La mafia addosso: parla Norman Gobbi.

La mafia addosso: parla Norman Gobbi.

Da LiberaTV.ch | Il ministro: “Non c’è un punto franco ma in un momento di crisi come questo il rischio di infiltrazioni è molto alto. Gli inquirenti devono collaborare meglio. Dobbiamo unire le forze nell’amministrazione e nella società civile: segnalate”

Dopo la nostra indagine sulla presenza mafiosa in Ticino, abbiamo chiesto conto di ciò che è emerso al ministro delle istituzioni: “A livello di Governo federale, diciamo che non percepisco la presa di coscienza in maniera accresciuta, nonostante i Cantoni toccati siano diversi e gli episodi di presenze mafiose dimostrate siamo ormai diverse decine”

Norman Gobbi, dalla nostra inchiesta tra i vari addetti ai lavori che operano sul territorio in ambito di criminalità organizzata, emerge una forte preoccupazione per la così detta “terra di nessuno che nessuno controlla”. Ovvero quella zona grigia creata dalle diverse competenze attribuite ai vari poteri inquirenti. Il Ministero Pubblico della Confederazione e la polizia federale, non controllano il territorio. E la Procura ticinese e la polizia cantonale non sono competenti per inchieste di mafia. Il risultato è questo punto franco di cui non conosciamo la fauna e la flora. Concorda con questa preoccupazione? Cosa si può fare per intervenire?
“Mi permetta di dire che di “punto franco” per le organizzazioni criminali non ve ne sono. È vero le competenze tra le Autorità federali e cantonali sono suddivise in modo chiaro: il pallino delle inchieste di mafia è in mano alla Confederazione. Questo non significa però che il Cantone non possa fare nulla a riguardo. Anche noi facciamo la nostra parte. La dimostrazione? Pensiamo all’inchiesta che qualche mese fa ha portato l’arresto in Ticino di un presunto reclutatore dell’Isis: un ottimo esempio di come, nel rispetto del proprio campo d’attività, gli inquirenti cantonali e federali abbiano collaborato con successo in un caso delicato. Sul piano operativo certamente si potrebbe migliorare ulteriormente la collaborazione, sia tra ministeri pubblici che tra polizie, e questo è un obiettivo continuo dei responsabili”.

Il controllo e il monitoraggio del territorio è fondamentale anche per cogliere quei segnali difficilmente visibili altrimenti. Ad esempio si sa che la criminalità organizzata predilige “investire” anche in attività dove gira contante: bar, ristoranti e lavanderie ad esempio. Il che, di riflesso, significa anche il pericolo di un’infiltrazione diretta nel tessuto socio economico. Anche lei avverte questo rischio e in che misura?
“Soprattutto in un momento congiunturale come quello che stiamo vivendo, in cui la crisi economica ha segnato la piazza finanziaria e l’economia cantonale, il rischio che aumentino i reati economici è molto alto. Quando c’è difficoltà nel mondo dell’edilizia, della ristorazione, del commercio, ecc. è possibile che organizzazioni criminali si possano inserire nel nostro tessuto economico e sociale, in maniera non violenta ma criminale dal punto di vista del riciclaggio del denaro proveniente da attività illegali. Fondamentale in questo senso è mantenere alta la guardia e garantire una costante collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. Un tema che ho portato diverse volte anche all’attenzione dei miei colleghi: per combattere pericoli come l’infiltrazione mafiosa bisogna unire le forze – non solo con le autorità federali – ma anche all’interno della stessa macchina amministrativa e con la società civile, penso in particolare a fiduciari, notai, avvocati e operatori immobiliari. Occorre uscire dalle logiche burocratiche e statali che stagnano il sistema e garantire uno scambio d’informazioni costanti – nel limite di quanto concesso dalle leggi – e una collaborazione attiva”.

Lei parlò del pericolo mafioso anche in apertura di un anno giudiziario. Da allora che tipo di evoluzione ha potuto osservare dal suo osservatorio. Qual è il suo grado di preoccupazione?
“Diciamo che quando richiamai l’attenzione degli avvocati e dei notai sul mondo della criminalità organizzata, taluni non colsero quanto reale il pericolo fosse e sia tutt’oggi. Chiedersi da dove provengano i soldi, evitare di prestare il fianco ad economie distorte, segnalare casi sospetti fanno parte di quegli anticorpi che dobbiamo sviluppare. Quando si parla di sicurezza in generale non bisogna mai abbassare la guardia. Occorre restare allerta, come per altre minacce quali ad esempio quella terroristica, perché pensare che la nostra società sia immune a questi fenomeni è irreale. Anche per la posizione del nostro Cantone, vicina alla grande metropoli milanese, siamo un territorio a rischio per questo genere di crimini”.

Ritiene che l’allarme sociale sia in questo momento adeguato ai rischi, oppure nella popolazione e nel mondo politico si tende un po’ a sottovalutare il problema?
“Diciamo che la presa di coscienza sul problema non è ampiamente diffusa. Proprio seguendo il monito di Paolo Borsellino a voler parlare di mafia allo scopo di affrontare il problema, qualche mese fa a Lugano ho voluto organizzare un incontro con il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, per discutere a 360 gradi di tematiche di competenza del Ministero pubblico federale, ed è stata l’occasione di capire anche quello che sta accadendo alle nostre latitudini: ovviamente si è parlato anche di indagini legate alla mafia. Inoltre, stiamo lavorando ad un progetto per sensibilizzare l’apparato statale nei confronti di questi fenomeni e di fenomeni legati agli abusi sulle prestazioni statali”.

Come giudica il fatto che ci sia un solo un Procuratore Federale ad indagare su inchiesta di mafia in lingua italiana?
“Ricordiamoci che in Ticino abbiamo un antenna del Ministero pubblico della Confederazione. Una presenza importante per il nostro territorio. Si potrebbe fare di più e in maniera più attiva? Certo, ma poi bisogna concedere a livello federale le risorse finanziarie e umane, oltre che trovare persone adeguate ad assumere un ruolo non facile, come quello di combattere le organizzazioni criminali”.

Come giudica il fatto che non disponiamo di una fotografia precisa – anche a causa dei problemi posti poc’anzi – rispetto alla presenza della criminalità organizzata in Ticino? Ritiene sia necessario farsi sentire maggiormente a Berna in modo da meglio precisare e circoscrivere il problema?
“Su mia proposta, il Consiglio di Stato del nostro Cantone (e siamo gli unici) incontra il Procuratore della Confederazione: l’ultima volta che Lauber è venuto a Bellinzona è stato lo scorso mese di novembre. Non mi tiro mai indietro quando bisogna far sentire la nostra voce oltre Gottardo, e se lo ritenessi necessario interverrei anche in queste circostanze. A livello di Governo federale, diciamo che non percepisco la presa di coscienza in maniera accresciuta, nonostante i Cantoni toccati siano diversi e gli episodi di presenze mafiose dimostrate siamo ormai diverse decine”.

A suo avviso che impatto hanno avuto la crisi economica e la Libera circolazione delle persone su questa problematica?
“Sicuramente non hanno aiutato. In un momento congiunturale non favorevole per la nostra economia, il crimine – in ambito economico e finanziario – prova a insediarsi. Non sono un sostenitore della libera circolazione, ma è cosa nota. Infatti, non a caso ho introdotto la misura del casellario proprio per tutelare la nostra sicurezza e avere un controllo di chi intende entrare a insediarsi o a lavorare sul nostro territorio. La nostra comunione territoriale e linguistica con l’Italia ci espone più di altri a questi tentativi da parte delle organizzazioni criminali, in quanto il nostro sistema giuridico-amministrativo liberale e la mancanza di strumenti legislativi rafforzati per combattere le mafie fanno del nostro territorio ticinese un obiettivo appetibile”.

L’esplosione della criminalità economica, e la diminuzione delle inchieste a causa delle risorse messe a disposizione, come si evince dalle statistiche della sezione dei reati economici della polizia, è un dato molto preoccupante. Anche in chiave di possibili infiltrazioni mafiose. Come lo state affrontando?
“Da un lato negli ultimi anni abbiamo concesso più specialistici finanziari per sostenere l’attività inquirente; dall’altra va data una priorità di intervento al numero crescente di segnalazioni, anche dal mio Dipartimento su casi di fallimenti poco chiari con elementi di carattere penale. Dal punto di visto operativo, le inchieste finanziarie sono molto onerose per la dimensione cartacea degli incarti; quelle economiche hanno bisogno di numerosi elementi, da verificare e suffragare con dati oggettivi. In tal senso, da due anni abbiamo attivato un master con la SUPSI rivolto agli operatori (magistrati, agenti di polizia, economisti e avvocati) volto a sviluppare le competenze professionali nella lotta alla criminalità economico-finanziaria, permettendo nel contempo un proficuo scambio di opinioni ed esperienze tra le persone che lo stanno seguendo”.

È immaginabile, nel rispetto della legge, che anche gli uffici cantonali che operano in ambiti potenzialmente “sensibili” per la criminalità organizzata, collaborino maggiormente con gli inquirenti attraverso delle segnalazioni?
“Lo facciamo già oggi, e su mia esplicita volontà perchè ognuno deve fare la propria parte. Mi piace definire i nostri cittadini le “sentinelle” attive sul territorio e invito spesso tutti a voler segnalare tempestivamente alla Polizia cantonale movimenti sospetti o situazioni dubbie. Grazie a queste segnalazioni le forze dell’ordine riescono spesso a intervenire e fermare criminali in azione o in procinto di compiere atti illeciti. Lo stesso principio vale quindi anche tra Autorità: il mio invito – l’ho ribadito a più riprese anche all’Associazione dei fiduciari e alle Autorità giudiziarie così come pure a tutti i miei funzionari dirigenti – è quello di segnalare all’autorità competente tutte le situazioni sospette. La collaborazione è un tassello fondamentale nella lotta al crimine organizzato”.

Gli esperti che abbiamo interpellato per la nostra inchiesta lamentano altresì una collaborazione molto migliorabile tra gli inquirenti ticinesi e quelli federali, in ambito di criminalità organizzata. Cosa si può fare per rendere più efficace questa partnership fondamentale?
“Sicuramente favorire momenti di incontro: è quello che faccio io stesso con i miei omologhi oltre Confine e oltre Gottardo. Per contrastare il crimine organizzato la collaborazione in questi casi è fondamentale. Oltre che a livello politico anche tra addetti ai lavori si potrebbe intensificare gli scambi: Besso (polizia federale) e via Bossi (polizia cantonale) distano poche centinaia di metri, ma talvolta la comunicazione è difficile. Su questo ne abbiamo recentemente parlato con la direttrice di Fedpol Nicoletta Della Valle, e si conviene che si possa fare meglio”.

Da ministro di giustizia e polizia di questo Cantone, infine, desidera mandare un messaggio chiaro alle organizzazioni criminali che operano sul nostro territorio e a coloro che si occupano di contrastarla?
“Se mi fosse davvero possibile fermare questo genere di attività criminale tramite un annuncio pubblico, avremo la soluzione a tanti problemi (ndr ride). Non ho bisogno di slogan politici, continuerò come sempre a impegnarmi a fondo insieme ai miei collaboratori proponendo misure concrete – come la misura sul casellario, la formazione professionale e la sensibilizzazione degli attori amministrativi ed economici – per fermare e contrastare l’insorgere di rischi per la nostra sicurezza interna. I risultati si ottengono attraverso i fatti”.

(Articolo di Andrea Leoni: http://www.liberatv.ch/it/article/35030/la-mafia-addosso-parla-norman-gobbi-il-ministro-non-c-un-punto-franco-ma-in-un-momento-di-crisi-come-questo-il-rischio-di-infiltrazioni-molto-alto-gli-inquirenti-devono-collaborare-meglio-dobbiamo-unire-le-forze-nell-amministrazione-e-nella-societ-civile-segnalate)

Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza si esprime dopo gli attacchi terroristici che hanno scosso l’Inghilterra

Sono passati pochi giorni dall’attentato che ha colpito Manchester e toccato –un’altra volta- il resto dell’Europa. Complice forse la giornata di festa di giovedì, mi sono fermato a riflettere. Su come questa minaccia vigliacca ci tocca sempre più da vicino. Su come purtroppo si ha la sensazione che questi attacchi stiano ahimè rientrando nella normalità. “Un altro attacco” ho sentito dire negli scorsi giorni. Un commento isolato. Rimasto nel vuoto. Ma questo genere di minacce non possono e non devono essere archiviate come qualcosa di normale.

Purtroppo i terroristi non guardano in faccia a nessuno e anzi, si distinguono proprio per colpire e uccidere innocenti. A Manchester stavolta le vittime sono 22, fra cui molti giovani e giovanissimi la cui sola colpa era quella di assistere al concerto della cantante preferita, nella normalità di un lunedì sera qualsiasi. Una vigliaccheria d’animo che faccio fatica a descrivere. Un atto ignobile compiuto – a quanto sembra – da un giovane di origine libiche ma nato e cresciuto in Inghilterra all’inizio degli Anni Novanta. Un dettaglio non da poco. Che mi porta inevitabilmente a riflettere. Ancora una volta quindi bisogna evitare – anche in Ticino! – che gli stranieri di fede musulmana che giungono o nascono sul nostro territorio si radicalizzino. E per farlo bisogna evitare che si creino delle zone “ghetto” come sta avvenendo in altri Stati europei. Evidentemente il nostro territorio, senza grandi metropoli, mal si presta a questo genere di situazioni ma come sappiamo, il rischio zero non esiste. Allora cosa possiamo fare? Dobbiamo promuovere i nostri valori e le nuove tradizioni, il nostro essere occidentali, il nostro essere Ticinesi. Bisogna puntare sull’integrazione fondata sui nostri valori e non su un appiattimento cieco e dannoso.

La minaccia è costante e insidiosissima, perché la violenza si accende in singoli individui o piccoli gruppi che si radicalizzano velocemente e passano all’azione con strumenti rudimentali. In Svizzera si sta mettendo in atto una strategia per contrastare questo processo di radicalizzazione, per evitare che potenziali cellule isolate si tramutino in fabbriche di morte. Occorre muoversi con agilità ed efficacia su più binari: prevenzione, sorveglianza, dispositivi di sicurezza, affinamento degli strumenti legislativi, rafforzamento concreto delle forze dell’ordine. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni vivo da vicino gli sforzi che si stanno dispiegando e che sostengo, molti dei quali sono impercettibili per la cittadinanza, ma capillari e a corrente continua.

Ma sono anche un libero cittadino. E soprattutto, un cittadino che non smette un momento di indignarsi per queste morti assurde e di impegnarsi nella difesa dei nostri valori, ovunque. Uguale se a Parigi, Manchester oppure a Berlino. Non possiamo cedere a una progressiva indifferenza, perché la nostra normalità è fatta sì di preoccupazioni quotidiane, ma non di scenari così sanguinari e ignobili. La cultura del terrore non può insinuarsi, perché altrimenti scenderemmo a compromessi con il male. Dobbiamo continuare a rialzarci e a lottare.

Non dobbiamo essere timidi. A sinistra si relativizza sempre, si richiamano le solite colpe coloniali, si tollerano flussi migratori incontrollati “perché da sempre l’uomo si muove”. Senza bisogno di chiuderci in un bunker, dobbiamo continuare a lottare per la nostra libertà e per la nostra sicurezza, con tutte le misure necessarie, togliendoci i guanti del politicamente corretto. La fede musulmana radicalizzata è un problema serissimo, non solo simbolicamente. Una piaga che non si riarginerà mai con il ritornello dei pretesti legati alle “difficoltà socioeconomiche”, o nascondendoci dietro ad alibi. I nostri valori prima di tutto!

Ancora una volta, stringiamoci attorno a una comunità che ha perso delle vite e al dolore di chi non vedrà più un proprio amico e un proprio caro. E stringiamoci nella lotta per una società giusta, libera e sicura, senza se e senza ma. Ma soprattutto senza alibi. E senza giustificare i lupi travestiti da agnelli, continuiamo a lottare per la nostra Libertà e la nostra Sicurezza.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Dal Mattino della domenica | Collaborazione tra Cantoni e con la Confederazione a favore della sicurezza

Il nostro bel Cantone ha delle peculiarità che lo rendono unico nel territorio nazionale. L’essere a Sud delle Alpi, con il suo clima mediterraneo. L’italiano, che si parla in soli due cantoni elvetici su 26. I nostri modi di fare e la nostra cultura, differenti da quanto possiamo trovare oltre Gottardo.

Il Ticino ha delle caratteristiche uniche, che portano anche a delle necessità altrettanto singolari. Necessità che conosco molto bene e che cerco di portare avanti, non solo nel mio ruolo di Consigliere di Stato ma anche nei diversi impegni nei gruppi di lavoro per i quali mi reco fuori Cantone. Attualmente infatti partecipo alla Conferenza dei Governi cantonali (KDK), della quale faccio parte del Comitato direttivo, e alla Comunità di lavoro Regio Insubrica. Sono inoltre Presidente della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri (RK MZF), mentre nell’anno 2014-2015 ho presieduto la Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (SVS). Infine, sono membro del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD).

La partecipazione come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni a questi gruppi di lavoro permette al Ticino di far sentire la propria voce, e quindi di dare spazio alle nostre necessità – tenendo conto delle nostre peculiarità – nel panorama nazionale e internazionale. È questa la mia volontà, attraverso l’impegno nei comitati: farci sentire, soprattutto laddove è particolarmente necessario. Portare avanti gli interessi del nostro Cantone, far capire le specificità del nostro territorio, i nostri timori, le nostre difficoltà. Dedico tempo ai viaggi, in particolare verso Berna, con la certezza che sia importante investire sui rapporti con le altre parti coinvolte, Confederazione e Cantoni, per il bene dei ticinesi.

Il nostro Cantone ha bisogno di soluzioni per delle questioni che concernono soprattutto – se non solo – il nostro territorio, e che sono di importanza nazionale. Un esempio è la gestione dei flussi migratori, che negli ultimi anni avevo portato a più riprese all’attenzione del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia. Grazie al Comitato sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che ha destato forti preoccupazioni nei mesi estivi dello scorso anno, soprattutto nel territorio di frontiera e quindi nel nostro Cantone, la Porta Sud della Svizzera. Preoccupazione che ho voluto portare all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, e alle colleghe e ai colleghi degli altri Cantoni presenti alla conferenza. Nella proposta portata a Berna sono stati infine valutati i vari scenari possibili, per far fronte al probabile aumento dell’afflusso di migranti, che sono stati presi in considerazione e applicati. Il risultato, infine, è stato soddisfacente: ci siamo fatti trovare pronti, con l’organizzazione e le strutture adeguate ad affrontare una situazione che non era affatto evidente.

Soluzioni per la sicurezza del nostro Cantone, che hanno avuto un riscontro molto positivo, non solo in Ticino. Ricordo che alcuni colleghi Consiglieri di Stato, responsabili della sicurezza oltre Gottardo, si sono a più riprese congratulati per il lavoro svolto. Hanno in effetti ammesso come l’operato del nostro Cantone, abbia fatto sì che il problema non si riproponesse nella Svizzera interna, in realtà come quella di Zurigo. Un risultato soddisfacente che ci fa capire come il lavoro di squadra – tra Cantoni e con la Confederazione – sia essenziale e possa portare delle ricadute positive.

Negli scorsi giorni un appuntamento importante si è svolto proprio in Ticino. Lugano ha ospitato l’assemblea annuale della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri, da me presieduta. È stata un’occasione, che ho colto al volo, per invitare gli “addetti al lavoro” proprio nel nostro territorio. A partecipare alla Conferenza anche il Direttore del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), Guy Parmelin, e il capo dell’esercito, comandante Philippe Rebord. Con i responsabili della sicurezza dei Cantoni e della Confederazione abbiamo parlato di sfide importanti che ci accompagneranno nei prossimi anni. Sfide che come Ticino affronteremo, coscienti di quanto il nostro lavoro sia essenziale a favore della sicurezza del nostro Paese.

Il mio impegno in Ticino e a Berna è quindi a favore della sicurezza del nostro Cantone, nella ricerca di risposte concrete a questioni che concernono il Ticino e i ticinesi, nelle nostre peculiarità e nelle nostre necessità, collaborando con gli altri Cantoni per portare una voce univoca e forte a Berna. Ma è anche un impegno a favore del nostro Paese, per poter affermare con certezza che il Ticino c’è, ed è pronto ad operare a favore non solo dei proprio cittadini, ma di tutta la popolazione svizzera!

NORMAN GOBBI
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

Comunicato stampa della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione della popolazione e dei pompieri (RK MZF) |

Lugano, 19 maggio 2017. In occasione della riunione annuale a Lugano, la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha preso posizione in merito a numerose sfide strategiche. Temi centrali sono stati l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne, la creazione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti nonché decisioni strategiche nell’ambito della protezione NBC della Svizzera. All’incontro hanno partecipato il Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Consigliere federale Guy Parmelin, il capo dell’esercito, Comandante di corpo Philippe Rebord, e Benno Bühlmann, Direttore dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Infine oggi il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato riconfermato Presidente della Conferenza per un altro mandato della durata di quattro anni.

I membri dei governi dei Cantoni responsabili per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri a livello cantonale hanno approvato nel corso della loro odierna conferenza annuale a Lugano la proposta di elaborazione di un progetto per l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne svizzere. Attualmente, le donne interessate possono partecipare alla giornata informativa a titolo volontario. Senza mettere in discussione il carattere volontario del servizio militare, con il conferimento dell’obbligatorietà si intende utilizzare meglio il loro potenziale a favore della sicurezza. Inoltre, tramite la ristrutturazione della giornata di informazione si intende ampliare le conoscenze delle giovani cittadine e dei giovani cittadini sugli strumenti della politica di sicurezza svizzera. L’Esercito, la protezione civile e la Croce Rossa offrono numerosi, interessanti modelli di servizio, carriere dei quadri e opportunità professionali. Gli interessati possono informarsi al riguardo per esempio tramite il sito internet. In tal modo si raggiunge però solo un numero esiguo di giovani svizzere. Con l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne possibile eliminare le esistenti lacune informative. Il progetto intende verificare la fattibilità dell’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne a li-vello personale, finanziario e giuridico. Dopo gli usuali processi politici di approvazione, si prevede un’eventuale attuazione del progetto a partire da inizio 2020.

La CG MPP ha pure approvato un documento di riferimento in merito all’istituzione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti (CIAT). La CG MPP è dell’avviso che tale concordato sia da introdurre. Esso entrerà in vigore solo quando avranno aderito un numero sufficiente di Cantoni tale da riuscire a coprire almeno l’85% degli edifici e dei valori reali della Svizzera. La creazione di una CIAT è tuttavia subordinata alla partecipazione della Confederazione al finanziamento della soluzione assicurativa. Dato che non esistono ancora le necessarie basi costituzionali e normative per una tale partecipazione, la Confederazione è invitata a creare le basi per una corrispondente competenza federale. La prossima tappa prevede entro fine 2017 l’attuazione, tramite la Conferenza dei governi cantonali CdC, di un sondaggio vincolante presso i Cantoni sulla creazione di una CIAT sulla base del documento di riferimento elaborato. In seguito la CG MPP deciderà in merito all’elaborazione concreta del concordato.

Siccome un’efficace protezione NBC in Svizzera è possibile solo a condizione di una buona cooperazione tra la Confederazione, i Cantoni e terzi, il Capo del DDPS e il presidente del-la CG MPP hanno incaricato nel dicembre del 2016 un gruppo di lavoro diretto dalla ComNBC di elaborare proposte per la definizione di una piattaforma nazionale per la protezione NBC. Il gruppo di lavoro ha quindi presentato il progetto per l’istituzione di un organo di coordinamento per la protezione NBC (OrCNBC) a livello operativo. Tale concetto è stato oggi approvato dall’assemblea plenaria della CG MPP. Lo scopo dell’organo è il miglioramento della collaborazione tra Confederazione, Cantoni e gli altri attori coinvolti. Si concentrerà su pochi compiti il cui coordinamento permette di incrementare l’efficacia e l’efficienza e di ridurre i costi. I compiti dell’OrCNBC comprendono in particolare il coordinamento e la determinazione delle priorità delle misure preventive nella protezione NBC nonché l’accertamento delle competenze per il loro adempimento, il monitoraggio dell’esecuzione delle misure nella protezione NBC, la promozione della regionalizzazione nella protezione NBC, il rafforzamento del trasferimento delle conoscenze e del flusso d’informazioni tra gli attori nella protezione NBC come pure il coordinamento dei contatti internazionali in vista della protezione NBC in Svizzera. Ora la piattaforma dovrà elaborare entro novembre 2017 una convenzione da sottoporre in seguito al DDPS e alla CG MPP per la firma. La Confederazione e i Cantoni si dividono il sostegno tecnico e amministrativo del progetto, segnatamente mettendo a disposizione le risorse umane occorrenti a tal fine. Dopo al massimo tre anni dall’istituzione dell’organo di coordinamento si procederà a una valutazione d’insieme del progetto.

Inoltre, i membri della CG MPP sono stati informati dal Capo del DDPS, il Consigliere federale Guy Parmelin, su temi attuali della politica di sicurezza e della protezione della popolazione.

Il capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord, ha riferito in merito alla situazione dell’esercito, segnatamente in previsione del suo ulteriore sviluppo nel quadro del progetto Ulteriore sviluppo dell’esercito USEs.

Il Direttore dell’UFPP, Benno Bühlmann, ha informato sullo stato della Revisione della Legge sulla protezione della popolazione e delle protezione civile (LPPC) attualmente in corso. Sulla questione i membri della CG MPP si sono espressi in favore di una divisione della LPPC in due leggi separate. Alla Confederazione dovrebbero inoltre essere messi a disposizione – secondo necessità – dei membri della Protezione civile attraverso un accordo di prestazione.

Infine, l’assemblea plenaria ha confermato, per altri quattro anni, Norman Gobbi come
Presidente della Conferenza. La Consigliera di Stato argoviese Franziska Roth, la Consigliera di Stato del Canton Vaud Béatrice Métraux e il landamano del Canton Appenzello interno Martin Bürki sono invece stati eletti nuovi membri del consiglio direttivo.

Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi analizza la situazione ticinese

La scorsa settimana si è aperta con il Gran Consiglio riunito in sessione plenaria a Bellinzona. Riflettori mediatici accesi sul cambio di presidenza. Tuttavia non è stato l’unico avvenimento degno di nota della giornata di lunedì. Infatti, anche se gli organi d’informazione non ne hanno dato grande risalto, il nostro Parlamento ha tra le varie trattande approvato il credito per il servizio di sicurezza nel centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Questo – lo ricordo – è il nome completo del luogo, dove i migranti che giunti ai nostri confini e non intendono richiedere asilo sul nostro territorio vengono alloggiati. Ciò permette loro di rifocillarsi, riposare e lavarsi, nel caso in cui le autorità italiane, con le quali, lasciatemelo dire, collaboriamo ottimamente, non abbiano la possibilità di riammetterli in Italia prima della chiusura notturna dei loro uffici.

Il centro di Rancate
Una struttura che il Cantone lo scorso anno, su impulso mio e del mio Dipartimento ha creato per gestire il grande numero di afflussi alla frontiera sud del nostro Paese. Anche il Gran Consiglio quindi, approvando la richiesta del Governo, ha riconosciuto l’importanza del centro. Perché è chiaro: la situazione sui confini ticinesi e la pressione da parte di migranti alla frontiera sud, indipendentemente dal fatto che vogliano chiedere asilo alla Svizzera o che il loro interesse per il nostro Paese sia confinato al transito verso altre nazioni del Nord Europa, non è per nulla paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Una decisione che premia gli sforzi del Consiglio di Stato e del mio Dipartimento in particolare.

La situazione attuale
Già, ma come è la situazione al momento attuale? Le cifre pubblicate dalle Guardie di confine confermano la tendenza già sottolineata anche dalla Segreteria di stato della migrazione: al confine sud le richieste d’asilo sono diminuite, mentre a livello nazionale si registra il numero più basso di richieste dal febbraio 2011. Contemporaneamente aumentano rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le entrate illegali registrate nel nostro Paese alla frontiera ticinese con un incremento netto di oltre 300 arrivi illegali. Un dato significativo, che non può che farci mantenere alta la guardia perché l’estate in arrivo si preannuncia ancora una volta calda alle nostre latitudini.

Possibili evoluzioni
Non nascondo che personalmente ritengo importante capire cosa succederà nella vicina Francia nelle prossime settimane. Non bisogna escludere che dopo le elezioni presidenziali qualcosa potrebbe cambiare: vale la pena mantenere un occhio vigile sulla situazione francese. Dopo la sconfitta del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle urne non si può scartare l’ipotesi che la Francia si prepari ad attuare una strategia migratoria in linea con la politica “spalancatrice delle frontiere” attuata dalla Germania e fortemente voluta dall’Unione europea, di cui Macron è un fervente sostenitore. Potrebbero decidere di abbassare il blocco a Ventimiglia e, di conseguenza, incoraggiare la rotta italo-francese. Si tratta di una via facile da intraprendere e potrebbe divenire quella prediletta, dopo che da qualche anno è stata chiusa bloccando l’accesso a nord dei migranti in arrivo sul nostro continente. Uno scenario che potrebbe influenzare anche la pressione al confine ticinese. Questo potrebbe spiegare perché nonostante gli sbarchi sul Mediterraneo continuino, secondo fonti italiane, con numeri molto più alti rispetto agli stessi mesi del 2016, non si riscontra la medesima proporzionalità a Chiasso. Dove finiscono queste persone? Forse sono in attesa di capire cosa decideranno le Autorità francesi prima di intraprendere il viaggio verso il Nord Europa.

Ma noi, sempre e comunque, stiamo facendo i passi necessari per affrontare la situazione. E non a parole, ma con fatti, analisi, sforzi coordinati e la determinazione di tutti gli attori in gioco (che non smetterò mai di ringraziare). A livello cantonale, continuiamo a valutare e ad attuare tutte le misure necessarie. Mercoledì scorso si è tenuto un seminario al Centro di istruzione della Protezione civile di Rivera al quale hanno partecipato tutti i partner dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Quest’ultimo, in una costellazione ad hoc, ha gestito i flussi dello scorso anno e si sta preparando a far fronte ai differenti scenari ai quali potremmo essere chiamati a rispondere fra un paio di mesi. E chiaramente non smetterò di concentrare i miei sforzi anche sul piano federale, poiché la Confederazione non deve sottovalutare alcun aspetto: perché ne va della sicurezza del Ticino e di riflesso di tutta la Svizzera!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Da LiberaTV |

LUGANO – L’annullamento del concerto di Bello Figo al Club WKND di Lugano, a seguito delle minacce contenute in un volantino intimidatorio di estrema destra, diventa un caso di politico. Ci sono domande per il Consiglio di Stato e per il Municipio. E ci sono le prime prese di posizione da parte dei due responsabili politici della sicurezza interessati: Norman Gobbi e Michele Bertini.

Posizioni opposte. Netta e concisa quella del Consigliere di Stato leghista, che si è espresso ai microfoni della RSI: “È stato un errore rinunciare al concerto perché si dà forza a dei gruppi che nell’anonimato espongono idee estremiste. Idee che, siano di destra o di sinistra, vanno condannate”. Insomma, secondo Gobbi la decisione della discoteca, presa di concerto con la polizia di Lugano, è sbagliata. Dal canto suo, Michele Bertini, vicesindaco di Lugano e responsabile della Polcomunale, spiega così alla Regione i motivi che hanno prodotta la scelta: “Non fosse stata una proposta controversa, mi sarei fatto in quattro per garantire la sicurezza in nome della democrazia. Ma in questo caso il personaggio è discusso e in base alle analisi di organizzatori e polizia si è optato per la strada della prudenza”. Bertini, che comunque non è stato l’autore della decisione, si dice comunque “rattristato dal fatto che chi si nasconde dietro l’anonimato e l’estremismo sia riuscito a raggiungere il proprio intento”.

Già ma chi si nasconde dietro le minacce al rapper? Il volantino è stato rivendicato dall’Associazione Nuova Destra. Una sigla che, evidentemente, non chiarisce i nomi degli autori, ma che con queste parole si esprime: “Ci presentiamo, siamo una nuova Associazione di Destra da poco nata nel nostro cantone, autonoma e indipendente da qualsiasi altra realtà conosciute sul territorio Svizzero. Lo scopo della nostra Associazione è quello di difendere la nostra cultura, i nostri principi e i nostri ideali. Per noi non era tollerabile far esibire un personaggio che diffonde messaggi considerati, da molte persone, spazzatura. Come Associazione vogliamo far passare il messaggio che ogni persona è libera, fino a quando viene rispettata l’altrui sfera. In questa società di oggi, dove la propria cultura viene venduta a qualsiasi arrogante che non ha niente da perdere, noi non ci stiamo. Chi viene a casa nostra deve stare alle nostre regole e ringraziare del favore che gli facciamo ospitandoli. Tutto questo buonismo e perbenismo è un cancro per la nostra società, questa maschera si è vista levare oggi con tutti i commenti pro l’annullamento della serata… tanti lo pensano e nessuno lo dice, siamo la voce del popolo che ha paura di uno stato che ragiona solo a livello monetario e poliziesco”.

Intanto, come detto, ci sono le domande al Governo e la Municipio di Lugano. A chiedere spiegazioni al Consiglio di Stato, il deputato del partito comunista Massimiliano Ay: “Non si ritiene che, assecondando le rivendicazioni tese all’annullamento dell’evento, si vada a legittimare e rinforzare la pretesa del presunto gruppo neo-nazista che ha diffuso il volantino di poter influenzare il corretto svolgersi di un evento ricreativo (e la scelta artistica del locale) in base a minacce derivanti da odio razziale? Non si ritiene insomma che quanto accaduto possa rappresentare un “precedente” che potrà minare la libertà di riunione dei cittadini? Si ritiene vi sia effettivamente un incremento di tali realtà violente di matrice neo-nazista sul territorio cantonale? Come si intende agire per arginare la problematica?”.

A Lugano invece sono i Consiglieri Comunali socialisti Raoul Ghisletta, Nina Pusterla, Simona Buri e Carlo Zoppi a chiedere lumi: “Quali sono i rischi legati ad attentati e atti di violenza da parte di gruppi naziskin a Lugano? Come intende procedere il Municipio per prevenire e combattere il fenomeno, per mantenere sicura la Città e per consentire lo svolgimento di eventi normalissimi?”

L’Articolo su LiberaTV: http://www.liberatv.ch/it/article/34936/bello-figo-gobbi-sbagliato-annullare-il-concerto-bertini-ecco-perch-lo-abbiamo-fatto-e-intanto-l-associazione-nuova-destra-rivendica-il-volantino-minatorio-contro-il-rapper

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali |

Presidente Colonnello Marco Lucchini,
Egregi signori,
Gentili signore,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari.

L’esercito sta vivendo in questi anni diversi cambiamenti, che lo vedranno in poco tempo diventare più moderno e flessibile. Stiamo chiaramente parlando dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, che entrerà nel vivo il prossimo anno.

Ma cosa significa più moderno e più flessibile? Significa essere pronti a far fronte a nuove minacce in maniera efficace, con un’organizzazione che si adatta più rapidamente a nuove situazioni per le quali dobbiamo essere pronti ad agire. In occasione dell’approvazione delle basi legali dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, le Camere federali hanno autorizzato un limite di spesa di 20 miliardi per il periodo 2017-2020. Ma proprio perché l’esercito dev’essere aggiornato sono necessarie nuove risorse, e sarà anche compito del nuovo capo dell’esercito, Philippe Rebord, riuscire a ottimizzare quanto a disposizione per assicurare la difesa del nostro Paese.

L’esercito di oggi non può essere quello di trent’anni fa. Le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa: entrano nell’esercito con nuove competenze che si potrebbero definire quasi innate. Sono i Millenials: hanno una facilità nell’utilizzo e nella gestione delle tecnologie che è dettata dal fatto che nella loro vita sono sempre stati circondati da dispositivi dell’era digitale. Non hanno dovuto apprendere come si utilizzava un computer o un qualsiasi altro dispositivo mobile: ci sono nati. Io stesso mi accorgo come l’approccio dei miei figli di 6 e 5 anni agli smartphone, ad esempio, sia totalmente differente dal mio, se penso a quando per la prima volta ho avuto a che fare con App e schermi touch.

Queste sono le nuove reclute dell’esercito svizzero, che ormai non appartengono più a un futuro distante ma che sono già il nostro presente. Che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità e la stessa immediatezza di ciò che hanno tra le mani tutti i giorni. Un’attesa che non possiamo disattendere, anche perché questi nuovi mezzi informatici sono ormai essenziali nella difesa contro minacce attuali, come ad esempio i cyberattacchi, e per garantire quindi una protezione totale della nostra nazione e della sua popolazione.

Siamo quindi già nel futuro. Proprio lo scorso mese l’Ente Ospedaliero Cantonale e La
Posta hanno presentato un sistema di trasporto per il sangue tramite droni. Una pratica
che qualche anno fa poteva sembrare futuristica, dal 2018 potrebbe diventare realtà. I
droni sono ormai utilizzati in diversi ambiti a livello di sicurezza: la nostra Polizia cantonale si è dotata di due mezzi per le riprese dall’alto di scene d’incidenti, d’incendi o di altri eventi, mentre l’esercito ha adoperato i propri droni per la ricognizione del territorio nell’ambito dei flussi migratori, la scorsa estate. Un sistema d’arma oramai vetusto e che crea qualche disagio alla popolazione del Mendrisiotto, ma che con la prossima sostituzione permetterà un supporto alle autorità civili ancora più performante. Il DDPS, come pubblicato nel recente rapporto sui suoi progetti, prevede di investire nei prossimi anni in mini droni da ricognizione aerea a supporto delle truppe di fanteria. Un sistema questo che presuppone un’ottima lungimiranza e prova quanto espresso in precedenza. Questi sono esempi di come le nuove tecnologie possano essere di supporto e rendere ancora più efficiente ed efficace l’operato delle nostre forze dell’ordine.

Il nostro deve essere quindi un esercito al passo con i tempi e attraente per i giovani che si apprestano ad affrontare la scuola reclute. L’esercito come ben sappiamo non è però solo rivolto agli uomini, ma può attirare anche l’attenzione delle giovani svizzere. Per questo motivo a fine maggio discuteremo la tematica durante la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri in modo da garantire in necessario sostegno politico, al fine di collaborare attivamente allo studio sul miglioramento del sistema dell’obbligo di servizio. Questo nell’ottica di una migliore informazione a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che si apprestano ad affrontare la loro esperienza in ambito militare. La volontà è infatti quella di introdurre a partire dal 2020 una giornata informativa obbligatoria per tutte le giovani svizzere, con l’obiettivo di cogliere e di valorizzare il potenziale che anche le cittadine possono offrire a favore della sicurezza nazionale. Ma non si tratta solo di questo: le giornate informative potranno avere infatti un approccio differente, mirato a far conoscere alle ragazze e ai ragazzi la realtà grigioverde e la possibilità di fare carriera al suo interno. Si colmeranno così alcune lacune informative che non permettono da una parte all’esercito di approfittare a pieno delle risorse umane che potenzialmente ha a disposizione, e dall’altra alle giovani e ai giovani svizzeri di conoscere, interessarsi e appassionarsi a tutto ciò che fa parte della realtà legata alla sicurezza nazionale.

Contiamo quindi sulle nuove reclute, cittadine e cittadini svizzeri, e sulle loro spiccate conoscenze in ambito di nuove tecnologie, ma anche su un’organizzazione adeguata dell’esercito che ne permetta l’impiego: questa è una grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Dal Corriere del Ticino | È partita la nuova campagna «Acque sicure» – Marcel Luraschi: «Le difficili immersioni di ricerca»

«Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te» è la nuova campagna di Acque sicure volta a sensibilizzare chi si reca al lago o al fiume per divertimento. «I nostri corsi e specchi d’acqua sono vettori turistici importanti, ma spesso non se ne conoscono i pericoli», ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi illustrando, ieri a bordo di un battello a Locarno, la rinnovata campagna promossa dal Dipartimento. La comunicazione da quest’anno non riguarderà solo i fiumi ticinesi, ma anche i laghi vista la crescita di incidenti. In particolare nel 2015 vi sono stati 5 morti per annegamento di cui 4 nei laghi, mentre nel 2016 il bilancio è salito a 7: quattro i decessi nei laghi, uno in piscina e 2 nei fiumi. Per cercare di prevenire gli incidenti evitabili, ossia dovuti a un comportamento scorretto da parte dei bagnanti, il Consiglio di Stato ha creato nel 2016 una Commissione consultiva, di cui fanno parte numerosi attori del territorio. Il presidente della Commissione nonché della Società svizzera di salvataggio Boris Donda ha posto l’accento su nuovi fenomeni in voga tra i giovani sui social, che Acque sicure cerca di prevenire: «Ci sono giovani che si filmano al fiume mentre si tuffano da trapezi fissati ai ponti oppure mentre fanno equilibrismo su fettucce fissate tra i massi». Per verificare la percezione di pericolo da parte dei bagnanti sono stati condotti nel 2016 due sondaggi, uno per i fiumi e uno per i laghi. A preoccupare Donda è in particolare la scarsa conoscenza dei rischi relativi ai laghi: solo la metà ne è consapevole, mentre il 40% ritiene di conoscerli, spesso ritenendo vere alcune false credenze. Per ciò che concerne i fiumi, il 60% degli intervistati ammette di non aver letto e compreso la segnaletica preventiva. La capo progetto Fabienne Bonzanigo ha sottolineato che «alcune semplici regole che si applicavano in passato sembrano ormai dimenticate: ad esempio non tuffarsi dove non c’è visibilità, o aspettare 2 o 3 ore dopo il pasto prima di entrare in acqua». Acque sicure ha riattivato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infoline per gli amanti del canyoning (www.ti.ch/acque-sicure). Il sindaco di Locarno Alain Scherrer ha ricordato le attività di prevenzione svolte dalla città e ha sottolineato come «la nuova campagna intende porre l’accento sul buon senso e la responsabilità di ciascuno per evitare le situazioni di pericolo».

Presente alla conferenza stampa, il responsabile del Servizio lacuale della Polizia cantonale Marcel Luraschi ci ha spiegato il lavoro degli agenti: «Durante i mesi estivi siamo in otto e ci dividiamo tra il Ceresio e il Verbano». Le zone di intervento sono molto particolari e variano dal lago, ai fiumi, fino alle grotte: «Oltre ad essere tutti subacquei, ognuno dei nostri agenti ha una specializzazione, tra chi è bravo a scendere in profondità, a chi conosce bene la Verzasca, a chi è specializzato nelle difficili immersioni di ricerca».

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | È stata presentata questa mattina l’edizione 2017 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale. La campagna di sensibilizzazione dei frequentatori di fiumi e laghi in vista della prossima estate è iniziata già da qualche giorno, sul territorio della Città di Locarno, con la comparsa di enigmatici cartelloni che raffigurano alcuni bagnanti immersi in una pozza d’acqua e persone intente a praticare sport acquatici.

Con l’inizio della bella stagione, le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti. Affinché sia possibile godere in piena sicurezza di questi affascinanti doni del nostro territorio, il Cantone attirerà durante tutta la stagione estiva l’attenzione sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

La presentazione odierna – con la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del sindaco di Locarno Alain Scherrer, del Presidente della Commissione Boris Donda e della responsabile del progetto «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo – ha anzitutto permesso di svelare il significato della campagna di affissione avviata negli scorsi giorni. Con lo slogan “Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te” l’azione pone l’accento su attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici. Infatti, i rischi in acqua sono alti e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Per la tradizionale campagna di prevenzione si è trattato di un cambiamento di stile rispetto al passato, in linea con il nuovo orientamento introdotto nel 2016 dal Dipartimento delle istituzioni. Come noto, il nome della Commissione consultiva è stato modificato in «Acque sicure», per mettere in evidenza che la prevenzione riguarda non solo i corsi d’acqua, ma anche i laghi. Le statistiche mostrato infatti che anche tutti gli specchi d’acqua maggiori nascondono insidie, alle quali bagnanti e amanti dello sport devono prestare attenzione.

Oltre ai cartelloni pubblicitari che compariranno su tutto il territorio ticinese e sulle principali linee del trasporto pubblico su gomma, la campagna 2017 – nella rinnovata veste grafica, che caratterizza anche il sito internet http://www.ti.ch/acque-sicure– proporrà durante tutta l’estate eventi speciali e azioni di sensibilizzazione che coinvolgeranno anche bambini e società sportive di oltre Gottardo. Saranno poi distribuiti a tutti gli attori turistici interessati i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi e promossa un’informazione nei lidi, ristoranti nei grotti in altri esercizi pubblici del Cantone. Saranno infine riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infolines per gli amanti del canyoning.

Cartella stampa: http://www4.ti.ch/sala-stampa/comunicati-stampa/cartella-stampa/?idCartella=155170