Dibattito «Il Ticino resta un cantone sicuro»

Dibattito «Il Ticino resta un cantone sicuro»

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Strage sventata alla scuola di Commercio, le rassicurazioni di Governo e polizia nella serata organizzata dal CdT . Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi: «Grazie al senso civico e al coraggio di chi ha segnalato il pericolo»

Rifacendoci alla mitologia greca dovremmo parlare della «matta bestialità» simboleggiata dal Minotauro, con il corpo da uomo e la testa da toro, proprio per indicare la parte più bruta e violenta della nostra mente. C’è chi sa porre freno a questi istinti e chi invece è pronto a soddisfarli nel modo più bieco possibile, gettando nella paura l’intera comunità. Come sembrerebbe essere nel caso del 19.enne che secondo gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini, voleva compiere una strage alla Scuola cantonale di Commercio (SCC) di Bellinzona. Durante la serata organizzata ieri dal Corriere del Ticino (un centinaio i presenti nella sala del Legislativo cittadino) e moderata dal direttore del quotidiano Fabio Pontiggia e dalla direttrice delle relazioni esterne del Gruppo CdT Prisca Dindo si è cercato di comprendere cosa può scatenarsi nella testa di un allievo brillante e che non aveva mai dato problemi al punto da portarlo ad un passo dal rendersi autore di una carneficina. Il nostro Cantone è ancora un luogo sicuro? «Il Ticino è più sicuro rispetto al passato. Purtroppo l’essere umano non è completamente prevedibile e fatti gravi possono accadere anche sul nostro territorio. Non dobbiamo chiederci se succederà, ma quando potrebbe avvenire. Oggi basta navigare in rete per radicalizzarsi. Occorre dunque avere dei sensori attivi nelle istituzioni e fornire risposte ai segnali di pericolo che giungono dai cittadini», ha rilevato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

«Un intervento giustificato»
Il dibattito è partito giocoforza dall’allerta scattata mercoledì 9 maggio. L’istituto scolastico contatta la Polizia cantonale (PolCa). Seguono il monitoraggio del 19.enne e l’arresto, l’indomani. Le tempestive segnalazioni di alcuni studenti che hanno informato la direzione sulle intenzioni del ragazzo e l’intervento del Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della PolCa evitano un possibile eccidio. La Commercio viene in seguito presidiata dagli agenti in divisa e in borghese; si predispone altresì un servizio psicologico per gli alunni. Lentamente si torna alla normalità. Un allarme giustificato, è stato chiesto in sala? Ha risposto il comandante della PolCa Matteo Cocchi:«Siamo intervenuti a seguito di elementi concreti, grazie a una precisa segnalazione. Ciò significa che la popolazione si fida della polizia. I nostri agenti sono formati per eventi di questo tipo». Gli ha fatto eco il ministro Norman Gobbi, il quale ha lodato il «senso civico e il coraggio di chi ha avvisato dell’imminente pericolo».

La scuola, come detto, ha reagito tempestivamente alla minaccia. Lo ha sottolineato il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Manuele Bertoli. Secondo il consigliere di Stato «la nostra comunità scolastica funziona bene, ma nella società il disagio esiste e va gestito. Attenzione, però: bisogna evitare che il docente faccia il poliziotto e quest’ultimo lo psicologo. Questo caso, poi, è diverso dagli altri perché si era in presenza di armi. Personalmente sono molto critico su questo aspetto. Procurarsi un’arma in Svizzera è come andare in un chiosco ad acquistare le sigarette».

È toccato invece allo psichiatra Orlando Del Don chinarsi sugli aspetti prettamente legati alla psiche umana. «Nella fattispecie, da quello che è emerso finora sui media, il giovane, immaturo, ha lanciato segnali di disagio, ha chiesto aiuto. Molti ragazzi lo fanno. Ecco perché il rischio di emulazione è concreto. E pertanto l’allerta deve essere molto alta», ha chiosato il professore. I nomi di Bellinzona e della SCC avrebbero tragicamente potuto finire accanto a quelli della Bath School, della Columbine High School, del Virginia Tech e di tanti altri istituti americani dove degli studenti hanno commesso dei massacri. Una scia di sangue iniziata nel 1927 e che purtroppo non sembra voler finire. Il sindaco della Turrita Mario Branda ha voluto comunque rassicurare la popolazione. «Accanto ai sentimenti di timore, sgomento e costernazione ho provato anche quello di sollievo. La nostra società è sana e riesce a reagire a queste situazioni affrontandole con i giusti mezzi», ha affermato il primus inter pares.

Numerosi gli interventi del pubblico, che ha seguito in buon numero anche la diretta Facebook della serata offerta sulla pagina del Corriere del Ticino online. Il docente ed ex vicedirettore della Commercio Pier Franco De Maria ha preso la parola in difesa dell’istituto evidenziando che «nelle classi guardiamo negli occhi gli allievi. L’organizzazione alla SCC è umana, credetemi. Oggi (ieri per chi legge, ndr.) nei corridoi si sorrideva. Tutto è tornato come prima. Bisogna smetterla di prendersela con il mondo della scuola in senso lato». L’ex direttore del Dipartimento delle istituzioni (dal 1991 al 1999) ed oggi granconsigliere PPD Alex Pedrazzini ha posto dei quesiti interessanti: «Se io dicessi che voglio uccidere qualcuno, e non ho armi, la giustizia cosa può fare? Nulla. Quale sarà il futuro di questo ragazzo? Dovrà essere reinserito qualcuno che fino ad un minuto prima ritenevamo una bomba ad orologeria».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 maggio 2018 de La Regione

Arresto del 19enne: il disagio del giovane andava colto prima?
Domande e raccomandazioni emerse sui fatti della Commercio durante una serata pubblica

«Quante volte la giustizia non è intervenuta perché la fase era precedente a quella degli atti preparatori? Se dovessi annunciare a tutti i miei amici di voler fare una strage, pur non possedendo delle armi, la giustizia cosa farebbe?». Anche l’ex ministro delle Istituzioni Alex Pedrazzini, presente tra il pubblico, ha portato le sue riflessioni sulla presunta sventata strage alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona – che ha portato all’arresto giovedì scorso di un allievo 19enne – ieri sera in occasione della serata pubblica organizzata dal ‘CdT’. Come sottolineato nel corso del dibattito dal direttore del Decs Manuele Bertoli, l’elemento che ha fatto la differenza nel caso di questa segnalazione sono state le armi in possesso del giovane. Ma come accorgersi del disagio che sta vivendo un compagno di classe o un amico, come prevenirlo e come capire quando questo disagio può essere pericoloso per lui stesso o per gli altri? Questi i quesiti attorno a cui è ruotato il dibattito con circa un centinaio di presenti nella sala del Consiglio comunale, tra cui docenti, genitori, addetti ai lavori in vari ambiti tra cui quello sociale e alcuni giovani. «Nella nostra scuola i valori umani esistono, dentro le classi i docenti guardano in faccia agli allievi. È giunto il momento di smetterla di sparare contro la scuola»: così è intervenuto il docente della Commercio, già vicedirettore, Pier Franco De Maria. A tal proposito una ragazza ha riconosciuto il ruolo della comunità scolastica – la direzione ha contattato la Polizia dopo aver ricevuto la segnalazione di messaggi preoccupanti da parte del 19enne agli amici via Snapchat – ma ha fatto notare che la situazione di disagio si è pur sempre protratta fino alla necessità dell’arresto. Pedrazzini ha anche attirato l’attenzione sul futuro del 19enne, attualmente ricoverato alla Clinica psichiatrica di Mendrisio. «Non sarà evidente reintegrare in società qualcuno che fino a un attimo prima è stato considerato una bomba a orologeria», ha detto. «Fate attenzione al grido d’allarme di giovani e meno giovani. In caso di problemi i segnali ci sono sempre», ha sottolineato lo psichiatra Orlando Del Don, ospite del dibattito. Un invito avanzato anche dal sindaco Mario Branda: «Giovani non escludete, non emarginate. Noi adulti cercheremo di fare altrettanto». Presente anche il ministro Norman Gobbi, che ha ringraziato chi ha fatto la segnalazione per il senso civico dimostrato. «Non abbiate timore e segnalate fatti sospetti – ha aggiunto il comandante della PolCa Matteo Cocchi – la Polizia negli ultimi anni ha vissuto un’evoluzione ed è preparata per eventi di questo tipo».

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

La strage sventata alla Scuola cantonale di Commercio sarà al centro del dibattito organizzato dal Corriere del Ticino in programma domani, giovedì 17 maggio, alle 20 nella sala del Consiglio comunale di Bellinzona.

Moderati dal direttore del nostro quotidiano Fabio Pontiggia e dalla direttrice delle relazioni esterne del Gruppo CdT Prisca Dindo interverranno il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il collega di Governo Manuele Bertoli (a capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport), il sindaco della Turrita Mario Branda, lo psichiatra Orlando Del Don e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. L’entrata alla serata è libera.

Il rischio era troppo elevato

Il rischio era troppo elevato

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 maggio 2018 de La Regione

Due agenti, supportati dalla psicologa di polizia. È il nucleo operativo del ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’, servizio della Polcantonale che, ricevuta mercoledì pomeriggio la segnalazione della direzione dell’istituto scolastico, ha in meno di ventiquattro ore approfondito le informazioni e deciso di intervenire, e quindi di arrestare la mattina seguente il 19enne. Questo «dopo essere giunti alla conclusione che il rischio era troppo elevato», ha spiegato la psicologa di polizia Marina Lang Bindella in un incontro con la stampa indetto ieri pomeriggio dal Dipartimento istituzioni per illustrare l’attività del Gruppo, senza ovviamente entrare nel merito dell’inchiesta penale. Un Gruppo, di specialisti, entrato in funzione il 1° marzo dello scorso anno «per volontà del sottoscritto e del comandante Matteo Cocchi alla luce della crescente necessità di individuare un ente che fungesse – ha indicato Norman Gobbi – da punto di riferimento per le istituzioni e per i cittadini che notano comportamenti strani, anomali». Un ente «per prevenire situazioni che, se non riconosciute per tempo come gravi, possono avere effetti devastanti sulla vita altrui», ha rilevato il capo del Dipartimento istituzioni. E quello finito di recente sotto la lente dall’apposito servizio della Cantonale «è il caso più grave di cui ci siamo finora occupati», ha sottolineato il capitano Alberto Marietta, l’ufficiale responsabile del ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’, con sede a Giubiasco. Il servizio, ha evidenziato Gobbi, «ha così messo in atto tutte le misure necessarie» per scongiurare l’eventuale passaggio dalle intenzioni all’atto. Cioè alla strage. Ma come lavora il servizio? «Ricevuta la segnalazione, si tratta di riconoscere la potenziale escalation di un rischio, di valutarlo e di disinnescarlo», ha sostenuto Marietta. Spesso il rischio viene disinnescato «attraverso un colloquio ‘preventivo’» con il soggetto attenzionato. «Partiamo sempre – gli ha fatto eco Lang Bindella – da segnalazioni provenienti da settori dell’Amministrazione o da cittadini. Segnalazioni di comportamenti inadeguati. Si analizza allora il rischio, il che significa fra l’altro tracciare un profilo della personalità del soggetto, verificare se ha o no precedenti penali, se e come è inserito nella rete sociale». E capire «se vi sono elementi che possono diventare allarmanti», tali da prefigurare «un passaggio all’atto». Tali da renderlo altamente probabile. E da rendere l’intervento, ossia l’arresto del soggetto, inderogabile. Insomma, per dirla ancora con la psicologa di polizia, il ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’ «fa un lavoro preventivo e anticipatorio». Tornando alla vicenda di questi giorni, Gobbi ha posto l’accento anche sul prezioso ruolo avuto dalla scuola: allievi, direzione, docenti. «Voglio esprimere – ha dichiarato il consigliere di Stato – la mia riconoscenza a tutte quelle persone che, segnalando alla polizia quella situazione, hanno mostrato un elevato senso civico e un alto coraggio civile. E quando parlo di cittadini-sentinelle intendo proprio questo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Analisi «Il rischio era elevato, dovevamo agire senza indugi»
Il lavoro degli specialisti attivi in seno alla polizia cantonale

«Il rischio era elevato e abbiamo deciso di intervenire subito». La psicologa Marina Lang Bindella, consulente del Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della polizia cantonale, non ha dubbi: se non si fosse agito nel giro di poche ore lo studente della Commercio di Bellinzona avrebbe potuto mettere in atto il suo folle piano. «La segnalazione da parte della direzione dell’istituto scolastico ci è giunta mercoledì pomeriggio e, dopo un lavoro di approfondita analisi condotto senza sosta giorno e notte, giovedì mattina abbiamo deciso di intervenire» le fa eco il capitano Alberto Marietta, ufficiale della polizia cantonale responsabile del Gruppo che, insieme alla collega psicologa e al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ha incontrato ieri la stampa non tanto per fare il punto sull’inchiesta che prosegue nel più stretto riserbo, ma per spiegare come lavora appunto il Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose. L’unità costituita il 1. marzo del 2017 sull’esempio positivo di quanto fatto Oltralpe nelle città di Zurigo e Soletta, ha rammentato Gobbi, si prefigge di fungere da punto di riferimento per il mondo delle istituzione e per i cittadini che dovessero trovarsi confrontati con comportamenti violenti, o potenzialmente tali, di determinate persone. «Comportamenti che se non vengono riconosciuti subito possono avere effetti devastanti» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Ogni segnalazione – ha aggiunto – viene analizzata a fondo e le misure attivate sono conseguenti a questo lavoro di analisi». Segnalazione che, nel caso concreto, ha evitato quello che, se l’inchiesta confermerà i fatti, sarebbe potuto essere un gravissimo atto di sangue. Da qui la riconoscenza di Gobbi per «l’alto senso civico e un elevato coraggio civile» dimostrato dalla direzione della Commercio, nonché dai compagni e dai docenti del 19.enne arrestato giovedì mattina perché sospettato di star pianificando una strage nella scuola che frequentava (l’ipotesi di reato mossa nei suoi confronti dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini è di atti preparatori di assassinio, subordinatamente di omicidio). Insomma, per citare il direttore dell’Istituto scolastico cittadino Adriano Agustoni, si è arrivati a tre millimetri dalla tragedia. Tragedia che il giovane avrebbe pianificato di commettere martedì prossimo. Ma il suo piano, che lui negherebbe di aver voluto davvero mettere in atto, è stato sventato grazie al tempestivo intervento del Gruppo cantonale prevenzione persone minacciose e pericolose. Composto di due agenti operativi i quali si avvalgono della consulenza specialistica della psicologa Marina Lang Bindella (si pensa comunque ad un potenziamento dell’organico poiché, come ha affermato il capitano Marietta, il lavoro non manca), ha sede a Giubiasco. Come spiegato dal suo ufficiale responsabile durante l’incontro con la stampa svoltosi ieri al comando della polizia cantonale, il lavoro del Gruppo poggia su tre pilastri: il primo consiste nel riconoscere il rischio in base al monitoraggio interno svolto sia nell’ambito dell’abituale lavoro di polizia giudiziaria, sia sulla scorta delle segnalazioni che, come nel caso che ha portato all’arresto dello studente della commercio, provengono da cittadini e da uffici dell’Amministrazione cantonale. Il secondo è la valutazione dei rischi compiuta dagli specialisti che prevede la tracciatura del profilo della persona potenzialmente pericolosa, l’analisi della sua rete sociale così come quella del suo comportamento per determinare se sia in atto un’escalation che potrebbe portarla a commettere degli atti violenti. Questa analisi, ha spiegato la psicologa consulente del Gruppo, prevede un colloquio con la persona «sotto i riflettori» come pure la raccolta di informazioni sui social network. Alla precisa domanda dei giornalisti se anche il 19.enne sia stato sottoposto ad un colloquio prima che si decidesse di arrestarlo gli inquirenti hanno preferito non rispondere. Hanno tuttavia affermato con certezza che quello venuto alla luce tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina è l’unico caso mai registrato in Ticino e, per quanto a loro conoscenza, anche in Svizzera. Il terzo pilastro su cui poggia il lavoro del Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose consiste evidentemente nel disinnescare il pericolo quando questo è reale, come avvenuto giovedì mattina con l’arresto del 19.enne. «Sono decisioni difficili da prendere perché, come nel caso concreto, coinvolgono la famiglia, i compagni di scuola e la rete sociale del giovane» ha osservato Marina Lang Bindella, ribadendo che il rischio era elevato e che quindi si doveva agire subito.

«Questo sistema di analisi e di verifica dei rischi – ha rilevato ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni – ha bisogno di un lavoro di rete. Rete che oggi ha funzionato: nel giro di poche ore dalla segnalazione vi è stato l’intervento». Rete che prossimamente si completerà con un sito Internet attraverso il quale si informerà la popolazione sulle risposte da dare nel caso ci si confrontasse con persone dal comportamento potenzialmente pericoloso o che mostrano dei segnali di radicalizzazione. Oggi queste situazioni possono essere segnalate al 117 oppure agli sportelli dei posti di polizia. Si tratta di segnalazioni che nella maggior parte dei casi si esauriscono subito in un nulla di fatto mentre altre vanno approfondite. Difficile, ha chiosato il capitano Marietta, dire quanti casi di reali minacce sono stati seguiti dal Gruppo dalla sua costituzione.

«Distratti mai»: quattro mesi tra prevenzione e sanzioni

«Distratti mai»: quattro mesi tra prevenzione e sanzioni

La campagna di prevenzione «Distratti mai», promossa nell’ambito del progetto «Strade sicure» del Dipartimento delle istituzioni, ha permesso durante lo scorso inverno di controllare quasi 8.000 veicoli in transito sulle strade ticinesi. Polizia cantonale e Polizie comunali hanno così potuto sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli legati alla distrazione al volante, che ogni anno provoca numerosi incidenti con conseguenze sovente molto gravi.

L’iniziativa, svoltasi a partire dal mese di novembre 2017 sull’arco di quattro mesi, si è concentrata dapprima sulla prevenzione, grazie alla distribuzione di volantini informativi agli utenti della nostra rete stradale: conducenti di veicoli, ma anche ciclisti e pedoni. In questa prima fase, la campagna è stata presente in modo massiccio anche su internet, con la diffusione di filmati e di inserzioni sui social media. Accanto a questi sforzi informativi, le polizie hanno sanzionato i conducenti di veicoli che – violando palesemente le norme sulla circolazione stradale – sono stati sorpresi mentre parlavano al cellulare o scrivevano messaggi. La seconda parte della campagna «Distratti mai» ha poi visto una maggiore presenza delle pattuglie di polizia, che hanno svolto una serie di controlli mirati della circolazione, fermando e sensibilizzando i conducenti sui potenziali pericoli legati all’uso del cellulare al volante.

Per quanto riguarda il bilancio finale della campagna, sono stati allestiti 280 posti di controllo nella prima fase, per un totale di 4’006 veicoli controllati e 263 contravvenzioni. Nella seconda fase sono invece stati organizzati 386 posti di controllo con 3’615 veicoli controllati e 336 contravvenzioni. Le pattuglie di polizia impegnate sono state 599, di cui 263 nella prima fase e 336 nella seconda fase; gli agenti hanno inoltre distribuito 7’766 volantini.

L’iniziativa di prevenzione appena conclusa ha confermato che – malgrado gli utenti della strada siano consapevoli dei pericoli provocati dalla distrazione al volante – sono purtroppo ancora numerosi i conducenti di veicoli a motore e non solo, che utilizzano il cellulare mentre guidano, incuranti delle possibili gravi conseguenze del loro comportamento.
Si tratta di uno degli sforzi intrapresi dal Dipartimento delle istituzioni per migliorare la sicurezza sulla rete stradale e autostradale. A questo proposito si rammenta che negli scorsi giorni è stato presentato il progetto “Via libera” il cui obiettivo è quello di ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale.

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle ditte private ci vorrà un maggior controllo
Serve un maggior controllo sulle ditte private che svolgono dei compiti per lo Stato. Lo ha ribadito il Gran Consiglio che ha accolto i rapporti di maggioranza di Matteo Quadranti (PLR) sugli atti parlamentari presentati da Massimiliano Ay (PC) e Raoul Ghisletta (PS). «È chiaro che le mozioni prendono spunto dal caso Argo 1 – ha esordito Ay – ma il tema è ben più ampio e lo Stato non dovrebbe esternalizzare dei servizi in settori delicati come la sicurezza o la scuola». Dello stesso avviso Ghisletta per il quale «è tempo di smetterla di fare capo a ditte esterne che sfruttano il precariato». E se il Parlamento si è detto favorevole a una maggiore attenzione, non ha però ritenuto necessario procedere subito a una revisione della legge che, come precisato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, «verrà comunque aggiornata». Per poi chiarire: «Lo Stato non ha disarmato i muri della sicurezza. Anzi: ad oggi non ci sono compiti primari che sono affidati a ditte private».

Tre milioni di franchi per dotare la polizia di mezzi informatici
«Quando si parla di investimenti per la polizia il timore è che la discussione si concentri solo sulla scelta di dotare gli agenti di smartphone. Per fortuna così non è stato». È con queste parole che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha ribadito in Parlamento la necessità di dotare gli agenti di mezzi informatici all’avanguardia. Un appello accolto dal Legislativo che ha avallato a un credito di 3,3 milioni di franchi per l’ammodernamento della polizia. «Investire nella sicurezza va bene – ha però ammonito il capogruppo PLR Alex Farinelli –, ma quando si parla di investimenti milionari vorremmo che in futuro venissero meglio giustificati».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 de La Regione

Sicurezza, più mezzi alla polizia. E rapporti più chiari con le agenzie private
La sicurezza dei cittadini, «il compito principale dello Stato» per dirla con Alex Farinelli, capogruppo Plr, che così ieri si è espresso sulla bontà dell’intervento (un investimento di 3,3 milioni di franchi necessario a potenziare i mezzi informatici della Polcant), ma resta pur sempre la «necessità di quantificare gli obiettivi» ha aggiunto l’esponente liberale radicale. Che poi, a ben guardare, è quanto sostengono coloro che chiedono una chiara e vincolante relazione nella collaborazione con le agenzie private di sicurezza, ausiliarie quanto si vuole ma pur sempre impegnate in un settore delicato. E quest’ultima questione sempre ieri è stata affrontata – accogliendo solo una parte dei suggerimenti – grazie a due mozioni e un’iniziativa parlamentare presentate (separatamente) da Ps e Pc. Tornando al potenziamento degli strumenti a disposizione della Polizia cantonale, tutti hanno concordato che si tratta di adeguare prevenzione e repressione del crimine alle esigenze della modernità. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha citato la geolocalizzazione delle pattuglie, come i lettori elettronici delle targhe automobilistiche che, posti negli assi stradali principali, potranno fornire indicazioni immediate di reato grazie all’iscrizione in un’apposita banca dati. Poi «a tutti i poliziotti verrà dato uno smartphone, ma non certo per i ‘giochini’» ha precisato Gobbi, che molto probabilmente stava pensando ai soliti commenti sui social… Insomma, il potenziamento s’ha da fare, mentre le relazioni fra pubblico e privato sulla sicurezza devono essere almeno in parte riscritte. Ci sono problemi nella definizione dei rispettivi ruoli, obiettivi e compiti. Per non parlare della precarietà professionale diffusa, hanno ricordato Ivo Durisch, capogruppo socialista, Raoul Ghisletta, deputato Ps, e Massimiliano Ay (Pc). A maggioranza è passata la linea più moderata del relatore di maggioranza, Matteo Quadranti (Plr), che comunque chiede maggior attenzione. Rassicurante Gobbi: «Si direbbe che lo Stato abbia disarmato a favore del privato. Non c’è un compito delegato ai privati, solo di supporto». E ha poi aggiunto che la legge in questione «sarà senz’altro rivista».

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10439486


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano

Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.

Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».

Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.

L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.

Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano

Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano
Gordola 6 maggio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Consigliere nazionale Fabio Regazzi,
Sindaco di Gordola Damiano Vignuta,
Capo Dicastero sicurezza René Grossi,
Presidente del CC Leonardo Matasci,
Comandante della Polizia intercomunale Alberto Sargenti,
Sindaci e Capi Dicastero dei comuni convenzionati,
Comandanti delle Regioni di Polizia 6 e 7,
Guardie di confine,
Prete di Gordola Don Lo Prinzi,
Cittadine e cittadini,

sono particolarmente onorato di partecipare oggi all’inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano e di portarvi il saluto del Consiglio di Stato.

Quello odierno è un momento significativo, poiché la sede che festeggiamo, consentirà di dare nuovi impulsi all’attività di polizia in questa regione. Un corpo di polizia il vostro, che negli ultimi anni è cresciuto di organico e ha sempre garantito con un buon lavoro la sicurezza dei cittadini.

La nuova struttura, che ha richiesto un importante sforzo finanziario, mette ora a disposizione degli spazi moderni, dove trovano posto gli strumenti necessari per lo svolgimento del lavoro di prevenzione e repressione. La logistica è diventata più funzionale, l’impiego delle persone sarà ottimizzato e la collaborazione tra i corpi sviluppata.

Sono convinto che questa struttura saprà fornire nuovi stimoli ai collaboratori e rafforzerà in loro lo spirito di squadra e il senso d’appartenenza. E’ innegabile che poter operare in un contesto favorevole incida positivamente sulle prestazioni lavorative.

La società evolve velocemente e tutti noi siamo sempre più confrontati con nuove necessità e aspettative. Purtroppo, a cambiare non è soltanto la società, ma pure le minacce e la criminalità. Questo scenario non ci lascia indifferenti, indipendentemente dal fatto che finora questi fenomeni abbiano toccato soltanto realtà lontane dalla nostra. Non dobbiamo cedere alla paura: si tratta però di predisporre in maniera intelligente le giuste contromisure per ridurre il rischio.

La Polizia cantonale e le Polizie comunali hanno adottato nuove strategie per stare al passo con i tempi. In particolare penso ad un incrementato presidio e alla presenza più capillare di agenti sul territorio. I recenti successi operativi e i dati del bilancio d’attività 2017 della Polizia cantonale mostrano che il nostro Cantone è oggettivamente sicuro. Tutti i crimini, a parte rare eccezioni, sono in diminuzione ormai da tempo e questo fatto rafforzare la percezione soggettiva di sicurezza in ognuno di noi. E’ ovvio però, che quando si parla di sicurezza, la certezza assoluta non esiste mai e le situazioni possono mutare rapidamente.
Il lavoro svolto dalle forze dell’ordine in Ticino è molto apprezzato dalla popolazione. Spesso è agevolato dalle segnalazioni dei cittadini – che abitualmente definisco sentinelle – perché conoscono bene il territorio, facilitando il lavoro quotidiano dei corpi di polizia. Oggi ci troviamo a festeggiare l’inaugurazione della Polizia intercomunale del Piano, che rientra nel discorso più ampio della polizia del Locarnese. I contatti regolari e costanti tra la vostra Polizia Intercomunale del Piano, le Gendarmerie di Locarno e Magadino e la Polizia cantonale agevolano il lavoro di tutti i giorni e le operazioni più impegnative di interesse regionale.

La vostra Polizia dovrà coprire un territorio ampio nel quale vive una popolazione numerosa, che fortunatamente, a parte rari e gravi eventi legati alla vita notturna, non presenta apparentemente particolari problemi di sicurezza e di ordine pubblico.

Un comprensorio caratterizzato da vari scenari d’intervento: si va dal lago Maggiore alle montagne della Valle Verzasca, passando per la pianura.

Un’attività che viene gestita e garantita in contemporaneità e collaborazione con la Polizia cantonale, anche in ragione della valenza turistica di questa porzione di Ticino, che da aprile a ottobre si popola densamente con la presenza di turisti e l’apertura di tutti i servizi e delle strutture ricettive. Il turismo significa indotto economico ma pure un impegno più gravoso di controllo.

Il progetto di riorganizzazione della polizia con la nuova logistica non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti di polizia consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino. La Polizia Intercomunale del Piano non deve finire con i confini territoriali ma deve tener conto della realtà dell’intera regione. Per le sfide future serve una visione più ampia. E il vostro corpo potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione.

Ringrazio quindi la Polizia Intercomunale del Piano per la professionalità e la sua attività che permette di garantire al meglio i compiti che la legge attribuisce alle polizie comunali.

 

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Nuova misura di prevenzione voluta dal DI”

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato – approvando la richiesta del mio Dipartimento – ha deciso di istituire una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Un gruppo di lavoro composto da dodici persone e presieduto dal coordinatore del mio Dipartimento Luca Filippini.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione è sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Gli attentati si susseguono purtroppo con una certa regolarità, ma fortunatamente non hanno mai colpito il territorio svizzero. Il Canton Ticino non può di conseguenza essere definito un obiettivo sensibile.

Non possiamo tuttavia attendere che il problema si concretizzi per affrontarlo. Le minacce possono giungere da gruppi ben strutturati oppure, come spesso accade, anche da persone insospettabili con una vita normale.
Gli attentati terroristici ottengono ampia visibilità sui media di tutto il mondo e per questo possono generare in qualcuno il condannabile desiderio di emulazione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un’adeguata attività di prevenzione mentre la Polizia cantonale continua nel monitoraggio della situazione attraverso lo scambio regolare di informazioni sensibili a livello nazionale e internazionale.

Il processo d’integrazione e la volontà di essere integrati
La radicalizzazione potrebbe rappresentare una minaccia alla sicurezza del nostro paese, fondato sui valori della democrazia, del rispetto delle tradizioni e della legalità. Chi li rispetta è bene accetto, chi li denigra e li minaccia non ha diritto di permanenza sul nostro territorio. Il processo di integrazione, per essere uno strumento efficace di inclusione deve quindi basarsi su questi valori, così da favorire il duraturo inserimento nella nostra società. Diversamente la coesione sociale non sarà raggiunta e il rischio di future minacce continuerà ad esistere.

Un portale internet e diverse attività di prevenzione
Per favorire l’integrazione, è stata decisa la realizzazione in particolare di un portale internet. Il gruppo di lavoro dovrà accompagnare e supportare la creazione di questo nuovo strumento, che permetterà di avvicinare più rapidamente un’ampia porzione di popolazione, soprattutto quella più a rischio dei giovani. Verrà data priorità alla scelta dei contenuti informativi e alla modalità di gestione delle domande in entrata.  Lo scopo è di riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto della popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto. Un’attività dinamica e flessibile che deve saper cogliere puntualmente le trasformazioni in atto sul territorio. Altre misure concrete di prevenzione verranno adottate e monitorate secondo necessità e con l’avanzamento dei lavori. Sarà inoltre fondamentale aggiornare la formazione specifica del personale coinvolto nelle varie attività per favorire un’azione più incisiva.

Per tutte queste attività i servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – avranno un ruolo centrale. E’ pure prevista la collaborazione con il Centro d’informazione sulle credenze di Ginevra.

I compiti della Piattaforma interdisciplinare sono chiari e complementari a quelli delle autorità politiche e delle forze dell’ordine. La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci. Da oggi abbiamo a disposizione un nuovo strumento di prevenzione, grazie alla reattività del mio Dipartimento nell’adattarsi ai cambiamenti della società, per ridurre l’esposizione alle minacce e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.

A2 libera più rapidamente

A2 libera più rapidamente

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10430627


Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 de La Regione

Dal 1° maggio la polizia è presente con pattuglie ‘dedicate’ negli orari di punta a sud del Monte Ceneri
Obiettivo del progetto: ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti sull’autostrada

