“Il santo è valso la candela: è una questione di valori”

Dal Corriere del Ticino l Intervista ad un anno dell’introduzione del divieto di dissimulazione del volto. Di Massimo Solari. 

A un anno dall’entrata in vigore delle nuove leggi sulla dissimulazione del volto e sull’ordine pubblico qual è il suo bilancio?

Come responsabile della sicurezza in Ticino sono pienamente soddisfatto di questo primo anno trascorso dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative per quel che concerne l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto. In quest’ultimo caso tengo a sottolineare e a ricordare che siamo stati il primo Cantone ad avere introdotto una legge ad hoc, che non ha suscitato crisi diplomatiche ma che è stata recepita positivamente anche dai turisti in visita. Un risultato raggiunto anche e in particolar modo grazie al lavoro di squadra con le Autorità federali e i partner attivi nel settore turistico e alberghiero. Ma il merito va anche ai Corpi di polizia – cantonale e comunali – che si sono impegnati con professionalità e determinazione a far rispettare le nuove disposizioni.

Guardando i numeri relativi alle infrazioni emergono i pochissimi procedimenti avviati nei confronti di donne velate. Il santo, e quindi la legge, è valso la candela?

Da quando i cittadini e le cittadine ticinesi hanno votato a favore dell’iniziativa popolare che chiedeva di introdurre il divieto di nascondere il viso, sapevamo che si trattava di una questione di valori e non di grandi cifre. È stato chiaro fin da subito che non era il numero di persone che giravano a volto coperto sul nostro territorio il problema. La Legge sulla dissimulazione del volto, infatti, è stata introdotta per una questione di principio: da un lato per tutelare maggiormente la nostra sicurezza e dall’altra per salvaguardare quei valori e quelle peculiarità legate alle nostre tradizioni e alla nostra cultura. Per rispondere alla sua domanda quindi sì, il santo è valso la candela soprattutto perché come Autorità politica abbiamo attuato la volontà del Popolo ticinese.

Insistiamo. Ma il fatto che si sia assistito a così poche infrazioni è perché la legge ha avuto un effetto deterrente e di sensibilizzazione o semplicemente perché affronta un non problema?

L’ho sempre ribadito: l’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare. A questo proposito abbiamo lavorato molto sull’informazione preventiva e sulla sensibilizzazione grazie soprattutto alla collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri in contatto costante con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi dell’area musulmana. Un lavoro d’informazione avvenuto anche a livello locale grazie all’ottimo lavoro dei rappresentanti del settore turistico e alberghiero del nostro Cantone che hanno contatti diretti con i turisti provenienti da queste regioni. In fondo, le cifre diffuse dal settore turistico di recente mostrano che i turisti provenienti dai Paesi di fede musulmana sono in aumento. Ciò dimostra che i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, rispettando le nostre tradizioni e i nostri valori.

Alla luce di questa esperienza annuale, e visto il dibattito in corso sul piano nazionale, consiglierebbe alla Confederazione di adottare un dispositivo legislativo sulla dissimulazione del volto come quello ticinese?

Quello ticinese si è dimostrato un modello vincente ed efficace. Nei miei numerosi incontri Oltre Gottardo mi capita spesso di spiegare ai colleghi responsabili della sicurezza negli altri Cantoni le peculiarità del nostro caso. In fondo non vogliamo discriminare nessuno ma vogliamo tutelare la sicurezza del nostro territorio ma soprattutto i nostri valori.

Sul fronte dell’ordine pubblico spiccano i dati legati all’accattonaggio. C’è un allarme in Ticino?

