Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Maggiore sinergia e nuova struttura fra Ministero pubblico e Polizia cantonale nell’ambito della comunicazione sui fatti giudiziari: Giovanni Mariconda è il nuovo addetto stampa del Ministero pubblico.

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Giovanni Mariconda (39 anni, laureato in scienze della comunicazione e attualmente capo edizione e caporedattore delle cronache regionali, della cronaca nera e giudiziaria del Corriere del Ticino) quale nuovo addetto stampa del Ministero Pubblico, e opererà in seno al Servizio Comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale. Egli curerà in modo specifico i contatti con i media del Ministero Pubblico, nell’ottica di fornire una continuità al lavoro svolto sino ad oggi da Saverio Snider che il prossimo mese d’aprile andrà in pensione.

Nel corso degli anni Ministero pubblico e Polizia cantonale hanno vissuto diverse riforme nel loro assetto e nella loro struttura. Anche gli aspetti legati alla comunicazione, che assumono una sempre maggiore importanza, non sono immuni da un necessario adeguamento. Infatti, l’operato dell’apparato della Giustizia, in particolare Magistratura inquirente e Polizia cantonale, è sempre più sotto i riflettori mediatici, in un mondo dove l’informazione circola a ritmi ormai divenuti frenetici. Per rispondere in modo adeguato alle esigenze di disponibilità, tempestività e continuità del flusso d’informazione e per assicurare un punto di riferimento sia ai media sia ai cittadini, sulla base di un’intenzione comune del Procuratore Generale John Noseda e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, è stata decisa la creazione di questo nuovo assetto del Servizio comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale, che nella fattispecie operativa, costituisce pure una prima a livello svizzero.

La scelta relativa all’addetto stampa del Ministero pubblico è caduta su un giornalista, laureato in scienze della comunicazione, di provata esperienza anche nell’ambito specifico della cronaca giudiziaria: egli, grazie alle sue sicure competenze, potrà offrire un contributo significativo e costruttivo alla giusta attenzione che si deve dare ad un settore per molti versi assai delicato e in continua evoluzione e trasformazione.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Saverio Snider, attivo al Ministero dal 2011 quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale, per il lavoro svolto in questi anni con dedizione e sensibilità. Al neo assunto addetto stampa del Ministero pubblico Giovanni Mariconda il Governo formula i migliori auguri per la nuova e stimolante sfida professionale che lo attende.

Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Nel contesto del progetto «Visione 2019» della Polizia cantonale – che ha sino ad oggi dato prova della sua bontà e che ha quale obiettivo primario quello dell’accrescimento della sicurezza dei cittadini attraverso l’adeguamento degli effettivi, la pianificazione logistica e l’ammodernamento dei sistemi informatici – il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali di polizia. La loro entrata in funzione è prevista nel corso dei prossimi mesi. Oltre a queste nomine, è stato ulteriormente implementato l’adeguamento degli effettivi con ulteriori sei unità a tempo pieno, già deciso nel 2013 e che prevedeva un graduale aumento degli effettivi, pari a 50 agenti.
Andrea Wehrmüller dirigerà il I° Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto con il grado di capitano e subentrerà al capitano Edy Gaffuri che andrà al beneficio della pensione nel corso del prossimo anno. Classe 1971, Wehrmüller è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1999. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria e dal 2003 è entrato a far parte della Polizia giudiziaria. Attualmente ricopre la funzione di capo staff della Giudiziaria con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i posti di principali di Chiasso e Mendrisio e ad assicurare la collaborazione operativa con le Guardie di confine della Regione IV e le polizie comunali dei Poli 1 e 2. La collaborazione transfrontaliera, vista il settore d’impiego degli agenti della Gendarmeria del Mendrisiotto, costituirà un ulteriore tassello della sua attività.
Alessio Lo Cicero dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la nuova Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale. Questa funzione sarà introdotta a partire dal 2018 nei nuovi organigrammi della Polizia cantonale, anche in previsione del trasloco e dell’entrata in funzione presso il nuovo stabile della CECAL, situato sul sedime dell’ex-arsenale a Bellinzona. Nuovo edificio che vedrà operare sotto lo stesso tetto agenti della Polizia cantonale e delle Guardie di confine della Regione IV, oltre ad ospitare gli uffici della Federazione Cantonale Ticinese dei Corpi Pompieri. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011. Dal 2013 opera in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti all’attività inquirente.
Queste nomine, così come l’adeguamento degli effettivi e la messa in funzione della nuova CECAL, sono un ulteriore passo verso il completamento della strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni e dal Comando della Polizia cantonale. Visione 2019 che ha portato, nel corso degli anni, risultati concreti quali l’ottimizzazione delle strutture, l’affinamento delle attività di prevenzione e operative, una maggiore collaborazione anche al difuori dei confini cantonali, migliorando l’efficacia e la qualità del servizio a tutela della sicurezza del nostro Cantone.

