In aumento il grado di purezza della cocaina

In aumento il grado di purezza della cocaina

Comunicato stampa

Anche il Ticino è confrontato con un grado di purezza sempre più elevato della cocaina spacciata. I campioni analizzati, relativi ai sequestri avvenuti nel nostro Cantone e in gran parte di quelli romandi, hanno infatti evidenziato un aumento della sua purezza con una percentuale media del 60%. Quella dell’eroina resta invece stabile a circa il 25%. Per quanto riguarda i sequestri di droga, in gran parte riconducibili a stupefacenti in transito, nel 2018 la collaborazione tra la Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale e i suoi partner ha permesso di intercettare 90 chili di marijuana (75 nel 2017), 4.5 chili di cocaina (26), 28 chili di eroina (14), 109 chili di hashish (38) e 3’000 piante di canapa (2’369). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’723 (1’880 nel 2017), di cui 286 minorenni (347). Gli arresti hanno raggiunto quota 111 (138). Le morti per overdose sono state 6 (5).

A livello internazionale si rileva che il commercio di stupefacenti è in continua crescita, sia per quanto riguarda i quantitativi sia in relazione alla varietà di nuove sostanze. Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite viene segnalato un aumento del 65% della produzione mondiale di oppio, che ha raggiunto le 10’500 tonnellate, e livelli mai registrati per quella della cocaina, stimata in poco più di 1’400 tonnellate. In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della SAD ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2018 non vi sono stati cambiamenti degni di nota nelle modalità dello spaccio e del consumo. Permane costante la presenza di spacciatori albanesi, attivi soprattutto nella vendita di eroina che, approfittando dello stato di bisogno e della connivenza dei tossicodipendenti locali, vengono da loro ospitati in cambio di sostanza stupefacente. Nonostante i numerosi arresti e le consistenti quantità di droga sequestrate, si è purtroppo constatato che le organizzazioni al vertice del traffico hanno proseguito imperterrite e in maniera costante la loro illecita attività, continuando ad inviare nel nostro Cantone persone, in gran parte giovani nullafacenti e indigenti, con l’obiettivo di rimpiazzare gli spacciatori arrestati. Anche la presenza sul territorio cantonale di trafficanti dominicani, attivi soprattutto nello spaccio di cocaina, è pressoché costante, con spacciatori pronti a prendere il posto di quelli posti fuori circolazione dalle inchieste. In relazione ai consumi, la situazione è sostanzialmente stabile. A farla da padrone è sempre la canapa con i suoi derivati, seguita dalla cocaina. Stabile anche il consumo di eroina. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti contemporaneamente; in particolare cocaina ed eroina.

Tra le indagini più significative che hanno contraddistinto il 2018 evidenziamo un’inchiesta riguardante un traffico di cocaina nel Mendrisiotto nel corso della quale sono stati arrestati due cittadini albanesi, attivi nello spaccio nella regione e nelle discoteche di Lugano. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire una vendita di almeno un chilo di cocaina e di sequestrarne all’incirca 300 grammi. Un’indagine relativa a cittadini albanesi e tossicodipendenti residenti nel Luganese che li ospitavano nei loro appartamenti ha permesso di identificare e arrestare un cittadino albanese residente in Ticino, che si occupava di trovare gli alloggi ai suoi connazionali dediti all’illecita attività. In totale sono state arrestate oltre 10 persone ed è stato ricostruito un traffico di almeno 1,2 chili di eroina, sostanza prevalentemente spacciata nella regione. Sempre per spaccio nel distretto, un’altra indagine ha permesso di arrestare un cittadino albanese trovato in possesso di 460 grammi di eroina. Nel Locarnese è stata condotta un’inchiesta che ha portato all’arresto di 6 persone residenti nella regione e nel Bellinzonese che, agendo in correità, hanno trafficato oltre un chilo di cocaina. In primavera in un rustico in Valle di Blenio sono stati sequestrati oltre 100 chili di hashish, 200 grammi di cocaina, 10 chili di marijuana e 285 piante di canapa. A giugno, in due distinte circostanze, sono state fermate a Chiasso dalle Guardie di confine un’auto con targhe confederate che stava trasportando circa 12 chili di eroina, e una con targhe albanesi con occultati circa 11 chili di eroina, verosimilmente destinati al mercato germanico. Da segnalare pure un’inchiesta che ha permesso di appurare l’emissione di diverse centinaia di schede SIM intestate a persone fittizie, in parte anche utilizzate per compiere reati. Questo grazie alla complicità di alcuni dipendenti addetti alla loro vendita, effettuata prevalentemente per strada. Nel corso dell’anno sono stati sequestrati circa 160’000 franchi e circa 160’000 euro. Si tratta di denaro in parte rinvenuto in occasione di perquisizioni operate dalla Sezione antidroga e in parte grazie ai controlli delle Guardie di confine ai valichi doganali.