Assolutamente no. La legge sull’ordine pubblico doveva essere modificata poiché era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico: era, infatti, stata adottata dal Governo cantonale nel 1941. In più di ottanta anni – e la storia ce lo ricorda – il nostro modo di vivere e la situazione politica non solo locale ma mondiale ha subito dei grandi cambiamenti: siamo passati dalla seconda guerra mondiale, alla caduta del muro di Berlino e al crollo delle Torri gemelle – per citare solo alcuni degli eventi che hanno segnato indelebilmente la nostra era. Era necessario quindi dotarsi di una legge dinamica e adatta al Ticino dei nostri giorni, per questo motivo siamo intervenuti colmando una serie di lacune. E il fenomeno dell’accattonaggio – che ha un effetto diretto sulla percezione della nostra sicurezza – doveva essere gestito e controllato in maniera più rigida e definita. Grazie alle nuove disposizioni contro gli accattoni sono diminuite le segnalazioni dei cittadini a dimostrazione della bontà e dell’efficacia della nuova legge.

Un aiuto sul territorio

Un aiuto sul territorio

Da rsi.ch | I 30 agenti in arrivo in Ticino in caso di aumento delle entrate illegali non sarebbero impiegati sul confine

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-aiuto-sul-territorio-9288409.html

Sono 30 gli agenti provenienti dal resto della Svizzera su cui potrà contare la polizia ticinese tra metà luglio e metà settembre in caso di forte aumento delle entrate illegali. Il loro impiego non dipenderà da un superamento di soglie di allarme ma scatterà su richiesta delle autorità.Le misure presentate a Berna sono adeguate alle necessità dei cantoni, secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi, mentre il comandante della polizia cantonale ticinese, Matteo Cocchi, sottolinea che le eventuali forze di supporto non sarebbero impiegate lungo la frontiera, di competenza delle guardie di confine.
Gli agenti andrebbero infatti a sostenere gli sforzi di controllo lungo gli assi di penetrazione, come strade, treni e stazioni, così come altre missioni già attive sul territorio cantonale.

33 Polizisten sollen Tessiner unterstützen

33 Polizisten sollen Tessiner unterstützen

Da Blick.ch | BERN – Die erwartete Migrationswelle beschäftigt auch die Polizei. Die Polizeikommandanten haben sich nun auf interkantonale Hilfe verständigt. Profitieren sollen vor allem das Tessin, aber auch Graubünden und das Wallis.

Im vergangenen Jahr waren das Tessin, aber auch die Kantone Wallis, Graubünden sowie die Ostschweiz oft mit der grossen Zahl von illegalen Einreisen überfordert. Betroffen waren auch die Polizeikorps. Denn das Grenzwachtkorps, das die illegalen Einreisen zu verhindern versucht, kann nicht jeden Flüchtling an der Grenze abfangen. Schaffen es diese weiter in das Schweizer Hinterland, ist die Polizei zuständig.

Weil in den nächsten Wochen vor allem im Tessin wieder mit einem Anstieg der irregulären Grenzübertritte gerechnet werden muss, sollen 50 Polizisten aus anderen Kantonen die grenznahen Kollegen bei Bedarf entlasten, wie BLICK schon vor einigen Wochen berichtet hatte.

Operation läuft ab 17. Juli

Am Donnerstag nun gab die Konferenz der kantonalen Polizeikommandanten (KKPKS) weitere Details der Operation «Migranti17» bekannt. So ist nun klar, wo die zusätzlichen Kollegen eingesetzt werden: beispielsweise bei Personenkontrollen an wichtigen Verkehrsachsen, Bahnhöfen oder Autobahnen.

Auf die Reserve zurückgreifen können die Tessiner, Bündner und Walliser ab dem 17. Juli und bis zum 15. Oktober. Zwei Drittel, also etwa 33 Polizisten, sind für das Tessin vorgesehen. Zusätzlich steht eine Reserve von 20 Polizisten bereit, sollte sich die Situation in St. Gallen zur Grenze nach Österreich verschärfen.

Das ist eine Premiere: Zwar sind interkantonale Polizeieinsätze (Ikapol) nichts Neues – beispielsweise werden die Bündner jedes Jahr am WEF von Kollegen aus anderen Kantonen unterstützt. Doch 13 Wochen dauerte ein interkantonaler Einsatz noch nie.

