“Servono rinforzi alle dogane”

“Servono rinforzi alle dogane”

Da RSI.ch | I cantoni di confine scrivono a Berna. Norman Gobbi critico sulla decisione del Consiglio federale

Il servizio del Quotidiano su: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Servono-rinforzi-alle-dogane-9635542.html

I cantoni di frontiera sono preoccupati per la decisione del Consiglio federale di congelare, per motivi finanziari, il previsto potenziamento delle guardie di confine. Ticino, Basilea città e Campagna, Argovia, Ginevra, Giura, Soletta hanno così deciso di inoltrare una lettera alle commissioni delle finanze e della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, nella quale si afferma che un’intensa sorveglianza delle regioni di frontiera è essenziale per garantire la sicurezza interna.

Raggiunto al telefono dalle Cronache della Svizzera italiana, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese, Norman Gobbi, non nasconde la sua delusione per questa misura di risparmio: “Avevamo segnali della possibile decisione del Governo di congelare l’aumento degli effettivi. Crediamo, come cantoni di frontiera, che questa decisione non sia una misura a difesa della sicurezza interna…; se la sicurezza lungo il confine non funziona, a dover intervenire sono i cantoni che devono adoperarsi per aumentare i propri effettivi e compensare i mancati rinforzi da parte della Confederazione”.

“È vero che c’è un allentamento della pressione migratoria alle frontiere, però sappiamo che l’attività di passatori e malviventi è comunque costante. Anche nel 2017 il numero di persone fermate dalle forze di polizia sia svizzere, sia italiane è rimasto importante. Non dobbiamo perdere l’obiettivo di garantire la sicurezza ed evitare che lungo il confine ci siano attività criminali”, aggiunge il consigliere di Stato.

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

Da laRegione |

Otenys Sa, poi divenuta Argo 1. Con Davide Grillo amministratore unico e Marco Sansonetti responsabile operativo. Sullo sfondo la Legge (cantonale) sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. La quale fissa una serie di requisiti per ottenere – dalla Polizia amministrativa della Cantonale e dunque dal Dipartimento istituzioni – l’autorizzazione a operare nel campo della sicurezza appunto come privati. E allora come sono andate le cose con la ditta di Cadenazzo e i suoi vertici, ammessi a esercitare ai sensi della Lapis? Una domanda ricorrente in queste settimane. E che ieri è stata rivolta al governo. Dalle verifiche condotte nel 2013 anche dal Centro italosvizzero di cooperazione di polizia e doganale, ha spiegato il capo del Dipartimento Norman Gobbi, su Grillo «non vi erano informazioni relative a condanne o altro, nemmeno dalla documentazione ottenuta dall’Italia tramite i canali ufficiali». Per quanto riguarda Sansonetti, ha aggiunto Gobbi, «nel 2012, quando ottenne la prima autorizzazione per Rainbow, era tutto in regola e non risultava nulla, nessuna condanna». All’epoca era cittadino italiano. «Nel 2014 quando sono stati verificati i requisiti previsti dalla legge per poter ottenere l’autorizzazione quale agente di sicurezza da Otenys Sa, poi diventata Argo 1, risultava una “notizia di reato per porto di armi o oggetti ad offendere” (testuali parole) risalente al 2009 – ha indicato ancora Gobbi –. L’allora caposervizio aveva deciso di rilasciare l’autorizzazione, in quanto non vi erano sufficienti elementi per negarla». Allorché nel febbraio del 2016 «è stata inoltrata la richiesta di inserire Sansonetti come rappresentante responsabile di Argo 1, lo stesso aveva già ottenuto la cittadinanza svizzera. Tutte le volte – ha proseguito Gobbi – che sono stati verificati i requisiti di Sansonetti non è mai risultato nulla di più e la documentazione presentata era in regola». Questo è quanto, stando alle spiegazioni fornite dal direttore del Dipartimento istituzioni. Peraltro, ha puntualizzato il presidente del governo Manuele Bertoli, il Controllo cantonale delle finanze nel suo rapporto sul mandato Argo 1 non ha mosso alcun rimprovero o critica con riferimento alla Lapis.

(Articolo di Chiara Scapozza e Andrea Manna)

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia. I 38 aspiranti agenti hanno iniziato la loro formazione lo scorso 1. marzo, in vista degli esami federali previsti nel febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, l’incontro organizzato a Palazzo delle Orsoline costituisce un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, anche in relazione ai cambiamenti che sta vivendo la nostra società.

Particolare interesse è stato dedicato all’evoluzione che sta vivendo il settore della sicurezza in Ticino; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi delle nuove forme di collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto con piacere a tutte le sollecitazioni e infine rivolto i propri auguri a tutti gli aspiranti della Scuola di polizia, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgeranno quotidianamente a favore del benessere di tutti i cittadini e della prosperità del nostro Cantone.

La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri |

Egregi signori,
Gentili signore,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta qui sul Monte Ceneri, per festeggiare simbolicamente l’inizio di un’ulteriore tappa di questa importante opera per l’Esercito in Ticino.

È passato ormai più di un anno da quando ci siamo trovati in occasione dell’inaugurazione della prima fase di realizzazione del nuovo Centro logistico, nella quale sono stati sviluppati spazi adeguati al deposito, alla movimentazione e alla manutenzione del materiale e dei veicoli, garantendo un netto miglioramento delle prestazioni logistiche. Il nuovo magazzino a scaffalatura alta e il risanamento dell’arsenale sono stati un investimento di oltre 12 milioni di franchi da parte della Confederazione. Assieme a questa seconda fase, che comporterà ulteriori investimenti per un totale di più di 37 milioni di franchi, verranno assicurati i compiti logistici e infrastrutturali per il Ticino, il Grigioni italiano, il Canton Uri e parte dell’Alto Vallese.

Oggi si parte con la seconda tappa della realizzazione del Centro, che comporta l’insediamento delle officine veicoli e dell’autorimessa. Un ulteriore passo verso la conclusione del progetto logistico che coinvolge, oltre al Ticino, i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).

La scelta del Monteceneri, come ribadito più volte dal sottoscritto in questi anni, non è casuale: dalla sua importanza storica come via di passaggio sia in ambito civile sia in ambito militare, alla sua posizione strategica al centro del nostro Cantone, vicino alla rete autostradale che lo rende facilmente raggiungibile da un lato e dall’altro permette il rapido reinserimento nella circolazione.

Il nuovo sito per l’officina veicoli e l’autorimessa del quale inauguriamo i lavori oggi ha quindi un forte valore poiché, trasferendo anche questa struttura dal centro di Bellinzona a questa nuova ubicazione, unisce i maniera logica i veicoli al resto del materiale.

Intendo sottolineare quanto detto un anno fa: questo investimento da parte dell’Esercito in Ticino non è scontato, ed è stato profondamente supportato dal nostro Cantone, con la volontà di essere parte integrante e attiva di un progetto capace di cambiare strategia e in modo da garantire capillarmente un servizio necessario qualora la truppa dovesse entrare in servizio a favore delle autorità.
Ancora una volta quindi il Ticino si dimostra un partner affidabile per la Confederazione e per l’Esercito quando si tratta di sicurezza del nostro Paese.

Come ho già affermato durante l’inaugurazione dello scorso anno, la presenza militare sul Monte Ceneri non sarà un valore aggiunto solo per l’Esercito, ma anche per la popolazione ticinese, poiché le sinergie che si potranno sviluppare con tutti i partner della Protezione della Popolazione garantiranno una pronta e ottimale reazione in caso si emergenza, come ad esempio episodi d’inondazioni e incendi. Come noi tutti ben sappiamo, proprio in questi casi il fattore tempo è essenziale: la tempestività del soccorso, la preparazione dei militi e dei soccorritori, la possibilità di poter fare a capo a mezzi all’avanguardia ma soprattutto adeguati alle possibili situazioni che si possono presentare, hanno un’importanza vitale. Il centro logistico del Monte Ceneri non è quindi solo un punto d’appoggio per l’Esercito in caso d’istruzione o d’impiego, ma è anche una garanzia per la popolazione al Sud delle Alpi in caso di necessità.

L’Esercito deve garantire sì la preparazione dei militi, ma deve anche essere in grado di offrire loro gli strumenti necessari per far fronte al loro compito. Quando parliamo di logistica pensiamo a un servizio ausiliario all’attività, ma dobbiamo pensare che si tratta invece di parte integrante dell’attività, poiché senza il necessario equipaggiamento, dei veicoli pronti all’uso, e l’essenziale per la sussistenza, difficilmente i militi potranno garantire la loro prestazione in maniera ottimale e duratura. E questo materiale deve essere disponibile per garantire un’ottimale attuazione del concetto di mobilizzazione dell’Esercito, che prevede ventiquattr’ore per garantire la prontezza operativa di un corpo di truppa. Questo è, e sarà sempre più fondamentale, non solo a fini militari ma anche a supporto dei civili.

