Intervento all’interno de Il Quotidiano di sabato 20 gennaio 2018
https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?id=9973192
(dal minuto 11.00)
Intervento all’interno de Il Quotidiano di sabato 20 gennaio 2018
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(dal minuto 11.00)
Intervento in studio all’interno della puntata di martedì 16 gennaio 2018 de Il Quotidiano.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 gennaio 2018 del Corriere del Ticino
Ecco la ricostruzione di quanto successo prima e dopo il match: «Attacco inaudito contro la polizia»
Di esperienza sul campo ne ha accumulata da vendere. Ma un attacco così violento contro le forze dell’ordine non se lo ricorda. Il tenente colonnello Decio Cavallini , alla testa della Gendarmeria presso la Polizia cantonale, è rimasto disgustato dagli scontri andati in scena domenica pomeriggio alla Valascia fra i tifosi dell’Hockey club Ambrì-Piotta e quelli del Losanna: «Si è oltrepassato il limite nel rispetto degli agenti. Non intendiamo continuare a farci aggredire da chiunque. Non tutto è tollerabile. Queste persone pensano di restare impunite».
Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale parla di «minoranze di codardi, vigliacchi e malavitosi. Quando la Polizia entra in uno stadio vuol dire che è davvero successo qualcosa di grave. In Svizzera capita 1-2 volte all’anno. In Ticino, che ricordi, non c’è un precedente. Ci vuole il pugno di ferro contro i violenti». Finora non è stato eseguito nessun fermo. Gli inquirenti stanno passando in rassegna i filmati della videosorveglianza e le fotografie per identificare i facinorosi. Nel frattempo oltre a quella dell’HCAP, sono state sporte altre tre denunce contro ignoti. A Lucerna, da altrettanti confederati rimasti feriti in modo lieve dal lancio di razzi all’interno della pista. Un’inchiesta, stando a quanto ci risulta, è stata aperta anche in Ticino.
Sia Decio Cavallini sia Norman Gobbi avevano il viso tirato, ieri, il giorno dopo i fattacci. Il volto di chi non sa se essere più arrabbiato o preoccupato per la vergogna consumatasi fuori e dentro la storica struttura. La partita era considerata a medio rischio, in virtù soprattutto del fresco precedente fra le due tifoserie risalente al 13 ottobre scorso. Allora i fan biancoblù avevano insultato i tifosi losannesi. Ma tutto era finito lì. La polizia ha pertanto potenziato il dispositivo di sicurezza rispetto alla norma. Inizialmente l’altroieri erano al fronte 20 agenti, poi saliti a 50 alla luce della situazione sempre più calda. I disordini infatti sono scoppiati appena i supporter del Losanna sono giunti sul piazzale antistante la Valascia. Un centinaio in tutto. Ma una sessantina era mascherata; 15 provenivano da Jena, in Germania, supporter della squadra calcistica del Carl Zeiss (Turingia). «Al momento non risultano ticinesi immischiati nella tifoseria losannese. Una precisazione doverosa visto il gemellaggio con l’Hockey club Lugano», osserva Decio Cavallini.
All’esterno volano razzi, torce, bottiglie di vetro. Le cinture vengono utilizzate come armi. Poi, tutti, si scagliano contro la Polizia cantonale. Il peggio deve ancora venire. Succede alla fine del secondo tempo e a partita conclusa, soprattutto. Gli agenti vengono assaliti (addirittura con dei bidoni della spazzatura e la base in cemento di un ombrellone) e rispondono con i proiettili di gomma, i manganelli e lo spray al pepe. In questa bolgia dantesca nessuno, però, viene fermato. «Le priorità erano difenderci ed impedire lo scontro fra i due fronti. Impossibile riuscire a fermare anche i violenti», puntualizza Cavallini.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 gennaio 2018 de La Regione.
«Siamo intervenuti principalmente per separare i contendenti, ma presto siamo diventati il vero e proprio bersaglio. E le nostre forze erano insufficienti». Per questo motivo non sono stati effettuati i fermi, anche in ottemperanza della Legge sulla dissimulazione del volto? «Purtroppo sì. Era tecnicamente impossibile procedere ai fermi, perché avremmo distolto delle risorse quando dovevamo concentrarci soprattutto sul proteggerci e sul tentar di non far entrare in contatto le tifoserie». Ed è comprensibilmente durissimo Decio Cavallini, capo della Gendarmeria della Polizia cantonale, nel commentare i disordini accaduti domenica alla Valascia. E lo fa raccontando dall’inizio quanto successo. Anzi, da prima ancora, visto che la partita era già stata classificata di rischio ‘medio’, considerando i tafferugli che videro protagonisti i tifosi di Ambrì e Losanna il 13 ottobre scorso. «Il nostro dispositivo era già stato triplicato, avevamo una trentina di effettivi a disposizione». Ma quando sono arrivati i torpedoni con un centinaio di tifosi del Losanna non c’è stato molto che si potesse fare. «Una sessantina di loro – racconta Cavallini – era potenzialmente a rischio. Tra questi, c’erano 15 ultrà provenienti dalla Germania. Precisamente da Jena dove i tifosi della locale squadra calcistica (il Carl-Zeiss, ndr) sono gemellati con quelli del Losanna». Anche se molti tifosi si sono coperti il volto appena arrivati, il corteo si è svolto tranquillamente. È stato al loro arrivo al piazzale davanti alla pista che la situazione è degenerata. «Le provocazioni verbali si sono subito trasformate in lanci d’oggetti e in tafferugli dove sono state usate anche diverse cinture. Dopo questa prima fase, «una decina di tifosi del Losanna è entrata nella pista con ancora il volto mascherato». Ed è proprio nel settore ospiti che sono continuati i disordini, che hanno provocato dei feriti. «Questa mattina (ieri, ndr) tre persone si sono presentate alla Polizia cantonale di Lucerna per sporgere denuncia. Si trovavano nel settore sopra quello dei tifosi del Losanna, settore da cui sono partiti alcuni pezzi pirotecnici che hanno incendiato gli abiti e provocato ferite. Sono materiali che possono raggiungere anche i 2’000 gradi, il rischio è altissimo». Ed è nella seconda pausa, quando il contingente di polizia è stato rinforzato arrivando a una sessantina di effettivi (a scopo di paragone: nei derby sono tra 80 e 90), che la polizia ha iniziato a rispondere usando proiettili di gomma e spray al pepe, entrando nella pista. «Alla fine della partita – conclude Cavallini – abbiamo deciso di far uscire prima i tifosi dell’Ambrì, ragionando sul fatto che meno tifosi fossero stati presenti meglio sarebbe andata. La maggioranza ha rispettato la nostra richiesta di uscire velocemente, ma alcuni si sono intrattenuti e, mentre i tifosi vodesi venivano scortati ai torpedoni, i più facinorosi dell’Ambrì ci hanno attaccati».
‘Codardi, vigliacchi e malavitosi’
Non usa mezzi termini Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, nel definire i teppisti. «Questi eventi dimostrano come nonostante la sensibilizzazione continua ci siano ancora codardi, vigliacchi e malavitosi che vanno alle manifestazioni sportive solo per menare le mani. E non c’è stato alcun rispetto nemmeno per la polizia. Dirottando una trentina di effettivi in più alla Valascia si sono tolte risorse da tutto il territorio». Gobbi è amareggiato anche per il segnale dato. «C’erano tante famiglie, era domenica, una bella occasione per godersi una partita. Capita una o due volte l’anno in tutta la Svizzera che la polizia intervenga all’interno di uno stadio. In Ticino non è mai successo in tempi recenti. Ci vuole sicuramente più fermezza».
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 gennaio de La Regione.
Nel 2017 la polizia ha multato 3.946 automobilisti sorpresi con il telefonino in mano durante la guida Renato Pizolli: «È scattata la fase repressiva» – Fabienne Bonzanigo: «Comportamenti imprudenti»
Sono 3.946 i conducenti multati nel 2017 dopo essere stati sorpresi alla guida con una mano al volante e l’altra al cellulare.
Un dato in crescita rispetto al 2016, quando i casi si erano fermati a quota 3.649 in tutto il cantone. Con questo incremento sono stati raggiunti i livelli del 2015, anno in cui le contravvenzioni – 3.965 – rappresentavano già la seconda causa di violazione del codice stradale. Allora si era optato per una campagna di sensibilizzazione rivolta agli automobilisti, per renderli attenti ai pericoli di questo comportamento. Avviata il 1. marzo 2016, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade più sicure» del Dipartimento delle istituzioni, l’azione aveva fatto centro e invertito la tendenza: i casi erano diminuiti, facendo ben sperare i promotori. Ma poi le cattive abitudini hanno preso il sopravvento: «Dopo un primo miglioramento, le multe hanno registrato una nuova impennata, dimostrando che la campagna di sensibilizzazione aveva prodotto un effetto limitato e andava pertanto riproposta» spiega Fabienne Bonzanigo responsabile del progetto «Strade sicure». È da queste premesse che muove la nuova campagna di sensibilizzazione promossa dallo scorso ottobre in sinergia con la polizia cantonale e che, a partire da questo mese, è entrata nella seconda fase. Fino allo scorso dicembre, è stata condotta una campagna informativa utilizzando dei banner su alcuni siti web e promuovendo tre spot pubblicitari, indirizzati alle categorie di utenti della strada: gli automobilisti, i pedoni e i ciclisti. Ora è partita anche l’informazione diffusa in radio, completando la rassegna dei mezzi di comunicazione. «L’idea è quella di raggiungere tutte le fasce d’età e per questo agiamo attraverso i diversi mezzi di comunicazione fruibili» sottolinea la nostra interlocutrice, «perché non sembra essere un fenomeno circoscritto ai più giovani, come si poteva pensare inizialmente, ma è un comportamento generalizzato».
Un trend culturale e sociale dunque, che preoccupa la polizia cantonale così come le comunali le quali, su invito dei promotori, hanno aderito in corpore alla campagna. «Dopo una prima fase orientata esclusivamente alla prevenzione, con l’anno nuovo abbiamo dato inizio anche a una fase repressiva, compiendo una serie di controlli su tutto il territorio, durante i quali non viene solo distribuito il volantino per sensibilizzare il conducente colto in fallo, ma viene anche rilasciata la contravvenzione» sottolinea il portavoce della polizia cantonale Renato Pizolli. «È un atteggiamento piuttosto radicato e per questo va trattato anche con la repressione. Quando interviene una sanzione pecuniaria – prosegue Pizolli – il conducente toccato si mostra in seguito attento a non ripetere l’errore, modificando così i comportamenti scorretti alla guida». Bonzanigo tiene a evidenziare come «si tratti di educare i conducenti e gli altri utenti della strada ad un comportamento corretto quando si muovono nella circolazione stradale. L’azione può esser paragonata a quella che si dovette intraprendere in passato per istruire gli automobilisti ad allacciarsi le cinture, atteggiamento divenuto ora un automatismo per la gran parte dei conducenti. Anche in quel caso i ticinesi si mostravano incuranti dell’aspetto legato alla sicurezza, proprio come avviene oggi con la banalizzazione dell’uso del cellulare al volante. L’auto diventa sempre di più un ufficio mobile in cui, per non perdere tempo durante gli spostamenti, si risponde a e-mail e si chiama l’ufficio sottovalutando che guidando in tal modo non si ha più la padronanza del veicolo ma soprattutto si creano rischi per se stessi e per gli altri utenti della strada». Messaggi, selfie, e-mail e chi più ne ha più ne metta: «Si tratta di comportamenti imprudenti che, se svolti alla guida, risultano molto pericolosi per la propria e l’altrui incolumità» conclude Pizolli. «Nel 2016 sulle strade ticinesi si sono verificati 3.990 incidenti della circolazione, un quinto dei quali è stato causato da disattenzione al volante o alla guida di un altro mezzo di trasporto (come ad esempio in sella a una bicicletta)» come si legge nel comunicato della campagna di prevenzione «Distratti mai!».
Intervento all’interno dell’edizione di lunedì 15 gennaio 2018 de Il Quotidiano.
Questa sera il Comandante della Polizia cantonale, colonnello Matteo Cocchi, presso la sede del Comando a Bellinzona ha provveduto alla sostituzione della bandiera ufficiale raffigurante lo stemma del corpo. Con un gesto simbolico, il Comandante ha ammainato la bandiera attuale con raffigurato il vecchio vessillo, posta all’entrata del sedime dove è ubicato il Comando, sostituendola con quella con il nuovo emblema.
Collaborazione tra Polizie cantonale e comunali, stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», norme su gradi e stipendi, utilizzo di bodycam da parte di agenti di polizia. Sono alcuni fra i temi discussi ieri pomeriggio a Bellinzona, durante il 14. incontro della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.
La 14. Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, ieri pomeriggio a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il bilancio della riorganizzazione è finora positivo, secondo tutti i partner coinvolti. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare ricordato ai presenti che nel corso del 2018, secondo quanto indica la legge, saranno in parte da aggiornare dalle Polizie dei Comuni-polo gli accordi di coordinamento con i Corpi strutturati delle rispettive regioni; sarà così possibile coordinare al meglio le attività di sicurezza sul rispettivo territorio.
Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito informato il Gruppo di lavoro sullo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese». Una prima serie di risultati sarà sottoposta al Dipartimento delle istituzioni entro la fine del 2017; la discussione proseguirà poi in Consiglio di Stato, prima di venir estesa alla Conferenza consultiva cantonale.
I presenti sono stati infine orientati sullo studio che la Polizia della Città di Zurigo ha condotto sull’utilizzo di videocamere portatili (bodycam) da parte di agenti in servizio. Nel corso del 2018 un rapporto sarà sottoposto alla Conferenza dei Comandanti delle Polizie cantonali svizzere, insieme alla decisione finale delle autorità zurighesi in merito al consolidamento di questa nuova tecnologia.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 20 aprile 2018.
Anche durante le prossime festività natalizie, il Dipartimento delle istituzioni si impegnerà per sensibilizzare gli automobilisti ticinesi sulla pericolosità della guida in stato di ebrezza; si rinnoverà a questo proposito, per il quindicesimo anno, la collaborazione con l’associazione Nez Rouge, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».
Come in passato, anche durante le prossime festività l’associazione Nez Rouge sarà molto presente sul territorio ticinese, con la consueta offerta dedicata a chi desidera festeggiare senza la preoccupazione di rimettersi al volante in condizioni non ottimali. Durante tutto il mese di dicembre, i volontari saranno in servizio ogni venerdì e sabato sera – dalle 22.00 alle 2.00 di notte – e domenica 31 dicembre, da mezzanotte alle 6.00. Le modalità di intervento sono quelle ormai conosciute: basterà chiamare il numero di telefono 0800.820.208 per mettersi in contatto con la centrale, che assegnerà un equipaggio incaricato di accompagnare a casa in tutta sicurezza l’utente e il suo veicolo, in assoluta discrezione e gratuitamente.
Per attirare l’attenzione degli automobilisti di tutto il Cantone su questa preziosa offerta, grazie al programma di prevenzione «Strade sicure», a partire da quest’anno – durante tutto il periodo natalizio – anche i pannelli luminosi a segnaletica variabile dell’autostrada A2 forniranno un promemoria in merito alla possibilità di rivolgersi al servizio di Nez Rouge Ticino.
Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare che all’incirca un quarto degli incidenti mortali registrati in Svizzera sono provocati da conducenti che guidano sotto l’effetto di alcool, e che questa percentuale supera il 50% durante le notti del fine settimana o in occasione delle festività. Per combattere il fenomeno, dal 1. ottobre 2016 è stato introdotto a livello federale un nuovo test di misurazione dell’alcolemia: il nuovo accertamento – che ha valore probatorio – misura la concentrazione di alcol nell’aria espirata, rendendo superflui i controlli del sangue. Si rende attenti che quest’ultimo cambiamento rappresenta unicamente una modifica a livello tecnico del sistema di misurazione mentre non cambia il rapporto tra il quantitativo di alcool che si può consumare e il limite consentito dalle norme.
La Regione – Andrea Manna.
Anche nell’anno che sta per chiudersi meno colpi con scasso e non. ‘Una riduzione consistente’ Pizolli, portavoce della Polizia cantonale: ‘Le cifre a marzo, ma la tendenza al ribasso si conferma pure nel 2017’.
Di questo passo, le ‘mani leste’ potrebbero diventare presto un ricordo. Anche l’anno che sta per chiudersi registra una riduzione del numero dei furti in Ticino. Una riduzione «consistente», conferma e precisa, interpellato dalla ‘Regione’, il commissario Renato Pizolli, capo del Servizio comunicazione e media della Polizia cantonale. «Cifre per il momento non ne diamo – puntualizza Pizolli –. Primo, perché per i dati definitivi dobbiamo ovviamente aspettare che il 2017 si concluda. Secondo, perché in base a disposizioni federali la statistica sulla criminalità in Svizzera viene pubblicata nella seconda metà di marzo dell’anno seguente a quello di riferimento. Ma al di là di questi aspetti organizzativi il trend è chiaro e in prospettiva incoraggiante: anche nel 2017 vi è nel nostro cantone una diminuzione, ed è una diminuzione marcata, dei furti in generale e in particolare di quelli con scasso nelle abitazioni. Il calo è in tutte le regioni, compreso il Mendrisiotto». Insomma, la tendenza al ribasso «cominciata nel 2014» continua, a meno di sorprese da ‘Prevena’, l’annuale operazione delle forze di polizia (Cantonale, polcomunali e Guardie di confine) volta a prevenire fra l’altro i borseggi nei centri commerciali nel periodo delle festività natalizie. «Al momento da ‘Prevena’ non abbiamo segnali di una recrudescenza dei casi», indica Pizolli. Il numero di furti, ricorda il portavoce della Cantonale, «è in calo da circa tre anni. E non solo da noi. È un trend che si riscontra infatti anche nel resto della Svizzera e dell’Europa». In Ticino nel 2016 i furti con scasso sono scesi rispetto all’anno precedente del “14 per cento”, di ben il “60” rispetto al 2013, come riferito lo scorso marzo dalla Polizia cantonale. Il che, riprende Pizolli, è da ascrivere pure «alle mutate abitudini di molti cittadini». Dopo «l’impennata» di ‘colpi’ nel 2011, nel 2012 e l’anno successivo, aggiunge il responsabile del Servizio comunicazione, «la polizia ha affinato determinate strategie operative e la popolazione, seguendo anche i nostri consigli, ha reso più sicure le proprie abitazioni». Senza per questo trasformare la casa in un fortino. «Bastano piccoli accorgimenti anti-effrazioni, peraltro dal costo veramente contenuto – osserva Pizolli –. Ne cito alcuni: lucchetti alle persiane, sistemi di bloccaggio delle tapparelle, sensori per l’accensione automatica di luci all’esterno dell’abitazione quando viene rilevato un movimento. In passato c’era chi non chiudeva la porta o si dimenticava di azionare il sistema d’allarme che aveva fatto installare in casa: oggi questo non succede più o succede molto meno». C’è poi un aspetto che l’addetto stampa della Cantonale tiene a sottolineare: «Le segnalazioni di comportamenti sospetti che come polizia riceviamo dai cittadini sono sempre di più e sempre più puntuali». Cosa che «unitamente a una rafforzata presenza di pattuglie in certi momenti e in certe zone e a un’intensa attività investigativa permette di rendere maggiormente incisive sia l’azione di contrasto sia quella di prevenzione. E di mantenere alta la guardia». Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore del Dipartimento istituzioni. «Il calo dei furti – osserva Norman Gobbi –è anche da un lato il risultato delle varie misure attuate in questi anni sul piano organizzativo, alludo fra l’altro alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria e all’accresciuta collaborazione fra le diverse forze di polizia, per un miglior presidio del territorio. Dall’altro lato – sostiene il consigliere di Stato – è il risultato di un performante lavoro inquirente».