Traffico scorrevole in autostrada a sud del Monte Ceneri durante le ore di punta? Ormai un’utopia… Ma evitare certi collassi, con colonne chilometriche, questo sì. Questo per Polizia cantonale, Dipartimento delle istituzioni e Ufficio federale delle strade si può fare. Grazie al progetto (una prima nazionale) che porta un titolo eloquente, oltre che ottimista: “Via libera”. «Non significa togliere traffico dalla rete autostradale perché la bacchetta magica non ce l’abbiamo ancora, ma liberare la carreggiata il prima possibile». Parole del direttore del Dipartimento Norman Gobbi, che alla stampa ha presentato i contenuti del piano d’intervento. «Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, perché ogni minimo intoppo porta spesso al collasso della mobilità». Quindi? «L’obiettivo di “Via libera” è ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti». Evidentemente non per quelli particolarmente gravi, o addirittura letali, quando gli accertamenti tecnici prendono giocoforza molto tempo. Ma per tutto il resto, comprese le panne (basta un’auto ferma in una galleria a generare il caos), la polizia sarà più veloce. «Garantiremo la presenza di pattuglie ‘dedicate’ in autostrada negli orari di maggior traffico – spiega il comandante della Polca Matteo Cocchi –. Lo scopo è agire tempestivamente dove possibile e liberare il campo stradale in tempi brevi, agevolando le operazioni di soccorso e di sgombero». Di principio saranno presenti due pattuglie, la mattina in direzione nord, e la sera in direzione sud. Non staranno ferme in un punto preciso, ma si adatteranno alla situazione. Anche nel numero: in caso di necessità, le pattuglie ‘dedicate’ potrebbero aumentare. Così come potrebbero varcare il Monte Ceneri in direzione nord, quando ad esempio in estate il traffico di transito causa problemi anche in quella zona. Evidentemente nel loro “monitorare” il traffico è compreso il rilevamento di eventuali comportamenti scorretti… Come quello di scegliere la corsia di emergenza per tagliare la coda. Una “furbata” che costa tempo prezioso agli “enti luci blu”, ambulanza e pompieri. Soprattutto a loro serve il corridoio centrale libero, tra le due corsie di marcia, che i mezzi in colonna devono sempre garantire: se la corsia d’emergenza si intasa, il rischio è che non vi sia sufficiente spazio per consentire a chi è in colonna di spostarsi e creare il passaggio. Il progetto “Via libera” – realtà dal 1° maggio e della durata di tre anni – si pone anche come obiettivo di «ottimizzare e ancor meglio coordinare gli interventi del soccorso stradale», aggiunge Cocchi. Il nuovo concetto gode del finanziamento federale: è infatti coperto al cento per cento dall’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il suo vicedirettore, Guido Biaggio, evidenzia come nel breve termine «lo spazio di manovra per migliorare la viabilità sulle strade nazionali concerne proprio quei tempi di attesa generati dalle colonne per incidente». Il sovraccarico della rete in quanto tale, infatti, è un problema sotto gli occhi di tutti e per cui la soluzione è orientata al lungo termine. Il Consiglio federale ha previsto ampliamenti infrastrutturali per un totale di 28,5 miliardi di franchi. Bisognerà capire come suddividersi le fette della torta: per il comparto del Sottoceneri, l’orizzonte temporale attuale è quello del 2040.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 del Giornale del Popolo

MOBILITÀ SULLA A2 Presentato il progetto pilota Via Libera
Pattuglie pronte a liberare le strade

Siglato un accordo tra Cantone e Confederazione (USTRA) volto a ridurre i tempi di intervento in caso di incidente sull’autostrada. Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Nei giorni scorsi Cantone e Confederazione hanno così compiuto un primo passo siglando un accordo – della durata di tre anni – per inizializzare il progetto denominato «Via libera». L’obiettivo ricercato è quello di ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso, in caso di incidente e di panne sulla rete autostradale ticinese, soprattutto sulla
tratta a sud del tunnel del Monte Ceneri.
Concretamente, da ieri pattuglie “dedicate” della Polizia cantonale saranno attive ogni giorno negli orari critici al mattino in direzione nord e la sera in direzione sud. «Si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone, ma che non li risolverà globalmente », ha affermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando il ruolo cruciale della collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha poi presentato un ritratto del sistema viario del nostro Cantone, mettendone in evidenza le peculiarità e segnalando che il progetto «Via libera» potrebbe poi essere esteso anche ad altre parti della rete delle strade nazionali. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato «l’importanza di armonizzare diverse misure  che vanno dal comportamento dell’utente alla rapidità di intervento dei vari attori al fronte in caso di necessità».
È stato infine ricordato che il progetto «Via libera» da solo non potrà fare la differenza. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, occorrerà una combinazione fra diverse azioni: fra queste figurano l’aggiornamento delle convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e le campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento
delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure ”, passando nuovamente anche da operazioni di sensibilizzazione
verso gli utenti della strada. Da notare che il dispositivo, attivo dal 1. maggio, in modalità ridotta allo scopo di affinare il
coordinamento iniziale tra la Polizia cantonale e la Centrale del traffico di Emmen, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale.