Vita dura per i criminali

Vita dura per i criminali

Doppio successo per la Polizia cantonale

Negli ultimi giorni la Polizia cantonale ha ottenuto due importanti successi operativi che hanno portato all’arresto di pericolosi malviventi attivi a livello internazionale. Nel corso di due distinte operazioni, sono stati fermati prima a Lugano quattro rapinatori di una pericolosa banda di ex militari dei Balcani e poi a Chiasso altri 5 ladri provenienti dal Sud Italia (ulteriori 7 delinquenti sono stati fermati su territorio italiano).

Questi arresti sono stati resi possibili grazie alla pianificazione e alla coordinazione della Polizia cantonale nonché al clima di collaborazione da me favorito instauratosi in questi anni tra i partner della sicurezza cantonale: nei casi specifici con la Polizia comunale di Lugano, la Polizia comunale di Chiasso e le Guardie di confine, coadiuvati dalle autorità di polizia svizzere, in particolare del Canton Zurigo, e da quelle della vicina penisola.

Sgominate due pericolose bande di criminali internazionali
Nel primo caso si è trattato del tentativo di rapina portato avanti dalla banda denominata “Pink Panthers”, conosciuta per le rapine perpetrate nelle gioiellerie di tutto il mondo. È stata fermata quando l’attacco al negozio di gioielli di Lugano stava iniziando. Tutti i malviventi sono stati arrestati e sono state sequestrate armi cariche a dimostrazione della pericolosità e determinazione dei rapinatori, che avrebbero agito nel giro di pochi minuti nel pieno centro cittadino.

Nel secondo caso si è trattato del tentativo di un furto con scasso con bottino ingente pianificato da una banda di ladri specializzata che ha preso di mira una ditta attiva nella logistica di valori. La banda ha cercato di introdursi nell’edificio per sottrarre dal caveau denaro e preziosi, con l’intenzione di creare una via d’accesso alla ditta. In questo caso, sotto sequestro è finito anche il materiale usato, quale una carotatrice in grado di bucare le pareti e dei sistemi informatici atti a neutralizzare il segnale d’allarme dell’azienda e addirittura la possibilità di collegamenti telefonici. I componenti della banda sono stati arrestati quando ancora si trovavano all’esterno dell’edificio.

Interventi sicuri e tempestivi
In entrambe le situazioni si è trattato di bande criminali altamente specializzate in colpi complessi con un importante valore in gioco. I rapinatori hanno preparato minuziosamente i loro attacchi criminali, utilizzando sofisticati mezzi e tecnologie d’avanguardia. Nelle due operazioni le forze dell’ordine hanno impiegato un numero proporzionato di agenti che hanno operato in sicurezza, bloccando tutti i malviventi senza ferimenti, seppure i criminali abbiano cercato di fuggire. Il buon risultato dimostra che è stato svolto un lavoro di elevata qualità e professionalità, in contesti impegnativi e non esenti da rischi. La collaborazione con altre forze dell’ordine svizzere e italiane ha inoltre permesso di operare con un grado di prontezza tale da scongiurare minacce per i cittadini.

Più sicurezza con le indagini preventive
La possibilità di svolgere delle indagini preventive risulta sempre più efficace grazie alle collaborazioni transfrontaliere e internazionali ormai consolidate, e fondamentali nella raccolta di tutte le informazioni indispensabili per preparare al meglio degli interventi impegnativi come quelli indicati in precedenza.

Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono particolarmente fiero dei brillanti risultati raggiunti dalla Polizia cantonale e in senso più ampio dalle forze dell’ordine ticinesi e federali a distanza di pochi giorni. Si è trattato di un utile banco di prova nella lotta a bande criminali internazionali. Questo successo mi consente di dire che possediamo le competenze necessarie per rispondere ai pericoli che possono presentarsi in Ticino. E’ stato dimostrato che il nostro Cantone non è territorio di conquista, bensì un territorio dove sappiamo lavorare bene per la sicurezza di tutti i cittadini.

