Presentati i dettagli del progetto «Via libera»

Presentati i dettagli del progetto «Via libera»

Il progetto «Via libera», che intende ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale, è stato presentato stamattina dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Vicedirettore dell’Ufficio federale delle strade Guido Biaggio. Il dispositivo, attivo dall’altro ieri (1. maggio 2018) in modalità ridotta allo scopo di affinare il coordinamento iniziale tra la Polizia cantonale e la Centrale del traffico di Emmen, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale.

Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Nei giorni scorsi Cantone e Confederazione hanno così compiuto un primo passo siglando un accordo – della durata di tre anni – per inizializzare il progetto denominato «Via libera». L’obiettivo ricercato è quello di ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso, in caso di incidente e di panne sulla rete autostradale ticinese, soprattutto sulla tratta a sud del tunnel del Monte Ceneri. Concretamente, da ieri pattuglie “dedicate” della Polizia cantonale saranno attive ogni giorno negli orari critici al mattino in direzione nord e la sera in direzione sud.

«Si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone, ma che non li risolverà globalmente», ha affermato Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando il ruolo cruciale della collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha poi presentato un ritratto del sistema viario del nostro Cantone, mettendone in evidenza le peculiarità e segnalando che il progetto «Via libera» potrebbe poi essere esteso anche ad altre parti della rete delle strade nazionali. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato “l’importanza di armonizzare diverse misure che vanno dal comportamento dell’utente alla rapidità di intervento dei vari attori al fronte in caso di necessità”.

È stato infine ricordato che il progetto «Via libera» da solo non potrà fare la differenza. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, occorrerà una combinazione fra diverse azioni: fra queste figurano l’aggiornamento delle convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e le campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando nuovamente anche da operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada.

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Articolo pubblicato sul portale web www.blick.ch

Tessiner Regierungsrat Gobbi frohlockt über Knast-Strafe für Gotthard-Raser

Die Verfolgung des deutschen Strassen-Rowdys Christian R. (43) machte der Direktor des kantonalen Justizdepartments zur Chefsache – mit Erfolg.

Norman Gobbi (41) liest die gute Nachricht im BLICK: Christian R. (43) muss doch hinter Gitter! «Endlich», sagt der Tessiner Regierungsrat und fügt zufrieden an: «Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet!» Dass nun ein deutsches Gericht dafür sorgt, dass ein Schweizer Urteil umgesetzt wird, ist für den Lega-Politiker eine grosse Genugtuung. Denn, dass der Gotthard-Raser offenbar nun doch in den Knast wandert, verdankt er der Hartnäckigkeit des Tessiner Justiz-Direktors.

Der Gotthard-Raser wähnte sich in Sicherheit
Gobbi war der Motor – aus gutem Grund. Christian R. war im Juli 2014 mit halsbrecherischer Geschwindigkeit über Schweizer Autobahnen unterwegs, hatte sogar den Gotthard-Tunnel im Zickzack mit 200 km/h durchquert. Dann schnappte ihn die Tessiner Polizei, nahm ihm den hochgetunten BMW Z4 (482 PS) weg.

Ein Richter in Lugano verurteilte den Deutschen im Februar 2017 zu 30 Monaten Haft, davon zwölf zu verbüssen. Doch der Gotthard-Raser sass zu diesem Zeitpunkt wieder daheim und verspottete die Schweizer aus vermeintlich sicherer Entfernung.

In zweiter Instanz doch zu Haft verurteilt
Was Christian R. nicht ahnte: Justiz-Direktor Norman Gobbi macht den Raser zur Chefsache. Er spannt das Bundesamt für Justiz ein, fordert von den deutschen Behörden, dass Christian R. die Haftstrafe, die ihm im Tessin aufgebrummt wurden, nun in Deutschland absitzen muss. In erster Instanz lehnte das ein Landesgericht in Stuttgart ab. In zweiter Instanz gab es grünes Licht: Zwölf Monate soll Christian R. in Stuttgart verbüssen, bestimmt das Oberlandesgericht. Jetzt lässt der Staatsanwalt den Gotthard-Raser antanzen.

