Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

La riforma dell’Ufficio della migrazione dà buoni risultati

“Migliorare e approfondire l’esame delle pratiche sulle richieste degli stranieri che chiedono un permesso: era l’obiettivo che mi ero posto per questa legislatura, attraverso la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. E con soddisfazione posso dire, a distanza di un anno dall’implementazione di questa riforma, che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.È soddisfatto il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della presentazione della riorganizzazione dell’importante servizio a Governo e Commissione della Gestione e delle Finanze.
La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. “Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione”, precisa Gobbi. Riforma che è partita il 19 giugno 2017, concludendosi il 4 dicembre dello stesso anno.
Cambiamento epocale
“La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso”,sottolinea il Consigliere di Stato. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali). Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.
Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. “Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento”, evidenzia Norman Gobbi.
Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. È stata introdotta una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. “Fra queste segnalo un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori”, sottolinea Gobbi.
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi). “Il rapporto dell’Ufficio della migrazione – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti”.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

2 marzo 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Orgoglioso, felice, consapevole. Tre aggettivi che definiscono i miei sentimenti, oggi, davanti a voi, al termine di questo anno di formazione, che vi ha portati a diventare a tutti gli effetti agenti di polizia, donne e uomini differenti rispetto a 12 mesi fa, donne e uomini con davanti un compito, un impegno essenziale, direi decisivo per la nostra società.

Sono orgoglioso di voi. So che avete sin qui affrontato una formazione impegnativa. Che avete superato momenti belli, ma pure momenti difficili che vi hanno anche messo in crisi, che vi hanno messo alla prova.
Però oggi potete dire di aver raggiunto il primo, importante, traguardo che vi porterà ad operare nelle differenti regioni del Ticino per garantire la sicurezza di tutti noi.
Come capo del Dipartimento delle istituzioni, come responsabile politico di questa Scuola, mi inorgoglisce la consapevolezza di ritrovare oggi, qui, in questa sala donne e uomini pronte e formate. Sono quindi felice per il buon esito complessivo di questa Scuola, ma soprattutto per i risultati che ognuno di voi ha saputo raggiungere. In questi mesi avete potuto fare“squadra”, avete operato in team, avete lavorato fianco a fianco, avete imparato acollaborare, consapevoli che da soli non si raggiunge alcun risultato. Ma per fare ciò, individualmente, avete dovuto profondere il massimo impegno.
Su questo siete stati giudicati. Su questo i vostri formatori hanno ritenuto che voi foste pronti ad affrontare questo importante lavoro.

Sono nello stesso tempo però consapevole che la cerimonia di oggi con la promessa di fedeltà al termine della Scuola cantonale di Polizia 2018 rappresenti solo un momento –bello e gratificante – della vostra carriera professionale.
Da oggi avrete modo di mettere in pratica quanto imparato, sapendo che ogni giorno vi porterà ad assumere nuove conoscenze, ad arricchire il vostro bagaglio professionale, a capire come meglio affrontare le varie situazioni di intervento, i rapporti con il cittadino, con i colleghi, con i superiori.
E sono pure consapevole della responsabilità che siete chiamati ad assumere e a dimostrare.
La divisa che portate è un segno distintivo che vi caratterizza nel lavoro quotidiano. Dice immediatamente chi siete e che cosa fate. Vi dà dei poteri, certo, dei quali però mai dovrete abusare.
Anzi, sempre sarete chiamati a operare con responsabilità e umiltà proprio per la divisa che portate.

Assieme ai vostri colleghi, siete inseriti in quel “sistema sicurezza” che abbiamo costruitoper il Ticino. La regionalizzazione della Gendarmeria avvenuta nel 2015 è un tassello importante diquesto sistema e ci permette una conduzione delle attività in modo regionalizzato sull’arco delle 24 ore, secondo il principio “un capo, un settore, un compito”.

Dopo questo anno, durante il quale già avete maturato esperienza sul campo e importanti nozioni sui banchi di scuola, entrate a tutti gli effetti nel Corpo della Polizia. Un Corpo che ha bisogno di voi per muoversi, agire, operare, intervenire, prevenire, reprimere.

Un Corpo che negli ultimi anni ha rinnovato i ranghi, grazie alle annuali scuole cheriescono a far progredire le capacità delle nostre forze dell’ordine, siano esse laCantonale, le Comunali o la polizia dei trasporti ferroviari.
Oggi la Polizia cantonale ha una dotazione di 678 unità di lavoro a tempo pieno.

Gli agenti delle polizie comunali in totale sono 411. Dal 2011 sino al 2018, le 8 scuole per aspiranti poliziotti hanno formato 369 giovani, che sono così andati a compensare le partenze per i pensionamenti e a mantenere gli effettivi ottenuti con il potenziamento. È facile e immediato capire come il Corpo della Polcantonale e quelli delle Polizie comunali beneficino di un forte ricambio di forze.
Da qui anche la necessità di avere però sempre una conduzione efficace, coordinata, forte e sicura per il Corpo di Polizia cantonale. In questo senso permettetemi dunque di rinnovare il mio ringraziamento e la mia stima a tutto il Comando: dal comandante Matteo Cocchi, agli ufficiali dello Stato maggiore con il responsabile vice comandante Lorenzo Hutter; dalle Gendarmerie con il capo area Decio Cavallini, ai tre reparti della Polizia giudiziaria con il capo area Flavio Varini, sino a giungere al Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia Christophe Cerinotti.
Ho lasciato per ultimo, ma non certo per importanza, la Sezione della formazione che organizza e coordina la Scuola di Polizia del V Circondario.
E qui il ringraziamento va al direttore Cristiano Nenzi e a tutti gli ufficiali e docenti che si sono alternati nelle lezioni.
Se il livello di sicurezza in Ticino ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato è anche grazie alla formazione che viene impartita agli aspiranti.
Così come – e non lo dimentico – all’importanza della formazione continua e dellaformazione esterna e di mantenimento.

I miei non sono ringraziamenti di rito. Nella mia attività politica ho messo un accento deciso sulla sicurezza. Sono convinto – e con me il Consiglio di Stato – che il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali.

Ecco quindi che la sicurezza si trasforma in un volano per migliorare il benessere di tutta la collettività. E voi siete e rappresentate un tassello decisivo in questo contesto. Bisogna esserne coscienti, perché il vostro importante lavoro quotidiano ha un riverbero non solo immediato ma anche a lungo termine.

Di recente, mi ha fatto piacere sentire – in occasione della consegna degli spazi grezzi che ospiteranno a Mendrisio la Gendarmeria – il municipale del capoluogo Samuel Maffiribadire l’alto livello di sicurezza oggettiva raggiunto nel Mendrisiotto, ciò che ha permessodi generare un positivo senso di sicurezza soggettiva tra la popolazione. È l’obbiettivo a cui tendere. È il lavoro che pazientemente facciamo tutti assieme!

Prima di congedarmi, voglio fare un’ultima riflessione: in questa SCP le donne sono sei.È un bel numero, se confrontato con le cifre degli anni scorsi.
Ma vorrei che in futuro le donne fossero più numerose. Un auspicio, una speranza, che vorrei realizzare. Forse anche attraverso nuove attività di sensibilizzazione, così come stiamo però già facendo non solo per la Polizia, ma per tutto il Dipartimento. Vedremo. Intanto oltre a voi, saluto idealmente le vostre 102 colleghe, di cui 64 agenti impegnate sul terreno. Ma oggi per voi deve essere un momento di festa.
Una festa da condividere sì con i vostri colleghi e con chi vi ha seguito in questi mesi, ma soprattutto con i vostri familiari, che saluto con estremo piacere.
Posso solo immaginare la soddisfazione e l’orgoglio che può provare una mamma o unpapà, una compagna, o un compagno, o una moglie o un marito a vivere con il proprio familiare questo momento.
La consapevolezza di affidare la persona forse più cara o comunque più vicina a un compito di grande rilevanza, accompagnandolo nel corso degli anni nella professione di agente di polizia.
Vedo i vostri occhi lucidi: è un’emozione che sento dentro anch’io.

Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica,del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia,umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, maanche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Miglieglia

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Miglieglia

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è ripartita lunedì 25 febbraio da Miglieglia.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineandone senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico, ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce anche alle realtà comunali piccole che, per molti aspetti, vanno considerate alla stessa stregua di quelle più strutturate. Per noi è essenziale stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazioni. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può e deve assumere nel prossimo futuro”.
Miglieglia non è un Comune ricco, non ha grandi disponibilità finanziarie, ma si dà da fare. Un ambulatorio/consultorio, il rinnovamento del parco-giochi, una sala multiuso, una bottega che propone beni di prima necessità, il recupero di sentieri e spazi boschivi: chi l’ha detto che una piccola realtà comunale non possa essere propositiva e progettuale? Parliamo di iniziative che, nel loro insieme, concorrono a innalzare il livello della qualità di vita del cittadino e che attirano a Miglieglia nuovi nuclei famigliari. Questo Comune di 311 abitanti lo sta dimostrando con i fatti: con attenzione, misura e intraprendenza, si ottengono risultati concreti.
Il sindaco Kaspar Weber – coadiuvato per l’occasione dal Municipio quasi al gran completo – non ha nascosto un certo e giustificato orgoglio nel descrivere al Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, e al capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, i frutti raccolti attraverso quello che potremmo definire “buon governo”. “Non possiamo fare ciò che fanno altri Comuni, ma cerchiamo di garantire il miglior servizio al cittadino sfruttando le nostre risorse. Facciamo ciò che dobbiamo e funziona tutto bene, anche perché collaboriamo molto con i Comuni che ci circondano”.
Parlando di collaborazioni intercomunali, il discorso è giocoforza slittato sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e Marzio Della Santa ha chiesto quale sia, nello specifico, la visione di Miglieglia: “È un tema importante – la risposta – L’aggregazione ha senz’altro un senso se parte dai Comuni del basso Malcantone per poi salire in alto, fino alle zone residenziali e turistiche. Al momento i segnali non sono però incoraggianti: i rapporti sono buoni, ma ci sono sostanziali divergenze di vedute”.
Per Miglieglia l’optimum sarebbe rappresentato dalla creazione di un Comune unico che abbracci tutto il Malcantone (il PCA prevede invece due entità distinte). Fattibile? Forse. Intanto, Della Santa ha messo sul tavolo un altro quesito: procedere a tappe intermedie è da ritenersi un tabù? “No, incontri ce ne sono già stati – ha detto ancora Kaspar Weber – Però mettere d’accordo tutti, ovvero Comuni forti e Comuni meno forti, non è facile”.
L’incontro si è poi chiuso con una piacevole passeggiata alla scoperta delle bellezze di Miglieglia, Comune che ha dalla sua l’insindacabile attrattività del territorio.

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Ogni sforzo per delocalizzare i posti di lavoro in tutto il Ticino

Importante obiettivo strategico del mio Dipartimento

“Portare i servizi del mio Dipartimento in tutti i distretti del Cantone è e rimarrà un obiettivo strategico della mia attività in Governo”. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la volontà di delocalizzare posti di lavoro interessanti su tutto il territorio ticinese resta una priorità e lo sforzo compiuto dal capo dipartimento leghista rimane una perla rara, visto che altrettanto non è stato promosso dagli altri dipartimenti, nonostante fosse un obiettivo dichiarato nel corso della legislatura 2011-2015.
Il bilancio che può presentare Gobbi è più che positivo. Nel 2013 vi è stato il trasferimento del Registro di commercio a Biasca; nel 2016 a Faido è stato creato il contact center dell’Ufficio di esecuzione, mentre l’anno successivo, ancora a Faido è stato portato il centro di competenze dei precetti esecutivi. “Forse qualcuno, vista la mia provenienza, e leggendo queste prime cifre può erroneamente pensare che il flusso dal centro sia solo verso le Tre Valli. Non è così, perché con la regionalizzazione della Polizia concretizzata nel 2015, abbiamo irradiato in tutte le regioni del Ticino l’effetto che si vuole raggiungere con la delocalizzazione”, precisa Norman Gobbi. “In questo caso è stata forte la volontà di tornare a presidiare nel migliore dei modi il nostro territorio per migliorare l’efficacia e la rapidità degli interventi della Polizia cantonale. Ma con questa regionalizzazione siamo pure stati in grado di riportare posti di lavoro nei distretti di Mendrisio e di Locarno in particolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Le cifre (confronta tabella) parlano chiaro: in totale negli otto distretti sono stati portati 127 nuovi posti di lavoro. In cifre assolute i maggiori beneficiari sono stati il Mendrisiotto (+39 unità, con un aumento del 55%) e il Locarnese (+24 unità e +30%). “Il lavoro però non termina qui. I due progetti che avranno il maggior impatto positivo – precisa Gobbi – saranno la creazione del Centro Controllo sul traffico pesante a Giornico (con una cinquantina di nuovi posti di lavoro) e lo spostamento a Monteceneri della Sezione del militare e protezione della popolazione e della Scuola di Polizia oggi ubicate a Bellinzona”.
In settimana il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha snocciolato queste cifre, accompagnato dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Ha scelto Mendrisio per incontrare la stampa: “E non è una scelta casuale. Il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo necessità di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro legati all’Amministrazione cantonale. E proprio da Mendrisio quattro anni fa siamo partiti per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio, con la finalità di aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione. E dall’anno prossimo la gendarmeria potrà entrare nel nuovo Centro di Primo Intervento, progettato dall’architetto Mario Botta”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Il Gran Consiglio ha approvato questa settimana il credito di 6.55 milioni di franchi per l’aggiornamento della parte cantonale della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), il principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono più di 55’000 gli utenti della Confederazione e 2500 nel Cantone gli utilizzatori delle radio digitali Polycom. Ora la rete ha bisogno di un importante aggiornamento per mantenere il passo con il progresso tecnologico. L’obiettivo è di garantire le funzionalità e la disponibilità della rete almeno fino al 2035, quando entrerà in funzione una nuova soluzione. Soddisfatto dello stanziamento del credito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che sottolinea come “le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare l’attività quotidiana delle forze dell’odine e del primo intervento sono da implementare poiché necessarie a incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza negli interventi”. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitato lo scambio di informazioni con i mezzi di soccorso dalla Centrale comune d’allarme (CECAL), di recente apertura. Una centrale –lo ricordiamo – che funge da mezzo di condotta per i numeri telefonici 112 e 117 e a medio termine anche del 118. La prontezza d’intervento è fondamentale e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potrà che giovare alla popolazione ticinese.

Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Confronto costruttivo: è questa la definizione che meglio riassume il primo Simposio Cantone-Comuni che ha avuto luogo giovedì a Castione. È stata davvero una bella e proficua occasione per affinare la reciproca conoscenza, approfondire il variegato universo delle aggregazioni e per guardare con occhio costruttivo al futuro. Questo Simposio non è che il primo di una serie di incontri regolari che spero si riveli lunga e capace di soddisfare le reciproche esigenze, portando gli enti locali a una maturazione armoniosa e congiunta. In fondo, è quanto si attendono i ticinesi, che vogliono abitare in un contesto sempre più solido, forte e stabile, in cui tutti si assumano appieno le rispettive responsabilità. Lo ripeto: i segnali sono davvero incoraggianti e lo dico non solo come Direttore del DI, ma anche come Consigliere di Stato e cittadino di questo Cantone.

Un momento storico
Non esito a definire “storico” questo momento destinato a ridefinire i rapporti tra i due livelli istituzionali: PCA, Ticino 2020, revisione della LOC sono i veicoli che ci proietteranno in un futuro che si preannuncia positivo e che, appunto, ci dirà con chiarezza quale sarà il ruolo del Comune. Comuni più forti e dinamici conducono a un Cantone a sua volta più forte e dinamico: questo assunto, quando si parla dell’importante tema dell’aggregazione, non va mai dimenticato, e questo al di là dei molti cambiamenti che hanno interessato, interessano e interesseranno il nostro territorio e i cittadini che lo popolano e che stanno mutando il volto del nostro Cantone. Il Comune di uno o due decenni fa non è ovviamente più quello attuale: in molti casi, esso va oggi considerato alla stregua di un’azienda. Emergono con intensità sempre maggiore dinamiche fondate sulla qualità del prodotto e sulla soddisfazione dei bisogni degli utenti. In questo contesto, parlando di “utenti” mi riferisco ai Cittadini che, a prescindere da qualunque ragionamento, devono sempre restare al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni di ogni Comune. Anche questo è un concetto ineludibile, che tutti noi – indipendentemente dal nostro ruolo – dobbiamo tenere in debita considerazione.

Per un Ticino ancora migliore
Proprio nell’ottica di costruire un Ticino sempre migliore, efficiente ed efficace, ci siamo dotati di alcuni strumenti che ci permettono di lavorare in modo costruttivo e con obiettivi chiari: Attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) stiamo compiendo dei decisi passi verso la concretizzazione di una visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Si tratta di un percorso iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale, che ha sempre puntato al coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Imposizioni dall’alto non ce ne devono essere e anche sui questo non deve esserci né dubbio né speculazione. Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati occorre poter contare su un consenso “reale” ed evitare forzature che si dimostrerebbero controproducenti.

Comuni forti, vitali e progettuali
Poniamoci ora un apparentemente semplice quesito: quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? La risposta non può che essere una e univoca: tanto, anzi tantissimo. Aggiungo subito che migliori e meglio gestiti saranno gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. A 20 anni di distanza, l’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che nel 1998 di fatto ha dato il via alla Riforma istituzionale dei Comuni ticinesi, resta quindi quanto mai d’attualità. Non lo dico io, ma lo dicono i fatti: la strada tracciata a suo tempo è quella corretta. L’obiettivo di fondo era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, esaltandone vitalità e progettualità, nonché rafforzandone struttura e capacità amministrativa.

La reale autonomia dell’ente locale
Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale il PCA. Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%). Cosa significa? Significa che l’ente locale ha visto la sua forza finanziaria migliorare, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone. Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo i citati criteri di efficienza ed efficacia, e che mettano tutti d’accordo.

Basi solide per un solido progetto
Quanto ho avuto modo di ascoltare giovedì scorso, mi induce a pensare che l’obiettivo che il mio Dipartimento si è posto – ovvero giungere a stabilire rapporti ancora migliori tra Cantone e Comuni – è ormai molto più di una semplice ipotesi di lavoro. Le difficoltà, così come le discussioni, non sono mancate e non mancheranno, ma le basi costruite attraverso la convergenza di idee e propositi sono solide. Confrontarsi come abbiamo fatto finora e come faremo ancora nel prossimo futuro non potrà che facilitare il processo di maturazione in corso. Saluto, infine, con soddisfazione l’esito positivo del sondaggio che abbiamo proposto alla popolazione ticinese e che verteva proprio su tematiche legate all’aggregazione: il cittadino aggregato, tanto per fare un esempio, riconosce nel nuovo Comune una forza politica e un potere contrattuale maggiori, così come ne evidenzia un’accresciuta efficienza. La via è senza dubbio quella giusta.

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Il penitenziario resta un esempio virtuoso nonostante le sollecitazioni

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.
“E’ proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”
Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.
Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie. “Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”
La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.
“Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”
Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “L’obiettivo – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Richiesta casellario: i numeri ci danno ragione!

Richiesta casellario: i numeri ci danno ragione!

Una misura per tutelare la sicurezza dei cittadini

Operazione riuscita: è quanto vien da dire a 3 anni e mezzo di distanza dall’introduzione dell’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G. Qualche cifra: delle 95.020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione (periodo aprile 2015-dicembre 2018), 579 hanno comportato maggiori approfondimenti, presentando indicatori di rischio; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata poi emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. “La misura – commenta il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – si è rivelata uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso”. In effetti, il numero dei casi per i quali si è reso necessario un ulteriore approfondimento è calato anno dopo anno: 216 nel 2016, 137 nel 2017, 92 nel 2018.

Ordine pubblico e sicurezza del territorio
Fino al 2002 tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. L’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) ha comportato il decadimento di tale obbligo. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue commesso da un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali in Italia. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone un sistema di autocertificazione circa i precedenti penali delle persone straniere richiedenti un permesso. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare l’insediamento o la presenza sul nostro territorio di persone straniere con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone alle quali era stato rilasciato un permesso di dimora B sulla base di un’autocertificazione, in seguito rivelatasi falsa, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia. “A quasi 4 anni dall’adozione di questa misura – conclude Gobbi – non si può che prendere atto dei risultati positivi ottenuti che si riverberano in termini di sicurezza e di ordine pubblico”. Ricordiamo, infine, che già nel maggio 2016 i risultati ottenuti avevano indotto il Governo a confermare la misura introdotta dal DI.

Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Abbiamo puntato su efficienza e ammodernamento

“Il Dipartimento che ho preso in mano otto anni fa è ben diverso dal Dipartimento che dirigo oggi”. Da quando ne è diventato Direttore, Norman Gobbi ha riorganizzato pressoché l’intero DI e più specificatamente le diverse Divisioni e Sezioni che lo compongono, tra cui la Polizia cantonale.

Maggiore vicinanza al cittadino e al territorio.
Tra i cambiamenti più evidenti agli occhi dei cittadini vi è stata sicuramente la riorganizzazione della Gendarmeria, che dai due reparti mobili suddivisi tra Sopraceneri e Sottoceneri si è letteralmente “fatta in quattro” riportando un reparto di gendarmeria per ognuno dei principali distretti del Cantone. Alle centrali di Camorino e Noranco, le quali continuano a servire rispettivamente il Bellinzonese e Alto Ticino nonché il Luganese, si sono aggiunti i posti di Polizia di Chiasso per il Mendrisiotto e di Locarno per il Locarnese. Spiega Gobbi: “Si tratta di una riorganizzazione che subito ha dato i suoi frutti, garantendo una minore dispersione delle risorse e una maggiore prontezza d’intervento, permettendo soprattutto di avere sul campo agenti con una maggiore conoscenza del territorio in cui operano e delle varie dinamiche. Il risultato è indubbiamente una maggiore sicurezza soggettiva e oggettiva per tutti i cittadini, e i numeri sono qui a dimostrarlo!”

Tecnologie moderne e ottimizzazione delle risorse
Se la presenza capillare sul territorio è indubbiamente importante, avere degli strumenti adeguati con cui poter operare è altrettanto fondamentale. In tal senso nel corso di queste due legislature la Polizia cantonale è stata notevolmente modernizzata soprattutto per quanto concerne la digitalizzazione. Da un lato vi sono gli utenti (cioè i cittadini) che oltre al sito internet, attraverso il quale possono reperire in rete la maggior parte delle informazioni e dei moduli di cui hanno bisogno, dispongono pure dell’applicazione per smartphone “Polizia e territorio”. “Si tratta di un ottimo esempio di collaborazione tra il Dipartimento che dirigo e quello del collega Claudio Zali”, sostiene Gobbi. “Con questa App i cittadini sono sempre al corrente e informati su tutte le questioni riguardanti la Polizia e possono visualizzare in tempo reale le condizioni di viabilità sui principali assi di transito”. D’altro canto vi è il lavoro degli agenti che, grazie ai rapidi processi di digitalizzazione, ha permesso di migliorare notevolmente la capacità d’intervento. In futuro gli agenti saranno dotati di appositi telefoni cellulari che permetteranno di velocizzare notevolmente il lavoro: grazie ad un applicativo informatico basterà fotografare un documento d’identità o una targa per ottenere direttamente dai database un riscontro circa eventuali reati senza aver bisogno dell’intermediazione di un operatore di centrale. E a proposito di coordinamento e di cooperazione, impossibile dimenticare l’inaugurazione – avvenuta a settembre del 2018 – della Centrale comune d’allarme (CECAL) nella quale sono stati radunati sotto un unico tetto le centrali d’allarme della Polizia cantonale e della Regione IV del Corpo delle guardie di Confine.

Importanza dei contatti con Berna e con gli altri Cantoni
Una delle forze di Norman Gobbi è sicuramente quella di godere di una fitta rete di conoscenze e di contatti a Berna, con gli omologhi degli altri Cantoni e anche a sud del confine. Contatti che si riverberano positivamente sul nostro Cantone. “Si tratta di una fiducia che ci si guadagna negli anni e che permette di poter interloquire con i servizi federali partendo dallo stesso livello, valorizzando e facendo riconoscere il nostro ruolo determinante tra il Gottardo e il confine di Stato. Questo permette di aprire un tavolo di discussione sui temi sensibili a cui il Ticino è particolarmente esposto e condurre trattative proficue a beneficio della sicurezza dell’intera nazione ma, appunto, soprattutto del nostro Cantone.“