“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il Caffé

Parola di ministro, bilanci e impegni di Norman Gobbi

La promessa è impegnativa: “Sino adesso abbiamo lavorato per garantire più sicurezza in Ticino e ci siamo riusciti, ora bisogna dare più libertà”. Parola di Norman Gobbi. Dare più libertà per il direttore del dipartimento Istituzioni, significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese.
Il ministro leghista in questi ultimi anni non è cambiato solo fisicamente: “Oggi – dice – guardo le cose con meno impeto, perché vedo che i tempi reali della politica non sono quelli che vorrei. La macchina dello Stato si muove più lentamente”. Un cambiamento in sintonia con un leghismo meno irruente e più istituzionale. Da consigliere di Stato la cosa di cui va più fiero, oltre ad aver ridato sicurezza ad un Paese impaurito dallo stillicidio di furti e rapine, è la riorganizzazione del suo dipartimento: “C’era bisogno di nuovi impulsi, di un assetto operativo più efficiente per rispondere meglio alle esigenze del Paese. Ma non è solo merito mio. La scelta del personale e il lavoro di squadra sono stati decisivi”. Un’ora e passa di faccia a faccia col direttore delle Istituzioni che non schiva nessuna domanda, neanche quelle che lo pungono nel vivo.
Chi dice Gobbi, dice polizia. Più agenti e più controlli al punto che qualcuno lo accusa di volere uno Stato di polizia. “Più che i controlli è aumentata la presenza della polizia sul territorio – replica -. Non dimentichiamo che nel 2011 avevamo toccato un picco di reati che avevano creato un forte allarme nella popolazione. Siamo riusciti a stabilizzare un buon livello di sicurezza, sono diminuiti nettamente furti e rapine. Di conseguenza è migliorata nei cittadini la percezione della sicurezza”. All’obiezione che la criminalità economica, quella che oggi più preoccupa il ministero pubblico, meriterebbe altrettanto impegno, risponde: “La legge sui fiduciari ci permette di monitorare l’attività della piazza finanziaria, ma si tratta di reati solitamente assai complessi che richiedono un lungo lavoro investigativo. Contro questo tipo di criminalità, è importante coordinare meglio le informazioni, migliorare la comunicazione tra i vari settori dell’amministrazione cantonale e rafforzare la sezione dei reati economico-finanziari della Procura. Perciò, abbiamo deciso di potenziarla con un procuratore pubblico in più”. Una decisione criticata però dal Mattino: “Il che evidenzia la mia autonomia politica, la mia libertà operativa” ribatte.
Secondo il ministro, uno dei principali problemi del ministero pubblico è l’elevato turnover dei magistrati. Si augura che sotto la guida del procuratore generale Andrea Pagani, le cose migliorino, ma non risparmia una critica al predecessore John Noseda. “La sua era una conduzione molto mediatizzata, ma non altrettanto efficace. Noseda, gran lavoratore, era anche un accentratore, gestiva personalmente persino i casi meno importanti, il che può aver creato qualche squilibrio nella procura. Credo che Pagani punti di più su un lavoro di squadra”. Sui ritardi della riforma “Giustizia 2018”, assicura che con la magistratura si è avviato un dialogo costruttivo per trovare le giuste soluzioni, analizzando organizzazione interna, carichi di lavoro, distribuzione delle risorse e bisogni reali. Tra le novità della riforma ci saranno “gli indicatori di prestazione” per i magistrati: “Un elemento che introdurremo – precisa – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”
Sarà per la sua laurea in scienze della comunicazione, sarà che Gobbi sin da ragazzo sognava di fare il consigliere di Stato, e si è addestrato alla funzione con una lunga militanza nell’associazionismo e nella politica, fatto è che tra i cinque ministri è quello che comunica meglio. Chiaro, conciso, diretto. Non s’inalbera davanti alle critiche sulla nuova legge che ha attribuito più poteri alla polizia al di fuori del controllo dei magistrati. “C’è una grande attenzione a non abusare di questa legge sottolinea – perché s’incrinerebbe anche il rapporto di fiducia tra cittadini e polizia. Sulla base dell’esperienza concreta e delle direttive che verranno elaborate con il Ministero pubblico, vedremo se saranno necessari dei correttivi. Il giusto equilibrio tra libertà e sicurezza va sempre garantito”.
Chi dice Gobbi, dice linea dura con le espulsioni degli stranieri, molte poi bocciate dal Tribunale amministrativo. “Soprattutto per la ponderazione dei reati commessi dagli stranieri – precisa – su cui il governo chiede rigore, in particolare per gli abusi negli aiuti sociali. Molte di quelle espulsioni erano il risultato di considerare gli assegni familiari e di prima infanzia come aiuti sociali, ma una volta che il Tribunale federale ha stabilito che non sono tali, bensì un sostegno alle famiglie, la prassi è cambiata”.
Ma chi dice Gobbi dice anche lungaggini per i permessi di lavoro e di dimora che hanno sollevato le critiche dell’economia. Con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione le cose andranno meglio, afferma il ministro. “Rispetto al volume di pratiche da evadere, complessivamente circa 179mila all’anno, noi dovremmo avere indicativamente il doppio di personale per essere al pari con gli altri cantoni. Ma non vogliamo aumentare l’organico più di quanto concessoci da Governo e Commissione della gestione, perciò abbiamo riorganizzato il servizio, per velocizzarlo e recuperare i ritardi. Come dicevo prima, dopo una fase in cui abbiamo privilegiato i controlli ora vogliamo puntare sulla libertà, che significa anche dare risposte immediate ai cittadini e alle imprese per la richiesta dei permessi”.
Altro nervo scoperto del dipartimento le contestate imposte di circolazione: “Faremo il punto sulle critiche che sono molto differenziate – spiega -, anche se nessuno sembra avere le idee chiare. Il nostro obiettivo è rispondere alle iniziative popolari e ridurre le imposte di circolazione. Avevo proposto 30 milioni in meno. Ci si è fermati a una decina”. Sul caso Argo1 non accetta invece le accuse di chi sostiene che il dipartimento Sanità e socialità sia stato lasciato solo nel gestire l’emergenza profughi, né di non aver informato il ministro Beltraminelli che nell’agenzia di sicurezza era impiegato un agente controllato dalla polizia perché sospettato di essere un fiancheggiatore dell’Isis. “Il Dss non è stato lasciato solo, noi lo abbiamo aiutato a cercare le strutture della protezione civile per ospitare i richiedenti d’asilo. Di quell’agente io, come tutto il governo, abbiamo saputo soltanto la mattina del suo arresto”.
Se gli si chiede di indicare una sua qualità per cui gli elettori dovrebbero votarlo, sceglie “la determinazione” nel difendere l’identità e gli interessi del Ticino: “Chi vota Gobbi sa per cosa vota”. Se non ci fossero la Lega e l’Udc, si dice pronto a fondare un nuovo partito: “Perché credo in alcuni valori che vanno sempre difesi”.

