Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano

Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.

Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».

Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.

L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.

Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano

Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano
Gordola 6 maggio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Consigliere nazionale Fabio Regazzi,
Sindaco di Gordola Damiano Vignuta,
Capo Dicastero sicurezza René Grossi,
Presidente del CC Leonardo Matasci,
Comandante della Polizia intercomunale Alberto Sargenti,
Sindaci e Capi Dicastero dei comuni convenzionati,
Comandanti delle Regioni di Polizia 6 e 7,
Guardie di confine,
Prete di Gordola Don Lo Prinzi,
Cittadine e cittadini,

sono particolarmente onorato di partecipare oggi all’inaugurazione della nuova sede della Polizia Intercomunale del Piano e di portarvi il saluto del Consiglio di Stato.

Quello odierno è un momento significativo, poiché la sede che festeggiamo, consentirà di dare nuovi impulsi all’attività di polizia in questa regione. Un corpo di polizia il vostro, che negli ultimi anni è cresciuto di organico e ha sempre garantito con un buon lavoro la sicurezza dei cittadini.

La nuova struttura, che ha richiesto un importante sforzo finanziario, mette ora a disposizione degli spazi moderni, dove trovano posto gli strumenti necessari per lo svolgimento del lavoro di prevenzione e repressione. La logistica è diventata più funzionale, l’impiego delle persone sarà ottimizzato e la collaborazione tra i corpi sviluppata.

Sono convinto che questa struttura saprà fornire nuovi stimoli ai collaboratori e rafforzerà in loro lo spirito di squadra e il senso d’appartenenza. E’ innegabile che poter operare in un contesto favorevole incida positivamente sulle prestazioni lavorative.

La società evolve velocemente e tutti noi siamo sempre più confrontati con nuove necessità e aspettative. Purtroppo, a cambiare non è soltanto la società, ma pure le minacce e la criminalità. Questo scenario non ci lascia indifferenti, indipendentemente dal fatto che finora questi fenomeni abbiano toccato soltanto realtà lontane dalla nostra. Non dobbiamo cedere alla paura: si tratta però di predisporre in maniera intelligente le giuste contromisure per ridurre il rischio.

La Polizia cantonale e le Polizie comunali hanno adottato nuove strategie per stare al passo con i tempi. In particolare penso ad un incrementato presidio e alla presenza più capillare di agenti sul territorio. I recenti successi operativi e i dati del bilancio d’attività 2017 della Polizia cantonale mostrano che il nostro Cantone è oggettivamente sicuro. Tutti i crimini, a parte rare eccezioni, sono in diminuzione ormai da tempo e questo fatto rafforzare la percezione soggettiva di sicurezza in ognuno di noi. E’ ovvio però, che quando si parla di sicurezza, la certezza assoluta non esiste mai e le situazioni possono mutare rapidamente.
Il lavoro svolto dalle forze dell’ordine in Ticino è molto apprezzato dalla popolazione. Spesso è agevolato dalle segnalazioni dei cittadini – che abitualmente definisco sentinelle – perché conoscono bene il territorio, facilitando il lavoro quotidiano dei corpi di polizia. Oggi ci troviamo a festeggiare l’inaugurazione della Polizia intercomunale del Piano, che rientra nel discorso più ampio della polizia del Locarnese. I contatti regolari e costanti tra la vostra Polizia Intercomunale del Piano, le Gendarmerie di Locarno e Magadino e la Polizia cantonale agevolano il lavoro di tutti i giorni e le operazioni più impegnative di interesse regionale.

La vostra Polizia dovrà coprire un territorio ampio nel quale vive una popolazione numerosa, che fortunatamente, a parte rari e gravi eventi legati alla vita notturna, non presenta apparentemente particolari problemi di sicurezza e di ordine pubblico.

Un comprensorio caratterizzato da vari scenari d’intervento: si va dal lago Maggiore alle montagne della Valle Verzasca, passando per la pianura.

Un’attività che viene gestita e garantita in contemporaneità e collaborazione con la Polizia cantonale, anche in ragione della valenza turistica di questa porzione di Ticino, che da aprile a ottobre si popola densamente con la presenza di turisti e l’apertura di tutti i servizi e delle strutture ricettive. Il turismo significa indotto economico ma pure un impegno più gravoso di controllo.

Il progetto di riorganizzazione della polizia con la nuova logistica non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti di polizia consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino. La Polizia Intercomunale del Piano non deve finire con i confini territoriali ma deve tener conto della realtà dell’intera regione. Per le sfide future serve una visione più ampia. E il vostro corpo potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione.

Ringrazio quindi la Polizia Intercomunale del Piano per la professionalità e la sua attività che permette di garantire al meglio i compiti che la legge attribuisce alle polizie comunali.