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Come tradizione da ormai alcuni anni oggi presso il Tribunale penale federale a Bellinzona si è tenuta la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Walter Gianora, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, e il presidente del Tribunale Penale Federale Daniel Kipfer. Nel corso dell’appuntamento istituzionale è stato ringraziato per l’impegno profuso nell’arco di una vita lavorativa chi si appresta a passare al beneficio della pensione. Sono state inoltre sottolineate le promozioni all’interno del Corpo, il superamento con successo di corsi di formazione ed è stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti sia uniformati che amministrativi.

Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti legati alla sicurezza del cittadino e del territorio. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato il Corpo di Polizia che garantisce quotidianamente la sicurezza del territorio e dei cittadini, non solo a livello cantonale, ma anche a livello nazionale e internazionale, in ragione della collocazione geografica del Ticino. Nel 2017 infatti abbiamo conosciuto, anche alle nostre latitudini, la realtà della radicalizzazione, degli estremismi e abbiamo avuto modo di comprendere che la minaccia terroristica non è molto distante da noi ha rilevato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che ha sottolineato come la Polizia cantonale “ha risposto presente, ha dimostrato di lavorare bene e, senza voler “distribuire medaglie”, di essere veramente efficace nella salvaguardia della sicurezza del nostro territorio. Avete dimostrato ancora una volta, che il nostro Corpo può primeggiare a livello nazionale, senza nessun complesso di inferiorità”.

Polizia delle Tre Valli: il Governo formalizza la nuova struttura

Polizia delle Tre Valli: il Governo formalizza la nuova struttura

Nella scorsa seduta il Consiglio di Stato ha formalizzato la creazione della nuova Polizia regionale delle Tre Valli che sarà operativa a partire dall’inizio del 2018 nei Distretti di Riviera, Blenio e Leventina.
Si tratta di un progetto pilota che nasce dagli attuali posti misti di Biasca e Faido; la soluzione permette di ovviare al problema che toccava alcuni Comuni della regione per i quali – alla scadenza dei termini indicati dalla Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – non era ancora stata siglata una convenzione con il Comune-Polo di Biasca.

Nell’ultima seduta il Governo ha approvato il completamento dell’assetto di polizia comunale di quella che – a livello di sicurezza cantonale – viene definita “Regione VIII” e che comprende i Distretti di Riviera, Blenio e Leventina come previsto dalla legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. La nuova struttura di polizia regionale, che è uno sviluppo degli attuali posti misti di polizia di Biasca e Faido, rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione, e presenta alcune novità rispetto a quanto è stato attuato nelle altre regioni di polizia: per questa ragione, viene considerata un progetto pilota.

In questo senso, per trovare una soluzione alla mancanza delle necessarie convenzioni di polizia tra il Comune-Polo di Biasca e i Comuni della regione, il Cantone ha siglato un accordo con il Comune di Biasca che ha dato luce verde alla creazione della nuova Polizia regionale delle Tre Valli. Il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto elaborato alcune disposizioni ad hoc applicabili alla collaborazione in ambito di polizia comunale all’interno del territorio regionale.

In particolare è previsto che gli agenti delle polizie comunali presenti nei posti di Biasca e Faido potranno operare su tutto il territorio del comprensorio ottimizzando il personale in servizio nella Regione VIII. I Comuni della regione dovranno pertanto partecipare ai costi – in modo retroattivo a partire dal 1 gennaio 2017 – versando al Comune-Polo di Biasca l’importo calcolato in proporzione al numero di abitanti dei singoli comuni. La nuova Polizia regionale dipende operativamente dalla Polizia cantonale dalla quale dipenderanno anche gli agenti delle comunali.

Infine, si rammenta che accanto alla nuova struttura sarà anche costituita una Commissione consultiva intercomunale che avrà il compito di discutere e aggiornare costantemente le esigenze del comparto in materia di sicurezza e di farsi anche interprete dei bisogni e delle necessità dei rispettivi territori.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni del 14 novembre 2017

 

Quell’ultima arma da sfoderare

Quell’ultima arma da sfoderare

Dal Corriere del Ticino del 1. dicembre 2017

A 39 aspiranti agenti della scuola di polizia del V circondario è stata consegnata la pistola d’ordinanza Norman Gobbi: «Essere pronti a usarla è parte del vostro compito» – Le sensazioni dopo i fatti di Brissago

Si sono allenati per mesi, hanno esercitato il tiro lungo 110 ore, sparando 3.000 colpi. Dopo tanto sudore e una marcia di 50 chilometri conclusa nella notte, ieri, hanno raggiunto un traguardo ricco di significati. Sono i 39 aspiranti agenti della scuola di polizia 2017 del V circondario ai quali è stata consegnata l’arma di ordinanza. «Uno strumento necessario per difendersi ma che può anche arrecare danno a un’altra persona» ha subito sottolineato il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter. Nello stabile G del posto di comando a Bellinzona – appena adibito alla formazione tecnico-tattica e alla sicurezza personale – a risuonare a più riprese sono state le parole «responsabilità», «fiducia» e «proporzionalità». Tutti ingredienti fondamentali per il corretto utilizzo della pistola in servizio. Ma anche elementi di riflessione a quasi 2 mesi dal dramma di Brissago che ha visto un agente della cantonale uccidere, sparandogli, un 38.enne richiedente l’asilo dello Sri Lanka che stava per aggredire, con due coltelli in mano, dei suoi connazionali hanno assunto un valore forse ancor maggiore. Non a caso il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è tornato sull’episodio rivolgendosi ai futuri agenti. «Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze». Conseguenze a livello personale come pure in termini mediatici. «In un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia» ha affermato Gobbi. Per poi precisare: «Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli su giornali, online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti».
A precedere la consegna dell’arma è perciò stato l’invito del consigliere di Stato: «È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo». Sull’attenti, chi con fare più sicuro e chi invece con voce più flebile e prontamente ripreso dal primo tenente Cristiano Nenzi, i 39 aspiranti hanno dunque preso possesso della propria arma. «C’è soddisfazione, ma si è altresì coscienti della responsabilità e della fiducia riposta in noi sia dalle istituzioni sia dai cittadini» ci ha confidato l’aspirante agente Davide Brugali. A fargli eco è stata Sara Fatima El-Husseini, una delle cinque poliziotte in formazione: «L’emozione è forte: dopo i grandi sacrifici di queste settimane oggi raggiungiamo infatti un importante obiettivo». Ma con quale spirito si riceve una pistola, a poche settimane dai fatti di sangue di Brissago? «Un anno fa un episodio simile non mi avrebbe segnato come lo ha fatto lo scorso ottobre» ammette Brugali: «Fattispecie come queste ci fanno capire che veramente può succedere anche in Svizzera. Detto questo tutta la nostra formazione è proprio mirata all’utilizzo dell’arma come ultima possibilità a nostra disposizione». L’istruttore David Manco è comunque certo: «Gli agenti che escono da questo stabile con l’arma lo fanno in modo cosciente. E in caso di intervento sono sicuro che verrebbe applicato quanto appreso durante la formazione». Il resto lo farà invece l’esperienza, anche se i 39 aspiranti poliziotti dovranno ora essere in grado di valutare se il ricorso alla pistola si giustificherà o meno. «Ma tutta l’istruzione è costruita per arrivare a saper agire in un contesto reale» evidenzia l’istruttrice Federica Rossini. L’aiutante capo e responsabile della formazione di base Mauro Del Biaggio conferma in tal senso che «gli agenti sono abilitati all’uso dei mezzi coercitivi e dell’arma, alla quale potranno fare ricorso da domani, naturalmente con l’accompagnamento di colleghi più esperti».

Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario |

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,

vi incontro con piacere in questo momento simbolicamente molto importante. Con la consegna dell’arma vi avvicinate infatti alla fine del vostro percorso formativo all’interno della Scuola di polizia e diventate a tutti gli effetti agenti del nostro Corpo di polizia. L’arma, come la divisa, vi accompagnerà da oggi in ogni giorno lavorativo, nel quale vi adopererete a favore della sicurezza del nostro Cantone e della sua popolazione.

Con quest’arma vi consegniamo la fiducia dei cittadini e delle istituzioni, e la responsabilità nella loro tutela. È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo.

Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze.

La prima conseguenza è un pensiero che accompagnerà per molto tempo l’agente: “Avrò fatto la scelta giusta?”. Durante la formazione avete infatti imparato come comportarvi in situazioni con le quali sarete confrontati nella vostra vita professionale (e non solo), ma quando vi troverete effettivamente di fronte a una determinata situazione ci sarà sempre qualcosa che vi farà mettere in dubbio le vostre scelte, e il tempo per pensarci sarà di pochi attimi. Confidate negli insegnamenti dei vostri superiori, che avete appreso durante la formazione e che riceverete nel corso della vostra carriera.

Una seconda conseguenza sulla quale vi invito a fare una riflessione, è l’impatto mediatico delle vostre azioni. Il nostro Cantone è quello con la maggiore concentrazione di media. Questo porta certamente a una salutare diversità di opinioni, ma può portare alla sproporzionata pressione nella corsa dei giornalisti alla notizia. E in un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia. Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli della stampa e su giornali online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti. Soprattutto quando si è abituati a lavorare come Corpo, non come singolo. In aggiunta, siamo ormai coscienti di dove – purtroppo – possano arrivare i commenti sui social media, un luogo che fin troppe volte viene utilizzato come piazza di sfogo, senza pensare che un commento potrebbe ferire profondamente chi c’è dall’altra parte dello schermo (sia esso in divisa o semplice cittadino). È in questo momento che dovete sapere che, se le vostre azioni sono proporzionate alla situazione, potete contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto.

Il vostro non è un semplice lavoro, è una missione. Vi mettete a disposizione dei cittadini per la loro sicurezza, e di conseguenza agite per il loro benessere. Siate sempre coscienti che ogni scelta è importante, lasciatevi guidare da chi ha più esperienza di voi, fate tesoro degli insegnamenti ricevuti. Agite in maniera opportuna, per fare uso in modo proporzionato e adeguato alle circostanze di quanto vi è stato conferito, come richiesto dal codice deontologico e dalla legge. Operate con coraggio e con proporzionalità: questo farà di voi degli ottimi agenti.
Vi auguro un buon proseguimento per la vostra formazione e la vostra carriera, al servizio di tutti i cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni