Più prevenzione, meno incidenti

Più prevenzione, meno incidenti

Presto attivo il progetto pilota per limitare i disagi sulla A2

In Ticino nel 2017 il numero di incidenti stradali è diminuito. La Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con soli danni materiali. Il numero di vittime aumenta invece lievemente con 945 ferimenti (+2.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le cause di incidenti sono spesso riconducibili ad errori umani: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. Le statistiche, pubblicate di recente, confermano come la distrazione, spesso associata all’uso improprio del telefonino e di altri dispositivi elettronici, è tra le principali cause di incidenti e di violazioni del codice stradale con la velocità e il consumo d’alcool.

L’effetto educativo delle campagne di sensibilizzazione
Su mia iniziativa e per combattere i comportamenti sbagliati, il Dipartimento promuove da anni delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione per i conducenti, che toccano i diversi fattori di rischio e gli errori da evitare alla guida. Le campagne sono promosse in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Strade sicure”, e sono complementari alle azioni di prevenzione svolte sul territorio dagli agenti di polizia per responsabilizzare gli utenti della strada e ridurre così il numero di incidenti. Sono state ideate le campagne “Distratti mai”, “Se bevi non guidi” e altre ancora sull’equipaggiamento adeguato durante la stagione invernale, sull’attenzione necessaria quando ricominciano a circolare i mezzi a due ruote in primavera e sul rispetto verso i bambini sulle strade con l’inizio delle scuole. Per ogni campagna è sempre previsto un momento informativo seguito da uno repressivo, dove le infrazioni sono punite.

La funzione preventiva dei controlli
La riorganizzazione della Polizia cantonale degli scorsi anni e la forte diminuzione della criminalità hanno permesso di svolgere una maggiore attività di prevenzione anche nel settore della circolazione stradale. I controlli del traffico sono estremamente importanti per migliorare la sicurezza e per assicurare il rispetto delle normative sul trasporto delle merci e di passeggeri. Altrettando necessari sono i rilevamenti di velocità, che hanno una funzione principalmente preventiva: la Polizia cantonale ha effettuato 334 controlli con radar mobili. Su 271’876 veicoli controllati il 6.74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13.5 milioni di veicoli di cui lo 0.97 in infrazione (con 2’389 revoche). I nuovi test con l’etilometro probatorio hanno permesso di raddoppiare le verifiche (dalle 5’368 del 2016 alle 9’736 del 2017) e le infrazione per abuso di alcool sono state 910.

Il progetto pilota “Via libera”
L’intenso traffico che caratterizza le strade ticinesi ha delle forti ripercussioni sulla mobilità e anche sulla sicurezza stradale. Con il progetto “Via libera”, si intendono ridurre i rischi di paralisi del traffico per incidenti ed eventi straordinari con un nuovo dispositivo, che prevede delle pattuglie della Polizia cantonale attive sulla A2 nelle tratte più sollecitate. L’obiettivo è di poter garantire un grado di prontezza tale da limitare i disagi, in particolare nelle fasce orarie più critiche, riducendo il pericolo di incidenti.

Per il mio Dipartimento la sicurezza stradale è un bene primario e va quindi tutelata con una comunicazione mirata e la giusta attività di prevenzione. I cittadini devono essere coscienti che il corretto modo di proporsi nel traffico può contribuire a salvare delle vite. La sicurezza dei ticinesi passa anche dal comportamento dei conducenti che circolano sulle nostre strade, che auspico sempre più animato da buon senso e dalla responsabilità.

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)

 

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

È una chiara flessione quella che ha registrato la statistica dei furti in Ticino. In particolare, oltre al calo dei furti con scasso (–29%) già emerso durante il bilancio dell’operato della Polizia cantonale, l’attività della Sezione reati contro il patrimonio ha registrato una riduzione «della totalità dei colpi nelle abitazioni, dove la diminuzione è stata del 32%. Ovvero dai 1.355 nel 2016 ai 926 del 2017», precisa la Polizia. Unica eccezione sono i furti di veicoli, in particolar modo delle biciclette. «Un fenomeno questo che si è accentuato lo scorso anno», rileva la Polizia che evidenzia poi come «visto l’elevato valore delle biciclette sportive ed elettriche, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno finalizzato alla rivendita. Sono stati effettuati diversi arresti, in particolare di cittadini italiani che agivano come pendolari del furto entrando in Ticino con il preciso scopo di rubare biciclette elettriche, per poi rivenderle su internet o in Italia presso negozi specializzati». In tal senso, l’inchiesta più importante ha riguardato un negozio del Sopraceneri, svaligiato a fine maggio da quattro lituani, che hanno sottratto merce per circa 100.000 franchi. Detto delle biciclette elettriche, nel corso del 2017 gli agenti sono altresì stati sollecitati nella lotta ai falsi nipoti. Truffatori che, «grazie all’ottimo lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni erano diminuiti. Purtroppo, dopo il periodo di tranquillità, il fenomeno dei falsi nipoti è ricomparso in Ticino, soprattutto nella seconda metà del 2017». In tal senso, le truffe nei confronti degli anziani hanno raggiunto quota 7, per un importo complessivo di 230.000 franchi.

