Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi fa il punto della situazione su rapine e non solo

Le rapine nel Mendrisiotto rimangono purtroppo un tema caldo. Le ultime risalgono a poche settimane fa, ai danni di due distributori, a Brusata di Novazzano e a Brusino Arsizio. L’autore del primo scippo è stato arrestato non molto distante dal luogo del misfatto, mentre della seconda sono ancora a piede libero. Ma come si è evoluta negli ultimi anni la situazione? Facciamo il punto, dati alla mano, riguardo la sicurezza nel Mendrisiotto.

Qualche settimana fa, dopo l’ultima rapina nel Mendrisiotto, ho esposto la mia proposta di togliere i contanti dalle pompe di benzina, lungo la frontiera. Una misura che, a mio modo di vedere, si aggiungerebbe all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine. Il dispositivo è in effetti collaudato, e posso dirlo con certezza, in quanto il più delle volte i malviventi vengono acciuffati in poco tempo. Se in passato il tasso di risoluzione per le rapine si attestava infatti attorno al 20-30%, negli ultimi anni è aumentato fino a superare il 60%. Quest’anno si conferma un’ulteriore crescita, che raggiunge quasi il 69%.

Via i contanti dai distributori

Questi sono chiaramente dei buoni risultati, ma per il mio Dipartimento e per il sottoscritto è importante prima di tutto che i cittadini si sentano sicuri su tutto il nostro territorio, soprattutto a casa e sul posto di lavoro. E due rapine in 36 ore hanno sicuramente un influsso anche sul senso di percezione della sicurezza dei cittadini, anche se il numero totale di rapine di quest’anno rimane in linea con gli scorsi anni. Sono quindi certo che questa ulteriore misura – che va oltre a quella già introdotta da parte dei gerenti di svuotare la cassa più spesso – potrebbe dissuadere ulteriormente i malviventi, e risolvere così definitivamente il problema. Infatti, non si tratta più solo di bande organizzate, ma anche di disperati che rapinano le pompe di benzina per pochi soldi, ed è quindi maggiore il rischio che anche con delle somme minime chi lavora in un distributore subisca comunque una rapina.

Sempre meno furti nel Mendrisiotto

Fortunatamente in altri ambiti della sicurezza nel Mendrisiotto, le misure già introdotte hanno permesso di migliorare la situazione. Come ho avuto modo di spiegare settimana scorsa durante l’assemblea della sezione Mendrisiotto della Camera ticinese dell’economia fondiaria, il numero di furti è basso come mai negli ultimi dieci anni. Grazie all’adeguamento degli effettivi della polizia, alla regionalizzazione, alla collaborazione tra Polizia cantonale, polizie comunali e guardie di confine, è stato possibile garantire una maggiore e migliore presenza sul territorio. Il numero di furti negli ultimi cinque anni, grazie a queste misure, si è dimezzato.

Valichi chiusi, ticinesi tranquilli

La chiusura notturna dei valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga ha creato un maggior senso di sicurezza per gli abitanti nelle zone di confine, che hanno finalmente potuto dormire tranquilli per qualche mese. Ora che il periodo di prova è terminato, mi aspetto che questa misura, sia reintrodotta al più presto, anche perché le conseguenze positive non si sono registrate solo sulla fascia di confine, ma anche sul resto del territorio. La polizia infatti, non dovendosi più concentrare nel controllo in zona di frontiera – che più di altri luoghi è soggetta a furti – ha la possibilità di dedicarsi maggiormente anche ad altre zone.

Abbiamo già fatto grandi passi verso un Mendrisiotto più sicuro, e sono certo che introducendo nuove misure riusciremo a risolvere anche la problematica delle rapine. Ci tengo a ribadirlo: la sicurezza di tutti i ticinesi, e quindi anche di tutti i momò, è la mia priorità. Tutti meritano di vivere con lo stesso senso di sicurezza, da Airolo fino a Chiasso!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Polizia Tre Valli al via da inizio 2018

Polizia Tre Valli al via da inizio 2018

Da laRegione | Si inizia con un periodo di prova di 2 anni. Contributo pro capite da parte dei Comuni tra 40 e 60 franchi.