«Richtig so! Er war ja nicht einfach nur geblitzt worden, er hatte durch sein Verhalten das Leben anderer gefährdet», sagt Norman Gobbi zum BLICK. «Überholen im Tunnel, das ist nicht zu tolerieren.» Ausserdem sei Christian R. geradezu unverschämt mit der Justiz umgegangen. Das Urteil jetzt zeige, dass auch im Ausland die Gesetze zu respektieren seien. «Der Einsatz hat sich gelohnt», sagt Norman Gobbi zufrieden. Der Tessiner hat nicht nur dafür gesorgt, dass der Gotthard-Raser in Haft kommt. Christian R. hat auch Einreise- und Fahrverbot in der Schweiz.

 

 

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 21 aprile 2018 del Corriere dei Ticino.

Il progetto «Via libera» è pronto per la partenza – In futuro si potrà intervenire celermente se il traffico va in tilt Cocchi: «Una prima nazionale» – Il 2017 della polizia tra controlli radar, prostitute e lotta agli abusi sui minori

Code, ingorghi e attese esasperanti. È la realtà quotidiana di molti automobilisti che percorrono le strade cantonali e l’A2. Arterie prossime al collasso di fronte alle quali il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) è pronto a mettere in campo il progetto «Via libera». Una misura che mira a ridurre i rischi di paralisi sulle strade. Come? A partire dalle prossime settimane e per la durata di tre anni, due pattuglie della polizia cantonale saranno attive sul tratto autostradale tra Mendrisio e il dosso di Taverne (la mattina in direzione nord e la sera verso sud). Questo «al fine di garantire un’elevata prontezza di intervento e di risoluzione degli eventi nel minor tempo possibile, soprattutto nelle fasce orarie più critiche», ci spiega il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Un provvedimento che «è una prima a livello svizzero» ma che, riconosce Cocchi, «non sarà la soluzione al problema del traffico. “Via libera’’ rappresenta però un cerotto che permetterà di intervenire più celermente sul luogo dell’incidente». Ma non solo. Assieme alla fase test partirà anche una campagna di sensibilizzazione rivolta agli automobilisti «poiché ci siamo resi conto a più riprese che chi utilizza l’autostrada non sa come comportarsi in caso di emergenza, ad esempio creando un corridoio centrale per agevolare l’intervento dei mezzi di soccorso», aggiunge Cocchi. E sempre nell’ottica di migliorare la viabilità, un’altra misura sulla quale si sta riflettendo con l’USTRA concerne il divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. «È una misura che potrebbe rivelarsi utile – evidenzia il comandante della polizia cantonale – ma una simile decisione non è di competenza della polizia cantonale. Da parte mia posso solo dire che non sarà comunque la panacea a tutti i mali».

Quel piede un po’ troppo pesante
E in attesa che il progetto pilota ingrani la marcia, ieri la polizia cantonale ha pubblicato il bilancio dell’attività 2017, contraddistinta anche dai controlli mobili della velocità. Dati alla mano, nel corso dell’anno sono stati 334 gli appostamenti effettuati dagli agenti, la maggior parte (233) all’interno delle zone abitate (vedi grafico). Verifiche queste in calo rispetto alle 419 registrate nel 2016 e più che dimezzate se confrontate con i 669 controlli del 2015. Una sorta di «operazione simpatia»?, abbiamo chiesto al nostro interlocutore. «Direi piuttosto che grazie ad una maggiore collaborazione con i corpi delle Comunali siamo riusciti a coordinare meglio i controlli che, se sono diminuiti di quantità, sono cresciuti di efficienza in termini di prevenzione». Un lavoro gomito a gomito che ha permesso di «evitare i doppioni». Per dirlo con le cifre, i controlli hanno interessato 271.876 veicoli, il 6,7% dei quali pizzicati a una velocità superiore al consentito, contro il 10% di media degli anni precedenti. Un eccessivo colpo di gas che, in 630 casi, si è tradotto in un ritiro della patente. Ma quanto ha influito la segnalazione dei radar mobili, introdotta su volontà del Parlamento? «Difficile da dire senza statistiche – continua Cocchi – sicuramente qualche effetto l’ha avuto. Ma in generale direi che a incidere è l’insieme delle misure messe in campo». Detto dei dispositivi mobili, i radar fissi hanno invece «controllato 13,5 milioni di veicoli – si evince dal rapporto – di cui lo 0,97% in infrazione». In questo caso sono state 2.389 le licenze revocate. E se i controlli per la velocità rallentano, a impennare sono invece i test sul tasso alcolico. In tal senso, «l’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati per abuso di alcool – rileva la polizia – dai 5.368 controlli del 2016 si è infatti saliti a quota 9.736 nel 2017». Di questi, 910 sono risultati fuorilegge.