Chiasso, sventato il colpo al caveau

Chiasso, sventato il colpo al caveau

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 febbraio 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10182776

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 27 febbraio 2018 de La Regione

Organizzati e professionisti
Quella sgominata nella notte a Chiasso «è una banda organizzata e di professionisti specializzata in furti con la tecnica comunemente definita ‘del buco’. Una tecnica che presuppone l’utilizzo di materiale abbastanza specifico».
Con il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli entriamo nei dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di 12 persone. Sotto sequestro «è finita una carotatrice che permette di bucare anche pareti in cemento armato – continua Pizolli –.
Per introdursi in ditte come quella a cui hanno mirato, devono entrare in considerazione anche dei sistemi di sicurezza superiori alla media, tra questi anche la fattura dello stabile». L’azione dei malviventi «era prevista sull’arco di qualche ora». Un lasso di tempo durante il quale avrebbero creato un foro sufficientemente grande per permettere l’ingresso di una persona, che si sarebbe occupata di svuotare il caveau. Per riuscire nel loro intento, nella serata di domenica i malviventi «hanno piazzato sul tetto dello stabile adiacente un’apparecchiatura per inibire l’entrata in funzione del sistema di allarme». La stessa è stata recuperata in mattinata con il supporto dei pompieri di Chiasso. Avuta la certezza del colpo imminente – «l’azione preventiva e lo scambio di informazioni con le autorità italiane e in particolare con i Carabinieri di Cerignola, Abbiategrasso e Como ci ha permesso di essere sufficientemente pronti al momento giusto» –, il dispositivo, coordinato dalla Polizia cantonale e composto da diverse decine di agenti, è entrato in funzione intorno alle 2 del mattino. «Le persone sono state bloccate in maniera incruenta, nessuno si è fatto male – precisa ancora Pizolli –. Non si può dire che i fermati si siano consegnati alla Polizia: hanno infatti cercato di evitare il fermo, ma non hanno potuto sottrarsi». Durante l’operazione «non sono state utilizzate armi da fuoco». I colpi uditi e segnalati da diverse persone potrebbero essere riconducibili, ma la polizia preferisce non fornire dettagli in merito, a petardi stordenti. Il fatto certo, conclude Renato Pizolli, è che quelli sventati nella notte «non sono atti preparatori: queste persone stavano commettendo un reato: il materiale che abbiamo recuperato sul tetto è stato montato per un motivo».

Un ottimo banco di prova
La settimana scorsa a Lugano sono finiti in manette quattro componenti delle ‘Pink Panthers’ pronti a rapinare una gioielleria. Ieri tra Chiasso e la Lombardia sono state arrestate 12 persone che hanno pianificato un’azione criminale in Ticino. «È la dimostrazione che le forze dell’ordine hanno un grado di preparazione sufficiente per rispondere anche a minacce di una certa gravità», è il commento del portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli. Oltre allo scambio di informazioni, le due operazioni hanno avuto esito positivo «anche grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine in campo – conclude Pizolli –. Questo permette di operare con un numero sufficiente di persone e di essere preparati per rispondere a questo tipo di minacce. Un ottimo banco di prova per il nostro operato».

Prevenzione: strumenti moderni

Prevenzione: strumenti moderni

Modifica alla Legge sulla polizia

Dopo un lungo lavoro preparatorio e un’estesa fase di consultazione, il mio Dipartimento ha presentato pubblicamente il primo pacchetto di modifiche alla Legge sulla polizia, che è stata completamente rivista per l’ultima volta nel lontano 1989.

L’evoluzione della società e le nuove minacce, ma anche le nuove esigenze di operatività quotidiana, chiedono alla polizia degli interventi che trent’anni fa non erano nemmeno immaginabili e per i quali è richiesto un approccio sensibile e delicato. Penso ad esempio alle innumerevoli chiamate per far rispettare le decisioni dell’autorità riguardo al diritto di visita ed ai rapporti genitori-figli. La nostra società è sempre più fragile: da una parte chiede maggiore libertà ma poi, invece di responsabilizzarsi, sollecita e pretende più aiuti dalle istituzioni.

Per questo motivo, ritengo necessario un ammodernamento delle norme vigenti per colmare le lacune legislative nel frattempo emerse, prendendo spunto dalle esperienze maturate anche in altri Cantoni.
Ecco quindi il bisogno di un primo adattamento della Legge in vista di una sua futura revisione totale. Gli articoli modificati sono quelli che permettono di rispondere alle aspettative, ma anche di mantenere efficace il lavoro fondamentale di prevenzione.
Di seguito riprendo i tre punti principali della revisione.