Dal prossimo 1° gennaio nelle Tre Valli sarà operativa la nuova Polizia regionale. Lo ha comunicato il Dipartimento delle istituzioni ieri, all’indomani di un incontro avvenuto a Biasca con i sindaci e i capidicastero Polizia dei Comuni di Blenio, Riviera e Leventina. Mentre il Cantone ha già sottoscritto l’accordo con il Comune-Polo di Biasca, nelle prossime settimane sono attese le convenzioni tra quest’ultimo e gli altri Comuni della Regione VIII. Per quanto riguarda il contributo pro capite che i Comuni dovranno versare, il sindaco di Biasca Loris Galbusera spiega alla ‘Regione’ che dovrebbe situarsi tra 40 e 60 franchi. «Non sono ancora stati raggiunti gli effettivi totali del Corpo di polizia e quindi non è stato possibile fissare il contributo. Ci si baserà sul consuntivo del Comune», sottolinea. Per il 2017 (le convenzioni avranno effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2017), la stima è di circa 40 franchi, aggiunge. Un terzo, a titolo di paragone, di quanto sono chiamati a pagare i Comuni non aggregati per il servizio di Polizia comunale bellinzonese. Come mai tale differenza? Il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Di, risponde da noi contattato che è una questione di densità della popolazione. Se ad Arbedo-Castione serve un certo presidio di polizia per controllare 5mila abitanti, il nodo intermodale della stazione e i centri commerciali, diverso è il discorso dove la densità è molto inferiore. Le Tre Valli sono infatti una regione a sé stante, sottolinea Gobbi, caratterizzata da un vasto territorio e dalla mancanza di un polo urbano. “La nuova struttura di Polizia regionale rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione”, sottolinea il Di, precisando che si tratta di un progetto pilota che, aggiunge Gobbi, si protrarrà per almeno 2 anni. Tra le novità vi è la parificazione dei compiti tra gli agenti della Polizia cantonale e quelli del Corpo comunale che hanno seguito la formazione nella Scuola cantonale di polizia. Cosa cambierà, concretamente, per i cittadini? Il ministro risponde che le competenze parificate permettono di fornire un servizio più completo in tutti i momenti, «senza differenziazioni». Sul territorio, oltre al comando di Biasca, saranno mantenuti anche il posto dislocato di Faido e lo sportello di Aquila. SAM

“Una tragedia causata dall’irresponsabilità di una persona, …”

“Una tragedia causata dall’irresponsabilità di una persona, …”

Da LiberaTV | Il ministro: “Quando parlo di sicurezza mi piace definire il cittadino come “la sentinella”. Lo stesso principio vale per la sicurezza stradale. Perché a volte, grazie e soprattutto alla collaborazione di tutti gli utenti della strada, possiamo fermare i veri criminali delle quattro ruote”

Abbiamo chiesto al ministro Norman Gobbi, direttore del Dipartimento Istituzioni, una riflessione sulla tragica morte di Andrea Tamborini, vittima venerdì scorso di un pirata della strada a Sigirino.

di Norman Gobbi *

Mi ha scioccato e mi ha profondamente rattristato leggere sui nostri media la storia dello scooterista trentaseienne che ha perso tragicamente la vita sulle nostre strade venerdì scorso. Una vita spezzata a causa del gesto scellerato di un automobilista che, da quanto dichiarato dalla Polizia cantonale, guidava con un tasso alcolemico in corpo ben al di sopra di quanto consentito.

