Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale comunicano che oggi, nell’ambito di un’apposita operazione, sono state fermate in Ticino 12 persone di età compresa tra i 41 e i 18 anni nonché un minorenne diciasettenne. Si tratta di persone che il 14.01.2018 ad Ambrì, in occasione dell’incontro di disco su ghiaccio HCAP-HC Losanna, hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini scoppiati a margine della partita. Grazie al minuzioso lavoro d’inchiesta degli inquirenti della Polizia cantonale, è stato possibile identificare una quarantina di persone, appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese, sospettati di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sulle armi e gli esplosivi nonché dissimulazione del volto. Durante le perquisizioni è stato trovato del materiale pirotecnico. Sono previste in altri cantoni svizzeri e all’estero, ulteriori operazioni per il fermo di altri pseudotifosi. In questo modo la Polizia cantonale, in collaborazione con altre autorità di polizia, intende inviare un forte segnale, affinché si possa godere in sicurezza dello spettacolo offerto dagli eventi sportivi, punendo chi si macchia di episodi di violenza, quel giorno con l’aggravante della presenza di numerose famiglie con bambini. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico capo Nicola Respini e dalla Magistratura dei minorenni. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Dimostrazione TCS sull’uso delle cinture di sicurezza

Oggi a Tesserete il Touring Club Svizzero, in collaborazione con il Progetto Strade Sicure e la Polizia cantonale, ha messo in atto una dimostrazione sui rischi derivati dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza anche nei sedili posteriori. Se i dati dell’Ufficio Prevenzione Infortuni (UPI) relativi alle persone – conducente e passeggero – che siedono sui sedili anteriori sono confortanti, lo stesso non si può certo dire per quanto avviene nel retro della vettura.
Non allacciare le cinture sui sedili posteriori è un comportamento a rischio elevato che continua a mietere inutili vittime sulle nostre strade. In particolare sui brevi tragitti, quale può essere quello casa-scuola, che vede spesso protagonisti i bambini, o lo spostamento a corto raggio nei dintorni del domicilio. Una tendenza purtroppo confermata dai dati della Polizia cantonale relativi alle contravvenzioni.
Prendendo in considerazione gli anni tra il 2014 e il 2017, la statistica degli incidenti denota una costante diminuzione dei sinistri che vedono implicati i passeggeri (sia anteriori sia posteriori), mentre è costante il numero degli stessi che ha riportato gravi conseguenze (serie ferite o decesso). Nel 2017 gli incidenti nei quali sono stati coinvolti passeggeri di veicoli che hanno riportato ferite leggere hanno toccato quota 116, mentre sono stati 12 quelli con vittime che hanno riportato ferite gravi o hanno perso la vita. Queste cifre non sono imputabili unicamente al mancato uso delle cinture, ma devono comunque far riflettere. Per quanto riguarda le multe comminate dalla Polizia cantonale per mancato uso delle cinture di sicurezza dei passeggeri (OMD 800.1) o per il trasporto di bambini con età inferiore ai 12 anni non assicurati (OMD 312.2), negli ultimi 6-7 anni si evidenzia che hanno mantenuto un andamento costante, con un leggero incremento nel 2014.

Non si deve abbassare la guardia
Nonostante i dati non riescano a sviscerare la reale portata della problematica, la Polizia cantonale, il progetto “Strade Sicure” del Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero in un’ottica di prevenzione rendono attenti i cittadini, chiedendo loro di non abbassare la guardia, poiché a farne le spese sono in particolare bambine e bambini. Evitare anche un solo un incidente è sicuramente un risultato positivo. È necessario quindi continuare a insistere, in ambito di prevenzione, sull’importanza di allacciare le cinture, al fine di garantire la sicurezza di tutti i passeggeri con un semplice gesto.

 

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Bilancio del 2017 e obiettivi 2018

Di recente si è tenuto l’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale. E’ stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2017 e per presentare gli obiettivi strategici e operativi per il 2018.

Nel mio intervento mi sono complimentato con gli agenti, gli inquirenti e i collaboratori amministrativi per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti lo scorso anno, dimostrato con un calo dei reati commessi e i recenti arresti di bande organizzate. La Polizia è stata chiamata a intervenire in situazioni pericolose ed estreme, reagendo in modo professionale con unità d’intenti e spirito di Corpo, meritandosi sul terreno il rispetto della popolazione ticinese. Infatti, il livello di sicurezza oggettiva odierna è più che apprezzabile.