La custodia di polizia
È una misura coercitiva della durata massima di 24 ore che comporta la privazione temporanea della libertà alle persone che costituiscono un imminente pericolo per l’integrità fisica o psichica propria o di terzi. Permette cioè di custodire e proteggere una persona in assenza di reato e di tutelare quindi la sicurezza pubblica, colmando una lacuna della legge. Per citare dei casi concreti, si pensi alle persone con uno scompenso psichico, a quelle che manifestano la volontà di suicidio, a persone in grave stato di ubriachezza e così via. Questa decisione spetterà ad un ufficiale della Polizia cantonale; la norma non ha come scopo la repressione, bensì la prevenzione e una forma di protezione. Quali soluzioni logistiche per la custodia si pensa alle celle di fermo delle strutture di polizia, mentre per i minorenni dei locali più adatti alla loro giovane età.

La trattenuta e la consegna di minorenni
Consiste in una misura simile alla precedente, ma pensata per gli adolescenti che devono essere riconsegnati alla famiglia o alle autorità di protezione dei minori. Si rende necessaria, ad esempio, per  ritrovamenti di minori fuggiti da casa o da strutture d’accoglienza, per minorenni che a causa dell’abuso di alcool o di altre sostanze non sono più in grado di gestirsi correttamente. Lo scopo è la tutela della salute e dell’incolumità del giovane in un momento di difficoltà.

Le indagini preventive di polizia
Le nuove misure consentono l’inizio dei lavori d’indagine con maggiore anticipo, prima cioè che il reato vero e proprio venga commesso. Affinché la Polizia cantonale possa assolvere con efficacia i propri compiti, al fine di prevenire ed impedire la commissione di reati, occorre fornirle strumenti d’inchiesta preventivi, quali: monitoraggio ed osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata, sorveglianza discreta. Si tratta ad esempio di attività, come quelle su internet, sui social media o altri canali di comunicazione. L’obiettivo è quello di raccogliere le informazioni per individuare situazioni potenzialmente criminose e scongiurare il concretizzarsi di un reato con anticipo. Non si vuole disporre di una libertà illimitata di indagare, bensì di una misura di prevenzione concordata tra Magistratura e l’autorità inquirente. Le basi legali in questo settore politicamente delicato sono state confermate dal Tribunale federale. Questo tipo di intervento non potrà durare più di un mese: qualora il caso richiedesse più tempo, dovrà essere espressamente autorizzato dal Ministero pubblico.

Il mio Dipartimento si impegna perciò nel modernizzare leggi ormai superate, per dotare la polizia di mezzi che le consentano di svolgere in modo incisivo il proprio lavoro e per allinearci a quanto già avvenuto negli altri Cantoni. Nel caso in questione, le modifiche consentiranno di incrementare la prevenzione di atti illeciti e di fornire al cittadino ticinese maggior sicurezza e protezione.

Un 2017 nel segno della professionalità per la Polizia cantonale

Un 2017 nel segno della professionalità per la Polizia cantonale

Nelle giornate di ieri e oggi, presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è complimentato con tutti i presenti per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo, e per i successi ottenuti dalla Polizia cantonale nel 2017, segnatamente nell’ambito di un maggiore e capillare presidio del territorio con diminuzione del numero di reati commessi e della notevole professionalità ed efficienza dimostrata a livello svizzero ed estero.

Il Comandante Matteo Cocchi ha in seguito ripercorso, a parole e immagini, quanto svolto durante lo scorso anno, e informato agenti, inquirenti e amministrativi sugli obiettivi che s’intendono raggiungere nel 2018. Nella sua retrospettiva lo stesso ha rievocato l’importanza di una visione a medio-lungo termine, in particolare nell’ambito dei progetti logistici e delle nuove tecnologie. Tra i diversi progetti portati avanti nel 2017 si è ricordata la realizzazione della nuova Centrale comune di allarme (CECAL), che sarà operativa a partire dal mese prossimo. La messa in funzione del nuovo stabile, il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse, segnerà il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale. Nel 2017 si è rilevata inoltre la diminuzione della pressione migratoria presso i confini cantonali, evoluzione che ha del resto permesso di agevolare il lavoro degli enti di sicurezza coinvolti nella gestione delle entrate illegali. Il Comandante ha pure ricordato il fondamentale apporto di ogni singolo componente del Corpo, senza il quale non si renderebbe possibile il raggiungimento di importanti risultati comuni.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al tenente colonnello Flavio Varini a capo della Polizia giudiziaria e al tenente colonnello Decio Cavallini a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2017 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sugli adattamenti organizzativi, tra i quali l’allestimento dei nuovi organigrammi, validi dal 01.01.2018. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro.

