblico, Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura di Riviera e Pretura penale). Una tendenza che impone un’attenta riflessione sull’organizzazione e le risorse di questi Uffici giudiziari. In tal senso, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha confermato che nelle prossime settimane il Dipartimento delle istituzioni formalizzerà all’attenzione delle singole Autorità giudiziarie la richiesta di un’analisi della situazione attuale delle stesse, unita ad eventuali proposte di natura organizzativa.

Durante l’incontro è stato dunque presentato alla Magistratura il progetto relativo all’elaborazione di indicatori volti a misurare l’attività dell’Amministrazione cantonale, auspicando una riflessione comune del Potere giudiziario sull’opportunità di disporre di indicatori tesi a valutare l’efficienza e l’efficacia dell’operato della Giustizia. Ciò anche alfine di mettere a disposizione della futura Commissione giustizia e diritti del Parlamento gli strumenti adeguati per esercitare il proprio ruolo di alta vigilanza.

La Direttrice della Divisione della giustizia ha quindi passato in rassegna l’attività assicurata dalla Divisione quale anello di congiunzione tra il Potere esecutivo e la Magistratura, indicando altresì i progetti legislativi e i dossier in elaborazione – compresi gli ambiti inerenti al progetto generale di riforma denominato “Giustizia 2018” –, così come i gruppi di lavoro in fase esecutiva o in costituzione che interessano le Autorità giudiziarie.

Un’altra tematica centrale è stata quella legata all’informatizzazione della Giustizia. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha informato i presenti in merito al progetto denominato “Justitia 4.0”, che coinvolge diversi attori sul piano federale e intercantonale. Un’iniziativa di vasta portata inserita nel progetto generale di armonizzazione dell’informatica della giustizia penale (www.his-programm.ch), a cui il Canton Ticino ha aderito nell’aprile 2017, volto ad accrescere la digitalizzazione giudiziaria.

Dopo aver aggiornato le Autorità giudiziarie sui progetti logistici e su alcuni aspetti a livello finanziario, il pomeriggio si è concluso con l’intervento dell’Ufficiale della Polizia cantonale Orlando Gnosca, che ha presentato il Gruppo Cantonale delle Persone Minacciose e Pericolose.

L’incontro, che s’inserisce nella politica di rafforzamento del dialogo tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario promossa dal Dipartimento delle istituzioni, ha permesso un reciproco scambio su una serie di argomenti di interesse comune.
Un dialogo e uno scambio rinvigoriti che perseguono l’obiettivo di continuare a garantire il buon funzionamento della Giustizia – oggi confrontata con molteplici e importanti sfide – a beneficio infine della cittadinanza tutta.

Il Cantone acquista due apparecchi per il controllo della velocità

Il Cantone acquista due apparecchi per il controllo della velocità

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357292

 

Sull’edizione odierna del Foglio ufficiale è stato pubblicato il bando di concorso per l’acquisto di due postazioni semi-stazionarie di rilevamento della velocità; saranno così sostituiti nove dei dieci impianti installati dalla Polizia cantonale, a partire dal 2006, sulle strade cantonali e le autostrade ticinesi. Il Dipartimento delle istituzioni informa inoltre che, in un’ottica di prevenzione, in futuro anche i rilevamenti semi-stazionari sulle strade cantonali saranno comunicati alla popolazione come avviene già per i controlli mobili della velocità.

I dieci apparecchi semi-stazionari di rilevamento della velocità in funzione su strade cantonali e autostrade ticinesi – installati a partire dal 2006 – risultano ormai vetusti, e la loro manutenzione richiede ogni anno investimenti per circa 120.000 franchi. Le trasformazioni del traffico alle quali abbiamo assistito negli ultimi dodici anni impongono inoltre un ripensamento della strategia delle forze dell’ordine, con una diversificazione dei controlli.

Il Dipartimento delle istituzioni ha dunque deciso di sostituire nove delle attuali dieci postazioni, acquistando due nuovi apparecchi che saranno utilizzati come postazioni semi-stazionarie: i dettagli del bando di concorso sono pubblicati sull’edizione odierna del Foglio ufficiale. Rimarranno per contro in funzione l’apparecchio situato sul tratto autostradale nel territorio di Balerna – installato nel 2016 – e quello posizionato sull’autostrada in territorio di Collina d’Oro.

Come dimostra la prassi oggi adottata nell’utilizzo degli apparecchi mobili, i controlli di velocità rimangono l’ultima opzione, da impiegare solo nei punti nei quali altre misure di prevenzione risultano inefficaci. Per questa ragione, anche l’attività dei nuovi dispositivi sarà segnalata attraverso i canali di comunicazione della Polizia cantonale. In quest’ottica, prossimamente la Polizia cantonale informerà inoltre sul momento a partire dal quale non saranno più in servizio le attuali postazioni fisse – che tuttavia, a scopo preventivo e dissuasivo, non saranno fisicamente rimosse.

“Strade sicure”: presentata la nuova campagna prevenzione “Rifletti!”

“Strade sicure”: presentata la nuova campagna prevenzione “Rifletti!”

Il Dipartimento delle istituzioni lancia oggi una nuova campagna di sensibilizzazione per proseguire con le attività volte a ridurre il numero di incidenti sulle strade. “Rifletti!” è una campagna di supporto alla campagna nazionale “Made visible”, che è stata adeguata alle specificità del nostro Cantone e agli utenti che circolano sulle strade ticinesi. Un’azione interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, che ha premiato il progetto presentato dalla Commissione consultiva “Strade sicure”.

In mattinata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato a Paradiso la nuova campagna di prevenzione “Rifletti!”. Un’azione interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale (FSS), che ha scelto di premiare – tra le varie candidature – il concetto presentato dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”. Alla candidatura hanno collaborato tutti i membri in essa rappresentanti e che sono i principali enti e le associazioni attive nell’ambito della sicurezza stradale a livello cantonale.
Nel nostro Cantone si verificano un numero di incidenti superiore alla media svizzera. Le cause sono spesso riconducibili ad errori umani e la distrazione è tra le cause principali di incidenti e di violazione del codice stradale. Un altro problema sono gli utenti della mobilità lenta (pedoni e ciclisti), che spesso non guardano la strada e sono poco visibili.
L’attività di sensibilizzazione dei conducenti, che tocca i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida, si arricchisce di un’ulteriore iniziativa. “Rifletti!” è una campagna di supporto, adattata alle esigenze del nostro territorio e ai bisogni della popolazione, che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible”.
Con questa campagna si vuole informare tutti gli altri utenti della strada sull’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico. Si tratta di una responsabilità individuale che contribuisce a un comportamento socialmente positivo. Proprio l’ambivalenza del nome scelto per la campagna è significativo: ingloba l’idea di riflessione intesa come comportamento responsabile e pure quella di riflesso legata alla scelta di indossare materiali rifrangenti.
“Rifletti!” prevede numerose attività di comunicazione: dalle affissioni all’utilizzo dei differenti canali multimediali con particolare sensibilità per i social media. Sono stati realizzati anche dei video e alcuni testimonial, così come tutte le associazioni e gli enti della commissione, contribuiranno a veicolare ulteriormente i messaggi della campagna. E’ pure prevista la presenza di stand informativi ad eventi e manifestazioni per i due anni di validità del progetto.
II Dipartimento delle istituzioni con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti!” prosegue nella sua attività responsabilizzazione degli utenti della strada avviata nel 2002.
Le informazioni di dettaglio sul progetto sono reperibili sul sito www.rifletti.ch dove sono indicati i partner della campagna.

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Il 2017 della Gendarmeria della Polizia cantonale è stato caratterizzato dal consolidamento dell’attività derivante dalla struttura organizzativa implementata dal 2015 e da un sensibile incremento degli interventi per violenza domestica. Sono inoltre state integrate alcune nuove mansioni legate a riorganizzazioni di altri uffici dell’Amministrazione cantonale, in particolare il nuovo compito legato alla verifica dei documenti di identità dei lavoratori dipendenti che hanno richiesto un permesso G (frontaliere). In quest’ambito fra i mesi di luglio e dicembre 2017 sono state eseguite 7’044 verifiche. Nel 2017 gli interventi della Gendarmeria della Polizia cantonale relativi ad incidenti stradali, in collaborazione con le polizie comunali, sono stati 3’880 (-2.8% rispetto al 2016), mentre gli incarti evasi in provenienza dalla Magistratura 1’722 (-7%). I nominativi controllati hanno invece raggiunto quota 81’985 (+37%). Gli arresti effettuati sono stati 928.

Gli interventi in ambito di violenza domestica nel 2017 sono stati 1’080 (+23%), di cui 225 per reati d’ufficio. L’aumento degli interventi assume un aspetto preoccupante, soprattutto in considerazione di un chiaro segnale di degrado. Non è ancora dato a sapere se l’aumento è dovuto ad una maggior propensione a denunciare o se è a tutti gli effetti un aumento di casi di violenza tra le mura domestiche. Sono state registrate 798 infrazioni, il 19% in più rispetto al 2016, in massima parte lesioni personali semplici, minacce o ingiurie. Rappresentano il 46% di tutte le infrazioni di violenza prese in considerazione dalla Statistica criminale di polizia. In maggioranza (75%) si tratta di violenza fra coniugi o ex-coniugi; nel 31% di questi casi entrambe le parti sono svizzere, mentre le relazioni svizzero-straniero e straniero-straniero ricorrono rispettivamente nel 38% e nel 31% delle coppie.

Lo scorso anno i controlli sulla manodopera estera sono sensibilmente aumentati raggiungendo quota 852 (646 nel 2017). Pure le persone controllate, 3’191 (2’749), hanno subito un incremento, di queste 136 (192) sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico. I datori di lavoro denunciati sono invece stati 35 (35). Lo scorso anno sono state rilevate 1’027 infrazioni (-14%) alla Legge federale sugli stranieri, la maggior parte concernono l’entrata/soggiorno/uscita illegale (629,-12%) e l’attività lucrativa/impiego di stranieri senza autorizzazione (180,-42%). Le riammissioni semplificate dalla Svizzera verso l’Italia, vista la diminuzione dell’afflusso di migranti alla frontiera a Chiasso, sono scese a circa 12’800 mentre quelle dall’Italia verso la Svizzera sono state solo 4. Le attività di contrasto della clandestinità, fenomeno che vede coinvolti i richiedenti l’asilo che si sono visti respingere la loro domanda, hanno comportato 99 (128) carcerazioni amministrative in attesa di rimpatrio, 104 (170) rimpatri senza scorta e altri 28 (18) voli con scorta o estradizioni. Al capitolo flussi migratori nel corso dello scorso anno si prevedeva uno scenario simile al 2016. In realtà la pressione migratoria si è rivelata nettamente inferiore rispetto al crescente aumento degli ultimi due anni. In quest’ambito è stato pianificato un possibile rinforzo di polizia per il settore del Mendrisiotto nel caso in cui si fosse verificata una forte pressione migratoria da sud. Per limitare il fenomeno dell’accattonaggio sono stati organizzati vari servizi di contrasto in collaborazione con le polizie comunali. Le persone controllate in tutto il Ticino sono state 828 (634). Questo risultato è stato ottenuto in particolare grazie al lavoro svolto dalle polizie comunali, con le quali sono stati organizzati diversi servizi speciali in determinate fasce orarie e in luoghi sensibili.

Nel 2017 sono stati effettuati numerose attività di controllo, con 81’985 nominativi verificati (+37%), e attività di prevenzione di furti in cantine, in centri commerciali e di biciclette di valore. In particolare in quest’ambito si segnalano controlli richiedenti l’asilo e strutture adibite ad ospitarli, di esercizi pubblici, di distributori di benzina e commerci vari, sui mezzi pubblici e per uso dispositivi mani libere. Per quanto riguarda i controlli sulla vendita di bevande alcoliche ai minorenni ne sono stati effettuati 207 (+109 rispetto al 2016), con 20 minorenni controllati (1 fermato con alcol) e 1 commerciante denunciato al Ministero pubblico.

Gli impieghi di Mantenimento ordine (MO) sono stati 63 (di cui 25 per il calcio e 38 per l’hockey) e hanno visto impegnati 2’901 agenti (totale cumulato) per un costo di circa 3.3 milioni di franchi. In questo specifico settore di attività non diminuisce la violenza nei confronti degli agenti impegnati nel mantenimento dell’ordine come pure nei confronti degli spotter in Ticino. Gli atti violenti non hanno subito grandi variazioni numeriche, ma può preoccupare la loro intensità ed il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone. Sono state emesse: 16 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società ticinesi (-2), 18 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società svizzere, 17 misure di polizia DAA divieti di perimetro dalla Polizia cantonale (+14), 6 misure di polizia DAA divieti di perimetro emanate da polizie di altri cantoni (+2), 1 misura di polizia DASPO-I (diffida italiana calcio) dalla Questura di Varese (+1) e 17 registrazioni nella banca dati Hoogan da parte del Centro controllo tifoseria violenta (CCTV).

Le tendenze e i fenomeni emergenti in ambito giovanile rilevati lo scorso anno non si discostano da quanto già verificato nel 2016. Vi è invece stato un aumento delle richieste di intervento da parte di famiglie e privati con problemi di gestione dei figli, in particolare legati all’utilizzo di strumenti informatici. Gli specialisti della Polizia cantonale hanno pure analizzato il fenomeno “Blue Whale”, che ha suscitato forte interesse mediatico e preoccupazione tra genitori e docenti. Preoccupazioni rivelatesi finora infondate. Sempre d’attualità le violazioni in Internet commesse dai giovani legate alla sfera sessuale (pubblicazione di foto personali intime, produzione inconsapevole di materiale pedopornografico, accesso a siti pornografici e sexting).
Infine, nel 2017 si e osservato un aumento del 7% degli interventi di polizia AED per rianimazioni cardiopolmonari. La percentuale delle persone decedute è rimasta stabile al 57%, come pure consolidato è risultato il dato del 12% delle persone salvate. La percentuale delle persone riprese con un battito cardiaco sul luogo d’intervento è sostanzialmente stabile al 20% di tutti gli interventi.

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Articolo apparso all’interno dell’edizione di giovedì 12 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Dopo la consultazione il Governo corregge il tiro – Incentivi senza limiti temporali e apertura a progetti alternativi Rimane però la visione di un Ticino a 27 Comuni – Norman Gobbi: «Spazio alle iniziative che nascono dal basso»

La marcia del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) prosegue. L’esito della seconda fase di consultazione con i Comuni, i partiti e le associazioni interessate ha spinto però il Consiglio di Stato a correggere il tiro. Come? Se la visione strategica di un Ticino a 27 rimane, nei prossimi anni agli enti locali e alle iniziative aggregative sarà concessa maggiore libertà. Sì perché rispetto agli scenari presentati nel giugno del 2017, l’Esecutivo – come illustrato ieri a Bellinzona – ha deciso di eliminare alcuni vincoli e di rendere più flessibili gli strumenti a disposizione dei Comuni. Una mossa, questa, che nel Luganese – distretto dal quale si sono levate le voci più critiche – è stata accolta con tiepida soddisfazione.

A riprova della delicatezza del tema, la partecipazione alla seconda consultazione generale – dopo quella del 2013 – è stata importante. «Un esito significativo e soprattutto rappresentativo» ha sottolineato il neocapo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, precisando come a prendere posizione siano stati 97 dei 115 Comuni (corrispondenti al 96% della popolazione). E sempre in questo quadro il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha tenuto a precisare: «Il PCA non è una riforma imperativa. La parola d’ordine è condivisione, dando in particolar modo spazio alle iniziative aggregative che nascono dal basso e che, come dimostra l’esperienza di Bellinzona, si rivelano poi progetti solidi». Non sorprende quindi che tra le proposte sul tavolo ad aver ottenuto maggiori consensi siano state quelle meno invasive rispetto all’agire comunale e viceversa. E ciò nonostante le resistenze regionali più o meno importanti a fronte di quanto delineato a Palazzo delle Orsoline: come risaputo gli scenari aggregativi Luganese e Collina Nord hanno infatti subito sbarramenti trasversali nei Comuni interessati, alla stregua delle entità Locarnese e Mendrisiotto. «Anche se – ha rilevato Della Santa – quando 20 anni fa è stato dato avvio ai primi processi aggregativi, i mal di pancia furono gli stessi. Oggi possiamo però affermare che gran parte degli scenari di allora è diventata realtà».

A disposizione aiuti per 74 milioni
Ma torniamo agli strumenti messi in campo dall’Esecutivo per spronare gli enti locali a unire le forze. Bellinzona ha ingranato la retromarcia soprattutto su due misure. Non condivisa da oltre il 50% dei rispondenti alla consultazione, la limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata scartata. «Così da eliminare la pressione temporale a quei progetti pronti a germogliare dal basso», ha indicato Della Santa. Da Gobbi è tuttavia giunto un monito: «È vero, il credito quadro unico da 120 milioni è messo a disposizione senza termini temporali. Ma evidentemente, nell’ottica di allettare la realizzazione di un progetto aggregativo, resta valido il principio del “chi prima arriva meglio alloggia”». Sì perché dedotti i contributi già decisi, a oggi sono 73,8 i milioni sfruttabili dai Comuni. E a proposito di soldi, il Governo ha proceduto a stralciare anche i collegamenti tra il rispetto del PCA e la partecipazione al sistema di perequazione, mentre la chiave di riparto dei contributi finanziari verrà definita di volta in volta a seconda delle specificità delle località interessate.

Sulle modalità di concretizzazione del piano, dalla consultazione sono invece arrivate diverse conferme ma anche nuove aperture. Innanzitutto resta intatta la possibilità di attuare gli scenari aggregativi in più tappe. «Cruciale, in un progetto che non vuole essere calato dall’alto, sarà dunque la volontà di autodeterminazione comunale e popolare» ha affermato Gobbi. Da qui il parziale dietrofront del Governo sulle proposte di aggregazione sostanzialmente divergenti dal PCA. Queste – a differenza delle intenzioni iniziali e vista la posizione dei Comuni – verranno esaminate e avviate a condizione che ciò non implichi ricadute rilevanti sugli altri scenari. E in merito è stato fatto l’esempio di un’ipotetica micro-aggregazione tra Muralto e Orselina. È inoltre stata confermata, seppur in via eccezionale, l’ammissione di aggregazioni tra Comuni non contigui. In ogni caso, ed è l’ultima misura avanzata dall’Esecutivo e accolta dai Comuni, non andrà indetta una votazione cantonale con lo scopo di attuare nel suo insieme del PCA. «Che rimane uno strumento strategico in mano alla politica, ma con il quale non si vuole fare alcuna imposizione», ha ribadito Gobbi.

I prossimi passi
L’intenzione del Consiglio di Stato è quella di dare luce verde al progetto definitivo dopo l’estate. Il messaggio dovrà poi ricevere l’avallo del Gran Consiglio. A tal proposito è stato ricordato come risulti ancora in sospeso l’iniziativa popolare della Vpod che chiede un Ticino suddiviso in 15 Comuni. La decisione del Parlamento, che aveva ritenuto irricevibile il testo, è in mano al Tribunale federale.

Intervista all’interno de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10292840

Piano cantonale delle aggregazioni

Piano cantonale delle aggregazioni

Esito della seconda consultazione e proseguimento del progetto

I risultati raccolti durante la seconda fase della consultazione del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) sono stati presentati oggi a Bellinzona. Il Consiglio di Stato ha inoltre illustrato gli orientamenti futuri del progetto, che confluiranno nel rapporto definitivo e nel relativo messaggio i quali saranno sottoposti al Gran Consiglio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnato dal nuovo capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa – ha presentato stamattina in conferenza stampa il rapporto sulle risposte raccolte durante la seconda fase della consultazione sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Comuni, partiti politici e associazioni di comuni erano stati sollecitati a prendere posizione sulle modalità di attuazione e sugli incentivi cantonali proposti per sostenere la realizzazione di questo piano, che si inserisce quale strumento di indirizzo strategico nel vasto progetto di riforma del comune.
Alla consultazione hanno risposto 97 dei 115 comuni ticinesi, nei quali risiede il 96% della popolazione, due associazioni di comuni e 5 partiti politici rappresentati in Gran Consiglio. Per il seguito del progetto, il Consiglio di Stato ha risolto di integrare per quanto possibile le indicazioni più largamente condivise da comuni ed enti consultati, adattando o non confermando quelle misure che invece hanno suscitato contrapposizione delle risposte o poca adesione. In questo senso gli orientamenti per la stesura definitiva del PCA prevedono che:

  • Gli scenari aggregativi del PCA possono essere attuati in tappe successive.
  • Eccezionalmente e a condizioni restrittive possono essere approfondite eventuali aggregazioni tra comuni non contigui, inseriti  nello stesso scenario PCA.
  • Progetti promossi dalle collettività locali ma sostanzialmente divergenti dal PCA possono essere avviati, purché non implichino    conseguenze rilevanti sulla congruenza, l’equilibrio e la sostenibilità degli altri scenari aggregativi.
  • Vengono stralciate le misure collegate alla perequazione.
  • Gli incentivi finanziari all’attuazione del PCA sono confermati, mantenendo la dotazione proposta (120 milioni lordi, pari a 73,8   mio netti deducendo i contributi già decisi), e sono riuniti in un unico credito quadro.
  • Gli incentivi finanziari non hanno una durata limitata e verranno definiti di volta in volta, tenuto conto delle specificità dei comuni coinvolti.

Dopo l’estate verrà presentato il rapporto definitivo e il relativo messaggio da sottoporre al Gran Consiglio.

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Il Governo posticipa il termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione

Il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio concernente il posticipo del termine di decadenza organizzativa, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018, delle Autorità regionali di protezione. Contestualmente, il Governo ha richiesto al Parlamento lo sblocco dei crediti per procedere all’unificazione degli strumenti informatici in uso nelle Autorità di protezione. Queste decisioni rientrano nella riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, inserita nel progetto generale denominato “Giustizia 2018”, per la quale il Governo presenterà una proposta di “cantonalizzazione” del settore. Ciò alfine di permettere al Parlamento di determinarsi definitivamente sulla futura organizzazione – amministrativa o giudiziaria – delle Autorità di protezione.

Il Governo, prendendo atto degli approfondimenti effettuati dal Dipartimento delle istituzioni su espressa indicazione della Sottocommissione tutele e curatele del Gran Consiglio, ha fatto propria la variante concernente il mantenimento del modello amministrativo per il settore della protezione del minore e dell’adulto, con “cantonalizzazione” dello stesso all’interno dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Una variante esposta in maniera sommaria nel Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014 – la cui proposta principale verteva sull’accorpamento delle Autorità di protezione presso le Preture –, che rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all’ipotesi giudiziaria, nonché il modello organizzativo maggiormente condiviso dagli attori coinvolti.
Un modello che permette di far capo a strutture esistenti e che risulta più flessibile data la snellezza delle procedure – che devono comunque rispettare la legislazione in materia – e la prossimità alle persone, queste ultime perno di un settore da sempre caratterizzato da uno stretto legame con il territorio.

Il Consiglio di Stato istituirà a breve un gruppo di progetto con il compito di presentare alla sua attenzione un rapporto che illustri nel dettaglio la proposta di “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, evidenziando in particolare le conseguenze in termini finanziari, logistici, informatici e di risorse umane. Un rapporto che consentirà al Governo di presentare una proposta completa al Parlamento, che potrà così procedere a una decisione definitiva circa l’organizzazione del settore. La proposta di modello amministrativo “cantonalizzato” è quindi da intendersi quale complemento al Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014.
Una proposta che permetterà di definire le implicazioni di una riorganizzazione che in ogni caso comporterà il passaggio di competenza comunale a quello cantonale, sia esso amministrativo o giudiziario. Un’analisi che si rileva dunque necessaria qualsivoglia orientamento organizzativo deciderà il Gran Consiglio.

Le decisioni del Governo, frutto altresì delle indicazioni fornite dalla competente Sottocommissione parlamentare, implicano giocoforza il posticipo del termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018. Un termine che, con il Messaggio in questione, si intende legare direttamente all’entrata in funzione del nuovo assetto organizzativo. In tal senso, indipendentemente dai tempi di trattazione del Messaggio da parte del Parlamento, le Autorità regionali di protezione continueranno, come oggi, ad assicurare i compiti ad esse attribuiti dalla legge e a svolgere le proprie importanti funzioni. Ciò vista segnatamente la natura prettamente organizzativa del termine di decadenza, pensato e voluto già a suo tempo nell’ottica della concretizzazione della nuova struttura.

Nel contesto della riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, l’Esecutivo ha voluto anticipare uno degli ambiti della medesima ritenuto da più parti prioritario. Il Messaggio prevede quindi da subito anche lo sblocco dei crediti per l’unificazione degli strumenti informatici a disposizione delle Autorità di protezione, che verranno dotate dell’applicativo informatico AGITI/Juris già in uso presso le Autorità giudicanti del Cantone. Un aspetto fondamentale per facilitare un’implementazione celere della nuova organizzazione.

Il Consiglio di Stato è cosciente della vasta portata e dell’unicità della riorganizzazione delle Autorità di protezione, inserita nel più ampio progetto di riassetto dell’organizzazione giudiziaria cantonale denominato “Giustizia 2018”, che sta richiedendo un impegno significativo da parte dei Dipartimenti interessati. Un impegno dovuto, ritenuto come la riorganizzazione sia volta a migliorare l’attività di uno degli ambiti pubblici maggiormente addentro al nostro tessuto sociale. Un’attenzione accresciuta e che si impone in ossequio alla legislazione federale in materia, alla natura e alle caratteristiche di un settore confrontato quotidianamente con delle decisioni che toccano da vicino i diritti fondamentali dei cittadini e delle persone a loro vicine. In quest’ottica, la convergenza sul futuro assetto del settore registrata negli ultimi mesi è da salutare positivamente, in quanto permette oggi di dare, finalmente, uno slancio decisivo a questa importante quanto delicata riorganizzazione.