Popolare, sensibile e appassionato

Popolare, sensibile e appassionato

L’ultimo saluto ad Angelo Paparelli. Intervengo alle esequie del nostro compianto amico e deputato Angelo Paparelli, con un misto di sentimenti che va dal mesto dovere e all’amichevole piacere di poter esprimere alcuni ricordi e pensieri sul nostro  amico “Papa”.

Innanzitutto voglio porgere a nome del Consiglio di Stato e a titolo personale, in qualità di Presidente del Governo cantonale, le più sentite condoglianze e desidero esprimere la nostra vicinanza alla moglie Carmen e ai figli Ivan e Chris con le rispettive famiglie, unitamente al cordoglio che abbiamo espresso al Presidente del Gran Consiglio per la perdita di un valido deputato.

L’attività parlamentare di Angelo Paparelli non è passata inosservata. Le sue proposte sono state spesso volte ad avvicinare la politica cantonale ai bisogni della popolazione: dal suo impegno sui rustici, all’attenzione sulla trasparenza dei mandati e dei progetti, dalla limitazione delle cariche al voto generalizzato per corrispondenza. Questo suo agire rimarrà nei ricordi della politica ticinese e la cittadinanza rende omaggio all’operato e al coraggio del deputato Angelo Paparelli: grazie al suo impegno oltre l’80% degli elettori ha avuto la possibilità di votare per corrispondenza durante le elezioni cantonali e federali dello scorso anno.

Intervengo ora come Amico e Consigliere di Stato leghista, esprimendo la vicinanza di tutta la famiglia leghista e mi faccio portavoce di tanti amici, a partire dal nostro coordinatore Attilio. L’agire da deputato di Angelo è espressione del suo essere in quanto uomo: popolare, sensibile e appassionato.

Popolare perché Angelo era espressione di Molino Nuovo, il quartiere popolare della Città di Lugano. Qui, Angelo aveva iniziato la sua carriera politica nelle fila del PPD, diventandone consigliere comunale, senza però mai ottenere quella valorizzazione che meritava. L’amicizia che lo legava sin da giovane a Giuliano Bignasca portò Angelo ad entrare nel movimento della Lega dei Ticinesi. Una scelta non semplice la sua, ma che maturò proprio grazie all’intesa con il Nano, tutte e due figli di quella Molino Nuovo storica, che permise ad Angelo di continuare con efficacia il suo impegno politico sui temi a lui più cari a livello cittadino e poi cantonale. Oltre a far parte del Consiglio comunale per 5 legislature, assumendone la carica di Presidente nella Legislatura 2010-2011, che fu il miglior ringraziamento per la sua attenzione verso la Città; Angelo venne eletto in Gran Consiglio nel 2007 per essere poi sempre riconfermato negli appuntamenti elettorali successivi.

Il suo essere popolare lo esprimeva anche in attività extra-politiche. Fu attivo nello sport, in gioventù nel FC Lugano e poi nello judo; fu attivo e ha presieduto sino ad oggi il Circolo Sociale di Montagnola, che gestisce l’omonimo grotto e che grazie proprio ad Angelo riuscì a sopravvivere, tramandando una formula gestionale interessante e favorevole ai soci del Circolo, nonché alla clientela.

Sensibile perché Angelo era un buono, posto sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Essendo un abitante d.o.c. di Molino Nuovo, Angelo – oltre al suo rapporto con il Nano – era un grande amico di Giovanni Cansani. Con Giovanni, Angelo si batté per il mantenimento del Canvetto Luganese di Molino Nuovo, vuoi per la sua natura tradizionale e per il ruolo sociale che oggi ricopre grazie alla loro opera, con il coinvolgimento di persone meno fortunate di noi nell’attività di ristorazione.