 

 

“Custodia” in polizia di adulti e minorenni

“Custodia” in polizia di adulti e minorenni

Articolo apparso nell’edizione di martedì 20 febbraio 2018 de La Regione


Nuove misure per estendere la prevenzione dei reati, nella riforma presentata ieri

Più “poteri” alla Polizia cantonale o maggiori competenze, dipende dai punti di vista.
«Si tratta di adeguare la nostra legislazione ai mutamenti sociali, così da gestire il quotidiano con interventi mirati in ambiti diversi» ha precisato ieri Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, nel presentare la revisione della specifica legge cantonale. Tre, sostanzialmente, le principali novità. La prima è la “custodia” di polizia per 24 ore, un fermo non decretato dal magistrato inquirente e in assenza di reato ma attuato «a salvaguardia dell’incolumità dell’individuo e di terze persone» come ha spiegato Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. Col fermo di polizia non vi sarà perseguimento penale, ma “solo” la custodia temporanea. «Un esempio? Potrebbe coinvolgere chi è pesantemente sotto gli effetti dell’alcol o chi ha tentato un suicidio per scompenso psichiatrico e non sottoposto a ricovero coatto». La seconda novità si riferisce alla “trattenuta e consegna” di minorenni. Misura, questa seconda, assai simile alla prima ed è pensata per chi fugge dal proprio domicilio o da strutture di accoglienza, ma anche per i giovani non in grado di badare a sé stessi per uso eccessivo di alcol o sostanze stupefacenti. Ultima misura – inserita nella riforma approvata dal governo e già riportata nel relativo messaggio – le “indagini preventive” tese alla prevenzione di reati. «Vi sono le basi legali, confermate dal Tribunale federale, per un settore anche politicamente sensibile ma siamo di fronte a un passo ponderato» ha voluto rassicurare Gobbi, perché certo la necessità delle inchieste mascherate presenta da sempre non pochi interrogativi. «Si tratta di un’osservazione passiva e preventiva, ad esempio in internet o contro il traffico di stupefacenti. Dovrà comunque durare non più di un mese e se andrà oltre sarà necessario il nullaosta del Ministero pubblico» ha detto Cocchi. Le inchieste in incognito, prima dell’ipotesi di reato, dovrebbero aiutare a fornire elementi necessari all’apertura di un’istruzione penale vera e propria, così come ampliare gli strumenti d’indagine. Una revisione necessaria, si diceva, che è già realtà in altri Cantoni. Del resto «viviamo oggi in una società più fragile, con poca responsabilità del singolo. E in questi casi – ha motivato Gobbi – lo Stato è più sollecitato. È la risposta a una certa evoluzione sociale, dove si cerca un compromesso fra sicurezza e libertà». La revisione della legge cantonale sulla polizia, si precisa in una nota del Dipartimento competente, è frutto di un lungo lavoro preparatorio e i nuovi articoli “sono stati al centro di un’ampia fase di consultazione” che ha coinvolto il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Consiglio della magistratura, la Divisione della giustizia, l’Associazione dei giudici di pace, la Pretura penale e l’Incaricato cantonale per la protezione dei dati.

 

Articolo apparso nell’edizione di martedì 20 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Strategia: se l’agente si veste da criminale
Nuovi strumenti alla polizia cantonale per permettere infiltrazioni con identità fittizie e missioni in incognito Le modifiche di legge proposte dal Consiglio di Stato hanno l’obiettivo di rendere più efficace il lavoro d’inchiesta

Per dare scacco matto a crimini e delitti, il Consiglio di Stato intende munire la polizia cantonale di un nuovo ventaglio di strumenti. L’obiettivo è chiaro: rendere più performante il lavoro svolto sul campo dagli agenti, in particolar modo quello d’inchiesta. E il progetto presentato ieri a Bellinzona permette di creare le basi legali necessarie, andando a modificare la legge sulla polizia (LPol). L’ambito più sensibile toccato dal messaggio governativo è quello delle indagini di polizia preventive. «Proprio perché estremamente delicate, le inchieste preventive (osservazione preventiva, indagine in incognito preventiva e inchiesta mascherata preventiva) vengono definite chiaramente, unitamente alle condizioni e ai limiti per la loro adozione, nei nuovi articoli della LPol» precisa l’Esecutivo. Per poi aggiungere: «Queste tipologie di indagini consentirebbero ad agenti di polizia e/o persone assunte a titolo provvisorio per compiti di polizia, di entrare in contatto con persone o con gruppi di persone». E ciò prima dell’apertura di un procedimento penale.