Una tragedia che si è verificata per colpa dell’irresponsabilità di una persona che con la sua sconsideratezza ha stroncato la vita di un uomo che stava rientrando al suo domicilio, dalla moglie e dal figlio neonato. Ora bisogna attendere che la giustizia faccia il proprio corso. Ma in un momento del genere, come responsabile della sicurezza anche sulle nostre strade, non posso non fare un appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini. La sicurezza stradale dipende in primis da tutti noi, da come ci muoviamo e ci comportiamo quando siamo seduti nell’abitacolo della nostra autovettura. Richiamo alla prudenza e al rispetto del nostro codice stradale, in particolare dei limiti di velocità, e ribadisco di non mettersi in moto dopo aver bevuto qualche bicchiere. Non soltanto per evitare di essere un pericolo per noi stessi ma anche per tutti gli altri utenti della strada. Soprattutto sulla nostra rete stradale caratterizzata da code e ingorghi e da una viabilità interna congestionata.

Nelle scorse settimane il mio Dipartimento ha promosso due campagne di sensibilizzazione: una rivolta a tutti gli utenti della strada – automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni – vuole sensibilizzare sui pericoli legati all’uso del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade, e una seconda per ricordare l’importanza di equipaggiare adeguatamente il proprio mezzo per la stagione invernale. Ma queste campagne da sole nulla possono contro i comportamenti irresponsabili di alcuni! Per questa ragione invito tutti a segnalare ogni atteggiamento o situazione che potrebbe mettere a rischio la nostra sicurezza e la nostra incolumità sulla rete viaria cantonale. In passato mi è capitato di chiamare la centrale della Polizia cantonale per allertare gli agenti che sull’A2 un automobilista procedeva a una velocità sconsiderata con sorpassi azzardati rischiando di urtare le auto che sorpassava.

Quando parlo di sicurezza mi piace definire il cittadino come “la sentinella” che attenta e vigile segnala alle nostre forze dell’ordine le situazioni sospette che percepisce sul nostro territorio. Lo stesso principio vale anche per la sicurezza stradale: tutti i cittadini, tutti noi, siamo le prime sentinelle attive sulle nostre strade, e dobbiamo essere pronti ad annunciare tutte le situazioni rischiose. Perché a volte, grazie e soprattutto alla collaborazione di tutti gli utenti della strada, possiamo fermare i veri criminali delle quattro ruote.

* Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Articolo su: http://www.liberatv.ch/it/article/36117/gobbi-sulla-morte-di-andrea-tamborini-una-tragedia-causata

Polizia Tre Valli – Incontro tra Dipartimento e Comuni

Polizia Tre Valli – Incontro tra Dipartimento e Comuni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Dall’inizio del 2018 sarà operativa la nuova Polizia regionale delle Tre Valli, che garantirà la sicurezza nei Distretti di quella che a livello di sicurezza cantonale viene definita «Regione VIII». Ieri pomeriggio a Biasca il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i rappresentati dei Comuni di Leventina, Blenio e Rivera si sono quindi incontrati per definire le prospettive organizzative e finanziarie di un progetto pilota divenuto realtà grazie all’unione di intenti fra Cantone, Comune-Polo e Municipi della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni ha riunito questo pomeriggio i sindaci e i capi dei Dicasteri di Polizia dei Comuni delle Tre Valli, per discutere e definire le future modalità di collaborazione fra le istituzioni in ambito di sicurezza della popolazione. La riunione ha in particolare permesso di presentare il nuovo accordo fra il Cantone e il Comune-Polo di Biasca, al quale seguiranno – nelle prossime settimane – le convenzioni tra quest’ultimo e gli altri Comuni della regione VIII, in modo da definire anche gli aspetti finanziari della futura collaborazione intercomunale. Le convenzioni avranno effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2017. Questo accordo permette tra l’altro di ovviare al problema che attualmente tocca i Comuni della regione per i quali – alla scadenza dei termini indicati dalla Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – non era ancora stata siglata una convenzione con il Comune-Polo di Biasca.

La nuova struttura di polizia regionale rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione, e presenta alcune novità rispetto a quanto è stato attuato nelle altre regioni di polizia: per questa ragione, viene considerata un progetto pilota. In particolare tra le novità vi è la parificazione dei compiti tra gli agenti della Polizia cantonale e quelli del Corpo comunale che hanno seguito la formazione nella Scuola cantonale di polizia. Questa misura consentirà da una parte agli agenti della comunale di essere maggiormente autonomi nell’esecuzione degli interventi e dall’altra sarà possibile ottimizzare la gestione del personale in servizio nella Regione VIII. Sul territorio, oltre al comando di Biasca saranno mantenuti anche il posto dislocato di Faido e lo sportello di Aquila.

Accanto alla nuova Polizia verrà inoltre costituita una Commissione consultiva intercomunale che avrà il compito di discutere e aggiornare costantemente le esigenze del comparto in materia di sicurezza e di farsi anche interprete dei bisogni e delle necessità dei rispettivi territori.

Prossimamente verrà organizzato un ulteriore incontro finalizzato a discutere i contenuti delle convenzione tra il Comune di Biasca e gli enti locali della regione.

Equipaggiati…e senza brividi!

Equipaggiati…e senza brividi!

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Malgrado le scarse precipitazione nevose registrate in Ticino nella stagione invernale del 2016, sono stati ancora 42 gli incidenti stradali che sono avvenuti su carreggiata coperta di neve, gelata o viscida (78 nel 2015). Dipartimento delle istituzioni e Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, ricordano pertanto le principali misure da adottare alla guida durante i mesi invernali e distribuiranno nelle prossime settimane un volantino contenente raccomandazioni e consigli nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Con il brusco abbassamento delle temperature – nettamente superiori alla media sino alla fine di ottobre – e l’arrivo dei primi fiocchi di neve che hanno imbiancato le cime delle montagne del nostro Cantone, il programma di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e l’Associazione delle polizie comunali ricordano l’importanza di equipaggiare il proprio veicolo nel modo ottimale per affrontare i mesi invernali e contribuire ad una maggior sicurezza sulle stradale anche in condizioni difficili. A tale proposito i corpi di polizia distribuiranno nelle prossime settimane un flyer informativo che sarà messo a disposizione anche presso gli sportelli dei posti di polizia.

Il rischio d’incidente in inverno è valutato sei volte superiore rispetto al resto dell’anno. Neve, ghiaccio o poltiglia nevosa possono rendere la carreggiata di ardua percorribilità e con molte insidie celate. In questi casi la prudenza è d’obbligo e risulta fondamentale non effettuare manovre improvvise con lo sterzo e con i pedali.

Diversi test effettuati da enti preposti alla sicurezza stradale hanno comprovato che quanto la temperatura atmosferica scende al di sotto dei 7°C gli pneumatici invernali manifestano la loro massima efficacia e possono marcare la differenza per quanto concerne una guida sicura nei mesi invernali. A 40 km/h un veicolo equipaggiato con 4 pneumatici invernali dello stesso tipo con un profilo minimo di 1.8 millimetri necessita 32 metri in meno per frenare e fermarsi completamente.

In inverno è altresì molto importante mantenere una distanza di sicurezza maggiore dal mezzo di trasporto che ci precede. Imprescindibile anche liberare completamente il parabrezza e il veicolo da neve e ghiaccio prima di mettersi per strada, sia per motivi di sicurezza sia per evitare di incorrere in una multa.

Si ricorda che in Svizzera non sussiste, a differenza della vicina Penisola, un obbligo specifico relativo al montaggio di pneumatici. Un automobilista che viaggia in inverno con pneumatici estivi non può di per sé essere multato. Tuttavia in caso di strade innevate o ghiacciate chi crea disagi alla circolazione stradale ed è senza pneumatici invernali può incorrere in una sanzione. Senza dimenticare che oltre a mettere in pericolo se stesso e gli altri utenti stradali può causare importante disagi al traffico stradale già costantemente messo a dura prova nel nostro Cantone durante le ore di punta. Se le circostanze lo richiedono può essere pure necessario montare le catene da neve per proseguire nei tratti dove è presente il segnale d’obbligo.

Si stima che circa ancora un’automobilista su tre non monta sulla propria auto gli pneumatici invernali e che uno su venti ne mette solo due gomme termiche sull’asse di trazione. Risparmi che potrebbero costare caro!