Di bambini e orchi
Detto dei controlli sulle strade, c’è poi un altro settore che non manca di attirare l’attenzione nel rapporto della polizia. Quello degli abusi su minori. Se in generale le infrazioni contro l’integrità sessuale sono diminuite passando da 210 a 178, a conoscere un trend opposto sono state le indagini per maltrattamenti nei confronti dei minori, salite da 24 a 41 nel 2017. Cifre al rialzo anche per quanto concerne le inchieste per atti sessuali con fanciulli, passate da 46 a 54, come pure le segnalazioni per comportamenti sospetti nei confronti dei più piccoli. Se nel 2016 erano state 24, l’anno scorso le segnalazioni sono balzate a quota 41 mentre in generale, gli arresti legati a reati sessuali sono stati 28, dieci in più del 2016. «L’aumento della violenza, non solo in casa ma anche allo stadio o all’esterno delle discoteche, è un tema che preoccupa – conclude Cocchi – in generale però posso dire che le modifiche al Codice penale hanno permesso interventi più celeri alla polizia. Allo stesso tempo direi che grazie al lavoro di prevenzione, c’è una maggior predisposizione a denunciare questi casi».

Sulla strada, ‘rifletti’

Sulla strada, ‘rifletti’

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357469

 

Articolo pubblicato nell’esibizione di sabato 14 aprile 2018 de La Regione.

Dipartimento delle istituzioni e associazioni d’accordo: la prevenzione è responsabilità di tutti

Nel 2017 l’82 per cento degli incidenti ha visto il coinvolgimento di almeno un’automobile. Dimostrazione del fatto che la prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale sono fondamentali. Con la campagna ‘Rifletti’ – promossa dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato ‘Strade sicure’ e finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale – si è deciso di andare oltre. Innanzitutto, come notato con soddisfazione da Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), «sono coinvolti tutti gli attori in gioco». E infatti a sottoscrivere il messaggio della campagna – prestare più attenzione quando si è alla guida e, nel caso della mobilità lenta o quando si è piedi, farsi vedere e dedicare la medesima attenzione – oltre alle istituzioni ci sono anche l’Automobile club svizzero sezione Ticino (Acs), l’Associazione traffico ambiente (Ata) e l’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi). Con l’obiettivo, rileva Gobbi, di ridurre sì le vittime, ma anche tutte le conseguenze che può avere un incidente. «Quando fortunatamente non si parla di morti o feriti, ci sono comunque danni economici da tenere in linea di conto, che portano un impatto negativo sul vivere comune». Il tutto, continua il direttore del Di, «ricordando come in Ticino ci siano più incidenti rispetto alla media nazionale». Un motivo in più per capire cosa c’è dietro un incidente, quali siano davvero le cause. Spesso la risposta è semplice, seppur forse banale: la disattenzione. «Quando si guida, ad esempio, usare lo smartphone è come avere un’arma carica in mano – afferma Cristiano Canova, presidente della Commissione ‘Strade sicure’ e capo della Sezione della circolazione – ma nonostante questa consapevolezza molti insistono a usarlo, provocando pericoli per sé e per gli altri». In un contesto, quello delle strade ticinesi, dove «stress e traffico contribuiscono senza dubbio a rendere la situazione ancora più pericolosa». Come intervenire, quindi? «Non abbiamo bisogno di molto, dobbiamo solo prestare tutti più attenzione e usare più prudenza e saggezza. Sembrerà moralistico magari, ma è veramente tutto quello che serve». Accendere il cervello, insomma. Riflettere. Da qui, infatti, nota Fabienne Bonzanigo, capo progetto della campagna, si è partiti. «Abbiamo l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone. Lo faremo partecipando a manifestazioni come il Tour de Suisse quando farà tappa a Bellinzona e proponendo eventi dove ci saranno anche momenti esperienziali da cui le persone potranno uscire, speriamo, arricchite». Persone che saranno sensibilizzate anche tramite spot televisivi e al cinema, come in radio, sulla carta stampata e su internet. «Saranno proposte anche attività ludico-didattiche nelle scuole – conclude Bonzanigo – perché i bambini saranno i conducenti di domani» e, riprende Gianmarco Balemi, direttore dell’Acs, perché «non hanno ancora una percezione completa del pericolo. La sensibilizzazione va sviluppata sempre, e questa proposta va nella giusta direzione». La responsabilità è di tutti, come afferma lo slogan della campagna. E lo ripete Bruno Storni, presidente dell’Ata, notando come «pedoni e ciclisti sono gli utenti della strada più esposti agli incidenti con gravi conseguenze, ed è per noi di grande importanza che automobilisti e motociclisti riflettano sui propri comportamenti, sul rispetto delle regole e degli altri utenti del traffico». Per Pascal Agostinetti, capo delegato presso l’Ufficio della prevenzione degli infortuni per la Svizzera meridionale, è positivo che «questa sia una campagna regionale, visto che sono state riscontrate differenze sul numero di incidenti che avvengono a Sud delle Alpi. In Ticino, infatti, c’è un rischio doppio di possibilità d’incidente rispetto al resto della Svizzera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 aprile 2018 del Corriere del Ticino.

Troppi incidenti, serve un cambio di marcia

Quando si tratta di mettersi alla guida, il Ticino si smarca dal resto della Svizzera. Ma non c’è da esultare. Statistiche alla mano, alle nostre latitudini si registra infatti un tasso di incidenti stradali superiore del 20% alla media nazionale. Allo stesso tempo, il Ticino si classifica al terzo posto della classifica dei cantoni con il più alto tasso di motorizzazione: ovvero 638 automobili ogni mille abitanti. Per cercare di invertire il senso di marcia e riportare il nostro cantone al di sotto della media nazionale, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi deciso di scendere in campo e – facendo fronte comune con le principali associazioni attive nel ramo – ha lanciato la campagna di sensibilizzazione «Rifletti». «L’obiettivo di questa azione è molteplice – ha esordito il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – non solo vogliamo rendere più sicure le strade per i nostri utenti ma, allo stesso tempo, l’intenzione è quella di diminuire drasticamente il numero delle vittime». Vittime che, solo l’anno scorso, sono state 945. Pari a quasi tre feriti al giorno. «Sulle strade occorre imparare a convivere», ha continuato Gobbi che non ha mancato di lanciare una frecciatina: «Se in Ticino si registra un numero più elevanto di incidenti in confronto alla media svizzera è anche perché sulle nostre strade circola una maggior densità di auto». E non solo con targhe ticinesi. «Rispetto ad altri cantoni il Ticino presenta un numero maggiore di lavoratori frontalieri che, va da se, quando attraversano la dogana portano con loro anche un’altra modalità di guida – ha sottolineato il consigliere di Stato – questo fattore, associato ad una guida più latina e ad una diversa geografia del territorio che rende le nostre strade un po’ più tortuose di quelle dell’Altipiano, contribuisce a rendere la realtà ticinese più delicata». Da qui la volontà di dare avvio ad una campagna di sensibilizzazione ad hoc che si inserisce sì nella più ampia azione di prevenzione avviata a livello nazionale ma che, come spiegato dalla responsabile del progetto Fabienne Bonzanigo, è stata ripensata in salsa ticinese. «“Rifletti’’ è una campagna di supporto adattata alle esigenze del nostro territorio che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible’’. Ma se nel resto del Paese si punta più su un messaggio di attenzione a ciclisti e pedoni, da noi serviva un concetto diverso». Da qui «Rifletti», inteso sia come un invito a ragionare quando si è alla guida, sia come un’allusione agli abiti catarifrangenti. Un adattamento in chiave ticinese che ha fatto breccia nel Fondo federale di sicurezza stradale che ha deciso di stanziare 590 mila franchi per finanziare il progetto fino alla fine del 2019. Dalle giornate nelle scuole alle campagne sui media, passando poi dalle manifestazioni alle giornate cantonali, sono tanti i volti che assumerà la campagna. Un’iniziativa vista di buon occhio anche dall’Associazione traffico e ambiente, per la quale «troppo spesso, a pagare le conseguenze di una disattenzione alla guida sono pedoni e ciclisti», ha rimarcato il presidente Bruno Storni, che ha poi invitato gli utenti della strada «a prendere coscienza delle proprie responsabilità». «La verità è che si tende a sminuire la pericolosità dell’uso dello smartphone al volante», ha ribadito da parte sua Cristiano Canova, presidente della Commissione strade sicure che ha poi posto l’accento sui pericoli che corrono i bambini, vittime nel 2017 di 44 incidenti. «Occorre avere un occhio di riguardo per i più piccoli – gli ha fatto eco Gianmarco Balemi, direttore della sezione ticinese dell’Automobile Club Svizzero – che non solo vivono la strada in modo diverso ma che, alla fine, saranno gli automobilisti di domani». Infine, a sottolineare l’impellenza della campagna è stato Pascal Agostinetti, dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, per il quale «le cifre sugli incidenti parlano chiaro: occorre mettere in campo tutte le forze possibili per ribaltare la situazione in Ticino ed incrementare così la sicurezza».