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato questa mattina a Rivera una nuova forma di collaborazione con l’Associazione Nez Rouge.
Allo stesso tempo Nez Rouge ha illustrato il bilancio d’attività 2018 e i dati degli interventi effettuati dai volontari nel corso dei carnevali 2019.

Il Dipartimento delle istituzioni sin dalla prima ora ha sostenuto il progetto Nez Rouge. Infatti nel dicembre del 1995 la Sezione della circolazione stradale, il Servizio di cura dell’alcolismo e Rete 3 avevano unito le forze, organizzando un servizio di autisti per riaccompagnare chi non se la sentiva di guidare. Negli anni successivi il legame tra Nez Rouge e la Sezione della circolazione si è consolidato e dal 2002 i progetti e le iniziative dell’associazione di volontari vengono sostenuti dal progetto dipartimentale “Strade Sicure”. Ora è giunto il momento di rafforzare ulteriormente questo legame. Per questo il Dipartimento delle istituzioni proporrà la candidatura dell’associazione a nuovo membro della commissione “Strade Sicure”.
La commissione è presieduta dal capo della Sezione della circolazione, avv. Cristiano Canova, ed è composta da rappresentanti delle seguenti istituzioni o associazioni: Dipartimento delle istituzioni; Dipartimento del territorio; Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport; Associazione delle Polizie comunali; Ufficio della prevenzione degli infortuni (UPI); SUVA; Pro Velo Ticino; Touring Club Svizzero Sezione Ticino; Automobile Club Svizzero Sezione Ticino; Associazione Traffico e Ambiente (ATA); Associazione Svizzera Maestri conducenti; Associazione Svizzera Maestri moto; Mobilità pedonale Svizzera; Ufficio federale delle strade (USTRA).
Nez Rouge, costituitosi ufficialmente in Ticino nel 1996, continua oggi la sua attività di sensibilizzazione, oltre che di azione, per rendere attenta la popolazione sui rischi che si corrono guidando il proprio veicolo quando, per motivi diversi, non si è più in grado di farlo. In questo senso – e sulla scorta delle esperienze sin qui fatte – è da considerare a tutti gli effetti un partner in linea con gli scopi e le finalità che persegue la commissione “Strade Sicure”. Lo slancio volontaristico dell’associazione – sempre alla ricerca di persone che si mettano a disposizione per una o più notti al servizio degli altri – la rende ancora più meritevole.
Nelle differenti occasioni in cui nel 2018 Nez Rouge è stato attivo ha effettuato in totale 626 interventi, accompagnando in sicurezza al proprio domicilio 1’322 persone, percorrendo oltre 31’000 chilometri. Nei principali carnevali 2019 , in particolare a Bellinzona e a Tesserete, ma anche a Gordola, Malvaglia e Locarno, l’associazione ha effettuato 330 interventi, portando a casa 748 persone, per un totale di 13’612 chilometri percorsi.
“Strade sicure” è un programma di promozione per la sicurezza stradale avviato dal Dipartimento delle istituzioni nel 2002. Si occupa di sensibilizzare e sostenere progetti legati alla sicurezza stradale, come pure della formazione e della promozione di una guida più sicura e prudente. Inoltre collabora con gli Enti attivi in questo settore, coordinando la loro azione con quella dello Stato. Sostiene numerose campagne di prevenzione indirizzate a tutti i cittadini, allo scopo di rendere più sicura la circolazione stradale e promuove l’educazione stradale per tutti i vettori di trasporto.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

La riforma dell’Ufficio della migrazione dà buoni risultati

“Migliorare e approfondire l’esame delle pratiche sulle richieste degli stranieri che chiedono un permesso: era l’obiettivo che mi ero posto per questa legislatura, attraverso la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. E con soddisfazione posso dire, a distanza di un anno dall’implementazione di questa riforma, che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.È soddisfatto il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della presentazione della riorganizzazione dell’importante servizio a Governo e Commissione della Gestione e delle Finanze.
La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. “Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione”, precisa Gobbi. Riforma che è partita il 19 giugno 2017, concludendosi il 4 dicembre dello stesso anno.
Cambiamento epocale
“La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso”,sottolinea il Consigliere di Stato. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali). Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.
Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. “Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento”, evidenzia Norman Gobbi.
Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. È stata introdotta una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. “Fra queste segnalo un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori”, sottolinea Gobbi.
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi). “Il rapporto dell’Ufficio della migrazione – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti”.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini?
A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:
Alessandra Alberti, Direttrice Chocolat Stella
Frida Andreotti, Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni
Monica Bonfanti, Comandante della Polizia cantonale di Ginevra
Rosy Croce, Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane
Monica Duca-Widmer, Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI
Beatrice Fasana, Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali
Maruska Ortelli, Presidente del Consiglio comunale di Lugano
Dounia Rezzonico, Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione
Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi.

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 8 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato prenderà posizione sull’accordo quadro per le relazioni tra la Confederazione elvetica e l’Unione europea.
Per noi il messaggio da inviare al Consiglio federale è chiaro: No ad un accordo che fa strame della nostra Sovranità. Infatti, se guardiamo agli interessi meramente cantonali, l’accordo raggiunto dal DFAE con l’UE mette a repentaglio istituzioni fondamentali per la gestione operativa del nostro Cantone.
Nell’ambito del divieto dei cosiddetti “aiuti di Stato” previsto nell’accordo, BancaStato e AET saranno obbligate a privatizzare e perdere la garanzia statale, così come molte aziende di distribuzione elettrica e servizi comunali (AMB, AIM, AEM, …).
Senza dimenticare poi che, in questo settore degli “aiuti di Stato”, ricadrebbero pure alcune misure di carattere fiscale, minando così la sovranità fiscale dei Cantoni, e alcuni aiuti alle aziende (pensiamo in particolare alla promozione economica regionale e turistica).
La ripresa dinamica del diritto europeo, sottoposta alla vigilanza ultima in caso di diatriba della Corte di giustizia dell’UE (sic!), è il vero grimaldello per demolire la nostra Sovranità e la Democrazia diretta che la regge.
Se l’accordo quadro venisse siglato così come concordato dal DFAE, il controllo dell’immigrazione e le misure d’accompagnamento in materia di libera circolazione a tutela dei lavoratori indigeni sarebbero spazzati via d’un sol fiato dall’UE e dalla sua Corte. Il Canton Ticino ha più volte ribadito la fondamentale necessità di controllare la libera circolazione e i suoi effetti sul mercato del lavoro (sostituzione, dumping, …), proprio grazie a posizioni chiare dei Consiglieri di Stato leghisti.
Anche in questa occasione il Ticino deve ribadire il suo No all’abbattimento dei già fragili argini posti alla libera circolazione, in quanto, se l’accordo venisse siglato così come proposto, anche misure locali (come il casellario giudiziale e il divieto di sosta alle carovane Rom straniere) sarebbero cancellate, così come il grande lavoro svolto per contrastare le numerose infrazioni sul mercato del lavoro riscontrate in Ticino (1/3 di tutte quelle registrate in Svizzera!).
Va poi aggiunto che sul nostro territorio – in virtù della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE che ci verrebbe imposta – arriverebbero studenti in cerca di aiuti pubblici, disoccupati stranieri in cerca di rendite e lavoro, pensionati in cerca di rendite migliori, e quant’altro.
I sottoscritti Consiglieri di Stato si sono impegnati, si impegnano e si impegneranno nel difendere il Canton Ticino e la Svizzera dalla demolizione della nostra Sovranità e della nostra Democrazia diretta, rimandando al mittente un accordo quadro che tien conto unicamente degli interessi dell’economia globalizzata e non considera gli interessi del territorio e della popolazione Ticinese.

Norman Gobbi e Claudio Zali

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Con i suoi 253 chili è il profiterole più grande del mondo

Sono oltre 4700 i bignè riempiti per confezionare il dolce da record

È da far girare la testa ai più golosi il mega profiterole confezionato oggi, in occasione della 90esima edizione del Carnevale Airolese (Carnué d’Airö).
Con il dolce dal peso di 253 chili, gli organizzatori della manifestazione carnevalesca hanno voluto non solo deliziare i palati dei presenti, ma anche surclassare l’attuale Guinness World Record, stabilito a Mazara del Vallo nel 2018 con un profiterole da 230 chili.
Un team di 20 coraggiosi capitanati da Simona Forni (pasticcera presso il ristorante Biselli, Andermatt), Tea Velti (cuoca presso il ristorante Forni, Airolo) e Alessandro Manfrè (gerente della Locanda Orelli, Bedretto) hanno preparato, riempito, glassato e posato i 4’780 bignè previsti per costruire il maxi dessert. E non è mancato un pasticcere d’eccezione: Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato si è tirato su le maniche ed ha aiutato nel confezionamento del ghiotto dolce.
Il duro lavoro è stato ripagato con l’attestato consegnato dal giudice della Guinness World Records che certifica il nuovo traguardo raggiunto. «Sono felicissimo e non posso che ringraziare tutti i partecipanti», ha voluto sottolineare Oscar Wolfisberg, del Carnevale Airolese.
Tanto ben di dio non poteva che finire laddove destinato sin dall’inizio: nella bocca dei presenti. Ma non solo. La maggior parte dei profiterole verrà imballata e distribuita alle fondazioni, case per anziani, associazioni e mense locali. Il piano di distribuzione prevede infatti una bilancia dello spreco pari a zero!
I festeggiamenti continueranno tutta la sera con cena a base di Raclette del Gottardo del Caseificio del Gottardo di Airolo e musica a 360°.

(Foto: FVR / M. Franjo)

Fiumi sicuri grazie ai social

Fiumi sicuri grazie ai social

Da www.rsi.ch/news

La Commissione Acque sicure ha predisposto sei videoclip per sensibilizzare turisti e residenti sui rischi legati a corsi e specchi d’acqua ticinesi

I comportamenti a rischio legati a fiumi e specchi d’acqua ticinesi sono oggetto di sei filmati elaborati appositamente per sensibilizzare i bagnanti – tanto i villeggianti quanto pure i residenti. Si tratta di clip a effetto, che in pochi secondi raccontano una storia: la storia di rischi legati appunto agli specchi d’acqua, ad esempio quando si fa un picnic sulla riva del fiume o si decide di campeggiare in una posizione troppo vicina al corso d’acqua.

In vista della prossima stagione turistica, la Commissione Acque sicure, attiva sotto l’egida nel Dipartimento delle istituzioni, desidera sfruttare pure nuovi canali di comunicazione come i social media, allo scopo di veicolare il suo messaggio preventivo. Questi spot si vanno ad aggiungere alla cartellonistica tradizionale, e ai pattugliatori. La nuova campagna sarà lanciata a maggio.

Il presidente commissionale Boris Donda ai microfoni della RSI ha d’altronde rimarcato che molta attenzione sarà dedicata anche al tema dei deflussi minimi, ricordando che proprio di recente il Gran Consiglio ne ha deciso un aumento, contro il quale sono stati inoltrati ricorsi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fiumi-sicuri-grazie-ai-social-11508923.html

La riorganizzazione non è ancora finita

La riorganizzazione non è ancora finita

Intervista pubblicata all’interno dell’edizione di lunedì 4 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Una panoramica sui locali centri di asilo e rinvio, tra chiusure mancate e nuove aperture

I centri di registrazione e rinvio della regione stanno per affrontare una nuova fase di cambiamenti. Negli scorsi mesi, il Cantone ha annunciato che il centro di Rancate, la cui chiusura era prevista nel 2018, rimarrà operativo pure quest’anno e probabilmente anche oltre. Allo stesso tempo, si è saputo che la struttura federale di Pasture, al confine tra Novazzano e Balerna, aprirà i battenti già nel 2019. A Chiasso, il centro di registrazione avrebbe dovuto abbassare le serrande nel 2023 ma la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ci ha poi ripensato. Con il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, affrontiamo il tema da un punto di vista regionale e allarghiamo il discorso alla sicurezza nel distretto.

Quando nel Mendrisiotto si parla di migrazione, più che della situazione globale spesso ci si riferisce alle singole – per quanto diverse – strutture: il centro d’asilo di Chiasso, quello unico temporaneo di Rancate e ora anche il futuro centro federale di Pasture. Quest’ultimo ha suscitato molto clamore per la propria ubicazione, per la vastità del progetto e, non da ultimo, per le polemiche sorte in occasione della serata informativa lo scorso settembre. Tenendo in considerazione questi aspetti e il delicato ruolo di intermediario del Cantone tra Comuni e Confederazione, come vede lo sviluppo della situazione?

«Ormai, da parte della Confederazione il dado è tratto visto che le procedure per la creazione del centro federale sono state avviate. La realtà è che il Ticino, anche per la sua posizione geografica, doveva essere protagonista del riassetto del settore dell’asilo entrato in vigore da pochi giorni, facendosi carico di un nuovo centro di registrazione e procedura in sostituzione di quello di Chiasso. La Svizzera centrale ha invece messo a disposizione una località in cui far nascere un centro federale di allontanamento, ospitando coloro la cui richiesta è stata negata e sono quindi in attesa abbandonare il Paese. Credo che le discussioni sorte attorno a Pasture siano state montate ad arte da alcuni rami della sinistra, anche perché le leggi sono state votate dal popolo oltre che dal Parlamento federale. L’impegno di tutti – Consiglio di Stato e Comuni – è ora quello di fare in modo che questa nuova struttura federale abbia il minor impatto possibile sulla popolazione residente».

Dopo i periodi di maggiore calca nel 2016 e vedendo i bassi numeri di affluenza odierni, è mai stata considerata l’eventualità di integrare il Cento unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione di Rancate, gestito dal Cantone, nel centro di Pasture, risparmiando così sui costi di gestione (circa 660 mila franchi annui)?

«A suo tempo lo avevamo proposto alla Confederazione che ha però rifiutato perché sono due tipologie completamente differenti di ospiti. Chi arriverà a Pasture, come chi arriva oggi a Chiasso, tendenzialmente ha già superato le verifiche di sicurezza e la sua domanda d’asilo verrà avviata regolarmente. Chi viene ospitato a Rancate non chiede l’asilo ma entra illegalmente e viene quindi rispedito in Italia. Nel centro federale d’asilo, rispettando determinati orari, la gente può entrare e uscire liberamente, cosa che non avviene invece nella struttura di Rancate. Quindi ci sarebbe una difficoltà nel distinguere un tipo di migrante dall’altro e due località differenti aiutano sia a non fare confusione che dal punto di vista della gestione operativa delle strutture».

È anche vero che chi viene ospitato a Rancate, di solito, è per una o due notti e si tratta di cinque, sei, al massimo una decina di persone alla volta…

«Nell’ottica di ottimizzare i processi, l’eventuale chiusura della struttura di Rancate e la conseguente concentrazione delle attività in un altro centro è in effetti un’opzione che discuteremo nelle prossime settimane insieme alle autorità federali. In particolare, là dove oggi sorge il centro chiassese di via Motta, in prossimità della stazione, potremmo riunire tutte le procedure legate alla fase iniziale del percorso: il controllo dei migranti al loro arrivo e l’identificazione. Seguirebbe poi il loro eventuale accompagnamento verso Pasture nel caso volessero depositare una domanda d’asilo oppure, nel caso dovessero essere rispediti in Italia, potrebbero sostare in quella stessa struttura in via Motta in attesa del rinvio, approfittando così della vicinanza della frontiera e della gendarmeria».

L’ipotesi quindi di mantenere dei posti letto a Chiasso anche dopo l’entrata in funzione di Pasture è ancora attuale?

«Certo. E verrebbero così risparmiati i costi di trasporto da e per Rancate oltre a tutti i costi di gestione della struttura».

Rispetto al futuro centro di Pasture, il discorso che sembra maggiormente preoccupare Comuni e residenti è quello della sicurezza. È un problema reale?

«Se il numero di richiedenti l’asilo rimane stabile rispetto a oggi, il problema non si pone. Anche quando ci sono state crisi più importanti come nel periodo delle rapine del 2011-2012 o quello dell’onda migratoria del 2016, siamo sempre riusciti a garantire un ripristino celere della sicurezza. In questo caso, a maggior ragione, il dialogo tra Cantone e Comuni è stretto visto che potenziali situazioni di questo tipo vanno gestite insieme, evitando impatti negativi sulla popolazione locale e puntando su altre misure come la video sorveglianza».

Restando in tema di sicurezza, quella percepita dagli abitanti del distretto è migliorata parecchio rispetto a un decennio fa e lo dimostrano anche i bilanci delle polizie comunali e di quella cantonale. Tuttavia si torna comunque spesso a parlare della chiusura notturna dei valichi secondari. Lei cosa pensa al riguardo?

«Partendo dalla mozione presentata da Roberta Pantani su questo tema, la Confederazione ha deciso di optare, anche in questo caso, per un potenziamento della video sorveglianza. Credo sia una risposta più moderna a una necessità che effettivamente c’era. Una chiusura dei valichi, specialmente in zone come Marcetto o Pedrinate, sarebbe psicologicamente più rassicurante perché si trovano praticamente sulla porta di casa. Dall’altra parte, però, i sistemi odierni di video sorveglianza monitorano i veicoli in transito e, quando serve, aiutano ad identificarli e poi fermarli. Le telecamere sono quindi più efficaci ed è anche grazie a queste apparecchiature che si è riusciti a ridurre se non a debellare per esempio il fenomeno dei furti o delle rapine nelle case oppure quello dei passatori. La mozione Pantani ha tematizzato una preoccupazione che si è poi cercato di placare con altri accorgimenti; il Cantone non aveva però sottovalutato la portata del problema avendo cominciato a muoversi già nel 2011, periodo in cui erano stati messi in piedi tutti i dispositivi mobili coordinati tra polizia cantonale e guardie di confine per presidiare del territorio. Da lì si è iniziato a lavorare assiduamente in questo ambito arrivando poi alla riorganizzazione della gendarmeria, all’aumento degli effettivi e ad altre misure che hanno portato all’aumento della sicurezza percepita da cui siamo partiti nella domanda».

 

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita – dopo 11 tappe – venerdì 1° marzo con Castel San Pietro.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineando senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce a tutte le realtà comunali per stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazione. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può avere e deve assumere nel prossimo futuro”.

Castel San Pietro è tra i Comuni ticinesi protagonista di un’aggregazione. Sono ormai già passati 15 anni (si era nella primavera del 2004) da quando Castel San Pietro si unì con gli ex Comuni di Monte e Casima e con la frazione Campora di Caneggio, posta sulla sponda destra della Valle di Muggio. Castello ha una realtà territoriale molto vasta, arrivando sino in vetta al Generoso, ospita alcune ottime aziende, e fonda la sua forza sulla qualità residenziale che può offrire ai suoi abitanti.

Ma qual è la posizione del Municipio sull’ipotesi inserita nel Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA) che prospetta un Comune unico per tutto il Mendrisiotto? E quali sono le criticità nei rapporti Cantone-Comune che emergono dall’esperienza diretta vissuta amministrando Castel San Pietro? Due domande dirette poste dal direttore del Dipartimento Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, alla quale i municipali presenti hanno risposto con franchezza e in maniera diretta. “Per ora – è la sintesi fatta dalla sindaca Alessia Ponti – crediamo che Castel San Pietro sia un Comune con buone potenzialità e progettualità e che non ha bisogno di aggregarsi con altri. Possiamo offrire ai nostri cittadini buoni servizi e una qualità di vita invidiabile. Il Comune unico potrebbe rappresentare, in questo momento, una realtà troppo grande, che ci farebbe perdere le nostre peculiarità: essere un Comune accogliente, vivibile e con un buona qualità di vita”.

Quali sono invece le critiche che il Municipio di Castel San Pietro si sente di muovere al Cantone, inteso come entità politica, e ai servizi dell’amministrazione cantonale? Domande, ha spiegato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, che servono per definire meglio i futuri rapporti tra Cantone e Comuni. “Sostanzialmente – ha sottolineato la sindaca Ponti – ci rendiamo conto che abbiamo sempre meno margine per fare politica, visto che l’80 per cento della spesa corrente viene assorbita da compiti imposti dal Cantone o dalla Confederazione. Ci sentiamo un po’ lo sportello del Cantone”. Ma come allora migliorare questa situazione? Per il Municipio di Castel San Pietro il Cantone dovrebbe sì definire il quadro generale di un compito, senza però stabilire per filo e per segno tutte le modalità e i processi che portano a espletare tale compito. Le esemplificazioni dell’Esecutivo hanno toccato, per esempio, la legge edilizia, la pianificazione, la legge sulle commesse pubbliche, la scuola e l’azione a favore degli anziani.

“Si è trattato di un incontro molto positivo e schietto. È proprio ciò che vogliamo, per capire meglio come saranno i Comuni ticinesi di domani”, ha concluso il Consigliere di Stato Norman Gobbi.