Hilfesuchender Kanton muss Anfrage begründen

Geschickt werden die Polizisten aber nur auf Antrag und bei ausgewiesenem Bedarf, wie Stefan Blättler, Präsident der kantonalen Polizeikommandanten, sagte. Das heisst, dass sich die Migrationslage im anfragenden Kanton deutlich verschärfen müsse. Einen konkreten Schwellenwert haben die Kantone aber nicht festgelegt. «Der Bedarf ergibt sich aus einer konkreten Situationsanalyse», so Blätter, der darauf hinwies, dass diese nicht nur von der Migration, sondern auch von der Terrorbedrohung und sommerlichen Grossereignissen beeinflusst werde.

So kann wohl damit gerechnet werden, dass die Tessiner Kollegen Anfang August um Hilfe bitten werden, wenn in Locarno das 70. Filmfestival stattfindet, das die Polizei ebenfalls fordern wird.

Schnelles Aufgreifen ist billiger

Für den Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi – als Sicherheitsdirektor zuständig für Polizei- und Migration in der Südschweiz – ist klar: «Die Kantone übernehmen hier Verantwortung für die innere Sicherheit. Der Bund muss das nun auch.» Gobbi fordert seit langem, dass das Grenzwachtkorps personell aufgestockt oder phasenweise durch die Armee unterstützt wird. Ein Anliegen, dass bei Bundesrat und dem sparsamen Parlament bislang nicht aufgenommen wurde.

Apropos Kosten: Das Geld, das der interkantonale Polizeieinsatz kostet, wird nicht den um Hilfe bittenden Kantonen aufgebürdet. Gobbi machte klar, dass die Operation «Migranti17» ja auch der gesamten Schweiz zugute komme. «Können wir die Migranten grenznah aufgreifen, ist die Rückschaffung nach Italien deutlich einfacher», sagt er. «Sind sie erst mal nördlich des Gotthard, dürfen wir das vereinfachte Verfahren nicht mehr anwenden. Dann kommt es zu einer teuren Administrativhaft.»

Articolo di Sermîn Faki: https://www.blick.ch/news/politik/wenn-die-fluechtlinge-kommen-33-polizisten-sollen-tessiner-unterstuetzen-id6916270.html

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Dal Mattino della domenica | È stata prolungata fino al 2018 l’operatività del centro di Rancate

Con l’arrivo dell’estate s’inizia a parlare di flussi migratori. Il centro unico di Rancate sarà operativo anche quest’anno, per far fronte all’aumento di casi di migranti che rientrano sotto questa procedura.

Questa primavera l’afflusso di migranti registrati in Italia, come pure al confine italo-svizzero, sono stati in linea con quelli degli scorsi anni. Questo significa che, secondo esperienza, dovremmo aspettarci un aumento nei prossimi mesi. L’aumento registrato sulle coste italiane si riscontra infatti anche a livello di migranti che raggiungono la Svizzera. Inoltre, negli scorsi anni si è notato che, per quanto riguarda le persone che intendono unicamente attraversare il nostro territorio per recarsi nei Paesi più a nord dell’Europa, i casi nel 2016 sono raddoppiati rispetto al 2015, e anche quest’anno questa tendenza non sembra cambiare.

Nell’agosto dello scorso anno con il mio Dipartimento, dopo che con il Governo abbiamo dichiarato lo stato di necessità, ci siamo adoperati per trovare una soluzione che potesse rispondere in maniera puntuale e mirata alle necessità che si sono palesate con l’aumento dei flussi. Si trattava di risolvere un problema di alloggio temporaneo e allo stesso tempo di garantire maggior sicurezza nella regione grazie a una maggior presenza delle forze dell’ordine e una struttura adeguata.

È stato quindi realizzato in poco tempo il centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Un centro nel quale sono alloggiati i migranti che giungono ai nostri confini di notte – durante la chiusura degli uffici in Italia – e che non intendono richiedere asilo sul nostro territorio. Dopo quasi un anno dalla sua messa in funzione, posso ritenermi soddisfatto di questa scelta. Non solo è stato possibile far fronte a una situazione straordinaria in estate, ma anche in autunno, quando il flusso migratorio non dava segni di diminuzione, si è potuto continuare a garantire un degno alloggio temporaneo e un’adeguata sicurezza nel Mendrisiotto.

Anche quest’anno non siamo stati con le mani in mano e abbiamo richiesto il prolungamento dell’operatività del centro unico di Rancate. Con questa scelta non abbiamo ignorato o aggirato la volontà di chi lo scorso anno ha firmato contro la presenza del centro, bensì abbiamo voluto continuare a garantire con la stessa efficienza la sicurezza sul territorio: in effetti, in questi dieci mesi di attività non sono mai stati riscontrati problemi di ordine pubblico o fughe di migranti. Voglio quindi poter garantire la stessa sicurezza anche quest’anno, per i momò e per tutti i ticinesi. E farò in modo anche quest’anno che la Confederazione contribuisca a questa situazione che è eccezionale a livello elvetico. Il Ticino, che è la Porta Sud della Svizzera, si sta facendo infatti carico non solo della sicurezza cantonale: il lavoro che facciamo a Sud delle Alpi ha un effetto decisamente positivo anche a Nord.

Anche questa estate sarà calda, caldissima dal profilo migratorio. Anche quest’anno il Ticino sarà toccato in maniera non paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Continueremo a collaborare in maniera ottimale con la Confederazione – con il Corpo delle guardie di confine e con la Segreteria di Stato della migrazione – e con le autorità italiane, come lo abbiamo già fatto negli scorsi anni. È importante anticipare. Prima che i riflettori dei media si focalizzino sulla questione. Perché non deve essere una risposta a una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica: è un’azione che ha importanti effetti sulla sicurezza di tutti i ticinesi e di tutti gli svizzeri. Noi ci faremo trovare pronti: a dimostrarlo saranno i fatti, non le parole.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Muss der Gotthard-Raser jetzt zu Hause in den Knast?

Da Blick.ch | Im Februar wurde Christian R. (42) im Tessin zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt. Lange wiegte sich der Stuttgarter in seiner Heimat in Sicherheit. Doch nun wirds brenzlig für den Hobby-Rennfahrer.

Eines muss man Norman Gobbi (40) lassen: Er fackelt nicht lange. Der Tessiner Staatsrat will den Gotthard-Raser hinter Gittern sehen. Und er zieht das durch. Mit Hochdruck wurde das Bundesamt für Justiz in Bern angewiesen, den deutschen Strassenrowdie auch in seiner Heimat jagen zu lassen.

Am 16. Juni ging das Ersuchen um Vollstreckung der Freiheitsstrafe an das Justizministerium von Baden-Württemberg und flatterte am Dienstag gegen 15 Uhr der Rechtshilfe-Abteilung in Strafsachen auf den Tisch. Nun müssen die Deutschen handeln!

Der Stuttgarter Christian R. (42) bretterte im Juli 2014 in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h über Schweizer Autobahnen und durch den Gotthardtunnel. Im Tessin hielt ihn die Polizei an und konfiszierte seinen Sportwagen. Dem deutschen Raser werden Gefährdung des Lebens und Strassenverkehrsdelikte in fünf Kantonen vorgeworfen. Ende Februar verurteilte ein Tessiner Gericht Christian R. zu 30 Monaten Haft. Zwölf davon müsste der Gotthard-Raser absitzen.

Das deutsche Justizministerium prüft jetzt den Fall
Bisher wiegte sich Christian R. in seiner Heimat in Sicherheit. Er ignorierte den Verhandlungstermin und drehte den Schweizern eine lange Nase. «Das Urteil interessiert mich nicht», sagte er zu BLICK. Jetzt wirds brenzlig, machen auch die Deutschen ernst? Muss er zu Hause in den Knast? «Das Justizministerium prüft den Fall», sagt Robin Schray (35), Pressesprecher des Ministeriums der Justiz Baden-Württemberg. Ein Rechtshilfeersuchen seitens der Schweiz, bei dem es um ein Verkehrsverstoss gehe, habe es seines Wissens noch nicht gegeben!