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Il 2017 della Gendarmeria della Polizia cantonale è stato caratterizzato dal consolidamento dell’attività derivante dalla struttura organizzativa implementata dal 2015 e da un sensibile incremento degli interventi per violenza domestica. Sono inoltre state integrate alcune nuove mansioni legate a riorganizzazioni di altri uffici dell’Amministrazione cantonale, in particolare il nuovo compito legato alla verifica dei documenti di identità dei lavoratori dipendenti che hanno richiesto un permesso G (frontaliere). In quest’ambito fra i mesi di luglio e dicembre 2017 sono state eseguite 7’044 verifiche. Nel 2017 gli interventi della Gendarmeria della Polizia cantonale relativi ad incidenti stradali, in collaborazione con le polizie comunali, sono stati 3’880 (-2.8% rispetto al 2016), mentre gli incarti evasi in provenienza dalla Magistratura 1’722 (-7%). I nominativi controllati hanno invece raggiunto quota 81’985 (+37%). Gli arresti effettuati sono stati 928.

Gli interventi in ambito di violenza domestica nel 2017 sono stati 1’080 (+23%), di cui 225 per reati d’ufficio. L’aumento degli interventi assume un aspetto preoccupante, soprattutto in considerazione di un chiaro segnale di degrado. Non è ancora dato a sapere se l’aumento è dovuto ad una maggior propensione a denunciare o se è a tutti gli effetti un aumento di casi di violenza tra le mura domestiche. Sono state registrate 798 infrazioni, il 19% in più rispetto al 2016, in massima parte lesioni personali semplici, minacce o ingiurie. Rappresentano il 46% di tutte le infrazioni di violenza prese in considerazione dalla Statistica criminale di polizia. In maggioranza (75%) si tratta di violenza fra coniugi o ex-coniugi; nel 31% di questi casi entrambe le parti sono svizzere, mentre le relazioni svizzero-straniero e straniero-straniero ricorrono rispettivamente nel 38% e nel 31% delle coppie.

