Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi analizza la situazione ticinese

La scorsa settimana si è aperta con il Gran Consiglio riunito in sessione plenaria a Bellinzona. Riflettori mediatici accesi sul cambio di presidenza. Tuttavia non è stato l’unico avvenimento degno di nota della giornata di lunedì. Infatti, anche se gli organi d’informazione non ne hanno dato grande risalto, il nostro Parlamento ha tra le varie trattande approvato il credito per il servizio di sicurezza nel centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Questo – lo ricordo – è il nome completo del luogo, dove i migranti che giunti ai nostri confini e non intendono richiedere asilo sul nostro territorio vengono alloggiati. Ciò permette loro di rifocillarsi, riposare e lavarsi, nel caso in cui le autorità italiane, con le quali, lasciatemelo dire, collaboriamo ottimamente, non abbiano la possibilità di riammetterli in Italia prima della chiusura notturna dei loro uffici.

Il centro di Rancate
Una struttura che il Cantone lo scorso anno, su impulso mio e del mio Dipartimento ha creato per gestire il grande numero di afflussi alla frontiera sud del nostro Paese. Anche il Gran Consiglio quindi, approvando la richiesta del Governo, ha riconosciuto l’importanza del centro. Perché è chiaro: la situazione sui confini ticinesi e la pressione da parte di migranti alla frontiera sud, indipendentemente dal fatto che vogliano chiedere asilo alla Svizzera o che il loro interesse per il nostro Paese sia confinato al transito verso altre nazioni del Nord Europa, non è per nulla paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Una decisione che premia gli sforzi del Consiglio di Stato e del mio Dipartimento in particolare.

La situazione attuale
Già, ma come è la situazione al momento attuale? Le cifre pubblicate dalle Guardie di confine confermano la tendenza già sottolineata anche dalla Segreteria di stato della migrazione: al confine sud le richieste d’asilo sono diminuite, mentre a livello nazionale si registra il numero più basso di richieste dal febbraio 2011. Contemporaneamente aumentano rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le entrate illegali registrate nel nostro Paese alla frontiera ticinese con un incremento netto di oltre 300 arrivi illegali. Un dato significativo, che non può che farci mantenere alta la guardia perché l’estate in arrivo si preannuncia ancora una volta calda alle nostre latitudini.

Possibili evoluzioni
Non nascondo che personalmente ritengo importante capire cosa succederà nella vicina Francia nelle prossime settimane. Non bisogna escludere che dopo le elezioni presidenziali qualcosa potrebbe cambiare: vale la pena mantenere un occhio vigile sulla situazione francese. Dopo la sconfitta del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle urne non si può scartare l’ipotesi che la Francia si prepari ad attuare una strategia migratoria in linea con la politica “spalancatrice delle frontiere” attuata dalla Germania e fortemente voluta dall’Unione europea, di cui Macron è un fervente sostenitore. Potrebbero decidere di abbassare il blocco a Ventimiglia e, di conseguenza, incoraggiare la rotta italo-francese. Si tratta di una via facile da intraprendere e potrebbe divenire quella prediletta, dopo che da qualche anno è stata chiusa bloccando l’accesso a nord dei migranti in arrivo sul nostro continente. Uno scenario che potrebbe influenzare anche la pressione al confine ticinese. Questo potrebbe spiegare perché nonostante gli sbarchi sul Mediterraneo continuino, secondo fonti italiane, con numeri molto più alti rispetto agli stessi mesi del 2016, non si riscontra la medesima proporzionalità a Chiasso. Dove finiscono queste persone? Forse sono in attesa di capire cosa decideranno le Autorità francesi prima di intraprendere il viaggio verso il Nord Europa.

Ma noi, sempre e comunque, stiamo facendo i passi necessari per affrontare la situazione. E non a parole, ma con fatti, analisi, sforzi coordinati e la determinazione di tutti gli attori in gioco (che non smetterò mai di ringraziare). A livello cantonale, continuiamo a valutare e ad attuare tutte le misure necessarie. Mercoledì scorso si è tenuto un seminario al Centro di istruzione della Protezione civile di Rivera al quale hanno partecipato tutti i partner dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Quest’ultimo, in una costellazione ad hoc, ha gestito i flussi dello scorso anno e si sta preparando a far fronte ai differenti scenari ai quali potremmo essere chiamati a rispondere fra un paio di mesi. E chiaramente non smetterò di concentrare i miei sforzi anche sul piano federale, poiché la Confederazione non deve sottovalutare alcun aspetto: perché ne va della sicurezza del Ticino e di riflesso di tutta la Svizzera!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Da LiberaTV |

LUGANO – L’annullamento del concerto di Bello Figo al Club WKND di Lugano, a seguito delle minacce contenute in un volantino intimidatorio di estrema destra, diventa un caso di politico. Ci sono domande per il Consiglio di Stato e per il Municipio. E ci sono le prime prese di posizione da parte dei due responsabili politici della sicurezza interessati: Norman Gobbi e Michele Bertini.

Posizioni opposte. Netta e concisa quella del Consigliere di Stato leghista, che si è espresso ai microfoni della RSI: “È stato un errore rinunciare al concerto perché si dà forza a dei gruppi che nell’anonimato espongono idee estremiste. Idee che, siano di destra o di sinistra, vanno condannate”. Insomma, secondo Gobbi la decisione della discoteca, presa di concerto con la polizia di Lugano, è sbagliata. Dal canto suo, Michele Bertini, vicesindaco di Lugano e responsabile della Polcomunale, spiega così alla Regione i motivi che hanno prodotta la scelta: “Non fosse stata una proposta controversa, mi sarei fatto in quattro per garantire la sicurezza in nome della democrazia. Ma in questo caso il personaggio è discusso e in base alle analisi di organizzatori e polizia si è optato per la strada della prudenza”. Bertini, che comunque non è stato l’autore della decisione, si dice comunque “rattristato dal fatto che chi si nasconde dietro l’anonimato e l’estremismo sia riuscito a raggiungere il proprio intento”.

Già ma chi si nasconde dietro le minacce al rapper? Il volantino è stato rivendicato dall’Associazione Nuova Destra. Una sigla che, evidentemente, non chiarisce i nomi degli autori, ma che con queste parole si esprime: “Ci presentiamo, siamo una nuova Associazione di Destra da poco nata nel nostro cantone, autonoma e indipendente da qualsiasi altra realtà conosciute sul territorio Svizzero. Lo scopo della nostra Associazione è quello di difendere la nostra cultura, i nostri principi e i nostri ideali. Per noi non era tollerabile far esibire un personaggio che diffonde messaggi considerati, da molte persone, spazzatura. Come Associazione vogliamo far passare il messaggio che ogni persona è libera, fino a quando viene rispettata l’altrui sfera. In questa società di oggi, dove la propria cultura viene venduta a qualsiasi arrogante che non ha niente da perdere, noi non ci stiamo. Chi viene a casa nostra deve stare alle nostre regole e ringraziare del favore che gli facciamo ospitandoli. Tutto questo buonismo e perbenismo è un cancro per la nostra società, questa maschera si è vista levare oggi con tutti i commenti pro l’annullamento della serata… tanti lo pensano e nessuno lo dice, siamo la voce del popolo che ha paura di uno stato che ragiona solo a livello monetario e poliziesco”.

Intanto, come detto, ci sono le domande al Governo e la Municipio di Lugano. A chiedere spiegazioni al Consiglio di Stato, il deputato del partito comunista Massimiliano Ay: “Non si ritiene che, assecondando le rivendicazioni tese all’annullamento dell’evento, si vada a legittimare e rinforzare la pretesa del presunto gruppo neo-nazista che ha diffuso il volantino di poter influenzare il corretto svolgersi di un evento ricreativo (e la scelta artistica del locale) in base a minacce derivanti da odio razziale? Non si ritiene insomma che quanto accaduto possa rappresentare un “precedente” che potrà minare la libertà di riunione dei cittadini? Si ritiene vi sia effettivamente un incremento di tali realtà violente di matrice neo-nazista sul territorio cantonale? Come si intende agire per arginare la problematica?”.

A Lugano invece sono i Consiglieri Comunali socialisti Raoul Ghisletta, Nina Pusterla, Simona Buri e Carlo Zoppi a chiedere lumi: “Quali sono i rischi legati ad attentati e atti di violenza da parte di gruppi naziskin a Lugano? Come intende procedere il Municipio per prevenire e combattere il fenomeno, per mantenere sicura la Città e per consentire lo svolgimento di eventi normalissimi?”

L’Articolo su LiberaTV: http://www.liberatv.ch/it/article/34936/bello-figo-gobbi-sbagliato-annullare-il-concerto-bertini-ecco-perch-lo-abbiamo-fatto-e-intanto-l-associazione-nuova-destra-rivendica-il-volantino-minatorio-contro-il-rapper

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali |

Presidente Colonnello Marco Lucchini,
Egregi signori,
Gentili signore,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari.

L’esercito sta vivendo in questi anni diversi cambiamenti, che lo vedranno in poco tempo diventare più moderno e flessibile. Stiamo chiaramente parlando dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, che entrerà nel vivo il prossimo anno.

Ma cosa significa più moderno e più flessibile? Significa essere pronti a far fronte a nuove minacce in maniera efficace, con un’organizzazione che si adatta più rapidamente a nuove situazioni per le quali dobbiamo essere pronti ad agire. In occasione dell’approvazione delle basi legali dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, le Camere federali hanno autorizzato un limite di spesa di 20 miliardi per il periodo 2017-2020. Ma proprio perché l’esercito dev’essere aggiornato sono necessarie nuove risorse, e sarà anche compito del nuovo capo dell’esercito, Philippe Rebord, riuscire a ottimizzare quanto a disposizione per assicurare la difesa del nostro Paese.

L’esercito di oggi non può essere quello di trent’anni fa. Le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa: entrano nell’esercito con nuove competenze che si potrebbero definire quasi innate. Sono i Millenials: hanno una facilità nell’utilizzo e nella gestione delle tecnologie che è dettata dal fatto che nella loro vita sono sempre stati circondati da dispositivi dell’era digitale. Non hanno dovuto apprendere come si utilizzava un computer o un qualsiasi altro dispositivo mobile: ci sono nati. Io stesso mi accorgo come l’approccio dei miei figli di 6 e 5 anni agli smartphone, ad esempio, sia totalmente differente dal mio, se penso a quando per la prima volta ho avuto a che fare con App e schermi touch.

Queste sono le nuove reclute dell’esercito svizzero, che ormai non appartengono più a un futuro distante ma che sono già il nostro presente. Che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità e la stessa immediatezza di ciò che hanno tra le mani tutti i giorni. Un’attesa che non possiamo disattendere, anche perché questi nuovi mezzi informatici sono ormai essenziali nella difesa contro minacce attuali, come ad esempio i cyberattacchi, e per garantire quindi una protezione totale della nostra nazione e della sua popolazione.

Siamo quindi già nel futuro. Proprio lo scorso mese l’Ente Ospedaliero Cantonale e La
Posta hanno presentato un sistema di trasporto per il sangue tramite droni. Una pratica
che qualche anno fa poteva sembrare futuristica, dal 2018 potrebbe diventare realtà. I
droni sono ormai utilizzati in diversi ambiti a livello di sicurezza: la nostra Polizia cantonale si è dotata di due mezzi per le riprese dall’alto di scene d’incidenti, d’incendi o di altri eventi, mentre l’esercito ha adoperato i propri droni per la ricognizione del territorio nell’ambito dei flussi migratori, la scorsa estate. Un sistema d’arma oramai vetusto e che crea qualche disagio alla popolazione del Mendrisiotto, ma che con la prossima sostituzione permetterà un supporto alle autorità civili ancora più performante. Il DDPS, come pubblicato nel recente rapporto sui suoi progetti, prevede di investire nei prossimi anni in mini droni da ricognizione aerea a supporto delle truppe di fanteria. Un sistema questo che presuppone un’ottima lungimiranza e prova quanto espresso in precedenza. Questi sono esempi di come le nuove tecnologie possano essere di supporto e rendere ancora più efficiente ed efficace l’operato delle nostre forze dell’ordine.

Il nostro deve essere quindi un esercito al passo con i tempi e attraente per i giovani che si apprestano ad affrontare la scuola reclute. L’esercito come ben sappiamo non è però solo rivolto agli uomini, ma può attirare anche l’attenzione delle giovani svizzere. Per questo motivo a fine maggio discuteremo la tematica durante la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri in modo da garantire in necessario sostegno politico, al fine di collaborare attivamente allo studio sul miglioramento del sistema dell’obbligo di servizio. Questo nell’ottica di una migliore informazione a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che si apprestano ad affrontare la loro esperienza in ambito militare. La volontà è infatti quella di introdurre a partire dal 2020 una giornata informativa obbligatoria per tutte le giovani svizzere, con l’obiettivo di cogliere e di valorizzare il potenziale che anche le cittadine possono offrire a favore della sicurezza nazionale. Ma non si tratta solo di questo: le giornate informative potranno avere infatti un approccio differente, mirato a far conoscere alle ragazze e ai ragazzi la realtà grigioverde e la possibilità di fare carriera al suo interno. Si colmeranno così alcune lacune informative che non permettono da una parte all’esercito di approfittare a pieno delle risorse umane che potenzialmente ha a disposizione, e dall’altra alle giovani e ai giovani svizzeri di conoscere, interessarsi e appassionarsi a tutto ciò che fa parte della realtà legata alla sicurezza nazionale.

Contiamo quindi sulle nuove reclute, cittadine e cittadini svizzeri, e sulle loro spiccate conoscenze in ambito di nuove tecnologie, ma anche su un’organizzazione adeguata dell’esercito che ne permetta l’impiego: questa è una grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Dal Corriere del Ticino | È partita la nuova campagna «Acque sicure» – Marcel Luraschi: «Le difficili immersioni di ricerca»

«Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te» è la nuova campagna di Acque sicure volta a sensibilizzare chi si reca al lago o al fiume per divertimento. «I nostri corsi e specchi d’acqua sono vettori turistici importanti, ma spesso non se ne conoscono i pericoli», ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi illustrando, ieri a bordo di un battello a Locarno, la rinnovata campagna promossa dal Dipartimento. La comunicazione da quest’anno non riguarderà solo i fiumi ticinesi, ma anche i laghi vista la crescita di incidenti. In particolare nel 2015 vi sono stati 5 morti per annegamento di cui 4 nei laghi, mentre nel 2016 il bilancio è salito a 7: quattro i decessi nei laghi, uno in piscina e 2 nei fiumi. Per cercare di prevenire gli incidenti evitabili, ossia dovuti a un comportamento scorretto da parte dei bagnanti, il Consiglio di Stato ha creato nel 2016 una Commissione consultiva, di cui fanno parte numerosi attori del territorio. Il presidente della Commissione nonché della Società svizzera di salvataggio Boris Donda ha posto l’accento su nuovi fenomeni in voga tra i giovani sui social, che Acque sicure cerca di prevenire: «Ci sono giovani che si filmano al fiume mentre si tuffano da trapezi fissati ai ponti oppure mentre fanno equilibrismo su fettucce fissate tra i massi». Per verificare la percezione di pericolo da parte dei bagnanti sono stati condotti nel 2016 due sondaggi, uno per i fiumi e uno per i laghi. A preoccupare Donda è in particolare la scarsa conoscenza dei rischi relativi ai laghi: solo la metà ne è consapevole, mentre il 40% ritiene di conoscerli, spesso ritenendo vere alcune false credenze. Per ciò che concerne i fiumi, il 60% degli intervistati ammette di non aver letto e compreso la segnaletica preventiva. La capo progetto Fabienne Bonzanigo ha sottolineato che «alcune semplici regole che si applicavano in passato sembrano ormai dimenticate: ad esempio non tuffarsi dove non c’è visibilità, o aspettare 2 o 3 ore dopo il pasto prima di entrare in acqua». Acque sicure ha riattivato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infoline per gli amanti del canyoning (www.ti.ch/acque-sicure). Il sindaco di Locarno Alain Scherrer ha ricordato le attività di prevenzione svolte dalla città e ha sottolineato come «la nuova campagna intende porre l’accento sul buon senso e la responsabilità di ciascuno per evitare le situazioni di pericolo».

Presente alla conferenza stampa, il responsabile del Servizio lacuale della Polizia cantonale Marcel Luraschi ci ha spiegato il lavoro degli agenti: «Durante i mesi estivi siamo in otto e ci dividiamo tra il Ceresio e il Verbano». Le zone di intervento sono molto particolari e variano dal lago, ai fiumi, fino alle grotte: «Oltre ad essere tutti subacquei, ognuno dei nostri agenti ha una specializzazione, tra chi è bravo a scendere in profondità, a chi conosce bene la Verzasca, a chi è specializzato nelle difficili immersioni di ricerca».

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | È stata presentata questa mattina l’edizione 2017 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale. La campagna di sensibilizzazione dei frequentatori di fiumi e laghi in vista della prossima estate è iniziata già da qualche giorno, sul territorio della Città di Locarno, con la comparsa di enigmatici cartelloni che raffigurano alcuni bagnanti immersi in una pozza d’acqua e persone intente a praticare sport acquatici.

Con l’inizio della bella stagione, le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti. Affinché sia possibile godere in piena sicurezza di questi affascinanti doni del nostro territorio, il Cantone attirerà durante tutta la stagione estiva l’attenzione sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

La presentazione odierna – con la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del sindaco di Locarno Alain Scherrer, del Presidente della Commissione Boris Donda e della responsabile del progetto «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo – ha anzitutto permesso di svelare il significato della campagna di affissione avviata negli scorsi giorni. Con lo slogan “Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te” l’azione pone l’accento su attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici. Infatti, i rischi in acqua sono alti e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Per la tradizionale campagna di prevenzione si è trattato di un cambiamento di stile rispetto al passato, in linea con il nuovo orientamento introdotto nel 2016 dal Dipartimento delle istituzioni. Come noto, il nome della Commissione consultiva è stato modificato in «Acque sicure», per mettere in evidenza che la prevenzione riguarda non solo i corsi d’acqua, ma anche i laghi. Le statistiche mostrato infatti che anche tutti gli specchi d’acqua maggiori nascondono insidie, alle quali bagnanti e amanti dello sport devono prestare attenzione.

Oltre ai cartelloni pubblicitari che compariranno su tutto il territorio ticinese e sulle principali linee del trasporto pubblico su gomma, la campagna 2017 – nella rinnovata veste grafica, che caratterizza anche il sito internet http://www.ti.ch/acque-sicure– proporrà durante tutta l’estate eventi speciali e azioni di sensibilizzazione che coinvolgeranno anche bambini e società sportive di oltre Gottardo. Saranno poi distribuiti a tutti gli attori turistici interessati i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi e promossa un’informazione nei lidi, ristoranti nei grotti in altri esercizi pubblici del Cantone. Saranno infine riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infolines per gli amanti del canyoning.

Cartella stampa: http://www4.ti.ch/sala-stampa/comunicati-stampa/cartella-stampa/?idCartella=155170

Ogni vittima è sempre una di troppo!

Ogni vittima è sempre una di troppo!

Dal Mattino della domenica | Dall’asta targhe alla prevenzione in acqua e sulle strade

L’asta targhe di questa settimana ha avuto un grande successo. In molti si sono presentati all’ultimo appuntamento “offline”, nel quale i venti numeri di targa per automobili e gli otto per motoveicoli hanno portato a un incasso complessivo di 313’900 franchi. Da sola la TI 9 è stata venduta per 80’000 franchi, una cifra che non è passata inosservata sui media e sui social. Come succede in questi casi, ognuno ha voluto dire la sua riguardo all’importo: chi avrebbe voluto essere al posto dell’acquirente, chi non avrebbe mai speso quella cifra per una targa e chi si è sentito offeso, perché ritiene che l’asta possa essere un insulto ai poveri. Quello che in molti hanno giustamente fatto presente è però che questo evento ha raccolto dei fondi a favore della prevenzione con le campagne “Acque sicure” e “Strade sicure”.

Purtroppo i fatti di cronaca della scorsa settimana ce lo hanno ricordato: i nostri fiumi possono diventare molto pericolosi, tanto da diventare in alcuni casi un pericolo mortale. Anche i nostri laghi non sono da meno, e nascondono insidie dove nemmeno ce lo immaginiamo. Quello che vediamo è un meraviglioso paesaggio che attrae non solo i ticinesi ma anche i turisti da tutto il mondo. Proprio perché il nostro territorio è sempre più conosciuto e riconosciuto per le sue bellezze naturali, soprattutto tra gli appassionati di sport come il canyoning, è importante ricordare i rischi nei quali si può incorrere quando si frequentano i corsi d’acqua e i laghi. La prevenzione è essenziale, poiché può salvare vite, poiché non solo informa chi ancora non conosce certe peculiarità del nostro territorio, ma funge da “memo”, rende attento anche chi conosce bene la zona.

Altro tema che è purtroppo sempre di attualità sono gli incidenti stradali. Anche su questo la responsabile delle due campagne, Fabienne Bonzanigo e il pilota ticinese Joel Camathias hanno reso attenti durante l’evento. Proprio le auto e le moto, per le quali i presenti stavano cercando la “targa perfetta”, possono diventare un pericolo sulle strade. E anche in questo caso sono convinto che la prevenzione possa fare molto, fino ad arrivare a salvare delle vite.

Io sono per la sicurezza dei ticinesi, e la sicurezza dei ticinesi passa anche dalla prevenzione. Non ho dubbi quindi che le due campagne di prevenzione coordinate dal mio Dipartimento siano una parte essenziale di ciò che facciamo per il bene di tutti i ticinesi e non solo, e che per questo motivo vadano sostenute. L’asta di questa settimana è stato un successo, perché ha permesso di raccogliere dei fondi a sostegno di uno scopo legittimo. Anche l’asta online servirà a questo intento, e sono felice che già negli scorsi giorni su www.ti.ch/asta-targhe siano stati in molti a partecipare.

La prossima settimana lanceremo la campagna di prevenzione per l’estate 2017, proprio perché in questo periodo, complice il bel tempo – che speriamo si palesi nelle prossime settimane -, i ticinesi iniziano a frequentare laghi e fiumi, e molti più turisti raggiungono il nostro Cantone e frequentano le nostre strade. È il momento per informare e ricordare che la sicurezza, anche quella sulle strade e nelle nostre acque, è un bene prezioso e fondamentale al quale non possiamo rinunciare. Ma per goderci le bellezze del nostro territorio e girare tranquilli sulle strade serve soprattutto responsabilità, serve che tutti i cittadini prestino attenzione e rispettino le regole: quelle comportamentali, e quelle stradali. Per il bene di tutti, e anche in questo caso per il bene di tutto il nostro Cantone.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Die Jagd auf den Gotthard-Raser ist eröffnet

Da Blick.ch | BELLINZONA TI – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (Lega) hatte es im BLICK versprochen: Christian R. (42) aus Deutschland, der mit 200 km/h durch den Gotthard bretterte, soll büssen. Auch wenn er sich vor der Schweizer Justiz in Deutschland versteckt.

Norman Gobbi (40) zeigt sich als Mann der Tat. Kaum ist das Urteil gegen Christian R.* (42) bestätigt, liegt der Richterspruch auch schon auf dem Tisch des Tessiner Justizdirektors.

Der Lega-Politiker krempelt die Ärmel hoch – und macht Ernst. Das Bundesamt für Justiz, das Verkehrsamt und das Migrationsamt, alle sollen mit anpacken.

Wer nicht hören will, muss leiden

Der Gotthard-Raser soll büssen für den Wahnsinnsritt durch die Schweizer Alpen. «Er hat mit seiner Raserei nicht nur Menschenleben im Tessin, sondern auch in anderen Kantonen gefährdet», so Norman Gobbi.

Am Abend des 14. Julis 2014 brettert Christian R. in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h durch den Gotthardtunnel. Er rast mit 270 km/h weiter über die A2, überholt waghalsig, sogar rechts über den Pannenstreifen. «Ich bin wie ein Affe durchgebolzt», sagt der Gotthard-Raser später stolz zu BLICK.

Christian R. zeigt der Schweiz eine lange Nase

Das merkt auch die Polizei. Die Strasse wird blockiert, der Raser festgenommen, sein Flitzer beschlagnahmt. Den Führerausweis darf der Stuttgarter behalten.

Das private Rennen hat Folgen. Christian R. wird Ende Februar 2017 zu 30 Monaten Haft verdonnert, zwölf davon bedingt. Zur Urteilsverkündung erscheint der aber gar nicht erst. Das Urteil ist ihm piepegal.

Christian R. lebt in Deutschland und dreht der Schweiz eine lange Nase. Damit nicht genug: Der Schwabe verspottet die Schweizer auch noch als schlechte Autofahrer (BLICK berichtete).

Einreiseverbot in die Schweiz

Die Arroganz des Deutschen ärgert Staatsrat Norman Gobbi: «Er zeigte bislang keinerlei Reue. Jetzt soll ihn die ganze Härte des Gesetzes treffen.»

Ein absolutes Fahrverbot in der Schweiz hat der Tessiner Justizdirektor schon durchgesetzt. Eine Anweisung an das Zwangsmassnahmengericht ist parat. «Sobald wir das schriftliche Urteil ins Deutsche übersetzt haben, geht sie an das Bundesamt für Justiz nach Bern», sagt Norman Gobbi. «Das soll das deutsche Justizministerium auffordern, Christian R. in Deutschland zu inhaftieren.»

Damit nicht genug. Auch das Migrationsamt wird seinen Beitrag leisten. Gobbi: «Ich will, dass der Gotthard-Raser ein Einreiseverbot für die Schweiz erhält.»

*Name bekannt

Articolo di Myrte Müller: http://www.blick.ch/news/schweiz/tessiner-staatsrat-norman-gobbi-40-macht-ernst-die-jagd-auf-den-gotthard-raser-ist-eroeffnet-id6609576.html

Gobbi contro il pirata della strada: «Pronta la lettera per incarcerarlo in Germania»

Da Ticinonline | Il 42enne tedesco era stato condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di prigione in contumacia

BELLINZONA – Il pirata della strada tedesco, condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di carcere in contumacia, è sempre nel mirino di Norman Gobbi.

Il direttore del DI confida al “Blick” che tutte le autorità federali coinvolte dovrebbero collaborare per catturare il pirata della strada tedesco. «Con la sua corsa non ha messo in pericolo solo la vita dei ticinesi, ma anche quella di gente residente in altri cantoni».

Il 42enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari.

Il pirata non si era mai pentito dei suoi gesti e anzi si era divertito nello sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici. Questo agire arrogante ha fatto parecchio arrabbiare Gobbi. «Non ha mostrato alcun rimorso. Ora dovrà subire tutta la forza della legge svizzera». Il divieto di circolazione in Svizzera è già stato comminato all’uomo. E una lettera per far incarcerare il pirata della strada in Germania sta per essere inviata al Ministro della Giustizia tedesco. Ma non è tutto, Gobbi vuole un contributo pure dall’Ufficio della migrazione. «Voglio che ottenga un divieto di entrata in Svizzera».

Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Dal Mattino della domenica | Il Dipartimento di Norman Gobbi attivo nella lotta contro il tifo violento

È appena finita la stagione di hockey, e da tifoso dell’Ambrì-Piotta posso dire che anche quest’anno ho potuto tirare un respiro di sollievo dopo la partita di giovedì scorso, che ha permesso alla squadra leventinese di conquistare la salvezza in Lega Nazionale A. Un risultato che si rivela fondamentale non solo a livello sportivo bensì anche per l’economia di tutta la regione. Il Ticino “hockeystico” potrà dunque vivere anche la prossima stagione i derby che appassionano l’intero Cantone e non solo. L’attività nelle piste di ghiaccio si congeda quindi per qualche mese, ma gli stadi di calcio si fanno sempre più affollati proprio in queste settimane nel culmine della stagione agonistica, complice il clima che si fa via via più mite.

Ma non è di sport che vi voglio parlare in questo mio contributo, bensì di quello che nello sport non dovrebbe esserci: la violenza sugli spalti e fuori da stadi di calcio e piste di ghiaccio. L’hooliganismo è purtroppo una realtà che resiste negli anni, e per la quale vengono applicate diverse misure di sicurezza. Come riporta la statistica annuale della Polizia cantonale, nel 2016 gli impieghi di Mantenimento ordine durante le partite sono stati 66, di cui 21 per il calcio e 45 per l’hockey, e hanno visto impegnati 2’801 agenti. Costo totale: circa 2.5 milioni di franchi. Quello della tifoseria violenta è un problema rilevante, e non solo per le casse cantonali, ma soprattutto per chi vorrebbe andare alla pista o allo stadio per passare una bella serata in compagnia, magari con la famiglia, all’insegna dello sport e del sano divertimento, senza trovarsi in mezzo a delle situazioni come minimo spiacevoli, se non di vero e proprio pericolo.

Come tenere lontani da questi luoghi quindi, chi ci va solo per cercare di rovinare il divertimento altrui, soprattutto se già conosciuto dalla Polizia? Con il mio Dipartimento stiamo attualmente lavorando per proporre una normativa cantonale per concretizzare l’utilizzo di braccialetti elettronici in ambiti come quello dell’hooliganismo.Questi dispositivi non sono nuovi alle nostre latitudini: in Ticino si utilizzano in realtà già da 18 anni negli arresti domiciliari, in quanto il nostro Cantone è inserito nel progetto pilota della Confederazione, assieme a Berna, Basilea Città, Basilea Campagna, Vaud, Ginevra e Soletta, per testate l’efficacia di questa modalità di esecuzione della pena. Dato il successo riscontrato, dal 1. gennaio 2018 diventerà una realtà a livello nazionale, ed entrerà a far parte del Codice penale svizzero.

La novità è che quest’anno in Ticino è entrata in funzione una nuova generazione di braccialetti, che permette la geolocalizzazione. Non si tratta più quindi di una tecnologia che rileva la distanza da un “modem” installato in casa, ma si tratta della tecnologia dell’azienda elvetica Geo-Satis, che permette di seguire gli spostamenti di chi indossa il dispositivo con un sistema simile alle nostre applicazioni per smartphone. Una novità che rende il suo utilizzo efficace non solo nell’ottica di assicurarsi che qualcuno non esca dalla propria abitazione, ma alfine di accertarsi che qualcuno non frequenti determinate aree, come quelle nei dintorni di stadi e piste di ghiaccio. Il braccialetto elettronico può diventare quindi un ottimo strumento per assicurare che chi ha già creato più volte problemi non si presenti a crearne ancora in occasione di altre partite: una modalità che permette di avere un miglior controllo e una garanzia più elevata che persone violente non mettano piede all’interno dell’area critica. Uno strumento importante dunque per accrescere la sicurezza dei nostri stadi e nelle nostre piste di ghiaccio, luoghi che devono rimanere di sano divertimento, innanzitutto per le famiglie e per i bambini.

Come alternativa alla detenzione, l’utilizzo di questo dispositivo in fase sperimentale nel nostro Cantone ha già dato i suoi frutti dal lato economico. In una situazione di sovraffollamento e di forte pressione delle nostre Strutture carcerarie, il braccialetto elettronico, al quale nel 2016 sono state sottoposte 20 persone, ha sgravato i carceri di 1’552 giornate di detenzione. Il calcolo è facile se pensiamo che il costo medio di una giornata di detenzione in carcere chiuso è di 300 franchi, con 8 franchi a carico del condannato, mentre il prezzo di un singolo braccialetto attualmente è di 18 franchi al giorno, con 10 franchi a carico del condannato. Una differenza importante che ha un impatto positivo sulle nostre finanze pubbliche.

Il Ticino è ancora una volta pioniere nell’ambito della sicurezza e laboratorio per la sperimentazione d’innovazione: una sperimentazione dalla quale tutta la Svizzera potrà trarre vantaggio, all’insegna di nuove modalità di detenzione alternativa, valide ed economiche, ma anche nella sperimentazione di nuove misure per la lotta all’hooliganismo, sfruttando le nuove tecnologie a favore della sicurezza di tutti i tifosi negli stadi di calcio e alle piste di ghiaccio, e di tutti i ticinesi amanti del vero sport!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni