Accorgimenti antifurto prima delle ferie

Accorgimenti antifurto prima delle ferie

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 luglio 2018 de La Regione

I consigli della Polizia cantonale. E sui social ‘non postare la propria assenza’.
I furti, compresi quelli con scasso, sono in calo in Ticino, come ha pure evidenziato il rapporto sull’attività 2017 della Polizia cantonale. Ma è meglio non abbassare la guardia e sul piano della prevenzione molto possono fare anche i singoli cittadini. E allora nel periodo delle partenze per le tanto sospirate vacanze estive, le forze dell’ordine rinnovano l’invito ad adottare alcuni accorgimenti, suggeriti dal servizio intercantonale Prevenzione svizzera della criminalità, così da evitare spiacevoli sorprese al rientro dalle ferie. Ferie, occorre ricordare, che i ladri non fanno. Prima di partire è allora buona cosa, oltre che controllare i dettagli del viaggio e in particolare la validità dei documenti, incaricare vicini o parenti oppure conoscenti di svuotare periodicamente la cassetta delle lettere, di aprire e chiudere le tapparelle o le persiane, di accendere alla sera la luce per non dare l’impressione che l’abitazione sia abbandonata. Se non c’è nessuno che possa provvedere a tutto ciò, la Polcantonale raccomanda di sospendere la consegna della posta, di installare un timer per l’illuminazione interna, per la radio o la televisione e di avvisare una persona di fiducia “della vostra assenza”. Immediatamente prima della partenza è consigliabile depositare oggetti di valore e documenti “in cassaforte o nella cassetta di sicurezza in banca”; chiudere “finestre, box, cantina e portefinestre del balcone”; chiudere “il cancello del giardino con il chiavistello”; mettere in un luogo sicuro “gli attrezzi da giardino”, controllare che “i lucernari siano chiusi e i tendoni arrotolati”, attivare il sistema d’allarme. La polizia richiama poi l’attenzione sulle cose “da non fare assolutamente”: non inserire il messaggio sulla segreteria telefonica per informare della vostra assenza, non postare la propria assenza sui social. Altri consigli da seguire ma durante il viaggio. Ad esempio “negli Internet Café e reti Wlan pubbliche non protette, non effettuare mai operazioni bancarie e non digitare mai i dati delle vostre carte di credito”. Questo perché “keylogger che intercettano i vostri dati o l’accesso illecito al vostro laptop rappresentano un rischio elevato”, avvertono le forze dell’ordine.

Una quarantina di centauri sui passi alpini con la Polizia

Una quarantina di centauri sui passi alpini con la Polizia

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 30 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10643592

 

Da www.tio.ch

Si è rivelata un successo la prima edizione di “In sicurezza sui passi alpini”

Complice una splendida mattinata estiva, questa mattina si sono scaldati i motori ed una quarantina di centauri hanno affrontato i passi alpini con la Polizia cantonale.
A salutare i partecipanti della prima edizione di “In sicurezza sui passi alpini” è giunto il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

La gita era organizzata da “Strade sicure” e dal V° Reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale allo scopo di effettuare prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti. Agenti esperti hanno accompagnato gli amanti delle due ruote sui passi alpini del San Gottardo e della Novena fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori delle località abitate.

L’appuntamento prevedeva anche la presenza di un apposito stand ad Airolo sul piazzale del Forte Albinengo, con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. 

Va ricordato che in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno visto il coinvolgimento di motociclisti per un totale di 51 decessi e ben 1074 feriti gravi.

Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi alla giornata dedicata alla sicurezza in moto sui passi alpini

Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi alla giornata dedicata alla sicurezza in moto sui passi alpini

Sabato 30 giugno 2018 avrà luogo sui passi del San Gottardo e della Novena una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. In mattinata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi porterà il suo saluto ai motociclisti che prenderanno parte alla manifestazione.

