Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita venerdì pomeriggio a Bellinzona la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza diretta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’ordine del giorno figuravano l’evoluzione del progetto “Polizia ticinese”, un aggiornamento sulla creazione del portale per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento e la definizione di una strategia per i controlli di velocità.
Anche per la sedicesima riunione della Conferenza consultiva cantonale si sono riuniti venerdì pomeriggio a Bellinzona i principali attori istituzionali chiamati a garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Come di consueto l’incontro si è aperto con l’aggiornamento dell’attuazione della Legge sulla collaborazione tra polizie entrata a regime a partire dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni nelle quali è suddiviso a livello di sicurezza il territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che ogni regione deve garantire per legge la presenza di un numero adeguato di agenti nell’organico e in quest’ottica ha reso attenti i presenti che i poli ancora sottodotati dovranno provvedere ad adattare i propri corpi di polizia.
La discussione è poi proseguita con la presentazione del progetto di prevenzione sulla radicalizzazione e l’estremismo violento da parte della responsabile Michela Trisconi la quale ha illustrato gli obiettivi della strategia nazionale e cantonale. Prossimamente saranno presentati pubblicamente il nuovo portale e la helpline ideati per prevenire questi fenomeni.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di marzo.

Incidente di Sigirino, coinvolto un bus di ragazzi

Incidente di Sigirino, coinvolto un bus di ragazzi

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI Norman Gobbi ha ringraziato le forze di primo intervento, la Protezione civile e il Care Team

Nel grave incidente avvenuto questa mattina sull’A2 a Sigirino è rimasto coinvolto un bus tedesco di ragazze e ragazzi diretti a sud e proveniente da Colonia.
A confermarlo, in un tweet, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il ministro ha pure voluto ringraziare le forze di primo intervento, la Protezione civile e il Care Team che si sono presi cura delle persone coinvolte nello schianto del torpedone. “Grazie a tutti coloro che sono in impiego, dalle forze di primo intervento alla Protezione civile e Care Team, nel prendersi cura di feriti e superstiti di questo tragico incidente in Ticino con coinvolto un bus tedesco di ragazze e ragazzi diretti a sud”, ha scritto Gobbi.
Il bilancio dell’incidente è per ora di 3 feriti gravi. Una donna versa in gravissime condizioni e diversi media hanno riferito di un morto, ma la Polizia cantonale non ha per ora confermato la notizia. La comitiva farebbe parte di una parrocchia.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale, ha incontrato nelle scorse settimane il Presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite Herbert Winter e il segretario generale Jonathan Kreutner. L’incontro ha permesso un proficuo scambio di opinioni tra le parti al fine di chiarire i dubbi che la Federazione aveva espresso sulla promozione di un agente della Polizia cantonale oggetto negli scorsi anni di una condanna penale sospesa condizionalmente, per alcune sue dichiarazioni sui social media.

Durante l’incontro il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto illustrare in maniera dettagliata e approfondita le motivazioni che hanno spinto la Polizia cantonale e il Consiglio di Stato a incaricare l’agente per la funzione di sergente maggiore, come pure tutti gli aspetti e le sensibilità che vengono tenuti in considerazione dal Comando per assunzioni e promozioni all’interno del Corpo.
Si ricorda come la recente nomina sia stata oggetto anche di atti parlamentari. La procedura seguita è stata conforme alle disposizioni vigenti, non da ultimo per quanto riguarda le formalità necessarie ad una promozione. Per questo motivo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sostenuto la proposta del Comando della Polizia cantonale, assumendosi così la responsabilità di questa nomina.
A prescindere dal caso in oggetto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale confermano la piena condanna di ogni forma di discriminazione razziale e di ideologia radicale, sottolineando come non si intenda tollerare eventuali comportamenti inadeguati da parte degli agenti. Chi di loro dovesse violare tale principi sarà sanzionato.
A seguito della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha discusso con i colleghi di Governo in merito all’opportunità di verificare anche la sfera digitale nei processi di selezione e promozione per determinate funzioni in seno all’Amministrazione cantonale. Il Consiglio di Stato ritiene che ulteriori verifiche di questo tipo saranno effettuate ponderando i rischi operativi e di reputazione delle unità amministrative con la protezione della sfera privata e della libertà di espressione del candidato.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per l’esito dell’incontro reputandolo un prezioso momento di dialogo costruttivo e dai toni pacati che ha permesso di comprendere le rispettive sensibilità instaurando una discussione pragmatica e orientata al futuro.

Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Scuola di polizia, ‘non è come in tv’

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 settembre 2018 de La Regione

Alla caserma di Isone 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, del V Circondario si sono messi alla prova Confessa la madre di una aspirante poliziotta: ‘Pensare al suo lavoro in prospettiva futura mi crea un po’ di apprensione, ma è sata una sua decisione che io accetto.

Nonostante il calendario ci ricordi che già da qualche giorno siamo ormai entrati nella stagione autunnale, questo caldo estivo proprio non vuole saperne di lasciarci. E meno male, devono aver pensato gli organizzatori della giornata di “porte aperte” della scuola di polizia del V circondario svoltasi sabato alla Piazza d’armi di Isone. Sotto uno splendido sole e con temperature oltre i 25 gradi, le poco più di 200 persone intervenute, tra parenti e amici dei cadetti in formazione, sono state accolte dal discorso pronunciato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Al corso di quest’anno» – spiega dal canto suo il capitano Cristiano Nenzi, capo sezione formazione, da noi avvicinato sul piazzale della caserma «partecipano 44 aspiranti agenti, di cui 6 donne, su un totale di oltre 300 candidature che abbiamo ricevuto, in linea con le cifre di questi ultimi anni. Quella odierna è una giornata dedicata alla convivialità, dove vengono presentate le attività della scuola di polizia, grazie a nove stand di cantieri interattivi». Postazioni che rappresentano i quattro corpi di polizia presenti, ossia: Polizia cantonale, comunali, Polizia militare e dei trasporti, oltre a rappresentanti della polizia del Canton Grigioni. Nel corso della giornata sono state svolte diverse dimostrazioni sulle tecniche di difesa personale, di tiro e d’intervento che potrebbero essere usate in servizio. Tra i diversi compiti svolti dagli agenti di polizia vi è anche l’intervento in caso di allarme bomba. «Capisco che per molti possa essere considerato un lavoro particolare – spiega un artificiere, a cui abbiamo chiesto perché avesse deciso di intraprendere questa professione – ma la mia scelta nasce da una passione, dovuta anche alla mia formazione. Quando si parla di allarme bomba non bisogna pensare a quanto si vede in certi film o serie tv».

Anche l’allarme bomba tra i compiti
«Noi operiamo sempre nella massima sicurezza, anche grazie all’ausilio di un robot cingolato, comandato a distanza. Anche se spesso si tratta di falsi allarmi, l’importante è essere sempre pronti e preparati a ogni evenienza. Ed è quello che impariamo tutti noi cadetti durante questi corsi di formazione». All’ora di pranzo abbiamo poi avvicinato la madre di una delle sei future agenti, per chiederle cosa pensasse della scelta della figlia di entrare in polizia: «Inizialmente ho sperato che fosse una scelta che mia figlia sentiva realmente dentro di sé. Oggi, a distanza di alcuni mesi dall’inizio del corso, ho visto che credeva in questa scelta e che la decisione di entrare in polizia è stata ben ponderata. Certo, pensare al suo lavoro in futuro crea in me un po’ d’apprensione, ma è stata una sua decisione che io accetto e condivido e non posso che esserne orgogliosa». Alle 14, una dimostrazione di carattere interdisciplinare per mostrare ai presenti quanto i cadetti hanno imparato in questi primi sei mesi di corso, accompagna i presenti verso la fine della manifestazione. Per tutti, l’appuntamento è al prossimo anno per una nuova edizione di questa giornata di porte aperte, a cui probabilmente se ne aggiungerà un’altra dove saranno invitati non solo i parenti dei futuri agenti, ma anche un pubblico più ampio, alla scoperta dei tanti compiti affidati ai diversi reparti di polizia nel nostro cantone.

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 22 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10905938

 

La risposta alle urgenze

La risposta alle urgenze

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 19 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10895948


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la Centrale comune di allarme (Cecal). Polizia e Guardie di confine gomito a gomito.
Oltre 400mila telefonate all’anno da gestire. La maggior parte al 117.
Solcà, Polizia cantonale: “Più efficienti”

Ogni due minuti un telefono suona. E per la maggior parte sono chiamate al 117, il numero d’emergenza della Polizia cantonale, che fanno scattare il dispositivo di intervento. Eppure nella nuova Centrale comune d’allarme (Cecal) in via Chicherio a Bellinzona non si sente volare una mosca: il brusio di fondo è dovuto alla giornata particolare. Quella dell’inaugurazione ufficiale, ieri, a circa sei mesi dalla messa in esercizio del nuovo stabile da 27 milioni di franchi che raduna sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle guardie di confine nonché il segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri.
Il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi durante la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione della struttura «che non esito a definire di rilevanza primaria». Comparto, si diceva, che ora «ha assunto una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accomunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti». Adesso in Centrale basta uno sguardo tra chi è di turno e alla chiamata per una rapina in un benzinaio viene allertata la pattuglia della polizia e, contemporaneamente, vengono chiusi i valichi.
«La situazione in questo senso è cambiata drasticamente – sottolinea il capitano della Polizia cantonale Athos Solcà alludendo alla collaborazione con le Guardie di confine –. Prima bisognava passare dal telefono, ora ci si parla. Ciò consente una reazione nettamente più rapida».
Entro il 2020 (c’è già l’avallo del Consiglio di Stato) nella stessa centrale confluiranno pure le chiamate del 118, così da potenziare ulteriormente le sinergie tra gli enti di primo intervento. Senza dimenticare che al secondo piano dello stabile vi è pure la sala operativa dello Stato maggiore cantonale di condotta, che viene attivato nel caso di eventi particolarmente gravi o complessi. «Abbiamo tra l’altro la possibilità di istituire una ‘hotline’ in caso di incidenti particolari, con nove linee telefoniche d’entrata – aggiunge Solcà –. Sperando sempre che ciò non accada, se dovesse ad esempio esserci un incidente nella galleria di base del San Gottardo tutto l’intervento sarebbe gestito da qui, con la collaborazione dei diversi partner». Con un unico scopo: garantire la migliore assistenza alla popolazione.


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Agenti più vicini per combattere il crimine
Prende vita la Centrale comune d’allarme a Bellinzona – Cocchi: «Gestione flessibile delle urgenze» – Gobbi: «Un passo avanti»

La sicurezza in Ticino fa quadrato per offrire una risposta più celere e tempestiva alle richieste di aiuto del cittadino. È questo il concetto alla base della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL), inaugurata a Bellinzona a dieci anni dall’avvio delle discussioni. La struttura, realizzata con un investimento complessivo di 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della polizia cantonale, il Comando e la centrale operativa delle Guardie di confine nonché il segretariato professionale della Federazione ticinese dei corpi pompieri. Una vicinanza che, per dirla con le parole del comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, consentirà di avere «una gestione delle urgenze ancor più flessibile, più dinamica e ulteriormente organizzata». Il tutto grazie a un nuovo sistema informatico e alla prossimità degli agenti. «Rispetto al passato la situazione è radicalmente mutata», rileva Athos Solcà della polizia cantonale che evidenzia come «se prima a separare gli agenti della Cantonale e dell’Amministrazione federale delle dogane erano i 50 chilometri che dividono Camorino da Chiasso, oggi ci sono 50 centimetri: basta girare la testa e il collega è lì, consentendo in tal modo una reazione più rapida». Ma come funziona nel concreto? L’iter è semplice: non appena arriva una telefonata, l’agente vede sul monitor il luogo in cui si trova il cittadino e in base all’emergenza – aggressione, furto o altro – invia alla pattuglia più vicina le informazioni necessarie e la procedura da seguire. «Grazie al nuovo sistema possiamo gestire più rapidamente i casi e, di conseguenza, trattare più richieste razionalizzando le risorse», rileva Solcà. Aspetto questo non da poco considerando che, all’anno, le forze dell’ordine ricevono oltre 400mila chiamate. Pari a una ogni due minuti.
«Un passo avanti», come definito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che permette di «colmare una lacuna: la situazione precedente non era ottimale vista la compresenza a livello cantonale di numerose centrali d’allarme». Una realtà insomma «dispersiva» che ha lasciato il posto a un «solido punto di riferimento del soccorso» capace di rispondere «con prontezza alle attuali possibili minacce», aggiunge Gobbi facendo riferimento «al terrorismo, alle infiltrazioni criminali come pure ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone».
Dello stesso avviso il comandante ad interim delle Guardie di confine Silvio Tognetti che precisa come «oggi le forze dell’ordine si interfacciano quotidianamente con un ventaglio di sollecitazioni più ampio e variegato rispetto al passato».
In quest’ottica, la creazione di «una sorta di “città della sicurezza’’ permette al comparto dell’ex arsenale di Bellinzona di assumere una forte importanza strategica, logistica e organizzativa», ricorda il direttore del DFE Christian Vitta.
Inaugurata la CECAL, a completare la sede manca solo la Centrale cantonale d’allarme dei pompieri, attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano, e che dovrebbe trasferirsi a Bellinzona nel 2020. Avviata la nuova struttura, gli addetti ai lavori hanno già lo sguardo rivolto al futuro quando oltre ad «implementare delle soluzioni di monitoraggio del territorio e delle vie di comunicazione» si punta altresì «ad un’attività congiunta tra Svizzera e Italia, prevista per il 2020», ha annunciato Cocchi.

