Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Le priorità politiche e finanziarie del Cantone per il periodo 2015/2019 sono state discusse dal Consiglio di Stato nella tradizionale seduta extra muros di inizio Legislatura, che – fra la giornata di ieri e quella odierna – ha visto il Governo ticinese trasferirsi in Vallemaggia.

La seduta straordinaria – organizzata a Coglio, frazione del Comune di Maggia – ha permesso al Consiglio di Stato di approfondire i principali temi politici e finanziari che occuperanno il centro dell’attenzione di Governo, Parlamento e cittadinanza durante i prossimi quattro anni.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto preso atto dei dati di preconsuntivo per il 2015 (vedi comunicato stampa separato) e discusso il Preventivo 2016 del Cantone. La situazione finanziaria dello Stato desta forte preoccupazione, poiché allo stato attuale è necessaria una manovra di rientro finanziario per almeno 135 milioni di franchi, in modo da mantenere il disavanzo al di sotto della soglia dei 90 milioni di franchi. Per raggiungere questo obiettivo, oltre a operare sull’affinamento dei dati oggi disponibili, sarà necessario procedere prioritariamente con interventi sulla spesa e con misure che toccheranno anche le entrate dello Stato. Non è comunque intenzione del Governo fare capo a un aumento del coefficiente d’imposta.

Il Consiglio di Stato ha quindi fissato i seguenti obiettivi finanziari di Legislatura:

  • Anno 2016: disavanzo massimo di 90 milioni di franchi
  • Anno 2017: disavanzo massimo di 45 milioni di franchi
  • Anno 2018: pareggio dei conti

Per raggiungere questi obiettivi, è richiesta una chiara, forte e coraggiosa assunzione di responsabilità collettiva attorno al tema del risanamento finanziario. Responsabilità che spetta primariamente all’Esecutivo cantonale, ma che deve estendersi anche al Parlamento e a tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – hanno un’influenza sulle finanze cantonali: enti parastatali, Comuni, beneficiari di aiuti pubblici e, ovviamente, l’intera cittadinanza. La difficile situazione finanziaria del Canton Ticino sarà affrontata con successo unicamente se tutti gli attori interessati opereranno con l’obiettivo primario del risanamento.

Il Governo ha quindi condiviso i temi strategici sui quali intende orientare il proprio lavoro durante la Legislatura 2015/2019, individuando gli orientamenti di fondo che verranno perseguiti – con uno sforzo collettivo e coordinato – in cinque aree di intervento.

Risorse, sostenibilità finanziaria, governance e relazioni esterne

L’obiettivo è di impostare una politica finanziaria equilibrata – nell’ottica di un pareggio strutturale dei conti entro fine Legislatura – che consenta il rilancio del tessuto economico ticinese e un rinnovamento nella gestione della cosa pubblica, con il rafforzamento della gestione per obiettivi e la diffusione delle forme di e-Government, così da facilitare il contatto fra i cittadini e lo Stato. A livello istituzionale, andranno portate a compimento la riorganizzazione dei rapporti fra Cantone e Comuni – delineata dal progetto Ticino 2020 – e fra Governo e Parlamento, oltre a un rilancio dei rapporti fra i partiti di Governo, attraverso nuove forme di dialogo e condivisione. Nel settore delle relazioni esterne, il Cantone dovrà consolidare la propria presenza negli organismi intercantonali e proseguire nello sforzo già avviato per rendere più note a livello federale le peculiarità e le difficoltà del Ticino nell’attuale contesto economico internazionale.

Formazione, lavoro e sviluppo economico

Nell’ambito formativo l’idea è di migliorare le collaborazioni nel settore postobbligatorio, professionale e liceale; a livello accademico, sarà cruciale portare a compimento il progetto di facoltà universitaria di biomedicina. Il Consiglio di Stato intende anche migliorare le forme di collaborazione interdipartimentale volte a un migliore scambio di informazioni su offerta di posti di lavoro in azienda e personale indigeno disponibile. In questo senso, l’intenzione è di rafforzare la collaborazione fra gli Uffici regionali di collocamento e il settore della formazione professionale. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, il Governo intende impegnarsi anzitutto per garantire l’occupazione ai residenti e prestare attenzione alla qualità degli impieghi offerti sul territorio: ciò passerà anche dall’adozione di misure a tutela dei salari, come la sensibilizzazione all’utilizzo dei contratti collettivi di lavoro e l’adozione diretta dei contratti normali di lavoro, laddove necessario. Accanto a queste misure, proseguirà l’attenzione nella lotta agli abusi. Di particolare importanza saranno anche la concretizzazione della Riforma III dell’imposizione delle imprese. Il Governo ha deciso a questo proposito di orientarsi sull’ipotesi, che sarà ora perfezionata, di un’aliquota di imposizione degli utili del capitale che potrebbe oscillare fra il 6,5 e il 7%. Questo, con l’obiettivo di consolidare l’attuale provento degli introiti fiscali delle persone giuridiche.
Popolazione e flussi migratori

In primo piano per il Cantone sarà nei prossimi mesi il dibattito sull’attuazione del nuovo articolo 121a della Costituzione, con l’obiettivo di vedere riconosciute le esigenze particolari del Ticino. Dovranno inoltre proseguire gli sforzi nel controllo dell’immigrazione e nell’accompagnamento alle procedure di accoglienza per richiedenti l’asilo. Nell’ambito della sicurezza andrà rafforzato il concetto di Ticino sicuro e accogliente, con particolare attenzione a nuovi fenomeni di criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato ha infine espresso la volontà di lavorare per rafforzare l’identità cantonale ed evitare il rischio di una perdita del patrimonio culturale ticinese.

Mobilità, ambiente, energia

Il quadriennio appena iniziato vedrà concretizzarsi il concetto di Città-Ticino, stimolato dal completamento della galleria di base del Monte Ceneri: saranno quindi fondamentale una pianificazione territoriale attenta a livello di contenuti, sia nei comparti abitativi che in quelli produttivi, con l’obiettivi per questi ultimi di coordinare lo sviluppo economico e quello territoriale in modo sostenibile, grazie anche all’adozione di strumenti di marketing territoriale. Mobilità e gestione del traffico continueranno a essere al centro dell’attenzione, a cominciare dalla concretizzazione della tassa di collegamento e dal sostegno al trasporto pubblico e alle soluzioni di mobilità aziendale. Occorrerà infine individuare soluzioni adeguate al Ticino nei dossier federali legati alle case secondarie e agli edifici fuori zona. In ambito energetico, proseguiranno il lavoro di coordinamento fra gli attori del mercato elettrico ticinese e il lavoro in vista del recupero delle risorse idroelettriche del Cantone, oltre a quello per la ricerca di una soluzione soddisfacente nell’ambito dei canoni d’acqua.