 

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Nuova misura di prevenzione voluta dal DI”

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato – approvando la richiesta del mio Dipartimento – ha deciso di istituire una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Un gruppo di lavoro composto da dodici persone e presieduto dal coordinatore del mio Dipartimento Luca Filippini.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione è sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Gli attentati si susseguono purtroppo con una certa regolarità, ma fortunatamente non hanno mai colpito il territorio svizzero. Il Canton Ticino non può di conseguenza essere definito un obiettivo sensibile.

Non possiamo tuttavia attendere che il problema si concretizzi per affrontarlo. Le minacce possono giungere da gruppi ben strutturati oppure, come spesso accade, anche da persone insospettabili con una vita normale.
Gli attentati terroristici ottengono ampia visibilità sui media di tutto il mondo e per questo possono generare in qualcuno il condannabile desiderio di emulazione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un’adeguata attività di prevenzione mentre la Polizia cantonale continua nel monitoraggio della situazione attraverso lo scambio regolare di informazioni sensibili a livello nazionale e internazionale.

Il processo d’integrazione e la volontà di essere integrati
La radicalizzazione potrebbe rappresentare una minaccia alla sicurezza del nostro paese, fondato sui valori della democrazia, del rispetto delle tradizioni e della legalità. Chi li rispetta è bene accetto, chi li denigra e li minaccia non ha diritto di permanenza sul nostro territorio. Il processo di integrazione, per essere uno strumento efficace di inclusione deve quindi basarsi su questi valori, così da favorire il duraturo inserimento nella nostra società. Diversamente la coesione sociale non sarà raggiunta e il rischio di future minacce continuerà ad esistere.

Un portale internet e diverse attività di prevenzione
Per favorire l’integrazione, è stata decisa la realizzazione in particolare di un portale internet. Il gruppo di lavoro dovrà accompagnare e supportare la creazione di questo nuovo strumento, che permetterà di avvicinare più rapidamente un’ampia porzione di popolazione, soprattutto quella più a rischio dei giovani. Verrà data priorità alla scelta dei contenuti informativi e alla modalità di gestione delle domande in entrata.  Lo scopo è di riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto della popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto. Un’attività dinamica e flessibile che deve saper cogliere puntualmente le trasformazioni in atto sul territorio. Altre misure concrete di prevenzione verranno adottate e monitorate secondo necessità e con l’avanzamento dei lavori. Sarà inoltre fondamentale aggiornare la formazione specifica del personale coinvolto nelle varie attività per favorire un’azione più incisiva.

Per tutte queste attività i servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – avranno un ruolo centrale. E’ pure prevista la collaborazione con il Centro d’informazione sulle credenze di Ginevra.

I compiti della Piattaforma interdisciplinare sono chiari e complementari a quelli delle autorità politiche e delle forze dell’ordine. La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci. Da oggi abbiamo a disposizione un nuovo strumento di prevenzione, grazie alla reattività del mio Dipartimento nell’adattarsi ai cambiamenti della società, per ridurre l’esposizione alle minacce e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.

A2 libera più rapidamente

A2 libera più rapidamente

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 de La Regione

Dal 1° maggio la polizia è presente con pattuglie ‘dedicate’ negli orari di punta a sud del Monte Ceneri
Obiettivo del progetto: ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti sull’autostrada

Traffico scorrevole in autostrada a sud del Monte Ceneri durante le ore di punta? Ormai un’utopia… Ma evitare certi collassi, con colonne chilometriche, questo sì. Questo per Polizia cantonale, Dipartimento delle istituzioni e Ufficio federale delle strade si può fare. Grazie al progetto (una prima nazionale) che porta un titolo eloquente, oltre che ottimista: “Via libera”. «Non significa togliere traffico dalla rete autostradale perché la bacchetta magica non ce l’abbiamo ancora, ma liberare la carreggiata il prima possibile». Parole del direttore del Dipartimento Norman Gobbi, che alla stampa ha presentato i contenuti del piano d’intervento. «Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, perché ogni minimo intoppo porta spesso al collasso della mobilità». Quindi? «L’obiettivo di “Via libera” è ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti». Evidentemente non per quelli particolarmente gravi, o addirittura letali, quando gli accertamenti tecnici prendono giocoforza molto tempo. Ma per tutto il resto, comprese le panne (basta un’auto ferma in una galleria a generare il caos), la polizia sarà più veloce. «Garantiremo la presenza di pattuglie ‘dedicate’ in autostrada negli orari di maggior traffico – spiega il comandante della Polca Matteo Cocchi –. Lo scopo è agire tempestivamente dove possibile e liberare il campo stradale in tempi brevi, agevolando le operazioni di soccorso e di sgombero». Di principio saranno presenti due pattuglie, la mattina in direzione nord, e la sera in direzione sud. Non staranno ferme in un punto preciso, ma si adatteranno alla situazione. Anche nel numero: in caso di necessità, le pattuglie ‘dedicate’ potrebbero aumentare. Così come potrebbero varcare il Monte Ceneri in direzione nord, quando ad esempio in estate il traffico di transito causa problemi anche in quella zona. Evidentemente nel loro “monitorare” il traffico è compreso il rilevamento di eventuali comportamenti scorretti… Come quello di scegliere la corsia di emergenza per tagliare la coda. Una “furbata” che costa tempo prezioso agli “enti luci blu”, ambulanza e pompieri. Soprattutto a loro serve il corridoio centrale libero, tra le due corsie di marcia, che i mezzi in colonna devono sempre garantire: se la corsia d’emergenza si intasa, il rischio è che non vi sia sufficiente spazio per consentire a chi è in colonna di spostarsi e creare il passaggio. Il progetto “Via libera” – realtà dal 1° maggio e della durata di tre anni – si pone anche come obiettivo di «ottimizzare e ancor meglio coordinare gli interventi del soccorso stradale», aggiunge Cocchi. Il nuovo concetto gode del finanziamento federale: è infatti coperto al cento per cento dall’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il suo vicedirettore, Guido Biaggio, evidenzia come nel breve termine «lo spazio di manovra per migliorare la viabilità sulle strade nazionali concerne proprio quei tempi di attesa generati dalle colonne per incidente». Il sovraccarico della rete in quanto tale, infatti, è un problema sotto gli occhi di tutti e per cui la soluzione è orientata al lungo termine. Il Consiglio federale ha previsto ampliamenti infrastrutturali per un totale di 28,5 miliardi di franchi. Bisognerà capire come suddividersi le fette della torta: per il comparto del Sottoceneri, l’orizzonte temporale attuale è quello del 2040.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 maggio 2018 del Giornale del Popolo

MOBILITÀ SULLA A2 Presentato il progetto pilota Via Libera
Pattuglie pronte a liberare le strade

Siglato un accordo tra Cantone e Confederazione (USTRA) volto a ridurre i tempi di intervento in caso di incidente sull’autostrada. Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti l’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Nei giorni scorsi Cantone e Confederazione hanno così compiuto un primo passo siglando un accordo – della durata di tre anni – per inizializzare il progetto denominato «Via libera». L’obiettivo ricercato è quello di ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso, in caso di incidente e di panne sulla rete autostradale ticinese, soprattutto sulla
tratta a sud del tunnel del Monte Ceneri.
Concretamente, da ieri pattuglie “dedicate” della Polizia cantonale saranno attive ogni giorno negli orari critici al mattino in direzione nord e la sera in direzione sud. «Si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone, ma che non li risolverà globalmente », ha affermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando il ruolo cruciale della collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha poi presentato un ritratto del sistema viario del nostro Cantone, mettendone in evidenza le peculiarità e segnalando che il progetto «Via libera» potrebbe poi essere esteso anche ad altre parti della rete delle strade nazionali. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato «l’importanza di armonizzare diverse misure  che vanno dal comportamento dell’utente alla rapidità di intervento dei vari attori al fronte in caso di necessità».
È stato infine ricordato che il progetto «Via libera» da solo non potrà fare la differenza. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, occorrerà una combinazione fra diverse azioni: fra queste figurano l’aggiornamento delle convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e le campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento
delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure ”, passando nuovamente anche da operazioni di sensibilizzazione
verso gli utenti della strada. Da notare che il dispositivo, attivo dal 1. maggio, in modalità ridotta allo scopo di affinare il
coordinamento iniziale tra la Polizia cantonale e la Centrale del traffico di Emmen, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale.

Presentati i dettagli del progetto «Via libera»

Presentati i dettagli del progetto «Via libera»

Il progetto «Via libera», che intende ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale, è stato presentato stamattina dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Vicedirettore dell’Ufficio federale delle strade Guido Biaggio. Il dispositivo, attivo dall’altro ieri (1. maggio 2018) in modalità ridotta allo scopo di affinare il coordinamento iniziale tra la Polizia cantonale e la Centrale del traffico di Emmen, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale.

Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Nei giorni scorsi Cantone e Confederazione hanno così compiuto un primo passo siglando un accordo – della durata di tre anni – per inizializzare il progetto denominato «Via libera». L’obiettivo ricercato è quello di ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso, in caso di incidente e di panne sulla rete autostradale ticinese, soprattutto sulla tratta a sud del tunnel del Monte Ceneri. Concretamente, da ieri pattuglie “dedicate” della Polizia cantonale saranno attive ogni giorno negli orari critici al mattino in direzione nord e la sera in direzione sud.

«Si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone, ma che non li risolverà globalmente», ha affermato Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando il ruolo cruciale della collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha poi presentato un ritratto del sistema viario del nostro Cantone, mettendone in evidenza le peculiarità e segnalando che il progetto «Via libera» potrebbe poi essere esteso anche ad altre parti della rete delle strade nazionali. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato “l’importanza di armonizzare diverse misure che vanno dal comportamento dell’utente alla rapidità di intervento dei vari attori al fronte in caso di necessità”.

È stato infine ricordato che il progetto «Via libera» da solo non potrà fare la differenza. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, occorrerà una combinazione fra diverse azioni: fra queste figurano l’aggiornamento delle convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e le campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando nuovamente anche da operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada.

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Articolo pubblicato sul portale web www.blick.ch

Tessiner Regierungsrat Gobbi frohlockt über Knast-Strafe für Gotthard-Raser

Die Verfolgung des deutschen Strassen-Rowdys Christian R. (43) machte der Direktor des kantonalen Justizdepartments zur Chefsache – mit Erfolg.

Norman Gobbi (41) liest die gute Nachricht im BLICK: Christian R. (43) muss doch hinter Gitter! «Endlich», sagt der Tessiner Regierungsrat und fügt zufrieden an: «Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet!» Dass nun ein deutsches Gericht dafür sorgt, dass ein Schweizer Urteil umgesetzt wird, ist für den Lega-Politiker eine grosse Genugtuung. Denn, dass der Gotthard-Raser offenbar nun doch in den Knast wandert, verdankt er der Hartnäckigkeit des Tessiner Justiz-Direktors.

Der Gotthard-Raser wähnte sich in Sicherheit
Gobbi war der Motor – aus gutem Grund. Christian R. war im Juli 2014 mit halsbrecherischer Geschwindigkeit über Schweizer Autobahnen unterwegs, hatte sogar den Gotthard-Tunnel im Zickzack mit 200 km/h durchquert. Dann schnappte ihn die Tessiner Polizei, nahm ihm den hochgetunten BMW Z4 (482 PS) weg.

Ein Richter in Lugano verurteilte den Deutschen im Februar 2017 zu 30 Monaten Haft, davon zwölf zu verbüssen. Doch der Gotthard-Raser sass zu diesem Zeitpunkt wieder daheim und verspottete die Schweizer aus vermeintlich sicherer Entfernung.

In zweiter Instanz doch zu Haft verurteilt
Was Christian R. nicht ahnte: Justiz-Direktor Norman Gobbi macht den Raser zur Chefsache. Er spannt das Bundesamt für Justiz ein, fordert von den deutschen Behörden, dass Christian R. die Haftstrafe, die ihm im Tessin aufgebrummt wurden, nun in Deutschland absitzen muss. In erster Instanz lehnte das ein Landesgericht in Stuttgart ab. In zweiter Instanz gab es grünes Licht: Zwölf Monate soll Christian R. in Stuttgart verbüssen, bestimmt das Oberlandesgericht. Jetzt lässt der Staatsanwalt den Gotthard-Raser antanzen.

«Richtig so! Er war ja nicht einfach nur geblitzt worden, er hatte durch sein Verhalten das Leben anderer gefährdet», sagt Norman Gobbi zum BLICK. «Überholen im Tunnel, das ist nicht zu tolerieren.» Ausserdem sei Christian R. geradezu unverschämt mit der Justiz umgegangen. Das Urteil jetzt zeige, dass auch im Ausland die Gesetze zu respektieren seien. «Der Einsatz hat sich gelohnt», sagt Norman Gobbi zufrieden. Der Tessiner hat nicht nur dafür gesorgt, dass der Gotthard-Raser in Haft kommt. Christian R. hat auch Einreise- und Fahrverbot in der Schweiz.

 

 

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 21 aprile 2018 del Corriere dei Ticino.

Il progetto «Via libera» è pronto per la partenza – In futuro si potrà intervenire celermente se il traffico va in tilt Cocchi: «Una prima nazionale» – Il 2017 della polizia tra controlli radar, prostitute e lotta agli abusi sui minori

Code, ingorghi e attese esasperanti. È la realtà quotidiana di molti automobilisti che percorrono le strade cantonali e l’A2. Arterie prossime al collasso di fronte alle quali il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) è pronto a mettere in campo il progetto «Via libera». Una misura che mira a ridurre i rischi di paralisi sulle strade. Come? A partire dalle prossime settimane e per la durata di tre anni, due pattuglie della polizia cantonale saranno attive sul tratto autostradale tra Mendrisio e il dosso di Taverne (la mattina in direzione nord e la sera verso sud). Questo «al fine di garantire un’elevata prontezza di intervento e di risoluzione degli eventi nel minor tempo possibile, soprattutto nelle fasce orarie più critiche», ci spiega il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Un provvedimento che «è una prima a livello svizzero» ma che, riconosce Cocchi, «non sarà la soluzione al problema del traffico. “Via libera’’ rappresenta però un cerotto che permetterà di intervenire più celermente sul luogo dell’incidente». Ma non solo. Assieme alla fase test partirà anche una campagna di sensibilizzazione rivolta agli automobilisti «poiché ci siamo resi conto a più riprese che chi utilizza l’autostrada non sa come comportarsi in caso di emergenza, ad esempio creando un corridoio centrale per agevolare l’intervento dei mezzi di soccorso», aggiunge Cocchi. E sempre nell’ottica di migliorare la viabilità, un’altra misura sulla quale si sta riflettendo con l’USTRA concerne il divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. «È una misura che potrebbe rivelarsi utile – evidenzia il comandante della polizia cantonale – ma una simile decisione non è di competenza della polizia cantonale. Da parte mia posso solo dire che non sarà comunque la panacea a tutti i mali».

Quel piede un po’ troppo pesante
E in attesa che il progetto pilota ingrani la marcia, ieri la polizia cantonale ha pubblicato il bilancio dell’attività 2017, contraddistinta anche dai controlli mobili della velocità. Dati alla mano, nel corso dell’anno sono stati 334 gli appostamenti effettuati dagli agenti, la maggior parte (233) all’interno delle zone abitate (vedi grafico). Verifiche queste in calo rispetto alle 419 registrate nel 2016 e più che dimezzate se confrontate con i 669 controlli del 2015. Una sorta di «operazione simpatia»?, abbiamo chiesto al nostro interlocutore. «Direi piuttosto che grazie ad una maggiore collaborazione con i corpi delle Comunali siamo riusciti a coordinare meglio i controlli che, se sono diminuiti di quantità, sono cresciuti di efficienza in termini di prevenzione». Un lavoro gomito a gomito che ha permesso di «evitare i doppioni». Per dirlo con le cifre, i controlli hanno interessato 271.876 veicoli, il 6,7% dei quali pizzicati a una velocità superiore al consentito, contro il 10% di media degli anni precedenti. Un eccessivo colpo di gas che, in 630 casi, si è tradotto in un ritiro della patente. Ma quanto ha influito la segnalazione dei radar mobili, introdotta su volontà del Parlamento? «Difficile da dire senza statistiche – continua Cocchi – sicuramente qualche effetto l’ha avuto. Ma in generale direi che a incidere è l’insieme delle misure messe in campo». Detto dei dispositivi mobili, i radar fissi hanno invece «controllato 13,5 milioni di veicoli – si evince dal rapporto – di cui lo 0,97% in infrazione». In questo caso sono state 2.389 le licenze revocate. E se i controlli per la velocità rallentano, a impennare sono invece i test sul tasso alcolico. In tal senso, «l’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati per abuso di alcool – rileva la polizia – dai 5.368 controlli del 2016 si è infatti saliti a quota 9.736 nel 2017». Di questi, 910 sono risultati fuorilegge.

Di bambini e orchi
Detto dei controlli sulle strade, c’è poi un altro settore che non manca di attirare l’attenzione nel rapporto della polizia. Quello degli abusi su minori. Se in generale le infrazioni contro l’integrità sessuale sono diminuite passando da 210 a 178, a conoscere un trend opposto sono state le indagini per maltrattamenti nei confronti dei minori, salite da 24 a 41 nel 2017. Cifre al rialzo anche per quanto concerne le inchieste per atti sessuali con fanciulli, passate da 46 a 54, come pure le segnalazioni per comportamenti sospetti nei confronti dei più piccoli. Se nel 2016 erano state 24, l’anno scorso le segnalazioni sono balzate a quota 41 mentre in generale, gli arresti legati a reati sessuali sono stati 28, dieci in più del 2016. «L’aumento della violenza, non solo in casa ma anche allo stadio o all’esterno delle discoteche, è un tema che preoccupa – conclude Cocchi – in generale però posso dire che le modifiche al Codice penale hanno permesso interventi più celeri alla polizia. Allo stesso tempo direi che grazie al lavoro di prevenzione, c’è una maggior predisposizione a denunciare questi casi».

Sulla strada, ‘rifletti’

Sulla strada, ‘rifletti’

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
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Articolo pubblicato nell’esibizione di sabato 14 aprile 2018 de La Regione.

Dipartimento delle istituzioni e associazioni d’accordo: la prevenzione è responsabilità di tutti

Nel 2017 l’82 per cento degli incidenti ha visto il coinvolgimento di almeno un’automobile. Dimostrazione del fatto che la prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale sono fondamentali. Con la campagna ‘Rifletti’ – promossa dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato ‘Strade sicure’ e finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale – si è deciso di andare oltre. Innanzitutto, come notato con soddisfazione da Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), «sono coinvolti tutti gli attori in gioco». E infatti a sottoscrivere il messaggio della campagna – prestare più attenzione quando si è alla guida e, nel caso della mobilità lenta o quando si è piedi, farsi vedere e dedicare la medesima attenzione – oltre alle istituzioni ci sono anche l’Automobile club svizzero sezione Ticino (Acs), l’Associazione traffico ambiente (Ata) e l’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi). Con l’obiettivo, rileva Gobbi, di ridurre sì le vittime, ma anche tutte le conseguenze che può avere un incidente. «Quando fortunatamente non si parla di morti o feriti, ci sono comunque danni economici da tenere in linea di conto, che portano un impatto negativo sul vivere comune». Il tutto, continua il direttore del Di, «ricordando come in Ticino ci siano più incidenti rispetto alla media nazionale». Un motivo in più per capire cosa c’è dietro un incidente, quali siano davvero le cause. Spesso la risposta è semplice, seppur forse banale: la disattenzione. «Quando si guida, ad esempio, usare lo smartphone è come avere un’arma carica in mano – afferma Cristiano Canova, presidente della Commissione ‘Strade sicure’ e capo della Sezione della circolazione – ma nonostante questa consapevolezza molti insistono a usarlo, provocando pericoli per sé e per gli altri». In un contesto, quello delle strade ticinesi, dove «stress e traffico contribuiscono senza dubbio a rendere la situazione ancora più pericolosa». Come intervenire, quindi? «Non abbiamo bisogno di molto, dobbiamo solo prestare tutti più attenzione e usare più prudenza e saggezza. Sembrerà moralistico magari, ma è veramente tutto quello che serve». Accendere il cervello, insomma. Riflettere. Da qui, infatti, nota Fabienne Bonzanigo, capo progetto della campagna, si è partiti. «Abbiamo l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone. Lo faremo partecipando a manifestazioni come il Tour de Suisse quando farà tappa a Bellinzona e proponendo eventi dove ci saranno anche momenti esperienziali da cui le persone potranno uscire, speriamo, arricchite». Persone che saranno sensibilizzate anche tramite spot televisivi e al cinema, come in radio, sulla carta stampata e su internet. «Saranno proposte anche attività ludico-didattiche nelle scuole – conclude Bonzanigo – perché i bambini saranno i conducenti di domani» e, riprende Gianmarco Balemi, direttore dell’Acs, perché «non hanno ancora una percezione completa del pericolo. La sensibilizzazione va sviluppata sempre, e questa proposta va nella giusta direzione». La responsabilità è di tutti, come afferma lo slogan della campagna. E lo ripete Bruno Storni, presidente dell’Ata, notando come «pedoni e ciclisti sono gli utenti della strada più esposti agli incidenti con gravi conseguenze, ed è per noi di grande importanza che automobilisti e motociclisti riflettano sui propri comportamenti, sul rispetto delle regole e degli altri utenti del traffico». Per Pascal Agostinetti, capo delegato presso l’Ufficio della prevenzione degli infortuni per la Svizzera meridionale, è positivo che «questa sia una campagna regionale, visto che sono state riscontrate differenze sul numero di incidenti che avvengono a Sud delle Alpi. In Ticino, infatti, c’è un rischio doppio di possibilità d’incidente rispetto al resto della Svizzera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 aprile 2018 del Corriere del Ticino.

Troppi incidenti, serve un cambio di marcia

Quando si tratta di mettersi alla guida, il Ticino si smarca dal resto della Svizzera. Ma non c’è da esultare. Statistiche alla mano, alle nostre latitudini si registra infatti un tasso di incidenti stradali superiore del 20% alla media nazionale. Allo stesso tempo, il Ticino si classifica al terzo posto della classifica dei cantoni con il più alto tasso di motorizzazione: ovvero 638 automobili ogni mille abitanti. Per cercare di invertire il senso di marcia e riportare il nostro cantone al di sotto della media nazionale, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi deciso di scendere in campo e – facendo fronte comune con le principali associazioni attive nel ramo – ha lanciato la campagna di sensibilizzazione «Rifletti». «L’obiettivo di questa azione è molteplice – ha esordito il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – non solo vogliamo rendere più sicure le strade per i nostri utenti ma, allo stesso tempo, l’intenzione è quella di diminuire drasticamente il numero delle vittime». Vittime che, solo l’anno scorso, sono state 945. Pari a quasi tre feriti al giorno. «Sulle strade occorre imparare a convivere», ha continuato Gobbi che non ha mancato di lanciare una frecciatina: «Se in Ticino si registra un numero più elevanto di incidenti in confronto alla media svizzera è anche perché sulle nostre strade circola una maggior densità di auto». E non solo con targhe ticinesi. «Rispetto ad altri cantoni il Ticino presenta un numero maggiore di lavoratori frontalieri che, va da se, quando attraversano la dogana portano con loro anche un’altra modalità di guida – ha sottolineato il consigliere di Stato – questo fattore, associato ad una guida più latina e ad una diversa geografia del territorio che rende le nostre strade un po’ più tortuose di quelle dell’Altipiano, contribuisce a rendere la realtà ticinese più delicata». Da qui la volontà di dare avvio ad una campagna di sensibilizzazione ad hoc che si inserisce sì nella più ampia azione di prevenzione avviata a livello nazionale ma che, come spiegato dalla responsabile del progetto Fabienne Bonzanigo, è stata ripensata in salsa ticinese. «“Rifletti’’ è una campagna di supporto adattata alle esigenze del nostro territorio che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible’’. Ma se nel resto del Paese si punta più su un messaggio di attenzione a ciclisti e pedoni, da noi serviva un concetto diverso». Da qui «Rifletti», inteso sia come un invito a ragionare quando si è alla guida, sia come un’allusione agli abiti catarifrangenti. Un adattamento in chiave ticinese che ha fatto breccia nel Fondo federale di sicurezza stradale che ha deciso di stanziare 590 mila franchi per finanziare il progetto fino alla fine del 2019. Dalle giornate nelle scuole alle campagne sui media, passando poi dalle manifestazioni alle giornate cantonali, sono tanti i volti che assumerà la campagna. Un’iniziativa vista di buon occhio anche dall’Associazione traffico e ambiente, per la quale «troppo spesso, a pagare le conseguenze di una disattenzione alla guida sono pedoni e ciclisti», ha rimarcato il presidente Bruno Storni, che ha poi invitato gli utenti della strada «a prendere coscienza delle proprie responsabilità». «La verità è che si tende a sminuire la pericolosità dell’uso dello smartphone al volante», ha ribadito da parte sua Cristiano Canova, presidente della Commissione strade sicure che ha poi posto l’accento sui pericoli che corrono i bambini, vittime nel 2017 di 44 incidenti. «Occorre avere un occhio di riguardo per i più piccoli – gli ha fatto eco Gianmarco Balemi, direttore della sezione ticinese dell’Automobile Club Svizzero – che non solo vivono la strada in modo diverso ma che, alla fine, saranno gli automobilisti di domani». Infine, a sottolineare l’impellenza della campagna è stato Pascal Agostinetti, dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, per il quale «le cifre sugli incidenti parlano chiaro: occorre mettere in campo tutte le forze possibili per ribaltare la situazione in Ticino ed incrementare così la sicurezza».

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Nel 2017 in aumento la violenza domestica

Il 2017 della Gendarmeria della Polizia cantonale è stato caratterizzato dal consolidamento dell’attività derivante dalla struttura organizzativa implementata dal 2015 e da un sensibile incremento degli interventi per violenza domestica. Sono inoltre state integrate alcune nuove mansioni legate a riorganizzazioni di altri uffici dell’Amministrazione cantonale, in particolare il nuovo compito legato alla verifica dei documenti di identità dei lavoratori dipendenti che hanno richiesto un permesso G (frontaliere). In quest’ambito fra i mesi di luglio e dicembre 2017 sono state eseguite 7’044 verifiche. Nel 2017 gli interventi della Gendarmeria della Polizia cantonale relativi ad incidenti stradali, in collaborazione con le polizie comunali, sono stati 3’880 (-2.8% rispetto al 2016), mentre gli incarti evasi in provenienza dalla Magistratura 1’722 (-7%). I nominativi controllati hanno invece raggiunto quota 81’985 (+37%). Gli arresti effettuati sono stati 928.

Gli interventi in ambito di violenza domestica nel 2017 sono stati 1’080 (+23%), di cui 225 per reati d’ufficio. L’aumento degli interventi assume un aspetto preoccupante, soprattutto in considerazione di un chiaro segnale di degrado. Non è ancora dato a sapere se l’aumento è dovuto ad una maggior propensione a denunciare o se è a tutti gli effetti un aumento di casi di violenza tra le mura domestiche. Sono state registrate 798 infrazioni, il 19% in più rispetto al 2016, in massima parte lesioni personali semplici, minacce o ingiurie. Rappresentano il 46% di tutte le infrazioni di violenza prese in considerazione dalla Statistica criminale di polizia. In maggioranza (75%) si tratta di violenza fra coniugi o ex-coniugi; nel 31% di questi casi entrambe le parti sono svizzere, mentre le relazioni svizzero-straniero e straniero-straniero ricorrono rispettivamente nel 38% e nel 31% delle coppie.

Lo scorso anno i controlli sulla manodopera estera sono sensibilmente aumentati raggiungendo quota 852 (646 nel 2017). Pure le persone controllate, 3’191 (2’749), hanno subito un incremento, di queste 136 (192) sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico. I datori di lavoro denunciati sono invece stati 35 (35). Lo scorso anno sono state rilevate 1’027 infrazioni (-14%) alla Legge federale sugli stranieri, la maggior parte concernono l’entrata/soggiorno/uscita illegale (629,-12%) e l’attività lucrativa/impiego di stranieri senza autorizzazione (180,-42%). Le riammissioni semplificate dalla Svizzera verso l’Italia, vista la diminuzione dell’afflusso di migranti alla frontiera a Chiasso, sono scese a circa 12’800 mentre quelle dall’Italia verso la Svizzera sono state solo 4. Le attività di contrasto della clandestinità, fenomeno che vede coinvolti i richiedenti l’asilo che si sono visti respingere la loro domanda, hanno comportato 99 (128) carcerazioni amministrative in attesa di rimpatrio, 104 (170) rimpatri senza scorta e altri 28 (18) voli con scorta o estradizioni. Al capitolo flussi migratori nel corso dello scorso anno si prevedeva uno scenario simile al 2016. In realtà la pressione migratoria si è rivelata nettamente inferiore rispetto al crescente aumento degli ultimi due anni. In quest’ambito è stato pianificato un possibile rinforzo di polizia per il settore del Mendrisiotto nel caso in cui si fosse verificata una forte pressione migratoria da sud. Per limitare il fenomeno dell’accattonaggio sono stati organizzati vari servizi di contrasto in collaborazione con le polizie comunali. Le persone controllate in tutto il Ticino sono state 828 (634). Questo risultato è stato ottenuto in particolare grazie al lavoro svolto dalle polizie comunali, con le quali sono stati organizzati diversi servizi speciali in determinate fasce orarie e in luoghi sensibili.

Nel 2017 sono stati effettuati numerose attività di controllo, con 81’985 nominativi verificati (+37%), e attività di prevenzione di furti in cantine, in centri commerciali e di biciclette di valore. In particolare in quest’ambito si segnalano controlli richiedenti l’asilo e strutture adibite ad ospitarli, di esercizi pubblici, di distributori di benzina e commerci vari, sui mezzi pubblici e per uso dispositivi mani libere. Per quanto riguarda i controlli sulla vendita di bevande alcoliche ai minorenni ne sono stati effettuati 207 (+109 rispetto al 2016), con 20 minorenni controllati (1 fermato con alcol) e 1 commerciante denunciato al Ministero pubblico.

Gli impieghi di Mantenimento ordine (MO) sono stati 63 (di cui 25 per il calcio e 38 per l’hockey) e hanno visto impegnati 2’901 agenti (totale cumulato) per un costo di circa 3.3 milioni di franchi. In questo specifico settore di attività non diminuisce la violenza nei confronti degli agenti impegnati nel mantenimento dell’ordine come pure nei confronti degli spotter in Ticino. Gli atti violenti non hanno subito grandi variazioni numeriche, ma può preoccupare la loro intensità ed il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone. Sono state emesse: 16 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società ticinesi (-2), 18 misure private di diffida dagli stadi svizzeri emanate dalle società svizzere, 17 misure di polizia DAA divieti di perimetro dalla Polizia cantonale (+14), 6 misure di polizia DAA divieti di perimetro emanate da polizie di altri cantoni (+2), 1 misura di polizia DASPO-I (diffida italiana calcio) dalla Questura di Varese (+1) e 17 registrazioni nella banca dati Hoogan da parte del Centro controllo tifoseria violenta (CCTV).

Le tendenze e i fenomeni emergenti in ambito giovanile rilevati lo scorso anno non si discostano da quanto già verificato nel 2016. Vi è invece stato un aumento delle richieste di intervento da parte di famiglie e privati con problemi di gestione dei figli, in particolare legati all’utilizzo di strumenti informatici. Gli specialisti della Polizia cantonale hanno pure analizzato il fenomeno “Blue Whale”, che ha suscitato forte interesse mediatico e preoccupazione tra genitori e docenti. Preoccupazioni rivelatesi finora infondate. Sempre d’attualità le violazioni in Internet commesse dai giovani legate alla sfera sessuale (pubblicazione di foto personali intime, produzione inconsapevole di materiale pedopornografico, accesso a siti pornografici e sexting).
Infine, nel 2017 si e osservato un aumento del 7% degli interventi di polizia AED per rianimazioni cardiopolmonari. La percentuale delle persone decedute è rimasta stabile al 57%, come pure consolidato è risultato il dato del 12% delle persone salvate. La percentuale delle persone riprese con un battito cardiaco sul luogo d’intervento è sostanzialmente stabile al 20% di tutti gli interventi.