Lo scorso anno i controlli sulla manodopera estera sono sensibilmente aumentati raggiungendo quota 852 (646 nel 2017). Pure le persone controllate, 3’191 (2’749), hanno subito un incremento, di queste 136 (192) sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico. I datori di lavoro denunciati sono invece stati 35 (35). Lo scorso anno sono state rilevate 1’027 infrazioni (-14%) alla Legge federale sugli stranieri, la maggior parte concernono l’entrata/soggiorno/uscita illegale (629,-12%) e l’attività lucrativa/impiego di stranieri senza autorizzazione (180,-42%). Le riammissioni semplificate dalla Svizzera verso l’Italia, vista la diminuzione dell’afflusso di migranti alla frontiera a Chiasso, sono scese a circa 12’800 mentre quelle dall’Italia verso la Svizzera sono state solo 4. Le attività di contrasto della clandestinità, fenomeno che vede coinvolti i richiedenti l’asilo che si sono visti respingere la loro domanda, hanno comportato 99 (128) carcerazioni amministrative in attesa di rimpatrio, 104 (170) rimpatri senza scorta e altri 28 (18) voli con scorta o estradizioni. Al capitolo flussi migratori nel corso dello scorso anno si prevedeva uno scenario simile al 2016. In realtà la pressione migratoria si è rivelata nettamente inferiore rispetto al crescente aumento degli ultimi due anni. In quest’ambito è stato pianificato un possibile rinforzo di polizia per il settore del Mendrisiotto nel caso in cui si fosse verificata una forte pressione migratoria da sud. Per limitare il fenomeno dell’accattonaggio sono stati organizzati vari servizi di contrasto in collaborazione con le polizie comunali. Le persone controllate in tutto il Ticino sono state 828 (634). Questo risultato è stato ottenuto in particolare grazie al lavoro svolto dalle polizie comunali, con le quali sono stati organizzati diversi servizi speciali in determinate fasce orarie e in luoghi sensibili.

Nel 2017 sono stati effettuati numerose attività di controllo, con 81’985 nominativi verificati (+37%), e attività di prevenzione di furti in cantine, in centri commerciali e di biciclette di valore. In particolare in quest’ambito si segnalano controlli richiedenti l’asilo e strutture adibite ad ospitarli, di esercizi pubblici, di distributori di benzina e commerci vari, sui mezzi pubblici e per uso dispositivi mani libere. Per quanto riguarda i controlli sulla vendita di bevande alcoliche ai minorenni ne sono stati effettuati 207 (+109 rispetto al 2016), con 20 minorenni controllati (1 fermato con alcol) e 1 commerciante denunciato al Ministero pubblico.

Gli impieghi di Mantenimento ordine (MO) sono stati 63 (di cui 25 per il calcio e 38 per l’hockey) e hanno visto impegnati 2’901 agenti (totale cumulato) per un costo di circa 3.3 milioni di franchi. In questo specifico settore di attività non diminuisce la violenza nei confronti degli agenti impegnati nel mantenimento dell’ordine come pure nei confronti degli spotter in Ticino. Gli atti violenti non hanno subito grandi variazioni numeriche, ma può preoccupare la loro intensità ed il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone. Sono state emesse: 16 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società ticinesi (-2), 18 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società svizzere, 17 misure di polizia DAA divieti di perimetro dalla Polizia cantonale (+14), 6 misure di polizia DAA divieti di perimetro emanate da polizie di altri cantoni (+2), 1 misura di polizia DASPO-I (diffida italiana calcio) dalla Questura di Varese (+1) e 17 registrazioni nella banca dati Hoogan da parte del Centro controllo tifoseria violenta (CCTV).