Tra GPS e falsi acquisti di droga
I nuovi strumenti variano a seconda della complessità dei casi e della profondità perseguita dagli accertamenti.
A un primo livello – si legge nel messaggio – «per raccogliere informazioni utili allo svolgimento dei propri compiti, la polizia cantonale può, garantendone la confidenzialità, far ricorso alle rivelazioni di fonti confidenziali». C’è poi l’osservazione preventiva, caratterizzata dal monitoraggio discreto di persone, cose e luoghi liberamente accessibili. Come? Ascoltando o registrando delle conversazioni, effettuando video e localizzando persone od oggetti. «La nuova norma – spiega il Governo – permetterà in particolare alla polizia cantonale di posare localizzatori GPS sui veicoli delle persone sorvegliate offrendo la possibilità di conoscere la posizione del veicolo in questione, senza doverlo necessariamente seguire, riducendo quindi il rischio di farsi scoprire ed evitando così di dover incorrere in infrazioni durante l’inseguimento». Di regola l’osservazione preventiva può protrarsi per un mese.
Ma di breve durata è anche l’indagine in incognito preventiva. «Permette alla polizia cantonale di indagare segretamente in ambienti particolari, in modo tale da poter individuare situazioni potenzialmente criminose e impedirne la realizzazione, segnatamente nella rete». Queste operazioni possono essere effettuate solo da agenti e si limitano a dei semplici contatti con gli ambienti sospetti. «L’indagine in incognito – rileva l’Esecutivo – costituisce un ulteriore strumento nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti poiché permette gli acquisti fittizi sulla scena aperta dello spaccio».

Al fianco dei malviventi
Ben più incisiva è per contro l’inchiesta mascherata preventiva, ricopribile non solo da agenti ma anche da specialisti. In alcuni casi i precedenti metodi d’inchiesta non sono infatti sufficienti. «Per cui bisogna effettuare un’infiltrazione in un’organizzazione, in una banda o nell’operato illecito di un criminale» sottolinea il Governo. Lo scopo, in questi contesti, è quello di allacciare con il sospettato una relazione di fiducia. La particolarità dello strumento è che gli agenti infiltrati si avvalgono di un’identità falsa attestata da diversi documenti.

Da qui la necessità, con il progetto, di creare la base legale necessaria alla costituzione di identità fittizie. E il possibile campo d’azione è vasto. Il Consiglio di Stato menziona i settori delle opere d’arte e della finanza, ma è soprattutto nella rete che l’inchiesta mascherata presenta il grado di efficacia maggiore. «L’utilizzo di agenti infiltrati o di terzi all’interno di reti sociali permetterebbe, per esempio, di anticipare l’organizzazione di azioni punitive o di scontri tra bande in occasione di manifestazioni sportive o di altro genere» scrive il Governo. Per poi aggiungere: «L’adozione di questa disposizione sarà inoltre in grado di contribuire alla lotta alla pedo-pornografia sulle piattaforme di comunicazione in Internet, tramite un “pattugliamento” con identità fittizia nei social network».

Trattenuti anche per 24 ore
L’aggiornamento della LPol va infine a incidere in altri tre ambiti. «Considerato che tale misura comporta una grave ingerenza nella libertà personale» – scrive il Governo – sono appositamente fissate nella legge le condizioni per applicare la custodia di polizia. Un provvedimento coercitivo, questo, attraverso il quale gli agenti possono trattenere per un massimo di 24 ore persone che mettono in pericolo sé stesse (rischi di suicidio), terzi (minacce al partner dopo liti domestiche) o l’ordine pubblico. C’è poi il capitolo della consegna dei minorenni, per il quale viene pure creata una nuova base legale. In questo caso la cantonale ha il diritto di fermare dei minori per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione competente. E qui il messaggio menziona quei giovanissimi che «frequentano luoghi non adatti alla loro età» e per i quali la relativa permanenza potrebbe costituire un pericolo sul piano fisico, psichico e sessuale. Ma anche i casi di minorenni che, a causa dell’alcol o della droga, non sanno più badare a sé stessi. La LPol rivista consente in conclusione un ulteriore margine d’intervento nel quadro dei controlli alla frontiera o nel corso di verifiche di polizia o doganali. All’insaputa della persona controllata, gli agenti potranno raccogliere in modo discreto informazioni e segnalarle a livello nazionale e per l’area Schengen.

La revisione

Norman Gobbi: «Servono norme moderne»
Matteo Cocchi: «Focus sulla prevenzione»

«L’evoluzione della società e della criminalità, ma anche la gestione operativa del quotidiano, richiedono l’intervento della polizia cantonale in ambiti sempre più variegati». Sono queste le premesse che hanno condotto all’adeguamento della legge sulla polizia (LPol), come spiegato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Una revisione della normativa che rappresenta «il primo tassello» di un intervento più ampio che il Governo intende portare avanti in futuro.
La LPol era stata completamente rivista per l’ultima volta nel 1989 e in proposito Gobbi ha voluto evidenziare: «Oggi, a distanza di quasi trent’anni, sono state introdotte le basi legali necessarie a intervenire in ambiti che allora non ci si immaginava nemmeno di dover considerare. Sempre di più, per esempio, gli organi della polizia vengono interpellati per far rispettare decisioni dell’autorità amministrativo-giudiziaria che regolano i rapporti di visita tra genitori. Questo a dimostrazione che la nostra società è sempre più fragile, vuole più libertà, ma poi la richiesta non è accompagnata da una responsabilizzazione del singolo, il quale al contrario tende ad appoggiarsi ancora di più sulle istituzioni e quindi sullo Stato». L’ammodernamento della legislazione è stato condotto «tenendo presente delle realtà negli altri cantoni, per evitare di scoprire l’acqua calda» ha continuato il consigliere di Stato, specificando come i nuovi articoli siano il frutto di un «lungo lavoro preparatorio e di un’ampia fase di consultazione».

«Uno dei compiti principali delle polizie è quello della prevenzione. Quelli modificati, sono quindi gli articoli che vanno a rafforzare la possibilità e la competenza della polizia in questo ambito» ha commentato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. «In ambito di custodia – ha proseguito – si va a coprire una zona grigia che risultava scoperta dalla legislazione e non permetteva un intervento adeguato». Per quanto concerne invece l’indagine preventiva, Cocchi ha rimarcato come «le nuove misure hanno semplicemente lo scopo di consentire l’inizio dei lavori di indagine con maggior anticipo». Il comandante ha in ogni caso voluto specificare che «non è una libertà assoluta, ma rimane attiva la correlazione tra Magistratura e inquirente». A conclusione del suo intervento, Gobbi ha spiegato come «molto peso è stato dato alla parte delle inchieste preventive, per fornire alla polizia cantonale strumenti adeguati per essere moderna anche su base legale. Si vuole permettere lo svolgimento delle attività nel rispetto della garanzia delle libertà individuali e dei procedimenti. Il Ministero pubblico vigila sempre su quanto viene fatto. Credo che le modifiche presentate siano un passo nella direzione corretta, un passo ponderato perché tiene conto delle esperienze degli altri cantoni così come delle recenti decisioni del Tribunale federale».

 

 

 

 

Modifiche alla Legge cantonale sulla polizia

Modifiche alla Legge cantonale sulla polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi hanno presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa, una serie di modifiche alla Legge cantonale sulla polizia. I nuovi articoli, frutto di un lungo lavoro preparatorio, sono stati al centro di una ampia fase di consultazione.

Nel corso della consultazione – che ha visto coinvolti Ministero pubblico, Magistrato dei minorenni, Consiglio della magistratura, Divisione della giustizia, Associazione dei giudici di pace, Pretura penale e Incaricato cantonale per la protezione dei dati – sono state raccolte numerose osservazioni, che hanno permesso di affinare la bozza di Messaggio sottoposta al Consiglio di Stato.
Le principali modifiche contenute nella proposta di revisione normativa riguardano:

Custodia di polizia – La Polizia cantonale potrà decidere la privazione della libertà temporanea nei confronti di persone che rappresentano un grave e imminente pericolo per l’integrità fisica o psichica propria o di altre persone; ad esempio, un individuo aggressivo e in preda all’alcol o a sostanze psicoattive. Come accade in altri Cantoni, la misura potrà avere una durata massima di 24 ore.