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Da www.ticinonews.ch

Il comandante ad interim della regione IV Silvio Tognetti ha rotto il silenzio spiegando i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini

Mentre l’inchiesta militare prosegue, oggi il comandante ad interim della Regione IV delle Guardie di confine Silvio Tognetti ha rotto il silenzio. Ai microfoni di TeleTicino ha spiegato i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini. “Siamo consapevoli che ora in Ticino c’è un problema e delle difficoltà, queste difficoltà sfociano anche nelle certezze tra i collaboratori e nella politica e popolazione. Per noi, per evitare tutto questo è necessaria chiarezza, trasparenza e rapidità nell’ambito dell’inchiesta. Questi sono i motivi che ci devono portare avanti velocemente per togliere ogni dubbio”, commenta Tognetti. Ha parlato oggi per la prima volta Silvio Tognetti, chiamato a dirigere la regione IV delle Guardie di confine dopo il trasferimento del comandante Mauro Antonini nell’ambito delle presunte irregolarità all’interno del corpo. Un’inchiesta su cui non trapela nulla e che sta mettendo in seria difficoltà il corpo. Tanto che in queste settimane al comando sono stati fatti numerosi cambiamenti. Ancora Tognetti: “Abbiamo rafforzato il comando con degli aiuti esterni, abbiamo chiesto e ottenuto da Berna un supporto in questo senso. Quindi abbiamo un ufficiale che ci garantisce un certo tipo di servizio e abbiamo definito nuove persone in nuovi ruoli. Ciò ci permette di essere al 100% operativi e di garantire l’operatività al fronte e la collaborazione anche con le altre forze sul territorio”. Ciò che sta succedendo tra le guardie di confine ticinesi, però, è ancora avvolto dal mistero. Anche perché le notizie ufficiali vengono date con il contagocce. Non è una scelta comunicativa che rischia di essere controproducente.
Oggi, per la prima volta anche il direttore del dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi si è espresso sul tema: “È un periodo non facile per le guardie di confine ma anche per chi operativamente a fronte deve lavorare, perché quando la testa è occupata da pensieri di questo tipo chi è operativo ha qualche pensiero e conseguenza. Come Cantone siamo in stretto contatto con l’autorità federale, con il comando centrale di Berna e con la direzione generale dell’Amm. federale delle dogane, per seguire insieme la situazione e avere risposte che tranquillizzino. Per fortuna la polizia cantonale era, è e sarà comandata dal comandante Cocchi”.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

18 settembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Lasciatemi dapprima esprimere la mia soddisfazione personale nel poter essere qui, oggi, all’inaugurazione ufficiale di una struttura che non esito a definire di rilevanza primaria. Una struttura che è nata di fatto nell’ottobre 2012, all’indomani di un concorso a procedura libera per architetto e team di progettisti indetto dalla Sezione della logistica, ma di cui si è cominciato a discutere ben prima. Infatti, il Dipartimento che dirigo ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto (Christian Cattaneo) e a un suo sostituto (Athos Solcà) che ne hanno coordinato passo dopo passo lo sviluppo, dall’idea iniziale all’odierna festosa giornata. E permettetemi di ringraziare anche la Sezione Logistica del DFE, il Centro Sistemi Informativi, gli architetti e le aziende coinvolte a vario titolo nel progetto per la proficua collaborazione. L’opera è dunque stata portata a compimento nel modo e nei tempi previsti e, come tutti possono vedere, il risultato ottenuto è davvero eccellente.

A fine 2008, il DI e il CGCF hanno avviato contatti con l’obiettivo di esplorare la linea da seguire per favorire la creazione di una Centrale d’allarme unica che potesse riunire, oltre ai partner della protezione della popolazione cantonali, anche le Guardie di Confine. I rispettivi enti hanno successivamente confermato l’adesione al principio di approfondire questa opportunità e, dal canto suo, il Governo ha istituito un Gruppo di lavoro per l’allestimento di uno studio di fattibilità e per verificare l’interesse di integrare nella CECAL anche gli altri enti di primo intervento, cosa poi avvenuta. In questo modo, dopo anni di discussioni parlamentari sul nuovo Comando della polizia cantonale, si è privilegiato la politica del fare e del trovare delle soluzioni pragmatiche.

Un’altra data da citare è il 19 ottobre 2011, giorno che ha coinciso con la richiesta di un credito di 1,76 milioni di franchi per la progettazione di un Centro comune di condotta e la ratifica di una Convenzione che regolasse i rapporti tra Cantone e Confederazione per la realizzazione del progetto stesso. Il via libera del Gran Consiglio è arrivato il 13 marzo 2012, ed esattamente un anno dopo la preposta Giuria ha scelto in un lotto di 17 qualificati progetti quello denominato “AL DI LÀ DAL FIUME”, presentato dalla comunità di lavoro composta dagli architetti Luca Pessina di Camorino e Simone Tocchetti di Lugano. Un percorso lineare per un progetto condiviso e universalmente apprezzato.

Con l’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale ha mutato radicalmente aspetto: esso ha ora assunto, unitamente alle altre attività di supporto (penso ad esempio alla gestione reperti, alla piazza di mobilitazione per i servizi di mantenimento e avvenimenti di forza maggiore, eccetera), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accumunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti. E va da sé – quasi inutile ricordarlo – che poter lavorare sotto lo stesso tetto, confrontandosi così nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che faciliterà i contatti reciproci e, di riflesso, renderà più semplice lo svolgimento delle operazioni.

La nuova Centrale comune di allarme rappresenta dunque un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale: sapete bene quanto sia significativo, in un ambito delicato come quello della sicurezza, garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi il cittadino si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: in primis, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi. Si tratta quindi di una sede perfettamente in grado di accogliere tutti i partner di primo intervento, il che permetterà anche di migliorare la gestione delle urgenze, offrendo a chi ne fa riferimento i mezzi tecnici adeguati.

Ho già detto di alcuni dei benefici più significativi che questa struttura porta in dote, facendo espresso riferimento al concetto di sicurezza del cittadino. Tengo ancora a evidenziare un tema a me caro, ma sono sicuro che valga lo stesso per voi, ovvero quello della capillare copertura del territorio: grazie alla coabitazione di Polizia cantonale e Corpo delle Guardie di confine nella medesima centrale, sarà possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità. Anche in questo caso, a tutto vantaggio della popolazione.

Non posso quindi che salutare con orgoglio la messa in funzione, che ormai risale a qualche mese fa, del nuovo stabile: è il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse e impiega operatori multidisciplinari appositamente formati. Esso garantisce altresì il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale.

Un doveroso accenno finale va poi alla recentissima approvazione del messaggio di 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom, progetto coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. La rete Polycom si inserisce perfettamente nel solco del discorso precedente, quando facevo riferimento alla necessità di far fronte nel modo più efficace ed efficiente alle diversificate sollecitazioni esterne. La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento – anzi, lo dobbiamo anticipare! – in modo da fornire la giusta risposta alle attuali possibili minacce. Alludo qui al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.  Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, la stessa cosa facciamo noi attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia. Se gli altri corrono, noi facciamo altrettanto e di certo non ci facciamo distanziare!

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina sempre più il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Comunicato stampa

Inaugurata oggi a Bellinzona la Centrale comune d’allarme (CECAL). La nuova struttura, realizzata con un investimento complessivo di oltre 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle Guardie di confine nonché il Segretariato professionale della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri. Lo stabile dispone di infrastrutture moderne e di dotazioni informatiche all’avanguardia nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta per tutte le forze dell’ordine coinvolte nel progetto. Presenti alla cerimonia i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti nonché gli architetti Luca Pessina e Simone Tocchetti.

Il nuovo edificio è il frutto di uno sforzo comune. Una sinergia a vari livelli, federale e cantonale, e tra vari Corpi, Polizia cantonale, Guardie di confine e Pompieri, che ha permesso di centrare l’obiettivo poiché “l’unione fa sempre la forza” a beneficio della sicurezza della popolazione. Grazie alla CECAL sono state implementate idonee soluzioni a molteplici problematiche, riunendole al contempo sotto lo stesso tetto. Gli addetti ai lavori della Polizia cantonale e delle Guardie di confine, chiamati a gestire oltre 400’000 chiamate annue, hanno ora a disposizione mezzi tecnici adeguati e moderni mentre i cittadini possono contare già da alcuni mesi su una gestione delle urgenze ancor più flessibile e organizzata rispetto agli scorsi anni. In quest’ambito, visto il ruolo sempre più centrale della Polizia cantonale, non solo a livello di lotta alla criminalità, ma anche in altri settori di intervento quali i dispositivi in caso di eventi maggiori, anche naturali, l’edificazione della CECAL e il nuovo sistema di condotta operativa (FUELS) rivestono un ruolo imprescindibile nella coordinazione degli interventi, dei partner della sicurezza e degli enti di soccorso cantonali.

Nel suo discorso inaugurale il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha evidenziato che grazie all’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto assumendo, unitamente ad altre attività di supporto (gestione reperti, piazza di mobilitazione per i servizi di Mantenimento Ordine…), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Questo con sullo sfondo un obiettivo che deve accumunare tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti nell’assicurare la sicurezza e il soccorso alla popolazione.

Da parte sua il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, ha sottolineato come, per un buon coordinamento della sicurezza e degli interventi d’urgenza, servano mezzi tecnici adeguati e moderni. In questo senso, nell’edificazione della CECAL, il Centro sistemi informativi (CSI) del DFE si è impegnato per mettere a disposizione della struttura e degli enti che la utilizzano le tecnologie e gli strumenti più all’avanguardia. Il Direttore del DFE si è inoltre soffermato sull’importanza degli aspetti architettonici, di cui hanno tenuto conto la Sezione della logistica del DFE e i progettisti nell’edificare la struttura, per la quale l’investimento complessivo ammonta a poco più di 27 milioni di franchi.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha rilevato che la logistica e i mezzi moderni al passo coi tempi sono sicuramente degli aspetti estremamente importanti ma altrettanto importante è il fattore umano. Ad iniziare da coloro che hanno progettato e seguito l’edificazione della CECAL, un fiore all’occhiello non solo a livello cantonale ma anche nazionale, che sono stati ringraziati per il lavoro svolto in questi anni. Non bisogna poi dimenticare chi rende viva la nuova struttura con il suo lavoro quotidiano a favore della sicurezza delle cittadine e dei cittadini del Cantone Ticino ma anche del resto della Svizzera. Questo vista anche la collocazione del Ticino quale “Porta sud”, soggetta a varie minacce sempre in evoluzione e che richiedono la costante collaborazione di tutti gli enti preposti alla tutela dell’ordine.

Il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti ha evidenziato quanto la CECAL sia fondamentale per la collaborazione tra due forze dell’ordine al servizio del cittadino: l’Amministrazione federale delle dogane – per mano del suo Corpo delle guardie di confine – e la Polizia cantonale. Ha sottolineato poi come la CECAL sia anche la dimostrazione di quanto la collaborazione possa migliorare questo servizio, stando al passo con i più recenti aggiornamenti tecnologici e seguendo l’evoluzione della società e dei suoi bisogni: oggi la casistica si è ampliata tanto da rendere ormai imprescindibile la messa in opera di sistemi tecnologici all’avanguardia e strutture più complesse. Il tutto attraverso l’armonizzazione dei processi di lavoro.

Infine, l’architetto Luca Pessina ha ripercorso le tappe principali del progetto CECAL e della sua edificazione iniziata a febbraio 2016.