La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa. Nel 2018 ne sono state comminate 859 (969 nel 2017).

Infine, nel Sopraceneri vi è stato un aumento di coltivazioni di canapa con tenore di THC inferiore all’1%, nonché l’incremento in Ticino dei negozi dediti alla vendita di prodotti derivati che, in quanto conformi alla Legge federale sulle derrate alimentari, possono essere venduti senza autorizzazione. Il consumo di questo tipo di canapa, seppur legale, può determinare stati di inattitudine alla guida.

Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Comunicato stampa

Nel 2018 vi è stata un’importante diminuzione delle rapine. Nel corso dell’anno ne sono state effettuate 33 (49 nel 2017). Si tratta di una forte riduzione anche rispetto alla media dell’ultimo decennio (66). In 2 casi su 3 è stata utilizzata la forza fisica e/o la minaccia, solo in uno su 10 un’arma da fuoco. La ripartizione sul territorio ticinese è stata omogenea e lineare, senza il manifestarsi di vere e proprie serie. Alcuni arresti effettuati in collaborazione con le autorità italiane hanno permesso di contrastare il fenomeno delle rapine in stazioni di servizio (un solo caso registrato), dopo l’impennata del 2017. Il tasso di chiarimento delle rapine è alto e si attesta al 67% con 56 autori materiali. Dei 42 identificati, 41 sono stati arrestati. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne conta uno (3).

Nel 2018 l’operazione più complessa, che ha visto coinvolti numerosi partner (Polizie cantonali, Polizie comunali, Guardie di confine e Polizie estere), è stata quella che ha portato al fermo, poco prima che entrassero in azione, di importanti esponenti della nota banda internazionale dei Pink Panther, pronta a colpire una gioielleria nel centro di Lugano. I quattro autori, provenienti dai Balcani, erano già noti per rapine commesse non solo in Europa. Si segnala pure che è stato risolto un vecchio caso, risalente al 2007, relativo a una rapina in abitazione a Minusio dove l’autore, vistosi scoperto, aveva infierito ripetutamente sulle anziane vittime con un coltello. Il responsabile, un cittadino rumeno in detenzione per furto in Germania, è stato identificato, estradato in Ticino e quindi condannato grazie all’analisi di una traccia di DNA, resa possibile da nuovi progressi tecnico-scientifici.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono ulteriormente diminuiti (1’666,-5%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’048,-4%), e delle minacce (523,-7%). Anche i reati gravi sono diminuiti da 72 a 55 (-24%). Fra questi figurano gli omicidi (15,-46%, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (33,+18%) e le violenze carnali (7,-53%). Lo scorso anno si è registrato un solo omicidio: a Caslano, nel mese di luglio, l’anziana proprietaria di un’abitazione è stata uccisa con diversi colpi inferti al capo e il cadavere è poi stato bruciato, con della benzina, simulando un incendio. Nelle ore successive è stato arrestato un nipote. In maggio una segnalazione proveniente da un istituto scolastico del Bellinzonese ha portato al fermo presso la sua abitazione di uno studente 19enne e al rinvenimento di diverse armi da fuoco (fucili e pistole) e munizioni. Il giovane progettava di compiere una strage a scuola. La maggior parte dei tentati omicidi si è consumata in gran parte in ambito famigliare. Fa eccezione l’episodio occorso in gennaio sull’autostrada A2 in territorio di Gorduno. Gli occupanti di due veicoli, dopo varie manovre azzardate, si sono fermati sulla corsia di emergenza dove è scoppiato un violento alterco, terminato con il ferimento a colpi di forbice di due uomini. Nel corso dell’anno un uomo si è costituito, accusandosi dell’assassinio della ex moglie rinvenuta cadavere nel luglio 2016 nel proprio appartamento di Monte Carasso. Anche l’attuale moglie è stata arrestata in relazione a quanto avvenuto.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2018 si sono annunciate per l’esercizio della prostituzione sono state 295. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (56%), italiana (32%) e spagnola (3%). Quelle attive giornalmente sono stimate in circa 320. Nel corso dei controlli di polizia, effettuati sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti situati su tutto il territorio cantonale, in particolare nel Sottoceneri, è stata verificata la posizione di 278 persone, di cui 9 denunciate per esercizio illecito della prostituzione per aver omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale o per aver praticato la prostituzione in luoghi non autorizzati, e 12 per infrazione alla Legge sugli stranieri. Le verifiche e i regolari contatti con le persone attive in questo ambiente hanno permesso di individuare alcune potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In un caso dagli accertamenti è stato possibile avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. In altre due circostanze la vittima non ha voluto procedere con la denuncia e pertanto, in collaborazione con gli enti cantonali e la Croce Rossa, è stata avviata la procedura per l’aiuto al rientro. I locali autorizzati dalle autorità comunali alla prostituzione sono saliti a 8. Il numero degli appartamenti attivi, a disposizione delle professioniste del sesso, è stabile e stimabile in 95 unità. Inoltre sono presenti 10 saloni di massaggio erotico, dove lavorano circa 30 persone.

È proseguita l’attività d’inchiesta contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro (“caporalato”). La Polizia cantonale ha collaborato con il Ministero Pubblico, i sindacati, le commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro nell’analisi delle informazioni e nel perseguimento penale. Per reati quali l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e le infrazioni alla Legge sugli stranieri, sono state arrestate 2 persone mentre altre 8 sono state denunciate a piede libero. Sono una quarantina invece le vittime identificate.

Infine, il lavoro del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP) è proseguito per quanto concerne il monitoraggio del fenomeno dello sfruttamento dei flussi di migranti clandestini e dei richiedenti l’asilo politico. A seguito delle misure messe in atto da parte dell’Unione Europea, il numero di fermi e di controlli nonché delle indagini condotte ha subito una notevole riduzione. Sono state denunciate 21 persone per infrazioni alla Legge sugli stranieri e meglio per aiuto all’entrata e al soggiorno illegale, 18 delle quali arrestate. Le indagini hanno inoltre permesso di denunciare 9 persone anche per il reato di usura.

 