L’appuntamento è previsto alle ore 9.15 di sabato 30 giugno 2018 sul piazzale del Forte Albinengo di Airolo.
In seguito i partecipanti riceveranno le informazioni pratiche sulla giornata e saranno poi accompagnati alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena da motociclisti esperti della polizia, dai quali riceveranno utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e saranno resi attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate.
Maggiori dettagli sulla manifestazione sono disponibili sul sito internet di Strade sicure e nel comunicato stampa del 7 giugno 2018.

Per la sicurezza del Ticino, più forze al confine

Per la sicurezza del Ticino, più forze al confine

Berna ha dimostrato poco sensibilità per il Ticino

La scorsa settimana il Consiglio federale ha informato il mio Dipartimento della decisione di non riattivare il progetto pilota che prevedeva la chiusura notturna dei valichi secondari del nostro Cantone. Sono dispiaciuto che a Berna si sia risposto picche alla possibilità di dare continuità a questa iniziativa sperimentale, perché sono convinto che avrebbe giovato alla sicurezza delle zone di confine e di tutto il Ticino.
Avevo accolto positivamente la richiesta formulata al Governo federale dalla consigliera nazionale Pantani nel 2014, che aveva saputo interpretare le richieste della popolazione ed era stata accompagnata da scritti di abitanti della zona e dalla raccolta di numerose firme a sostegno della misura.
Ricordo che la chiusura notturna, oltre a rendere più sicuro il territorio, doveva consentire una migliore efficienza sia nel presidio della zona a ridosso del confine da parte della polizia sia dei controlli alla frontiera da parte delle Guardie di confine ai valichi internazionali aperti sull’arco delle 24 ore.
Tra le motivazioni fornite per giustificare l’abbandono della misura, vi è quella secondo cui la chiusura dei valichi potrebbe ripercuotersi negativamente nei rapporti con l’Italia. Un’affermazione che non condivido e che evidenzia come la Confederazione abbia anteposto gli interessi degli italiani, non certo così solerti nei nostri confronti, alla sicurezza della popolazione ticinese. Attendo però di poter leggere le analisi svolte dai servizi federali che hanno portato a questa decisione.

Le statistiche non parlano di sicurezza soggettiva
Il Consiglio federale ha motivato la rinuncia a proseguire con la fase sperimentale sottolineando che la misura introdotta non ha portato un risultato concreto alla riduzione della criminalità transfrontaliera. Ricordo che stiamo parlando di un periodo limitato a soli sei mesi, e che la diminuzione dei furti fa parte di un trend positivo che dura da alcuni anni grazie alle misure adottate dal Dipartimento e dalla Polizia cantonale con le altre forze dell’ordine. Il giudizio espresso è quindi quantomeno sbrigativo, anche perché i dati statistici sono interessanti ma non dicono tutto. Gli abitanti delle zone di confine durante il periodo di chiusura dei valichi hanno infatti goduto di una percezione di sicurezza soggettiva rafforzata. La chiusura notturna non è certamente la soluzione di tutti i problemi, contribuisce però a trasmettere un senso di maggiore tranquillità alle persone che abitano un territorio a rischio di episodi criminali. Sappiamo infatti che i malviventi preferiscono i valichi secondari per le loro fughe oltre confine.  

Le nuove misure e l’immutata attenzione verso la sicurezza.
Non sono per niente soddisfatto della decisione del Consiglio federale e non mi convincono neppure le misure alternative che verranno implementate per ovviare alla mancata chiusura dei valichi. L’installazione di telecamere di videosorveglianza supplementari e la posa di barriere che verranno chiuse soltanto in caso di bisogno non assicurano il medesimo effetto dissuasivo. Sono i classici contentini che non appagano le necessità di sicurezza della popolazione e che non migliorano l’efficacia nella lotta alla criminalità. Per questo motivo avevo chiesto più guardie di confine – al momento non concesse – nel caso di abbandono del progetto sperimentale.
Mi impegnerò per il rafforzamento della collaborazione in ambito di Polizia con l’Italia e con la collaborazione della Polizia cantonale presteremo particolare attenzione ad attenuare le conseguenze negative derivanti dalla decisione della Confederazione.
Voglio rassicurare la popolazione ticinese e gli abitanti della fascia di confine: la lotta alla criminalità transfrontaliera è tra i temi prioritari del mio Dipartimento e continuerò a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione alla porta Sud della Svizzera.