Il Dipartimento delle istituzioni prosegue in questo modo le azioni intraprese per sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

Niente più contanti nelle pompe di confine?

Niente più contanti nelle pompe di confine?

Da Tio.ch | La proposta del Consigliere di Stato Norman Gobbi. «Abbiamo avviato un confronto con le aziende, sarebbe la soluzione alle rapine». Sei d’accordo?

BRUSINO ARSIZIO – Togliere i contanti dalle pompe di benzina, lungo la frontiera. A questo sta pensando il Dipartimento delle istituzioni per dare scacco una volta per tutte ai rapinatori che, periodicamente, fanno razzia nelle stazioni di servizio al confine con l’Italia. L’ultima rapina questa mattina, a Brusino Arsizio.

La proposta – Mentre la polizia è sulle tracce dei due malviventi, ancora in fuga, il Consigliere di Stato Norman Gobbi è uscito su Twitter con la proposta. «Lungo la frontiera si rapina per poche migliaia di franchi» ribadisce il Ministro raggiunto al telefono da Tio.ch/20minuti. «Sono stati fatti diversi passi avanti, sul fronte della sicurezza. Il dispositivo in questi casi è rapido e collaudato, e il più delle volte porta ad acciuffare in breve tempo i malviventi. Ma non basta». Secondo Gobbi «eliminando il contante si risolverebbe definitivamente il problema».

Discussioni già avviate – Non è un’idea passeggera. Nei mesi scorsi, i responsabili della Polizia cantonale hanno incontrato le catene di distribuzione, per discutere la fattibilità della proposta. «I margini di manovra ci sono. Al momento – spiega Gobbi – l’80 per cento delle transazioni nelle pompe di benzina avviene già tramite carte di credito o di debito. Il passaggio verso forme di pagamento immateriali è un fenomeno già in atto. Si tratterebbe di fare un passo ulteriore almeno nelle zone più a rischio».

E i clienti? – Il problema, dal punto di vista dei distributori, è il rischio di perdere i clienti (pochi) che non vogliono lasciare traccia del rifornimento alla pompa. O quelli che usano i contanti per fare piccoli acquisti negli shop.

«Servono agenti di sicurezza» – Ma le voci politiche che chiedono un intervento incisivo si fanno insistenti. Anche per i disagi al traffico (con il blocco delle strade da parte della polizia) che puntualmente si ripetono in questi casi. Ad agosto la parlamentare Sara Beretta Piccoli (Ppd) in un’interrogazione al Governo ha proposto l’impiego di agenti di sicurezza privati presso le pompe. Forse, però, esistono soluzioni più semplici (e meno costose). Purché le catene di distribuzione siano d’accordo.

L’articolo su: http://www.tio.ch/ticino/cronaca/1172522/niente-piu-contanti-nelle-pompe-di-confine–

Esercitazione tra civili e militari

Esercitazione tra civili e militari

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Un piccolo aeromobile, con una decina di passeggeri a bordo, si schianta nella Val Serdena, in territorio di Isone; è lo scenario al centro di un’esercitazione organizzata mercoledì 25 ottobre dalla Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), con l’obiettivo di migliorare le modalità di collaborazione fra gli enti civili di primo intervento e le truppe militari.

La simulazione è avvenuta nell’ambito delle giornate annuali di formazione organizzate dalla Commissione istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), e ha potuto contare sulla presenza di un gruppo di figuranti, incaricati di impersonare i passeggeri imbarcati sul velivolo e altre persone presenti sul luogo.

Grazie alla verosimiglianza dello scenario preparato, i soccorritori coinvolti hanno potuto verificare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza complesso, e in particolare le diverse procedure di allarme. La scuola reclute delle truppe di salvataggio, coinvolta in occasione della tradizionale settimana di resistenza, ha poi proseguito l’attività simulando le operazioni di ripristino che l’Esercito, in una situazione del genere, sarebbe chiamato a svolgere a favore delle Autorità civili.

Diretto dal Servizio protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, l’esercizio teorico e pratico ha coinvolto numerosi enti partner della protezione della popolazione: Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri, Federazione cantonale ticinese dei servizi d’autombulanza, organizzazioni di protezione civile delle regioni di Lugano Campagna e del Bellinzonese, Soccorso alpino ticinese (SATi), Redog Ticino e Care Team Ticino.

Canapa light, nuove regole

Canapa light, nuove regole

Da RSI.ch | Il Governo ha approvato la modifica del regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light

Il servizio al Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Canapa-light-nuove-regole-9707377.html

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light.

Il Governo ha deciso di “mantenere un alto livello di vigilanza”, con misure importanti in caso di abusi. Questo per “mantenere un equilibrio tra la libertà economica da una parte e il bisogno di sicurezza dall’altra”.

La polizia continuerà a vigilare in materia di coltivazione e di vendita di canapa a basso tenore di THC. Dunque cosa cambierà nel concreto? La polizia cantonale sarà facilitata nel monitorare l’iter autorizzativo ai diversi livelli (cantonale, federale e comunale), inoltre nuovi formulari per le notifiche e le autorizzazioni sono disponibili sul sito www.ti.ch/polizia.

Cyber, quando diventiamo zombie a nostra insaputa

Cyber, quando diventiamo zombie a nostra insaputa

Dal Giornale del Popolo | world trade center Norman Gobbi, Peter Regli e Angelo Consoli

Anche Internet, dove si crea ma nulla si distrugge, ha una memoria illimitata. Così si apre la via alla manipolazione dell’uomo. Senza bisogno di sangue, se si prende il «cuore».

Il dibattito sulla Cybercriminalità che si è svolto nell’ambito dell’Assemblea del 25° del World Trade Center (in parte già commentata nell’edizione di ieri), è stato animato da Prisca Dindo (Corriere del Ticino) e ha visto la partecipazione di Norman Gobbi, consigliere di Stato, Peter Regli, già capo del Servizio informazioni della Confederazione e Angelo Consoli, docente SUPSI.

Norman Gobbi, consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, ha messo in risalto, rispetto al problema della cyber-security, il problema di salvaguadare la ricerca e lo sviluppo delle imprese, sia contro la pirateria, sia nel possibile blocco di progetti strategici delle imprese. In Ticino – ha detto – abbiamo 60-70 casi aperti oggi nei reati informatici. Pochi? Tanti? E sono tutti? Anche perché vi è un certo pudore a rendere noto di esser stati oggetto di attacchi informatici. Come già accade nei reati patrimoniali, perché diamo l’impressione di non essere stati pronti a parare il colpo. Sul piano dell’economia finanziaria, vi sono poi una trentina di casi per un importo di circa 10 milioni. Oggi in Ticino si assiste ad un minor numero di reati comuni, ma ad uno più elevato per i reati «moderni» ha detto Gobbi, che vertono sull’informazione (o disinformazione) e sulla gestione dei patrimoni. Questo serve ad «accendere la lampadina» e ad accrescere la corazza. Ma se sul piano individuale si può mettere la luce che illumina ad un arrivo indesiderato, lo stesso non avviene nei reati informatici. Tanto più che la Svizzera è una piazza assai «interessante». Ad esempio con i bitcoin, uno strumento agile che lascia poche tracce. Dunque occhio alla Ricerca e Sviluppo e ai nuovi prodotti. Anche perché per la bici si può mettere il lucchetto, ma il web non ha confini nel mondo. E se il reato non è ideato e commesso nel territorio svizzero, come uscirne? Aggiungendo che «il poliziotto è un passo indietro» rispetto alla libertà di movimento dei malintenzionati. Ecco dunque la necessità di mettere in comune le difese per essere sempre al passo coi tempi, ha concluso Gobbi.

Peter Regli, già capo del Servizio informazioni della Svizzera, ha commentato come oggi la scena politica sia percorsa da personaggi inquietanti. Il mondo non è mai stato così insicuro e il Cyber ne è solo un elemento. Anche il terrorismo, la migrazione, il salafismo (una minoranza molto perfida finanziata dall’Arabia Saudita, ha detto) si nutrono di «intelligence», istigando ordigni tipo «coltello o auto», perché secondo loro la democrazia è contro l’Islam. Il Cyber gioca un ruolo importante e qui l’attaccante è avanti di tre passi. Interviene nelle elezioni, col compito di interferire, paralizzare, distruggere. Che succede se per quattro giorni non funziona l’elettricità? Sono le infrastrutture critiche. È una guerra ibrida. Trump si nutre di notizie Fox, poi scrive il sui twit col suo Basic Instinct. Cinque ore dopo dice il contrario, causa un «casino» e si perde la fiducia. Insomma, il Cyber è solo un elemento del caos.

Allora, quo vadis? Secondo Angelo Consoli, la tecnologia è solo un mezzo. Oggi se vuoi far male, lo fai su scala mondiale. Una macchina infetta può far danni a tutti. E
ognuno ha la sua macchina in tasca (il telefonino). E noi siamo gli zombie. Qualcuno magari ci ha messo un baco che si attiva a comando. La privacy non esiste più. Un malaware ha infettato 30 milioni di computer e per il 2022 vi saranno 14,5 trilioni di connessioni. Tra l’altro, il 97% degli attacchi ha una componente umana. Per comodità o sbadataggine non siamo stati attenti. E il social media aumenta l’insicurezza perché si può manipolare l’umano e l’ego diventa «posseduto». Gulp. Oibò.

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone al Parlamento di stanziare un credito da 3,3 milioni di franchi per attuare la strategia informatica della Polizia cantonale: sarà così possibile concretizzare un primo pacchetto di misure per l’aggiornamento tecnologico delle forze dell’ordine, e completare il progetto strategico «Visione 2019» che consentirà alla Polizia cantonale di affrontare con gli strumenti adeguati le sfide in ambito di sicurezza che si presenteranno nei prossimi anni.

La decisione odierna del Consiglio di Stato conferma l’importanza di soddisfare le accresciute esigenze della Polizia cantonale in ambito informatico: un passaggio dovuto per consentire alle forze dell’ordine di tutelare la sicurezza di fronte alle nuove minacce e all’accresciuto livello di rischio internazionale – in particolare per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la gestione dei flussi migratori. La strategia informatica delineata all’interno del progetto strategico «Visione 2019» e approvata dal Governo nel dicembre del 2014 verrà concretizzata in due momenti distinti con l’intento di assicurare un impiego adeguato, razionale e proficuo delle nuove tecnologie.

Grazie alle misure che saranno introdotte con l’attuazione della prima fase, la Polizia cantonale potrà in particolare contare su un aggiornamento tecnologico che interesserà anche la vita quotidiana degli agenti; il loro equipaggiamento di lavoro sarà infatti a breve arricchito anche da uno smartphone di servizio. La decisione del Governo è stata di optare per uno strumento al passo con lo stato attuale della tecnica, approfittando degli indubbi vantaggi dei nuovi dispositivi. Le forze dell’ordine avranno ad esempio accesso diretto ad applicativi che facilitano il lavoro sul terreno, e potranno comunicare in modo più rapido con i colleghi di altre Polizie; sarà infine aumentato il grado di prontezza degli agenti anche fuori dal servizio, grazie a sistemi di allarme più efficaci che potranno essere attivati in caso di emergenza. Inoltre, sarà anche possibile estendere il sistema informatico ABI per allineare le procedure ticinesi allo standard svizzero.

L’approvazione del credito di 3,3 milioni da parte del Consiglio di Stato è un ulteriore passo avanti per la Polizia cantonale, nell’intento di garantire alla popolazione ticinese più sicurezza sul proprio territorio e, di riflesso, una migliore qualità di vita. Le misure contemplate nella prima fase sono considerate prioritarie dalla Polizia cantonale; una volta concretizzate, saranno seguite da una seconda fase, oggetto di un futuro messaggio del Consiglio di Stato.