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

Un portale per la prevenzione

Un portale per la prevenzione

Comunicato stampa

La prevenzione è un tassello fondamentale del concetto di sicurezza a 360 gradi portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni, le cui attività di sensibilizzazione toccano in particolare tre ambiti: la circolazione stradale, le acque di laghi e fiumi e la montagna. Per fornire a tutti gli utenti un accesso diretto e immediato alle informazioni che concernono le campagne di sensibilizzazioni del DI è ora disponibile un nuovo portale all’indirizzo www.ti.ch/prevenzione.
Tutte le informazioni indispensabili per godersi in sicurezza i corsi d’acqua, i laghi e le cime del Cantone nonché i consigli e le raccomandazioni da seguire per circolare sulla rete stradale sono da oggi disponibili sul nuovo portale www.ti.ch/prevenzione creato dal Dipartimento delle istituzioni per favorire l’accesso a questi elementi informativi.
Oltre a essere in prima linea per garantire la sicurezza, ovvero uno dei compiti essenziali presenti nel proprio mandato, il Dipartimento delle istituzioni da sempre è attento a migliorare il rapporto tra lo Stato e i cittadini attraverso l’ideazione di tutta una serie di moduli e servizi fruibili direttamente online.
Anche il nuovo portale www.ti.ch/prevenzione completa ulteriormente gli sforzi intrapresi nel facilitare la fruizione delle informazioni da parte degli utenti: avere un’accessibilità immediata a una serie d’informazioni fondamentali – che spesso possono salvare la vita delle persone – è senza dubbio un ulteriore tassello indispensabile per garantire la sicurezza di tutto il territorio.
Dalla pagina principale del sito l’utente avrà la possibilità di entrare direttamente nei portali delle tre campagne “Acque sicure”, “Montagne sicure” e “Strade sicure”.
In futuro saranno inserite su questo nuovo strumento informativo anche le nuove campagne di prevenzione che saranno ideate dal Dipartimento delle istituzioni, tra le quali rientra anche il progetto di sensibilizzazione sulla cyber-criminalità.

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 de La Regione

In Ticino anche nel 2018 diminuiti i reati ai sensi del Codice penale.
Legge stranieri: infrazioni giù
Polcantonale, il bilancio 2018. Lieve aumento dei furti con scasso: ‘Ma il trend rimane al ribasso’.

Rispetto a otto, nove anni fa «il Ticino è senz’altro più sicuro e quindi, speriamo, più accogliente». Pur essendo un cantone «fortemente urbanizzato e di confine, attraversato da un importante e trafficato asse di collegamento nord-sud», pur essendo a pochi chilometri «da una delle maggiori aree metropolitane d’Europa (Milano, ndr)», il tasso di reati in Ticino «è oggi paragonabile a quello dei cantoni rurali della Svizzera centrale». Parliamo insomma di numeri piuttosto bassi. Questo però «non è frutto del caso: è il risultato di una serie di misure organizzative e operative attuate in questi anni dal Comando della Polizia cantonale e di strategie politiche decise dal Dipartimento con l’avallo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio». Un Ticino sicuro. Anzi, sempre più sicuro, per dirla con il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Anche lo scorso anno sono diminuiti – meno 4 per cento – i reati ai sensi del Codice penale constatati dalla Polcantonale: si conferma così una tendenza in atto dal 2013. In calo rispetto al 2017 anche le violazioni della Legge federale sugli stupefacenti: meno 9 per cento, con la maggior parte delle infrazioni per possesso e consumo di canapa. E in calo pure le violazioni (entrate illegali, attività lavorative senza autorizzazione…) della legge, anch’essa federale, sugli stranieri: la riduzione è addirittura del 17 per cento. Sono alcuni dei dati salienti del bilancio 2018 della Polizia cantonale, illustrati e commentati ieri dal comandante Matteo Cocchi, dal collaboratore scientifico Paolo Bernasconi e dal consigliere di Stato Gobbi, incontrando i media alla Cecal, la Centrale comune d’allarme di recente inaugurazione, realizzata per migliorare coordinamento e tempestività degli interventi d’urgenza. Con riferimento ai reati contemplati dal Codice penale, quelli contro la vita e l’integrità della persona sono scesi in Ticino del 4 per cento. Del 5 i reati contro il patrimonio. Sul fronte delle rapine, sono «praticamente scomparse» quelle commesse a danno dei chioschi annessi ai distributori di benzina, con un numero di colpi nel 2018 «fra i più bassi degli ultimi dieci, quindici anni», ha osservato Bernasconi, responsabile della statistica criminale. Se in generale vi è stata un’ulteriore diminuzione degli illeciti rilevati dalle forze dell’ordine, qualche tipologia di reato ha presentato il segno più. L’anno scorso i furti con scasso sono lievitati del 4 per cento: 1’159, mentre nel 2017 sono stati 1’112. Il dato comunque non incide su un trend che da sei anni vede calare globalmente e in maniera significativa anche questo genere di furti, ha commentato il collaboratore scientifico della Polizia cantonale. Sono aumentate, rispetto al 2017, anche le truffe, in linea con la situazione a livello nazionale (vedi articolo a lato). Per quanto riguarda le vittime, il grosso dei raggiri ha preso di mira gli anziani: «Molte però sono state le truffe tentate». E sono state sventate grazie anche alle campagne di sensibilizzazione e quindi di prevenzione promosse dalla Cantonale, che hanno portato diverse persone a segnalare prontamente alla polizia i tentativi di raggiro dei quali sono state bersaglio. A proposito delle modalità, un buon numero di truffe è stato commesso ricorrendo «all’informatica». Per quel che attiene al controllo della manodopera estera, sono stati denunciati, ha indicato il comandante Cocchi, quarantadue datori di lavoro: il 16 per cento in più per rapporto al 2017. Nei prossimi giorni, con i bilanci dettagliati che verranno forniti dalla Polcantonale, si sapranno i motivi degli esposti: lavoro nero, mancanza dei necessari permessi, usura… Da evidenziare poi la riduzione, pari al 7,7 per cento, del numero di arresti: 857 quelli eseguiti nel2018. E del numero di incidenti della circolazione (3’752 quelli constatati l’anno passato dalla Cantonale): meno 3 per cento. I numeri lo attestano: il grado di sicurezza, oggettiva, cresce in Ticino. «Ma ovviamente non ci si ferma», ha puntualizzato Gobbi. Si investirà maggiormente sulla specializzazione degli agenti e si continuerà a puntare sulla collaborazione con le forze dell’ordine di altri cantoni e di altri Paesi, ha aggiunto Cocchi. Così come con le polizie comunali: una cooperazione con i corpi locali, dediti in particolare alla sicurezza di prossimità, che il progetto ‘Polizia ticinese’ si prefigge, ha ricordato Gobbi, di migliorare ulteriormente, «specificando i ruoli».

 

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 marzo 2019 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11580997

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

Il progetto-pilota sulla A2 Rivera-Chiasso sta dando buoni risultati

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, giovedì scorso abbiamo presentato un primo bilancio del progetto “Via libera”, attuato con il finanziamento e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che mira a ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale. Sono davvero soddisfatto: tra gli effetti positivi riscontrati figurano infatti la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie. Insomma, anche in questo specifico ambito possiamo tranquillamente parlare di “sicurezza accresciuta”.

Disagi e soluzioni
Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto. Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.


Parliamo di prevenzione!
Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 era stata teatro di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, non soltanto per la gravità intrinseca del sinistro (che provoca feriti e, a volte, anche decessi), ma anche in ragione del fatto che uno scontro nelle ore di punta può condurre al collasso della mobilità, coinvolgendo ampie zone del Cantone. Ed è esattamente partendo da questo presupposto che dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno appunto dato avvio al progetto denominato “Via libera”. Ebbene, a 11 mesi di distanza si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale. Non si tratta di reprimere, bensì di prevenire! È un contributo concreto che – nei fatti e nelle cifre – ha reso più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale.

Collaborazione vincente
Come piace a me e come trovo estremamente efficace, ancora una volta la collaborazione ha pagato: la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti
(in primis USTRA), insieme all’attuazione di misure tempestive hanno infatti contribuito a migliorare la situazione.

Sempre meglio
Il bilancio definitivo di “Via libera” verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione. Sappiamo tutti bene che “Via libera” da solo non potrà fare la differenza e che, pertanto, occorre rilanciare, essere ancora più propositivi e stare sul pezzo, pronti a cogliere ogni spunto per migliorarsi. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, dovrà verificarsi una combinazione fra diverse azioni: penso, fra le altre, all’aggiornamento delle Convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e alle campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando dalle ottime operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada che già abbiamo promosso con profitto.