 

In prigione il pirata della strada

In prigione il pirata della strada

Da www.tio.ch

Il 43enne era stato condannato in contumacia nel mese di febbraio del 2017 a Lugano a 30 mesi di carcere di cui 12 da scontare

«Ride bene chi ride ultimo. Nient’altro da aggiungere se non che giustizia è fatta. Avanti così.»
È il commento soddisfatto che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha affidato a Facebook in merito all’incarcerazione del pirata della strada tedesco che lo aveva sfidato nei mesi successivi alla sentenza. L’uomo, che a febbraio 2017 era stato condannato in contumacia a Lugano a 30 mesi di carcere (dei quali 12 da scontare), non aveva dimostrato alcun pentimento e anzi aveva commentato di non essere interessato al verdetto: «Erano le 23 e avevo fame. Ho già visto tutto della Svizzera, non ho più bisogno di tornarci».

Queste dichiarazioni arroganti avevano fatto infuriare il direttore del Dipartimento che si è successivamente prodigato per far subire al 43enne «tutta la forza della legge svizzera» e per farlo «finire dietro alle sbarre».
La prova di forza aveva però fatto sorridere il pirata della strada che aveva risposto: «Gobbi non mi fa paura». Ma come recita il vecchio adagio citato all’inizio, ride bene chi ride ultimo.
E ora l’uomo – come confermato al Blick dall’Alta Corte di Stoccarda – dovrà passare dodici mesi dietro alle sbarre del carcere tedesco.

La vicenda – Il 43enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari. Non contento il pirata della strada si era in seguito divertito a sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici.

Come fermare i contromano

Come fermare i contromano

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

L’impegno di autorità, enti e associazioni per limitare un pericolo sempre più frequente sulle nostre strade

Gli automobilisti che imboccano le autostrade ticinesi (e svizzere) entrando in senso contrario sono un fenomeno sempre più frequente in questi ultimi mesi. L’incidente avvenuto il 25 aprile sulla superstrada A13 verso Locarno e causato da una 77enne che ha percorso un tratto in contromano prima di centrare un automobilista poi deceduto in ospedale, è solo l’ultimo di una serie di casi.

È possibile rimediare a queste situazioni? Molte le proposte e le ipotesi. Tra queste quella di dotare gli svincoli di speroni tranciagomme simili a quelli che impediscono di uscire dall’entrata dei centri di autonoleggio negli Stati Uniti o di predisporre una segnaletica luminosa e acustica “imponente”, che si attivi al passaggio di un veicolo che viaggia in senso contrario.

Abbiamo parlato di queste ipotesi – e di quanto è già in cantiere o in funzione  – con il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, con il portavoce della filiale di Bellinzona dell’USTRA (Ufficio strade nazionali), Eugenio Sapia e con Renato Gazzola, del Touring Club Svizzero (sezione Ticino).

Il “ministro” ha confermato che il cantone sta affrontando di petto la problematica, in perfetta sinergia con le autorità federali precisando poi che “l’idea degli speroni è di sicuro efficace, ma creerebbe problemi ai soccorsi”. Eugenio Sapia, dal canto suo, ha presentato quanto si sta testando in Ticino: un  dispositivo che emette segnali luminosi e acustici al momento in cui un veicolo imbocca l’autostrada nel senso sbagliato, facendo scattare nel contempo un allarme alla centrale della polizia stradale ticinese. “Un test, questo, che permetterà di valutare concretamente se gli avvisatori luminosi e fonici sono sufficienti per bloccare l’incauto utente”.

L’Ufficio federale delle strade ha reso noto che sulla rete autostradale elvetica, lo scorso anno, vi sono stati tredici incidenti provocati da chi è entrato in autostrada in contromano, un dato che rappresenta lo 0,2 permille dei sinistri registrati complessivamente.