Angelo ha vissuto per la sua Città, vedendola diventare grande e rafforzarsi nel contesto cantonale. Però la sua sensibilità lo ha portato a essere un importante conservatore della memoria storica di Lugano. Si impegnò infatti nella difesa di alcune delle testimonianze del passato, come la masseria Bizzozero di Cornaredo, salvata dall’abbandono soprattutto grazie al suo intervento, oppure al recupero della Fontana di Nettuno a Trevano. Certo, la sua professione lo avvicinava naturalmente a quest’attenzione, ma come sappiamo Angelo lo faceva con grande passione.

Appassionato perché Angelo faceva le cose perché ci credeva e non per interesse. Accanto alle passioni già citate, Angelo nutriva una gran passione artistica e possedeva notevoli doti di pittore e scultore. Ricordo ancora con piacere le esposizioni proprio al Canvetto Luganese, oppure gli scambi di giudizio ironici con il Nano e interessanti con Michele Barra. Una verve artistica finalizzata a valorizzare: dai dismessi attrezzi agricoli da lui trasformati in opere, ai luoghi in cui le sue sculture ne contraddistinguono gli scorci, dall’attualità e la critica espressa con il pennello, al ricordo con le opere – chiamiamole così – leghiste in Via Monte Boglia.

Angelo aveva anche la passione della buona tavola. Era un cuoco provetto che si cimentava in cucina: le feste d’autunno in Città, le goliardiche grigliate preparate con l’amico Mirto per il gruppo parlamentare, e le deliziose cene alla “Cantina dal Papa” dall’altra parte del Lago (a Caprino), dove con gli amici di brigata ha reso felici più persone, rallegrando più d’una serata leghista ma non solo. Angelo sapeva che attorno alla tavola, con un buon piatto preparato con passione, molti dissapori scomparivano, lasciando così regnare l’amicizia e l’armonia.

Angelo è però soprattutto un amico per molti di noi qui presenti oggi a rendergli omaggio. Ognuno di noi ha sicuramente un ricordo che lo lega ad Angelo. Un amico schietto, sincero e vero, come lo è stato da marito, padre e nonno. Una sua battuta sapeva farci ridere, ma sapeva anche farci riflettere. Il suo voler dare soprannomi era espressione di sincera amicizia. Il suo voler condividere era espressione di vera generosità.

Caro Papa, te ne sei andato “in un bof” e ci mancherai. Ora sei vicino a molti amici conosciuti durante la tua generosa vita. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso inconfondibile caratterizzato dai tuoi baffi; un sorriso che ci ricorda coma la vita vada vissuta intensamente ogni giorno. Con passione, come tu ci hai insegnato.

Ciao Papa. Ciao Amiis!

Norman Gobbi

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Da LaRegione.ch del 22 marzo 2016

«Esprimo il cordoglio dell’autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale dei cittadini ticinesi alle popolazioni colpite», così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sui sanguinosi attentati di Bruxelles. Tra i bersagli dei terroristi l’aeroporto della capitale belga. Massima allerta intanto negli altri scali internazionali. Suscitare paura in chi si mette in viaggio è peraltro fra gli obiettivi di coloro che seminano morte. «Il valore più forte dell’Europa, e degli svizzeri in particolare, è la libertà, alla quale – dice Gobbi – non dobbiamo rinunciare. E libertà significa anche spostarsi, viaggiare. Viaggiare adottando ovviamente delle precauzioni. Ma, ripeto, non dobbiamo rinunciare a priori a questa forma di libertà per colpa dei terroristi. Nel contempo come Stati dobbiamo continuare a collaborare per contrastare la minaccia terroristica, una minaccia vigliacca». Fondamentale quindi il lavoro di intelligence. Prossimamente il popolo svizzero sarà però chiamato alle urne per pronunciarsi sulla nuova legge federale sul servizio informazioni dopo la riuscita del referendum lanciato dalla sinistra. «Se dovesse essere bocciata, cosa che ovviamente non mi auguro, le conseguenze potrebbero essere devastanti: rimarremmo ‘sordi’ – afferma Gobbi –. Questa legge è indispensabile e garantisce un equilibrio fra sicurezza e tutela della sfera privata privata».