La società evolve e le forze dell’ordine devono adattarsi al continuo cambiamento, per dare una risposta efficace alle possibili minacce: il terrorismo, le infiltrazioni criminali, la radicalizzazione, la mobilità delle persone e altro ancora. Si tratta di essere pronti ad intervenire contro questi fenomeni, che potrebbero toccarci da vicino, senza però creare inutili allarmismi. Di questi scenari dobbiamo tenere conto e impegnarci per essere pronti nel caso effettivo.

Il compito della Polizia cantonale è quello di garantire ai cittadini un senso di protezione e di benessere che negli ultimi anni credo di poter dire sia stato raggiunto con la professionalizzazione dei differenti servizi specialistici e il continuo adattamento ai nuovi bisogni della società.

La reattività, ma anche la visione a lungo termine
In aggiunta all’ordinaria attività di prevenzione sul territorio, nel 2017 sono stati sviluppati diversi progetti che rientrano in una visione più a lungo termine del Corpo di Polizia. In particolare è stata realizzata la nuova Centrale comune d’allarme che entrerà in funzione prossimamente: creerà le basi ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi e il rafforzamento della collaborazione tra i partner di sicurezza. Un altro importante progetto prevede invece di mettere a disposizione dei differenti servizi nuovi strumenti informatici, così da agevolare lo scambio regolare di informazioni e favorire la tempestività dell’intervento.  Ricordo inoltre i vari impieghi con coinvolgimenti nazionali e internazionali, nonché le operazioni di polizia giudiziaria sempre più numerose e impegnative.

Le priorità operative e la vicinanza ai cittadini
Per quanto riguarda invece il 2018, l’evoluzione del Corpo dovrà continuare per tenere il passo con i tempi. Tra le priorità ci sarà un sempre maggiore e capillare presidio del territorio e una intensa collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali così da ridurre le infrazioni. Nel corso dell’anno verrà introdotto il progetto pilota “Via libera”, che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti stradali dopo incidenti o altri eventi. Continuerà pure l’attività di prevenzione dei reati economico-finanziari e informatici: malversazioni finanziarie, reati fallimentari e società bucalettere.
La vicinanza al cittadino sarà invece garantita da numerose campagne di sensibilizzazione (su tutte “strade sicure” e “acque sicure”), dall’utilizzo dei principali social media e dell’App per smartphone per un dialogo facilitato e continuo. Non dobbiamo infine dimenticare il contatto diretto con la gente, favorito da serate sul tema della prevenzione (furti, truffe e sicurezza stradale) e dalla partecipazione ad eventi fino all’organizzazione di giornate delle porte aperte.

Come Direttore del Dipartimento, credo molto nella promozione dell’immagine della Polizia cantonale tra la popolazione. Desidero infatti che i servizi offerti siano conosciuti e soprattutto cerco il coinvolgimento dei ticinesi nel collaborare con le varie forze dell’ordine per mantenere la sicurezza nel nostro Cantone. Più volte ho definito i cittadini “le sentinelle” presenti sul territorio e molti interventi della polizia sono stati agevolati dalle preziose informazioni fornite proprio dai cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Articolo apparso sull’edizione di venerdì 9 marzo 2018 del Corriere del Ticino.

Tra i vari stand di Espoprofessioni, l’appuntamento che si concluderà domani al centro Conza di Lugano, vi è quello delle professioni dell’esercito che ieri ha accolto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi (nella foto, ai comandi del simulatore dell’F/A-18 assieme al divisionario Lucas Caduff). Un’occasione per scoprire i vari mestieri che questa istituzione offre al di fuori dei mestieri in uniforme. Fino alla chiusura ci sarà l’oppportunità di scoprire professioni per tutte le età e per tutti i gusti.
Se si pensa ai mestieri dell’esercito, la mente corre subito ai professionisti in uniforme; ma, in realtà, la Difesa offre lavoro a 9.000 collaboratori, di cui solo un terzo sono militari: contempla 200 professioni diverse in 100 ubicazioni in tutta la Svizzera; con più di 500 apprendisti per 30 apprendistati in 50 luoghi di formazione, di cui 27 al Monteceneri (5 sono ancora i posti di apprendistato vacanti per il prossimo anno formativo) in 7 mestieri differenti. Ad Espoprofessioni si possono incontrare apprendisti e formatori di vari settori: impiegato in logistica, meccatronico di automobili, veicoli leggeri e utilitari così come operatore di edifici e infrastrutture. Anche SPHAIR, l’ente preposto per il reclutamento di piloti civili e militari di aerei ed elicotteri, così come di esploratori paracadutisti, è presente insieme ad un pilota per rispondere alle domande dei giovani interessati. Ci sono pure i pompieri del Centro intervento del San Gottardo, i militi di SWISSINT impegnati ed impiegati nei servizi di promovimento della pace all’estero e i militari, ufficiali e sottufficiali, di professione.

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2018 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione. Anche quest’anno i Cantoni latini – Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vallese e Vaud – e numerose città elvetiche collaboreranno per lanciare una campagna di sensibilizzazione, secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”

L’edizione 2018 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.

L’evento speciale in programma per quest’anno sarà dedicato al progetto “Lugano Città Aperta”, promosso dalla Fondazione Spitzer e la Città di Lugano (da gennaio e aprile 2018) con una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, raziale, religiosa e la negazione della libertà.
Il progetto culminerà con l’inaugurazione del “Giardino dei Giusti al Parco Ciani” di Lugano il 26 aprile 2018; Giardino che vuole rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno determinante hanno contrastato l’oppressione e/o salvato la vita di chi era perseguitato.

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Articolo apparso sull’edizione di mercoledì 7 marzo 2018 del Corriere del Ticino

A Piazza del Corriere le sfide e le priorità per l’apparato giudiziario e il futuro timoniere del Ministero pubblico Andrea Pagani: «Precedenza ai reati finanziari, la politica sia ricettiva» – Norman Gobbi: «Il dialogo non manca»

Che volto avrà la giustizia che verrà? Sicuramente, dal 1. luglio, quello di Andrea Pagani, futuro procuratore generale e ospite ieri sera a Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha cercato di sviscerare le strategie e soprattutto le necessità dell’apparato giudiziario cantonale. «Dove vogliamo arrivare? Il problema attuale del Ministero pubblico risiede nella sezione dei reati economico-finanziari» ha sottolineato Pagani, annunciando «una riunione tra le parti coinvolte nelle prossime settimane». E in tal senso il futuro pg ha lanciato un «appello alla politica, affinché nei prossimi mesi si dimostri ricettiva a delle eventuali richieste di ulteriori mezzi che dovessero giungere dalle analisi del Ministero pubblico». Riprendendo le parole del procuratore generale uscente John Noseda, Pagani ha infatti confermato come quelli nel settore dei reati finanziari «siano investimenti e non spese, con la possibilità di bloccare averi patrimoniali dei quali, in caso di confisca, potrebbe beneficiare anche lo Stato».

Una prima sollecitazione raccolta in parte dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «A Pagani spetterà il compito, grazie al cruciale lavoro di squadra, di dare degli accenti maggiori dove necessari, e penso alla malaeconomia. Voglio però precisare che il Governo e Dipartimento hanno già fornito risposte concrete, mettendo a disposizioni sei analisti in più e un ulteriore segretario giudiziario per un caso specifico. A dispetto di ciò che talvolta appare, il dialogo dunque c’è». Sempre in merito, e per sottolineare la posta in palio, l’avvocato Edy Salmina ha però ammonito: «Ma in gioco c’è molto di più, e cioè l’integrità e la competitività della piazza economica ticinese. Dobbiamo evitare che un’economia di mercato si trasformi in un’economia di sottobosco».

Per far sì che la Procura intervenga in tempi celeri, a Palazzo di giustizia andranno ad ogni modo prese anche decisioni di tipo organizzativo. «Viene enfatizzato eccessivamente il concetto di squadra, in contrasto con quella che è la missione solitaria e in piena autonomia dei procuratori pubblici» ha affermato in merito l’avvocato Renzo Galfetti. Per poi mettere sul tavolo criticità e possibile soluzione: «Il problema di fondo riguarda le persone. Ecco perché è determinante intervenire nella selezione iniziale, istituendo il sacrosanto periodo di prova per i nuovi procuratori». Detto fatto, Righinetti ha sottoposto la richiesta al futuro procuratore generale. E pronta è stata la risposta di Pagani: «Dico no al periodo di prova, perché consisterebbe in un paletto temporale arbitrario. Dopo un anno si possono aver già fatto piccoli disastri». Per questa ragione, oltre che annunciare la volontà di introdurre una sorta «di scuola interna per i nuovi coordinata dal pg e dai suoi sostituti», Pagani ha individuato un’altra via: «Serve una grossa selezione iniziale, ma non tramite un test psicologico, quanto attraverso un esame sulla risoluzione di un caso pratico. Soprattutto però è necessario dare nuovo lustro alla Commissione d’esperti indipendenti, che mantiene la sua ragione d’essere ma deve essere pensata a geometria variabile. Non è pensabile che al suo interno non figuri il procuratore generale se si tratta di nominare un procuratore pubblico».

L’idea che ha trovato i favori di Gobbi, dettosi per contro avverso alla proposta del proprio partito, la Lega, tesa all’elezione popolare del procuratore generale. Il consigliere di Stato ha inoltre dichiarato di preferire un’altra soluzione al periodo di prova: «Lasciare al Parlamento la nomina del procuratore generale e dei suoi sostituti, delegando invece quella dei neo procuratori pubblici alla stessa direzione del Ministero pubblico». Uno scenario definito senza mezzi termini «un trappolone» da Galfetti, che ha difeso a spada tratta l’opzione del periodo di prova: «Perché hai voglia a riorganizzare il Ministero pubblico se quattro o cinque procuratori su venti non lavorano come devono». Da parte sua, e anche alla luce delle controverse partenze dell’ultimo biennio, Salmina ha evidenziato l’importanza di un altro attore: «In caso di problemi interni va chiesto al Consiglio della magistratura di fare fino in fondo il suo lavoro». In questo quadro Pagani ha precisato ad ogni modo come «non ci si trovi in presenza di un problema tra il Ministero pubblico e il Consiglio della magistratura. Piuttosto così come dotato tale organo trova delle difficoltà enorme sul piano della celerità nelle decisioni che gli spettano per legge».

Tornando poi sulle segnalazioni del recente passato, il futuro pg ha ammesso: «Si tratta di episodi che fanno male a tutto l’ufficio, così come si vive male il fallimento di un’inchiesta che si traduce in una sconfitta non del singolo procuratore ma del Ministero pubblico». Procura che come detto da luglio avrà una nuova guida. «E il far fronte alle resistenze interne sarà forse la principale sfida del neodesignato» ha indicato Gobbi. Ma Pagani sarà un leader? ha chiesto Righinetti al diretto interessato: «Non nella misura in cui calerò delle lezioni dall’alto, quanto invece nel far sì che la maggioranza dell’ufficio trovi la necessaria convergenza per perseguire e raggiungere determinati obiettivi».


Puntata di Piazza del Corriere su Teleticino

http://teleticino.ch/home/piazza-del-corriere-06-03-2018-giustizia-quo-vadis-FC150645

Gobbi: «Il Nano non approverebbe la scelta di Salvini di esportare il federalismo al sud, ma…»

Gobbi: «Il Nano non approverebbe la scelta di Salvini di esportare il federalismo al sud, ma…»

Intervista apparsa su Ticinonline.ch

Il consigliere di Stato analizza la svolta dei cugini della Lega, fresca vincitrice col Movimento 5 Stelle delle elezioni politiche italiane. “Il tema ‘fascismo-antifascismo’ è superato”

“Non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del Paese” sostiene il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi. “Penso però che il Nano, come del resto Umberto Bossi, non avrebbe approvato la decisione di occuparsi dell’intera Italia”. Riflessioni di consigliere di Stato, ma soprattutto di “cugino leghista” che ha seguito con interesse il successo ottenuto dalla Lega di Matteo Salvini alle elezioni politiche italiane.

Via l’attributo “Nord” e impronta tricolore al movimento… Quello di Salvini è stato un “tradimento” oppure una scelta inevitabile per poter governare?
“Non si tratta di un tradimento – risponde Norman Gobbi – bensì di un cambiamento del modo di proporsi della Lega. In passato l’interesse era limitato al Nord Italia, mentre ora lo si sposta sotto la linea del Po e su tutto il territorio italiano. Questa non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del paese, dato che lo stato nazionale così come è in Italia, non può durare a lungo. La scelta è chiara: la Lega con Salvini ha ambizioni di governo e deve pertanto raccogliere voti ovunque”.

Su questa decisione quali fattori possono aver influito?
“Direi prioritariamente due fattori: il primo, quello che dimostra come le secessioni in Europa non abbiano, in questa fase storica, grandi possibilità di riuscita e quindi sia subentrata una certa sfiducia, il secondo, quello che porta a credere che ora ci siano le premesse giuste per espandersi in considerazione della crisi dello Stato. Diversi temi, tra cui certamente la crisi economica e il problema dell’immigrazione, hanno aperto un ampio spazio a destra, che altri partiti della coalizione con le loro posizioni non sembrano in grado di riempire. Non si tratta di una sfida semplice, anche perché gli interessi di Nord e Sud restano comunque divergenti. L’atteggiamento di Salvini tiene in considerazione l’evoluzione dei tempi: non più prima il Nord ma prima l’Italia, poiché le priorità si sono spostate negli anni più sul piano nazionale e internazionale”.

La linea di Salvini, da alcuni è stata ribattezzata “fascio-leghista” per via delle sue frequentazioni con gruppi dell’estrema destra. Umberto Bossi diceva “mai con i fascisti”, anche qui si tratta di aver tradito lo spirito delle origini?
“La Lega Nord, così come interpretata da Umberto Bossi, rimane un grande partito popolare immune da richiami “fascisti” o neo nazionalisti come nel caso di Casa Pound. Tra l’altro il tema “Fascismo-Antifascismo” è un tema elettorale usato dalla sinistra radicale ma che nessun cittadino normale percepisce, trattandosi di definizioni ormai totalmente superate dal post moderno. L’Italia è confrontata con tutta una serie di problemi che necessitano di essere affrontati in modo urgente per trovare delle soluzioni concrete. Salvini cerca di risolvere i problemi con un approccio deciso, che attira comunque su di sé consensi da destra a sinistra”.

La Lega dei ticinesi aveva un’anima molto sociale con Bignasca. Cosa crede penserebbe oggi il Nano della svolta salviniana?
“Probabilmente non approverebbe né la decisione di occuparsi dell’intera Italia né i modi piuttosto duri utilizzati negli ultimi mesi di campagna elettorale. L’attenzione e la dedizione con cui il Nano si occupava (e cercava di anticipare) dei problemi della quotidianità dei ticinesi era resa possibile dall’osservazione di un territorio di dimensioni ridotte. Per ovvi motivi, aumentando il territorio la stessa attenzione non sarebbe più fattibile. Per quanto riguarda invece i modi, ritengo che i tempi siano cambiati assai velocemente e alcuni problemi siano stati inaspriti e oggi necessitano di nuove strategie anche dure. Penso ad esempio, come già evidenziato, al problema dell’immigrazione esistente in Italia. Non si sono mai create le premesse per una corretta e rispettosa gestione degli immigrati. L’esplosione degli arrivi, dei problemi, delle azioni criminali con il trascorrere del tempo hanno reso necessari degli interventi puntuali e l’atteggiamento si è fatto inevitabilmente più rigido. La sensibilità e la comprensione della gente di fronte a continui episodi negativi diminuisce velocemente. La svolta di Salvini va pure incontro alle mutate aspettative della gente. Si potrebbe dire che il Nano condividerebbe questa svolta solo in parte, come ha più volte detto di non approvarla Umberto Bossi. Ciò, a conferma che in passato entrambi erano spesso sulla medesima linea di pensiero e condividevano in un certo senso lo stesso spirito “secessionista””.

Anche la Lega dei Ticinesi in un futuro indefinito potrebbe rinunciare all’aggettivo “ticinese” e assumere un profilo “nazionale”?
“Direi di no. La gestione di un movimento cantonale è ben diversa da quella di un movimento a livello nazionale. La necessità di persone, strutture e risorse diventerebbe troppo onerosa e impegnativa per una realtà che abbiamo voluto snella e reattiva per rispondere velocemente ai bisogni della popolazione ticinese. Ancora oggi, nonostante numerosi successi e una maggioranza relativa in Ticino, siamo rimasti un movimento così come deciso 25 anni fa. I partiti possono invece contare su strutture organizzative molto più sviluppate, che spesso però si dimostrano troppo ingombranti. Inoltre, la Lega è sempre stata focalizzata sul Canton Ticino e sulla popolazione che ci abita. Quanto succede al Sud delle Alpi è difficilmente esportabile in altri contesti cantonali, come in più occasioni è stato dimostrato. Lo stesso dicasi ad esempio del Mouvement Citoyens Genevois, una realtà politica ben radicata sul territorio ginevrino ma che non si è mai spinta oltre”.

Scuola di polizia 2018 al via

Scuola di polizia 2018 al via

Articolo apparso sull’edizione di martedì 6 marzo 2018 de La Regione

Ventisei aspiranti gendarmi (Polizia cantonale), di cui sei donne, e quindici aspiranti agenti, fra i quali una donna, di Polizia comunale. Sono alcuni dei numeri della Scuola di polizia del V circondario edizione 2018 cominciata nei giorni scorsi. Sotto lo stesso tetto, segnala la Cantonale in una nota, verranno formati anche due aspiranti della Polizia dei trasporti, due della Polizia cantonale dei Grigioni e due aspiranti della Polizia militare. Frequentata la scuola e superati gli esami, i futuri agenti comunali presteranno servizio nei corpi di polizia di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest e Minusio-Muralto. Per le aspiranti divise è iniziata così una formazione che durerà mesi, suddivisa fra teoria e pratica. Una formazione impegnativa per una professionale non facile, considerati anche i rischi connessi all’attività quotidiana dell’agente di polizia. Un’attività fra repressione e prevenzione degli illeciti. Una professione che specie nel lavoro di prossimità vede l’agente operare a stretto contatto con i cittadini.

Premiate le forze politiche vicine ai cittadini

Premiate le forze politiche vicine ai cittadini

Commento sulle elezioni italiane apparso su Ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta l’esito delle elezioni italiane. “Modo di proporsi che terrò in considerazione”

Il risultato del voto italiano ha premiato il Movimento 5 Stelle e la Lega, con il partito di Matteo Salvini che, all’interno della sua coalizione, ha addirittura sorpassato Forza Italia contro ogni previsione. Il candidato alla presidenze della Regione Lombardia Attilio Fontana, inoltre, ha nettamente staccato il rivale Gori del centrosinistra alle regionali .

Ancora non si sa chi sarà il premier e se e come potrà governare, ma il risultato è stato salutato favorevolmente da Norman Gobbi, amico di vecchia data del leader dell’ex Carroccio. Ticinonews lo ha dunque contattato per un commento sul voto italiano.

“I risultati delle elezioni italiane dimostrano che le forze politiche che sono più vicine ai cittadini hanno vinto: penso alla Lega che è cresciuta dal 4 al 18% (superando Forza Italia e avvicinandosi al PD) e al Movimento 5 Stelle che si attesta sul 32%”, ha spiegato il consigliere di Stato ticinese.

“Un cittadino su due ha dato piena fiducia a uno di questi due movimenti, che più degli altri hanno dimostrato di sapersi adeguare alle mutate aspettative e ai bisogni reali della popolazione. E ciò, grazie alla volontà di stare vicini alla gente, di comunicare con loro attraverso i social media e presenziando in tutte le piazze d’Italia”.

Secondo Gobbi “proprio il dialogo costante ha convinto Matteo Salvini che fosse finalmente giunto il momento per la Lega di espandersi su tutto il territorio nazionale”. Una decisione che “ha richiesto un importante cambiamento del modo di proporsi prima di muoversi alla ricerca di consensi nelle varie regioni”.

“Durante la campagna elettorale i segnali sono stati spesso positivi e il voto di ieri, con ottimi risultati in tutte le regioni del Nord e anche in quelle del Centro, è stato la conferma della percezione di Salvini e della sua abilità politica. Il successo è completato dalla posizione di netto vantaggio nella corsa alla guida della Regione Lombardia del candidato leghista del centrodestra Attilio Fontana, di recente incontrato a Lugano”.

“Sono particolarmente felice per il successo degli amici della Lega Nord (oggi semplicemente Lega), con i quali esiste un solido rapporto di amicizia e una proficua collaborazione – ha concluso Gobbi – Sono riusciti a diffondere i loro valori in modo vincente su tutto il territorio nazionale, assumendo la leadership all’interno della coalizione di centrodestra. Un modo di proporsi che terrò in considerazione per i prossimi appuntamenti elettorali”.

Vita dura per i criminali

Vita dura per i criminali

Doppio successo per la Polizia cantonale

Negli ultimi giorni la Polizia cantonale ha ottenuto due importanti successi operativi che hanno portato all’arresto di pericolosi malviventi attivi a livello internazionale. Nel corso di due distinte operazioni, sono stati fermati prima a Lugano quattro rapinatori di una pericolosa banda di ex militari dei Balcani e poi a Chiasso altri 5 ladri provenienti dal Sud Italia (ulteriori 7 delinquenti sono stati fermati su territorio italiano).

Questi arresti sono stati resi possibili grazie alla pianificazione e alla coordinazione della Polizia cantonale nonché al clima di collaborazione da me favorito instauratosi in questi anni tra i partner della sicurezza cantonale: nei casi specifici con la Polizia comunale di Lugano, la Polizia comunale di Chiasso e le Guardie di confine, coadiuvati dalle autorità di polizia svizzere, in particolare del Canton Zurigo, e da quelle della vicina penisola.

Sgominate due pericolose bande di criminali internazionali
Nel primo caso si è trattato del tentativo di rapina portato avanti dalla banda denominata “Pink Panthers”, conosciuta per le rapine perpetrate nelle gioiellerie di tutto il mondo. È stata fermata quando l’attacco al negozio di gioielli di Lugano stava iniziando. Tutti i malviventi sono stati arrestati e sono state sequestrate armi cariche a dimostrazione della pericolosità e determinazione dei rapinatori, che avrebbero agito nel giro di pochi minuti nel pieno centro cittadino.

Nel secondo caso si è trattato del tentativo di un furto con scasso con bottino ingente pianificato da una banda di ladri specializzata che ha preso di mira una ditta attiva nella logistica di valori. La banda ha cercato di introdursi nell’edificio per sottrarre dal caveau denaro e preziosi, con l’intenzione di creare una via d’accesso alla ditta. In questo caso, sotto sequestro è finito anche il materiale usato, quale una carotatrice in grado di bucare le pareti e dei sistemi informatici atti a neutralizzare il segnale d’allarme dell’azienda e addirittura la possibilità di collegamenti telefonici. I componenti della banda sono stati arrestati quando ancora si trovavano all’esterno dell’edificio.

Interventi sicuri e tempestivi
In entrambe le situazioni si è trattato di bande criminali altamente specializzate in colpi complessi con un importante valore in gioco. I rapinatori hanno preparato minuziosamente i loro attacchi criminali, utilizzando sofisticati mezzi e tecnologie d’avanguardia. Nelle due operazioni le forze dell’ordine hanno impiegato un numero proporzionato di agenti che hanno operato in sicurezza, bloccando tutti i malviventi senza ferimenti, seppure i criminali abbiano cercato di fuggire. Il buon risultato dimostra che è stato svolto un lavoro di elevata qualità e professionalità, in contesti impegnativi e non esenti da rischi. La collaborazione con altre forze dell’ordine svizzere e italiane ha inoltre permesso di operare con un grado di prontezza tale da scongiurare minacce per i cittadini.

Più sicurezza con le indagini preventive
La possibilità di svolgere delle indagini preventive risulta sempre più efficace grazie alle collaborazioni transfrontaliere e internazionali ormai consolidate, e fondamentali nella raccolta di tutte le informazioni indispensabili per preparare al meglio degli interventi impegnativi come quelli indicati in precedenza.

Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono particolarmente fiero dei brillanti risultati raggiunti dalla Polizia cantonale e in senso più ampio dalle forze dell’ordine ticinesi e federali a distanza di pochi giorni. Si è trattato di un utile banco di prova nella lotta a bande criminali internazionali. Questo successo mi consente di dire che possediamo le competenze necessarie per rispondere ai pericoli che possono presentarsi in Ticino. E’ stato dimostrato che il nostro Cantone non è territorio di conquista, bensì un territorio dove sappiamo lavorare bene per la sicurezza di tutti i cittadini.