Renato Gazzola, portavoce del TCS in Ticino, nota però che in questi incidenti causati da un contromano le persone coinvolte erano di ogni età. E sottolinea che, come in altri tipi d’incidenti, è la condizione psico-fisica di chi guida a fare la differenza e non l’età. Ed è per questo che è soprattutto sulla prevenzione e l’informazione che ci si deve attivare ulteriormente.

La campagna «Rifletti» ospite al Tour de Suisse

La campagna «Rifletti» ospite al Tour de Suisse

Sabato 16 e domenica 17 giugno la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente, con la sua postazione informativa, nel villaggio del Tour de Suisse allestito a Bellinzona, nei pressi della sede di BancaStato.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» –  ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Come sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, patrocinatore dell’iniziativa, «un comportamento responsabile di tutti gli utenti della strada riduce i rischi alla guida, di qualsiasi mezzo, e a piedi».
Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.

In montagna in sicurezza

In montagna in sicurezza

L’escursionismo, complici magnifici paesaggi e una rete di sentieri ad hoc, è da anni tra le attività più amate dalla popolazione nonché da gran parte di chi trascorre le vacanze nel nostro paese. Purtroppo la sua pratica, unitamente alla ricerca di funghi, richiede particolare attenzione poiché basta veramente poco per mettere un piede in fallo e cadere, infortunandosi anche in maniera grave ed in alcuni casi perdendo la vita. Per questo motivo la Polizia cantonale promuove una nuova campagna di prevenzione con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della montagna, fornendo utili consigli per evitare gli infortuni. È stato quindi realizzato un apposito flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, che sarà distribuito a livello cantonale nelle prossime settimane.

In base a recenti studi si stima che in Svizzera sono oltre 2.5 milioni le persone che praticano l’escursionismo. Si tratta quindi dell’attività sportiva maggiormente praticata nel nostro paese. Circa l’80% della popolazione utilizza i sentieri per fare escursioni, correre e passeggiare. In media si fanno 20 escursioni all’anno della durata media di tre ore, a tutto vantaggio della forma fisica e della salute. L’altra faccia della medaglia è purtroppo negativa poiché in base ai dati dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), ogni anno in Svizzera si infortunano in media oltre 20’000 escursionisti (gli infortuni più comuni sono rappresentati da cadute accompagnate da lesioni alle articolazioni, ginocchia, polsi e dita) e una quarantina di loro perdono la vita. Negli ultimi 5 anni solo in Ticino, dove è forte pure la presenza di cercatori di funghi, si contano 37 infortuni in montagna di cui 17 con esito letale (8 nel solo 2017).

Viste le cifre citate, ogni anno, soprattutto nel periodo estivo, la Polizia cantonale è chiamata in collaborazione con i partner ad intervenire regolarmente nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparse di escursionisti e di raccoglitori di funghi. Si evidenzia che nel 2015 è stato creato in seno alla Polizia cantonale il Gruppo Ricerche e Costatazioni che coordina le ricerche di persone o cose su terreno impervio e di difficile accesso e le costatazioni di incidenti di montagna. Con costatazione di incidenti di montagna ci si riferisce agli interventi riguardanti gli avvenimenti che si verificano in maniera involontaria e imprevista su terreno impervio e di difficile accesso, segnatamente in caso di valanghe, cadute durante escursioni e in fase d’arrampicata, calate, collisioni e cadute sulle piste da sci, infortuni sul lavoro e altri incidenti in ambiente extra-urbano come pure collisioni con impianti di risalita e gatti delle nevi. In quest’ambito e con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni, grazie alla nuova campagna di prevenzione s’intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna, affinché questo tipo di uscite rimanga un momento di svago e di divertimento da svolgere in piena sicurezza. Per questo motivo è stato realizzato un nuovo flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, da distribuire a livello cantonale e che ribadisce i seguenti semplici consigli di sicurezza per escursionisti e cercatori di funghi:

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento. Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene
fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi
quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Nuotare in sicurezza grazie a prevenzione e sorveglianza

Nuotare in sicurezza grazie a prevenzione e sorveglianza

Modello di prevenzione apprezzato in Svizzera

Negli scorsi giorni è stata presentata la campagna di prevenzione per l’imminente stagione balneare. Durante la conferenza stampa mi sono commosso ascoltando le parole di Laura Basile, che lo scorso anno ha perso il marito in un incidente di canyoning in Valle Maggia. Suo marito, un professionista di questa pratica sportiva, è stato una delle cinque vittime del 2017. Sono tragedie che ci toccano da vicino e che vogliamo davvero evitare che si ripetano. Ringrazio la signora Basile per aver rafforzato il messaggio della nuova campagna con la sua toccante testimonianza. L’impegno del mio Dipartimento in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato, dal 2001 ha permesso di conseguire risultati concreti. L’obiettivo resta sempre quello di elaborare una strategia comune di prevenzione e sorveglianza così da ridurre il numero di morti per annegamento.

Il passaggio da “Fiumi sicuri” a “Acque sicure”
Le statistiche dimostrano che gli specchi d’acqua ed i fiumi nascondono delle insidie. Da alcuni anni sono inoltre aumentati gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o l’innalzamento improvviso delle acque anche durante le giornate di bel tempo. Questa tendenza è dovuta a diversi fattori, tra i quali la scarsa conoscenza dei pericoli e dei propri limiti. Penso in particolare ai bambini ma anche agli anziani, senza dimenticare i migranti che hanno difficoltà nel nuoto. Le situazioni di rischio aumentano anche con l’apertura di nuove aree balneari. Ho così deciso di estendere le misure di prevenzione alle grandi superfici d’acqua, monitorando anche i luoghi di balneazione pubblica, con l’ampliamento del concetto da “Fiumi sicuri” a “Acque sicure”. La riduzione degli incidenti e degli annegamenti in Ticino si è verificata nonostante l’incremento del numero di bagnanti, ai quali vanno aggiunti gli appassionati delle attività sportive estreme e i numerosi turisti che raggiungono il nostro Cantone durante l’estate.

La sensibilizzazione sempre più puntuale
Il risultato positivo ottenuto nel corso degli anni è stato favorito da un’ampia attività di sensibilizzazione per coinvolgere le persone che non valutano o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà. La nuova campagna pone l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici. Il rischio è sempre presente e fortemente connesso al nostro comportamento. Per l’occasione sono stati utilizzati supporti cartacei nelle tre lingue nazionali e in inglese e multimediali per avvicinare un ampio pubblico, dai bambini fino alle associazioni sportive. Una serie di video, proposti sui social media, presenteranno le principali situazioni di pericolo con cui si potrebbe essere confrontati. Gli opuscoli informativi, tradotti anche nelle principali lingue dei migranti grazie a un credito della Confederazione ottenuto tramite il Servizio integrazione degli stranieri del Dipartimento, e altro materiale promozionale saranno distribuiti agli operatori turistici, nei lidi e in numerosi esercizi pubblici. Verrà riproposto il servizio di pattugliamento quotidiano lungo i fiumi Maggia e Verzasca, e nel fine settimana e nei giorni festivi nella zona del Meriggio di Losone e alla Foce del Cassarate, mentre per gli appassionati di canyoning sarà attiva un’infoline delle officine idroelettriche. Di fondamentale importanza pure l’aiuto dei comuni nella posa di cartellonistiche specifiche lungo i fiumi e le rive dei laghi.

I contenuti di questo progetto, lanciato ormai 17 anni fa, e soprattutto i risultati ottenuti sono stati apprezzati dagli addetti ai lavori di altre regioni della Svizzera, tanto da farne un modello a cui ispirarsi nel piano federale di sicurezza delle acque. Di questo sono orgoglioso poiché l’attestazione di stima conferma la bontà del lavoro svolto. Non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza e per questo mi auguro di poter contare anche in futuro sulla collaborazione di tutti i partner operativi, tra cui le società di salvataggio e i comuni. La sicurezza sul nostro territorio passa anche dalle nostre acque.