«Se sarà emergenza migranti, esercito alla frontiera con l’Italia»

Da TIO.CH l È il piano di Guy Parmelin e Ueli Maurer in caso aumentino gli arrivi. Fra i sostenitori anche Norman Gobbi.

Frontiere con l’Italia chiuse e presidiate dall’esercito in caso l’emergenza rifugiati esploda, è questa la soluzione che verrà proposta mercoledì all’esecutivo dai due consiglieri federali democentristi Ueli Maurer e Guy Parlmelin.

Previsto l’aumento del flusso dal Mediterraneo – Come mai una proposta del genere proprio ora? Secondo quanto riportato dal Le Matin Dimanche sarebbe legata al timore, con l’avvento della bella stagione, della ripresa dell’afflusso dal Mediterraneo all’Italia. Essendo la via dei balcani ormai difficilmente praticabile la soluzione alternativa vedrebbe il passaggio attraverso l’Adriatico fino al Bel Paese per poi tentare di raggiungere i paesi del nord (Germania, Gran Bretagna e Svezia) passando proprio per la Confederazione.

L’esercito dovrà aiutare i doganieri – Il dossier che verrà presentato al Consiglio federale, continua il domenicale, non indicherà nero su bianco un “tasso massimo” che farà scattare l’emergenza ma ribadirà le misure da applicare: la chiusura delle frontiere, il respingimento di ogni migrante verso l’Italia e l’impiego di militari come forze di supporto.

Gobbi: «La chiusura non sia un tabù» – Fra i sostenitori anche Norman Gobbi che, stando al giornale romando, avrebbe inviato diverse lettere non solo a Simonetta Sommaruga ma anche a Maurer e Parmelin riguardo alle problematiche legate alla frontiera italiana: «è necessario aumentare i controlli alle frontiere e, nel caso sia necessario, la chiusura non dev’essere un tabù», ha dichiarato il ticinese.

http://www.tio.ch/news/ticino/politica/1076475/-se-sara-emergenza-migranti-esercito-alla-frontiera-con-l-italia-

Cerimonia di promozione della scuola Cantonale di Polizia giudiziaria 2015

Cerimonia di promozione della scuola Cantonale di Polizia giudiziaria 2015

Oggi a Monte Carasso nel Salone dell’antico convento delle Agostiniane si è tenuta la cerimonia di promozione della Scuola cantonale di polizia giudiziaria 2015 con la consegna degli attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore di polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Ecco i neo ispettori:
Matthias Bernet, Stefano Borello, Simone Caimi, Marco Consoli, Elmin Ferati, Giovanni Frioni, Tiziano Gamboni, Matthias Giulietti, Marco Magnoni, David Mangiapane, Oliver Pietropoli, Silvia Polli, Alessandro Polo e Simone Zanini.
Hanno inoltre seguito integralmente la Scuola di Polizia giudiziaria anche gli ispettori in formazione:
Stephania Ern, Giovanni Leidi, Manuel Mauri Brusa ed Edoardo Sciaroni che hanno ricevuto l’attestato di frequenza. Essi devono quindi ancora concludere il loro ciclo di introduzione alla professione, della durata totale di 2 anni, prima di essere nominati ispettori di polizia giudiziaria.

I docenti si stanno isolando da soli

I docenti si stanno isolando da soli

Dal Corriere del Ticino del 18 marzo 2016

Il presidente del Governo difende Manuele Bertoli e critica il corpo insegnante
Norman Gobbi scende in campo in vista dello sciopero al contrario dei docenti del 23 marzo. Spezzando una lancia a favore del collega Manuele Bertoli e dei provvedimenti presi dal Governo, il presidente critica l’atteggiamento del corpo insegnante, a suo modo di vedere privilegiato in un mercato del lavoro incerto come quello ticinese. In questa intervista al Corriere del Ticino, il direttore del Dipartimento delle istituzioni si sofferma anche sulla manovra di rientro e sulla presidenza che ormai volge al termine.

In qualità di presidente del Governo la disturbano le affermazioni del collega Manuele Bertoli in merito all’intoccabilità della scuola dell’obbligo nell’ambito della manovra di rientro?
«Si tratta di scelte strategiche interne al DECS. Significa che i risparmi si faranno evidentemente in altri ambiti. In merito al confronto tra Bertoli e gli ambienti scolastici ho comunque una mia visione».

Quale?
«I docenti si stanno isolando dal resto dei funzionari statali. Dimenticano infatti che nell’Amministrazione si andrà a ridurre il personale, mentre nel mondo scolastico – a livello obbligatorio e post-obbligatorio – le unità non vengono diminuite. Inoltre, mi hanno molto stupito certe lettere scritte dagli insegnanti al Governo».

C’è un caso che l’ha colpita?
«Ho avuto modo di visionare il testo scritto dal collegio dei docenti del Centro professionale tecnico di Trevano, nel quale si parla di “azioni di lotta” e di “mobilitazione generale in piazza” delle associazioni sindacali e magistrali. Ecco, se queste sono le idee degli insegnanti a cui un giorno dovrò affidare i miei figli, qualche domanda me la pongo. E ribadisco: certi docenti non si rendono conto di come determinate azioni portino per forza di cose all’isolamento».

Intanto il PS, partito di Bertoli, è sceso in campo a favore dello sciopero al contrario del 23 marzo. La sorprende?
«Da un lato c’è un aspetto politico di difesa di questi lavoratori, dall’altro però è la riprova che anche il PS non riesce a interpretare la situazione globale. Parliamo in effetti di 5.000 docenti che hanno uno stipendio e un posto sicuro. Oltre che di un settore, quello della scuola, dove il precariato è stato praticamente eliminato. E tutto ciò non viene considerato? Mi pare che il corpo docente stia dimenticando quanto avviene nell’economia privata, dove assistiamo a un rallentamento congiunturale, con molte persone che restano senza lavoro. Il Cantone è chiamato a destinare sempre più risorse per rispondere alle esigenze di chi non è in grado di rientrare nel mondo del lavoro e per i casi d’assistenza. Mi chiedo quindi se questa lettura fortemente ideologica è quella che alcuni insegnanti trasmettono anche agli allievi».

Ritiene quindi che questo tipo di protesta non possa essere giustificato?
«Anch’io ho avuto funzionari dei miei settori poco contenti. Non è mai bello bloccare degli scatti salariali automatici. Quello che fa più male è che durante gli incontri con le associazioni del personale e i sindacati abbiamo subito chiarito che la nuova scala salariale dei dipendenti porterà a un miglioramento. E il fatto che questo non venga ripreso nelle riflessioni dei docenti può voler dire due cose: o i sindacati non parlano con i propri rappresentanti nella scuola, oppure volutamente si sottacciono le migliorie in arrivo per distogliere l’attenzione dagli obiettivi che non sono stati in grado di raggiungere in questi anni».

Come si spiega questi attriti tra base e direzione del DECS?
«I mal di pancia ci saranno sempre. A mio modo di vedere molto si gioca nel rapporto di lealtà che si riesce a creare in anticipo tra dirigenza e collaboratori. Non sempre il capo del Dipartimento porta buone notizie: io stesso ho tenuto delle serate alla fine dello scorso anno con le associazioni del personale di polizia durante le quali mi è stato impossibile garantire che nel 2016 sarebbe stato tutto rose e fiori».