Il futuro delle Polizie comunali

Il futuro delle Polizie comunali

Intervista all’interno dell’edizione di martedì 27 marzo de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10295861

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo de La Regione

Polizie strutturate, sì dei Poli ai 25 agenti più capo
Sì a un minimo di 25 agenti più il comandante perché una polizia comunale possa definirsi strutturata. La proposta del Dipartimento istituzioni ha ricevuto l’ok ieri, in occasione della riunione della Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza, dei municipali titolari dei dicasteri polizia dei Comuni polo. Si è invece convenuto di soprassedere sulla prospettata riduzione delle regioni di polizia comunale e quindi dei Comuni polo. In base alla legge vigente, i corpi locali strutturati devono essere composti almeno di 5 agenti più un comandante. Il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” suggeriva 20 agenti più il comandante. L’Associazione delle polizie comunali, presieduta da Dimitri Bossalini, e il rappresentante dei comandanti delle polizie polo Roberto Torrente proponevano 15 agenti più il comandante, ritenendolo un numero sufficiente per garantire il servizio sulle 24 ore. Il Dipartimento chiedeva come detto 25 agenti più il comandante. Ed è questo lo scenario condiviso dai politici, ovvero dai municipali dei Comuni polo. Alla riunione, coordinata dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, hanno preso parte, oltre ai capidicastero, rappresentanti della Polizia cantonale e delle polcomunali. Quanto al numero delle regioni di polizia si è optato per lo statu quo, per il momento. Il gruppo di lavoro prevedeva quattro regioni di polizia, unendo i Comuni polo Chiasso e Mendrisio. L’Associazione delle polcom suggeriva cinque regioni, mantenendo i poli Mendrisio e Chiasso. Si resta per ora a sette (prima della nuova Bellinzona le regioni erano otto, con Giubiasco Comune polo). Sette regioni con altrettanti Comuni polo: Ascona, Locarno, Bellinzona, Biasca, Lugano, Chiasso e Mendrisio. «Il risultato più importante della riunione odierna (di ieri, ndr) è stato l’approvazione da parte dei Comuni polo del nuovo numero minimo di agenti per le polizie comunali strutturate: la presenza di 25 agenti più il comandante garantirebbe un vero servizio efficace sull’arco delle ventiquattro ore nel comprensorio della polizia strutturata», afferma Norman Gobbi. Scatterà ora la consultazione presso gli enti locali in vista di un’eventuale modifica di legge da sottoporre al Gran Consiglio.

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle polizie comunali la riduzione resta ferma ai box
La riorganizzazione della polizia è stata al centro della 15.esima Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi ieri a Bellinzona e alla quale hanno partecipato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali. In particolare, per il momento sarebbe sospesa «la riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale – precisano le Istituzioni in una nota – in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di ‘’Polizia ticinese’’ possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione». L’idea di ridurre i poli delle polizie comunali da 7 a 5 resta dunque per il momento ai box. Al contrario, i presenti si sono detti concordi «sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente l’effettivo minimo per i corpi di polizia comunale». Effettivo minimo che è stato fissato a 25 agenti più il comandante. Durante l’incontro si è poi accennato all’applicazione della nuova legge cantonale sulla prostituzione – avallata dal Gran Consiglio a fine gennaio – e che entrerà in vigore il prossimo 1. gennaio 2019. In merito, Gobbi ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali. Infine, il consigliere di Stato ha informato i presenti sull’intenzione di elaborare una «strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio».

