Rinforzi da altri cantoni

Rinforzi da altri cantoni

Da RSI.ch | I dipartimenti di giustizia e polizia lavorano a una soluzione per far fronte al flusso di migranti da sud

Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Rinforzi-da-altri-cantoni-8965375.html

Un contingente costituito da agenti di altri cantoni potrebbe essere impiegato a fianco della polizia ticinese e schierato alla frontiera sud a partire dalla prossima estate, per far fronte al previsto aumento del flusso di migranti. È questa l’idea a cui stanno lavorando i direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia insieme ai comandanti dei vari corpi.

Le guardie di confine sono infatti “sotto pressione e sottodotate a livello di effettivo”, ha detto il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana, che lamenta come le autorità federali non vogliano riconoscere questa situazione di difficoltà, tanto che la proposta di schierare la polizia militare è stata congelata, come ha fatto sapere Ueli Maurer.

Le discussioni sono state avviate da alcune settimane, “c’è interesse a mantenere sicura la frontiera perché ne beneficerebbero tutti”, ha detto Gobbi. Ci vorrà però ancora l’avallo di un organo politico. L’impiego di agenzie di sicurezza, ipotizzato da Maurer, “è da respingere al mittente” secondo il capo del DI, “perché si tratta di un ambito chiaramente di sovranità dello Stato”.

Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi torna sulla polemica tutta italiana della chiusura notturna dei valichi e spiega ancora una volta gli obiettivi della misura

Sì, l’ho detto. E non ho problemi a ripeterlo. Se fosse dipesa da me la decisione, avrei chiuso durante la notte tutti i valichi secondari in Ticino, e non mi sarei limitato a un fase sperimentale della durata di sei mesi. Negli scorsi giorni sono stato contattato da diversi media italiani e mercoledì pomeriggio sono stato ospite di una trasmissione radiofonica della rete italiana rai. Ho voluto ribadire la mia posizione ma anche quella del Consiglio federale perché dall’altra parte del confine regnano confusione e disinformazione.

Ancora una volta quindi, cosa è successo realmente?

Andiamo con ordine: dal 1 aprile scorso i tre valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga chiudono per un periodo di sei mesi, a titolo sperimentale, dalle ore undici di sera alle cinque di mattina. Lo scopo? Vogliamo fermare la criminalità transfrontaliera. Grazie a questa misura le nostre forze dell’ordine – così come pure quelle italiane – potranno concentrare i loro sforzi altrove. Questa è stata la volontà del Consiglio federale che ha voluto dar seguito alla mozione inoltrata dalla nostra Consigliere nazionale Roberta Pantani nel 2014. Una risposta a una richiesta chiara del Canton Ticino: far fronte al fenomeno dei furti nelle abitazioni che con l’imbrunire toccava soprattutto molti paesi situati sulla fascia di confine nel Mendrisiotto e nel Malcantone. Avrei voluto la chiusura di tutti i valichi secondari, e non solo di tre. Con questa affermazione non sto discriminando e non sto offendendo nessuno.

E allora cosa ha dato fastidio dall’altra parte del confine? La risposta è chiara: l’informazione istituzionale tra il Governo centrale italiano e i comuni di confine non è avvenuta. Invece di chiedere spiegazioni in Svizzera puntando il dito contro il Governo ticinese e quello federale, i sindaci della fascia di confine avrebbero semmai dovuto chiedere delucidazioni ai loro politici a Roma.

Infatti, nella massima trasparenza le Autorità federali – come confermato proprio da Berna negli scorsi giorni – hanno informato l’Italia già un anno fa. Il Consigliere federale Burkhalter aveva incontrato a questo proposito il ministro italiano Gentiloni già nel 2016. Da parte nostra, come Cantone, avevamo dato informazioni puntuali a partire dal 2015 tramite la Regio insubrica.

Stiamo lavorando in modo serio e coordinato e non tollero che si butti fango sull’operato delle Autorità cantonali e federali per un problema di comunicazione tra Roma e i Comuni della fascia di confine. Ma soprattutto non tollero che si faccia finta di non capire! Si è parlato di misure discriminatorie e parlo al plurale perché oltre alla chiusura notturna dei valichi nel calderone caotico montato ad arte al di là del confine è finita anche la misura del casellario. Ancora una volta: non stiamo discriminando gli italiani!
Ho provato a spiegarlo di nuovo: tutti i cittadini dell’Unione europea, di Islanda, Finlandia e Liecthenstein quando richiedono un permesso di soggiorno o di lavoro devono presentare il casellario giudiziale.

Stiamo lavorando per tutelare gli interessi dei Ticinesi. La sicurezza prima di tutto. Vogliamo impedire ai criminali di entrare a piede libero nel nostro territorio. Chi non ha commesso reati non ha nulla da temere.

Invece di scomodare l’Ambasciatore svizzero a Roma per questioni simili – evidentemente per reagire alle rimostranze dei parlamentari – alla Farnesina forse avrebbero dovuto agire diversamente. Ci sono motivi ben più gravi per cui varrebbe la pena scomodare un ambasciatore, soprattutto quando il problema è una mancata informazione tra autorità dello stesso Paese.

Per quel che mi riguarda non intendo fare dietrofront su misure come la chiusura dei valichi o la presentazione del casellario giudiziale solo perché dall’altra parte del confine è più facile sbraitare piuttosto che andare al nocciolo del problema. Continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi. La concretezza prima di tutto!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Coordinamento dei controlli di velocità sulle strade, collaborazione tra Polizie cantonale e comunali, stato del progetto «Polizia ticinese» e strategia di accoglienza dei Nomadi sul nostro territorio. Sono questi i principali temi discussi oggi pomeriggio a Bellinzona, durante il 12. incontro della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

L’incontro odierno ha permesso, come di consueto, un confronto fra i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.

Il centro della discussione è stato anzitutto occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il bilancio della riorganizzazione è considerato finora positivo, da tutti i partner coinvolti. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’intenzione del Dipartimento di procedere in futuro a ulteriori accorpamenti – in particolare tra Mendrisio e Chiasso e fra Locarno e Ascona – e anticipato l’intenzione di avviare a breve una procedura di consultazione.

I partecipanti alla riunione sono stati informati sulle decisioni prese dal Consiglio cantonale dei comandanti in relazione alle nuove impostazioni dei controlli di velocità sulle strade ticinesi, dando seguito a quanto approvato dal Governo nello scorso mese di febbraio. In futuro, le polizie ticinesi dovranno coordinare i loro programmi di controllo della velocità tramite apparecchi mobili, in modo da evitare sovrapposizioni nel tempo e nello spazio. Le misure necessarie saranno adottate nei prossimi mesi. A partire dal 1. luglio 2017, invece, prenderà avvio la segnalazione dei controlli radar mobili, tramite gli strumenti della comunicazione istituzionale. I dettagli in merito a questa novità saranno presentati prossimamente alla popolazione.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine reso noto che il Gruppo di lavoro sul progetto «Polizia ticinese» ha iniziato a riunirsi – i risultati saranno sottoposti al Dipartimento delle istituzioni entro la fine del 2017 – e che i Comuni riceveranno a breve nuove direttive per regolare l’occupazione abusiva degli spazi pubblici, in particolare per quanto riguarda la permanenza di carovane nomadi su territorio comunale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 21 dicembre 2017.

Valichi Nessun dietrofront sulla chiusura

Valichi Nessun dietrofront sulla chiusura

Dal Corriere del Ticino | Berna conferma: Roma è stata informata oltre un anno fa – Ma intanto oltre confine è riesplosa la polemica Norman Gobbi: «Reazione tardiva, non tocca al Ticino sopperire ai problemi di comunicazione dell’Italia»

Non ci sarà nessuna retromarcia sulla chiusura notturna dei valichi minori di Novazzano paese, Pedrinate e Ponte Cremenaga. L’ha confermato all’ATS Roland Meier , portavoce del Dipartimento federale delle finanze, che ha inoltre precisato come le autorità italiane fossero a conoscenza del progetto già dallo scorso marzo. Ovvero da quando il direttore del Dipartimento degli affari esteri Didier Burkhalter aveva comunicato la decisione al suo omologo Paolo Gentiloni, oggi premier italiano. Insomma, tanto rumore per nulla? «L’impressione è che si reagisca a scoppio ritardato – commenta il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , da noi interpellato – le autorità italiane ne erano a conoscenza da tempo: oltre all’incontro tra Burkhalter e Gentiloni, da parte nostra avevamo informato la Regione Lombardia e la Regione Piemonte già nel 2015. Poi posso immaginare che i Comuni di frontiera non abbiano ricevuto comunicazioni ufficiali da Roma, ma non sta al Ticino supplire ai problemi di comunicazione interna sul lato italiano». Martedì, a un paio di giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’ambasciatore svizzero a Roma Giancarlo Kessler era stato convocato d’urgenza alla Farnesina per fornire spiegazioni sulla chiusura dei valichi. In merito, precisa una nota del Ministero italiano degli esteri, Kessler ha sottolineato che «si tratta di una misura temporanea e sperimentale, che andrà presto rivista nel quadro di un ulteriore miglioramento della collaborazione fra forze di sicurezza». «La convocazione di Kessler la leggo come una risposta alle pressioni parlamentari – aggiunge Gobbi – fa parte del gioco ma non bisogna neppure esagerare». Di tutt’altro avviso il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo che, ieri, ha affermato: «Non è la logica dei muri e dello scontro che risolverà questo problema ma, al contrario, quella dell’incontro e della politica». L’obiettivo della Regione, ha aggiunto, «è che questa sperimentazione non proceda e che non si allarghi ad altri valichi com’era nelle intenzioni iniziali». «È l’ultimo tassello di un puzzle che dovrebbe preoccupare tutti quelli che hanno la testa sulle spalle – gli fa eco Alessandro Tarpini , responsabile nazionale dei frontalieri – una corda la si può tirare, ma a un certo punto si spezza. E dirò di più: chiudere tre valichi minori per una questione di sicurezza fa ridere i polli». Sul tema, intervistato dal Corriere del Ticino, si era espresso anche il comandante delle guardie di confine Mauro Antonini ribadendo come «la misura porterà unicamente un leggero sollievo, come l’assunzione di un aspirina quanto si ha mal di testa». Tornando oltre confine, a preoccupare Tarpini non è però «il disagio di una simile misura, piuttosto il clima generale che si sta creando e il fatto che la classe dirigente ticinese sembra fare a gara a chi la spara più grossa. In un discorso generale, tra limitazioni al mercato, controlli e provvedimenti simili c’è una corona di rosario che avrà non so quanti grani». «La scelta dei valichi è stata fatta in maniera coordinata tra le Guardie di confine e la Polizia cantonale – precisa Gobbi – sono stati scelti proprio perché valichi secondari con un’alternativa in prossimità e in territori confrontati con furti e rapine. È stata una decisione di carattere operativo, non politico». Sollecitato sull’affermazione «fosse per me li chiuderei già tutti», rilasciata ai microfoni di Radio Rai 1, Gobbi è schietto e diretto: «Come Dipartimento in fase di consultazione avevamo già risposto che eravamo per la chiusura di tutti i valichi, o comunque per la conferma di quelli presenti nel postulato di Roberta Pantani. Poi si è scelto di fare un periodo di prova, ma la mia visione politica non cambia. In fin dei conti, fino al 2009 questa era la realtà». Inoltre, conclude Gobbi, «ricordo che fino a pochi giorni fa l’unico valico doganale chiuso era quello di Maslianico. E per volontà delle autorità italiane».

(Articolo di Viola Martinelli)

Migranti, le entrate illegali aumenteranno nel 2017

Migranti, le entrate illegali aumenteranno nel 2017

Dal Giornale del Popolo | La Conferenza dei direttori di giustizia fa il punto per il Ticino

Le entrate illegali in Ticino continueranno e, forse, aumenteranno nel corso del 2017. È questo il dato che più salta all’occhio emerso dalla Conferenza latina delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia svoltasi di recente in Ticino. A riunirsi a Sud delle Alpi, sono stati in particolare i consiglieri di Stato dei Cantoni Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vaud e Vallese. Mentre i temi affrontati erano legati alla sicurezza, agli affari militari e alla protezione della popolazione, alla giustizia, ai fenomeni migratori. All’incontro, organizzato in Ticino su iniziativa del consigliere di Stato Norman Gobbi hanno pure partecipato i rispettivi comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili delle esecuzioni delle pene, che hanno contribuito alla proficua discussione svolta nel Comune di Collina d’Oro. L’incontro ha inoltre offerto l’occasione per un confronto politico ad alto livello, contribuendo a definire alcune priorità condivise da tutti i Cantoni latini, nonché far comprendere le peculiarità del Ticino inserito nella necessaria collaborazione intercantonale. Il consigliere di Stato Norman Gobbi è stato accompagnato per l’occasione dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal vice comandante della Polizia cantonale Lorenzo Hutter, dal direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini e dalla capufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini.

Il Ticino è un luogo più sicuro

Il Ticino è un luogo più sicuro

Dal Mattino della domenica | I dati presentati nel corso della settimana dal ministro della sicurezza Norman Gobbi e dalla Polizia cantonale mostrano che i furti sono diminuiti fortemente anche nel 2016

Un anno eccezionale, il 2016, per la nostra Polizia. Da più punti di vista. I nostri agenti sono stati infatti impegnati su parecchi fronti: la gestione della sicurezza in occasione di grandi eventi come i festeggiamenti per l’apertura del tunnel ferroviario del San Gottardo e il coinvolgimento nell’esercitazione internazionale Odescalchi. E poi ci sono state situazioni che non si possono prevedere fino infondo, ma a cui bisogna dare una pronta risposta. Mi riferisco alla gestione dei flussi migratori al confine sud, con cui anche la polizia cantonale si è confrontata. Sul piano internazionale, inoltre, gli attacchi terroristici che hanno toccato e ferito il nostro continente richiedono nuove e costanti misure di sicurezza aggiuntive. Nonostante queste attività eccezionali, i nostri gendarmi hanno continuato a lavorare: sul terreno e anche nell’attività inquirente. E i frutti dell’intenso lavoro sono arrivati proprio laddove la polizia svolge le proprie mansioni sul nostro territorio. I dati lo confermano: i furti con scasso sono diminuiti del 14% rispetto al 2015 e del 60% rispetto al 2013. Una diminuzione che ha toccato tutte le regioni ticinesi. Oggettivamente possiamo affermare che il nostro Cantone è diventato un luogo più sicuro. Ma come è stato possibile raggiungere questo traguardo? Negli scorsi anni sul piano politico abbiamo lavorato su più fronti. Da una parte abbiamo riorganizzato la gendarmeria, riportando i nostri agenti sul terreno, nei distretti e a stretto contatto con la popolazione. Un riscontro tangibile lo abbiamo avuto soprattutto nel Mendrisiotto che, proprio per la sua vicinanza al confine con l’Italia, in passato era la regione maggiormente afflitta da fenomeni criminali come i furti nelle abitazioni. Dall’altra abbiamo consolidato e rinvigorito anche la collaborazione con gli altri attori chiamati a garantire la sicurezza: la Confederazione (in particolare per quel che concerne il coordinamento delle attività di polizia con quelle delle guardie di confine), le autorità italiane (grazie agli ottimi rapporti abbiamo affinato la gestione dei flussi migratori e la prevenzione di attività terroristiche) e, non da ultimo, le polizie comunali con cui collaboriamo con particolare soddisfazione. Un ruolo fondamentale ovviamente lo giocano anche i nostri cittadini, vere e proprie sentinelle – come mi piace definirli – che agiscono su tutto il territorio: grazie alle loro segnalazioni prontamente inoltrate alla polizia si possono fermare i malviventi ancor prima che compiano reati.

Non possiamo tuttavia dimenticare che a contribuire a questo risultato ha contribuito sicuramente anche il potenziamento degli effettivi della cantonale. Un impegno che mi sono assunto fin dai miei primi giorni in Consiglio di Stato. Non ho intenzione di sacrificare la sicurezza dei Ticinesi, per raggiungere questo obiettivo. Il personale impiegato in Polizia non sarà toccato, questo è poco ma… sicuro (da più punti di vista).

Nonostante le statistiche confortanti sull’operato delle forze dell’ordine, la guardia deve tuttavia rimanere alta. Quando a inizio anno mi sono recato in visita al rapporto annuale del corpo di polizia l’ho fatto presente a tutti gli agenti. Il 2017 si prospetta un altro anno impegnativo sul fronte della sicurezza. In particolare per quel che concerne la gestione dei flussi migratori: i dati d’altra parte parlano chiaro, il fenomeno non tende a diminuire. Anzi, le tendenze di questi primi mesi dell’anno ci confermano che la fascia di confine sarà sollecitata anche quest’anno. Come negli scorsi anni però non siamo rimasti con le mani in mano. Lo Stato maggiore cantonale per la migrazione è già operativo dal 2015 e per poter gestire dal profilo finanziario questo importante lavoro – che svolgiamo non solo per il Ticino ma per tutta la Svizzera – ho chiesto alla Confederazione di partecipare alle spese di gestione. Siamo in attesa di una risposta, ma una cosa è sicura: non ho intenzione di mollare! E continuerò a lavorare intensamente per continuare a rendere il nostro Ticino un luogo sicuro, per tutte le Ticinesi e i Ticinesi.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta di martedì, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio relativo alla modifica dell’articolo 9a della Legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol) concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica. Nello specifico, la modifica proposta dal Governo prevede che spetterà sempre, come ora, all’Ufficiale di polizia decidere l’allontanamento di una persona dal suo domicilio così come il divieto di frequentare determinati luoghi, se questo mina alla sicurezza dei suoi familiari. Ciò senza tuttavia più coinvolgere sistematicamente la Magistratura, come avviene oggi. Verrà inoltre creata la base legale che permetterà al servizio competente per il sostegno e la consulenza agli autori di violenza domestica (Ufficio dell’assistenza riabilitativa) di ricevere tutte le decisioni di allontanamento e di contattare tutti gli autori. Una modifica tesa ad accrescere la sicurezza delle persone toccate da episodi di violenza domestica.

L’attuale art. 9a LPol è stato adottato il 27 febbraio 2007 quale misura preventiva con l’obiettivo di assicurare la protezione immediata della vittima indipendentemente dalla perseguibilità penale dell’atto di violenza. L’Ufficiale di polizia può decidere l’allontanamento per dieci giorni di una persona dal suo domicilio e vietargli l’accesso a determinati locali e luoghi, se essa rappresenta un serio pericolo per l’integrità fisica, psichica o sessuale di altre persone facenti parti della stessa comunione domestica. La vigente norma prevede il coinvolgimento sistematico del Pretore, che deve decidere la conferma o la revoca della misura dell’allontanamento.

Dall’esperienza di questi anni risulta che tutte le decisioni emanate dalla Polizia sono state confermate (dal 1. gennaio 2008 al 31 dicembre 2016 ben 616 decisioni di allontanamento), ad eccezione di una decisione, annullata a causa di lacune formali. Il Consiglio di Stato propone quindi di rinunciare al coinvolgimento obbligatorio del Magistrato per la conferma o revoca della misura dell’allontanamento. Tale provvedimento potrà comunque essere contestato, entro tre giorni dalla notifica, davanti al Pretore, ciò che consentirà la salvaguardia dei diritti delle persone interessate.

Il messaggio contempla anche la proposta di prevedere nella LPol la base legale per la trasmissione automatica delle decisioni di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), servizio competente per il sostegno e la consulenza in materia di violenza domestica, alfine di rendere possibile a quest’ultimo una presa di contatto proattiva con tutti gli autori di violenza domestica. L’approccio proattivo implicherà la presa di contatto con le persone violente, allo scopo di informarle rapidamente sui loro diritti e doveri e di dimostrare loro che possono ricorrere all’aiuto di servizi specializzati. Per fornire alcune cifre, nel 2016 l’UAR ha preso a carico, con il consenso dell’autore 81 persone nell’ambito della violenza domestica, contro le 76 del 2015.

Entrambe le proposte elencate vanno nella direzione auspicata dalla deputata Delcò
Petralli con la mozione del 27 giugno 2012 “Procedura in ambito di violenza domestica”.
Il Consiglio di Stato non ritiene tuttavia opportuno affrontare nell’ambito della LPol la questione del sostegno riabilitativo obbligatorio per gli autori di violenza domestica, pure richiesto dalla deputata nell’atto parlamentare citato. Tale questione necessita di approfondimenti che verranno effettuati dalla Commissione di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica. Con il messaggio in questione l’Esecutivo propone infine di istituire la base legale affinché le Polizie comunali, intervenute per conflitti in ambito famigliare, siano tenute a trasmettere automaticamente alla Polizia cantonale copia della documentazione relativa a tali interventi.

In generale, il messaggio governativo è volto ad accrescere la sicurezza delle persone
coinvolte in episodi di violenza domestica, mediante risposte più rapide ed efficaci da
parte delle autorità competenti. Un ambito, quello della violenza domestica, delicato e
sensibile, toccando la famiglia e quindi il nucleo della nostra società per il quale la
collettività chiede un intervento, a tutela anche delle generazioni future. Un ambito
all’interno del quale la sicurezza rappresenta un bene ancor più primario agli occhi delle persone toccate, che richiede un intervento deciso e responsabile da parte delle
Istituzioni.

Sempre meno furti in Ticino

Sempre meno furti in Ticino

Da Ticinonews.ch | Ecco il rapporto di attività 2016 della Sezione reati contro il patrimonio. In calo anche le truffe dei falsi nipoti

In Ticino anche nel 2016 i furti hanno fatto segnare nuovamente una importante diminuzione. Dal rapporto sull’attività della Sezione reati contro il patrimonio emerge infatti che lo scorso anno i furti (4’364, esclusi i furti di veicolo) sono ancora diminuiti del 14%.