Le tendenze e i fenomeni emergenti in ambito giovanile rilevati lo scorso anno non si discostano da quanto già verificato nel 2016. Vi è invece stato un aumento delle richieste di intervento da parte di famiglie e privati con problemi di gestione dei figli, in particolare legati all’utilizzo di strumenti informatici. Gli specialisti della Polizia cantonale hanno pure analizzato il fenomeno “Blue Whale”, che ha suscitato forte interesse mediatico e preoccupazione tra genitori e docenti. Preoccupazioni rivelatesi finora infondate. Sempre d’attualità le violazioni in Internet commesse dai giovani legate alla sfera sessuale (pubblicazione di foto personali intime, produzione inconsapevole di materiale pedopornografico, accesso a siti pornografici e sexting).
Infine, nel 2017 si e osservato un aumento del 7% degli interventi di polizia AED per rianimazioni cardiopolmonari. La percentuale delle persone decedute è rimasta stabile al 57%, come pure consolidato è risultato il dato del 12% delle persone salvate. La percentuale delle persone riprese con un battito cardiaco sul luogo d’intervento è sostanzialmente stabile al 20% di tutti gli interventi.

Più prevenzione, meno incidenti

Più prevenzione, meno incidenti

Presto attivo il progetto pilota per limitare i disagi sulla A2

In Ticino nel 2017 il numero di incidenti stradali è diminuito. La Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con soli danni materiali. Il numero di vittime aumenta invece lievemente con 945 ferimenti (+2.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le cause di incidenti sono spesso riconducibili ad errori umani: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. Le statistiche, pubblicate di recente, confermano come la distrazione, spesso associata all’uso improprio del telefonino e di altri dispositivi elettronici, è tra le principali cause di incidenti e di violazioni del codice stradale con la velocità e il consumo d’alcool.

L’effetto educativo delle campagne di sensibilizzazione
Su mia iniziativa e per combattere i comportamenti sbagliati, il Dipartimento promuove da anni delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione per i conducenti, che toccano i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida. Le campagne sono promosse in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”, e sono complementari alle azioni di prevenzione svolte sul territorio dagli agenti di polizia per responsabilizzare gli utenti della strada e ridurre così il numero di incidenti. Sono state ideate le campagne “Distratti mai”, “Se bevi non guidi” e altre ancora sull’equipaggiamento adeguato durante la stagione invernale, sull’attenzione necessaria quando ricominciano a circolare i mezzi a due ruote in primavera e sul rispetto verso i bambini sulle strade con l’inizio delle scuole. Per ogni campagna è sempre previsto un momento informativo seguito da uno repressivo, dove le infrazioni sono punite.

La funzione preventiva dei controlli
La riorganizzazione della Polizia cantonale degli scorsi anni e la forte diminuzione della criminalità hanno permesso di svolgere una maggiore attività di prevenzione anche nel settore della circolazione stradale. I controlli del traffico sono estremamente importanti per migliorare la sicurezza e per assicurare il rispetto delle normative sul trasporto delle merci e di passeggeri. Altrettando necessari sono i rilevamenti di velocità, che hanno una funzione principalmente preventiva: la Polizia cantonale ha effettuato 334 controlli con radar mobili. Su 271’876 veicoli controllati il 6.74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13.5 milioni di veicoli di cui lo 0.97 in infrazione (con 2’389 revoche). I nuovi test con l’etilometro probatorio hanno permesso di raddoppiare le verifiche (dalle 5’368 del 2016 alle 9’736 del 2017) e le infrazione per abuso di alcool sono state 910.

Il progetto pilota “Via libera”
L’intenso traffico che caratterizza le strade ticinesi ha delle forti ripercussioni sulla mobilità e anche sulla sicurezza stradale. Con il progetto “Via libera”, si intendono ridurre i rischi di paralisi del traffico per incidenti ed eventi straordinari con un nuovo dispositivo, che prevede delle pattuglie della Polizia cantonale attive sulla A2 nelle tratte più sollecitate. L’obiettivo è di poter garantire un grado di prontezza tale da limitare i disagi, in particolare nelle fasce orarie più critiche, riducendo il pericolo di incidenti.

Per il mio Dipartimento la sicurezza stradale è un bene primario e va quindi tutelata con una comunicazione mirata e la giusta attività di prevenzione. I cittadini devono essere coscienti che il corretto modo di proporsi nel traffico può contribuire a salvare delle vite. La sicurezza dei ticinesi passa anche dal comportamento dei conducenti che circolano sulle nostre strade, che auspico sempre più animato da buon senso e dalla responsabilità.

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)