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

L’evoluzione del progetto «Polizia ticinese», la riduzione del numero di Regioni di polizia, la revisione della Legge sull’esercizio della prostituzione – le sue conseguenze per i Comuni – e la definizione di una strategia cantonale sulla questione dell’accattonaggio; questi i temi principali trattati oggi a Bellinzona, durante la 15. riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 15. seduta della Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, questa mattina a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato le proposte scaturite dal rapporto redatto dal gruppo di lavoro per la definizione della futura «Polizia ticinese». La proficua discussione avuta tra Direttore del Dipartimento e Capi dicastero delle polizie polo ha permesso di convenire sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente effettivo minimo per i corpi di polizia comunale strutturata fissato a 25 più il comandante. L’importanza degli equilibri politici – questione spesso molto delicata nel nostro Cantone – ha portato invece i presenti a voler escludere la discussione sulla riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale, in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di «Polizia ticinese» possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione, garantendo in futuro una maggiore capacità operativa sulle 24 ore nei territori interessati e concentrandosi sui fattori che determinano la prontezza e l’efficacia operativa delle nostre forze di polizia.
Si è poi accennato a un altro tema rilevante per i Comuni: l’applicazione della nuova Legge cantonale sulla prostituzione, destinata a entrare in vigore il 1 gennaio 2019. Il Consigliere di Stato ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali.
I presenti sono stati infine orientati sull’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di definire – in base alla Legge sull’ordine pubblico – una strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio, che tocca sempre più aree del nostro territorio. Nelle prossime settimana i Comuni Polo riceveranno una serie di linee guida su come comportarsi.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di ottobre.

Furti ancora in picchiata nel 2017 in Ticino

Furti ancora in picchiata nel 2017 in Ticino

Furti in picchiata anche nel 2017 in Ticino. Infatti i furti (esclusi quelli di veicoli) sono diminuiti per il quinto anno consecutivo (3’626, -17%). La riduzione è stata ancora più importante sul fronte dei furti con scasso (-29%) che, con poche eccezioni, ha interessato l’intero territorio cantonale. Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni la diminuzione è stata del 36%, poiché sono passati dai 941 del 2016 ai 598 del 2017 (dal 2013 al 2017 la diminuzione è del 68%). Per quanto riguarda la totalità dei furti nelle abitazioni (compresi quelli senza scasso) la diminuzione è stata del 32%, dai 1’355 del 2016 ai 926 del 2017. Il 35% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati; la percentuale si attestava al 25% nel 2016.

L’attività della Sezione Reati contro il patrimonio (RCP) della Polizia cantonale si è concentrata nel contrastare autori di furti con scasso in abitazioni provenienti dall’estero, in particolare bande di nomadi, strutturate in clan famigliari, giunte da Italia e Francia. Le inchieste hanno permesso l’arresto/identificazione di oltre 35 autori, i quali hanno commesso più di 100 furti con refurtiva e danneggiamenti per oltre 540’000 franchi. Si evidenzia un mutamento di strategia: dall’agire come pendolari giornalieri del furto, gli autori sono passati a una presenza più marcata sul territorio. Si è infatti stabilito che i malviventi
soggiornavano in case di vacanza o da residenti per diversi giorni consecutivi, alfine di commettere furti in serie. In questo modo evitavano il passaggio quotidiano del confine, riducendo gli spostamenti al minimo, così come il rischio di controlli. Un’importante inchiesta ha visto quale protagonista una banda specializzata in furti presso delle ditte in Svizzera.
Banda composta da cittadini moldavi, cinque dei quali arrestati in Ticino e un ulteriore dozzina identificati e in parte arrestati in altri cantoni. L’attività d’indagine a livello svizzero ha permesso la loro cattura in Italia con successiva estradizione in Svizzera. Presso le aziende arrivavano a bordo di veicoli rubati, che poi abbandonavano di volta in volta. Solo in Ticino la banda ha commesso 28 furti con scasso, colpendo prevalentemente nel Mendrisiotto e nel Luganese, con refurtiva e danneggiamenti per oltre 400’000 franchi. Un fenomeno che si è accentuato nel 2017 è stato quello dei furti di biciclette in negozi, luoghi pubblici e stabili privati. Numericamente non sono aumentati di molto, ma è mutata la tipologia di biciclette sottratte: in passato si trattava soprattutto di furti d’uso mentre ora, visto l’elevato valore delle biciclette sportive ed elettriche, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno finalizzato alla rivendita. Sono stati effettuati diversi arresti, in particolare di cittadini italiani, che agivano come pendolari del furto entrando in Ticino con il preciso scopo di rubare biciclette di elevato valore, per poi rivenderle su internet o in Italia presso negozi specializzati. L’inchiesta più importante ha riguardato il furto con scasso commesso in un negozio di biciclette del Sopraceneri. Furto avvenuto a fine maggio 2017 da parte di quattro cittadini lituani, che hanno sottratto biciclette per circa 100’000 franchi. L’indagine ha permesso di identificare il veicolo che trasportava la merce rubata e con l’aiuto della polizia tedesca di procedere al suo fermo e all’arresto del conducente, ossia uno degli autori del furto. Successivamente quest’ultimo è stato estradato in Svizzera e perseguito penalmente. Sono stati pure identificati gli altri correi, su di loro pendono dei mandati di arresto. Lo scorso anno in Svizzera si è assistito ad una serie di furti con scasso in furgoni postali con refurtiva pacchi contenenti gioielli destinati a oreficerie e orologerie per oltre un milione di franchi. Un furto di questo genere è avvenuto anche in Ticino, in dicembre a Lugano. Grazie ad un complesso lavoro di indagine si è potuto risalire all’autore e procedere al suo arresto prima della fine dell’anno. Anche nel 2017 non sono mancate inchieste relative ai borseggiatori, in gran parte provenienti dalla Bulgaria, che hanno dimostrato elevate professionalizzazione e mobilità, riuscendo a colpire a più riprese nello stesso giorno e in diversi Cantoni. Sono state identificate ed arrestate diverse coppie di cittadine bulgare che in poco tempo hanno agito in Ticino.

In ambito di opere d’arte si contano 5 inchieste. Fra queste spicca in particolare una domanda di assistenza internazionale proveniente dall’Italia e relativa alla messa all’asta in Austria di una scultura, oggetto di furto in passato, simile ad una ricercata in Ticino. È stato inoltre dato supporto alle autorità italiane per l’assunzione di informazioni in relazione al furto di un importante dipinto avvenuto in Italia oltre 40 anni fa. Sono invece stati una quindicina i furti in cui, fra la refurtiva, sono state annunciate anche delle opere d’arte.

Al capitolo falsi nipoti, l’ottimo lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni aveva permesso
di ridurre drasticamente il fenomeno. Purtroppo, dopo il periodo di tranquillità, è ricomparso in Ticino, soprattutto nella seconda metà del 2017. Le truffe riuscite hanno raggiunto quota 7, per un importo complessivo di 230’000 franchi. L’attività di prevenzione svolta ha permesso che oltre 100 casi non andassero a buon fine. Si segnala la modifica del primo approccio
telefonico: se infatti una volta il criminale si presentava come “nipote” ora si presenta sotto varie vesti. Si va dall’amico di vecchia data, al vicino in difficoltà, al conoscente o a qualsiasi altro nome che viene fornito dalla vittima nelle prime fasi della telefonata in risposta a domande trabocchetto poste dai malfattori. Le indagini hanno portato all’arresto di due autori, cittadini polacchi, che sono stati condannati rispettivamente a 21 e 18 mesi di carcere (sospesi) quali responsabili di un caso di truffa (consumato) e di alcuni tentativi. Per quanto riguarda i rip-deal, commessi nella quasi totalità dei casi da nomadi, il Ticino è terra particolarmente fertile poiché molte vittime confederate non si fidano a recarsi all’estero e al contempo per gli autori è comodo effettuare la truffa a poca distanza dalla frontiera. Nel corso del 2017 sono state aperte 9 inchieste per una refurtiva di 540’000 franchi e si è proceduto all’arresto di 7 autori sia in Svizzera sia all’estero. Si evidenzia che l’attività investigativa svolta ha sventato due tentativi in Ticino per circa 200’000 franchi, permettendo di chiarirne oltre 20 in tutta la Svizzera. Lo scorso anno è stata segnalata una nuova modalità di skimming, che vede gli autori inserire un lettore di dati all’interno della fessura d’immissione delle carte nei bancomat che, senza ostacolare il normale funzionamento dell’apparecchio, legge i dati contenuti sulla banda magnetica delle carte dei clienti. In quest’ambito un’inchiesta ha permesso di identificare quali autori due cittadini bulgari. Due connazionali sono invece stati arrestati in maggio per uno skimming presso una banca del Vedeggio. Il loro arresto ha permesso di recuperare del materiale per la trasmissione a distanza dei dati sottratti, nonché di accertare la loro appartenenza a una grossa organizzazione dedita a questo genere di reato.