Nell’intervista di ieri al Corriere del Ticino, Bertoli pare porre un aut aut al Governo. Prima di esprimersi sull’iniziativa in votazione il 5 giugno, attende di vedere se ci saranno le risorse per il progetto «La scuola che verrà». I soldi ci sono o no?
«Prima di tutto il progetto “La scuola che verrà” è in fase di definizione e quindi il relativo fabbisogno finanziario non è ancora noto. Sappiamo che è emersa una certa opposizione nel mondo della scuola e perciò siamo coscienti che una riforma di questo tipo potrebbe necessitare di tempi più lunghi. Come avviene per tutti i nuovi compiti, il Governo dovrà trovare una sua convergenza, oltre a elaborare misure volte a compensarli. D’altra parte lo ha fatto pure il sottoscritto quando ha rivisto gli effettivi della polizia o delle strutture carcerarie. Se il progetto sarà valido si troveranno i dovuti margini d’azione, ma lo stesso discorso sarà necessario per l’applicazione della Riforma III delle imprese, gli investimenti legati alla mobilità o ancora la socialità. Ogni Dipartimento, in effetti, sarà confrontato con nuovi compiti. Non è però corretto chi fa confronti interdipartimentali, e ciò alla luce delle importanti riforme che il Cantone è chiamato a portare avanti con delle risorse limitate».

Insomma, vi sono o no dei settori da considerare come zona franca?
«Non parlerei di zone franche. Anche perché se guardiamo ad esempio i dati PISA c’è la necessità di rafforzare la formazione scolastica di base in Ticino. I nostri giovani devono confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più globale e il fatto che nel nostro Cantone vi siano 7.000 persone iscritte agli Uffici di collocamento e 6.700 circa in assistenza è da ricondurre a una componente sociale, ma anche di carattere formativo. E se per mantenere un certo livello di competitività tra la manodopera locale c’è bisogno di fondamenta più solide nella scuola dell’obbligo non posso che essere d’accordo».

Anche lei ha dei settori da dichiarare alla stregua di un terreno minato?
«L’importante è che ognuno presenti delle misure che raggiungano gli obiettivi finanziari prefissati. Poi ogni Dipartimento è libero di definire internamente le priorità d’intervento. Se invece qualcuno non dovesse fare i compiti in modo corretto, evidentemente interverrebbe il Governo. Per fortuna non sembra essere il caso».

Per quanto riguarda le Istituzioni può già indicare gli ambiti dove probabilmente si andrà a risparmiare?
«Nel mio ambito, un po’ come avviene per il DECS, il peso finanziario più importante è generato dai costi del personale. Le misure di risparmio andranno dunque in questa direzione, nell’ottica soprattutto di ottimizzare le diverse organizzazioni e l’utilizzo delle risorse a disposizione. E penso a quei settori dove, grazie alla tecnica che può essere di supporto al lavoro amministrativo, c’è un certo margine di manovra».

Il suo anno di presidenza volge al termine. Tra casellario, accordi fiscali contestati e corsa al Consiglio federale, qual è il suo bilancio?
«Visto che in questi giorni l’hockey è d’attualità, uso una metafora sportiva: pur essendo solo il primo della legislatura è stato un anno simile a una partita di playoff. Il gioco è stato intenso, ma soprattutto siamo riusciti a creare lo spirito di squadra che auspicavo, al di là di visioni differenti e di qualche inevitabile screzio all’interno del collegio governativo. Non è infatti possibile spegnere quel dibattito necessario sulle priorità d’intervento da fissare. Ad assorbirci maggiormente in questi mesi, senza tuttavia impedirci di fare politica e di essere progettuali, è stata inevitabilmente la manovra per riequilibrare le finanze. Sono convinto che questa unità d’intenti possa perdurare anche una volta presentate le diverse misure di risparmio: se penso ad esempio al rischio di strappo annunciato da Bertoli all’ultimo Congresso socialista, noto che al momento non si è affatto concretizzato. E poi con questa intervista in fondo mi espongo dalla parte di Manuele, a dimostrazione che il Governo è concorde nel difendere i provvedimenti collegiali e che nessun consigliere di Stato dev’essere lasciato solo se attaccato. Quanto avverrà in Parlamento, però, potrebbe essere un’altra storia».

Berna è lontana. Per lavorarci

Berna è lontana. Per lavorarci

Da la Regione del 16 marzo 2016
La Svizzera romanda fa lobbying per il futuro direttore federale dell’Ufcl, e il Ticino?

Non è cosa per ticinesi, magari accasati con figli. C’è Mauro Dell’Ambrogio, segretario di Stato per la formazione, ricerca e innovazione del Dipartimento federale dell’economia, rappresentante più significativo a Berna di un Ticino poco avvezzo ai traslochi professionali. E c’è anche Nicoletta Mariolini, delegata federale al plurilinguismo. Poi poc’altro. Lavorare a Berna, per chi abita nella Svizzera italiana, non è scontato. Vuoi perché c’è poco spazio e vuoi perché già quel poco fatica ad essere occupato (per mancanza di profili professionali disponibili). «La questione si poneva già ai tempi in cui ero consigliere nazionale [nel 2010, ndr]» ci dice Norman Gobbi , presidente del Consiglio di Stato, da noi contattato per commentare la discesa in campo della ‘Conferenza dei governi della Svizzera occidentale’ che rivendica la poltrona della direzione dell’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (Ufcl). Un settore, quest’ultimo, che gestisce gli appalti pubblici federali e non sono proprio noccioline. Di più. In passato il Ticino aveva rivendicato l’uso della lingua italiana nella pubblicazione, appunto, dei mandati pubblici. Cosa che si è poi risolta. Resta il fatto che l’Ufficio federale in questione – oggi diretto da Gustave Marchand, d’origine tedesca contrariamente a quanto potrebbe indurre a credere il nome (osserva ‘Le Temps’, ieri in edicola) – nel solo 2014 ha distribuito qualcosa come 5,5 miliardi di franchi nel settore delle costruzioni e materiale militare. Marchand andrà in pensione a fine novembre, come scrive il quotidiano romando, e dunque l’occasione è ghiotta per le rivendicazioni dei Cantoni latini. Meglio, romandi.

«In queste circostanze noi ci muoviamo per conto nostro, anche perché la solidarietà latina spesso si ferma al francese…» commenta Gobbi a proposito di alleanze trasversali per occupare un posto là dove l’Amministrazione federale pesa. «In passato, come deputazione ticinese alle Camere, ci capitava d’incontrare sovente l’allora capa del personale federale e la presenza ticinese era un tema ricorrente. Poi va detto – aggiunge il presidente del governo – che in alcuni settori, vedi la cancelleria, siamo ben rappresentati, mentre in altri, come l’esercito, siamo sotto la media». Ai romandi resta il vantaggio della vicinanza geografica con Berna. Per chi abita a Friborgo o Neuchâtel, recarsi a lavorare nella capitale è cosa facile; tre quarti d’ora in treno. Non è complicato nemmeno da Zurigo o San Gallo. I mezzi pubblici sono veloci e puntuali. Altra cosa per i ticinesi, ostacoli linguistici a parte. Per quanto non si demorde, là dove è fattibile. Tornando alla questione degli appalti federali, un passo avanti è stato fatto con l’introduzione dell’italiano nei capitolati. Poi, è risaputo, coltivare le giuste ‘sensibilità’ per le minoranze linguistiche è un lavoro lungo e paziente. Una lobbying perpetua.

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Da Ticinonews.ch del 16 marzo 2016
Il rappresentante a Milano della Confederazione ha incontrato il Governo ticinese

Oggi a Bellinzona il Consiglio di stato ticinese ha ricevuto la visita di cortesia da parte del Console generale di Svizzera a Milano.
Felix Baumann ha incontrato Gobbi e colleghi già durante la mattinata. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti d’attualità.

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la seconda seduta del 2016 – la 38. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione ha consentito in particolare di proseguire la discussione sulla manovra finanziaria cantonale di rientro per il periodo 2017/2019.

La Piattaforma ha preso atto favorevolmente delle conclusioni del Gruppo tecnico misto, incaricato di studiare le possibili misure per compensare i benefici che la manovra cantonale indurrà sui conti dei Comuni, a partire dal 1. gennaio 2017. L’obiettivo di fondo è di garantire la neutralità finanziaria della manovra per l’insieme degli enti locali e di semplificare i flussi finanziari, secondo lo spirito della riforma istituzionale «Ticino 2020».

Le conclusioni del Gruppo di lavoro indicano che la combinazione delle diverse misure produce un impatto equilibrato ed equo sugli enti locali. Il Consiglio di Stato ha confermato che le misure dettagliate previste nell’ambito della manovra di risanamento 2017/2019 saranno presentate alla Piattaforma dopo le elezioni comunali.

La Piattaforma è stata informata anche sullo stato della revisione legislativa in materia di municipalizzazione dei servizi pubblici. La proposta scaturita dal Gruppo di lavoro tecnico prevede l’abolizione dell’attuale legge e l’incorporazione delle sue indicazioni in altre
normative di livello cantonale. La consultazione è aperta a Comuni e aziende interessate, e durerà fino al 15 settembre 2016.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per venerdì 15 aprile.

Presidenti in grigioverde

Presidenti in grigioverde

Il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Una particolarità tutta svizzera. Due presidenti di Governo cantonali, il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb, si sono incontrati in grigioverde ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Dall’incontro al selfie d’ordinanza con sorriso, il passo è stato breve. Ed il post della foto su Twitter è stato immediato. Hashtag: “Solo in #CH”.

joe.p.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Presidenti-in-grigioverde-7019537.html

Convenzioni di polizia quasi a tetto

da la Regione del 10 marzo 2016

Se all’inizio dello scorso settembre erano una settantina, oggi sono 108 i Comuni che hanno ottenuto l’OK del Consiglio di Stato alle convenzioni che traducono in realtà la nuova legge.

Se all’inizio dello scorso settembre erano una settantina, oggi sono più di cento: 108 per la precisione. Tanti sono i Comuni che hanno ottenuto l’ok del Consiglio di Stato alle loro convenzioni stipulate in esecuzione delle disposizioni della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polcomunali. Secondo quest’ultima, gli enti locali che non hanno un Corpo di polizia ‘strutturato’ (minimo cinque agenti più il comandante) devono stringere una convenzione con il Comune polo della regione di Polizia comunale alla quale appartengono. Oppure, sempre all’interno della regione, con il Comune che dispone di una polizia strutturata. Questo nel rispetto di un principio introdotto dalla LcPol: tutti i Comuni contribuiscono al finanziamento dei costi legati alla sicurezza. Una volta approvati dai legislativi comunali interessati, gli accordi finiscono sotto la lente della Sezione enti locali (Sel), che li sottopone poi al governo per la ratifica. Ebbene, segnala il Dipartimento istituzioni in una nota, “attualmente sono 108” i Comuni le cui convenzioni hanno ricevuto dal Consiglio di Stato luce verde. “Due” Comuni sono in attesa della ratifica: si tratta, stando a nostre informazioni, di Rovio e Arbedo-Castione. Per quanto riguarda il primo, la convenzione è con Mendrisio. Nel caso di Arbedo-Castione, l’accordo è con Bellinzona. All’appello manca “un solo Comune”, il quale, fa sapere il Dipartimento, “deve ancora portare a termine la procedura”. Il Comune in questione è Moleno.

L’operazione convenzioni sta dunque per concludersi. Anche perché, ricorda il Dipartimento con riferimento ai Comuni della Verzasca, “dopo l’annullamento da parte del Tribunale federale del decreto legislativo di aggregazione”, nel dicembre 2015 la Sel “ha ratificato l’accordo transitorio di collaborazione” fra il Corpo di polizia strutturata del Piano, con sede a Gordola, e i Comuni di “Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno e Vogorno”. In merito alle Tre Valli, il Dipartimento rammenta che il Municipio di Biasca “ha licenziato il messaggio relativo alla convenzione con il Cantone concernente le modalità di collaborazione e di conduzione del posto di polizia misto”, dove operano insieme agenti della Polcantonale e agenti comunali.