Gotthard-Raser wird nochmals gehört
So lange braucht Norman Gobbi Geduld. «Das Justizministerium reicht den Fall an die zuständige Staatsanwaltschaft weiter» sagt Schray, «diese leitet ein Verfahren ein und entscheidet über einen Antrag an eine Strafkammer des Landgerichts. Der Beschuldigte wird gehört, und es wird geprüft, ob er die Strafe absitzen muss.»
Würde das ausländische Urteil rechtskräftig, müsse das Landesjustizministerium eine Vollstreckungsübernahme bewilligen, so der Sprecher. Erst dann muss der Gotthard-Raser in eines der 17 Gefängnisse von Baden-Württemberg. «Die ganze Prozedur kann allerdings Monate dauern», sagt Schray.

Zeit genug für Christian R. das Weite zu suchen. Nicht in die Schweiz sicherlich. Dort hat der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi bereits ein Einreise- und Fahrverbot für den Gotthard-Raser erwirkt. Sollte er dennoch hier erwischt werden, würde er schnurstracks in den Knast wandern.

(Articolo di Myrte Müller: https://www.blick.ch/news/ausland/schweiz-hat-deutschland-gesuch-um-straf-vollstreckung-geschickt-muss-der-gotthard-raser-jetzt-zu-hause-in-den-knast-id6870186.html)

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Dal Mattino della domenica | Continua la riorganizzazione per migliorare il controllo su chi vive e lavora in Ticino

Da domani i frontalieri dovranno presentarsi ai posti di polizia del nostro Cantone con il proprio documento di identità per una verifica di autenticità. Si mette in atto la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che permetterà di garantire un’analisi ancora più attenta delle richieste.

Settimana scorsa, dopo la notizia dell’eliminazione della misura del casellario, ho voluto ribadire su queste pagine la mia volontà di impegnarmi comunque per avere più controlli su chi viene a lavorare o a vivere nel nostro Cantone. E posso portarvi dei risultati concreti. Dopo l’esito positivo delle verifiche esperite dall’Avv. Lorenzo Anastasi sull’Ufficio della migrazione e dopo aver ricevuto luce verde dalla Sottocommissione Vigilanza del Parlamento, da domani possiamo finalmente mettere in pratica la prima fase del progetto di riorganizzazione elaborato con il mio Dipartimento.

In questa fase entrerà in vigore per i permessi G – e quindi per i lavoratori frontalieri – una nuova procedura guidata, che prevede la verifica del documento d’identità da parte dei servizi della Polizia cantonale per i richiedenti il rilascio di un nuovo permesso G. Contestualmente avrà luogo la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno. I richiedenti dovranno presentarsi personalmente davanti ai nostri agenti in uno dei posti di Polizia designati per una verifica dell’autenticità del proprio documento d’identità. Oltre a garantire un incremento sotto il profilo della sicurezza, la nuova procedura guidata permetterà di riorientare parte delle risorse sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate dall’utenza. Inoltre quest’ultima, come pure il suo datore di lavoro, potranno far capo a una procedura di richiesta meno macchinosa.

La seconda fase del progetto sarà invece attuata a dicembre con l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste di un permesso per stranieri, la chiusura di tutti i Servizi regionali e l‘introduzione del Servizio nuove entrate a Lugano. L’obiettivo è di mettere in pratica la riorganizzazione entro fine 2017. Obiettivo che c’eravamo posti all’inizio dei lavori e che riusciremo a garantire nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare a inizio anno.

Questa riorganizzazione si è resa necessaria – e urgente – negli ultimi anni. L’evoluzione normativa in materia di stranieri, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione, ha comportato un marcato incremento della popolazione straniera in Ticino. Negli ultimi dieci anni le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 82’402 a 99’538! Era quindi necessario aggiornare un’organizzazione che risaliva al 1954 per permettere una maggiore qualità nei controlli effettuati, a fronte di un forte aumento delle pratiche trattate dall’Ufficio della migrazione, che solo nel 2016 sono state oltre 140’000!.

Voglio più sicurezza sul nostro territorio, e questa sicurezza passa anche dai controlli su chi ci vive e chi ci lavora. Anche se la maggioranza del Governo ha deciso di cedere al ricatto per l’accordo fiscale, e quindi rinunciare alla misura del casellario, continuerò a fare quanto possibile, con il mio Dipartimento, per il bene di tutta la popolazione. Ribadisco quello che ho già affermato la scorsa settimana: sono convinto che la misura del casellario sia efficace, e che il suo successo possa essere evidenziato anche dal consenso che ha ricevuto non solo a livello cantonale, ma addirittura a livello federale! Ed è per questo che voglio continuare con quanto nelle mie possibilità per garantire un maggiore controllo della popolazione presente sul territorio. Grazie a questa riorganizzazione sarà assecondata la volontà popolare, che in più occasioni e in diversi modi ha richiesto un maggior controllo su chi vive e lavora nel nostro Cantone!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prevenzione e sensibilizzazione presso la Foce del Cassarate

Prevenzione e sensibilizzazione presso la Foce del Cassarate

Comunicato stampa del Municipio di Lugano | La Città di Lugano ha partecipato alla campagna di prevenzione e sensibilizzazione lanciata dalla Commissione cantonale acque sicure negli scorsi giorni presso la Foce del Cassarate. Con l’inizio della bella stagione, infatti, la Foce è una meta molto frequentata da residenti e turisti per la sua invidiabile posizione e la sua ideale conformazione.

Un sondaggio svolto sul posto la scorsa estate dalla Commissione cantonale acque sicure ha evidenziato un’errata percezione del rischio, una scarsa conoscenza delle regole da rispettare e un’evidente disinformazione da parte dei bagnanti. Lo scopo del progetto è quindi attirare l’attenzione su un comportamento che permetta di evitare incidenti.

Il programma di prevenzione comprende una cartellonistica informativa generale su tutto il territorio comunale, una cartellonistica sul posto, un’azione di sensibilizzazione mediante opuscoli, flyer informativi e sottopiatti negli esercizi pubblici e un servizio saltuario di pattugliamento a piedi nelle immediate vicinanze della Foce e sul lago con il natante, in collaborazione con la Società Svizzera di Salvataggio di Lugano.

Durante la giornata di Sportissima di domenica 10 settembre il progetto “Acque sicure” del Dipartimento delle istituzioni sarà inoltre presentato con uno stand informativo presso il Lido di Lugano.

La campagna, pianificata e avviata nel 2017, si estenderà anche per le prossime stagioni con opportuni adeguamenti e appropriati miglioramenti.

L’iniziativa rientra nel concetto di prevenzione e protezione della Città di Lugano sviluppato dal Servizio sicurezza e salute.

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Da RSI.ch | Il Governo ticinese spaccato, rivede le procedure per l’ottenimento dei permessi per consentire l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontalieri-addio-casellario-9210670.html

Sparisce l’obbligo sistematico di presentare l’estratto del casellario giudiziario per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). Lo ha deciso il Consiglio di Stato ticinese, che mercoledì sottolinea di aver compiuto tale scelta dopo aver “valutato approfonditamente i pro e i contro del progetto di nuovo accordo tra Berna e Roma sulla fiscalità dei frontalieri”.

Il Governo cantonale rimarca che così facendo si rimuove “l’ultimo ostacolo che si frappone alla sua conclusione”, pur consapevoli che tale intesa non risponde “pienamente alle aspettative del Ticino”.

Il nuovo quadro normativo, rimarcano i consiglieri di Stato nella nota, definisce giuridicamente lo statuto di frontaliere fiscale e stabilisce l’assoggettamento alla fonte in Svizzera (limitazione d’imposta al 70%) dei frontalieri residenti in Italia. Il rispetto delle norme di diritto interno italiane dei frontalieri attivi in Svizzera causerà loro un progressivo “aumento del carico fiscale, rendendo meno attrattivo “questo statuto dal punto di vista fiscale”. Così insomma, si dovrebbe contribuire alla lotta contro il dumping salariale in tutto il cantone.

L’obbligo di sottoporre il casellario giudiziario sarà sostituito, secondo i ministri ticinesi, da un “nuovo sistema che prevede, accanto all’autocertificazione già richiesta in passato, anche la presentazione del certificato penale su base volontaria”. Rimane attiva la possibilità per l’ufficio competente, di richiedere in caso particolare l’estratto del casellario.

Libertà sì, estremismo no!

Libertà sì, estremismo no!

Dal Mattino della domenica | Il ministro Norman Gobbi si interroga sulla diffusione del Corano nelle piazze ticinesi

La Svizzera è un Paese libero. Ma la Svizzera è anche un Paese sicuro. Sicurezza e libertà: due valori che sono strettamente connessi, che a volte sono messi in contrapposizione, ma che sono entrambi essenziali per il benessere di ogni cittadino. Un equilibrio sul quale mi sono interrogato in questo mio contributo, prendendo spunto dalla discussione in atto sulla distribuzione del Corano nel nostro territorio.

In questi giorni alcuni conoscenti mi hanno chiesto cosa ne pensavo della diffusione del Corano nelle nostre piazze, dopo che questo argomento è stato tematizzato nella risposta a un’interrogazione del Gran Consiglio, nella quale come Consiglio di Stato abbiamo affermato che non è necessario proibirne la distribuzione.

In Ticino, Città e Comuni possono decidere di non concedere l’autorizzazione all’allestimento di bancarelle e alla distribuzione del Corano allo scopo di proteggere la sicurezza pubblica. La legge lascia questo compito al livello più vicino alla popolazione del nostro sistema federalista, che ha una sensibilità particolare riguardo il proprio territorio. A livello federale invece, tra le misure per la salvaguardia della sicurezza interna, viene definita la possibilità di vietare qualsiasi attività che promuova il terrorismo e l’estremismo violento. Soprattutto negli ultimi anni, la legge si è adeguata definendo in maniera mirata il divieto di promuovere determinati gruppi che si sono resi noti a livello internazionale con quegli atti di violenza inaudita che purtroppo noi tutti conosciamo. La legge federale vieta già i gruppi estremisti e associazioni a loro riferite, come l’associazione “Lies!”. Quindi, in caso di reale minaccia sul nostro territorio, gli strumenti ci sono e possono essere utilizzati per proibire la distribuzione del Corano da parte di persone estremiste.

Nel nostro Cantone la situazione, che è costantemente monitorata dall’intelligence della Polizia cantonale, al momento non sembra destare timori a riguardo. Nelle nostre piazze fortunatamente non circola materiale propagandistico che possa mettere in pericolo la sicurezza dei ticinesi. Se fosse il caso, i nostri agenti agirebbero senza timori per risolvere il problema, allontanando chi rappresenta una minaccia per la popolazione, come del resto sono abituati ad agire nel loro lavoro quotidiano a favore della nostra sicurezza.

Questo è, in maniera riassunta, quanto contenuto nella risposta che come Governo abbiamo dato al parlamento ticinese. Proprio questa risposta ha fatto scaturire le domande dei miei conoscenti, che volevano la mia risposta personale alla questione. Per farlo, ho voluto affrontare la questione da un lato meno “operativo” o “legislativo”, riallacciandomi al delicato equilibrio tra libertà e sicurezza.

La mia risposta è stata semplice e chiara: condivido la posizione che come Governo abbiamo deciso, poiché credo che un libro vada letto per essere capito. Quello che va invece proibito è l’estremismo in ogni sua forma, che – è vero – in alcuni casi può venire da un’interpretazione distorta di un libro. Questo non va tollerato.

Ma aggiungo: non deve essere tollerato in nessuna circostanza e in nessun ambito, poiché distrugge in un solo attimo sia la libertà, sia la sicurezza sulla quale si costruisce il nostro Paese.

Proprio negli scorsi giorni stavo leggendo il rapporto sulla sicurezza della Svizzera, pubblicato dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). In primo piano c’erano chiaramente il terrorismo jihadista e i cyberattacchi, che sono il centro della politica della sicurezza ormai in tutti paesi dell’Europa. Scorrendo il resto del rapporto, leggevo di come i flussi migratori possano incidere sulla questione della sicurezza legata al terrorismo, siccome gli attentatori possono sfruttare questa situazione per giungere in Europa. Continuando a leggere, mi è saltato però all’occhio questo paragrafo: “Se in Svizzera, a differenza di altri Paesi in Europa, gli ambienti di estrema destra non hanno sinora fatto ricorso alla violenza contro i richiedenti l’asilo o contro infrastrutture e fornitori che operano nell’ambito dell’asilo, le cerchie di estrema sinistra hanno incluso la migrazione tra i loro temi fondamentali, agendo anche in modo violento.” Per il SIC quindi il problema è sì della possibilità di atti terroristici, ma nella pratica, fino ad ora, ciò che ha creato maggior disagio sono state le azioni collaterali di questi gruppi legati agli ambienti estremisti! Un estremismo che viene da sinistra e che si manifesta in maniera violenta, e al quale l’anno scorso, nel periodo più caldo dell’estate, abbiamo dovuto far fronte anche nel nostro Cantone. Un estremismo che rovina infrastrutture, imbratta edifici privati o pubblici, offende agenti che ogni giorno si adoperano a favore della collettività. Un estremismo… che preoccupa la Confederazione quasi più della minaccia terroristica in sé, poiché è una questione con la quale siamo confrontati già oggi nella pratica!

Mi dovranno scusare coloro che mi hanno fatto la domanda specifica sulla distribuzione del Corano: ma ho voluto cogliere lo spunto per poter discutere con voi di ciò che veramente è il fulcro della questione. Una problematica reale che intacca il benessere dei cittadini, che confonde la libertà di espressione con l’arroganza di imporsi, distruggendo tutto ciò che direttamente e indirettamente entra nel radar del proprio odio. Senza accorgersi che, in fin dei conti, queste azioni si ripercuotono sulla libertà e la sicurezza della collettività per la quale questi gruppi affermano di lottare. Come ministro della sicurezza del nostro Cantone sono quindi sicuro che sia l’estremismo di ogni genere a dover essere il centro del nostro lavoro, indipendentemente da come si manifesti: tramite propaganda nelle piazze o tramite atti violenti nelle manifestazioni.

La Svizzera è un Paese libero. Ma è anche un Paese sicuro. Ed è per questo che lo Stato deve lottare: per la libertà e la sicurezza che sono alla base del benessere di ognuno di noi!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bello Figo, Gobbi rassicura

Bello Figo, Gobbi rassicura

Da laRegione | «Il sedicente gruppo con cui erano firmati i volantini, ‘Nuova Destra’, non era nei monitor che controllano i siti estremisti (…)», «La decisione di annullare il concerto di Bello Figo non è venuta dalla polizia cantonale, bensì dai gerenti della discoteca che hanno valutato nell’ottica costi-benefici su quanto sarebbe costato assicurare la sicurezza». Così ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi ha tranquillizzato la Sinistra che si era fatta promotrice di un’interpellanza per chiedere al governo quali strategie intraprende per arginare i fenomeni di estrema destra. Il capo del Dipartimento delle istituzioni ha spiegato che il Cantone si muove a livello di prevenzione, alla stessa stregua delle strategie messe in atto a livello di Confederazione contro la violenza giovanile. Il consigliere di Stato Gobbi, rispondendo al caso specifico di Bello Figo, ha evidenziato: «Il miglior deterrente è stato quello di assicurare i due autori alla giustizia». I due autori, sulla ventina, si sono costituiti dopo che i dispositivi di videosorveglianza li avevano immortalati.