In conclusione vorrei ringraziare Fulvio Chinotti per il lavoro svolto fino ad ora, e auguro a Renato Bacciarini un buon inizio per il suo incarico futuro. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluto con piacere i passi già intrapresi dall’Esercito per la sua presenza sul nostro territorio, fiducioso che anche in futuro potremo essere parte integrante dei suoi progetti e poter garantire le nostre competenze a favore della sicurezza del nostro Paese.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

Da Ticinonews.ch | L’amarezza di Gobbi per la riapertura dei valichi secondari: “Berna non ci ha informato, così non si fa”

Norman Gobbi non ha preso affatto bene la decisione della Confederazione di riaprire i valichi secondari durante le ore notturne tra il Ticino e l’Italia. E, in un post su Facebook, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive:

“A quanto pare a Berna hanno deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Un’informazione che ho appreso dai media e non dai diretti interessati… Così non si fa! Si tratta di una misura chiesta a più riprese dalla politica – quella ticinese – ma soprattutto dalla popolazione che vive vicino al confine con l’Italia è condivisa dal Governo federale. Che senso ha riaprire i valichi domenica e tornare – forse – a chiuderli ancora in futuro dopo che il Consiglio federale avrà fatto le proprie valutazioni?”

“Mi aspetto – conclude Gobbi – che i funzionari della Berna federale che hanno preso questa decisione poi siano coerenti e conseguenti: facciamo tornare le Guardie a presidiare i valichi! Sulla nostra sicurezza non si scherza!”

Kooperation notwendig

Da Behoerdenspiegel newsletter | Der Schweizer Staatsrat Norman Gobbi machte klar, dass Katastrophenschutz heutzutage nicht mehr allein bewältigt werden kann.

(BS) Katastrophen- und Bevölkerungsschutz können heute nur noch durch die
Zusammenarbeit verschiedener Akteure realisiert werden. Das wurde auch beim Vorabendempfang zum diesjährigen Europäischen Katastrophenschutzkongress in der Schweizer Botschaft in Berlin deutlich.

So unterstrich etwa Staatsrat Norman Gobbi, Präsident der Regierungskonferenz
Militär, Zivilschutz und Feuerwehr der Eidgenossenschaft: “Krisenbewältigung ist inzwischen nur noch durch die Kooperation unterschiedlicher Stellen möglich.” Und die Schweizer Botschafterin in der Bundesrepublik, Ihre Exzellenz Christine Schraner-Burgener, betonte: “Katastrophen kennen inzwischen keine Grenzen mehr.”

http://www.behoerden-spiegel.de/

‘L’importanza dei pompieri’

‘L’importanza dei pompieri’

Da laRegione | Fondato nel 1892, il Corpo di Chiasso ha festeggiato con la popolazione i suoi primi 125 anni Sicurezza e tranquillità delle persone erano e restano gli obiettivi dell’attività. Sonia Colombo-Regazzoni: ‘Una boa raggiunta oltre la quale siamo pronti a salpare.

Pompieri e solidarietà. Un binomio inscindibile che ha caratterizzato i primi 125 anni di attività del Corpo civici pompieri di Chiasso. L’anniversario è stato festeggiato sabato con dimostrazioni pratiche – grazie alla tecnologia i presenti hanno potuto vedere come si muovono i militi tra le fiamme o durante un intervento chimico – e una sfilata che ha (ri)portato sulle strade cittadine i mezzi d’epoca e di intervento. L’attività, come ha ricordato l’ex furiere Carlo Cappelletti, è iniziata il 29 febbraio 1892 con la risoluzione municipale 541 «per l’organizzazione di un corpo pompieri composto da 29 uomini. Una decisione presa dopo il grave incendio che distrusse il magazzino della Gotthardbahn il 22 febbraio 1892». Da allora nel corpo hanno ruotato 361 militi (oggi sono 87). «Centoventicinque è una parola che si pronuncia in una frazione di secondo ma che rappresenta l’insieme di cinque generazioni – ha commentato Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso –. Non sono un punto di arrivo, né sono la conclusione di questa straordinaria storia. Sono solamente una boa, che è stata brillantemente raggiunta e oltre la quale siamo pronti a salpare». La prossima sfida è la nascita del centro cantonale di soccorso pompieri del Mendrisiotto, che si concretizzerà all’inizio del prossimo anno. «I due corpi pompieri di Chiasso e Mendrisio stanno già collaborando da mesi per trovare le giuste sinergie e arrivare pronti all’inaugurazione – ha assicurato Colombo-Regazzoni –. Indipendentemente dalle forme giuridiche, la Città di Chiasso non intende rinunciare ai suoi pompieri».

La presenza sul territorio

I festeggiamenti di sabato – che hanno visto anche la presenza del consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (mentre Christian Vitta ha portato il suo saluto con un videomessaggio) e di rappresentanti dei Vigili del fuoco di Milano – sono stati l’occasione per «riconfermare che le autorità comunali continueranno a sostenere l’assoluta importanza della loro presenza sul nostro territorio. E non certo per mero campanilismo – ha precisato la capodicastero –, bensì perché lo esige la ragione, lo esigono la storia, e soprattutto le peculiarità e le contingenze sempre più critiche della nostra città e della nostra regione». Tutto questo «nella consapevolezza e nell’ottica della riorganizzazione dei corpi pompieri ticinesi intrapresa dal cantone ormai parecchi anni fa. Il Mendrisiotto è un tassello importante di questo progetto e noi siamo tra i promotori e sostenitori della realizzazione del consorzio regionale, struttura che rappresenta lo strumento più democratico di gestione delle risorse, perché permette a tutti i comuni consorziati di divenire parte attiva del meccanismo decisionale e non solo di finanziamento a consuntivo – ha concluso Sonia Colombo-Regazzoni –. La riorganizzazione guarda al futuro pensando a un incremento finanziariamente sostenibile della professionalizzazione del servizio che il cantone intende realizzare, ma che attualmente non possiamo permetterci».

‘Sicurezza e senso di tranquillità’

Nel corso della sua storia, i militi chiassesi hanno avuto due ‘case’. La caserma di via Soave è stata costruita nel 1979. «Qui hanno avuto la possibilità di abitare con le rispettive famiglie ben 10 pompieri e l’utilità di questa funzione ha integrato la velocizzazione dei tempi in caso di allarme diurno e specialmente notturno – sono state le parole del comandante Davide Chiesa –. L’importanza del decentramento cittadino e delle possibilità di velocizzare le vie di raggiungimento dei particolari eventi di intervento hanno però portato a una nuova soluzione logistica». È così nato «un centro pompieristico all’avanguardia» in via Cattaneo. «L’anno fatidico – ha concluso Chiesa – è stato il 2008. Da quell’anno ogni momento è stato vissuto con la consapevolezza che ogni esercitazione, ogni attimo impegnato nello e allo spirito del vero pompiere, serve e servirà per amalgamare forze e sentimenti, confermati da un senso di volontà rivolti a un traguardo unico e inderogabile: la sicurezza della popolazione e il suo senso di tranquillità nei momenti di necessità impellente».

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Da RSI.ch | Sono 162 dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale, del 2015. Aumento di decisioni negative tra maggio e luglio

La mia intervista al Quotidiano e alle Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-B-e-G-negato-lo-03-9521119.html

I permessi B e G negati dall’entrata in vigore della misura sul casellario giudiziale, fino a fine luglio, sono 162, ovvero lo 0,3 per cento del totale delle richieste. Una percentuale che negli ultimi tre mesi analizzati, a partire da maggio, è leggermente più alta. Nello stesso periodo, inoltre, sono incrementate notevolmente, rispetto ai casi approfonditi per problemi di natura penale, le decisioni negative.

Circa lo 0,8 per cento del totale delle richieste per un permesso di dimora o per frontalieri, dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale del 2 aprile del 2015, presentavano elementi di rilevanza penale. Di questi, un caso su tre sfociava in una decisione negativa.

“Il fatto che in questi mesi ci sia stato un aumento può essere ricondotto anche al fatto che la gente possa pensare come la decisione del Governo di sollevare la richiesta del casellario dello scorso giugno sia stata attuata subito. Magari si sono sentiti un po’ più leggeri, mentre in passato uno ci pensava più di una volta prima di presentare tutta la documentazione sapendo che aveva dei reati gravi iscritti al casellario”, ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Grazie alla collaborazione possiamo stanare i lupi travestiti da agnelli!

Grazie alla collaborazione possiamo stanare i lupi travestiti da agnelli!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza torna sulla minaccia terrorismo alle nostre latitudini

Un paio di giorni fa ho accompagnato a scuola mia figlia Gaia e poco prima di salire in auto uno dei genitori dei suoi compagni mi ha fermato. “Norman, ma dobbiamo avere paura qui da noi in Ticino? Ho letto la tua intervista sul terrorismo, e sono un po’ preoccupata. Poi sai, si leggono tante cose in questo periodo: attentati a Barcellona, Manchester, se ne sentono di tutti i colori. Non so più cosa pensare ”. Mi ha sorpreso la sua domanda, soprattutto perché in quel momento stavo vivendo la mia quotidianità più intima e personale. “No, non dobbiamo avere paura. Il Ticino è un posto sicuro in cui vivere. Ma non dobbiamo però essere ingenui e cullarci nell’idea che il nostro Paese è un posto blindato, dove nulla potrebbe mai accadere. La minaccia terroristica di matrice islamica è una minaccia vigliacca, subdola. Colpisce quando meno te lo aspetti. Colpisce i centri città, dove le persone si stanno assaporando un attimo di tranquillità gustandosi un aperitivo dopo un’intensa giornata di lavoro o altre persone stanno passeggiando facendo acquisti in uno dei giorni delle loro vacanze”. E mentre le parlo la mente corre inevitabilmente alle immagini della Rambla di Barcellona. E poi ho continuato “non dobbiamo avere paura perché è quello che vogliono fare queste persone: diffondere la cultura del terrore nei Paesi dell’Occidente. Dobbiamo lottare e darci da fare: vale per noi politici che dobbiamo fare in modo di avere gli strumenti adeguati per contrastare questo genere di attività criminali. Vale per le forze dell’ordine che devono continuamente raccogliere informazioni e segnalazioni per evitare il peggio. Vale per tutti voi cittadini: segnalate qualsiasi tipo di atteggiamento sospetto. Tutti insieme, collaborando, possiamo contrastare questa piaga che sta colpendo l’Europa”. Un breve attimo, i saluti di commiato e poi sono salito in auto, e sono partito alla volta di Bellinzona.

Le parole della donna mi hanno colpito ed è proprio per questo motivo che questa domenica ho deciso di tornare sul tema del terrorismo dalle colonne del nostro settimanale. A inizio settimana ho commentato l’allontanamento di due persone che sono state ritenute pericolose. Si tratta di un cittadino turco e di un afgano che erano vicini ad ambienti radicalizzati islamisti. Due persone ritenute una minaccia per la nostra sicurezza interna e quindi tramite un provvedimento amministrativo – senza che i due fossero processati dal profilo penale per intenderci – sono stati allontanati grazie all’ottimo lavoro dei miei servizi e di quelli della Confederazione. Due casi delicati che hanno spinto i miei collaboratori a dedicare a entrambi i dossier tempo ed energie anche durante i giorni di festa e, soprattutto, mentre la Sezione era nell’occhio del ciclone per la questione dei permessi. L’allontanamento è stato possibile grazie al lavoro di squadra tra Sezione della popolazione, Polizia cantonale, Polizia federale, Segreteria di Stato della migrazione e il Servizio delle attività informative della Confederazione – i servizi segreti svizzeri per capirci. E questi due casi vanno ad aggiungersi a quelli già noti del giovane pugile che frequentava una palestra nel luganese condannato a sei anni di carcere e dell’uomo coinvolto nel caso di Argo 1 recentemente processato. Persone che hanno vissuto o transitato sul nostro territorio. Persone che a detta di molti erano “ben inseriti nella nostra società”. Ma questi esempi dimostrano che nascere e crescere in un Paese non significa che non sia necessario un importante lavoro di integrazione. Integrarsi vuol dire avere rispetto dei valori tradizionali. In questo senso non dimentichiamoci l’iniziativa sull’insegnamento della civica in votazione il prossimo 24 settembre: far conoscere ai giovani il funzionamento del nostro sistema democratico può essere sicuramente un punto a favore dell’integrazione, a scapito di un’eventuale radicalizzazione. Inoltre il mio Dipartimento sta valutando l’ideazione di una strategia mirata per gestire questi casi in modo strutturato, coinvolgendo anche altri attori presenti sul territorio e introducendo anche una presa a carico di segnalazioni.

Quindi, anche se la minaccia è subdola e vigliacca in Ticino non restiamo con le mani in mano. Vogliamo stanare i lupi travestiti da agnelli e fare tutto quello che possiamo per evitare che diventino una minaccia per tutti noi. Continueremo a collaborare con Berna nonché con autorità e forze dell’ordine internazionali. E ovviamente continuerò a far sentire la mia voce anche oltre Gottardo: le nostre leggi sono troppo buone verso chi commette crimini legati al terrorismo. Sei mesi di carcere per il primo reclutatore arrestato in Svizzera sono troppo pochi. Perché vogliamo evitare che il nostro Cantone diventi un posto meno sicuro. Perché tutti insieme possiamo evitare che i lupi si camuffino tra gli agnelli per ferirci quando meno ce lo aspettiamo. Senza paura e senza timore!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«La bandiera è un simbolo d’identità»

«La bandiera è un simbolo d’identità»

Da Ticinonline | Queste le parole di Norman Gobbi durante l’inaugurazione del nuovo vessillo del Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna svoltasi ieri sera a Mezzovico-Vira

«Investire dei soldi in una nuova bandiera è inutile? No, specie nei nostri tempi digitali in cui un pezzo di stoffa conta sempre di più. La bandiera è importante per ribadire la propria identità, che nel caso del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è fatta di dedizione, ogni giorno e ogni ora dell’anno».

Queste le parole con cui il consigliere di Stato Norman Gobbi ha salutato mercoledì sera a Mezzovico-Vira il nuovo vessillo del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna, alla presenza di numerose autorità. Portata in scena ancora chiusa dall’alfiere Oliviero Molinari, il milite con più anni di servizio e il grado di capitano, la bandiera è stata svelata dal cappellano della Protezione Civile Don Mattia Scascighini, che l’ha benedetta, e dalla presidente del Consiglio consortile Lisa Martinenghi.

Il vessillo, ideato da Antonio Fasola, simboleggia la struttura della Protezione civile tramite dei rami arancioni che si propagano dallo stemma ufficiale, a significare la capillarità della sua presenza sul territorio. Rami che richiamano strade, ma anche la natura, elemento fondamentale della regione Lugano Campagna, dove la realtà urbana lascia sovente spazio a boschi, fiumi e montagne. Natura che ritorna anche nei colori di sfondo della bandiera: il verde a richiamare la fauna e il blu a richiamare cielo e corpi d’acqua.

A precedere la presentazione della bandiera si è tenuta una parte ufficiale, condotta dal comandante Ferruccio Landis e allietata dalla musica della Filarmonica Unione Carvina di Monteceneri.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente della Delegazione consortile Tarcisio Gottardi che ha scelto due aggettivi per descrivere il vessillo: «semplice e importante». «La bandiera rappresenta l’anima dello scopo della Protezione Civile, è un oggetto che racchiude molti valori. Chi può restare impassibile di fronte a questo simbolo?»

Il sindaco di Mezzovico-Vira Canepa ha da parte sua ricordato lo stretto rapporto fra il suo Comune e il Consorzio. «Per Mezzovico-Vira è un onore che il Consorzio si trovi nel nostro Comune (hanno sede nello stesso palazzo, NDR). In tutto il Cantone la Protezione civile è una presenza bene accetta e rassicurante, che porta conforto in caso di emergenza, e i suoi nobili intenti si inseriscono perfettamente nel nuovo gonfalone, che sventolerà a garanzia dell’impegno civile e dell’importanza che il Consorzio ha nelle nostre vite».

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, oltre alle parole riportate in apertura, ha pure ricordato che a causa delle emergenze climatiche e per colpa del traffico il Ticino è «un cantone sempre più fragile», e che in questo senso la bandiera è anche un segno dell’evoluzione della Protezione Civile, i cui compiti diverranno sempre più preziosi.

La cerimonia si è conclusa con le note del Salmo svizzero e con i ringraziamenti del comandante Landis.

Presenti dal 1972 – Il Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è stato costituito nel 1972 e si occupa di 32 comuni della periferia che contano oltre 50.000 abitanti. Il Consorzio è di principio un Ente di secondo intervento, pronto a intervenire e a coadiuvare i partner della Protezione della Popolazione per interventi in situazioni normali, particolari e straordinarie. I Comuni facenti parti del Consorzio, il Comune di Mezzovico-Vira e la Banca Raiffeisen del Cassarate hanno contribuito finanziariamente alla creazione del vessillo.

L’articolo su Tio.ch: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1161843/-La-bandiera-e-un-simbolo-d-identita-