Bisogni sociosanitari e sfide demografiche

La sfida principale sarà costituita dal contenimento della spesa pubblica nel settore sociosanitario, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione e alla bassa natalità. L’assistenza alla popolazione anziana e l’integrazione nel mondo del lavoro – con misure favorevoli alla conciliabilità della vita professionale con quella familiare – figureranno fra i principali campi di interesse per il Governo.
A conclusione di questo primo confronto sulle priorità strategiche per il futuro del Cantone, il Consiglio di Stato intende sottolineare che i prossimi quattro anni porteranno al Ticino profondi cambiamenti e sfide di particolare complessità. Per affrontare questo passaggio storico e cogliere le opportunità che presenta, a cominciare dall’apertura della galleria di base del San Gottardo, il Governo è dell’opinione che la politica debba riscoprire un modello di lavoro basato sulla concertazione e la condivisione degli obiettivi prioritari.

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha indetto nel pomeriggio di mercoledì un incontro a Morbio Superiore, al quale hanno partecipato i funzionari dirigenti del Dipartimento. L’incontro ha offerto l’occasione per evidenziare gli obiettivi del Dipartimento nella legislatura appena iniziata. Norman Gobbi ha posto l’accento sull’importanza di continuare a garantire la protezione di persone e beni nel nostro Cantone, proseguendo in parallelo con le misure volte a rafforzare i controlli in ambito migratorio. Centrale è anche la necessità di offrire opportunità d’impiego a giovani e over-50, nel quadro della disponibilità finanziaria dello Stato, che deve seguire l’aumento della competitività del Ticino attraverso un rapporto snello e non burocratico tra cittadino/impresa e Stato. La difesa dei valori e della cultura locali sono altri obiettivi a cui il Dipartimento deve mirare, anche nel contesto delle relazioni sovra-cantonali in cui le Istituzioni sono molto attive.

L’accento è stato messo pure sul consolidamento dei cantieri avviati dal Dipartimento nel quadriennio 2011-2015, come ad esempio la riforma denominata “Giustizia2018”, la ridefinizione dei compiti e dei flussi finanziari Cantone-Comuni e il progetto relativo alla Polizia cantonale “Visione 2019”, che persegue lo scopo di promuovere gli adeguamenti necessari per assicurare un alto grado di sicurezza nel Cantone.

I funzionari dirigenti sono stati poi sensibilizzati sull’importanza che assume la gestione delle conoscenze acquisite all’interno Dipartimento. Conoscenze che, alfine di essere salvaguardate e valorizzate, devono essere condivise e trasmesse anche ai nuovi collaboratori, in modo da mantenere una qualità dei servizi elevata, che permetta di preparare gli avvicendamenti – in particolare tra i funzionari dirigenti – in maniera agevole e senza perdita di ritmo lavorativo. Infatti, nel quadriennio in corso quasi la metà dei funzionari dirigenti raggiungerà la soglia dei sessant’anni.

Il pomeriggio è stato coronato da una competizione di tiro sportivo, con la gara alla pistola e al fucile nell’ambito del Tiro federale in campagna svoltasi presso lo Stand di tiro Rovagina. I funzionari dirigenti, sotto la conduzione dei Liberi Tiratori Chiasso e de La Balernitana, si sono cimentati – con ottimi risultati – nel programma del Tiro federale in campagna, che per il grande pubblico si terrà dal 5 al 7 giugno in tutti i poligoni svizzeri e ticinesi. Vincitore della competizione in combinata è stato il capitano Giovanni Capoferri, migliore individuale alla pistola, mentre i migliori al fucile sono stati Athos Solcà e Norman Gobbi.

Il Governo in seduta extra muros in Vallemaggia

Il Governo in seduta extra muros in Vallemaggia

Dal Corriere del Ticino l Una seduta extra muros a Coglio, in Vallemaggia. È in questa località che il Consiglio di Stato si ritirerà per l’importante riunione d’inizio legislatura (il presidente Norman Gobbi lo aveva anticipato che sarebbe stato in un sito periferico). La seduta «allungata», fuori dalle riunioni ordinarie che si tengono a Palazzo il mercoledì, è ormai una consuetudine d’inizio legislatura. Nel 2007 Il Consiglio di Stato si era riunito al Monte Verità, quattro anni fa invece la regione scelta era stata il Mendrisiotto, l’hôtel Serpiano per la precisione. Come detto, il 10 e l’11 giugno (dopo aver cambiato data due volte, una per i tempi troppo ristretti, l’altra per il sovrapporsi con i lavori del Gran Consiglio) il Governo andrà dunque a Coglio per discutere e tracciare la rotta per questi quattro anni di legislatura. E non è escluso che sul tavolo il direttore del Territorio Claudio Zali porti la sua idea di rivedere i dipartimenti in un’ottica di maggior efficacia.

0303(Foto Maffi)

Una giustizia in evoluzione

Una giustizia in evoluzione

E’ con piacere che porto a tutti voi il mio personale saluto e quello del Consiglio di Stato in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2015/2016. Saluto molto cordialmente gli stimati membri delle Autorità giudiziarie, i funzionari dell’Amministrazione pubblica, i rappresentanti del Consiglio della Magistratura, della Commissione per la formazione permanente dei giuristi organizzatrice di questa giornata, gli avvocati, i pubblici notai, i collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura, i giornalisti e tutti i presenti.

Saluto quindi in particolare, e ringrazio per il suo prezioso e competente operato a favore della giustizia ticinese da oltre 20 anni, la giudice Emanuela Epiney-Colombo, che nel corso dell’autunno beneficerà della pensione. La giudice Epiney-Colombo – lo ricordo e anche per questo esprimo la mia gratitudine – oltre al quotidiano lavoro presso il Tribunale di appello, ha messo a disposizione le sue competenze a favore dei cittadini, allestendo numerose pubblicazioni in materia di diritto di famiglia. Formulo quindi alla giudice Epiney- Colombo i miei più sentiti auguri per il futuro.

Non sono mancati nel corso dell’anno anche alcuni avvicendamenti e nuove nomine di Magistrati. Rinnovo il benvenuto alle due nuove procuratrici pubbliche Pamela Pedretti e Roberta Arnold, elette lo scorso anno dal Parlamento, formulando loro i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente. Auguri che vanno estesi anche ai nuovi 16 giudici supplenti del Tribunale di appello nominati negli scorsi mesi, come pure ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso dell’ultimo anno, ai nuovi membri del Consiglio della Magistratura e della Commissione di ricorso sulla magistratura, avv. Luca Beretta Piccoli, rispettivamente avv. Alfio Mazzola, quest’ultimo in sostituzione dell’avv. Renzo Respini che ringrazio parimenti del suo operato.

Un pensiero riconoscente lo esprimo ricordando Eros Ratti, scomparso lo scorso aprile; noto costituzionalista ticinese, già giudice di pace del Circolo del Gambarogno, capo dell’allora Ispettorato dei Comuni, oggi Sezione degli Enti locali e autore di diversi testi divulgativi, tra il quale il più completo manuale di diritto elvetico dei Comuni. A lui vada la nostra gratitudine per l’importante impegno a favore della comunità.

Gli avvicendamenti in seno al corpo della Magistratura ticinese evidenziano come tutto sia mutevole e in continua evoluzione. Proprio perché viviamo in una società sempre più “liquida”, come sostenuto dal sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, l’acqua per natura stessa non è mai ferma, poiché diverrebbe stagnante. Sappiamo tutti per esperienza diretta che l’acqua stagnante inizialmente è ricca di vita, ma poi questa vitalità, se non rigenerata, viene a decadere. Per questo ho sempre inteso la vita e le sue sfide come ruscelli e torrenti, che in un modo o nell’altro trovano la loro via, secondo il principio dell’acqua che scorre. E la Magistratura non fa difetto da questi concetti: talvolta scende velocemente a valle, talvolta si ferma in laghetti, ma non può mai arrestarsi nel suo evolvere e nel trovare la sua via di evoluzione.

L’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Gli ultimi dodici mesi sono stati molto intensi per la giustizia ticinese: come avevo già avuto modo di illustrarvi lo scorso anno, il progetto Giustizia 2018 procede a grandi passi. Li ripercorro con voi, rammentandovi che con Giustizia 2018, il Dipartimento delle istituzioni si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini che chiedono sì, la resa di una giustizia “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

Dopo il gruppo di lavoro sull’organizzazione delle preture nel febbraio 2014, nei mesi successivi anche gli altri tre gruppi di lavoro sulle giudicature di pace, sulle competenze in materia di contravvenzioni e sul Tribunale di appello hanno presentato i loro rapporti all’attenzione del Governo.

Nel contesto di Giustizia 2018, il 23 dicembre dello scorso anno il Consiglio di Stato ha quindi licenziato il primo messaggio connesso al progetto, presentando il proprio rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e alcune proposte legislative per la riorganizzazione del settore. Questo tema – molto importante – sarà il primo a dover essere affrontato ed esaminato dal Gran Consiglio nei prossimi mesi. Dalla decisione di principio del Parlamento, che dovrebbe confermare il passaggio da modello amministrativo a modello giudiziario delle autorità di protezione, come già deciso, deriverà la nuova organizzazione delle preture. Indipendentemente dall’impostazione adottata, la riforma avrà implicazioni finanziarie rilevanti sia per il Cantone sia per i Comuni. In questa fase, in collaborazione con i Comuni e mediante la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni stiamo raccogliendo i dati sui costi attuali del diritto di protezione a carico dell’ente pubblico.

Il Consiglio di Stato ha nel frattempo incaricato il Dipartimento delle istituzioni di preparare un messaggio che concretizza le proposte del gruppo di lavoro sulle giudicature di pace: tra le proposte principali figurano la ridefinizione dei comprensori delle giudicature in modo da avere dei comprensori omogenei per dimensioni, con conseguente diminuzione del numero delle giudicature e dei giudici di pace, la rielaborazione del sistema di retribuzione e il rafforzamento ulteriore della formazione. Il Governo, seguendo quanto proposto dal gruppo di lavoro, intende confermare le competenze giudiziarie attuali del giudice di pace e mantenere l’elezione popolare del giudice di pace.

Il Dipartimento delle istituzioni è inoltre stato incaricato di approfondire dal profilo finanziario, logistico e del personale la proposta formulata dal gruppo di lavoro denominato “Competenze in materia di contravvenzioni”. Ricordo che questo gruppo di lavoro ha proposto di riunire in un’unica autorità penale delle contravvenzioni, le competenze di perseguimento delle contravvenzioni attualmente distribuite tra diversi uffici cantonali e il Ministero pubblico. In questi giorni il Dipartimento sta quindi costituendo un nuovo gremio che si occuperà dei necessari approfondimenti.

Infine, riguardo all’ultimo gruppo di lavoro, quello sul Tribunale di appello e la sua organizzazione, il Consiglio di Stato, preso atto delle proposte formulate, soprattutto quella di passare da un sistema di autonomia finanziaria e amministrativa a tutte le autorità giudiziarie, ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a sottoporre alle autorità giudiziarie una proposta di autonomia gestionale e amministrativa. La consultazione prenderà avvio nei prossimi mesi e permetterà anche di sensibilizzare la Magistratura sui costi e i ricavi dell’apparato giudiziario cantonale, che come già indicatovi lo scorso anno, con particolare riferimento ai costi, oggi si attestano a oltre 60 milioni l’anno e non accennano a diminuire. La consultazione, terrà altresì conto delle problematiche sorte a seguito della modifica legislativa che ha introdotto la competenza delle Magistrature permanenti quali autorità di nomina del personale. Ricordo a tal riguardo, che la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti dispone che le autorità giudiziarie, nell’esercizio delle loro competenze di autorità di nomina, devono in ogni caso attenersi ai regolamenti e alle direttive sulla gestione del personale emanati dal Consiglio di Stato. A titolo di esempio, segnalo che le richieste di avanzamenti di carriera dei funzionari attivi nel potere giudiziario, non possono essere accettate, visto la decisione di blocco presa dal Governo.

Nel gennaio di quest’anno, il Consiglio di Stato, determinando il prosieguo del progetto Giustizia 2018, ha deciso l’istituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro che negli scorsi mesi hanno cominciato l’attività. Il primo gruppo di lavoro prevede la riorganizzazione del Ministero pubblico, compresa tra l’altro, ma non solo, dell’esame degli strumenti di conduzione nonché dell’introduzione di un sistema di carriera. Il secondo concerne l’organizzazione della nuova futura prima istanza penale che riunirà Pretura penale e Tribunale penale cantonale. Il terzo gruppo di lavoro si sta occupando di rivedere totalmente la legge sugli onorari dei magistrati, per adeguarla alla situazione attuale e agli aggiornamenti della legislazione intervenuti nel corso degli anni in materia di pubblico impiego sia a livello cantonale che federale.

I gruppi di lavoro si stanno quindi confrontando, con la più ampia libertà, con temi quali l’introduzione di un sistema rivolto ai magistrati di definizione degli obiettivi quantitativi e qualitativi da raggiungere annualmente, pena, per esempio, il rifiuto di esercitare un’attività accessoria o persino, in casi gravi, la revoca della nomina. Oppure ancora, l’introduzione di un periodo di prova dei magistrati, o ancora la reintroduzione di una carriera retributiva, con conseguente revisione dei salari così come oggi determinati. Altro tema oggetto di riflessione è l’esercizio a tempo parziale dell’attività di magistrato, ciò che favorirebbe in particolare la presenza femminile tra i magistrati. Ricordo per finire, anche l’interessante idea provocatoria lanciata da un professore all’Università di Ginevra, Thierry Tanquerel, di istituire un Consiglio superiore della Magistratura intercantonale quale organo indipendente di sorveglianza sui magistrati. Tutte questioni, quelle che vi ho appena indicato, che ancora una volta evidenziano la continua evoluzione della giustizia proprio perché non possiamo permetterci, gettando l’occhio ad altre realtà cantonali e a quella federale, di avere un’amministrazione della giustizia che sia simile ad uno specchio d’acqua ferma, immobile o persino gelata.

Nell’ambito del progetto Giustizia 2018 vi sono anche aspetti che possono essere considerati per certi versi minori perché toccano un numero ridotto di persone e riguardano un numero modesto di procedure. Giustizia 2018 persegue l’obiettivo di semplificare le procedure laddove possibile e di migliorare l’efficienza dell’apparato giudiziario in tutti i suoi aspetti e quindi anche in campi limitati. In questo ambito rientra il messaggio licenziato il 25 febbraio 2015 dal Consiglio di Stato per trasferire al Tribunale cantonale amministrativo le competenze attualmente esercitate dalla Commissione cantonale di ricorso in materia di LAFE.

Nei mesi scorsi, visto l’interesse suscitato da questo importante progetto che ha preso avvio ormai quattro anni fa e l’esigenza quindi di permettere a tutti i cittadini, ma anche agli addetti ai lavori, di seguire costantemente l’evoluzione della riforma, è anche stato attivato un sito internet specifico: www.ti.ch/G2018. Qui è possibile consultare tutti rapporti dei gruppi di lavoro e accedere ad altri documenti riguardanti il progetto. Vista la portata del tema, reputo importante garantire la trasparenza, così da permettere a tutte le persone interessate l’accesso agevole alle informazioni. Giustizia 2018 è un cantiere importante per il nostro Cantone. Un progetto che favorisce il confronto e la riflessione, la nascita, il rilancio e il consolidamento di nuove idee, volte a favorire l’operato del potere giudiziario in favore dei cittadini.

Considerata la grande riorganizzazione in corso dell’assetto della giustizia ticinese, non potevamo sottovalutare o tralasciare la situazione logistica generale della giustizia ticinese. Per questo motivo, ci siamo mossi su più fronti per trovare una sistemazione logistica adeguata e soddisfacente a tutte le autorità giudiziarie ticinesi. Innanzitutto il Dipartimento ha identificato una serie di indirizzi logistici, condivisi anche dal Consiglio di Stato, per garantire appropriate sedi per la Magistratura ticinese e per pianificare le sedi delle autorità giudiziarie. In questo senso si intende: centralizzare le competenze per il perseguimento penale e le prime istanze penali a Bellinzona; mantenere sul territorio i Tribunali distrettuali; raggruppare il Tribunale d’appello in una sola sede; distaccare la sede del Consiglio della Magistratura.

Per concretizzare questi obiettivi è stato quindi dapprima necessario aggiornare i contenuti e adeguare i crediti di progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona da 2,9 Mio a 3,8 Mio di franchi. Grazie a questo adeguamento approvato dal Parlamento, si potrà insediare nello stabile del Pretorio di Bellinzona il Tribunale penale cantonale, confermando così la volontà di concentrare nella capitale un comparto interamente dedicato alle prime istanze penali cantonali e l’integrazione degli spazi per i previsti futuri mutamenti delle competenze delle Preture civili. La pianificazione prevede che nel 2016 sarà presentato il messaggio per la richiesta dei crediti di costruzione.
Nel caso del Palazzo di giustizia a Lugano, invece, per quanto concerne la magistratura, è stato richiesto lo scorso aprile al Parlamento un credito supplementare di 3.7 mio di franchi per la progettazione del risanamento edile, impiantistico ed energetico e per la riorganizzazione logistica dell’edificio. È inoltre stata richiesta la concessione di un credito di 200’000 franchi per lo studio di fattibilità per una nuova sede esterna (provvisoria e/o definitiva) per il Tribunale d’appello e il Tribunale d’espropriazione. Non mancheranno quindi sviluppi futuri per quel che concerne gli spazi a disposizione delle autorità giudiziarie. Ricordo, infatti, che il Pretorio di Locarno dovrà essere ristrutturato e si prevede di presentare il messaggio per i crediti di progettazione in questa legislatura, in base allo stato di avanzamento della sistemazione degli spazi nel comparto luganese per ospitare la Corte di appello e di revisione penale.

Per il Tribunale d’appello, prevediamo quindi di poter presentare un messaggio, nel corso dell’autunno di quest’anno, per la sede provvisoria o definitiva. Evidentemente il mio auspicio è di poter garantire un solo trasloco e postulerò questo approccio razionale alla Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia che si occupa di programmare e pianificare la realizzazione di nuove costruzioni e di ristrutturazioni per conto dello Stato. Al momento, siamo in attesa delle valutazioni sempre da parte della Sezione della logistica sulle possibili nuove sedi del Tribunale di appello. Sarà nostra premura tenere regolarmente al corrente il Tribunale di appello, per il tramite del suo Presidente, dell’esito delle valutazioni logistiche e delle conseguenti decisioni.

Altro tema di attualità e già segnalato anche dal Consiglio della Magistratura e dal Presidente del Tribunale di appello, è la sicurezza degli stabili ospitanti le autorità giudiziarie. Alcuni interventi – come la posa di pulsanti di allarme presso le aule penali di Lugano, Mendrisio e Locarno – sono già stati compiuti. Quello che intendo promuovere è tuttavia un concetto di sicurezza coordinato. In questo senso, il Dipartimento sta collaborando anche con i servizi della Confederazione su un primo progetto che sarà quello del Pretorio di Bellinzona.

E dopo questi aspetti legati alla logistica, passo ora alla legislazione. Come noto, il 1° luglio 2015 entreranno in vigore la legge sul notariato e la legge sulla tariffa notarile. Dopo le riforme che hanno coinvolto la procedura penale, la procedura civile e la procedura amministrativa e la revisione totale della legge sull’avvocatura, la legge sul notariato è l’ultima tra quelle che toccano l’attività dei giuristi a essere totalmente rivista.

Nei prossimi anni l’attenzione sarà focalizzata sugli aspetti organizzativi delle autorità giudiziarie per rafforzare l’apparato giudiziario e migliorarne ulteriormente l’efficienza e l’efficacia. D’altronde, questo è il vero obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni si è posto nel giugno 2011 quando ha dato avvio al progetto Giustizia 2018. E quando si parla di buon funzionamento della giustizia, efficienza ed efficacia, è inevitabile notare come sia fondamentale poter assicurare un’adeguata procedura di selezione dei magistrati. Un anno fa, proprio in questa sede, il Presidente del Tribunale di appello Mauro Ermani, sul tema della nomina dei magistrati, aveva chiesto alla politica una riflessione sui noti accadimenti connessi con l’elezione di una procuratrice pubblica, suggerendo di prendere spunto dal modello per la nomina dei giudici federali, più libero da vincoli partitici. Il Consiglio di Stato, nell’attesa dell’evasione da parte del Parlamento di una mozione risalente al 2005 sul tema, ha risposto lo scorso novembre a vari atti parlamentari sempre relativi alla procedura di designazione dei magistrati dell’ordine giudiziario. Pur ritenendo di spettanza del Gran Consiglio l’approfondimento del tema, il Governo ha ribadito il suo orientamento per l’adozione di un modello analogo a quello della Confederazione, ovverosia, l’istituzione di una Commissione giudiziaria incaricata di preparare l’elezione, che si avvalga del supporto di una Commissione d’esperti indipendenti per la valutazione delle candidature proposte al Parlamento per l’elezione. Attendiamo quindi ora che il Parlamento avvii le discussioni su questo importante tema, determinante anche per il corretto funzionamento della giustizia.

Arrivo alla conclusione. Molti di Voi, signore e signori giudici e avvocati, siete stati coinvolti e siete coinvolti nei lavori di Giustizia 2018. Voglio quindi qui in conclusione esprimere un sentito ringraziamento per il Vostro contributo attivo alla causa della giustizia. Le riflessioni costruttive, rispettose e vincolate dagli interessi della collettività che avrete modo di fare, permetteranno di garantire e migliorare il nostro sistema giudiziario. Perché come l’acqua che scorre, l’amministrazione della giustizia non può arrestarsi nel suo evolvere, ma deve trovare la sua via di evoluzione. A beneficio degli operatori tutti della giustizia, ma soprattutto dei cittadini.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2015/2016
1° giugno 2015, Lugano – Palazzo dei congressi, Fa stato il discorso orale

Il presidente del Consiglio di Stato incontra il vescovo siro-ortodosso di Zahle (Libano)

Il presidente del Consiglio di Stato incontra il vescovo siro-ortodosso di Zahle (Libano)

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il segretario generale del Gran Consiglio
Gionata Buzzini hanno ricevuto oggi a Bellinzona il vescovo siro-ortodosso di Zahle (Libano),
monsignor Boulus Safa, accompagnato da una delegazione della Federazione degli Aramei
(Siriaci) in Svizzera, guidata dal presidente Melki Toprak.
Monsignor Safa – che giovedì ha partecipato a una riunione a Berna, con i rappresentanti del
Dipartimento federale degli affari esteri – ha riassunto le conseguenze che la drammatica
crisi siriana ha avuto anche sul territorio del Libano, in particolar modo nella Diocesi di Zahle.
Il massiccio afflusso di rifugiati seguito all’inizio delle operazioni militari, sin dall’inizio del
2012, ha infatti messo a dura prova le strutture di accoglienza della regione. A questo
proposito, sono stati presentati i progetti avviati dalla Diocesi, con l’obiettivo di dare alloggio
temporaneo a 300 famiglie di cristiani costretti alla fuga dalla Siria e di assicurare la
formazione scolastica dei giovani rifugiati.
Il presidente del Consiglio di Stato ha espresso anzitutto la vicinanza del Governo ticinese ai
cristiani d’Oriente, che stanno vivendo un periodo carico di sofferenza, e ha ricordato la
presenza forte e attiva della comunità siriaca-aramaica sul territorio del Cantone. A livello
concreto, è stato ribadito l’impegno costante del Dipartimento delle istituzioni per favorire i
ricongiungimenti familiari, in aiuto alle persone in fuga dalle zone di conflitto.

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

Dal Corriere del Ticino l  Il consigliere di Stato sottolinea i benefici ambientali del voto sulla modifica di legge per il finanziamento degli ecobonus per il rinnovo del parco automobilistico.

Il credito di 16 milioni a favore degli ecoincentivi, e non solo, verrà finanziato con un aumento delle imposte di circolazione. Insomma, anche questa volta toccherà al cittadino passare alla cassa…
«Ci tengo a sottolineare che prima di aumentare – temporaneamente – le imposte di circolazione si dovrà far capo al credito di 5 milioni incassati negli scorsi anni con il sistema bonus/malus, ossia secondo il principio che “chi più inquina più paga”. Solo una volta esaurite le eccedenze, già a disposizione del Cantone, e in base al successo che l’iniziativa riscuoterà, il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti».

Ma la Lega un tempo non combatteva il caro-tasse e imposte?
«Ovviamente nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. D’altra parte se il Consiglio di Stato si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento. In ogni caso saranno i ticinesi ad esprimersi in merito».

Non c’era davvero un altro modo per trovare questi ulteriori milioni?
«Ricordo che in principio il messaggio prevedeva lo stanziamento di un credito di 30 milioni. In seguito a una serie di proposte formulate dal Parlamento, il Governo ha licenziato un nuovo messaggio, dimezzando l’importo e rivedendo la strategia a favore della mobilità sostenibile, tenuto conto che l’attuale situazione delle finanze cantonali non permette di assumere nuovi oneri senza compensazioni».

Al momento 5 milioni sono già a disposizione e i restanti 11, a dipendenza delle richieste, verranno appunto finanziati con il supplemento. Voi però dite che il no delle urne farà cadere l’intero progetto. Come verranno utilizzati allora i 5 milioni già oggi a disposizione?
«La volontà, già ribadita più volte anche in passato, è quella di restituire questo importo ai cittadini. Per farlo vi sono, a mio avviso, diverse modalità che sarebbe possibile attuare tra cui ad esempio la riduzione dell’imposta (su uno o più anni) indistintamente a tutti i detentori di un veicolo oppure solo ai veicoli particolarmente efficienti».

Tra gli argomenti per votare no il prossimo 14 giugno, i referendisti fanno notare che l’imposta di circolazione ticinese è tra le più alte a livello svizzero. Cosa ribatte?
«I nostri vicini grigionesi, che sono spesso citati perché pagano in media un’imposta di circolazione meno cara dei ticinesi, beneficiano di una serie di finanziamenti da Berna, dovuti alla perequazione finanziaria, che al nostro Cantone non spettano. Grazie a questa somma possono finanziare la manutenzione e la realizzazione di infrastrutture stradali sul loro territorio. Per noi, in Ticino, la situazione è differente. Per sovvenzionare opere di questo tipo occorre trovare una fonte di finanziamento: l’imposta di circolazione che paghiamo serve anche a questo scopo. Non si può realizzare un progetto senza i fondi per finanziarlo. Nello specifico del progetto per favorire la mobilità sostenibile, saranno i cittadini ticinesi il prossimo 14 giugno ad avere l’ultima parola e a decidere sulla modalità di finanziamento».

Chi è contrario all’aggravio solleva anche perplessità sull’efficacia della promozione di veicoli ecologici, dopo le precedenti esperienze VEL. In Ticino a fine 2013 c’erano in circolazione solo 166 veicoli elettrici. Perché questa volta dovrebbe essere differente?
«I programmi VEL del passato beneficiavano di altre condizioni e sono stati realizzati in un contesto diverso. Anche la differenza di prezzo tra veicoli molto efficienti e veicoli con trazione tradizionale è diminuita ma non quanto basta per essere effettivamente concorrenziale. In quest’ottica sono stati introdotti i contributi per incentivare l’acquisto di veicoli più sostenibili dal profilo energetico e ambientale».

Tutti potranno beneficiare degli ecoincentivi, indipendentemente dal loro reddito. Non crede che al posto di andare a coprire la differenza tra i costi delle auto, serviranno invece all’acquisto con lo sconto della seconda vettura, ciò che annullerebbe di fatto gli obiettivi?
«Per migliorare l’efficacia del programma di incentivi, il Cantone ha cercato di favorire la rottamazione, cioè la messa fuori circolazione definitiva, di veicoli inquinanti. I contributi all’acquisto di veicoli molto efficienti saranno perciò definiti e modulati in modo da indurre l’acquisto di un’automobile molto efficiente in sostituzione di una tecnologicamente superata. Il beneficio in termini ambientali ed energetici sarà conseguentemente maggiore».

Perché stanziare solo due milioni su un totale di 16 a favore della mobilità aziendale, non sarebbe più opportuno accrescere questa quota per ridurre il traffico sulle strade?
«La cifra di due milioni di franchi stanziata su proposta del Dipartimento del collega Claudio Zali, può trarre in inganno. Infatti, comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale, ovvero:
– i contributi alle aziende per l’allestimento e l’attuazione di piani di mobilità aziendale, che implicano costi di consulenti esperti in materia;
– i crediti per sostenere infrastrutture e strumenti per il car pooling e il car sharing;
– gli incentivi per l’attuazione dei piani di mobilità aziendale, per esempio per l’acquisto di biciclette aziendali o la predisposizione di posteggi coperti per biciclette;
– l’importo per permettere alla comunità tariffale di offrire gli sconti sull’acquisto dell’Arcobaleno aziendale».

Quali le misure concrete che verranno messe in atto per la mobilità aziendale?
«Nel credito di 16 milioni di franchi denominato “cash-bonus” sono compresi, oltre agli incentivi per l’acquisto di veicoli particolarmente efficienti, anche gli incentivi destinati a sostenere le aziende che si dotano di veicoli aziendali per il trasporto dei propri dipendenti. Per esempio, per l’acquisto di un autobus da 40 posti con un costo nell’ordine di grandezza di 400.000 franchi è previsto un incentivo di 50.000 franchi».

“Nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. Ma se il Governo si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento”

Temporaneo
Una volta esaurite le eccedenze e in base al successo dell’iniziativa il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti
Mobilità aziendale
La cifra di due milioni può trarre in inganno. Comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale (car pooling e abbonamenti Arcobaleno)

2a conferenza RSS: la sicurezza, un compito confederale!

2a conferenza RSS: la sicurezza, un compito confederale!

Si è riunita oggi per la seconda volta a Interlaken la Conferenza della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS). All’incontro hanno preso parte 330 persone attive in ambito pubblico, politico e nell’economia privata. Nel corso della conferenza sono stati presentati i risultati dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2014 (ERSS 14) che ha avuto luogo lo scorso anno e al quale ha preso parte anche il Canton Ticino.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni nonché Presidente della Conferenza governativa degli affari militari, della protezione civile e dei pompieri (CG MPP) Norman Gobbi, ha preso parte oggi alla seconda Conferenza della Rete integrata Svizzera per la sicurezza della quale presiede la Piattaforma politica.

Nel corso della giornata sono stati presentati e discussi il rapporto conclusivo e i risultati dell’esercitazione che si è svolta a livello federale dal 3 al 21 novembre 2014. Sull’arco di tre settimane sono state simulate sul territorio nazionale alcune situazioni di crisi tra le quali una penuria prolungata di energia elettrica e una pandemia influenzale. Anche il Canton Ticino ha partecipato alla simulazione, scegliendo lo scenario relativo alla penuria di energia elettrica.

In generale, nel rapporto conclusivo pubblicato sul sito della Confederazione emerge che tutti gli attori coinvolti nell’esercitazione dello scorso autunno (Uffici federali, Cantoni, Comuni, economia privata e altri servizi coinvolti) sono in grado di affrontare e gestire le crisi in modo coordinato, anche se in questo ambito vi sono dei margini di miglioramento. In ottica futura, andranno consolidate le lezioni apprese durante l’esercitazione, così come le raccomandazioni contenute nel rapporto conclusivo ed emerse nell’incontro odierno.

In questo senso, il Consiglio federale e i Cantoni hanno deciso di rendere permanenti, al termine della fase pilota prevista per fine 2015, le strutture della RSS, le quali sono state valutate uno strumento adeguato che consente alla Confederazione e ai Cantoni di dialogare e di coordinarsi di fronte alle principali sfide legate alla sicurezza del nostro Paese, e che permette nel contempo di elaborare delle misure concrete nel rispetto delle strutture federaliste.

http://www.news.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/39578.pdf

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto dell’emanazione di quattro decreti d’accusa e due decreti d’abbandono contro altrettanti agenti di custodia impiegati presso le Strutture carcerarie per l’episodio occorso il 21 marzo scorso al Carcere giudiziario La Farera.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi tiene a ribadire il suo sostegno e la sua fiducia nell’operato di tutto il personale attivo presso le Strutture carcerarie, in particolare negli agenti di custodia che svolgono quotidianamente una mansione complessa, quanto estenuante, a tutela della dignità e della legalità dello Stato. Il comportamento assunto da alcuni agenti il marzo scorso causato dalle parecchie provocazioni di un detenuto, se confermato dall’esito della procedura penale, non può in ogni caso essere tollerato.

Correttivi volti alla gestione di questo episodio, che rimane comunque un caso isolato, come costatato dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura in visita alle Strutture carcerarie lo scorso aprile, sono stati frattanto implementati da parte del Direttore delle Strutture carcerarie Stefano Laffranchini-Deltorchio. Oltre alle misure di carattere logistico adottate (creazione di celle predisposte per prevenuti particolarmente agitati), sono state ridefinite le procedure d’intervento in caso di persone incarcerate che stanno mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui. Inoltre, è stata incrementata la formazione degli agenti di custodia sull’uso della forza e delle misure coercitive, come pure la formazione dei quadri sulla gestione dell’intervento di contenimento nel suo insieme.

Sanatorio Cantonale di Piotta e contributi forfettari a fondo perso per il progetto «NuovaValascia»

Sanatorio Cantonale di Piotta e contributi forfettari a fondo perso per il progetto «NuovaValascia»

 

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta settimanale il messaggio relativo all’alienazione del sanatorio di Piotta, il credito a fondo perso di 3 milioni di franchi nell’ambito del credito quadro per attuare misure di politica regionale cantonale complementari alla politica regionale della Confederazione e un contributo di 3 milioni di franchi del Fondo Sport-toto per il progetto «Nuova Valascia».

Il primo Messaggio concerne il trasferimento del Sanatorio Cantonale di Piotta nei beni patrimoniali dello Stato e la ratifica degli accordi di vendita del complesso alla società Ice Sport International Academy SA, promotrice del progetto per la realizzazione di uncampus per l’insegnamento ad alto livello dello sport, con particolare accento all’hockey su ghiaccio e al pattinaggio artistico.

Questa iniziativa, oltre a generare ricadute economiche importanti per la regione, permetterà di assicurare la conservazione del complesso sanatoriale quale testimonianza della storia architettonica e culturale della regione, recuperando una struttura in stato di abbandono dopo la chiusura avvenuta nel 1962.

Il secondo messaggio propone lo stanziamento di un sussidio forfettario a fondo perso di 3 milioni di franchi per il progetto «Nuova Valascia» nell’ambito del credito quadro di 13 milioni di franchi per attuare misure di politica regionale cantonale complementari alla politica economica regionale della Confederazione per il quadriennio 2012-2015 e di un contributo forfettario a fondo perso di 3 milioni di franchi del Fondo Sport-toto.

L’obiettivo del primo contributo è quello di sostenere progetti prioritari e strategici a livello regionale e/o cantonale con un rilevante indotto economico diretto (investimento finanziario e posti di lavoro) e indiretto (ricadute indotte e posti di lavoro creati nella regione funzionale sul medio termine).

L’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e Valli, nell’ambito della procedura prevista, ha presentato il progetto della società Valascia Immobiliare SA denominato «Nuova Valascia» quale progetto prioritario e strategico ai sensi delle misure di politica regionale cantonale complementari alla politica regionale della Confederazione per il quadriennio 2012-2015. Come gli altri progetti, questo è stato poi avallato dal Gruppo strategico per la politica economica regionale.

Il contributo di ulteriori 3 milioni di franchi nell’ambito del Fondo Sport-toto considera il vincolo, posto dalla Lega nazionale di hockey su ghiaccio all’HC Ambrì-Piotta, per l’ottenimento della licenza per disputare il campionato di LNA. In questo senso, s’intende consolidare e dare continuità all’importante ruolo svolto dalla società sportiva leventinese nella promozione dell’attività hockeistica (soprattutto giovanile), non solo a livello regionale, ma anche a livello cantonale e svizzero.

L’approvazione contemporanea dei due messaggi permetterà un adeguato coordinamento e faciliterà la ricerca di sinergie tra il progetto «Nuova Valascia» e l’iniziativa promossa dalla società Ice Sport International Academy SA. In questo modo sarà anche possibile considerare anticipatamente le esigenze logistiche derivanti dal progetto «SPAP Sviluppo della piana di Ambri-Piotta», un’ulteriore iniziativa a sostegno del riposizionamento dell’Alta Leventina nell’ambito della politica economica regionale.

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Il Cantone Ticino è davvero lieto di ospitare, unitamente alla Città di Lugano, questa Terza Conferenza nazionale che conclude il ciclo di conferenze previsto dal programma “Giovani e Violenza”.

La Conferenza nazionale è un momento privilegiato per riunire in un unico spazio educatori, giudici, amministratori locali, agenti di polizia, docenti, medici, operatori sociali e tutti quei professionisti confrontati con il tema della violenza che coinvolge i giovani e preoccupati per il benessere delle nuove generazioni. La Conferenza costituisce quindi un’occasione unica di approfondimento professionale, di informazione e scambio su misure di prevenzione efficaci e promettenti, ma anche di conoscenza reciproca e di messa in comune di esperienze e punti di vista. Il confronto e lo scambio tra Confederazione, Cantoni, Comuni ed enti privati costituiscono il mezzo migliore per la condivisione di “buone pratiche”, così come di analisi comprovate scientificamente e di visioni per il futuro. La vostra presenza numerosa da ogni angolo della Svizzera attesta dell’importanza che questo fenomeno riveste per la nostra Nazione e quindi della responsabilità di cui siete investiti quali professionisti del sostegno ai giovani e della prevenzione e della repressione della violenza che coinvolge i giovani. Il Paese si aspetta analisi chiare e proposte efficienti ed efficaci. Starà poi a noi politici attivarci per assicurare le risorse necessarie per la loro realizzazione.

Seppur il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani sia in leggero, ma sensibile calo, almeno negli ultimi 3-4 anni – a causa di molteplici aspetti che gli esperti presenti sapranno illustrare e motivare al meglio –, va detto che lo stesso ha acquisito a medio termine, nell’ultimo quarto di secolo, una rilevanza significativa e portatrice di gravi conseguenze per numerosi giovani e famiglie. I costi sociali della violenza che coinvolge i giovani possono essere enormi. Inoltre, è ancora troppo presto per affermare che si tratti di un’inversione di tendenza. Dobbiamo restare attenti e non farci cogliere impreparati.

La violenza di matrice ideologica, sportiva o sessuale – anche rispetto a quanto sta succedendo nel mondo – è lungi dall’essere scomparsa e non va assolutamente sottovalutata; anzi richiede di essere contenuta, e soprattutto prevenuta. Così come il fenomeno della violenza domestica – in cifre e conseguenze ancora più grave della violenza giovanile, di cui costituisce il primo fattore di influenza. Sappiamo infatti che coloro che incorrono in episodi di violenza possono essere stati a loro volta oggetto di maltrattamenti o negligenze educative, che vanno appunto combattute e prevenute. Fondamentale è quindi agire non solo sui sintomi, ma soprattutto sulle cause: le situazioni sociali e famigliari dove il disagio e l’esclusione si radicano.

Un altro elemento al quale prestare particolare attenzione è il crescente fenomeno del cyber-bullismo; ciò beninteso amplificato dall’uso generalizzato dei nuovi media elettronici. È noto che il 97% dei giovani svizzeri tra 12 e 19 possiede uno smart-phone, così come l’89% è iscritto a un social-network. Al di là degli innegabili aspetti positivi, tale fruizione generalizzata si presta anche ad utilizzi impropri. Il problema, che può insinuarsi anche in modo subdolo, risiede nel rischio di banalizzare e sottovalutare la portata di invii e condivisioni di filmati, immagini e messaggi con contenuti pregiudizievoli. Non si è ancora pienamente coscienti che con un semplice “clic” si possono arrecare sofferenze immense e “incancellabili” nell’animo di molti ragazzi. La sfida che ci attende sta allora nel promuovere l’educazione ad un utilizzo consapevole dei nuovi media presso i giovani, ma anche presso i loro genitori, ancora troppo impreparati rispetto al fenomeno. Inoltre da potenziare – come mostrano bene i rapporti federali – saranno anche le normative legate alla protezione dei minori di fronte all’esposizione mediatica.

In sintonia con il programma nazionale e a sei anni dalla consegna del rapporto dell’apposito gruppo di lavoro “Giovani, violenza, educazione”, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha ritenuto prioritario mettere a punto una strategia cantonale di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (tra 0 e 25 anni). Tale strategia ha elaborato una fotografia quantitativa e un’analisi del fenomeno, un monitoraggio delle attività esistenti, ma anche l’ideazione di possibili proposte di prevenzione negli ambiti della famiglia, della scuola e dello spazio sociale. In questo i documenti e le ricerche federali ci sono state molto utili per verificare la pertinenza delle nostre proposte. Al momento, il gruppo interdipartimentale incaricato del progetto, dopo aver incontrato un’ottantina di enti attivi sul territorio, ha redatto e consegnato a fine marzo il rapporto al Consiglio di Stato, che lo sta analizzando, per farlo poi suo a tutti gli effetti.

Quanto questo lavoro di ricerca e programmazione ha insegnato è molteplice. Innanzitutto, che la prevenzione della violenza, che coinvolge i giovani, non può essere demandata a pochi attori, ma deve essere condivisa e presa a carico dalle varie istanze della società (Confederazione, Cantoni, Comuni, ma anche aziende ed enti privati). In secondo luogo, le misure da attuare devono essere precedute da un’analisi della cause profonde del fenomeno in modo da agire in modo mirato. Terzo: la Strategia deve proporre un insieme articolato di iniziative che coinvolgano i diversi ambiti in un’ottica inter-settoriale e – quarto
– deve soprattutto responsabilizzare i soggetti (le famiglie, i giovani, in particolare) favorendo i processi di integrazione e di rafforzamento delle loro competenze e delle loro reti sociali. Solo lavorando sul rafforzamento del tessuto sociale riusciremo a far diminuire in modo sensibile e duraturo il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani.

Per quanto riguarda il nostro Cantone, proprio nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ha deliberato la creazione di un centro educativo per adolescenti di tipo contenitivo (sul modello del Time-out a Friborgo, per intenderci), ma al contempo sta anche potenziando la rete di strutture e servizi di protezione con progetti a sostegno delle famiglie e dei giovani; così come sta ripensando l’organizzazione delle autorità di protezione per farne dei veri e propri Tribunali. Altre proposte – come quelle contenute nella Strategia – sono al varo e ci auguriamo possano essere realizzate prossimamente. Il segnale lanciato dalla Strategia è che un coordinamento delle proposte e degli interventi non è solo possibile, ma anzi, necessario.

Ma ritorniamo alla “nostra” Conferenza. Sappiamo che i funzionari dell’UFAS e i collaboratori del Cantone Ticino e della Città di Lugano hanno collaborato alacremente per diversi mesi e siamo sicuri che tutto sia stato fatto per potervi ospitare al meglio e fare in modo che questa Conferenza possa costituire un momento privilegiato della vostra crescita professionale, ma anche di sviluppo delle politiche di prevenzione di tutto il Paese. A tale proposito, mi preme sottolineare l’importanza data ai giovani che, come avete avuto modo di constatare, sono stati coinvolti nell’allestimento della scenografia di questa Conferenza, così come in alcuni momenti di animazione che avete iniziato a scoprire. Perché la prevenzione può essere tale solo attraverso la responsabilizzazione delle nuove generazioni e la loro crescita come soggetti attivi e portatori di nuove speranze.

Auguro a tutti voi – Signore e Signori – una Conferenza proficua e piacevole qui a Lugano e nel Cantone Ticino.

Vi ringrazio.

Saluto pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della 3a Conferenza Nazionale Giovani e Violenza