Conducenti… sensibili
Per confermare e anzi rafforzare i risultati bisogna però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada ad assumere comportamenti inopportuni che a volte sfociano in incidenti stradali. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone. Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner in nome della sicurezza e di una mobilità il più possibile sostenibile.

Bilancio intermedio del progetto «Via libera»

Bilancio intermedio del progetto «Via libera»

Comunicato stampa

A quasi un anno dall’entrata in funzione del progetto «Via libera», attuato con l’intento di ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale, è stato presentato un primo bilancio dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Vicedirettore dell’Ufficio federale delle strade Guido Biaggio. Tra gli effetti positivi riscontrati figurano la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie.

Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Per questo motivo dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno dato avvio al progetto denominato «Via libera». Dopo undici mesi dall’attuazione del dispositivo, che mira a ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso in caso di incidente e di panne sulla tratta a sud del Monte Ceneri, gli enti coinvolti hanno espresso soddisfazione per i primi risultati raggiunti. In particolare il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha indicato che «si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, il rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale».

Dal canto suo il Direttore del DI Norman Gobbi ha ricordato che «si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale». Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine rimarcato come «la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti, insieme all’attuazione di misure tempestive hanno contribuito a migliorare la situazione».

È stato infine ricordato che il bilancio definitivo del progetto «Via libera» verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione.

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Comunicato stampa
Oggi, lunedì 18 marzo, a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale nonché capo dello Stato Maggiore Cantonale di condotta (SMCC), Matteo Cocchi, e il Direttore della radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), Maurizio Canetta, accompagnato per l’occasione da Giuseppe Gallucci, responsabile Finanze e Amministrazione, hanno firmato una convenzione relativa a un mandato di prestazioni alla RSI che agirà in supporto dello SMCC.
In caso di eventi maggiori la comunicazione da parte delle Istituzioni assumeun’importanza centrale sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista strategico. Alfine di fornire un’informazione puntuale, corretta e trasparente è dunque necessario poter contare su di una struttura e su mezzi all’avanguardia, capaci di rispondere adeguatamente alle necessità. Per questo motivo lo SMCC si è dotato da alcuni anni di una cellula di comunicazione gestita dal Servizio comunicazione e media della Poliziacantonale e rafforzata dall’apporto degli specialisti della comunicazione della Cancelleriadello Stato e di tutti i Dipartimenti dell’Amministrazione cantonale. Inoltre, a livellotecnologico ci si può avvalere della piattaforma informativa Alertswiss che permette di fornire informazioni puntuali e mirate in caso di eventi straordinari.
Grazie a questa convenzione, la struttura esistente sarà ulteriormente rafforzata dalla collaborazione di personale specializzato della RSI che garantirà il personale e i mezzi tecnici necessari per la redazione, la produzione e la divulgazione di messaggi istituzionali e informativi dello Stato maggiore cantonale di crisi. L’accordo costituisce unrafforzamento importante e determinante rispetto a quanto già in atto con i comunicati di emergenza ICARO, che utilizzano il canale radiofonico per la divulgazione di informazioni di carattere urgente quali allerte e allarmi alla popolazione. Infatti, grazie aquesta collaborazione l’offerta comunicativa potrà utilizzare per la trasmissione deicontenuti i canali multimediali e la televisione.
Grazie a questa convenzione, da parte del Dipartimento delle istituzioni si rinnova ed evidenzia la fiducia nella professionalità e nella competenza del personale RSI e al contempo si intende istituzionalizzare quanto già avviene in casi particolarmente gravi ed’urgenza. Un’unione d’intenti per raggiungere l’obiettivo di garantire la sicurezza, anchesoggettiva, della popolazione fornendo in tempo reale le informazioni necessarie alla cittadinanza.