A questo risultato hanno contribuito tutte le categorie, da quelli con scasso (1’557, -14%), a quelli senza scasso (2’340, -9%), a quelli commessi nei veicoli (467, -32%). Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni, la diminuzione è stata del 14% poiché sono passati dai 1’093 del 2015 ai 941 del 2016 (dal 2013 al 2016 si registra un -60%, da 2’328 a 941). Per quanto riguarda la totalità dei furti nelle abitazioni (compresi quelli senza scasso) la diminuzione è stata del 7%, dai 1’457 del 2015 ai 1’355 del 2016. Il 25% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati; la percentuale era del 35% nel 2015.

Il risultato positivo è dovuto ad un cambiamento nelle varie attività con una pronunciata e costante presenza capillare di agenti della Polizia cantonale sul terreno, in collaborazione con i partner della sicurezza (Polizie comunali e Guardie di confine), al costante lavoro di prevenzione e di analisi svolto quotidianamente nonché all’introduzione di mezzi tecnici e investigativi più performanti. In generale tutto il territorio cantonale, escluse alcune limitate zone, ha beneficiato della diminuzione dei furti.

Le indagini che hanno maggiormente impegnato la Sezione reati contro il patrimonio (RCP) nel 2016 sono legate a bande, composte da nomadi, albanesi e romeni, dedite ai furti con scasso in abitazioni e provenienti dalla vicina Italia e dalle nazioni dell’Est. In quest’ambito una complessa inchiesta condotta nel corso del 2016 ha permesso di porre fine alle attività criminali di una banda composta da oltre 20 autori, alcuni minorenni. Oltre una cinquantina i colpi da loro messi a segno in Svizzera con ingente refurtiva composta da denaro e gioielli. La base della banda era ubicata in un campo nomadi di Roma e da lì si spostavano verso nord utilizzando veicoli noleggiati in Svizzera. L’inchiesta, partita dal Ticino e non ancora conclusa, ha permesso di effettuare numerosi arresti pure in altri cantoni svizzeri. Un’altra indagine ha portato all’arresto di alcuni individui facenti parte di una banda dedita allo scasso che ha messo a segno 35 furti in poco più di due mesi. Valore della refurtiva circa 300’000 franchi. Un’importante inchiesta ha permesso inoltre di arrestare tre scassinatori albanesi che colpivano nella zona del Malcantone in abitazioni, case di vacanza e rustici. Gli scassinatori agivano in banda in un territorio molto vasto e si spostavano esclusivamente a piedi in zone boschive, anche impervie. Lo sforzo investigativo, che ha permesso di chiarire circa 110 furti avvenuti nel 2016 e una ventina tra il 2014 e il 2015, e sul terreno, con appostamenti e dispositivi congiunti, è stato notevole. Il loro fermo ha permesso di interrompere le scorribande.

Le aziende e i negozi non sono stati risparmiati dai malviventi. Particolarmente alcuni rivenditori del settore si sono visti alleggerire di diverse biciclette molto costose. Gli autori dei furti, di origine rumena e facenti parte di due distinti gruppi organizzati, si sono pure impossessati di alcuni volanti di prestigiose auto. Alcuni di loro sono stati identificati in fase di indagine. Per quanto riguarda i borseggi, è stata sgominata una banda che ha agito su tutto il territorio nazionale in modo meticoloso e sistematico (45 i reati commessi tra furti e prelievi di denaro contante). Si tratta di cittadini e cittadine bulgare che agivano nei supermercati, estremamente mobili ed organizzati da riuscire in una sola giornata a spostarsi in più cantoni della Svizzera. Alcuni componenti di questa banda sono stati condannati mentre altri sono ancora ricercati.

Le inchieste nell’ambito delle opere d’arte sono state una dozzina. In questo settore si evidenziano tre rogatorie provenienti da Francia, Italia e Svizzera (rogatoria intercantonale). Quest’ultima concerneva alcuni reperti archeologici egizi. Grazie alla collaborazione con il CCPD di Chiasso è stato restituito al legittimo proprietario un dipinto del famoso artista Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto. L’opera è stata sequestrata diversi anni fa. A livello locale è stato dissequestrato un dipinto di Filippo Franzoni che in passato era stato indicato come falso. Gli accertamenti esperiti hanno però permesso di ricostruirne la storia ed i passaggi di proprietà fino ai primi decenni del secolo scorso. Un‘ulteriore indagine ha portato alla luce il tentativo di vendita di alcune uova Fabergé. Le stesse, indicate come provento di un furto commesso all’estero, sono in realtà risultate delle copie dozzinali.

Al capitolo truffe dei falsi nipoti, si può affermare con soddisfazione che il fenomeno è sensibilmente diminuito grazie all’attività di contrasto e informazione effettuata negli scorsi anni. Le truffe portate a termine si sono praticamente azzerate ed i tentativi commessi tramite telefonate provenienti dall’estero si sono ridotti a poche decine. Il fenomeno è comunque ben presente negli altri cantoni della Confederazione e nel nord Italia e quindi bisogna continuare ad essere vigili. I risultati fin qui ottenuti premiano e gratificano il lavoro degli inquirenti e spronano a non abbassare mai la guardia. Parallelamente si è pure indagato su altre casistiche. Le vittime, persone anziane, venivano avvicinate da uomini che si fingevano impiegati di aziende elettriche o del gas. I finti impiegati, avanzando pretesti diversi e utilizzando a volte delle apparecchiature specifiche, riuscivano ad entrare in casa. Raggiunto lo scopo, chiedevano alle vittime di nascondere denaro e gioielli in un luogo indicato come sicuro. Dopodiché si impossessavano della refurtiva. In quest’ambito si segnalano tre colpi riusciti ed altrettanti tentativi.

In relazione ai rip-deal, alcune inchieste aperte nel 2015 sono continuate anche lo scorso anno. Una in particolare, relativa ad un bottino di 60 chili di oro, è ancora in corso in collaborazione con gli inquirenti italiani. Un ripdeal è stato portato a termine ad inizio novembre 2016 in un albergo del centro di Lugano. Vittime due cittadini stranieri residenti oltralpe che hanno consegnato 100’000 franchi in cambio di 86’000 euro, risultati poi dei “fac-simile”.

I casi di skimming (acquisizione illecita di dati) commessi in Ticino a danno di persone che utilizzano bancomat o altri apparecchi automatici funzionanti con carte di credito sono stati 5. Due nel Sopraceneri, nella prima parte dell’anno, e tre ad inizio novembre 2016 nel Luganese. Si segnala un nuovo sistema, non più basato sull’applicazione di un lettore dati sulla parte esterna del bancomat. Si tratta di un sottile lettore che viene introdotto nella fessura d’inserimento delle carte di credito che legge i dati senza ostacolare la normale funzione di immissione e di espulsione della carta. Nei casi in cui è stato usato questo stratagemma, tre lettori sono stati sequestrati e neutralizzati. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che i due autori, a volte in collaborazione con un complice, hanno effettuato skimming in sette altri cantoni svizzeri. L’inchiesta ha permesso di identificare in due cittadini bulgari gli autori dei reati, su cui pende un mandato di cattura.

Articolo: http://www.ticinonews.ch/ticino/366186/sempre-meno-furti-in-ticino

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Dal Giornale del Popolo | Il bilancio 2016 dell’attività della Polizia conferma la tendenza a una diminuzione dei reati/ Meno furti con scasso, più persone controllate. Gobbi: «Risultati frutto di scelte ben precise». Cocchi: «Sono contento»

I reati in Ticino nel 2016 sono aumentati, ma non in maniera così importante, se si guarda agli ultimi 8 anni, periodo nel quale sono sempre stati in diminuzione e, soprattutto, non così tanto come negli altri Cantoni svizzeri. A dirlo sono stati ieri i vertici della Polizia cantonale e del Dipartimento delle istituzioni (DI), convocando a Bellinzona la stampa per il bilancio 2016 d’attività della Polizia cantonale Nel “mare magnum” dei dati sui reati 2016, che saranno resi noti nei prossimi giorni in dettaglio, alcuni numeri saltano però all’occhio. E sono quelli relativi ai furti con scasso, «scesi del 14% rispetto al 2015 – ha precisato il comandante della Polizia Matteo Cocchi – e diminuiti del 60% se si confrontano i dati 2016 con quelli 2013». Non a caso «i furti con scasso – ha precisato Cocchi – erano una problematica quando sono arrivato, cinque anni fa, mentre oggi, grazie alla riorganizzazione interna, alla presenza più massiccia sul territorio di agenti e alla rinnovata collaborazione con le Guardie di confine e con le Polizie comunali», lo sono molto meno e per questo «sono contento». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il direttore del DI, Norman Gobbi. «Il successo della diminuzione dei furti con scasso, soprattutto nel Mendrisiotto – ha riferito – è ascrivibile a una migliore presenza della Polizia sul territorio, resa possibile anche dall’adeguamento degli effettivi ». «Nonostante un leggero aumento delle infrazioni – ha rilevato Paolo Bernasconi, collaboratore scientifico della Polizia – il 2016 è in linea con una riduzione degli stessi a livello storico». Sì, perché accanto alla citata diminuzione dei furti, v’è da registrare «una lieve diminuzione degli incidenti stradali – ha evidenziato il comandante –, una forte diminuzione delle vittime stradali (-19%) e un aumento dei nominativi controllati (+10%)». Particolare non trascurabile, a brillare l’anno scorso è stata anche la gestione di alcuni eventi, situazioni ed emergenze del tutto nuovi, «come la sicurezza garantita in occasione dell’inaugurazione della galleria ferroviaria di AlpTransit il 2 giugno scorso – ha rimarcato Gobbi – resa possibile grazie a un’unica condotta d’impiego tra Polizia cantonale e Polizia urana», una vera e propria «primizia a livello svizzero», ha precisato Cocchi, o «l’esercitazione “Odescalchi”, qualcosa di davvero nuovo ed eccezionale – ha continuato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni – con cui sono stati perfezionati i meccanismi di collaborazione tra Italia e Canton Ticino nell’ambito di vari partner di primo intervento». O ancora «la gestione dei flussi migratori, che, grazie alla preparazione degli enti coinvolti (esercito, polizia e uffici della migrazione) – ha aggiunto il ministro – ha permesso di evitare bivacchi all’aperto come in Italia, e assorbire al meglio una situazione davvero critica». Non meno rilevante, ha affermato il consigliere di Stato, è stata inoltre «la gestione di eventi internazionali, come il Festival del Film di Locarno », in piena emergenza terrorismo, cioè quando si era appena verificato l’attentato a Nizza e «le attenzioni e le misure di prevenzione sono state accresciute». Tutto questo, quando l’evoluzione della minaccia terroristica, ha indicato dal canto suo il comandante Cocchi, potrebbe creare problematiche anche in Ticino e per questo «deve obbligare le forze di polizia a trovare soluzioni». Come? Attraverso «un miglioramento dell’analisi del fenomeno e con un adeguamento dei dispositivi di sicurezza », ha puntualizzato Cocchi. Tra le novità in cantiere, vi è poi quella di arginare meglio la violenza domestica, attraverso un messaggio governativo ad hoc, ora sul tavolo del Consiglio di Stato, così «da abbassare il rischio recidiva ed evitare aggravi formali ai Pretori», ha affermato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Per la criminalità vita dura anche nel resto del Paese
Il 2016 in Svizzera si è distinto per un calo del 4,1% dei reati al Codice penale (CP). La diminuzione più sensibile riguarda i furti che hanno fatto segnare un -11% rispetto al 2015. Il trend positivo prosegue dal 2009 quando nella Confederazione si contavano 201 furti al giorno, contro 127 l’anno scorso. L’evoluzione è analoga per la criminalità minorile: rispetto al 2009 gli imputati di meno di 18 anni sono due volte meno numerosi. Questi i principali dati che emergono dalla statistica criminale di polizia (SCP) dell’Ufficio federale di statistica (UST) pubblicata ieri. La statistica non si limita alle violazioni del CP, che hanno raggiunto il livello più basso dal 2009, ma riguarda anche le infrazioni alla legge sugli stupefacenti (LStup), diminuite del 3,3%, quelle alla legge sugli stranieri (LStr, -0,7%) e quelle al codice della strada (stabili). Una tendenza inversa si registra riguardo alle calunnie e ingiurie. Le denunce sono aumentate del 16,5% da un anno all’altro e raddoppiate dal 2009, passando da 667 nel 2009 a 1.384.

Reati contro il patrimonio
Tra le infrazioni al CP, il 67,5% ha riguardato i reati contro il patrimonio. Un po’ meno della metà sono stati furti: circa 147mila nel 2016, che addirittura salgono a 189mila se si considerano anche i furti di veicoli. Un’altra percentuale importante di reati patrimoniali è rappresentata dai danneggiamenti alla proprietà: circa 44mila non in combinazione con furti. Con un nuovo calo di circa 20mila reati (-6,1%) tra il 2015 e il 2016, quelli contro il patrimonio registrano i valori più bassi dall’introduzione della nuova SCP nel 2009 (2016: circa 316mila; 2015: circa 336mila). Il calo più marcato riguarda i furti con scasso: -12,8% a circa 37mila.

Reati violenti
Per quanto concerne i reati violenti l’UST ha distinto quelli con una «violenza grave» dagli altri. Lo scorso anno i primi sono stati il 3,3% (3,2% nel 2015). Tra questi rientrano ad esempio gli omicidi (45 compiuti e 187 tentati), le lesioni personali gravi (573) e la violenza carnale (588). Complessivamente ne sono stati compiuti 1.407, 49 in più (+3,6%) rispetto all’anno prima. Rispetto al 2015 sono leggermente aumentate anche le lesioni semplici (+406, +5,5%), le coazioni (+260, +11,6%) e le vie di fatto (+275, +2,3%), mentre si è osservato un calo della partecipazione ad aggressioni (-106, -7,7%) e della partecipazione alle risse (-28, -3,0%).

Violenza domestica
Nel 2016 sono stati registrati 17.685 reati di violenza domestica (2015: 17.297, +2,2%). Nella maggior parte dei casi si trattava di violenza all’interno di una coppia. Il 42,2% (2015: 63,2%) degli omicidi consumati ha avuto luogo nella sfera domestica (ovvero 19 omicidi, 2015: 36). Questo dato è inferiore rispetto alla media degli ultimi anni (2009-2015: 26). Dalla statistica emerge che 18 delle 19 vittime sono state donne. Dato che i reati in relazione con la violenza domestica non danno sempre luogo a una denuncia, tali cifre non corrispondono alla violenza domestica nel suo insieme, ma soltanto ai reati segnalati e registrati dalla polizia, avverte l’UST.

Integrità sessuale
Lo scorso anno sono stati registrati 7.329 reati contro l’integrità sessuale. Le denunce hanno registrato un nuovo aumento, dell’8,5% (+573 reati rispetto al 2015), principalmente dovuto a un incremento dell’esercizio illecito della prostituzione (+211, +18,6%), della pornografia (+174, +15,6%), delle molestie sessuali (+132, +12,5%), della violenza carnale (+56, +10,5%) e del promovimento della prostituzione (+51, +39,2%).

Per il comandante servono analisi e dispositivi adeguati
«Terrorismo da tenere sott’occhio»

Per combattere la minaccia terroristica fondamentalista islamica occorre dialogare e collaborare maggiormente tra tutte le forze di polizia (cantonali e federali), anche perché l’evoluzione di questa minaccia potrebbe arrecare problemi anche al Ticino. Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale ticinese, non ci è andato giù leggero ieri, commentando gli attacchi internazionali che si sono verificati attorno ai nostri confini. Anche perché, forse, l’inchiesta della Polizia federale, partita proprio da un’indagine degli inquirenti ticinesi, che ha portato all’arresto di un presunto reclutatore dell’ISIS nell’ambito della vicenda Argo 1, qualche attenzione l’ha sollevata.

Dialogo e collaborazione però non bastano. È corretto comandante?
Certamente, servono anche un miglioramento della capacità di analisi e dispositivi adeguati. Inoltre, visto che non è possibile sapere quando un attentato terrorista si verifica, occorre aumentare anche la celerità d’intervento. Non da ultimo, è altresì importante anche la formazione e la sensibilizzazione del personale di polizia.

Un’altra sfida citata ieri in conferenza stampa rimane quella del flusso di migranti.
Sì, giacché il flusso non terminerà nel 2017 e neppure nel 2018. Grazie però a una pianificazione a lungo termine, già attivata nel 2015, abbiamo raggiunto risultati lungimiranti, tant’è vero che l’anno scorso siamo stati in grado di reagire velocemente non appena la situazione è diventata più critica. Molto importante e centrale in questo ambito è il lavoro di collaborazione tra i vari Stati Maggiori di Polizia.

Un risultato di tutt’altro tipo, ma comunque vincente, l’anno scorso l’avete raggiunto con la formazione delle Guardie pontificie.
In effetti, va sicuramente fatto un plauso a chi ha visto più in là, permettendoci di arrivare per primi. L’accordo di formazione sottoscritto con la Guardia pontificia è stato sicuramente un ottimo risultato.

La manifestazione non autorizzata di sabato scorso a Berna, in cui sono rimasti feriti otto agenti di polizia, ha riportato alla ribalta il tema della violenza nei confronti della Polizia.
Questo fenomeno c’è e deve preoccupare, tanto più che è in aumento. Sono situazioni che allarmano e devono far pensare. È importante che le Istituzioni reagiscano. Occorre insomma dare una risposta anche a livello normativo e mi sembra che si stia andando in questa direzione.

A Rancate si va sul… sicuro

A Rancate si va sul… sicuro

Da laRegione | Stanziato quasi un milione a copertura del servizio di sicurezza al Centro temporaneo migranti – Il Cantone ha già assegnato l’incarico (dietro concorso) alla Securitas. Ci si prepara a fronteggiare i flussi sino al prossimo ottobre.

Al Dipartimento delle istituzioni (Di) si monitora la situazione giorno per giorno. Al Centro unico temporaneo di Rancate, operativo dall’agosto scorso, negli ultimi tempi le presenze sono passate, infatti, da poche unità a qualche decina. Da Berna, del resto, le previsioni sono chiare: alla frontiera sud ci si deve aspettare l’arrivo di flussi migratori pari, almeno, a quelli registrati nel 2016. Occorre farsi trovare pronti. Una necessità dichiarata dal governo cantonale. Che ha cominciato a prendere le sue contromisure. Così ieri è arrivato il via libera a un credito di poco meno di un milione – si parla di circa 952mila franchi – a copertura delle spese per il servizio di sicurezza che sarà garantito all’interno della struttura da oggi all’ottobre prossimo. Un servizio che sarà commissionato alla Securitas. Di fatto si tratta di una conferma: la ditta aveva già assicurato la sorveglianza a Rancate, oltre a essere referente per i punti di accoglienza della Protezione civile del Mendrisiotto. Il Cantone, in effetti, ha già assegnato in via ufficiale il mandato. E l’impressione è che si sia voluti andare sul… sicuro. Un incarico affidato dietro concorso pubblico: il bando era stato pubblicato a inizio gennaio, raccogliendo tre candidature, tutte, si tiene a precisare da Palazzo delle Orsoline, in linea con i criteri stabiliti. Inutile dire che questa decisione del Consiglio di Stato giunge sulla scia del ‘caso Argo 1’. Ciò ha portato a irrigidire i parametri di scelta? «Li avevamo già irrigiditi in precedenza – ci fa notare il direttore del Di Norman Gobbi –. Nell’ambito del mandato diretto avevamo fissato gli aspetti richiesti, ad esempio quanto a esperienza nella gestione dei migranti – qui in situazione disagiata – in strutture simili, organizzazione e rispetto del contratto collettivo di lavoro. All’epoca si trattava di una situazione di urgenza, vedendo in seguito la necessità di strutturare l’attività 2017, si è proceduto con il concorso pubblico».

‘Qui si sono seguite le procedure’

Insomma, nella prassi quello di Rancate e quanto emerso di recente non sono casi sovrapponibili. «La gestione è stata completamente diversa: le formalità e le procedure sono state seguite», ribadisce il ministro. D’altro canto, nel Centro ci si trova a tu per tu con persone considerate su suolo svizzero irregolarmente e che, dunque, attendono di essere riammesse in Italia attraverso un iter semplificato. Di conseguenza serve un dispositivo ad hoc, flessibilità e reattività in base ai flussi. A questo proposito, quando si prevede ci si ritroverà confrontati con arrivi importanti al confine? «Già in questi giorni ricevo quotidianamente le informazioni sul numero di persone che pernottano al Centro di Rancate – ci illustra Gobbi –. E pur in modo empirico si nota come vi sia un incremento in questi ultimi tempi, in particolare rispetto a febbraio. Anche le cifre delle Guardie di confine sulle entrate illegali in due mesi sono triplicate. Ciò dà già un chiaro segnale sulla presenza di diverse persone che vanno gestite con questa procedura. Per esemplificare, a Rancate si passa dalle 6-10 alle 20-30 unità». Cantone e Confederazione su questo fronte si sanno muovendo di concerto. Una intesa che appare definita pure dal profilo finanziario: le trattative sono aperte. Obiettivo, staccare una copertura alla pari (al 50 per cento) dei costi globali. Una divisione a metà, così come era accaduto nel momento di attivare la struttura. A conti fatti, da agosto 2016 a ottobre 2017, la sicurezza peserà sui bilanci, si stima, per oltre 1,8 milioni di franchi. «Il ruolo e l’attività che stiamo svolgendo – tiene a sottolineare il capodipartimento –è a beneficio della Confederazione e pure degli altri Cantoni. Stiamo lavorando su più tavoli proprio perché è una situazione nuova e che perdura, come vediamo da queste cifre di inizio anno. Quindi l’impegno della Confederazione – ribadisce Gobbi – deve esserci. D’altro canto, come detto stiamo svolgendo un compito congiunto nell’ambito della riammissione semplificata. In tal senso anche i costi operativi che ne derivano vanno ripartiti».

(Articolo di Daniela Carugati)