 

Non siamo un Paese per ladri

Non siamo un Paese per ladri

Articolo apparso nell’edizione di martedì 27 marzo 2018 del Corriere del Ticino

I dati sulla criminalità nel 2017 confermano la tendenza al ribasso dei reati.
Meno rapine in Ticino ma non nel Mendrisiotto – Occhio ai raggiri online

Il Ticino non è un paese per ladri e malviventi. È quanto emerge dal bilancio 2017 della Polizia cantonale che fotografa un’annata positiva per le autorità: sul nostro territorio, i furti con scasso sono calati del 29% mentre le rapine registrano una flessione dell’11%. Unica eccezione il Mendrisiotto, dove i colpi alle stazioni di servizio hanno segnato tutt’altra tendenza: nella regione, le rapine raggiungono addirittura un +87%. Per cercare di contrastare il crimine a cavallo della frontiera l’anno scorso, su slancio di una mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, il Cantone è sceso in campo e, da marzo a settembre, ha testato la chiusura notturna dei valichi secondari di Ponte Cremenaga, Pedrinate e Novazzano-Marcetto. Una misura questa valutata positivamente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che, sollecitato sul tema, non ha mancato di lanciare una frecciata a Berna.

«Dico sempre che il Ticino è la porta Sud della Svizzera e se questa è ben presidiata anche il resto del Paese può stare tranquillo», ha affermato Norman Gobbi per poi aggiungere: «La chiusura dei valichi secondari ha caratterizzato il 2017. Ora, a sei mesi dalla fine della fase test, di rapporti da Berna non ne ho ancora visti». E in attesa che dalla Confederazione arrivi un via libera per rendere definitivo il provvedimento, ieri a Bellinzona l’attenzione si è focalizzata sugli interventi che hanno caratterizzato il 2017 degli agenti. Un anno questo «impegnativo», ha precisato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che ha poi rimarcato come «in media, abbiamo ricevuto una chiamata ogni due minuti, pari a un totale di 287.362 telefonate. Registrando un incremento del 12% rispetto al 2016». In merito, Cocchi ha ricordato come da qualche giorno sia attiva la nuova Centrale comune di allarme ticinese che riunisce sotto uno stesso tetto Polizia cantonale e guardie di confine, permettendo «un miglior coordinamento delle pattuglie impegnate al fronte per il controllo del territorio».

I distretti nel mirino
Pattugliamento del territorio che, cifre alla mano, ha dato i suoi frutti: in media in Ticino sono diminuiti sia i furti con scasso (1.557 i casi registrati, pari a -29% rispetto al 2016), sia le rapine (49 per un calo dell’11%). Ma con qualche eccezione. «Per quanto concerne i furti nelle abitazioni – ha spiegato Paolo Bernasconi, collaboratore scientifico della Polizia cantonale – il distretto più colpito è stato il Locarnese. Se nelle altre regioni del cantone si registra un calo dei colpi, qui la tendenza segna un +17%. Un incremento che è stato influenzato soprattutto dai furti registrati verso la fine dell’anno». E se la regione sopracenerina si è aggiudicata un ben poco lieto primo posto per quanto concerne i furti con scasso, in termini di rapine il distretto più colpito è stato il Mendrisiotto. Qui, rispetto al 2016, si è registrato un aumento dell’87%. “Il problema principale rimane legato alle stazioni di servizio – ha aggiunto Bernasconi – ma bisogna considerare il quadro nel suo insieme: se è vero che sono aumentate le rapine, da un punto di vista di furti con scasso il Mendrisiotto si rivela essere la regione più sicura”. Note negative che per il direttore delle Istituzioni non influenzano il bilancio complessivo: “La zona di comfort ottenuta in Ticino a livello di sicurezza non è un risultato scontato – ha dichiarato Gobbi – al contrario, è il frutto di scelte politiche e strategiche ben precise oltre che ad un’accresciuta collaborazione con le autorità federali e italiane. Una collaborazione che, solo per citare qualche esempio, ha portato al fermo delle Pink Panthers e di una banda pronta a colpire a Chiasso. Sono queste le collaborazioni che contano, non i grandi protocolli”.

La canapa che tira
Ma non è solo la lotta a ladri e rapinatori che ha caratterizzato il 2017 della polizia. Se i reati al Codice penale e contro la Legge sugli stranieri registrano rispettivamente un –17% (da 16.856 a14.072 casi) e un –14% (da 1.197 a 1.027 unità), spiccano invece le infrazioni alla Legge sugli stupefacenti che si attestano a quota 3.768. Ovvero il 25% in più rispetto al 2016 quando nelle maglie della giustizia erano finiti in 3.014. Un’impennata che Bernasconi ha ricondotto « al consumo e al possesso della canapa». Settore, questo, che non ha mancato di far discutere nel 2017: dopo che sugli scaffali di alcuni supermercati erano apparsi pacchetti di sigarette alla cannabis (poi ritirati perché in contrasto con le norme cantonali), ad ottobre il Consiglio di Stato aveva presentato una serie di modifiche al regolamento sulla coltivazione e la vendita di canapa light. Ritocchi volti a mantenere alta la vigilanza e che, appunto, facilitano il lavoro di ispezione.

Manodopera straniera alla lente
Detto della canapa, ad emergere è poi la voce controlli della manodopera estera. «Nel corso dell’anno sono state effettuate 852 verifiche dei lavoratori stranieri, pari a 16 ispezioni alla settimana», ha evidenziato Cocchi per poi aggiungere come «delle 3.191 persone controllate, 136 sono risultate non in regola e 35 datori di lavoro sono stati denunciati». Dati in aumento rispetto al 2016 e che il comandante della Polizia cantonale riporta ad un «incremento generale dei controlli. Nel 2017 abbiamo registrato una flessione degli interventi per furti che, di conseguenza, ha permesso ai nostri agenti di pattugliare meglio il territorio». Una presenza più marcata sul territorio che si è tradotta altresì «nella verifica di 81.985 nominativi, il 37% in più rispetto al 2016. Un lavoro questo sempre più importante considerando che in alcuni periodi dell’anno, nel nostro cantone, si raggiunge tranquillamente il mezzo milione di persone tra residenti, lavoratori frontalieri e turisti».

Dalle mura di casa allo stadio
Dello stesso parere il consigliere di Stato che ha lodato il lavoro della polizia sottolineando come «i nostri agenti sono sempre più chiamati ad assumere diversi ruoli: non si tratta semplicemente di una lotta tra guardie e ladri». In tal senso, lanciando uno sguardo alle prossime sfide il comandante della Polizia cantonale si è detto particolarmente preoccupato «dall’aumento della violenza, soprattutto domestica, che nel 2017 ha conosciuto un sensibile aumento». Stando alle statistiche, l’anno scorso gli interventi legati alla violenza tra le mura di casa sono aumentati del 30% per un totale di 1.080 segnalazioni. «È un fenomeno nuovo che vede per il 75% dei casi liti tra i coniugi – ha precisato Cocchi – in generale però è quest’ondata di violenza gratuita che bisogna reprimere: dalle liti nei locali notturni agli scontri a margine degli eventi sportivi i casi non sono mancati nel 2017. Ma non può occuparsene solo la polizia». Nel 2017, sono infatti 2.901 gli agenti che sono stati impiegati per mantenere l’ordine pubblico durante i 63 eventi sportivi (25 per il calcio e 38 per l’hockey). Una mobilitazione che, in soldoni, è costata 3,3 milioni di franchi.

«Non si dorme sugli allori»
Infine, se da un lato è stata espressa soddisfazione per i risultati raggiunti nella lotta al crimine, dall’altro Gobbi è stato chiaro: «Questi successi non devono però farci dormire sugli allori. In tal senso sono convinto che con il progetto di riorganizzazione della polizia (ndr. presentato a fine febbraio) vi sia una grande possibilità per il Ticino: non solo potremo ottimizzare le risorse di polizia impiegate sul territorio, ma avremo anche un miglior coordinamento delle forze dell’ordine». Un riassetto che però, come ha riconosciuto lo stesso Gobbi, «non ha mancato e non mancherà di far discutere» già a partire da oggi quando è prevista una riunione straordinaria della Conferenza cantonale sulla sicurezza. «Le modifiche proposte aiutano a colmare un vuoto legale, soprattutto per quanto concerne la custodia preventiva – gli ha fatto eco Cocchi – oggi infatti, se un minore scappa da Basilea e viene intercettato in Ticino non possiamo trattenerlo perché la legge non lo prevede. E vorrei ricordare che la custodia di polizia non significa mettere in prigione». E per una nuova legge che è in attesa di passare l’esame del Parlamento ce n’è un’altra – quella sulla segnalazione dei radar mobili – che ha già compiuto il suo percorso. «Sull’applicazione c’è sempre chi ha da ridire e chi non è soddisfatto – ha commentato Gobbi – verso la metà dell’anno faremo un bilancio di quanto fatto e vedremo come proseguire». Infine, a maggio partirà anche il progetto «Via libera», che prevede interventi più celeri, soprattutto in caso di incidenti in autostrada. «Non risolverà il problema del traffico – ha concluso Cocchi – ma consentirà di agire con maggior prontezza per evitare una paralisi sulle strade».