Trattenuta e consegna di minorenni – Una nuova norma regola le modalità di trattenuta di minorenni da parte della Polizia cantonale, per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’Autorità regionale di protezione, dovrà essere eseguita in locali di polizia adeguati. La misura risponde alla crescente esigenza di gestire in modo adeguato episodi che vedono coinvolti giovani fuggiti da casa o che frequentano luoghi non adatti a loro, talvolta sotto influsso di alcol o di altre sostanze dannose.

Indagini preventive – Analogamente a quanto accade in altri Cantoni, anche la Polizia ticinese potrà disporre di strumenti d’inchiesta preventivi: osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata, sorveglianza discreta. Le nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale attuale e secondo le indicazioni della Conferenza dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, permetteranno agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, ad esempio nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia su internet.

“Sicuri sulla strada nr.2”

“Sicuri sulla strada nr.2”

Con qualsiasi tempo! Prudenza al volante!

La Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e il programma di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade Sicure”, comunicano l’uscita del secondo opuscolo dal titolo “Sicuri sulla strada”. Questo secondo volantino tratta l’equipaggiamento ed il comportamento al volante durante la stagione invernale. Il dépliant è strutturato come il famoso gioco dell’oca, dove passando per le varie caselle vengono ripercorsi i consigli sull’equipaggiamento e sul comportamento da tenere nella stagione fredda.

Guidare l’auto nella stagione invernale si può incappare in diversi problemi osservando specialmente le condizioni meteorologiche mutevoli che in questa stagione si incontrano. Ogni conducente dovrebbe provvedere a controllare l’equipaggiamento del proprio veicolo tra metà ottobre ed inizio novembre, proprio per essere pronti e non ritrovarsi coinvolti in incidenti che si potrebbero risolvere anche con conseguenze gravi. Verificare il funzionamento dei fari e dei segnalatori di direzione, controllare lo stato della batteria e dei liquidi sia del motore come pure del lavavetri. Verificare lo stato dei pneumatici e sostituire quelli che non possono garantire una tenuta accettabile sono i principali accertamenti da fare. Oltre a queste verifiche dobbiamo anche adottare un comportamento alla guida che sia rispettoso verso gli altri utenti della strada e soprattutto che eviti il loro coinvolgimento dovuto ad una nostra manchevolezza.
Con la pubblicazione di questo secondo opuscolo la Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e “Strade Sicure” intendono sensibilizzare maggiormente i conducenti grazie a queste semplici regole di comportamento e ad un corretto equipaggiamento dell’auto durante i mesi invernali, a salvaguardia dell’incolumità del conducente, dei passeggeri e degli altri utenti della strada.
L’opuscolo è reperibile presso tutti i posti di polizia cantonale e comunale, le sedi del TCS, le Cancellerie comunali e le aree di servizio sulle autostrade. È pure scaricabile presso il sito www.sicuri-sulla-strada.tcs.ch .

“Strade sicure”: tre nuovi spot radio per la campagna di prevenzione “Distratti mai!”

“Strade sicure”: tre nuovi spot radio per la campagna di prevenzione “Distratti mai!”

Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale – in collaborazione con le Polizie comunali – presentano tre nuovi spot radio nell’ambito della campagna di prevenzione «Distratti mai!». L’obiettivo è di sensibilizzare gli utenti della strada sui rischi legati all’utilizzo errato dei telefonini alla guida e invertire la tendenza attuale che evidenzia purtroppo una costante crescita degli incidenti provocati da distrazione.

Lo scorso mese di ottobre il Dipartimento delle istituzioni aveva avviato una nuova campagna di sensibilizzazione nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”. L’azione denominata “Distratti mai!”, che durerà fino alla fine del mese di marzo, ha lo scopo di informare tutte le categorie di utenti sulle insidie legate all’uso del telefonino durante gli spostamenti sulla strada.

A distanza di poco più di tre mesi dal lancio della campagna, è stato deciso di accentuare ulteriormente il messaggio con la realizzazione di tre nuovi spot radio che saranno trasmessi in alcuni canali radio del nostro Cantone e diffusi tramite i social media. Allo stesso tempo saranno attivati dei banner promozionali all’interno di App informative.

L’obiettivo prioritario è di coinvolgere i giovani utenti della strada – in particolare i neopatentati – ovvero coloro che sono più soggetti a questo tipologia di infrazioni, e riuscire a invertire la tendenza attuale che mostra purtroppo l’aumento degli incidenti provocati da disattenzioni.

Si tratta di brevi spot che affrontano tre diversi tipi di spostamento con relative distrazioni: a piedi, in bicicletta e in auto. Lo scopo è di informare sui rischi che un comportamento sbagliato può creare a se stessi e agli altri. Il materiale a supporto di questa campagna è disponibile sul sito internet www.ti.ch/strade-sicure.

La prima fase dell’ azione di sensibilizzazione realizzata dal Dipartimento delle istituzioni è stata contraddistinta da due fasi operative ben distinte, gestite dalla Polizia cantonale e da tutte le polizie comunali del Canton Ticino che hanno aderito con entusiasmo a questa campagna di prevenzione: inizialmente gli agenti hanno organizzato dei blocchi di sensibilizzazione sul problema distribuendo degli opuscoli informativi, mentre successivamente sono stati messi in atto dei momenti repressivi durante i quali sono state punite – come consuetudine – le infrazioni commesse.

L’utilizzo scorretto dello smartphone è spesso la causa di incidenti, così come confermato dalle statistiche della Polizia cantonale, che indicano nell’uso del telefonino una delle prime cause di violazione del codice stradale insieme alla velocità e all’alcool.

A titolo informativo, nel 2016 sulle strade ticinesi sono stati constatati 611 incidenti causati dalla disattenzione del conducente alla guida del mezzo di trasporto o dal pedone. Sempre secondo le statistiche della Polizia cantonale, nel 2016 sono state multate 3’649 persone per l’impiego di un telefonino senza il dispositivo mani libere. Le statistiche del 2017 saranno disponibili nei prossimi mesi.

Con la campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» promossa dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale – in collaborazione con tutte le Polizie comunali – prosegue l’attività di sensibilizzazione e responsabilizzazione degli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

 

Sicurezza: sempre più poliziotti

Sicurezza: sempre più poliziotti

Fra Cantone e Comuni, in Ticino ci sono 1.067 agenti – In Svizzera 18.700

I corpi di polizia in Svizzera continuano ad aumentare gli effettivi.
Annualmente vengono creati in media 200 nuovi impieghi e a livello nazionale si contano circa 18.700 poliziotti.

Tre quarti degli agenti sono alle dipendenze dei Cantoni e un quinto a quelle dei Comuni. A inizio 2018 queste due categorie raggiungevano un totale di 18.200 unità, 1.100 in più rispetto a cinque anni fa. A queste si aggiungono 460 posti a tempo pieno dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol). Nel 2017 gli effettivi cantonali e comunali sono cresciuti di 205 unità, si evince dai nuovi dati forniti dalla Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali.

Secondo questa statistica, oltre la metà dell’incremento va attribuito al Canton Ticino, che può contare su 1.067 posti, contro i 944 dell’anno scorso. Un aumento di 123 agenti in un anno comunque è poco verosimile.
Anche lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è perplesso. «Ogni anno formiamo 40 nuovi agenti. Non vedo come sia possibile un incremento tre volte superiore. Immagino che le polizie comunali non abbiano aggiornato regolarmente i dati sui loro effettivi, per cui da un anno all’altro risulta uno scarto molto ampio. In Ticino c’è stato un aumento degli effettivi delle comunali anche in seguito alla Legge sulla collaborazione fra le polizie, che obbliga i Comuni a disporre di un servizio di polizia locale o condiviso».

Aumenti si sono registrati anche a Ginevra (+31), Uri (+17) e Vaud (+16). Con oltre 4.000 effettivi Zurigo rimane ad ogni modo il Cantone che può contare sul corpo di polizia più grande. Seguono Berna e Vaud, poi Ginevra, Ticino e Argovia. Poiché la crescita di agenti è andata grosso modo di pari passo con quella della popolazione, la densità della presenza di polizia è rimasta stabile. Secondo la CDCGP, è presente un poliziotto ogni 453 abitanti.

Fra un cantone e l’altro esistono però notevoli differenze. In Ticino si trova un agente ogni 287 e 332 abitanti, ad Argovia e Turgovia ce n’è uno ogni 700 persone. In alcuni cantoni bisogna tener conto dei maggiori compiti legati alla criminalità dovuta alla vicinanza con le frontiere.