Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF) anche nel 2017 ha coperto tutte le principali attività del settore economico terziario e del settore secondario, in particolare quello dell’edilizia, che ha comportato denunce per illeciti a causa di gravi violazioni nella gestione di società. Nel 2017 la sezione ha proceduto a 14 arresti (17 nel 2016) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 267.

Come negli scorsi anni i reati maggiormente denunciati sono stati la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro. Una buona parte delle inchieste della REF ha avuto una connotazione transfrontaliera. L’internazionalità delle inchieste finanziarie comporta anche l’assistenza con atti coercitivi a richieste rogatoriali di autorità penali estere.

Alcune attività in cifre
• 139 perquisizioni sia domiciliari sia presso uffici di varia natura
• 107 inchieste nelle quali sono state fornite alla Magistratura dettagliate informazioni  di polizia su persone o società inquisite
•   35 inchieste che hanno richiesto complesse e approfondite ricostruzioni finanziarie
•   23 inchieste minori per cui le indagini di Polizia hanno permesso ai Magistrati di  decidere in merito alle denunce sporte
• 491 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali
•   14 persone arrestate a vario titolo nei procedimenti penali

Da alcuni anni le banche non denunciano più illeciti penali commessi sia da collaboratori interni a danno di clienti sia da persone esterne. Le cause sono da ricondurre al danno d’immagine che ne deriva e alla lunghezza del procedimento penale. Molte delle inchieste in questo settore riguardano piuttosto intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un Organo di auto disciplina (OAD), che hanno amministrato infedelmente il patrimonio affidatogli dai clienti, o se ne sono appropriati.

Resta ampia l’offerta di locazione di cassette di sicurezza da parte di società che non sottostanno alla Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) e a un’autorità di controllo e vigilanza. Un cliente che voglia sfuggire alle regole di compliance lo può fare affittando uno spazio al di fuori del circuito bancario, molto più discreto, e dove le autorità penali faticano ad arrivare.
Dalle inchieste emerge ancora la presenza di società estere con conti bancari in Svizzera che apparentemente si occupano di trading di beni di consumo, ma che in realtà sono delle “cartiere” (società non operativa con il solo scopo di creare fatture false per giustificare il trasferimento di denaro) con il solo scopo di frodare l’IVA di uno stato estero. Le cosiddette “truffe carosello” comportano un danno economico ingente nei riguardi degli Stati europei. Per l’IVA svizzera questa truffa è quasi inesistente essendo l’aliquota non attrattiva per i truffatori rispetto a quella dei paesi europei. La piazza finanziaria ticinese è sovente utilizzata come sponda per la circolazione del denaro e dell’IVA che non verrà pagata, perché le autorità di controllo estere non hanno modo di monitorare con rapidità il flusso del denaro in arrivo nel nostro Paese.

Restano numerose le truffe commesse ai danni delle assicurazioni sociali e di quelle private, la maggior parte delle quali rimangono sconosciute perché non scoperte. In molti casi gli assicurati intascano illecitamente indennità di varia natura presentando documentazione falsa. In altri casi dietro a questi fenomeni ci sono gruppi più organizzati, con basi all’estero, che fanno della truffa alle assicurazioni una vera e propria professione.

La maggior parte dei fallimenti chiusi per mancanza di attivi, di principio, comporta il reato di cattiva gestione. L’analisi dei fallimenti di società “usa e getta” porta spesso all’identificazione di altri abusi perpetrati sul territorio, anche per quanto riguarda l’ottenimento di permessi di residenza con annesse le relative prestazioni sociali. Sono numerosi gli abusi riscontrati attraverso l’uso di società ticinesi in molti casi già al momento della costituzione. Gli autori spaziano da improvvisati imprenditori sprovvisti delle necessarie conoscenze sulle normative che regolano la gestione di una società, a persone che vivono grazie a fallimenti a ripetizione a stranieri che scientemente le utilizzano per compiere reati all’estero (frodi fiscali, bancherotte fraudolenti).

Sul fronte della falsa moneta si segnalano 49 casi di spaccio. I tagli più ricorrenti sono la moneta da 5 franchi con un sequestro di 328 pezzi, e la banconota da 50 euro con 354 banconote sequestrate. La falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura perché molto spesso effettuata da tipografie dislocate nel Sud Italia, ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi svizzeri è piuttosto scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori.

Più prevenzione, meno incidenti

Più prevenzione, meno incidenti

Presto attivo il progetto pilota per limitare i disagi sulla A2

In Ticino nel 2017 il numero di incidenti stradali è diminuito. La Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con soli danni materiali. Il numero di vittime aumenta invece lievemente con 945 ferimenti (+2.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le cause di incidenti sono spesso riconducibili ad errori umani: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. Le statistiche, pubblicate di recente, confermano come la distrazione, spesso associata all’uso improprio del telefonino e di altri dispositivi elettronici, è tra le principali cause di incidenti e di violazioni del codice stradale con la velocità e il consumo d’alcool.

L’effetto educativo delle campagne di sensibilizzazione
Su mia iniziativa e per combattere i comportamenti sbagliati, il Dipartimento promuove da anni delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione per i conducenti, che toccano i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida. Le campagne sono promosse in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”, e sono complementari alle azioni di prevenzione svolte sul territorio dagli agenti di polizia per responsabilizzare gli utenti della strada e ridurre così il numero di incidenti. Sono state ideate le campagne “Distratti mai”, “Se bevi non guidi” e altre ancora sull’equipaggiamento adeguato durante la stagione invernale, sull’attenzione necessaria quando ricominciano a circolare i mezzi a due ruote in primavera e sul rispetto verso i bambini sulle strade con l’inizio delle scuole. Per ogni campagna è sempre previsto un momento informativo seguito da uno repressivo, dove le infrazioni sono punite.

La funzione preventiva dei controlli
La riorganizzazione della Polizia cantonale degli scorsi anni e la forte diminuzione della criminalità hanno permesso di svolgere una maggiore attività di prevenzione anche nel settore della circolazione stradale. I controlli del traffico sono estremamente importanti per migliorare la sicurezza e per assicurare il rispetto delle normative sul trasporto delle merci e di passeggeri. Altrettando necessari sono i rilevamenti di velocità, che hanno una funzione principalmente preventiva: la Polizia cantonale ha effettuato 334 controlli con radar mobili. Su 271’876 veicoli controllati il 6.74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13.5 milioni di veicoli di cui lo 0.97 in infrazione (con 2’389 revoche). I nuovi test con l’etilometro probatorio hanno permesso di raddoppiare le verifiche (dalle 5’368 del 2016 alle 9’736 del 2017) e le infrazione per abuso di alcool sono state 910.

Il progetto pilota “Via libera”
L’intenso traffico che caratterizza le strade ticinesi ha delle forti ripercussioni sulla mobilità e anche sulla sicurezza stradale. Con il progetto “Via libera”, si intendono ridurre i rischi di paralisi del traffico per incidenti ed eventi straordinari con un nuovo dispositivo, che prevede delle pattuglie della Polizia cantonale attive sulla A2 nelle tratte più sollecitate. L’obiettivo è di poter garantire un grado di prontezza tale da limitare i disagi, in particolare nelle fasce orarie più critiche, riducendo il pericolo di incidenti.

Per il mio Dipartimento la sicurezza stradale è un bene primario e va quindi tutelata con una comunicazione mirata e la giusta attività di prevenzione. I cittadini devono essere coscienti che il corretto modo di proporsi nel traffico può contribuire a salvare delle vite. La sicurezza dei ticinesi passa anche dal comportamento dei conducenti che circolano sulle nostre strade, che auspico sempre più animato da buon senso e dalla responsabilità.

Divieto d’entrata per il pirata tedesco

Divieto d’entrata per il pirata tedesco

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 5 aprile 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10327280


Articolo apparso nell’edizione di venerdì 6 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Automobilista fuori dal Paese per dieci anni

Se i suoi amici lo inviteranno ancora a cena sul lago di Como, per arrivarci da Stoccarda dovrà fare un bel giro.
Non l’ha scampata del tutto l’automobilista tedesco che un anno fa era stato condannato in Ticino in contumacia a trenta mesi di carcere, di cui dodici da scontare, per aver superato una decina di auto nel tunnel del San Gottardo, essere fuggito dalla polizia ed essere sfrecciato a più di duecento all’ora in autostrada, rischiando di scontrarsi con altre vetture.

Nei suoi confronti, come riportato dalla RSI, la Segreteria di Stato della migrazione ha emesso un divieto di entrata in Svizzera fino al 10 luglio del 2027, quindi per dieci anni, dando seguito alla richiesta formulata dal Dipartimento delle istituzioni.

A Stoccarda, intanto, la Magistratura ha inoltrato un ricorso contro la decisione del Tribunale locale di non applicare la condanna ticinese (un anno di carcere) dato che in base alla legge tedesca questo genere di reati non è punibile con la detenzione, ma solamente con una multa (che comunque non gli è stata inflitta, perché in Germania non è stata avviata alcuna procedura in merito). Sul caso adesso dovrà esprimersi la Corte d’appello tedesca.

Per l’Antidroga un 2017 fra marijuana e canapa light

Per l’Antidroga un 2017 fra marijuana e canapa light

L’attività della Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale lo scorso anno non si è solo concentrata nella lotta al traffico di stupefacenti ma ha dovuto pure confrontarsi con il nuovo fenomeno della “canapa light”. Si tratta di una sostanza legale,
contenente meno dell’1% di THC e che non soggiace alla Legge federale sugli stupefacenti, la cui coltivazione e vendita devono comunque essere monitorate in collaborazione con il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata. Per quanto riguarda i sequestri di droga, la collaborazione tra il SAD e i suoi partner, ha permesso di intercettare nel corso dell’anno oltre 75 chili di marijuana (130 nel 2016), 2’369 piante di canapa (18’000), 38 chili di hashish (11), 26 chili di cocaina (7), nonché 14 chili di eroina (4). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono salite a 1’880 (1’525 nel 2016), di cui 1’623 uomini e 257 donne (347 minorenni). Gli arresti hanno raggiunto quota 138 (130). Le morti per overdose sono state 2 (7).

A livello internazionale si rileva che la produzione di cocaina in Colombia è aumentata notevolmente. Allo stesso tempo sono pure aumentate negli Stati Uniti e in Europa le morti per overdose da cocaina, nonché la qualità della sostanza. Risulta comunque difficile determinare un nesso di causalità tra questi due fattori. Il consumo di canapa è rimasto pressoché stabile.

In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2017 non ci sono stati particolari cambiamenti legati alle dinamiche dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Sempre presenti spacciatori di eroina albanesi, favoriti nell’illecita attività da tossicodipendenti locali che offrono loro ospitalità in cambio di droga. Nonostante i numerosi arresti e i sequestri operati, le organizzazioni dei trafficanti hanno continuato ad inviare in Ticino nuovi spacciatori. Costantemente presenti sul territorio cittadini dominicani, attivi nello spaccio di cocaina. Per quanto riguarda i consumi la situazione è sostanzialmente stabile, con la cocaina e la canapa che la fanno da padrone. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed eroina. Si evidenzia infine come nell’ambito delle varie attività legate alla lotta al traffico di stupefacenti e al riciclaggio di denaro ad esso correlato, vi siano stati importanti sequestri di denaro per oltre mezzo milione di franchi. Al capitolo sequestri di droga nel nostro cantone si ribadisce che è estremamente importante contestualizzare le cifre, considerato come il Ticino sia un cantone di frontiera attraversato dai principali assi ferroviari e stradali tra il nord e il sud dell’Europa, e di conseguenza sovente i sequestri sono riconducibili ad attività criminali esterne ai confini nazionali.

Nel corso del 2017, con l’arresto di due autori residenti in Ticino, è stato riscostruito un traffico di circa 2 chili di cocaina, venduta a una quarantina di consumatori del Luganese. L’indagine ha inoltre permesso di risalire a uno dei fornitori, residente all’estero, attualmente ricercato. In marzo è stato arrestato un cittadino italiano, fermato dalle Guardie di confine alla guida di un’automobile al cui interno sono stati rinvenuti poco più di 14 chili di cocaina, proveniente dal Nord Europa e destinata al mercato italiano. L’inchiesta ha permesso di
risalire a un ulteriore viaggio intrapreso dal corriere. Sono stati pure arrestati due cittadini di origini balcaniche, autori dell’importazione in Svizzera di poco più di 5 chili di eroina e circa un chilo di sostanza da taglio. La sostanza stupefacente proveniva dall’Italia ed era destinata al mercato d’oltre Gottardo. Un’altra indagine ha portato all’arresto di tre persone, due delle
quali residenti nel nostro cantone. È stato ricostruito un traffico di 240 grammi di cocaina, di oltre 12 chili di canapa e poco meno di 3 chili di hashish. Oltre ai tre imputati principali sono state denunciate una quindicina di persone, acquirenti della sostanza stupefacente, tutte residenti nel Luganese. Due cittadini di origini nord africane e due cittadini svizzeri residenti nel Luganese sono invece finiti in manette per un traffico superiore ai 2 chili di cocaina, in gran parte venduti ad acquirenti residenti in Ticino. Infine, nell’ambito di un’inchiesta relativa ad un traffico di eroina e cocaina sono state arrestate 16 persone. La droga, che veniva
spacciata soprattutto nel Locarnese, proveniva in prevalenza dalla Svizzera Interna. L’inchiesta ha potuto accertare un volume di spaccio, avvenuto nel corso degli ultimi tre anni, di circa 9 chili di eroina e 7 chili di cocaina, oltre a diversi chili di canapa.
La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa che permette in determinate circostanze di sanzionare con una multa di 100 franchi il consumo e il possesso fino a 10 grammi di canapa e derivati da parte di maggiorenni. Nel 2017 ne sono state comminate 969 (737 nel 2016). Nonostante non si tratti di stupefacente, considerata l’attenzione mediatica dedicatale e il fatto che la materia prima, essendo la medesima, può indurre in errore, si ritiene opportuno
indicare che lo scorso anno è stato pure caratterizzato dalla nascita del fenomeno della coltivazione, vendita e consumo di canapa con tenore di THC inferiore all’1%. Non sono mancati interventi legati alla sua coltivazione e vendita effettuate senza i necessari permessi dettati dalla Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan).

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato ha nominato Michele Fattorini quale aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Michele Fattorini, classe 1969, è coniugato e padre di due figli. Durante la sua attività lavorativa dapprima presso un istituto bancario e in seguito nel settore della moda, dal 1996 ha prestato servizio quale pompiere volontario e a partire dal 2002 ha deciso di mettere le sue competenze completamente a disposizione della popolazione in qualità di professionista. Attualmente è ufficiale del Corpo civici pompieri di Lugano con il grado di maggiore nella funzione di Vice Comandante. Un’esperienza che lo vede impegnato da 22 anni di servizio nella protezione della popolazione, durante il quale ha potuto maturare competenze nell’ambito della condotta operativa nonché nella gestione del personale e nella formazione. Nell’Esercito svizzero ha conseguito il brevetto di ufficiale nel 1991 ed è stato prosciolto dagli obblighi militari nel 2005.

Il nuovo aggiunto avrà in particolare il compito di assistere e supportare il Capo sezione Ryan Pedevilla nella direzione di tutti i servizi dell’unità amministrativa, oltre ad assumere la conduzione di alcuni importanti progetti in corso. Infine ricoprirà pure il ruolo di Capo di Stato Maggiore dello Stato maggiore di condotta cantonale durante le fasi di ripristino dell’emergenza e dovrà collaborare attivamente nella formazione dei partner della protezione della popolazione.

Il Consiglio di Stato esprime a Michele Fattorini i migliori auguri per la nuova sfida professionale che lo attende all’interno del Dipartimento delle istituzioni a partire dal mese di agosto 2018.

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)